Chapter 3 - Due maschi tutti per me!
Posso considerarmi una donna fortunata: ho due maschi super che mi amano ancora, mi montano e mi fanno godere in modo pazzesco.
11 months ago
Mi chiamo Anna, ho 37 anni, sono alta 1.70, lunghi capelli castani, grandi occhi castani. Seno di una bella quarta piena, corpo snello dalla forma sinuosa, culo tondo e sodo al culmine di cosce lunghe e tornite. Sono sposata con Marco, che ha cinque anni più di me. È un bel maschio, alto, biondo con occhi di un azzurro intenso, un po’ di pancetta che a me piace molto, ben dotato: è un ottimo amante a letto. Peccato che, da quando siamo sposati, sta poco nel letto con me. È ingegnere e lavora per una grossa compagnia petrolifera, per cui, spesso, resta per mesi, lontano da casa. Dopo la morte dei miei genitori, ho ereditato la loro villetta, costruita tanti anni fa. Marco ha detto che avrebbe trovato il tempo e il modo di eseguire una profonda ristrutturazione, ma, dopo la sua assunzione, è sempre via ed io devo combattere con continui problemi, una volta con l’impianto idrico, altre volte con quello elettrico e via discorrendo, insomma è un continuo malfunzionamento di cose che non so riparare. Fortunatamente c’è Mario, mio suocero, che però abita a circa mezz’ora da casa mia e, poiché è un ex impresario edile, riesce sempre a sistemare ogni problema. Ma, abitando un po’ distante, di volta in volta che lo chiamo, deve prendere l'auto e correre in mio soccorso. Mario è un bell’uomo. Ha cinquantacinque anni. Alto, spalle, larghe un fisico davvero invidiabile. Occhi azzurri come quelli di mio marito, capelli, ora, tutti bianchi, anche se in gioventù erano biondi; è sempre stato molto disponibile con noi e, con me, in particolare. Vedovo da sei anni, dopo la morte di mia suocera, lui ha venduto la sua azienda edile è si è ritirato dal mondo del lavoro. Saltuariamente, svolge qualche lavoretto, ma lo fa solo ad amici o parenti, cui non sa dir di no. Fin da quando l’ho conosciuto, ho notato che ha sempre avuto una particolare ammirazione per me, cogliendolo ad indugiare con lo sguardo sulle mie tette, che lo hanno sempre affascinato, forse perché, al contrario, mia suocera, buon’anima, di seno non ne aveva per niente; una seconda scarsa e, quindi, il suo interesse per il mio, era più che giustificato. A me non ha mai dato fastidio quel suo interessamento al mio seno, anzi mi ha sempre fatto sentire lusingata; poi, oltre lo sguardo insistente, non ha mai fatto nulla di sconveniente nei miei confronti, evitando galantemente di mettermi a disagio. Inoltre io, per abitudine, raramente indossavo il reggiseno e, spesso, lo sorprendevo a fissare, oltre le tette, le sporgenze offerte dai miei capezzoli, ben evidenti sotto gli abiti indossati. Per circa un semestre, Marco è rimasto via. Poco dopo la sua partenza, sono iniziati i guai con la casa. Quindi, ogni volta che qualcosa aveva bisogno di esser riparato, chiamavo mio suocero e lui provvedeva a riparare qualunque cosa. Era estremamente disponibile e non c'era cosa che non sapesse riparare. Non si è mai lamentato di dover affrontare circa mezz’ora di viaggio per venire a casa mia e sistemare i guasti. Quasi sempre capitava che si trattenesse per cena, per poi tornarsene a casa sua. Un sabato mattina, uscii per andar a fare la spesa e, al ritorno, scopro che la cucina è quasi allagata. Un tubo, sotto il mobile del lavello, era ceduto ed avevo acqua dappertutto. Disperata, l’ho chiamato. «Mario, sono di nuovo nei guai! Ho una perdita sotto il lavandino e non so come rimediare.» Lui, con una calma serafica, mi dice che, per prima cosa, devo chiudere la valvola per l'erogazione dell’acqua ed aspettare il suo arrivo. Ho fatto come mi ha detto e, quando è arrivato, si è subito messo disteso sulla schiena, all'interno del vano sotto il lavandino. Mi son seduta al tavolo della cucina ed ho chiacchierato con lui per tenergli compagnia, mentre lo guardavo lavorare. Potevo vedere solo la metà inferiore del suo corpo, mentre armeggiava con i tubi all'interno del mobiletto e son rimasta un po' sorpresa a ritrovarmi a fissare un certo rigonfiamento nei suoi pantaloni. Era sdraiato sulla schiena, con le gambe leggermente divaricate, ed il suo cazzo, piuttosto consistente, si profilava lungo una gamba dei jeans. Potevo vedere il contorno chiaro della sua asta che premeva contro il tessuto dei pantaloni. Sono rimasta stupita! Era la prima volta che notavo una cosa del genere. Con Marco lontano da tre mesi, l’unico passatempo erotico che mi ero concessa, erano stati una serie di rapidi orgasmi a settimana, con il vibratore personale. Insoddisfatta dal punto di vista sessuale, non mi son stupita più di tanto se mi son soffermata a guardare il suo pacco cosi voluminoso, capendo anche da chi Marco avesse ereditato quella dotazione: tale padre, tale figlio! Ammetto che, al solo dare un'occhiata al grosso pacco di mio suocero, mi stava provocando una certa eccitazione. Quando ha finito di riparare la perdita sotto il lavandino, era molto più tardi del solito ed i suoi vestiti si erano sporcati dato il fatto che il pavimento non era completamente asciutto. Gli ho suggerito di non tornare a casa e passare la notte da me; ha ritenuto che fosse una buona idea. «Perché non vai a farti una doccia e darti una ripulita, mentre io preparo qualcosa da mangiare. È il minimo che posso fare per ringraziarti di esser venuto fin qui, per aggiustare il lavandino. È il minimo che possa fare per sdebitarmi.» Lui mi ha sorriso e mi ha davvero colto di sorpresa, quando ha risposto alla mia proposta. «Chissà, forse il modo migliore per sdebitarti, sarebbe quello di farmi un pompino.» L’ho guardato e son arrossita fino alla radice dei capelli. Fingendo un disagio, che però non avvertivo, gli ho risposto: «Ma che dici, Mario? Da dove o cosa nasce questo tuo desiderio?» Lui si è reso conto di aver azzardato troppo e, con un sorriso timido, guardò le mie tette libere ed i capezzoli turgidi, che premevano sotto la canottiera. «Scusami, Anna. Maria se n'è andata da molto tempo e, ad esser sincero, non vado da nessuna parte. Ogni volta che vengo qui per sistemare qualcosa, non riesco a far a meno di osservare quei tuoi splendidi seni, che sono molto più belli di quelli di Maria. Se potessi avanzare una richiesta, ciò che mi piacerebbe davvero, sarebbe quella di ricevere un bel pompino. Capisco che, così dicendo, appaio ai tuoi occhi come un porco, ma non ho saputo resistere alla tua offerta.» L’ho guardato e non sono riuscita a mostrarmi offesa. Pensare di esser al centro dei suoi desideri, mi ha lusingato non poco, provocandomi un ulteriore rigonfiamento delle mie tette. Mi son portata le mani sul viso, nel tentativo di nascondere il mio finto imbarazzo, poi gli ho sorriso: «Intanto, che ne dici di andare a farti una doccia fredda, mentre io preparo la cena?» Ci abbiamo riso su, facendo in modo da sciogliere l’imbarazzo; poi lui se n'è andato in bagno, mentre io ho preparato una cena veloce, imbandendo la tavola per noi due. Finito di preparare, mi venne la bella idea di lavargli i vestiti, dato che si erano sporcati, nel mentre lavorava al lavandino. Sono scivolata silenziosamente nel bagno per prendere le sue cose ed ho avuto una piccola sorpresa, quando l'ho visto attraverso la parete di vetro della doccia. Era in piedi, sotto il getto della doccia, di profilo rispetto a dove mi trovavo io, con la testa all'indietro, gli occhi chiusi e le mani che strofinavano lo shampoo tra i capelli.
Non potevo credere a quello che vedevo: il suo cazzo era enorme! Non era del tutto duro, ma non era nemmeno flaccido. Un bel cazzone lungo, ma, soprattutto, di notevole spessore! Una cappella larga, tipo fungo porcino, che puntava verso il pavimento della doccia, di fronte a lui. Doveva esser lungo almeno venti centimetri e lo spessore mi ha ricordato quello di Marco. Il cazzo di Mario, però, sembrava esser un po' più lungo ed anche un po' più grosso, sebbene non fosse in completa erezione. Sono rimasta assolutamente ipnotizzata! Non riuscivo a distogliere lo sguardo! Era passato fin troppo tempo dall'ultima volta che avevo tenuto un pene in mano, in bocca o nella vagina. Dio, quanto mi mancava! Solo adesso me ne rendevo conto. Fissavo il suo pene sussultare e vibrare su e giù, mentre continuava a lavarsi i capelli. Poi lo guardai abbassarsi di nuovo e, con un lento movimento, oscillare ancora avanti/indietro, mentre eliminava il sapone dai capelli. Sono rimasta a bocca aperta, quando ho visto cosa ha fatto dopo. Con gli occhi ancora chiusi, ha versato altro shampoo in una delle sue mani ed ha preso ad accarezzare lentamente quel membro, che stava crescendo sempre più. Teneva la base della sua asta con una mano, mentre usava l'altra per scivolare su e giù per tutta la lunghezza del cazzo. Ha preso a strofinare la punta e poi si segava piano, mentre la verga era adesso al massimo della sua erezione. Sono rimasta a bocca aperta, mentre lo guardavo masturbarsi sotto la doccia. Non ci avevo mai pensato prima, ma, porca miseria, era dannatamente provocante. Indossavo un semplice vestito a fiori senza reggiseno ed un minuscolo perizoma. L’indumento era di un cotone sottile, scollato e piuttosto corto, perfetto per le prime giornate e notti calde, di questo inizio d'estate. Inconsciamente, ho messo una mano fra le gambe, ho scostato le mutandine ed ho trovato la mia fica umida. Ho concentrato le dita sul clitoride pulsante ed ho iniziato a massaggiarlo, facendo piccoli cerchi attorno alla punta, mentre mi godevo lo spettacolo che Mario, inconsapevolmente, mi stava offrendo. Mentre mi torturavo il bottoncino con una mano, ho allungato l'altra mano ed ho iniziato a stringermi delicatamente il seno, impastando la carne e tirando i miei capezzoli induriti per l'eccitazione. Non ero sorpresa da quanto fossi eccitata. Guardare Mario farsi una sega sotto la doccia, mi stava sbalordendo. Insistevo, con una mano, a titillarmi tra le gambe e con l'altra, mi accarezzavo le tette, gemendo piano e sicura che lui non potesse sentire, a causa del rumore prodotto dallo scorrere dell'acqua. Un piacere intenso ha pervaso il mio corpo, mentre giocavo con il mio clitoride gonfio e guardavo Mario accarezzarsi la sua spessa verga, ora in perfetta erezione e protesa in tutto il suo splendore. Con gli occhi ancora chiusi, Mario si voltò verso il getto caldo proveniente dal soffione della doccia ed emise un gemito roco, mentre esplodeva nel suo orgasmo. Lunghi schizzi di sperma bianco e cremoso erano finiti su tutto il pavimento della doccia. Vedere il suo sperma schizzare fuori dalla punta del suo cazzo duro, mi ha spinto oltre il limite, facendomi esplodere. Ho percepito un orgasmo intenso, frenetico, attraversarmi tutto il corpo, dal clitoride al capezzolo, lasciandomi senza fiato e facendomi tremare le gambe per il piacere. Con gli occhi spalancati e, fissando avidamente l'enorme erezione di Mario, ho continuato a muovere le dita, strofinandomi il clitoride molto sensibile, fino all’apice del piacere. Dato che Mario non riusciva a sentire i miei lamenti, perché soffocati dal rumore dell'acqua, ho continuato a giocare con il mio clitoride per qualche secondo in più, cercando di ritardare, quanto più possibile, il mio orgasmo. Poi, silenziosamente, ho raccolto i panni sporchi dal pavimento e son scivolata fuori dal bagno, prima che Mario finisse di venire; volevo uscire da lì, prima che aprisse gli occhi. Mentre uscivo dal bagno, ho guardato Mario, che si sporgeva in avanti con entrambe le mani sulla parete della doccia per sostenersi, i suoi occhi erano ancora chiusi, il suo cazzo, semiduro, sporgeva dal suo torso e penzolava liberamente tra le sue gambe. Mi son imposta di staccare gli occhi da quello spettacolo impressionante, che si era consumato nella mia doccia ed ho chiuso silenziosamente la porta dietro di me. Mario ritornò in cucina mentre stavo togliendo il cibo dal frigo. Indossava l'accappatoio di Marco, poiché i suoi panni erano in lavatrice; si sedette al tavolo mentre gli preparavo il piatto per la cena sul bancone dietro di lui. «Mario ho messo i tuoi panni sporchi nella lavatrice: ho pensato che non avresti voluto rimetterli sporchi, dopo la doccia.» Lui mi ha sorriso ed ha annuito. «Sì, ho visto che erano spariti. Ho preso l’accappatoio di Marco da dietro la porta. Spero di non aver fatto un casino.» Io l’ho guardato e gli ho sorriso rassicurandolo. «Nessun problema! In realtà avevo preso quell'accappatoio per Marco, lo scorso Natale, ma non lo ha mai indossato. A lui piace girare nudo, o quasi, per casa.» Abbiamo riso entrambi, mentre io finivo di mettere il cibo in tavola. Appena mi son seduta, lui mi ha fissato e parlato con voce un po’ rammaricata.
«Devi scusarmi per la stupida battuta sul pompino. Anna, a volte, mi sento un po’ solo, ma non era mia intenzione offenderti. È passato ormai del tempo che non faccio sesso con una donna, che la battuta è uscita cosi, senza riflettere a chi la stavo proponendo. Scusami.» Ero in piedi, dietro di lui, ed appoggiavo la pirofila sul tavolo e, di proposito, ho premuto le mie tette sulla sua spalla, premendo i capezzoli turgidi contro il suo braccio. Sorridendo, gli ho detto di non preoccuparsi: andava tutto bene. «Non sono offesa, dai, Mario, mangia... poi vedremo se sarà possibile fare quel pompino!» Mentre mi sedevo davanti a lui, ho visto il suo sguardo stranito, quasi incredulo. Gli ho sorriso e poi ho allungato una mano; l’ho infilata all'interno dell’accappatoio, trovando il suo cazzo moscio, che pendeva oltre il bordo della sedia. L'ho stretto delicatamente. L’ho fissato negli occhi e poi gli ho sorriso, mentre lo sconvolgevo con le mie parole. «È il minimo che posso far per te, viste tutte le volte che sei corso qui e mi hai risolto qualche problema.» Un sorriso tra il serio ed il faceto si è delineato sul suo volto. Ha iniziato a consumare la sua cena, molto velocemente. Mentre sedevo accanto a lui, mangiando la mia porzione di cena, di tanto in tanto, mi allungavo a controllare tra le sue gambe, sorridendo tra me e me, perché notavo che il suo cazzo si stava riprendendo, in previsione di quello che gli avevo detto. Finita la cena, lo lasciai seduto al tavolo, mentre sparecchiavo, poi, gli portai una coppetta di gelato al cioccolato. Glielo misi davanti, poi girai la sedia di lato, rispetto al tavolo, e mi inginocchiai tra le sue gambe divaricate. «Dai, mangia, e goditi il tuo dessert.» Senza aggiungere altro, ho aperto l’accappatoio ed ho afferrato il suo cazzo semiduro. Ho spalancato la bocca e ne ho leccato la punta. Lui ha iniziato a gemere. «umuuhm… oooohhh! Sì! Sapessi da quanto sogno questo momento! Dai, non ti fermare!» Ho iniziato a leccare quel meraviglioso scettro di carne dura e pulsante e mi son sentita orgogliosa, quando ho visto il piacere dipingersi sul suo volto, mentre muovevo la testa su/giù sul suo pene rigido, stimolando sempre più la sua crescente erezione. Non ci volle molto prima che fosse completamente eretto. Dopo aver succhiato ed accarezzato la sua erezione pulsante per diversi minuti, ho accelerato il ritmo ed ho usato la mano per aggiungere ulteriore stimolo a quella verga.
Lui non ha retto alla mia suzione. Di colpo si è irrigidito e mi è esploso in bocca. «Anna! Anna! Anna! Togliti che sborro! Sto sborrando!» Andarmene? Mai! Non lo avrei fatto nemmeno per tutto l’oro del mondo! Volevo il suo piacere in gola e l’ho avuto tutto, fino all’ultima goccia. Mi ha schizzato diversi spruzzi di seme caldo e cremoso nella gola. Ho ingoiato tutto, era un'enorme quantità di crema! Mamma mia, quanta ne aveva! Ho continuato a succhiarlo, muovendo la testa su/giù sul suo cazzo, pompandolo ed estraendo fino all'ultima stilla di sperma, mentre svuotava le palle nella mia bocca. In quel momento mi son resa conto di quanto mi era mancato aver un cazzo duro in bocca e schizzi di sperma sulle tonsille. Non volevo più restarne senza. Quando, finalmente, ebbe finito di venire, ingoiai di nuovo e leccai le ultime gocce di sperma dalla punta del suo cazzo. Ho lucidato con la lingua la sua notevole verga, mentre si ammorbidiva lentamente nella mia mano. Lui ha fatto un respiro profondo e poi mi ha parlato. «Porca miseria, Anna! È stato qualcosa di incredibile! Penso che sia stato il miglior pompino che mi sia mai stato fatto! Senza offesa, ma sei davvero una grande pompinara!» Ho sorriso, ho eliminato una ulteriore goccia di sperma dal mento ed ho commentato le sue parole. «Te lo meriti, Mario! Fai così tanto per aiutarmi, mentre Marco è via, che era davvero il minimo che potessi fare per ringraziarti; e poi mi è piaciuto molto, né mi sento offesa se mi hai dato della bocchinara! Forse lo sono davvero e, in ogni caso, desidero esserlo per te!» Mentre parlavo, non ho smesso di far scorrere la mano su e giù lungo la sua asta e, sorridendo, gli ho rivolto un complimento. «Hai un cazzo meraviglioso, sai? Mi è piaciuto tanto sentirti godere, diciamo quanto può esser stato piacevole per te. Sai, ero anch'io molto in arretrato in fatto di sesso: non so da quanto non ho più sentito un cazzo dentro.» Restammo così ancora per qualche minuto. Mario, seduto sulla sedia, riprendeva fiato e si godeva il suo momento. Avevo la testa appoggiata su una delle sue cosce, mentre continuavo ad accarezzare quel suo cazzo, ormai flaccido. Ho dato un'occhiata all'orologio ed ho visto che era già mezzanotte passata: per sparecchiare e pulire in giro, c'era voluto un po' di tempo; del resto avevamo cenato già tardi, quindi mi son alzata e gli ho proposto di andare a dormire.
«È ora di andare a letto. I tuoi panni non sono asciutti, quindi non ti conviene metterti in viaggio per tornare a casa: lo farai domani. Dai, adesso andiamo a riposare.» Lui ha annuito e si è detto d’accordo con me sul fatto che era tardi per tornare a casa. Si alzò con i lembi dell’accappatoio aperti, così da mostrare il suo lungo e grosso uccello che ondeggiava avanti/indietro, tra le sue gambe. «Dai, mostrami la camera degli ospiti.» Gli ho ironicamente sorriso. «Ma che camera degli ospiti: puoi dormire nel mio letto, stanotte. Il letto della camera degli ospiti non è preparato, non lo usiamo da tempo.» Così, ho allungato una mano, gli ho afferrato l'uccello e l’ho portato nella mia camera da letto. Una volta lì giunti, lasciò cadere l’accappatoio sul pavimento, mentre io mi toglievo il sottilissimo abito, oltre il perizoma: ci lasciammo cadere sul letto, nudi. Eravamo entrambi completamente stremati, quindi mi son sdraiata su un fianco, con Mario sistemato dietro di me. Le sue mani si allungavano per massaggiarmi delicatamente le tette ed il suo pene morbido era appoggiato contro le mie natiche: è così che ci siamo addormentati. La mattina dopo mi son svegliata per prima. Mentre sbadigliavo e mi stiracchiavo, ho appurato che quel cazzo, ben duro, premeva contro la parte bassa della mia schiena. Ho sorriso tra me e me, ricordando quanto accaduto la sera prima, e godendo nel ricordo dell'orgasmo provato mentre spiavo Mario farsi una sega sotto la doccia; poi il pompino che gli avevo fatto mentre mangiava il gelato al cioccolato per dessert. Mi girai ed appoggiai la testa sul petto di Mario, mentre allungavo la mano tra le sue gambe e iniziavo a far scorrere delicatamente la mano su e giù per la sua asta, che dava segni di irrigidimento. Mario sembrava sorridere nel sonno, mentre ovviamente apprezzava l'attenzione del mio palmo caldo, che accarezzava la sua erezione mattutina. Sorrisi tra me, mentre si svegliava gradualmente, dondolando i fianchi nel mio pugno. Quando si è svegliato, gli ho sorriso. «Buongiorno, sei sveglio? Dormito bene? Sei riposato?» Lui mi ha sorriso, poco convinto. «Non ancora... sto facendo un bel sogno, da cui non vorrei staccarmi…» Per tutta risposta, gli ho afferrato il cazzo, completamente eretto, e l’ho indirizzato fra le mie cosce.
«Non importa che sogni, io sono ben sveglia e questo giocattolo me lo voglio gustare tutto!» Senza aggiungere altro, gli ho messo una gamba sopra, a cavalcioni dei suoi fianchi, e posizionavo la mia fica, ora umida, appena sopra la punta del suo cazzo ben duro. Usai una mano per guidare la punta del suo pene nella mia vagina, poi emisi un gemito rauco, mentre mi abbassavo lentamente sulla sua enorme erezione. «aaahhhhhh...porca miseria, Mario! ooohhhi! Sei enorme! Sei dannatamente grosso! O mio Dio, mi sento così... piena! È bello!» È stato incredibile. Era passato così tanto tempo dall'ultima volta che Marco era tornato a casa e la mia fica era assolutamente dolorante per esser riempita con un bel cazzo duro e il cazzo di Mario era sicuramente all'altezza, di farmi impazzire di nuovo. Ho iniziato a far scorrere la mia passera su e giù per tutta la lunghezza dell’asta, spingendola sempre più in profondità nella mia fica ad ogni spinta verso il basso. Ero ancora eccitata dalla sera prima e stamattina ero già fradicia. La sua grossa verga è scivolata dentro facilmente ed ha colpito tutti i punti giusti nella mia fica fradicia dei miei umori. Mi son inclinata leggermente all'indietro, in modo da appoggiare le mani sulle cosce di Mario, dietro di me, per sostenere il mio movimento di rimbalzo. Ho notato che Mario era completamente sveglio adesso e i suoi occhi erano totalmente fissi sulle mie tette libere, che sobbalzavano ad ogni escursione del mio corpo su quel palo, che mi stava sventrando. Ha allungato la mano e me li afferrò entrambi, tirandoli e schiaffeggiandoli e, ogni tanto, pizzicandomi i capezzoli duri come la roccia. Era fantastico! Non sapevo se fosse perché era passato così tanto tempo o, semplicemente, perché il cazzo di Mario era enorme e mi riempiva come non ero mai stata riempita prima o, forse, entrambe le cose, ma la sensazione che stessero sfondando il mio corpo mi faceva rimanere senza fiato. Mi son chinata in avanti, lasciando che le mie tette penzolanti schiaffeggiassero Mario in faccia, mentre continuavo a rimbalzare su e giù sulla sua rigida erezione. Mario mi ha stretto i seni, comprimendo la carne in modo che i miei capezzoli rigidi sporgessero ancora più del solito. Ne succhiò uno in bocca, mordendolo e mordicchiandolo, continuando a massaggiarmi le tette, poi lo lasciò andare e fece lo stesso con l'altro capezzolo. Chinandomi in avanti, mi ha permesso di strofinare il mio clitoride gonfio contro la base della sua asta d'acciaio e, tra i denti sui miei capezzoli ed il mio clitoride che sfregava contro l'asta del suo cazzo, ho chiuso gli occhi e mi son subito lasciata andare ad un orgasmo portentoso e violento, che mi ha tolto il fiato. «Mario, sto venendo! Mi fai godere! Cazzo vengo!» Continuando a massaggiarmi le tette e a giocare con i miei capezzoli, Mario ha inarcato le gambe per poi prendere a stantuffare la sua verga durissima dentro e fuori dalla mia fica più velocemente, mentre assumeva un ritmo con una cadenza micidiale, spingendo il suo cazzo dentro di me più che poteva. Il mio orgasmo iniziale si attenuò leggermente, ma poi un altro mi travolse, facendomi tremare le gambe e facendomi urlare. «Porca miseria, Mario il tuo cazzo è incredibile! Oh, mamma mia! Mamma mia! È passato troppo tempo dall’ultima volta che tuo figlio mi ha fatto godere così tanto! Sto… sto venendo di nuovo! hmmmmm.... madonna mia, sei fantastico!» Ho aperto gli occhi mentre continuavo a dondolare i fianchi su e giù sulla grossa verga. All'improvviso ha lasciato le tette e mi ha afferrato i fianchi con entrambe le mani, inarcando la schiena e sbattendo il suo enorme cazzo dentro di me, il più profondamente possibile. Mi ha pompato e poi mi è esploso dentro quasi all’improvviso. Ho sentito diversi spruzzi di sborra calda e lattiginosa, sulle pareti della mia fica. Continuava a colpirmi con la sua mazza in profondità e, nello stesso tempo, me la farciva, ancora e ancora, mentre svuotava le sue palle piene e si godeva l'intenso piacere della sua sborrata mattutina. «Che modo fantastico di iniziare la giornata!» L’ho guardato incredula. Non potevo credere quanto fosse stato intenso il piacere provato e non volevo che finisse. Ci siamo alzati per far la doccia assieme e, ovviamente, mi ha chiavato anche sotto la doccia. Ci siamo insaponati a vicenda. Lui, accarezzandomi i seni insaponati e pizzicandomi i capezzoli rigidi, ed io, accarezzando la sua asta quasi dura e giocando con la punta rossa del suo cazzo. Eccitati mi ha appoggiato alla parete e mi ha scopato in piedi, come una puttana! Ho goduto così tanto che ha dovuto sorreggermi, perché mi cedevano le gambe. Dopo aver fatto colazione, lui se n'è tornato a casa. Il giorno dopo, al rientro dal mio giro mattutino di jogging, ho visto la macchina di Mario parcheggiata davanti al mio ingresso e lui era seduto su una sedia, sotto il portico. Ho sorriso quando l'ho visto. «Ehi, Mario, non ti aspettavo oggi! Che succede?» Lui ha sorriso e scosso il capo. «Va tutto bene! Però ho pensato di passare lo stesso per vedere se non avessi bisogno di sistemare qualcos'altro.» Ho capito il suo desiderio che poi era anche il mio. «C'è sempre qualcosa da sistemare in questa vecchia casa; puoi scegliere a tuo piacimento. Vieni dentro che comincio a preparare il pranzo.» Mario mi seguì dentro e io lo precedetti in cucina. Prima che potessi girarmi, ho sentito Mario aderire dietro di me e allungare le mani per afferrarmi le tette. Ho sorriso ed ho appoggiato la testa contro il suo petto, mentre lui mi stringeva ed accarezzava le tette attraverso la sottile t-shirt che avevo indosso quel giorno. Ho allungato la mano dietro di me ed ho trovato il rigonfiamento tra le sue gambe, così ho iniziato a far scorrere le dita su e giù per tutta la lunghezza del suo cazzo, all'interno dei pantaloni. Potevo sentirlo crescere nella mia mano, mentre me lo strofinava delicatamente contro le natiche. In un batter d'occhio, mi ha sollevato la maglietta, slacciato il reggiseno ed abbassato i pantaloncini della tuta, facendoli cadere per terra. Gli avevo aperto la cerniera dei pantaloni e tirato fuori il suo cazzo stupendo, ora completamente eretto, e stavo usando una mano per accarezzare la spessa asta, mentre lui mi afferrava rudemente i fianchi e mi sollevava sul bordo del tavolo della cucina. Poi, con il suo cazzo rigido che spuntava dai pantaloni aperti, mi ha tolto le mutandine, mi ha allargato le ginocchia e si è seduto su una sedia, con la testa tra le mie gambe. L'ho bloccato. «Mario, che stai facendo? Sono tutta sudata e non mi son ancora lavata! Dai, lasciami andare a darmi una rinfrescata.» Lui ha scosso il capo ed ha sorriso. «Non ho più leccato la fica di una donna, da quando Maria è morta... rilassati e lasciami divertire un po'.» Mi son appoggiata sui gomiti dietro di me per sostenermi e gli ho sorriso. Lui allora ha spinto ed infilato la testa fra le mie cosce, facendomi sentire la lingua nella fica, già tutta irrorata dei miei umori. Con le gambe appoggiate sulle sue spalle, le mie caviglie incrociate dietro la sua testa, ha infilato due dita nella mia vagina ed ha iniziato ad usare la lingua come una spatola; mi leccava su e giù la fessura, facendo scorrere la lingua tra le labbra della mia ostrica bagnata. Ha sentito il clitoride stretto fra le sue labbra, mentre me lo succhiava; usava la lingua per dargli dei colpetti, ancora e ancora, mentre gemevo e mi contorcevo sul tavolo. Ero in paradiso! Mentre giocava con il mio clitoride, mi ruotava le dita nella fica; ha utilizzato la mano libera per accarezzare il mio seno, stringendo la carne e pizzicando i capezzoli, il che non ha fatto altro che aumentare la palpabile estasi che scorreva liquida lungo tutto il mio corpo. Non c'è voluto molto prima che raggiungessi l'orgasmo. Son venuta sul suo viso, violentemente, ricoprendo del mio nettare viso e dita, finché quei succhi non hanno raggiunto il suo mento e mi son colati lungo le natiche, sul piano del tavolo. Ho goduto e son venuta in modo sconvolgente e sublime. «Sì, dai … dai, che vengo! Mario, mi fai venire! Vengo!» Mi ha lasciato godere tutto il mio orgasmo, con calma, senza fretta. Poi mi ha afferrato per i fianchi e mi ha tirato giù dal tavolo, abbassandomi lentamente verso il suo cazzo ben duro e teso, che puntava verso l'alto. Ero così bagnata, che mi è scivolato dentro facilmente, anche se le sue dimensioni mi hanno sorpreso, ancora una volta. Sentirlo entrare, mi ha fatto impazzire di nuovo! Mi ha fatto rimbalzare su e giù sulle sue ginocchia, penetrandomi sempre più in profondità, finché non sono rimasta completamente impalata sulla sua erezione dura come la roccia. Il mio clitoride che sfregava deliziosamente contro la base della sua asta. Mentre rimbalzavo su e giù sul suo grosso cazzo, la punta del suo pene stimolava perfettamente il punto G all'interno della mia fica. Improvvisamente fui scossa da un nuovo forte ed intenso orgasmo, che si mi ha fatto vibrare tutta, dalla testa ai piedi. Mentre con la bocca succhiava uno dei miei capezzoli duri, usò le mani per tenermi i fianchi e farmi stantuffare sul suo bastone rigido, finché, all'improvviso, è esploso, riversando dentro di me una notevole quantità di sperma caldo. È rimasto ancora a lungo dentro di me, finché, dopo essersi completamente svuotato nella mia fica, il cazzo, ormai moscio, è uscito seguito da un rivolo di sborra, che è colata per terra. Quando ho smesso di scivolare su e giù sul suo cazzo gonfio, gran parte del suo sperma era sgocciolato fuori dai lati dell'asta ed aveva allagato il pavimento davanti alla sedia, su cui era seduto. Quando mi son sollevata ed ho estratto il suo cazzo, ancora semiduro, dalla mia vagina, il resto del suo sperma si è riversato fuori dalla mia fica spalancata, insieme ai miei stessi succhi di piacere, e si è depositato sul pavimento tra le nostre gambe. Mi sono rimessa le mutandine, mentre pulivo la pozzanghera che avevamo lasciato sul pavimento, poi mi son data da fare in cucina a preparare il pranzo per entrambi. Mario si tolse i pantaloni, ma lasciò addosso i boxer, per andare in giro a sistemare alcune delle miriadi di cose che ancora dovevano esser sistemate. Dopo pranzo, ha riparato altre cose che erano da aggiustare e poi, a sera, dopo cena, gli ho fatto un bel discorso. «Sai, Mario, potresti anche trasferirti qui con me. Marco non tornerà prima di altri tre mesi, o giù di lì, e ci sono ancora un sacco di cose che vanno sistemate in casa.» Lui mi ha sorriso ed ha confermato che era davvero una bella idea. Dopo di che, siamo ritornati in camera da letto, dove mi ha scopato da dietro ed ha giocato con le mie tette, finché non abbiamo avuto entrambi orgasmi esplosivi, per infine crollare esausti, addormentandoci entrambi con quel suo enorme cazzo ancora infilato nella mia fica. Da quel giorno, Mario trascorse le sue giornate riparando alcune cose e sostituendone altre in casa, come ad esempio servizi igienici, ventilatori a soffitto, lavatrice e tosaerba, finché Marco tornò a casa, circa quattro mesi dopo. Marco ed io ci eravamo sentiti al telefono diverse volte, mentre era all’estero, e gli avevo detto che suo padre si era trasferito da me per provvedere a tutte le riparazioni di cui aveva bisogno la casa. A Marco andava bene per il duplice motivo che era solo nella sua casa e la nostra era vecchia e bisognevole di continue riparazioni. Ci sono verificate anche occasioni, un paio di volte, in cui suo padre mi scopava, prudentemente di nascosto, mentre parlavo al telefono con il figlio. Quando Marco tornò dall'estero, avevo fatto trasferire Mario nella camera degli ospiti. Ma, poco dopo esser tornato a casa, ho messo al corrente Marco che suo padre non stava lì con me solo per le varie riparazioni, ma anche perché mi scopava quasi ogni giorno e, a volte, anche due volte nello stesso giorno e non intendevo rinunciarci. «Mi vuole bene, mi fa sentir tranquilla quando tu non ci sei ed io ho tanta voglia che, diversamente, potrei farti le corna; invece cosi tutto resta in famiglia, nessuno sa niente e siamo tutti felici.»
Marco non ha mosso obiezioni a quel mio parlare con sincerità, forse aveva anche lui qualche tresca da farsi perdonare, ma a me non importava: ciò che mi interessava era che Mario restasse in casa e potesse scoparmi a sfinire. Dopo questo chiarimento, Marco, Mario ed io ci siam trovati in una condizione di vita quanto mai confortevole. Alcune notti, andavo a letto con Marco ed altre con Mario. A volte ho addirittura scopato con entrambi, nello stesso giorno. In realtà è stata una risoluzione quasi naturale: ho solo cercato di accontentarli entrambi. Ma il massimo si è verificato quando, una sera, li ho avuti insieme, atteso che Marco sarebbe ripartito per un altro viaggio di sei mesi. Quella volta mi hanno sfondato in doppia, di continuo, scambiandosi i miei buchi, quasi fossero sigarette. Una volta ripartito il figlio, Mario è tornato a dormire nel mio letto: non avevamo nemmeno più avuto bisogno di nasconderlo, quando Mario mi scopava, mentre parlavo con Marco al telefono. Son passati quasi quattro anni e le cose stanno ancora funzionando bene per noi tre. Ho partorito due volte e, ad ingravidarmi sono stati entrambi, assieme. Sì, assieme mi hanno sfondato la fica e me l’hanno riempita di sperma. Oggi Marco non va più all’estero e Mario mi aiuta a crescere i nostri figli. Posso considerarmi una donna fortunata: ho due maschi super che mi amano ancora, mi montano e mi fanno godere in modo pazzesco. Fra loro due si è stabilita una complicità pazzesca: a volte mi fottono dove capita e non si preoccupano se qualcuno potrebbe accorgersene, o potessero pensare che sono una puttana a pagamento.
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