Lasciato e depravato

Chapter 5 - Lo Sfratto del Ratto

Volete sentire una barzelletta? Cos’hanno in comune un fabbro, un avvocato, tre cugine e Giuseppe Verdi?

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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... La stessa scabrosa storia.

Ma procediamo con ordine, miei piccionazzi.

***

Uno sfratto è una cosa seria, una cosa pesante, una cosa su cui nessuno in questo condominio si è mai sognato di ballare la samba.

Pertanto, naturalmente, tutti i condomini erano trepidanti alla vista dell’ufficiale giudiziario; non per qualche malevolo motivo, no certo, erano solo intimiditi dalla divisa e non la stavano affatto ammirando come fosse la liberatrice della patria.

Ma mi sono persa di nuovo in queste dolci rimembranze.

Prima dell’arrivo in trionfo del magistrato, sarà bene parlare dell’antefatto.

Estenuante flashback!1

***

L’ufficiale, come da prassi, era già uscito due volte prima del fatidico giorno.

La prima volta il nostro scaltro protagonista non si era fatto sorprendere in casa, ma la seconda volta aveva ideato un piano ancora più acuto. Questa idea così brillante da far impallidire al confronto il grande Arsenio Lupin era così concepita: mi faccio trovare in casa, apro e mostro che in cucina ho una compagna e una figlia, così ritardo lo sfratto. Genio. GENIOH!

Ho scritto solo duecento parole e già voglio bestemmiare in babilonese.

Ma ciancio alle bande! Potete immaginare il divertimento e il disgusto della signora in divisa quando si vide davanti la sciagurata Chantal sorriderle senza denti. Visione. Come se l’ufficiale non sapesse già dello stato delle cose. Santo Dio!

Ad ogni modo, già che Chantal si trovava nella sua lurida alcova, Walter pensò bene di saltarle addosso, una volta messa a nanna la bambina, già pregustando il trionfo del suo piano. Dato che la sottospecie di letto era occupata dalla povera creatura, decisero di darsi alla pazza gioia in cucina. 

Walter sapeva che, probabilmente, sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto Chantal perciò voleva approfittare del momento, finché aveva di che scopare. La portò in cucina e le offrì una dose che lei prese con entusiasmo e un sorriso a ventidue denti. Dopo essersi sballati come si deve, cominciarono avidamente a baciarsi al tavolo. Si avvicinarono sempre di più finché Chantal non gli salì sulle gambe e cominciò a strofinarsi contro i suoi jeans già tirati sul davanti. Continuarono così per diversi minuti, il vestito di Chantal sempre più stropicciato in alto sulle cosce. La mano di lei scese sui suoi pantaloni e cominciò a sfilargli la cintura con mani esperte, mentre continua a strusciarsi su di lui in preda all’ebrezza del crack. Una volta raggiunto il suo premio lo tirò fuori abilmente dai boxer e cominciò a segarlo vogliosamente, ma non le bastava, così scese dalle gambe di Walter, si inginocchiò sul pavimento sporco e cominciò a spompinarlo ingordamente, mentre si toccava la figa fradicia sotto il vestito, tirato appena un po’ sopra l’inguine per lasciar intravedere a Walter cosa succedesse la sotto.

Walter teneva la testa reclinata indietro, la bocca socchiusa e si rialzava solo ogni tanto per buttare velocemente lo sguardo oltre la bocca avviluppata attorno alla sua cappella, e cercare di cogliere qualche sprazzo del sesso di Chantal. Ad un certo punto si era tolto la maglietta per il caldo e l’aveva gettata per terra dietro di lui; aveva afferrato i capelli aggrovigliati di Chantal e aveva cominciato a pompare il cazzo nella sua bocca. Chantal continuava a toccarsi freneticamente il clitoride, mentre succhiava golosamente la cappella di Walter, poi, d’un tratto sentì, la mano libera di Walter pizzicarle un capezzolo attraverso il vestito e la sensazione le andò dritta in mezzo alle gambe, facendola venire con un gemito intorno al cazzo di Walter. Se lo sfilò di bocca e si appoggiò indietro, ad una gamba del tavolo. Walter la guardava indiavolato, ma prima di prenderla e sbattersela sul piano della cucina, si alzò e aprì la finestra per non sciogliersi dal caldo.

Una volta tornato la tirò in piedi e la baciò ancora, le pupille dilatate e gli occhi rossi, la spinse contro il banco della cucina, la sollevò e ce la fece sedere sopra. Chantal fece per sfilarsi il vestito, ma Walter la bloccò. Andava matto per quel vedo-non vedo che quel vestitino svolazzante provocava. Le sollevò la gonna fino alla figa e le infilò velocemente due dita dentro per testare le acque. Poi senza troppi preamboli, posizionò il cazzo all’entrata della sua figa e la penetrò in un colpo solo, facendola gridare. A quel suono le tappò subito la bocca.

“Shh, non vorrai svegliare di nuovo la bambina”.

Chantal si strappò la mano dalla bocca

“Allora fai più piano, cretino!”

Walter non ne voleva sapere di andare piano però, quindi cominciò a pomparla con decisione. Chantal gli tirò una sberla sulla spalla, ma poi troppo fatta, si adattò al ritmo e cominciò a gemere sempre più forte e al diavolo la bambina. Walter era pronto a esplodere da un momento all’altro, la figa di Chantal così stretta che lo stritolava in una morsa deliziosa. Per spingere con più forza si appoggiò alla parete dietro Chantal, mentre lei cercava un appiglio sulla sua schiena sudata. In breve Walter venne, grugnendo nell’incavo del collo di Chantal. Una volta finito di pompare il suo seme dentro Chantal, si abbandonò addosso a lei per qualche momento, sospirando. Ovviamente tutto questo accade senza protezione, perché tanto a cosa serve la prevenzione quando esistono gli antiretrovirali per l’AIDS. Costano solo un rene, ma non doveva per forza essere uno dei suoi. Comunque concluso il suo amplesso, mise subito le dita dentro Chantal e le stuzzicò il clitoride tra il pollice e l’indice, mentre la sua bocca andava a torturarle un capezzolo. Lei che era già vicina all’orgasmo, non ci mise molto a venire emettendo gemiti sommessi.

Quando si furono ripresi e ripuliti, si trasferirono nella camera da letto, dove, per fortuna, la bambina non si era accorta di niente e dormiva beata sul lenzuolo lezzo.

Walter si sdraiò e si addormentò sonni tranquilli…

Al contrario della vicina, che ringraziava per la finestra aperta e per lo show.

***

“Presto, presto! Dai!”

“Non voglio perdermi un minuto di questa roba”

“Metti le sedie lì”

La vicina e le sue cugine erano in gran fermento: stavano preparando una comoda postazione per il grande evento, ciò che avevano denominato “lo sfratto del Ratto”. Stavano sistemando delle sedie davanti alla finestra che dava sul giardino, dove già erano radunati, Massimo, il fabbro e l’avvocato, che aspettavano l’arrivo dell’ufficiale per l’ultima volta. Il piano di Walter ovviamente era fallito e quindi come ultimo atto di spregio nei confronti di una famiglia tanto orribile con gli amici, aveva deciso di battersela lasciando la casa una merda. Tanto lo stavano sbattendo fuori non era mica sua la responsabilità. Peccato che fumarsi crack un giorno sì e l’altro anche ti faccia commettere gli errori più banali; come dimenticarsi palesemente il giorno in cui devi essere sfrattato. Walter sprecò quindi tutto il tempo a sua disposizione in varie faccende e solo quando sentì la voce di Massimo in giardino si ricordò di che giorno fosse.

Peste e corna! E adesso?! Non poteva certo scappare dalla finestra, abitava al terzo piano! Beh avrebbe sempre potuto passare davanti a loro e dire che stava andando a preparare la macchina per poi battersela prima che arrivasse l’ufficiale. Loro mica potevano tenerlo lì con la forza. Buttò quindi dentro uno zaino tutto quello che poteva servirgli e volò per le scale, ma alla seconda rampa…

L’ufficiale era arrivato e lo aveva appena incrociato in fuga sulle scale. Grandioso! Per lo meno Massimo era rimasto in giardino e con l’ufficiale c’era solo la proprietaria. Non che la presenza di Massimo non si sentisse comunque: lo si poteva udire fino a lì sbraitare con il fabbro.

***

“NON – CI – CRE – DOH!”

“AHAHAHAHAHAHAHAH”

“Ragaaa! L’ha sgamato in pieno sulle scale! Che idiota!”

Le tre ragazze si stavano sbellicando dalle risate per l’assurdità della situazione.

“Ma puoi?!”

“No va beh, che cringe, questo va oltre ogni mia più rosea aspettativa.”

“Comunque tuo padre sta sclerando di brutto.”

Le ragazze si affacciarono alla finestra. Massimo stava urlando improperi verso Walter al fabbro che, povera anima di ottant’anni, era lì solo per cambiare una serratura. La scena non poteva essere più trash di così.

“Massimo è on fire, giuro. Ci manca solo che ci scappi la rissa.”

“Forse è meglio se smamma, prima di fare altri casini”

“Già”

“Mamma mia, papà, stai zitto…”

***

Mentre al primo piano aveva luogo questo scambio, Walter era stato metaforicamente riportato nell’appartamento per la collottola ed era stato costretto a ripulire la casa, che ovviamente faceva invidia a una discarica di Haiti. Era stato quindi costretto a chiedere ad un amico di prestargli un camioncino per buttarci su il grosso del suo schifo. Ci mise quasi un’ora a buttare fuori una decina di sacchi neri pieni di qualunque cosa e assolutamente conformi alla raccolta differenziata, poi decise che in fondo non doveva a quegli stronzi più di così; portò in discarica i sacchi, disse che aveva liberato tutto, si infilò lo zaino e scese in cantina. Una volta lì fece un bel respiro, pensando dell’ospitalità di quale persona avrebbe abusato prima di trovare un altro pollo che gli affittasse una casa. Individuata la persona designata, portò fuori la bici e la inforcò, pedalando a tutta velocità per allontanarsi da Massimo, che lo guardava torvo. Mentre sfilava davanti al condominio, d’un tratto partì a manetta della musica classica molto allegra, che non riconobbe e sparì alla vista degli ilari condomini nella brezza della tarda mattinata. 

***

Alla vista dello sfavillìo della pelata che si allontanava al suono della Marcia Trionfale di Verdi, messa ad arte dalla maggiore, le tre ragazze si ammazzarono di nuovo dalle risate. Certo avrebbero riso meno, quando i loro genitori le avrebbero impiegate per ripulire l’appartamento (non era la prima volta), ma per il momento si godevano la vittoria e finalmente un po’ di pace.

Dileguatosi l’orrore a pedali, le ultime pratiche furono sbrigate senza contrattempi e giunse il momento della riconsegna delle chiavi. L’avvocato si palesò alla porta della ragazza e le porse le chiavi con disgusto. La ragazza le prese con altrettanto schifo stampato sul volto e l’avvocato:

“Comunque ho apprezzato la Marcia Trionfale”.

La ragazza gli sorrise divertita, mentre dentro casa risuonavano altre risate.

***

Sì lo so, è un finale così anticlimatico, come la morte di Voldemort (sarà una cosa da pelati, non lo so), ma credo sia perfettamente adeguato al “soggetto”, come per Voldemort d’altronde. Una cosa schifosa non può finire in modo grandioso.

Beh, che dire, anche questo protagonista ci abbandona, ma non è detta l’ultima parola. Ha lasciato il condominio, non il paese. Il futuro potrebbe riservare nuove disgustose sorprese. 

Al prossimo appartamento!

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