Tutto per la mia troia

Chapter 3 - I peccati del passato

Devastata dalla situazione di pericolo in cui avevo messo la mia, la nostra, vita, aspetto il mio destino e ricordo i miei peccati.

GE
Giovanna Esse

1 year ago

102 views1,540 words

Come in un flashback gli avvenimenti di quegli ultimi mesi le passarono davanti agli occhi della mente.

Tutto era cominciato nel più canonico dei modi: su internet.

Niente tresche su Facebook o avventure al buio su Badoo, intendiamoci.

Lei, per hobby, amava scrivere qualche novella erotica ed aveva trovato il sito adatto per pubblicarle ‘ un ambientino ‘signorile’, per così dire.

Perché lo faceva?

Beh, perché lei era una ‘brava signora’ da circa sei anni, ormai. Ma non poteva del tutto dimenticare di essere stata una ragazza, spesso molto disponibile, con una carica erotica simile ad un vulcano: sopito, ma mai spento.

Dai diciotto ai venticinque anni aveva fatto, appena si presentava l’ occasione, collezione di uomini.

Appagava così due suoi enormi bisogni: prendere cazzi di ogni tipo, in ogni instante e ‘maltrattare’ gli uomini che la possedevano.

Niente di violento naturalmente, lei amava solo ‘ deluderli.

Scopava con uno per far sapere all’ altro, che non era stato un granché a letto.

Alcuni ragazzi, più coinvolti sentimentalmente, ci rimanevano male a scoprire che lei non li considerava il centro del suo universo e che, alla prima occasione, si lasciava fottere dal loro migliore amico, con la stessa disinvoltura con cui si era fatta scopare all’ improvviso da loro.

Insomma: ognuno si sentiva il fortunato di turno per un attimo e, dopo poco: una nullità dal punto di vista sessuale, uno da buttar via dopo l’ uso.

Con Carlo era stato tutto diverso, però.

Non era bello, ma nemmeno brutto.

Era un uomo dolcissimo e lei lo aveva conosciuto in una singolare circostanza.

Appena laureata, fu fortunata a trovare lavoro.

Decise subito di andare a vivere da sola e sancire così la sua definitiva indipendenza.

Proprio il giorno in cui entrava in modo ufficiale nella nuova casa, una dependance ricavata dal piano terra di una villa del novecento, veramente bella, si trovò di fronte ad uno spettacolo piuttosto singolare: un’ esequie.

La vecchia signora che viveva sola, la proprietaria della casa, era morta.

Alcuni amici e parenti si salutarono davanti ai suoi occhi perplessi. Tra loro, per la maggior parte persone anziane, spiccava la figura di un giovane sulla trentina, alto, silenzioso.

Aveva spalle larghe e fisico asciutto, il taglio rasato dei capelli gli dava l’ aspetto di un militare.

Il suo sguardo era smarrito, perduto nel vuoto.

Un vecchio signore gli parlava sommessamente, con aria di circostanza e da come lo salutarono amici e parenti, Selene si convinse di trovarsi di fronte al figlio della donna scomparsa.

Restò in macchina perplessa sul da farsi. Dopotutto i contratto era fatto, e con l’ agenzia, tra l’ altro. Lei aveva versato un congruo anticipo!

Quindi da donna pratica decise di aspettare che tutti fossero andati via, poi cominciò a portare dentro gli ultimi scatoloni, con le sue cose.

Era sola nel grande cortile, dotato di un elegante e curato giardino; stava cercando di decidere se provare a entrare con la macchina dal cancello per metà spalancato.

Non era segnata questa opportunità, sul contratto.

Decise per il no, meglio evitare discussioni ‘ anche se: non c’ era nessuno.

Ma appena si avviò verso la casa, si trovò di nuovo davanti il giovane vestito di scuro.

Aveva gli occhi arrossati e una espressione stanca.

– Buongiorno – le disse ‘ lei deve essere la signorina Selene, se non sbaglio!

Io sono Carlo, sono ‘ ero il figlio ‘ – fece un cenno con la testa verso la casa.

Lei gli tese la mano e lui riprese subito:

– Lei sarà da sola qui per un certo periodo, e io vorrei chiederle qualche favore; naturalmente pagando il disturbo. Mi permetto di chiedere perché mi trovo in una situazione molto imbarazzante. ‘

Selene non capiva e preferì ascoltare, per rendersi conto di cosa le stava per proporre, pronta a contattare l’ agenzia e, se necessario, un avvocato.

Laconicamente si lasciò sfuggire un: – Veramente ‘ io ‘

comunque, condoglianze per sua mamma ! ‘

– Oh, grazie, davvero – disse lui, poi aggiunse ‘ le spiace se ci accomodiamo un attimo in casa sua? ‘

Le piacque quel ‘casa sua’, la fece sentire “grande”.

‘ Ma certo, venga. ‘ gli disse con un sorriso, lasciandosi seguire all’ interno.

Il giovane le spiegò di essere un militare, un ufficiale, tecnico di marina, impegnato nel golfo Persico. Era alla sua ultima missione, tra pochi giorni sarebbe diventato ufficialmente ‘borghese’ e iniziato una carriera come ingegnere, presso un cantiere di edilizia marittima, a La Spezia.

In pieno spostamento burocratico, incasinato fino al collo, doveva ripartire immediatamente per il Golfo.

La informò che l’ uomo anziano con cui discuteva era il padre, divorziato dalla mamma da tanti anni. Viveva in Inghilterra e probabilmente era già ripartito.

Insomma il giovane era solo e non sapeva a chi rivolgersi per le piccole incombenze della casa.

Lei avrebbe dovuto tenere le chiavi e in emergenza aprire a qualche operaio, pagare qualche bolletta, controllare anche la posta.

Le promise che sarebbe stato solo per poche settimane, poi lui, una volta in Italia, si sarebbe occupato a tempo pieno di quella casa, e tolto lei dalle spine.

Selene non ebbe il coraggio di rifiutare.

Si scambiarono i numeri di telefono e la casella e-mail per la comunicazione di documenti.

– Non so come ringraziarla, davvero. Non avrei potuto essere più fortunato a risolvere in

poche ore tutto questo. Lei, Selene, è apparsa come un angelo, in un giorno, come dire, un po’ pesante! ‘

Voleva lasciarle del danaro, ma Selene lo rifiutò.

Sulla porta la salutò molto gentilmente, poi fece una cosa che la lasciò senza parole e lievemente commossa: la abbracciò e la baciò in modo formale sulle guance, stringendola al petto, ma con vigore inaspettato.

Lei capì da quel gesto quanta solitudine aveva nel cuore quell’ uomo.

Vide passare un ombra nei suoi bellissimi occhi chiari.

Nel prendere un Taxi, le disse: – Metta pure dentro la sua auto, c’è tanto spazio ‘ faccia come se fosse a casa sua. Addio! ‘


Passarono quasi due mesi.

Il senso di responsabilità di una ragazza giudiziosa, l’ investitura a ‘padrona’ della situazione, la fiducia riposta in lei e nelle sue capacità, fecero piacere a Selene e lei attribuì questa nuova vita alla sua maturità, ormai acquisita, alla ‘veneranda’ età di ventisei anni.

Ormai si sentiva con Carlo quasi tutti i giorni. Aveva seguito la casa come fosse la sua. Anche i suoi genitori la vennero a trovare e furono contenti della sua sistemazione.

Poi lui tornò.

Lei si era molto affezionata a quell’ uomo e, non avendo impegni sentimentali particolari, si era fatta intorno un certo ‘spazio vuoto’. Anche se con se stessa trovava mille scuse, mai si sarebbe sognata di sussurrare la parola: amore!

Lui tornava a Piacenza tutti i venerdì, a volte anche il giovedì sera.

Tutte le scuse erano buone per stare insieme.

Una sera lui ebbe un piccolo incidente facendo un aggiusto in casa e lei accorse per aiutarlo. Gli medicò un taglio al braccio che si era procurato.

Era tardissimo.

Lui le volle offrire un bicchiere di vino frizzante, come ricompensa; poi soli, seduti sul divano si guardarono senza sapere bene cosa fare. Fino a che lei prese l’ iniziativa ‘

Si tolse i jeans, gli slip e si mise a quattro zampe affianco all’ uomo, che la osservava sconvolto.

Con gesto rapido, gli tirò fuori dal pantaloncino il pene moscio e impreparato. Lo prese in bocca e cominciò a succhiare delicatamente ma incessantemente.

Carlo si eccitò rapidamente e capì finalmente cosa fare con le mani a quelle natiche e a quella fighetta, tanto vicine al suo viso.

Comincio a carezzare, ad esplorare, scivolando sul culetto, che aveva tante volte sognato, seguiva le gambe perfette e depilate, lisce come seta.

Un calore profondo alla pancia lo fece sussultare e senza aspettarselo venne copiosamente e in modo liberatorio nella bocca di Selene.

Lei, senza mollare, succhiò lo sperma fino all’ ultima goccia.

Fiottava a sorsi, senza fermarsi, come l’ acqua scorre da una cannula, attraversava il canale del cazzo e lei sentiva l’ ondata lieve, che arrivava e poi sgorgava sulla sua lingua, per poi essere aspirato in gola.

Non si tirò indietro, nonostante per un attimo si fosse sentita soffocare, ma era decisa a

berla tutta. E così fece.

Dopo alcuni minuti, lasciò che il cazzo scivolasse dalla bocca, perfettamente pulito.

Ne era certa: con quell’ uomo la sua vita sarebbe cambiata.

Da quel momento cominciarono a stare sempre più insieme e poi dopo una convivenza effettiva, si sposarono, con la benedizione dei parenti e con l’ approvazione dei pochi, sinceri, amici.

Dopo quasi 4 anni di matrimonio il menage si fece, naturalmente un po’ monotono. Non avevano bambini, non avevano preoccupazioni economiche, tutte caratteristiche adatte per sentirsi annoiati.

Selene ogni tanto ripensava a qualcuna delle scopate più memorabili del suo passato.

Carlo, meno avvezzo di lei alle avventure erotiche, sentiva comunque un certo friccicore nel pensare, nel desiderare qualcosa di nuovo, ma soprattutto sentiva che lei avrebbe avuto, ogni tanto, bisogno di altro.

Non avevano segreti e lei gli aveva fatto capire il suo modo di vivere il sesso da ragazza, come mortificazione e punizione dell’ orgoglio del maschio di turno.

Se dal punto di vista psicologico poteva anche farne a meno, ‘guarita’ da quella esigenza di vendetta, che si perdeva nel suo passato rimosso, quelle avventura all’ epoca monotone, diventavano, nei suoi ricordi, piacevoli spunti per le sue masturbazioni.

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!