Pornocchio: storia di un pupazzo dal cazzo di legno

Chapter 2 - Un culo robusto è una gran benedizione

Come titola un famoso saggio, molti non sanno “di essere seduti sulla propria fortuna”.

GE
Giovanna Esse

5 months ago

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Molte e molteplici sono ancora le sfide che il burattino dovrà affrontare, un po’ perché al mondo c’è molta cattiveria, invidia e malignità, un po’ perché, ad essere onesti, lui era un’emerita testa di cazzo… ma dopo tutto cosa ci si deve aspettare da uno con la testa di legno di pino? E che diavolo: tutti volevano qualcosa da quell'azzimato coglioncello credulone.
Ai figli dei ricconi tutto è permesso e nessuno gli rompe le palle, invece a Pinocchio (oltre che ad approfittarne sessualmente) chiedono sempre un sacco di azioni virtuose, abbastanza difficili da compiere. Nella sfortuna, alla fine, è proprio la sua avventura più umana e disperata a salvargli la pelle e a renderlo quantomeno un ragazzo con un futuro, dei soldi e una buona assicurazione sulla vita. Infatti, quando Pinocchio riesce finalmente a salvare Geppetto dalle fauci del pescecane, i due si ritrovano, come naufraghi su una spiaggia della California. Vengono soccorsi e Geppetto, nonostante provato dalla prigionia e dall’umidità, cerca un lavoro per tirare a vanti e far crescere il suo amato burattino, trova lavoro negli Studios di Los Angeles come carpentiere. Una domenica porta con sé Pinocchio per fargli visitare la mecca del cinema, il ragazzo-pupazzo viene notato da un famoso certoonist emergente che avrebbe fatto carriera di li a poco.
Pinocchio, sorprendendo tutta la squadra, dimostra di saper parlare, cantare e ballare, così viene scritturato come attrazione e anche come manichino movibile, che può prendere qualsiasi posizione, una risorsa utilissima per i disegnatori che lo usano spesso come modello base per le vignette dei cartoons.

Geppetto felice, scrive una lettera piena di ringraziamenti alla Fata, che intanto si è ristabilita e ha creato un B & B nella vecchia cascina, con, all’occorrenza, servizio in camera per i clienti più depravati. Commossa, e così lei opera una magia che aveva in sebo per l’amato burattino da molto tempo…

Così, un bellissimo brutto giorno, si sveglia e, con profonda sorpresa, vede se stesso abbandonato a terra, marionetta qual era: un’accozzaglia di pezzi di legno, con i fili spezzati e che, per miracolo, non cascava a pezzi per terra. Pinocchio era diventato un bambino vero! Con grande apprensione si recò agli studios sperando che non si accorgessero della sua metamorfosi, purtroppo al capo non sfuggì e lo mandò affanculo, senza neanche la liquidazione.
Triste e sconsolato il ragazzino iniziò a percorrere le vie polverose tra i vari capannoni, quando passò un’enorme macchina americana tutta tirata a lucido… l’autista si fermò e una porta della limousine si aprì, per farlo salire: dentro era seduto, niente popo di meno che il capo assoluto, il proprietario che lo aveva scoperto, Pisney.
L’uomo lo guardava con uno strano sguardo che diede i brividi al ragazzino, che insieme al corpo di legno riteneva di essersi lasciato dietro le varie schifezze che aveva vissuto.
Intanto la grossa vettura si fermò in una traversa dimenticata e l’autista fu mandato a farsi un giro… un lungo giro. I divani dell’auto erano comodi e spaziosi, l’abitacolo profumato e, da una piccola dispensa il proprietario fece apparire, dolciumi, prelibatezze e superalcolici… intanto Pinocchio era sconcertato, si trattava della prima avventura con uno sconosciuto che aveva da ragazzo vero, e temeva che sarebbe finita male. Per sua fortuna aveva conservato due caratteristiche che avrebbero fondamentali: il suo sfintere era rimasto duro come il legno e il suo pisello si intostava fino a diventare grosso come una mazza da baseball.
- Sei molto carino sai, ragazzo, come ti chiami? E lui rispose la verità, al che il vecchio rise.
- Ma che cazzata, Pinocchio lo conosco e un pupazzo di legno che lavora per me… non dire bugie, giovanotto.
E eccitato dalle forme del ragazzo lo attrasse a sé, gli abbassò i calzoncini corti e, sconvolto dovette constatare che aveva un cazzo in tiro da far paura. Impreparato ma felice, essendo un bisex e un grande depravato, gli fece subito un fantastico pompino, cosa che diede finalmente vera gioia al fanciullo, visto che da burattino, sia il cazzo che il naso erano di legno. Da un lato era un bene, altrimenti non sarebbe uscito vivo dalle sue avventure più oscure, ma d’altro canto non aveva mai provato la gioia che si può godere solo avendo un cazzo del tutto umano. Altro punto a favore della sua gioia era appunto che aveva il culo di legno… così, quando il vecchio laido pèassò all’azione non gli fece alcun male, pur sodomizzandolo ripetutamente.

Come titola un famoso saggio, molti non sanno “di essere seduti sulla propria fortuna”, e quando il signor Pisney si fu deliziato, scoprì che Pinocchio aveva detto la verità. Il ragazzo venne riassunto come manager del reparto cartoni animati, e le sue avventure divennero un film di successo, che nonostante le allusioni alla perversione e al terrore, venne spacciato come film per bambini ed ottenne successo mondiale.
Insomma… forse la felicità non esiste del tutto, ma mr. Pinocchio se la passò bene, anzi fece anche una bellissima azione verso la fine della sua carriera. A causa della grandezza del suo pene e della robustezza del suo culetto venne più volte invitato a festini di depravati, pedofili, e mangia bambini, persino sull’isola di st. James, dove si incontravano i peggiori porci depravati, delle più alte e dis-onorate massonerie mondiali. La sua robustezza e la sua esperienza gli permisero di sopravvivere a quelle porcate e il suo coraggio di denunciare con varie lettere e documenti gli sporcaccioni… il risultato? Beh, si sa ci sono bugie dalle gambe corte o dal naso lungo, ma le menzogne dei potenti puzzano solo di fogna… la puzza di merda è orribile e fastidiosa, soprattutto se è tanta, ma difficilmente può costituire una prova, soprattutto per chi viene pagato (o minacciato) di farsi i cazzi suoi.

 E così… Larga l figa, stretto “lo culo”, nessuno disdegna indietro un citrulo”

Nota
Da allora in poi il classico pupazzo di Pinocchio. tutto di legno, dinoccolato, col suo berretto rosso, non manca nelle stanzette di grandi e piccini: ognuno di noi ne ha comprato uno, oppure lo ha ricevuto in dono; ognuno ha sempre gettato uno sguardo lievemente perverso a quel suo invitante nasone tornito, e forse quasi tutti ne hanno goduto, nel silenzio della notte, ognuno secondo la dimensione che si era scelto per le proprie, segrete, esigenze.

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