Chapter 13 - Un torto riparato
i voglio! Non so da quanto ti desidero, ma ti voglio!
11 months ago
Mi chiamo Anna, ho 29 anni, alta 1,65, bionda naturale, capelli lisci alle spalle, quarta piena di seno, bocca ampia ma con labbra sottili, occhi verdi, curve morbide, ma non grassa, con la ciccia nei punti giusti, come dice mio marito. Sono sposata da due anni con Luca, che ha un anno più di me. Lui è alto 1,70 moro, carnagione scura, un bel cazzo, non troppo lungo, diciamo quasi nella norma. Fra di noi regna una splendida armonia. Lui è molto benvoluto dai miei genitori e anch’io sono stata ben accolta dalla sua famiglia. Un buon rapporto con mia suocera, una bella donna che tiene molto alla cura del suo aspetto. Con mio suocero, invece, c’è un rapporto che definirei "speciale". Carlo, padre di Luca, è un uomo sui 50 anni, capelli brizzolati, con un fascino da uomo adulto. Vedendo come porta bene i suoi 50 anni, è chiaro che anche da giovane doveva esser un rubacuori, ma la moglie lo ha sempre tenuto sotto controllo. Lavora come caposquadra dei vigili del fuoco e anche Luca, da oltre tre anni, fa lo stesso mestiere. La scorsa settimana, uscita dal lavoro e su richiesta di Luca, son passata a casa dei miei suoceri per prendere alcuni documenti inerenti la nostra casa, necessari per la denuncia dei redditi. Poiché mi era di strada, non ho trovato nessuna difficoltà ad aderire alla richiesta di mio marito. Quando sono giunta nella loro abitazione, è venuto ad aprirmi mio suocero. Indossava solo dei pantaloncini da basket e delle ciabatte infradito, in quanto appena uscito da sotto la doccia.
«Ciao Anna, benvenuta! È un piacere vederti, quale buon vento ti porta a casa mia?»
Appena entrata, non ho potuto far a meno di notare che aveva un bel fisico palestrato, nonostante l’età non più giovanissima. Dopo aver scrutato per un po' il suo corpo, con un’aria un po’ confusa, gli ho risposto.
«Luca mi ha detto di passare per prendere i documenti inerenti alla cessione della casa che occupiamo. Credo che siano necessari per compilare il 730. Credo che la commercialista gli abbia avanzato questa richiesta per il fatto che risulta esser una donazione o un'eredità, non ho ben capito.»
Lui mi ha sorriso bonariamente, mi ha invitato ad entrare e ad accomodarmi e poi mi ha subito offerto un caffè. L'ho seguito in cucina e lui subito si è dato da fare per prepararmi il caffè, poi, mentre lo sorseggiavo, ho continuato ad ammirarlo ed ho visto che anche lui non abbandonava lo sguardo dal mio corpo. Eravamo nel mese di maggio e, venendo direttamente dall’ufficio, indossavo un semplice paio di jeans, abbastanza attillati, che modellavano le mie forme e mettevano in risalto il mio splendido culo. Anche il seno era in bella evidenza sotto la camicetta bianca, stretto in un reggiseno di pizzo che lo modellava in modo da far risaltare i miei capezzoli. Per tutto il tempo in cui abbiamo sorseggiato il caffè, siamo rimasti in silenzio a scambiarci occhiate alquanto intriganti. Era ovvio che ci stavamo studiando e ognuno di noi due sembrava gustare il piacere della visione del corpo dell’altro. Una volta consumata la bevanda, lui aveva appoggiato le tazzine sul lavabo e mi ha invitato a seguirlo nel piccolo studio, che era stato creato in quella che una volta era la camera dove dormiva mio marito. L’ho seguito e, una volta dentro, mi sono avvicinata alla splendida scrivania, mentre lui, voltato di spalle, prendeva un piccolo faldone, riposto su di una libreria posta dietro quel mobile. Vederlo di spalle, mi ha eccitato. I suoi splendidi muscoli scolpiti, le spalle forti, il suo splendido culo, mi hanno fatto inumidire le mutandine. Prima di conoscere Luca, mi ero divertita a farmi scopare soprattutto da maschi più maturi, perché ho sempre pensato che avessero una marcia in più rispetto ai miei coetanei. In effetti, è sempre stato così. È stato Giovanni, un maschio maturo, mio vicino di casa, che mi ha sverginato a 17 anni e, per due interi anni, stata la sua amante: con lui ho sperimentato e provato tutti i piaceri del sesso. Con lui ho scoperto il piacere del rapporto anale, dei pompini con ingoio e, soprattutto, di farmi scopare ben a fondo. Luca è meraviglioso, mi ama alla follia, ma, a letto, non è proprio il massimo. Per questo motivo, il mio interesse nei confronti di suo padre è sempre stato molto alto, fin dal primo giorno che l’ho conosciuto. Mi sono avvicinata e, non riuscendo a resistere alla tentazione, d'un tratto l’ho abbracciato da dietro. Ho fatto premere le mie tette sulla sua schiena, mentre, con entrambe le mani, da sotto lo cingevo schiacciandomi contro di lui. Lui è rimasto un attimo in silenzio, immobile, con ancora le braccia alzate e nelle mani il piccolo faldone, poi ha fatto un sospiro e, con voce molto pacata, mi ha parlato.
«Anna, sai che ho sempre avuto un debole per te. Voglio molto bene a mio figlio, ma, purtroppo, non so resistere alla tentazione quando mi trovo davanti una bella donna come te. Pensaci bene, perché, se adesso mi giro e tu continui ad abbracciarmi, sono sicuro che non sarò più in grado di controllarmi.»
Son rimasta un attimo interdetta. Ho sentito dentro di me un po’ di rimorso nei confronti di Luca, ma non potevo negare a me stessa quanto suo padre mi piacesse e da tanto tempo. Son rimasta in silenzio, rimanendo abbracciata a lui e, quando le mie mani sono scese in basso, ho potuto accertare che il suo cazzo stava diventando davvero grosso nei pantaloni. Ho allentato un attimo la presa, lui si è girato e, dopo aver lasciato il faldone sulla scrivania, mi ha guardato dritto negli occhi ed entrambi, presi da un vero e proprio fuoco di passione, ci siamo baciati. Eravamo impazziti, carichi di passione e desiderio sconvolgente. Lui ha iniziato a toccare le mie tette ed io gli ho infilato una mano nei pantaloncini. Avevo sentito bene, aveva davvero un cazzo enorme. L’ho afferrato con entrambe le mani, abbassando i pantaloncini e mi son trovata davanti un autentico capitone! Grosso, di notevole spessore ed anche abbastanza lungo. La punta, grossa e violacea, sembrava crescere ancor di più, mentre lo stringevo con entrambe le mani. La sua bocca ha preso a mordermi i capezzoli, mentre io fremevo dal piacere.
«Ti voglio! Non so da quanto ti desidero, ma ti voglio!»
Lui si è staccato da me per un attimo, i suoi occhi brillavano di desiderio e, con un gesto apparentemente semplice, mi ha preso in braccio e, fatti pochi passi, siamo entrati nella sua camera da letto e mi ha adagiato sul letto matrimoniale. In un attimo mi ha sfilato jeans e mutandine; io, intanto, mi ero liberata di camicetta e reggiseno. Nuda, a cosce aperte, l’ho guardato con occhi carichi di desiderio. Lui, in un attimo, si è denudato e poi si è inginocchiato fra le mie cosce: la sua bocca è andata subito ad esplorare le pieghe della mia ostrica fradicia, che anelava solo di poter accogliere dentro di sé quella grossa mazza. La sua bocca vorace, la sua lingua incredibile, mi hanno ben presto portato ad un orgasmo che ho urlato, stringendo con forza la sua testa fra le mie cosce, bloccandolo, quasi temessi che potesse smetter di farmi godere.
«Vengo! Vengo! Non ti fermare! Non ti fermare che vengo! Ti voglio! Tutto dentro di me! Scopami! Sfondami tutta!»
Lui mi ha lasciato assaporare tutto il piacere di quell’orgasmo così intenso e potente, che mi aveva squassato fin dentro l’anima. Poi si è sollevato su di me: la sua mole imponente ed il suo splendido corpo si sono eretti su di me, sovrastandomi completamente. Ha afferrato con la mano quella splendida mazza e, dopo averne spennellato a lungo la punta fra le pieghe della mia fica ormai fradicia e desiderosa di averlo dentro, con occhi carichi di desiderio, me lo ha spinto dentro.
«Ho sempre saputo che eri una puttanella, poi ti dirò anche chi me l’ha detto, ma intanto, adesso, ti faccio provare qualcosa che mio figlio non ti può dare. Ora ti faccio finalmente diventare una donna!»
Ha spinto con forza quella splendida verga tutta dentro di me. Sentivo le pareti della vagina dilatarsi al massimo e, nonostante fossi completamente bagnata, ho sentito un lieve dolore. L’ho lasciato arrivare fin in fondo ed ho sollevato le gambe poggiando i talloni sulle sue natiche, per annodarle intorno al suo corpo e poter spingere il mio bacino in alto, per andare incontro a quel trapano umano che mi sfondava come un ariete. Sono impazzita, mentre il mio corpo era scosso da brividi di piacere senza fine.
«Sì, così! Sì, chiavami ancora più forte! Scopami più forte. Mi stai facendo impazzire! Mi stai letteralmente sfondando!»
Ho avuto un orgasmo incredibile. Ho sentito il mio corpo svuotarsi di ogni energia per restare distesa inerte sul letto. Ero come svuotata. L’orgasmo mi aveva letteralmente tramortita. Lui ha continuato a muoversi lentamente dentro di me e, d'un tratto, mi ha rigirato, trascinandomi su di sé. Mi sono trovata sopra di lui, impalata su quella trave che mi stava letteralmente trapanando il ventre. Lo guardavo mentre lui mi infilzava in verticale ed afferrava i miei seni, strizzandone i capezzoli e facendomi gemere di piacere. Quel misto di dolore/piacere ha, in qualche modo, ridestato i miei sensi e fatto tornare la libidine nel mio corpo, così ho preso a godere ancora di quell’enorme cazzo piantato dentro di me. Ho goduto di un nuovo orgasmo devastante, per poi sdraiarmi su di lui e, dopo averlo baciato, l’ho implorato di godere dentro di me. Lui ha inarcato le gambe, ha preso a sbattermi dal basso, facendomi impazzire ogniqualvolta la punta del suo cazzo arrivava a sbattere contro il collo dell’utero, procurandomi quel misto di dolore che si trasformava in piacere puro. Ho avuto ancora un orgasmo, poi mi ha posto di lato, mi ha sollevato una gamba ed ha preso a sbattermi ancora più forte; poi, dopo avermi guardato negli occhi, ho capito che da lì a breve, sarebbe venuto
«Anna, sto per sborrarti nella figa: adesso ti farò sentire cosa si prova ad esser riempita!»
Era un toro scatenato, che mi dava dei colpi sconvolgenti. L’ho stretto a me quanto più possibile e l’ho implorato di riempirmi.
«Sì, ti voglio! Voglio sentire che vieni dentro di me! Riempimi!»
Un’ondata di calore ha cominciato a riempire il mio ventre, mentre lui continuava a stantuffarmi avanti/indietro, pompando ancora con la sua grossa verga che, ad ogni affondo, faceva schizzare fuori il seme che mi stava iniettando dentro. È stata una scopata con una sborrata incredibile! Sfiniti, siamo rimasti a guardarci un attimo, poi lui mi ha baciato intensamente. Mentre lo guardavo negli occhi, gli ho chiesto chi era che gli aveva raccontato che io ero una puttanella. Lui ha sorriso e mi ha raccontato tutto.
«Ricordi quando Luca è stato promosso dopo il corso per pompiere? Durante la festa, c’erano molte persone che avevano svolto questo lavoro e tu e Luca eravate abbracciati, quando un mio ex collega, di nome Giovanni, mi ha avvicinato e mi ha detto che eri una bella ragazza. Io gli ho sorriso, e gli ho detto che saresti anche diventata mia nuora. Allora lui mi ha guardato e mi ha detto che Luca doveva aver sicuramente una bella dotazione per soddisfare una femmina calda come te. Io mi sono incuriosito e, dopo un po’ di insistenza, lui mi ha raccontato come ti aveva reso donna e ti aveva iniziato ai piaceri del sesso. Non ho detto niente a Luca, ma avendolo visto sotto la doccia più di una volta, ho capito che non avrebbe mai avuto l’attrezzo giusto per soddisfare la tua voglia. Vorrei continuare a scoparti ancora, ma in maniera discreta, senza ferire nessuno.»
L'ho stretto a me, l'ho baciato dicendo che non avrei creato nessun problema, ma che avrei voluto scopare con lui ogniqualvolta se ne fosse presentata l’occasione. Per circa un anno siamo stati amanti discreti ed io, con lui, ho ritrovato il piacere di farmi veramente sbattere da un maschio possente e molto dotato. Poi un giorno, Luca mi ha chiesto di aver un figlio e allora ho pensato che fosse giusto e doveroso interrompere la nostra relazione. Ho smesso di assumere la pillola anticoncezionale e, insieme, abbiamo cominciato a mettere in cantiere un figlio. Nonostante gli sforzi, Luca, dopo tre mesi, non era ancora riuscito a mettermi incinta ed una mattina, mentre insieme a mia suocera eravamo al mercato, in qualche modo lei ha intuito la mia tristezza. Ne abbiamo parlato e lei, scrutandomi negli occhi, mi ha dato un suggerimento che non mi sarei certo aspettata da lei.
«Capisco il tuo desiderio e l’amore che provi per mio figlio, ma, se non è ancora riuscito ad ingravidarti, dovrete trovare una soluzione alternativa.»
L'ho guardata, fingendo di non capire, ma lei, dopo avermi fissato un attimo negli occhi, è stata molto più esplicita.
«Se Luca non è in grado di ingravidarti, dovrai lasciare che lo faccia Carlo. Non credere che non mi sia accorta di come lo guardi e di come lui abbia un comportamento un po’ speciale nei tuoi confronti. Non sono certa che possiate già esser stati a letto insieme, ma, se fosse già accaduto, non te ne farei una colpa. Sono sempre stata gelosa di tutte le altre donne che gli gironzolavano intorno, ma di te non riesco assolutamente ad esserlo. Ti voglio bene come una figlia e, se dovesse esser lui a fecondare il tuo ventre, non ci troverei nulla da ridire. Son sicura che neanche Luca troverebbe nulla da ridire se ne venisse a conoscenza, anche perché, in qualche modo, a mio marito, questo glielo devo.»
L’ho guardata veramente sbalordita. Poi ho cercato di capire meglio.
«Scusami, ma non capisco: cosa significa che glielo devi?»
Lei ha fatto un profondo respiro, poi, guardandomi dritto negli occhi, ha continuato a parlare.
«Glielo devo perché Luca non è suo figlio, ma è figlio di mio padre. Appena sposati, Carlo è stato mandato con i soccorritori del terremoto su, in alta Italia. Prima di partire avevamo fatto delle belle scopate ed ero convinta di esser rimasta incinta, ma dopo una settimana che lui era partito mi son tornate le mestruazioni. Ero delusa e mi son ritrovata a piangere sulla spalla di mio padre. Lui mi ha sorriso e mi ha detto che avremmo potuto anche non dire niente a Carlo circa il mancato concepimento, e rimediare in qualche modo. Senza pensarci due volte, mi sono ritrovata lui fra le cosce che mi ha scopato per una decina di giorni, fin quando non ho poi capito che d'esser pregna. Ecco perché glielo devo. Carlo lo ha sempre saputo che Luca non era suo figlio, ma, in ogni caso, lo ha amato e cresciuto senza nessun limite.»
Ho abbracciato mia suocera e le ho detto che, in qualche modo, ci avrei pensato. Il pomeriggio dello stesso giorno, ho incontrato Carlo e, senza tanti preamboli, gli ho aperto i pantaloni, gli ho tirato fuori il cazzo e mi son fatta scopare. Mentre godevo, lo guardavo dritto negli occhi e gli ho fatto una speciale richiesta.
«Ingravidami! Riempi il mio ventre: finalmente avrai un figlio tutto tuo!»
Mi ha guardato un po’ sorpreso, poi ha preso a pomparmi come un pazzo scatenato, riversandomi dentro l’ingente quantità di sborra che sicuramente avrebbe potuto fecondare dieci donne. Abbiamo ripetuto la stessa cosa per altri giorni, fin quando mi son resa conto che ero gravida. Ero pronta a spiegarlo a Luca e, un pomeriggio che sono uscita prima dal lavoro, appena tornata a casa sono entrata in silenzio: appena però varcato l'ingresso ho sentito dei gemiti provenire dal salone. Mi son avvicinata all’angolo del muro e ho sbirciato oltre la parete. Distesa, a cosce aperte, c’era mia suocera che si stava facendo scopare da mio marito. Mi son eccitata nel vederli chiavare. Mi sono masturbata e, nel momento stesso in cui lui veniva dentro sua madre, anch’io ho avuto un orgasmo: il mio gemito ha rivelato la mia presenza. Si son girati guardandomi con occhi smarriti, stupiti, ma io non ho detto nulla; mi sono avvicinata e, dopo aver accarezzato la fronte di mio marito, mi sono inginocchiata fra le cosce di mia suocera ed ho preso a leccare la sborra che colava dalla sua fica. Lei mi ha sorriso, ci ha abbracciato e tutti e tre ci siamo stretti. La sera, a cena a casa nostra, dopo che tutti e quattro ci eravamo spiegati e chiariti, abbiamo fatto sesso ed è stato sconvolgente. Quella volta ho partorito due gemelli, un maschio ed una femmina; ora sono incinta di nuovo, ma non so se ad ingravidarmi sia stato Carlo o mio marito, perché dopo il parto, appena è stato possibile, hanno preso a scoparmi in doppia nella fica e contemporaneamente. È stata una cosa molto bella, che era nata quasi per caso, ma che in realtà ci rende molto felici, perché così possiamo far a meno di chiederci chi dei due possa avermi ingravidata.
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