Papà ti amo!

Chapter 8 - Non piangere, papà!

Un evento drammatico rivela l’amore fra padre e figlia che li unisce per la vita.

P
pennabianca

1 year ago

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Mi chiamo Laura, ho 19 anni, sono alta, bionda con gli occhi azzurri. Ho un seno di una bella terza piena, un bel ventre piatto, ed un culetto che sembra attrarre gli sguardi di chi mi vede per strada. Lavoro come impiegata in uno studio di ragioneria. Vivo ancora in casa con mio padre, che è vedovo da oltre sei anni. Dalla morte di mamma, io sono per lui tutta la sua famiglia. Fra di noi c'è un bel rapporto: gli voglio tanto bene. È un bell’uomo, sulla cinquantina, ed ho sperato che si rifacesse una vita, ma lui non ha mai fatto nulla per farmi capire che si era trovato una nuova compagna. È dirigente di un'azienda di trasporti ed abitiamo in una bella villetta singola, posta su una collina che sovrasta la città. D'un tratto, casualmente, si è presentata la svolta nella nostra vita. Lo scorso anno, ero appena tornata a casa dal matrimonio della mia collega e indossavo un vestito blu. Entrai in casa, dopo aver pagato il taxi che mi aveva riportato a casa, in quanto avevo fatto a meno di servirmi dell'amica, cui mi ero accompagnata all'andata, perché ubriaca. Appena entrata, qualcuno mi mise una mano sulla bocca e fui portata nel salone, dove vedo mio padre immobilizzato e picchiato; c'era un uomo, con in mano un bastone, e gli chiedeva dove fossero i soldi. Mio padre continuava a negare che in casa vi fossero soldi o valori. I loschi figuri erano in tre e quello con il bastone sembrava esser il capo. Si gira verso di me, minacciando papà. «O mi dici dov'è il denaro, o uccido tua figlia!» Per render più efficace la sua minaccia, mi si avvicina e dice che ho un buon odore, che sembro carina con i capelli pettinati e ben truccata. Vuole sapere dove sono i soldi e lo ribadisce mettendosi dietro di me. Mio padre insiste nel dire che hanno sbagliato casa «Vi siete sbagliati, in questa casa non abbiamo soldi. Io lavoro come dipendente e lei come segretaria; quanti soldi puoi pensare che potessimo avere in casa? Forse un po' di spiccioli, qualche anello o catenina. Le due ville, poco oltre la nostra, sono abitate da gente molto ricca e lì, di sicuro, avreste trovato ciò che vi interessa.» I tre si guardano in faccia e sembrano non credere alle sue parole. Quello che mi ha immobilizzato, mi punta un coltello al collo e mi taglia appena un po', quel tanto che basta a farmi urlare. Nel sentirmi urlare, mio padre si alza e quello con il bastone lo colpisce di nuovo e gli ordina di non muoversi. Impaurita dal fatto che lo picchia, mi offro di aiutarli.

«Non gli fate del male! Smettetela, per favore; sono disposta a fare qualsiasi cosa. Vi prego!» Il tizio con il bastone mi guarda ed ironizza su quanto da me detto. «Hai capito la piccola? Guarda quanto ti ama! Pur di non vederti soffrire, è disposta a fare qualunque cosa! Ok, dimmi dove sono i tuoi valori e/o preziosi che possano soddisfarmi; così ti lascerò andare.» Stupidamente abbocco. Li porto in camera mia, seguita da tutti gli altri, mio padre compreso. Gli mostro il mio porta gioie, essi lo aprono e si impossessano dei pochi monili d’oro che contiene, che effettivamente sono le uniche cose rimaste di mia madre. Osservano quelle poche cose ed il tizio con il bastone si gira verso di noi. «È poca cosa, non conviene nemmeno portarli via.» Lo guardo e gli dico che appartenevano a mia madre e che, a loro possono non interessare, ma, per noi, hanno un notevole valore affettivo. Il tizio guarda quello che mi tiene e gli dice di lasciarmi andare. Subito corro da mio padre. Papà mi dice che è dispiaciuto a vedermi coinvolta in quella brutta faccenda. Di colpo mi afferrano di nuovo. Il tizio si gira verso mio padre e detta nuove condizioni. «Tua figlia è bellissima, vero? Ti lascio questi pochi monili, ma in cambio dovrete fare tutto quello che vi chiederò e nessuno si farà male. Dai, sollevale il vestito e toglile le mutandine!» Papà ha una reazione più che sdegnosa. «Ma, vaffanculo! Porco! Che cazzo ti sei messo in testa?» Subito il ragazzo mi afferra, ribadendogli quanto ha appena detto. «Fate come dico e nessuno si farà male, altrimenti vi spacco le ossa!» Papà mi guarda, indeciso su cosa fare. Lo guardo con le lacrime agli occhi. «Ti prego, papà; per favore, papà, fallo e basta! Non ti preoccupare, fa quello che vuole.» Resto immobile quando sento le sue mani che salgono sulla mia calza bianca. Deve slacciarmi il reggicalze, per poter togliere le mutandine di seta bianca. Le sfila, le dà ad essi, che le raccolgono e se le mettono in tasca. Sogghignano soddisfatti, poi gli impartiscono un nuovo ordine. «Adesso bacia tua figlia e, poi, dovrai leccarle la fica!» Mi guarda incredulo, spaesato. Io gli sorrido e lo rincuoro. «Non ti fermare, vai avanti. Non pensare a nulla e fai quello che ti chiedono. Dai, ti voglio bene!»

Lui si avvicina a me, le sue labbra toccano le mie. Quelli ci spingono le teste con le mani, affinché il bacio sia completo. Dopo un attimo di incertezza, rispondo al suo bacio. La sensazione era fantastica. Ho sentito crescere l'eccitazione e non potevo impedire al mio corpo di reagire a questa insolita stimolazione. I miei capezzoli si stavano indurendo e mi sentivo umida fra le cosce. Il tizio ordina a papà di fare un’altra cosa. «Voglio che adesso le tolga il vestito. Dev'esser nuda!» Vedo lo sguardo di mio padre, che sembra un misto di dolore/piacere. Non saprei dire quale dei due abbia preso il sopravvento. Sento le mani di mio padre sulla mia schiena, mi aprono la cerniera del vestito che cade per terra. Ora indosso solo un reggiseno blu, calze bianche e reggicalze bianco. Uno di essi prende una sedia dal salotto e mi obbligano a sederci, per poi legarmi. Appena immobilizzata, mi tolgono il reggiseno. Ho i capezzoli duri, sono eccitata ed impaurita, ma loro non mi fanno del male e questo è già un bene. Si rivolgono a mio padre con ironia. «Scommetto che eri preoccupato, quando è uscita stasera, che potesse far sesso. Chissà se ha scopato con qualche bastardello: diamo un'occhiata nella sua borsa.» Prendono la mia borsa, la capovolgono, cade tutto ed essi esaminano il contenuto. «Vediamo cosa abbiamo qui: un paio di mutandine, alcuni preservativi, fazzolettini, un rossetto ed un assorbente.» Poi prende le mutandine, dice che gli sembrano pulite, le annusa ed afferma che hanno odore di pulito. Uno dei due si avvicina a me e mi guarda divertito. «Adesso mi voglio divertire con te, puttanella!» Sono colta dal panico. Cerco di divincolarmi e di non assoggettarmi ai suoi voleri, ma tutto quello che ottengo è che l’atro, quello con il bastone, picchia duro mio padre. Il porco rincara la dose. «Vedi, tesoro, più combatti, più tuo padre viene colpito forte, capisci? Se mi lasci fare, nessuno si farà male. Io mi voglio solo divertire e, stai tranquilla che, alla fine, ne resteremo tutti contenti.» Resto stupita da quelle sue parole e non comprendo bene il significato di quest'ultima affermazione. Con una mano, prende a strofinarmi la fica, si lecca le dita, dopo avermele inserite dentro. È dannatamente bravo e, ben presto, sono molto eccitata. Mentre mi masturba, vedo che l'altro apre i pantaloni a mio padre e gli tira fuori il cazzo.

Non l’avevo mai visto nudo, ora noto che è eccitato ed ha una verga degna di un super dotato: lungo e grosso. Il tizio lo masturba lentamente. Quello che, invece, masturba me, mi porta molto vicino all'orgasmo, ma non mi fa godere; sembra abbia altro in mente. Infatti la mia fica è ridotta ad un lago e lui vi spinge le dita dentro/fuori: è proprio bello quello che fa al punto da portarmi prossima al piacere, ma si blocca di colpo. Resto a bocca aperta, quasi urlo per il mancato orgasmo. Non posso far a meno di vedere che mio padre ce l'ha duro e sembra molto eccitato nel vedermi usata dal tizio, che mi guarda ed impartisce un ordine preciso. «Adesso succhierai il cazzo a tuo padre!» Lo guardo e scuoto il capo. «No, dai! No, ti prego! Non voglio farlo!» Lui emette un ghigno da paura e dice che, se non lo faccio, abuseranno di entrambi, senza alcun riguardo, quindi devo scegliere: o lui o loro! Guardo mio padre e lo vedo profondamente angosciato, mentre mi chiede scusa. Mi slegano e mi fanno inginocchiare davanti a lui; gli succhio il cazzo. È una grossa verga che, a fatica, riesco ad infilarne in bocca solo la metà. Mi eccita tutto questo e loro se ne accorgono; il tizio di prima riprende a masturbarmi. «Senti come piace alla porcellina! Si sta bagnando molto, con il cazzo di papà in bocca! Che puttanella!» È vero! Comincio a bagnarmi e mi eccito. Me lo fanno ciucciare per un po’ di tempo, poi, d'un tratto, mi chiedono se ne ho abbastanza. Io li guardo ed annuisco, nella speranza che sia tutto finito. Loro si scambiano un cenno e mi rispondono che può bastare. Legano mio padre alla sedia dove ero legata io prima, poi mi prendono in braccio e, tenendomi una gamba ed un braccio ciascuno, mi poggiano sul pene di mio padre, costringendomi ad impalarmi sulla quella verga, che mi penetra dentro e mi sconvolge in ogni senso. Sento che mi sfonda e ci godo, pur cercando di non darlo a vedere. Mi costringono a far su e giù sul suo cazzo, sempre più duro. Pr quanto ho cercato di dissimulare il piacere, alla fine, ho avuto un orgasmo che non ho potuto dissimulare. Loro ridono divertiti. «Bene così! Dai, puttanella, che lo facciamo godere il vecchio! Dai, che una fica stretta come la tua, di sicuro non l’ha mai goduta. Dai, fallo godere, che ce ne andiamo!» Sento il cazzo di mio padre diventare sempre più duro e, prima che me ne renda conto, siamo entrambi sempre più eccitati. Lui mi dice che è dispiaciuto, ma sta per venire e prende a piangere.

«Mi dispiace, piccola! Non volevo, ma sto per venire! È tutto così incredibile ma pur sempre sconvolgente: sento che son pronto a godere. Non posso resistere alle sensazioni che mi trasmette questa tua fica, cosi stretta e calda! Perdonami, ma devo sborrare!» L’ho sentito gonfiarsi, per poi venire dentro di me. Una ondata di calore mi ha riscaldato il ventre. Ho chiuso gli occhi ed ho assaporato il piacere che mi dava nel sentire il calore del seme, che mi aveva generato. Era sconvolgente e, nello stesso tempo, dannatamente erotico. Solo delle menti perverse, come quelle dei nostri aguzzini, potevano generare una situazione del genere. Mi hanno lasciato e son rimasta impalata su papà. Ho sollevato le braccia e l’ho abbracciato; ho cercato la sua bocca e l’ho baciato. Ho infilato la mia lingua dentro la sua bocca, alla ricerca della sua, che si è unita alla mia in un duello erotico. Per un tempo infinito, ci siamo baciati non come padre e figlia, ma come amanti. Si, in quel momento l’ho amato come maschio. Quelli si son messi a ridere, divertiti. «Caspita, che bacio! Questo sì che è amore! Non abbiamo fatto un bottino sodisfacente, ma ci siamo divertiti a farvi scopare fra voi! Non potrete certo andare a denunciarci, altrimenti rivelereste l'incesto commesso! Restate immobili che ce ne andiamo. Tanto, una notte così, non la dimenticherete!» Restiamo immobili, mentre essi se ne vanno. Guardo mio padre, che non dice nulla. Sento il suo cazzo ancor duro dentro di me, per cui riprendo a scoparlo. Egli, per un po’, non reagisce, poi mi chiede di liberarlo. Lo guardo e gli comunico che lo voglio ancora. Lui sorride. «Scioglimi, che ho anch’io ancora voglia di te. È una follia, ma tu, adesso, mi sei entrata nel sangue.» Lo slego, lui mi solleva e mi distende sul letto. Mi entra dentro e mi scopa, facendomi godere tantissimo, fino a riversare dentro il mio ventre un fiume di crema bollente. Solo dopo aver appagato i nostri sensi, lui mi ha confessato che, dopo la morte di mamma, non ha voluto altre donne, perché era innamorato di me. Non me lo avrebbe mai detto, se non si fosse verificata quella brutta avventura. L’ho abbracciato forte e gli ho detto che lo amavo in tutti i sensi, sia come padre, che come amante. Da allora, sono la sua donna. Cinque settimane dopo, ho scoperto di esser incinta ed è mio padre il papà della mia bambina. Ho partorito una bellissima figlia, che abbiamo chiamato Giulia, come mia made. Oggi sto facendo degli esami, perché credo di esser di nuovo incinta. Spero che questa volta sia un maschio.

 

 

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