Chapter 2 - Il suo pene in bocca a me
Mi avvicino un po’ di più e bisbiglio: “Sono vergine...” Capisce o meglio intuisce quello che voglio intendere, perche,si ferma, il suo dito si ferma.
5 months ago
Venerdì mattina, saluto mamma e salgo sul pullman, ancora non avevo deciso nulla, anche se, parlando di percentuali, vinceva il si.
A metá mattina, mentre facevo la pausa panino, avevo preso la decisione, ci sarei andata.
Le ore scolastiche passavano con una esasperante lentezza.
Le lancette di quel maledetto orologio appeso alla parete, sembravano prendersi gioco di me, tanto era lento il movimento con cui giravano.
Ad un certo punto la tanto sospirata campanella annunciò la fine delle lezioni, ma la Prof, doveva ancora finire la presentazione, proprio oggi doveva tirarla per le lunghe,finalmente decise che era abbastanza.
Indossai la mantella e corsi fuori, non salutai nessuna, chissà cosa avranno pensato, io che ero quasi sempre l’ultima a lasciare il collegio, ma sopratutto che quasi mai prendevo l’autobus e questa era la seconda volta in due giorni.
Avevo paura che a causa del protrarsi della lezione potessi perderlo, avevo pochi minuti di tempo,quel giorno non volevo assolutamente che partisse senza di me, visto che avevo deciso di ascoltare la parte maligna o forse la parte vogliosa di me stessa.
Arrivai in tempo, sembrava aspettase solo me, infatti qualche minuto dopo si mise in moto.
Salita a bordo mi sistemai nel solito angolo, guardando fuori dal finestrino.
Solite fermate tranquille, poi la calca, solito trambusto, soliti pigiamenti, finchè ogni corpo non trovò il proprio spazio e il bus riprese il suo cammino.
Guardavo sempre fuori dal finestrino.
La voglia di girarmi era tanta per vedere se era salito, ma non lo feci, non volevo pensasse fossi una ragazzina in calore e piena di voglia.
Ero tesa come la corda di un violino, il cuore aveva accelerato i suoi battiti.
Mi aspettavo qualcosa da un momento all’altro, ma i minuti passavano e non succedeva nulla.
Dentro di me stavo dandomi della stupida, tanto che alla fermata sucessiva avevo deciso che sarei scesa per potermi sfogare senza essere presa per una pazza.
Ero decisa di fare quello che mi ero proposta, quando la mano, quella mano, si appoggiò al ginocchio.
La presa fu decisa, sicura, tranquilla, sapeva di essere ben accetta.
Questa volta non indugiò,non si fermò, cominciò ad accarezzare la gamba, con più pressione e sicurezza della scorsa volta, anzi le carezze si fecero più profonde, più ardite, più sensuali.
Mi abbandonai a quella meravigliosa sensazione, lasciai che il corpo vivesse le emozioni che quella carezza stava dandogli.
Tante volte mi sono chiesta perchè l’ho fatto, non ho saputo darmi una rsposta, lo feci perchè il corpo lo desiderava il mio essere lo voleva.
Giusto, sbagliato, che importanza ha?.
Era solo bello, il resto non mi interessava nulla.
Ero pronta al gioco.
Sentivo le mani, decise, curiose, esperte, esplorare le gambe, terrirorio oramai conquistato.
Ero un violino nelle mani di un maestro, le corde del corpo vibravano, lunghi brividi percorrermi dalla testa ai piedi.
Fremetti di piacere, una cosa che mai avevo provato, beh!, non in una situazione del genere.
Mi concentrai sulla mano che stava percorrendo l’interno della gamba..
Decido di guardare verso di lui anche se solo di profilo, indovino il suo viso sorridente, non trionfante, apprezzai molto questo suo fare, non mi piace vedere la faccia di un trionfatore, di quello che si sente padrone pensandoti come preda conquistata, no, lui mi stava rispettando.
Nel frattempo la mano arrivò tra le cosce,non si ferma, prosegue, arriva all’elastico dell slip,lo tira verso il basso.
Decido di aiutarlo con adeguati movimenti, altrimenti non c’è l’avrebbe fatta.
Le fece scendere fino a metà coscia, beata mantella che nascondeva tutto.
Appoggia la mano aperta sul sesso, premendo piano l'indice all'interno della fessura.
La percorre dal basso verso l'alto e torna indietro,mi fa impazzire, sento di essere bagnata,potrei avere un’orgasmo da un momento all’altro, tanta è la voglia.
Penetra con il dito medio,ho un momento di lucidità, allungo la mano per fermarlo.
Mi avvicino un po’ di più e bisbiglio..
“sono vergine”
Capisce o meglio intuisce quello che ho detto,peerche,si ferma,il dito si ferma.
Tranquillizzata ritiro la mano e mi riaffido a lui,socchiudo gli occhi e ritorno nel mio mondo di beatitudine.
Il respiro mi diventa leggermente affannoso.
Si scosta leggermente, con l'indice disegna il contorno delle labbra, bagnandole con i miei stessi umori.
Sesso, sesso, l'odore inconfondibile del sesso, ho l'impressione che l'aria ne sia satura., che tutti possano avvertirlo.
Mi rendo inmediatamente conto che è solo una sensazione, nessuno si è accorto di nulla, la gente attorno a noi è persa nei propri pensieri.
L'eccitazione cresce, oramai sono schiava di lui, potrebbe farmi quello che desidera, sono in un momento pericoloso, le difese sono abbassate, ma sono fortunata, ho incontarto una persona fantastica.
Inconsapevole dei miei pensieri, non smette di toccarmi.
Torna a penetrarmi leggermente con il dito medio, capisco che non andrà oltre, posso rilassarmi.
Chiudo completamente gli occhi, ondate di piacere mi percorrono, sono persa nel limbo dei sensi.
Quella meravigliosa mano oramai fradicia dei miei umori, si avvicina all'altro buchino, passando dolcemente attraverso il perineo, non si ferma, ha fretta.
Arriva alla meta, il mio buchino e a disposizione del suo dito, lo accarezza, lo ammorbisce, lo penetra leggermente.
Le gambe cominciano a cedere leggermente, le mani si aggrappano ai sostegni.
Probabilmente se ne accorge, ritira il dito dal culo, porta la mano sulla figa.
Si dedica completamente a lei, la carezza si fa più intensa, le dita sempre più attive, movimenti più rapidi, l'eccitazione cresce sempre di più, i movimenti delle dita sono sempre più concitati.
Guardo con dolcezza la nuca di quello sconosciuto che sta dando piacere ad una ragazzina che potrebbe essere sua figlia.
Ma che importa questi moralismi, in quel momento la cosa più importante è il piacere che sta percorrendo il corpo in un lungo appagante orgasmo.
Arriviamo alla fermata, guardo verso di lui, vorrei vedere il suo viso, poterlo riconoscere.
Ma lui non capisce questo mio desiderio e come l’altra volta, non si volta, si alza e si avvia all’uscita.
A mezza voce riesco a dirgli...
“prima di mercoledì non potremo vederci”.
Nessun segno se ha capito o no.
Senza farmi notare, mi sistemo le mutandine, aspetto che arrivi la mia fermata e il mio turno per scendere, non prima di aver pensato.
“ Chissá se mercoledì ci sará il mio sconosciuto masturbatore”.
Vi sarete chiesti perchè mercoledì e non prima?
Lunedì e martedì non sarei uscita da scuola, avevamo un torneo di pallavolo e mi sarei fermata a dormire, visto che si giocava di sera.
Arrivò il mercoledì.
Si respirava aria di vacanze natalizie.
Il giorno dopo ci sarebbe stata la festa della scuola, regali,auguri,commiati,arrivederci al prossimo anno, come se le vacanze durassero un anno e non solo 20 giorni.
Poi ognuna sarebbe andata per la sua strada, ci saremmo riviste dopo l’epifania.
Con questi pensieri arrivai alla fermata dell’autobus, mostrai la tessera e andai al solito posto..
Dopo un po’ l’autobus si mise in moto.
Prima fermata, ripartenza,qualcuno scendeva, qualcun’altro saliva, ma non ci facevo caso, non erano loro che mi interessavano.
Mentalmente contavo quanto tempo era necessario per arrivare alla fatidica fermata.
Immersa in questi pensieri, non mi accorsi che qualcuno mi era alle spalle, sentii un fruscio.
Non so come capii che era lui, era salito prima del solito, con un filo di voce disse.
“per favore vai nell’angolo, in fondo al bus”.
Feci quello che mi aveva chiesto, lo potei fare tranquillamente, il bus era ancora semivuoto.
Mi sistemai con la schiena appoggiata all’angolo, volevo vederlo in viso e guardare cosa aveva intenzione di fare.
Restai parecchio delusa nel vedere che non faceva nulla, non si muoveva, non capivo perchè, cosa era accaduto, per giustifacare un comportamento così, continuavo ad arrovellarmi il cervello alla ricerca di una risposta, quando tutto mi fù chiaro.
Arrivammo alla solita fermata, appena la gente cominciò a salire, si alzò..
Venne verso di me, fermandosi proprio davanti, in modo da farmi scudo dalla gente che stava salendo..
Impugnò i corrimani che erano ai miei lati, tenne duro, affinchè fra di noi rimanesse un piccolo spazio.
Hai capito il porcello, aveva anticipato la salita sul bus, per avermi nella posizione e nel posto che lui desiderva.
Ne approffitai per osservarlo,era abbastanza alto, gli arrivavo al mento..
Un viso che definirei dolce,ad occhio e croce non superava di molto i quaranta.
Quando l’autobus fu pieno come la classica “sardina in scatola”, l’autista mise la marcia e il bus ripartì con il suo mondo viaggiante..
L’ondeggiamento della partenza mi aveva fatto sbattere un paio di volte contro di lui, era una roccia da quanto forte si teneva al corrimano, non voleva cedere un cm alla folla che premeva.
Quando tutto si stabilizzò, mise le mani in tasca del giaccone e lo aprì creando una barriera fra me e il resto delle persone.
Nessuno avrebbe potuto vedere quello che sarebbe successo in quell’angolo, oltretutto ognuno pensava ai fatti suoi..
Non so perché,ma questo mi tranquilizzò e potei concentrarmi su quello che avrebbe voluto farmi fare..
Mi soffermai a dare un’occhiata al suo modo di vestire.
Pantaloni, camicia bianca, cravatta e un bel pullover azzurro, che guarda caso è il mio colore preferito, ah! un particolare notai che i pantaloni erano sostenuti dalle bretelle,
Mi venne da pensare che non fosse un caso che le portasse, il maiolone aveva pensato a tutto.
Ancora una fermata, ancora scossoni, mi ritrovai appoggiata a lui.
Un sussurro vicino all’orecchio.
“tiralo fuori e fai quello che ti pare”.
I miei occhi incollati ai suoi, un leggero sorriso sulle labbra.
Feci uscire le braccia da sotto il mantello.
Lentamente mi abbassai fino ad accovaciarmi.
Iniziai a sbottonare la patta cominciando dal primo bottone, quello con la linguetta, che normalmente non si tocca, altrimenti i pantaloni cadono, ma visto che c’erano le bretelle, non sarebbe accaduto, ora avete capito perchè le aveva indossate.
Continuai con quelli della patta vera e propria, fino a sbottonarla completamente.
Le due parti si divisero, tirate leggermente dalle bretelle.
C’erano ancora la camicia e canottiera che impedivano la vista.
Le tirai verso l’alto, restai meravigliata, vedendo che non portava le mutande.
Il porco aveva programmato proprio tutto.
Eccolo lì l'oggetto di carne che fino a pochi istanti prima stava nascosto sotto il tessuto dei pantaloni, non riesco nascondere l'emozione che ho addosso.
Il pube è completamente privo di peli, probabilmente se lo era rasato, era la prima volta che ne vedevo uno senza peluria, a parte quello dei ragazzini.
Mi avvicino alla patta, annuso, profumo di maschio mischiato a qualche leggero deodorante.
Il cazzo di un colore bruno fa bella mostra di sé fra le sue cosce, duro come una colonna marmorea.
Lo accarezzai, senza impugnarlo, aprii la mano, cominciai a palpare i testicoli, li soppesai.
Palpai una alla volta le palle, tenendo la borsa dei testicoli sul palmo della mano.
Con i polpastrelli mi avventurai sul perineo, accarezzandolo dolcemente, spinsi le dita in avanti, cercando di avvicinarmi al taglio del culo.
Accarezzai la zona per un pò, mi piaceva sentire i coglioni solleticarmi la mano ed il polso.
Ritornai all’oggetto delle mie brame, lo impugnai, facendolo uscire dai pantaloni.
Iniziai un leggero su e giu, mi piaceva vedere comparire e sparire la violacea cappella
Tornai a guardarmi attorno, un pò preoccupata che qualcuno facesse caso a noi due, mi resi conto che da come eravamo sistemati, nessuno avrebbe potuto vedere nulla, visto che io non vedevo loro.
Questò bastò a tranquilizzarmi completamente, se mai c’è ne fosse stato bisogno.
Ripresi il lavoro e sempre tenendo il cazzo impugnato, me lo infilai in bocca.
Mi dedicai a leccare la capella, facendolo entrare un po’di più.
Ora era la testa ad andare avanti e indietro, stando attenta a non emettere nessun rumore, mi sembrava non fosse il caso.
Andai avanti a “suonargli il flauto”,(per chi continnuerà a leggermi saprà perchè invece che dire che stavo facendo un pompino lo chiamo in quel modo), ma non posso andare avanti quanto vorrei, non c’è molto tempo, l’autobus va veloce verso la fermata dove lui sarebbe sceso.
Lo faccio uscire dalla bocca.
Lo afferro con più decisione e inizio a masturbarlo.
I movimenti della mano sono veloci, devo farlo venire il più presto possibile..
Lo guardo in viso, ha gli occhi chiusi,il respiro affannoso.
Pure io sono in condizioni estreme.
Ho le tettine gonfie, le punte dei capezzoli penetrano il tessuto della camicetta,l’eccitazione è ben visibile.
Ho la bocca secca, deglutisco a fatica.
Non riesco a dominare l'eccitazione, fra le cosce un caldo liquido trattenuto a stento dalle mutandine, la figa in ebollizione.
L’orgasmo mi invade, ma non mollo la presa e lui che deve godere.
Il movimento della mano accelera sempre più, vorrei impugnarlo con tutte e due questa meraviglia della natura.
Quanta voglia di ritornare a succhiarlo, lambire con la lingua il glande,ma il tempo stringe e il guerriero deve essere sconfitto..
La sua mano destra esce dalla tasca, si intrufola sotto il mantello, accarezza il seno sinistro da sopra la camicetta..
Non gli basta, la sbottona, introduce la mano, pizzica il capezzolo già duro per l’eccitazione.
Palpa il seno a mano aperta è eccitato al massimo, lo sento dalla durezza del cazzo.
Toglie la mano dal seno, mi mette un dito in bocca, comincio a succhiarlo come vorrei fare col cazzo, oramai congestionato.
Manca poco alla fermata, manca poco all’orgasmo.
Desidero aiutarlo,voglio vincere,con la mano libera, ritorno ai testicoli, li trovo belli gonfi, sono momenti d'irrefrenabile libidine.
Il cazzo ha raggiunto il massimo vigore, la cappella è viola per l'eccitazione.
Io sono in volo nel paese della libidine completa.
Vengo riporata alla realtà dalle parole dello sconosciuto, appena appena sussurrate.
“Vengo, vengo”.
Lo dice con l’ultimo filo di voce.
Faccio appena in tempo ad introdurre il cazzo nei pantaloni, l'uomo, dopo i primi fremiti di piacere, inizia ad eiaculare, lo sperma, scende copioso dall'orifizio uretrale depositandosi nell’interno dei pantaloni.
Per un momento ho pensato che avrei potuto ingoiare tutto quel ben di Dio, non l’ho mai fatto e non so se mai ci riuscirò, il tempo mi darà torto, ma l’ho fatto raramente e una cosa che non mi piace molto.
Giusto in tempo,l’autobus arriva alla fermata, lo vedo esitare, aspetta che mi rialzi, poi chiude il cappotto.
Nello stesso tempo chiudo la mantellina.
Prima di voltarsi ed andarsene.
“ti rivedrò?”.
“forse, ma dopo le feste natalizie”.
Non aggiungo altro, so già che non lo rivedrò, non mi piacciono le storie lunghe e poi sarebbe troppo pericoloso.
Mi volto a guardare fuori dal finestrino, lo vedo fermarsi sul marciapiede, guarda verso di me, alza la mano e mi saluta.
Con le labbra gli invio un bacio seguito da un.
“Buon Natale e grazie”
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