Pompini 100 e lode

Chapter 4 - Il Registro Verde

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Per qualche giorno il Prof non si fece vedere. Certo, le ore di supplenza sono sempre una pacchia, ma così rischiavo di perdere il ritmo. E se ci avesse ripensato? 

Iniziai così a chiedere in giro agli altri professori e al preside, che mi rassicurarono che sarebbe rientrato entro un paio di giorni. Si era messo in ferie perché era un po’ “sotto stress”, mi dicevano.

Quelle giornate passarono un po’ troppo monotone, perché in effetti non riuscire a mettere in pratica il mio piano mi infastidiva non poco.

Un giorno, però, durante l’intervallo, successe una cosa che mi gelò il sangue.

Ero fuori a fumare e a chiacchierare con altre ragazze, quando due di queste iniziarono a parlare proprio del prof di matematica.

“Ma sì, pare che domani tornerà. Ho un’interrogazione programmata da settimane, mi toccherà mettermi una maglia scollata…ahahah!”

Uhm, quindi il suo era un vizietto conosciuto. Mi sono svegliata tardi. 

L’altra però le rispose:

“Ahahahah, sì, ma attenta che ti metta il voto sul registro vero!”

Cosa?! Che significa?! Dovevo indagare più a fondo.

“In che senso ‘registro vero’? Che vuol dire?” Chiesi alle due.

“Devi guardare la copertina. Quello vero è azzurro. L’altro è tipo sul verde, è un registro non ufficiale dove segna i voti in brutta, prima di ufficializzarli.”

Ma tu guarda ‘sto stronzo, pensai tra me.

Si è goduto una sega e mi ha messo il voto su un registro falso! Non posso rischiare.

Studiai il piano per tutto il pomeriggio, dovevo farmi trovare pronta. Dovevo diventare più cattiva. 

Il giorno dopo, quando entrò in classe, fui la prima che cercò con lo sguardo. Me ne accorsi subito. Avevo la sensazione che si sentisse molto più sicuro di sé. Così diedi il via al mio piano. 

Ero seduta al primo banco nella fila più a sinistra rispetto alla cattedra, quella più lontana dalla porta. Ero seduta di proposito accanto a Marino, il ragazzo ripetente, il classico bulletto. 

Indossavo una felpa larga e comoda, un po’ oversize, e sotto dei leggings che mi fasciavano le gambe sottili, mettendo in risalto tutte le mie forme.

Ero seduta accanto a Marino perché conoscevo bene i suoi modi da bullo, e in quel momento mi serviva.

Quando il Prof si sedette iniziò subito a spiegare. Io misi il mio telefonino nell’astuccio delle penne, in orizzontale, con la fotocamera attiva ben nascosta. 

Iniziai a filmare tutti i suoi sguardi languidi ai culi delle mie compagne, dopo un’ora avevo materiale per un documentario.

Mi sfilai la felpa lentamente, ma sfilandola tirai su un po’ troppo anche la magliettina che indossavo sotto. Per pochissimi centimetri non scoprii i miei piccoli seni nudi. 

Il Prof se ne accorse e non disse nulla, limitandosi a guardarmi. Marino, invece, abboccò all’esca.

“Oh, Mimì, che a quest’ora io non capisco niente!” disse con quel tono da maschio alfa ingrifato mentre si stringeva nel pugno la patta dei jeans.

Guardai il suo gesto e sollevai appena lo sguardo per notare che il Prof, mentre continuava a spiegare, non riusciva a non guardare sotto il nostro banco.

Mi avvicinai all’orecchio di Marino, gli sussurrai che un giorno, chissà, ma feci scivolare la mano sul suo uccello, guardando però per tutto il tempo il Prof.

“Mazzetti e Petrone, fuori!” ordinò. “Fuori o vi mando dal preside con una nota!”

Stava facendo il gioco da duro, ma era quello a cui aspiravo. 

Uscimmo e richiudemmo la porta dietro di noi.

“Mimì, andiamo in bagno che mi hai fatto arrapare!” 

“Marì, sparisci!” gli dissi, andando verso la scala antincendio a scroccare una sigaretta. E sparì.

Alla fine della giornata, con le aule vuote, accesi nuovamente la videocamera del telefonino nascondendolo perfettamente nell’astuccio. Mi sedetti sulla sedia del prof e lo aspettai.

Quando arrivò posò sulla cattedra effettivamente due registri. Uno azzurro ed uno verde. 

“Ti ho fatto un bel favore, a cacciare te e Petrone, eh? Che avete fatto?”

Era morbosamente curioso. Voleva fare la parte del prof duro, ma la sua era palese curiosità da vecchio maiale.

“Vuole saperlo, Prof?” chiesi alzandomi e cedendogli il suo posto. Lui si mise seduto e mi passò una mano sul sedere, a cui di istinto di scansai. 

Andai verso il mio banco dandogli le spalle. Mi chinai leggermente, mostrandogli il mio culetto e presi il telefonino. Spensi la registrazione del video e mi voltai. 

“Prof… com’è questa storia del registro verde?” chiesi andando verso di lui. 

Balbettò qualcosa, colto sul fatto. Non se l’aspettava. Provò a giustificarsi, a dire che è solo una brutta copia, robe così.

“Beh io il 7 della settimana scorsa me lo sono meritato in bella copia, mi pare. Ma visto che deve trascriverlo, lo trasformerei in un 8.” 

“No no no, non esageriamo. Già così va bene, poi facciamo una media e lo scrivo…” provò a ribellarsi. 

Mi spostai tra le sue gambe e mi inginocchiai, infilandomi sotto la cattedra. “Sicuro, Prof?” dissi abbassandogli la zip dei pantaloni. Sussultò. 

Prese il registro e mise 8 accanto al mio nome.

“Mi fa vedere su quale registro lo ha scritto?” gli chiesi con la vocina docile mentre facevo scorrere il mio indice sul suo membro che dalla punta iniziava ad inumidire le mutande.

Mi mostrò il registro azzurro, quello giusto.

“Bene…” dissi slacciandogli la cintura. “Ma quello è il voto della settimana scorsa…ora ci vuole quello di oggi…” mormorai liberandogli il cazzo dall’elastico delle mutande ed iniziando a segarlo piano.

“Sì, sì… 7… va bene!” disse tremando.

“Io farei 8…” risposi avvicinandomi con la lingua alla sua erezione. Gli leccai l’asta partendo dal basso e risalendo fino alla cappella lucida dei suoi umori.

“8… 8, va bene…” scrisse sul registro mostrandomelo. 

“Bravo prof… e allora adesso le faccio vedere cosa ho fatto in bagno con Marino…”

Gli scappellai l’uccello e avvolsi la cappella tra le labbra iniziando a succhiare. Lo sentivo ansimare, sobbalzare, godere. 

Non aveva un buon sapore, ma era un sacrificio a cui dovevo piegarmi, per il bene della mia vacanza. Lo masturbavo e lo spompinavo avida, prendendolo facilmente tutto nella bocca. Mugolavo, mentre lo succhiavo. 

Sollevai lo sguardo, aveva gli occhi chiusi, in estasi. Ben nascosta sotto la cattedra feci partire la videocamera. Mi ripresi per qualche secondo mentre gli succhiavo il cazzo e riuscii a riprendere il suo viso da porco che ansimava.

Spensi la registrazione giusto un attimo prima di sentire le sue gambe stringersi sui miei fianchi.

“Oh Gesù… Oh… Oooohhh…” disse mentre si svuotava nella mia bocca. Ingoiai tutto il suo seme e mi alzai. Avevo le labbra sporche della sua sborra. 

“Grazie, Prof… credo che queste ripetizioni private stiano davvero giovando alla mia media, non trova?” Mi allontanai e raggiunsi il mio zaino.

“Sì ma non può andare sempre così!” rispose il vecchio porco. “Tu non puoi ricattarmi così, adesso basta! Questa situazione non mi piace!”

Mi voltai verso di lui, poggiandomi alla cattedra. Gli mostrai il contenuto del mio telefonino, scrollando tra i video in cui guarda i culi delle mie compagne, quello in cui mi palpa, quello in cui gode mentre lo spompino. 

“No Prof. Basta lo dico io. Manca un mese a giugno e io devo arrivare agli esami con una buona media. E poi ci vuole il 100 finale. Se tutto andrà come deve andare io avrò 100 e lei un bel regalo finale. Se qualcosa invece andrà storto…” lasciai la frase spezzata a metà ed alzai al massimo il volume di quel video in cui godeva del mio pompino. 

Era immobile. Probabilmente avrebbe voluto uccidermi, in quel momento. 

“Vedrà, le farò un regalo davvero speciale, dopo l’esame…” sorrisi, come a stemperare la tensione. Gli schioccai sulla guancia rugosa un bacino al sapore di sborra, la sua, e uscii dalla classe.


Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: Se7enSinner

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