Chapter 3 - Gorgonzola violento
Il teatro dell'assurdo dei protagonisti finisce sempre a puttane... nel vero senso della parola.
1 year ago
“Non ci vieni nemmeno più a messa con me!”.
La ragazza si bloccò sulle scale, con la fronte corrugata in un’espressione perplessa, guardando in alto verso il piano superiore.
“Eh?” si chiese fra sé e sé, mentre si avvicinava alla porta di casa. Infilò la chiave.
“Cosa direbbe tua madre?!”.
“Oh no”. Fece scattare la serratura.
“Non vuoi nemmeno andare al mare insieme!”.
“Oddio, che cringe” disse sommessamente la ragazza, facendo una smorfia.
“Non ti riconosco più, sembri un’altra persona!”.
“Ci mancava la sceneggiata tra handicappati” alzò lo sguardo al cielo ed entrò in casa mentre per la tromba delle scale rieccheggiava qualcosa di terribilmente infantile come:
“Non siamo più amici allora!”.
***
La lite unilaterale con il claudicante amico aveva spossato il povero Simone, il cui unico neurone vorticava freneticamente da un emisfero all’altro cercando di calmarsi. A nulla servivano gli insegnamenti della nuova congrega sulla pace del sensi, così Simone si affrettò a scendere le scale e correre dal pastore a trovare consolazione.
***
Ma torniamo a Francesco. Vi era mancato, non ditemi di no.
Egli era invero piuttosto scazzato al momento. Daryna, dopo mesi di relazione disagiata e scontri pubblicamente imbarazzanti con Walter, aveva abbandonato senza dire nulla a nessuno l’infausto condominio e quella stronza non era nemmeno passata a salutarlo! Niente! Neanche una parola! Il giorno prima era lì e il giorno dopo poof! Chi se ne frega dei sentimenti degli altri.
***
Ah, perché? È anche capace di provare sentimenti? Non l’avevo capito. Mia negligenza di persona orribile.
***
Insomma, come tutte le persone a modo di questo maledetto posto, anche Francesco era distrutto dalla partenza di Daryna.
Poveri Giovanni, Francesco e Walter, han perduto la compagna!
Con chi sfogare il proprio disappunto, a parte la bottiglia?! Niente di meglio dell’ex per sparlare di una troia! Ecco quindi che, dopo poche settimane dalla partenza di Daryna, Francesco incontrò Walter in giardino e principiò la sua arringa più o meno così:
“Quousque tandem abutere, Daryna, patientia nostra?”.
***
Seh, gli piacerebbe…
***
“Ohé, ciao Walter! Come va?”.
“Sì, insomma, tiro avanti”.
“Ho saputo che hai avuto problemi con Daryna. Giovanni mi ha detto che se n’è andata di punto in bianco”.
“Ma guarda, non me ne parlare, quanto mai mi ci sono messo assieme, non ho mai conosciuto una persona così falsa e in malafede”.
“Sì, pensa che stronza, mollarti così, non sai mai cosa passa per la testa della gente, mi dispiace”.
Andarono avanti con insulti e luoghi comuni per un altro po’.
Naturalmente, l’empatia non aveva nulla a che vedere con lo scambio. A Francesco non poteva fregare di meno di Walter; anzi, dopo aver parlato con Giovanni, di ciò che era successo con Daryna, provava per il suo interlocutore anche un certo ribrezzo.
Giovanni, indispettito dalle continue e moleste visite di Walter, aveva raccontato a Francesco peste e corna del disgraziato e questi non poteva che provare disgusto alla sua vista. Tuttavia con qualcuno doveva pur sparlare del dolore, che l’abbandono della miglior puttana che avesse mai trovato, gli aveva causato. Perciò non provava alcun rimorso ad elargire un po’ di falsità e finta compassione.
***
Poi diciamocelo, che schifo Walter; lui, Giovanni e Daryna in confronto erano un tale edificante esempio di vita.
Basta, non cominciare. Tutti qui si sono fatti un’idea della situazione senza che tu cominci ad infierire.
***
Insomma, dopo aver fatto credere a Walter di dolersi per lui, dopo aver ricevuto mille benedizioni per essere una persona di così buon cuore, dall’ignaro uomo di cui si era scopato la tipa, dopo la lunga sessione di gossip da pettegole con un piede nella fossa, Francesco tornò in casa, mangiò e si preparò per tornare a caccia, dato che la carne non era più così facilmente disponibile.
Dopo aver indossato una camicia bianca e dei jeans slavati e stretti che non complimentavano affatto il suo didietro cadente e le gambette secche, montò in auto e si diresse verso uno dei suoi posti preferiti: un baraccio nella periferia monzese. Qui, oltre ad incontrare i suoi amici, Francesco poteva sempre scegliere fra una vasta gamma di donnine interessanti.
Giunto al luogo designato, Francesco accostò al marciapiede vicino al bar, cercando una donna in particolare.
Ah! Eccola! Il rossetto fucsia, il top bianco, e una mini nera sopra degli stivali al ginocchio. Semplice ed efficace, proprio come la prima volta. Dopo quella volta insieme alla sua socia slava, non aveva più rivisto Deborah, la bella siciliana dai capelli neri, e adesso aveva proprio voglia di consolarsi con un volto noto.
“Ciao tesoro, da quanto tempo non passi di qui”.
“Ciao bellissima. Senti, ti andrebbe di venire a casa con me. Ho bisogno di dimenticare una stronza”. Che classe, senza mezzi termini.
Arrivati a casa, entrarono e Simone guardò Deborah con aria smarrita. Lei lo ignorò completamente, abituata alle sue espressioni da cane bastonato (bastonato troppe volte in testa però) è si diresse in salotto. Nella mente di Simone dopo qualche minuto, cliccò qualcosa e si rese conto di chi avesse in casa, così, con un’altra poco plausibile scusa, lasciò l’abitazione.
Dato che il fratello era smammato, Francesco si sedette sul divano e la invitò a sedersi accanto a lui, ma a lei non fregava proprio niente delle smancerie, voleva solo finire il prima possibile.
“Adesso ci penso io a farti dimenticare qualunque altra stronza, tesoro”.
Detto questo si mise davanti a lui prepotente, si tirò fuori le grosse mammelle e cominciò a farsele ballonzolare nelle mani e a ballare sgraziatamente. Francesco ammirava la danza di accoppiamento come un uccello del paradiso. Dopo un po’ aveva allargato le gambe, si era slacciato i jeans e aveva cominciato a menarselo con gusto.
Notando il membro bello turgido, Deborah, che nel frattempo aveva fatto scendere una mano alla figa per darle una bella oliata, si avvicinò ballando a Francesco e decisa si mise a cavalcioni su di lui. Cominciò a strusciargli la figa umida sul cazzo, glielo prese in mano, lo strofinò ovunque, finché non fu bagnata e scivolosa anche sulle cosce. Lui eccitatissimo, le aveva afferrato le cosce, ogni tanto gettava la testa indietro e respirare forte dal naso. D’un tratto, Deborah si alzò un po’, infilò con abilità un preservativo e fece scivolare il cazzo di Francesco dentro di lei, poi cominciò a cavalcarlo energicamente. Non era una donna piccola, in effetti era più alta di lui, e Francesco faceva fatica a fare leva per incontrarla a metà strada, nondimeno ci mise tutto il suo nanico impegno. Non passò molto che Francesco sentì le palle schiacciarsi contro il corpo e poco dopo, stava inondando il lattice di liquido caldo. Deborah nel frattempo, attenta ad ogni cambiamento aveva notato l’imminente sborrata e aveva cominciato a gemere e fingere di venire insieme a lui. Era una cosa che eccitava un sacco di gente a quanto pare.
Concluso l’amplesso Deborah si tirò su e lasciò che il cazzo di Francesco si afflosciasse sulla sua pancia. Lui era ancora ansimante, l’età si faceva sentire, lei intanto si stava rivestendo compiaciuta.
“Sei sempre meravigliosa” disse Francesco con gli occhi che brillavano.
“Grazie tesoro”.
Dopo essersi ripreso, Francesco si accese una sigaretta sul balcone. Aaah che bella la fresca aria delle ultime sere d’estate dopo la canicola. Non c’era niente di meglio che offrire ai vicini lo spettacolo più stereotipato del mondo: dopo una squallida scopata con una puttana, si esce sul balcone del proprio tugurio a fumare, con una canottiera a coste bianche e macchiata, i jeans slacciati, una catena d’oro al collo e un’aria da vero uomo. Ci mancano solo il sandwich e la pacca sul culo. Sublime.
Da vero galantuomo poi, riaccompagnò Deborah a casa e fece una capatina al bar per concludere in bellezza la serata.
Intanto Simone era corso dal pastore a farsi confortare per avere un fratello così meschino. E sapete cosa aiuta di più? La preghiera per la salvezza dell’anima, chiaramente.
E anche lo sfruttamento di un povero ritardato con ingenti donazioni di denaro, che finiscono non si sa bene dove. Ma questi sono dettagli e io non mi metterò di certo a giudicare i santoni. A proposito, sapete che di fianco a Francesco e Simone abita proprio un santone? Chissà, magari alla prossima storia.
Ad ogni modo, non tutti i mali vengono per nuocere e dopotutto Simone era felice di avere qualcosa di utile da fare per gli altri dopo la pensione.
***
Dunque, in quale stato potrà mai tornare Francesco dopo una serata a base di alcol e una delle sue puttane preferite?
Esattamente! Fuori come un balcone!
E le cose migliori accadono proprio durante i suoi stati di ebbrezza, per usare un eufemismo.
Vediamo. Francesco tornava a casa ebbro e felice con la ritrovata auto. Dopo avere grattato un po’ il muretto del parcheggio, col fianco dell’auto, tra l’altro esattamente nello stesso punto in cui l’aveva grattato suo fratello qualche settimana prima, parcheggiò l’auto e guardò inebetito davanti a sé. Poi con espressione bovina alquanto divertita mise in folle e cominciò a sgasare come di consuetudine.
All’una di notte.
Come di consuetudine.
***
Alzino la mano le persone a cui piacciono le storie a struttura circolare. A me, a me! E come potrò mai chiudere questa serie, se non riprendendo l’episodio delle origini del nostro eroe?
***
Il continuo rombo dell’auto svegliò infine la signora del primo piano, che, incazzata, si alzò di colpo, tirò su la tapparella e cominciò a sbracciarsi verso Francesco, per farlo smettere.
“Basta! Piantala! C’è gente che deve andare a lavorare domani! Mi senti!”
Francesco non dava segni di averla vista. La signora si sbracciò ancora un po’, poi, furiosa e infreddolita, tornò in casa, si mise un’orribile vestaglia verde pantone sgualcita e si diresse in cucina.
“Cosa fai?” chiese la figlia assonnata.
“Adesso gli faccio vedere io a quel cretino!”
“Ma’, lascia perdere. Prima o poi si stancherà e la smetterà”
“Eh no! Non è possibile! Mi sono stancata di quel deficiente!”. Detto questo uscì dalla cucina con un pezzo di zola alquanto puzzolente, ammuffito e viscido.
“Che cavolo vuoi farci con quello?!”
“Tanto era andato a male comunque”
La ragazza seguì la madre in camera da letto con gli occhi sgranati. La signora uscì di nuovo sul balcone, srotolò dalla pellicola il formaggio e con un “tiè” lo lanciò a tutta velocità contro l’auto di Francesco. Si udì uno splat e improvvisamente l’auto cessò di fare rumore.
“Ecco” disse la madre entrando soddisfatta in casa, senza fretta, non gliene fregava niente di essere vista.
“Ma che cazz…” la ragazza scoppiò a ridere. “Ma sei scema?! Gli hai seriamente tirato un pezzo di formaggio ammuffito sulla macchina?!”
“Sì e questa volta vediamo se la capisce”
***
Alla mattina, un solingo pezzo di gorgonzola era adagiato sull’erba, accanto ad un auto. Come del sangue blu, la muffa aveva lasciato una striscia sulla carrozzeria, a testimonianza del nobile sacrificio avvenuto durante la notte. Una crosta violenta, una funga piena di odio e un solco nero, disegnato dalle formiche, come un ghigno di vendetta. L’assalitore caseoso giaceva ora per terra, malevolo nel suo fetore, fiero di aver insegnato il rispetto e l’educazione a Francesco che da quel giorno non avrebbe più disturbato il vicinato.
Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Doriella12
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