Elvira sessantenne sottomessa

Chapter 3 - Sottomissione e obbedienza

I bollori della vecchia signora vengono mortificati dal giovane Fabio, ma lei ha perso la testa e... ora tutto può succedere.

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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La vecchia signora non era morta ma, per il mese successivo provò le pene dell'inferno. Elvira era una donna forte, seria, lo aveva detto lo stesso Fabio. Sapeva che sarebbe stata coerente con qualsiasi sua scelta, sapeva che se avesse detto sì a quel bastardo, poi sarebbe andata fino in fondo, dovunque la sua scelta scellerata l'avesse portata. Conosceva il sesso, non la perversione... adesso, dopo i sessanta, sarebbe mai potuta cambiare?

Come aveva detto Fabio: "Io come un dio per te e tu, prona e pronta a qualsiasi sacrificio per me!" Questo voleva dire, perversione, lei lo sapeva ma non era preparata a subire...

eppure, nonostante tutto sotto la pancia aveva il fuoco, la sua vagina non le era mai bruciata tanto e il suo plesso solare non aveva mai subito tanta pressione.

Una mattina che non ce la faceva più, cercò il numero di Fabio e scrisse un sms estremamente sintetico.

"Hai vinto! Sono pronta. Non so come ma sono pronta" scrisse, sperando che Fabio capisse e, soprattutto, che non avesse cambiato idea.

Passarono quasi due settimane… e Fabio non rispose.

La signora trascorreva le giornate come un automa. Ogni tanto si recava al mercatino, a volte due passi nel pomeriggio inoltrato, entrò perfino in una chiesa, lei, che non era un'assidua frequentatrice, neppure di domenica.

Non riusciva a darsi una spiegazione di quel comportamento. Il messaggio inviato a Fabio era stato inviato correttamente: non aveva sbagliato numero; non aveva ricevuto avvisi di errore. Quindi: Ok, il "signorino" non rispondeva.

E questo non avrebbe dovuto significare nulla per lei! Pur dimenticando per un attimo la pazzesca differenza di età... comunque, lei non era mica innamorata di lui. Tra loro non c'era stato assolutamente niente (a parte quell'ultimo, strano discorso sul "dominare" e "l'ubbidire"). Eppure, la vecchia si doveva trattenere dal desiderio di chiamarlo: una, dieci, cento volte al giorno. L'attesa era snervante e, lei lo capiva, diventando debole diventava, automaticamente, più vulnerabile.

"Cosa diamine mi succede? Non sono più la stessa, a causa di questa maledetta, assurda, storia. Mi sto facendo un film che non ha ragione di essere... assolutamente nessuna."

Decise di fare un viaggio.

All'agenzia le proposero una crociera, era il periodo migliore, ma lei titubava. Prese qualche dépliant; pensò di ritornare a Parigi, le era tanto piaciuta, anni prima.

Però quando tornò a casa, appena aperta la porta, trovò un biglietto per terra:

"Sono passato ma non c'eri."

Maledetto, indecifrabile Fabio... proprio ora che si preparava a dimenticare, si era rifatto vivo.

Gli telefonò immediatamente, anche se dovette controllare la voce, perché le tremava.

- Mi spiace, – si giustificò senza motivo – ero solo uscita per una commissione...

Fabio tagliò corto ma senza essere scortese:

- Ascolta... voglio saperti "pronta" e disponibile, come mi piace immaginarti. Nei miei sogni hai la pelle morbida e chiarissima... voglio che ti procuri lingerie nera, anche qualcosa viola. Un po' di tutto, non so dirti. Anche dei collant... cose carine, non volgari. Magari anche dei guanti...

Poi... esistono ancora dei cappellini con la veletta? Boh? Vedi tu... ah dimenticavo, anche una mascherina veneziana o qualcosa di simile.

Elvira restò interdetta, intanto arrossiva mentre Fabio elencava quella caterva di oggetti... chissà perché questa cosa la faceva sentire ridicola, esposta come fosse nuda. Forse era a causa della confidenza che l'uomo si prendeva a parlarle così.

Ormai non era più se stessa e rispose che avrebbe fatto del suo meglio.

- Quando pensi di venire?

- Ascolta, io non lo so. Io con te non devo avere orari, appuntamenti. Mi piace pensare di averti a disposizione quando ne ho voglia e dove capita... non sono sicuro di nulla. È come masturbarsi: quando mi va, lo faccio e basta. Tu fammi sapere quando sei pronta, ok? Mi mandi un messaggio.

Di nuovo il fuoco si impadronì della pancia di Elvira. Felice di obbedire; felice di aver parlato con Fabio; felice che lui non si fosse scordato di lei, buttò via i dépliant e corse in camera da letto, la vecchia, grande stanza che aveva condiviso col suo povero marito. Aiutandosi con un piccolo scaletto, raggiunse gli stipi superiori del grande armadio. Tirò fuori due scatoloni e alcune buste; contenevano gran parte del suo abbigliamento intimo giovanile. Molte di quelle cose non le aveva usate più da anni ma le aveva sempre conservate, con un pizzico di civettuolo piacere.

Sparse sul grande letto tutto l'intimo e la biancheria e iniziò a cercare tutti quegli indumenti che non stridessero troppo con la sua età ma che, di sicuro, avrebbero potuto soddisfare le fantasie di Fabio. Un pensierino maligno le vibrava nella mente, un nomignolo odioso... lui non le aveva detto niente in proposito, eppure, a lei capitava di associare, in testa sua, il nome di Fabio a un altro, un sostantivo: Padrone!

Nella grande camera, mentre sceglieva tra le Liseuse dai bordi in pizzo; tra i reggicalze e i corpetti, spesso usati una o al massimo due volte; mentre controllava le calze di seta e le rarissime mutandine sfacciate, ricordò che era stata donna. Che aveva fatto sesso, e le piaceva... ricordò di aver indossato quegli accessori, esclusivamente per suo marito, sapendo che lui, arrivando a letto, avrebbe apprezzato quei preparativi e goduto tra le sue carni, costipate nella seta e nel Jersey.

E ora? Stava profanando il suo ricordo, ancor prima di cominciare un rapporto con uno sconosciuto... un ragazzo che aveva la metà dei suoi anni e che le aveva detto chiaramente di volerla usare. Come si usa una puttana, come si chiede a una mantenuta.

Nonostante tutto, l'anziana e impeccabile signora Elvira, aveva paura di una cosa sola: che lui, il giovane aguzzino, potesse dimenticarsi di lei in un qualsiasi momento. Non aveva carte da giocare. Per quel rapporto non c'era futuro, nemmeno adesso che ancora doveva cominciare.

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