Tre passi nel cuckold

Chapter 2 - Sodomia in giardino

Filomena, abbandonata ogni remora si gode fino all'estremo quell'incontro trasgressivo, per tradire in diretta suo marito cuckold.

GE
Giovanna Esse

10 months ago

218 views1,720 words
Audio Narration

 Appena le luci illuminarono meglio la scena, Nicola ebbe un balzo per la sorpresa, ma Filomena fu lesta e si inventò la scusa di un interruttore crepuscolare che, in realtà, non era mai esistito.
 Come Lucio aveva immaginato, ora lei era certa che il marito era in casa e che aveva visto tutto, e forse continuava a spiarla. Come interpretare il suo silenzio? Approvava o l’avrebbe odiata per tutta la vita? 

Nicola si era un po’ perso: le luci improvvise lo avevano spaventato. 

Filomena decise di giocare tutte le sue carte. Conosceva troppo bene il suo lui per non essere sicura che quasi certamente era arrapatissimo. Scese dalla macchina e portò il suo toro in bella mostra, presso la panchina ben illuminata. E Lucio si rese conto che lei non era per nulla sorpresa dalla sua presenza in casa. Realizzò che era abbastanza troia da continuare quello spettacolo indecente, recitato proprio davanti ai suoi occhi. Si riprese il cazzo tra le dita, mentre subiva i “maltrattamenti” di sua moglie. Una sola cosa lo teneva in apprensione: Filomena aveva inscenato quella pantomima erotica per compiacere i suoi reiterati inviti alla trasgressione, oppure era lì, semplicemente per lasciarlo, spezzando sia la sua lunga e devota fedeltà, sia il loro stesso amore? 

 

Filomena, seduta sulla camicia di Nicola, lo fece avvicinare per rifarglielo tornare duro, con un pompino lungo e spasmodico. Se lo lavorava delicatamente ma con decisione e, in poco tempo, il cazzone le si gonfiò nella bocca, dilatando le labbra già tese. 

Quando Nicola fu arrapato al punto giusto, Filomena decise di andare avanti, sebbene  non si sentisse del tutto “pronta”, ed era ben consapevole di quanto era “doppio” quel membro che, a fatica, teneva tutto in bocca. Nonostante fossero trascorsi anni, ancora ricordava quando, per le inculate di Nicola, le erano uscite le lacrime, pur di sopportare lo sfiancamento anale. Staccò la bocca dal cazzo e si alzò, appoggiandosi rilassata sulla spalliera della panchina, come se fosse lì per passare la serata con un amico. E invece, con un cenno, fece accasciare Nicola davanti a lei e lo sovrastò velocemente con le gambe, mettendogli le caviglie sulle spalle. 

Si sporse sul bordo, quasi a cascarne, con le cosce spalancate e la figa e l’ano in primo piano. 

Il povero Nicola non credeva ai suoi occhi. Non avrebbe mai sperato di riavere a disposizione tutta quella bontà divina. Inoltre, con l’età, la ragazzina era diventata donna, mettendo la giusta carne nei punti strategici, oltre ad essere ora più matura nella decisionalità e più porca che mai. Sapeva che lei lo comandava e lo usava per i suo piacere, ed era anche consapevole che il suo stesso godimento era subordinato alle decisioni di lei, ma mai, proprio mai, si sarebbe rifiutato di fare qualsiasi cosa gli chiedesse, pur di non perdere di nuovo quella delizia. 

La donna lo fece abbassare, finché fu a sua disposizione, leccandola accuratamente tra le gambe. Si guardò intorno per mettersi bene in mostra, cercando di fare in modo che, dalla casa, si vedesse perfettamente ciò che accadeva… Infine, si preparò al sacrificio finale. 

Staccò la faccia dell’uomo dalla sua figa, dove la bocca stava pasteggiando senza tregua, e lo osservò. Era grasso e grossolano, ma aveva quel fungo spesso e scorbutico tra le gambe, che spuntava osceno da sotto il pancione, largo e discinto. Rispetto a lei era “la bestia” che otteneva un rapporto con “la bella”, e la cosa aveva un suo fascino misterioso: le sembrava di essere desiderata dall’animale in calore, senza cervello e dedita solo a ottenere il massimo piacere. Intanto, suo marito guardava e non sapeva quali altre prove dolorose lo aspettavano. Si teneva il cazzo in mano, stanco di averlo duro senza riuscire a venire neppure una volta. Ma ciò che iniziò in quel momento era veramente il colmo: la moglie, dopo essersi fatta slinguare sulla panchina, si inarcava sulle spalle di quell’energumeno, facendo leva sui talloni mentre, con le mani, si apriva oscenamente le chiappe, mostrandogli il buchetto proibito, bruno e appetitoso. 

 

No, non poteva succedere! 

Le due figure erano di profilo ed era ben evidente il grosso tappo di carne, grosso come una pannocchia. Il porco capì, sbavando dal piacere: le mani libere cominciarono ad esplorare quel culetto, pregustandosi il trionfo che lo attendeva. 

Per il marito, era tremendo starsene lì, più arrapato che mai ma frustrato, schiacciato da quelle scene orribili che esaltavano in lui tutta la dipendenza dalla sua stessa depravazione. Ormai, quella punizione durava da quasi un’ora e, per fortuna, non era arrivato nessuno. Lucio era certo che, in certi momenti di totale eccitazione, quei due maiali non si sarebbero fermati neppure sotto le luci di un palcoscenico. 

In fondo, se si era arrivati a tutto questo, la colpa era sua; troppo aveva insistito, domandato, stuzzicato... 

 
Di certo, Filomena aveva dovuto credere che per lui fosse realmente importante assistere a quel tipo di scopata, perché lei, da moglie tranquilla e fedele, non gli avrebbe mai trasmesso, altrimenti, quelle sensazioni che solo un comportamento da ninfomane o da puttana poteva procurare. Sperando non rappresentasse la fine del loro rapporto, quasi commosso, si augurò che quello spettacolo non fosse solo una recita obbligata, ma che lei traesse da quegli atti impuri le stesse potenti sensazioni che stavano donando a lui.
 
Intanto, il grassone aveva massaggiato per benino il basso ventre della sua dea e vittima sacrificale. Si accostò e avvicinò il glande grosso e rubizzo; decise che era ora di riempirle il fiorellino bruno che lei gli donava ancora una volta, dopo un’attesa durata anni. Nonostante il fresco della sera incipiente, si era tolto la canottiera ed era tutto imperlato di sudore, che grondava persino sotto lo scroto.
 
Per cacciare agevolmente quella preda con la sua “mazza”, era costretto a tenersi il pene in una mano mentre, con l’altra, si spingeva il pancione verso l’alto, affinché non si frapponesse tra loro. Così, il bastone nodoso si poteva esprimere completamente libero. Il furbo chiavatore, allenato ad usarlo nonostante la trippa, lo teneva da sotto le palle. Era lampante che, una volta penetrato in lei, voleva affondarglielo integralmente tra le natiche.
 
Ecco! La caccia era arrivata al suo acme.
 
La capocchia di lui aveva centrato il buchetto e non si sarebbe mai tirato indietro.
 
Dal terrazzo, Lucio, che vedeva perfettamente la scena, sentì il gigante mugugnare imbestialito. In cuor suo si augurò che sborrasse subito, come risultato della forte tensione accumulata, ma era una speranza veramente esigua. Lo vide spingere e avanzare deciso, mentre sua moglie emetteva gridolini soffocati. Purtroppo, erano mesi che lui non la inculava e, praticamente, era tornata come vergine, lì dietro. Quando il cazzo entrò completamente, le gambe di Filomena si contrassero involontariamente, spinte dal dolore e dal nervo, che era stato sollecitato da quella dilatazione forzata. Prima le teneva piegate, con le ginocchia verso l’alto e i piedini sulle spalle di Nicola. Ora, invece, erano diritte e perpendicolari, e non cadeva solo perché l’uomo la tratteneva a portata di cazzo, con le mani sotto le natiche delicate e il perno di carne che l’aveva infilzata.
 
Passata la fase cruenta della dilatazione dello sfintere, si sistemarono comodi per potersela godere entrambi.

La donna appoggiò i polpacci sulle spalle di lui, mentre Nicola, raccolto il pancione molle, lo calò sul pube di Filomena. Era tremendo vederli perché lui, grasso com’era, l’aveva circondata, facendo sì che, da lontano, sembrassero una sola massa di carne fusa.
 
Solo le natiche piatte e pelose, che si muovevano voluttuose in mille direzioni, indicavano che la penetrazione stava avvenendo perfettamente. Dai movimenti sinuosi e roteanti che ripetevano all’unisono, ancorati l’un l’altra da quel bastone carnoso, si comprendeva che non solo lui le dava dei colpi perpendicolari e profondi, ma che roteava anche la mazza dentro, quando era tutta piantata nel culo della moglie di Lucio.
 
Nicola la inculava di gusto, perduto nei vecchi sogni proibiti. Approfittò dei suoi polpacci, sistemati per tenersi sulle sue spalle, per baciarle le gambe e, aiutandosi con le mani, i piedini inguantati dalle calze color carne. Mentre fotteva, le aveva sganciato pian piano i nastri del reggicalze, che giacevano inerti e ballonzolavano, ad ogni botta, ai lati del culetto. Con le mani grossolane, le aveva liberato la carne tenera delle cosce e ci viaggiava nel mezzo come un forsennato. Si godeva quel contatto e, ogni tanto, infilava le dita sotto le calze, non più tese, discendendo verso il ginocchio.
 
Tutto ciò rendeva il corpo di Filomena ancora più discinto e arrapante.
 
Dal suo punto di osservazione, Lucio guardava senza forze e non provava più alcun senso di ribellione, nonostante lo spettacolo oltraggioso che gli veniva offerto nel giardino di casa sua.
 
Adesso era solo questione di tempo, tutto era calmo come la serata.
 
Nicola pressava la sua carne flaccida sotto quel pancino delicato e si intuiva che l’ammasso vibrante nascondeva un manganello notevole che viaggiava nello sfintere della sua ex. Lei guardava le stelle e, senza più remore, si dava totalmente.
 
Con la destra, si faceva un ditalino languido, quasi distratto, come fosse una ragazza annoiata, sola sul divano, che cerca darsi un piacere ristoratore e singolare.
 
D’improvviso, l’ uomo grugnì come un animale e vibrò, scuotendo persino la carne flaccida adagiata sulla “vittima”. Premette il cazzo in fondo con tutte le forze, tanto da spostare Filomena in avanti, assieme alla panchina. Si inarcava e sborrava, continuando a spingere e a grugnire, senza nessun controllo per oltre cinque minuti.
 
Poi, le rimase dentro ancora a lungo, ma fermo, mentre riprendeva fiato e coscienza…
 
Finalmente, si sganciò dal culo della donna e il cazzone gocciolava ormai senza forze, mantenendo comunque quello spessore pauroso che Lucio non avrebbe mai dimenticato.
 
Fu allora che Filomena raccolse, rapidissima, le sue cose e lo liquidò quasi immediatamente. Il poveretto si rivestì alla meglio e, ritrovati il giudizio e il senso della realtà, si rese conto di ciò che aveva rischiato e fuggì nella notte, non pentito ma, certamente, confuso.

La signora corse in casa. Seminuda e ...

 (continua)

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!