Chapter 3 - Lei scopava un altro
La feci sedere li sul posto. La baciai sulle labbra, e le chiesi di essere mia almeno una volta.
9 months ago
Una volta a casa, ennesima tappa in bagno alla veloce appena entrato.
Calzoni a lavare, e doccia veloce tra lo stupore di mia moglie che non si era nemmeno visto salutare e la lavatrice che partiva, cosa che non avevo mai fatto in autonomia. Cena, poi divano con tv. Il film andava e io con i pensieri dietro a mia suocera. Speravo in cuor mio di aver infranto il muro. Non appena mia moglie si addormentò al mio fianco, presi il telefono e mandai un messaggio a sua madre.
- Come stai? . La vidi on line e quindi mi aspettavo rispondesse subito. Invece tacque. Guardai il display rassegnato a non ottenere risposta. Infine decisi per l'attacco.
- Ti vorrei ora- Le scrissi. La risposta arrivò subito.
- Stefano, cancella tutto subito! Ragionai che non si preoccupava del contenuto ma del fatto che non doveva vederlo nessun altro. Insistetti
- Sei gia a letto? Posso chiamarti?- Rispose subito - NO! Sei matto!- Continuai a messaggiarla, dicendo che mi era piaciuto baciarla di nuovo, non feci cenno al resto che successe.
- Non dobbiamo più farlo. Ne va del vostro matrimonio! Le chiesi di dirmi almeno se le era piaciuto, rispose che ero stato molto carino e la cosa, si, le aveva fatto piacere. Stronza, pensai, da come giravi la lingua altro che piacere. Però ammirai il come stava girando intorno all'accaduto, infine la presi come la giusta timidezza ed era meglio di una finta risposta magari negativa. In fin dei conti ci separava una generazione e già grazie che sapesse usare la chat dei messaggi. Mi chiese di nuovo di cancellare tutto dal telefono. Risposi che lo avrei fatto solo se mi diceva cosa aveva fatto dopo che ci eravamo visti. Si rilassò e mi descrisse la sua serata, e io non insistetti più di tanto nel chiederle altro.
- Ti amo. Le inviai quest'ultimo messaggio e poi chiusi senza aspettare risposta, cancellando tutto come promesso e anche perchè non sono matto. Non trovai nulla al mattino in risposta, era anche saggia. Ci preparammo per andare a lavoro, un bacio veloce ed uscimmo ognuno con destinazione diversa.
In ufficio non feci altro che pensare a mia suocera, non riuscivo a fare altro ormai da ore, da giorni. Le mandai un'altro messaggio verso l'ora di pranzo chiedendole quando potevo vederla.
Mi rispose - Stefano, basta, mi stai riducendo uno straccio. Ti prego davvero ora basta! Aspettai un paio d'ore poi ripresi i messaggi. - Non sei curiosa di sapere di come mi sono accontentato in tutti questi anni? E di sapere delle mie fantasie? Non rispose più ai messaggi. Io mi accorsi invece di essermi eccitato. Pure stalker ero diventato.
Rientrato a casa, cercai di essere il più gentile possibile con mia moglie,e ci riuscii alla fine mi fece anche un dolce. Ci accomodammo sul divano per il caffè, le sue gambe lunghe erano uno spettacolo, mi rammaricai di non aver ancora toccato quelle di sua mamma, ne al ristorante, ne nella rimessa sotto il palazzo. Tornammo a parlare del giorno del matrimonio di mia cognata, e lei fece scorrere delle foto che aveva fatto sul telefonino, in molte c'era sua madre come soggetto. Un mix esplosivo. Presi a carezzarle le cosce piano, stavolta mi sorrise e mi diede un bacetto, continuando a far scorrere le immagini e a me tornava in mente la scena delle foto davanti alla chiesa. In una si vedeva chiaramente sua madre sistemata davanti a me. Cercai di immaginare a che punto fossi stato della giornata di follia, e il mio membro si fece duro come un sasso. Lo misi fuori di colpo, mia moglie mi guardò e poi sorridendo lo prese in mano.
Cominciò a masturbarmi io mi feci più vicino, e delicatamente le spinsi la testa verso il mio sesso. Non si fece pregare, lo prese in bocca e cominciò a farmi un pompino magistrale. Era bravissima in questo. Non pago della situazione, presi il telefono che aveva appoggiato sul sofà, e tenendolo sopra di lei che non se ne accorse feci scorrere le immagini fino a trovarne una di sua madre, seduta al tavolo di trequarti con le gambe bene in vista e un sorriso da inquadrare. Lei succhiava e io guardavo sua madre nella foto, immaginando fosse la sua di bocca. Ingrandendo l'immagine feci un primo piano delle sue labbra, e poi iniziai a muovere il bacino scopando la bocca di mia moglie ignara che mugolava, sentendosi desiderata. Sborrai in bocca a mia moglie, fissando quell'immagine mugolando solo come un vero porco sa fare. Poi porsi una salvietta a mia moglie che non gradiva l'ingoio, la quale mi guardò con occhi innamorati mentre si nettava le labbra. Infine l'abbracciai grato, e per un pò il mio desiderio si spense.
Si alzò per la consueta doccia prima di andare a dormire, io accesi la tv, guardai distratto qualcosa, mentre mi mandavo dal suo telefono alcune foto della madre, cancellando poi i messaggi. E nello scambio, vidi apparire anche il suo di messaggio, quello che mi mandava mia suocera, chiedendomi se avevamo passato tranquilli la serata. La prima cosa che mi venne in mente fu quella di metterla al corrente del pompino che mi fece la figlia, e di dirle delle foto. Poi ci pensai e decisi di non esagerare, risposi di si, serata tranquillissima.
- Bene. Rispose lei e terminai la serata anche io sotto la doccia.
Studiai in che modo potevo raggiungere l'obbiettivo finale, ovvero portarmi a letto mia suocera. Sentivo che insistere era deleterio, mentre tornare a un corteggiamento non serrato, forse poteva dare risultati migliori. Oltretutto, questo alternare tra l'essere deciso e tornare indietro, mi pareva la spiazzasse a mio vantaggio.
La chiamavo comunque ogni pomeriggio dall'ufficio e facevamo una breve conversazione. Io cercavo di essere spiritoso quel tanto che basta, e ogni tanto le chiedevo dei particolari, per lei insignificanti ma per me eccitanti. Il problema era calmare quell'eccitazione in qualche modo. Non mi andava di masturbarmi come un ragazzino in bagno, e lei era più propensa a stare a casa ora, quindi anche una visita ai suoi cassetti in camera da letto era diventata molto poco frequente.
Se ne presentò però l'occasione un sabato che sapevo sarebbero uscite insieme con mia moglie. La portai da sua mamma, e attesi fuori in auto nascosto, che uscissero. Volevo riprovare la sensazione di stordimento, nello stare tra le sue cose più intime. Vidi uscire l'auto di mia suocera dalla rampa, e mi mossi, raggiungendo il suo appartamento. Chiusa la porta alle mie spalle, nel silenzio sentivo di nuovo il cuore battere a mille. C'era il suo profumo in giro. I sabot di legno col tacco che usava in casa, appena fuori dalla zona dove teneva le sue scarpe, sulla poltrona in camera un abito leggero da tutti i giorni il resto era in grande ordine. Mi diressi all'armadio, ne feci scorrere le mani tra i suoi vestiti. E li mi venne un idea. Avrei preso un suo abito e alcuni accessori da tenere con me. Anche il fatto che si sarebbe arrabbiata mi intrigava. Ne scelsi uno elegante dritto, smanicato, con il collo a taglio rettangolare e uno spacco sul lato. Il colore era blu ma non troppo scuro. Poi passai ai suoi cassetti. Un collant blu anche quello, di quelli economici, infine presi una collana di perle chiare semplice, e le sue scarpe bianche con degli inserti blu anche quelli. Quasi un abito da cerimonia devo dire. Non mi preoccupai, ne di nascondere le cose per portarle via, ne di chiudere le ante dell'armadio e i cassetti. Volevo si accorgesse che ero stato li. Il programma era che lei avrebbe riportato mia molgie a casa nostra, quindi non mi rimase che aspettare di vederle rientrare sotto casa mia, e poi l'avrei chiamata.
Così fu, quando ripartì la sua vettura dopo aver scaricato mia moglie attesi giusto il tempo che arrivasse a casa sua e la chiamai. Mi rispose seccata, capì subito tutto.
Le dissi di stare buona, che non avevo fatto nulla di male, ero solo stato da lei per sentirne la presenza. Mi diede del malato mentale ( e ci stava...). Promisi che non sarei più andato a mettere il naso da lei, mentre non c'era, e infine le dissi ciò che avevo preso. Smise di parlare, la sentivo solo respirare al telefono. Poi aggiunsi, che avrei portato a casa il tutto dicendo che lei mi aveva chiamato e che voleva la portassi a mia moglie perchè non voleva più usare abito e scarpe.
-Perchè?! . Risposi che volevo avere qualcosa di suo per me. Replicò seccatissima se non mi fosse bastato il collant del giorno delle nozze di sua figlia. Le dissi che aveva fatto una brutta fine, e che ora giaceva abbandonato per strada. Infine dissi,
- Fa come vuoi, io vado a casa e dico mi hai chiamato per passare a prendere queste cose, se vuoi anticipami, chiama Laura e diglielo, se no faccio da me, casino o non casino. E riattaccai. Presi tempo andando a bere un aperitivo dall'altra parte della città, poi feci ritorno a casa. Una volta entrato con tanto di abito sulla stampella e scarpe in mano, mia moglie mi disse
- Ah, è questo che mi ha detto mamma mi avresti portato. Un regalone ! Tirai un sospiro di sollievo e l'eccitazione crebbe. Dopo cena, chiesi a mia moglie di provare l'abito di sua madre, le dissi che era molto carino e che così se ci fossero state da fare modifiche poteva gia portarlo lunedì in sartoria. Prima lei nicchiò, poi acconsetì. Io rimasi in sala seduto in poltrona ad aspettare. Dopo poco arrivò e mi disse
-Altro che modifiche, qui manca una taglia. Le dissi che in effetti le stava un pò troppo aderente, e la portai in camera da letto dove c'erano degli specchi così da potersi guardare meglio. A piedi nudi, si girava , e osservava parlando. Io non sentivo nulla di quanto diceva. Andai in bagno dove aveva lasciato le scarpe bianche e blu, poi in ingresso dove avevo nella tasca della giacca anche i collant presi da sua madre.
Tornai,e dissi che così però era incompleto l'esperimento. Mi misi ai suoi piedi, e con dovizia le feci mettere le calze, lei rideva non capendo dove volessi arrivare, io invece serissimo le toccavo le cosce e cercavo di mettere bene il collant, anche quello più piccolo di una taglia, non se ne accorse quasi, poi le scarpe, quelle andavano bene, infine la collana che era sul comò, e le chiesi di raccogliere i capelli.
Questo non coincideva con il taglio corto di mia suocera ma mi sarei accontentato. Un pò la somiglianza, un pò l'eccitazione, mi si ovattò l'udito e mi girava la testa. Abbassai le luci, e la spinsi sul letto, prima seduta, poi supina. Le andai sopra che ancora parlava, le chiusi la bocca con un bacio lungo mentre cominciavo ad esplorarla tra le cosce. Prese a mugolare eccitata. Perse una scarpa mentre la giravo a pancia sotto, poi la presi di peso a le sollevai solo il bacino. Il vestito non saliva facilemente perchè era stretto, alla fine le scopersi il culo, strappai il collant e ci tuffai la faccia cominciando a baciarla e a leccarne il sesso. Se lei non capiva più nulla io ero perso completamente. Girata così, non vedendola in faccia, mi sembrava sua madre, ed era li sul mio letto in attesa di prendere il mio cazzo durissimo. La scaldai più del solito, poi la penetrai, godendomi per ogni centimetro che le stavo mettendo dentro, in maniera esageratamente lenta. Poi presi a scoparla vigorosamente, come se non avessi abbastanza tempo, tenendola per i fianchi. Sapevo come le piaceva godere, quindi dopo qualche minuto le dissi a voce alta
- Insieme daiii, godi! Quasi mi spinse fuori dall'intensità dell'orgasmo bagnandomi tutti i coglioni. Godetti anche io, dentro di lei pensando di farlo dentro mia suocera. Avevo trovato un modo di sfogarmi, prima di raggiungere il mio scopo.
A seguito dell'episodio dell'abito blu, non ci fu più modo di contattare privatamente mia suocera. Non rispose più ai messaggi, ne al telefono, e regalava la sua presenza solo se ero accompagnato da sua figlia.
In effetti un pò di gelo era sceso sui rapporti. Ma mentre mia moglie sembrava non avvedersene, io diventavo sempre più nervoso. Un paio di volte, compatibilmente con i miei orari d'ufficio, cercai di passare nei dintorni di casa sua, posto il quale mi era diventato vietato, anche perchè lei aveva cambiato la serratura di casa con una scusa e temporeggiava per darcene una copia, adducendo una non stretta necessità immediata. Passò quasi un mese, quando mia moglie mi annunciò che c'erano novità, e che sua madre si sarebbe presentata per cena con un nuovo compagno.
Mi caddero le braccia, fui preso dalla stizza che dovetti mascherare mi diedi del cretino per quanto avevo forzato in modo così innaturale. Era stata tutta colpa mia. Poi con calma elaborai e mi dissi che non era da lei un gesto avventato, e che era passato solo un mese, quindi il tizio al quale si era legata doveva esserci da prima. Certo, affari suoi, ma perchè fare sempre finta di nulla quando affrontavamo il discorso dove si ipotizzava una sua nuova vita? Balle, nella mia testa lei era diventata una troia e aveva mentito. Mi spaventai di come dei pensieri possano essere così violenti, e diedi una spiegazione a tanti fatti di cronaca attuali. Dovevo calmarmi,e abbandonare l'idea di potermela scopare.
Arrivò quel sabato sera, e li accogliemmo in ingresso, quasi in pompa magna. Lei era davvero elegante, ne notai il trucco un pò più accentuato, e una luce negli occhi diversa dal solito. Scopava, e lo faceva alla grande. La gonna quasi a metà coscia le dava quel tono volgare che a me piaceva da morire.
Non aveva imparato che all'accorciarsi della gonna, la calza deve diventare più opaca. O meglio, forse lo faceva apposta per farmi incazzare. Il fiume di pensieri che mi prese, fece scomparire tutta la buona intenzione di farmi da parte. A tavola ci alternammo, come da galateo, mia moglie di fianco a Mauro, il suo nuovo compagno e io di fianco a Cristina, mia suocera. cena piacevole, lui era di buona compagnia, e se sapeva qualcosa lo nascondeva molto bene. Mia suocera parlava a valanga, impossibile fermarla, vuoi che fosse per l'imbarazzo o l'entusiasmo per la sua nuova storia. Rotto il ghiaccio attesi ancora una mezz'ora e dopo aver aspettato tanto tempo, allungai la mano destra da sotto alla tovaglia e gliela misi sulle cosce, che rimasero scoperte per via della gonna a tubo aderente. Vidi, e credo non solo io, che ebbe l'impulso di alzarsi e prendermi a schiaffi.
Calò un attimo di silenzio, e poi lei disse di avere avuto un piccolo capogiro. Dopo le frasi di rito, tornammo a mangiare, e io a godermi del caldo della sua pelle rivestita nella trama del collant color fumo. Mi girava la testa, non si spostò di un millimetro, la sentivo solo rigida e tremante. Mi limitai solo a toccarle le gambe, ma lo feci lentamente e con passione, senza violenza, accarezzandone quanto ne potevo. Il membro mi scoppiava nei calzoni, e non riuscivo a stare dietro ai discorsi dei miei commensali.
Finito cena, andammo in salotto per il caffè. Noi uomini, precedemmo le donne, e ci sedemmo in modo da scambiare due parole meno banali. Gli chiesi se tutto procedeva per il meglio con Cristina, e lui mi rispose di si, che avevano molto feeling. Chiedergli da quanto tempo, mi parse poco educato, poi glissai anche perchè mi stavo torcendo di gelosia. Arrivarono dopo pochi minuti e si sedettero anche loro per bere il caffè, di fronte a noi. Io ero indeciso su quali cosce guardare, se quelle di mia moglie o quelle di sua madre, entrambe in bella vista. Anche Mauro si rifece gli occhi su entrambe, però prediligeva quelle più giovani di mia moglie, che da gatta morta, se ne accorse e lasciò fare. Le piaceva quando la guardavano con discrezione, ma intensamente.
Quando se ne andarono erano ormai le due del mattino, in ingresso io aiutai mia suocera a mettere il soprabito, muovendomi a rallentatore e cercandone il contatto in ogni gesto. Lei se ne accorse, infatti mi guardò seria per due lunghissimi secondi,nei quali ebbe solo il merito di far crescere la mia eccitazione.
Scopai mia moglie alla grande quella notte, non le diedi nemmeno il tempo di svestirsi. A me piaceva così, e lei ne godette la passione, rimanendo a prona e addormentandosi soddisfatta, dopo il terzo orgasmo che le procurai, ora con il cazzo, poi mani e lingua. Non potevo aspettare oltre a parlare con Cristina, quindi il giorno dopo, presi mezza giornata di permesso e mi fiondai a casa sua all'ora di pranzo. Approfittando di qualcuno che usciva dal portone, mi infilai e una volta dietro la sua porta, suonai il campanello. Nemmeno chiese chi fosse e mi aprì la porta. Non parlai, entrai solamente, quasi spostandola lei mi seguì senza chiudere la porta, quando capì che non me ne sarei andato, tornò indietro e riapparve in sala emettendo un sospiro profondo.
Le domandai da quanto tempo durava la cosa, provò a rispondermi che non era affare mio, ma quando le ricordai del bacio e della sega che mi fece nella rimessa condominiale, cambiò tono. Un anno. Era brava a nascondere le cose, e lo fece probabilmente anche perchè aveva una figlia ancora a casa. Gli chiesi ringhiando quante volte l'aveva chiavata. Spalancò gli occhi. Gli ripetei la domanda, prese ad urlare le sue ragioni, durò qualche secondo perchè mi alzai e le misi la mano sulla bocca e la spinsi contro il muro. Poi dolcemente le chiesi di dirmelo allentando la presa. Piagnucolò a modo suo. Insistetti. Prese a dirmi che non era una cosa frequente, la vidi sconcertata, mi stava dicendo cose che non mi spettava di sapere, però ormai la diga era aperta.
Voglio un numero, dissi. Dieci? Venti? Quante volte ti ha scopato? Mentre lo facevo sentivo gli occhi diventare rossi e cominciare a lacrimare. La follia si stava impadronendo di me.
Stefano- disse- non fare così, lo abbiamo fatto qualche volta ecco... Mi abbandonai addosso a lei. Ora con le mani mi carezzava la schiena, parlando dolcemente, dicendo che era meglio così, che io dovevo farmene una ragione, che era una storia impossibile tra noi. La cercai con la bocca, prese a girare la testa nel senso opposto alla mia cercando di evitare il bacio che volevo, poi le presi il volto tra le mani delicatamente e la baciai sulle labbra. Una scossa. Tenne la bocca chiusa, le baciai le guance gli occhi e tutto il volto indugiando sul mento. Poi scesi sui seni, prima da sopra la stoffa della camicetta, poi liberandoli li presi tra le mani e li baciai a lungo.
Ci volle un pò, ma alla fine mi mise le mani dietro la testa, e mi ci tenette sopra amorevolmente. Quando sentì che respirava normalmente tenendo chiusi gli occhi, mi lasciai andare sulle ginocchia, e sollevandole la gonna quanto bastava, andai con la bocca a cercarne il sesso. Niente calze in casa quel giorno, fu facile e immediato, la sentì sobbalzare, provò a fermarmi, ma era troppo tardi per entrambi.
Spostai il bordo dello slip, e presi a lambirla con la lingua, più che potevo. Si piegò per la sensazione di piacere che le diedi. Continuai a baciarla dove la pensavo più sensibile, senza trascurare l'interno inguine, non meno efficace . Presi a premere con il pollice sul cotone dello slip, non volevo penetrarla con le mani. Come sempre un passo alla volta. La mandai su di giri, non le usciva la voce, ma la bocca era spalancata dal piacere, probabilmente non le riservavano questo trattamento da molto. Infine venne, o ci fu molto vicino, perchè serrò le gambe fino ad impedirmi l'accesso al suo sesso, mentre un suono le usciva dalla gola, ed era di piacere.
La feci sedere li sul posto. La baciai sulle labbra, e le chiesi di essere mia almeno una volta. La pregai,
- Solo una volta.
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