Chapter 2 - Tina in balia dei figli
L'incesto si fa più duro del previsto
1 year ago
Amore e sesso 2 Tina in balia dei figli
I ragazzi sono veramente all’altezza della fama di grandi amatori, sembrano davvero inesauribili; sono apertamente sempre più appassionati di me, del mio corpo; mi prendono in tutti i modi, in tutte le posizioni, con tutti i tempi e con tutti i meccanismi possibili, senza stancarsi mai di riempirmi specialmente quando si organizzano per la doppia penetrazione, in bocca e nel retto o in vagina, contemporaneamente, e spesso, nel retto e in vagina allo stesso tempo.
Come nel cuore di una tempesta di sesso sfrenato, mi trovo ad essere continuamente oggetto di un nuovo assalto e devo fare spesso ricorso al gesto di sosta, come nello sport; la più insistente è mia figlia che sta veramente dando tutta se stessa, perché forse è un sogno realizzato quello di avere la mamma nel suo letto, con due maschietti che lei conosce e di cui apprezza le qualità amatorie.
Far emergere il meglio, o il peggio, di me, che considera quasi bigotta, è quasi una missione e, non appena mi vede riposare, si fionda a baciarmi con amore; sentire la mia bocca divorata nella sua e infilarmi la lingua fino alle tonsille le dà quasi la sensazione di farsi riassorbire; quando poi trova lo spazio per infilare la lingua nella mia vagina, incurante, o apprezzandola, dello sperma che uno dei suoi amici ha appena lasciato, sembra fisicamente tornare nell’utero.
Dopo tanta ‘ginnastica’, mi sento quasi stremata, non sono giovane come loro e lo faccio capire a Nicla che li avverte che è arrivato il momento di chiudere la giostra; non sembrano molto convinti e si affannano quasi a rubare le ultime effusioni, gli ultimi sprazzi d’amore e di sesso, leccando una vulva o un ano, titillando un capezzolo, baciandoci dappertutto.
Poi si arrendono alla realtà e vanno, a turno, in bagno; furbescamente, Carlo fa andare prima Luigi e, mentre è solo, ne approfitta per pomiciare con me, in piedi al centro della camera, ancora nudi completamente, col membro piantato tra le cosce sul pelo dell’inguine; pochi movimenti di bacino a simulare il coito e la mia vulva si mette di nuovo a colare di piacere.
Non riesco a cacciarlo via, forse non lo voglio, e mi stringo appassionatamente, anche io raccogliendo le ultime briciole di un sesso per me al limite del consentito; quando anche lui è andato a rinfrescarsi, si rivestono e si avviano ad andare; Nicla lascia uscire Luigi e blocca Carlo.
“Sei ancora in cerca di lavoro?”
“Si, ho spedito stamane il curriculum a varie aziende.”
Scopre le carte e gli rivela che Tina non è amica sua, ma compagna di studi di sua madre; l’altro sbalordisce; Nicla continua dicendogli del mio ruolo in un’azienda alla quale lui ha fatto domanda e gli chiede se è pronto a dimenticare tutto di quella serata, nel caso che decidessi di aiutarlo per il lavoro; Carlo le ricorda le difficoltà economiche in cui si muove la sua famiglia e le assicura che non una virgola uscirà dalla sua bocca; d’altronde, è notissimo per la sua grande discrezione; allora Nicla scopre definitivamente le carte.
“Mamma, ti va di dare una mano a un ragazzo che merita?”
“Domani mattina faccio prendere la sua pratica e sarà convocato a colloquio. Se merita, sarà dei nostri.”
“Mamma?!?! Ho sentito bene?”
“Sì, hai sentito benissimo; Tina è mia madre e devo subire l’onta di sentirmi dire che ha una vulva, un didietro e delle tette più belle delle mie; io da quella vagina ci sono nata, come può essere più bella della mia?”
“Nicla, scusa, ma abbiamo detto solo la verità; visto che non conoscevamo i retroscena, puoi credere che eravamo sinceri. Tua madre, anzi Tina, ha la più bella vulva che abbiamo visitato, forse la più bella del mondo.”
“Ed io ne sono felice.”
Carlo non smette di ringraziare e mi garantisce tutta la sua gratitudine per quello che farò e la sua fedeltà se mai avessi ancora bisogno di lui come partner; lo rassicuro che non mancherò di chiamarlo, nel bisogno; siamo molto stanche, io e Nicla, e ci viene spontaneo stenderci sul letto per crollare in un sonno ristoratore; prima di addormentarmi, mi viene di raccomandarle.
“Appena possibile, avverti Francesco che voglio parlargli e farmi raccontare tutto il suo amore per me.”
“Solo raccontare?”
“Sei terribile; ma attenta, perché forse talis filia talis mater … A proposito, solo una mia curiosità; ma, visto che ne hai ‘conosciuti’ tanti e che tuo padre non la perdona a nessuna, mi hai mai fatto le corna?“
“Due o tre volte; ma non è il massimo; di tutti gli amanti che ho incontrato, è certamente il più supponente e il più maschilista; ma, come tutti questi personaggi, alla fine è assolutamente poco abile, poco delicato e insomma non dà soddisfazione. Anche per questo, non ti capirò mai.”
“Non ti chiedo di capire; ti chiedo di accettare. Forse, oggi mi rendo conto che la felicità era vicina, ma da un’altra parte; però non rinnego assolutamente niente del mio vissuto e rifarei esattamente le stesse cose nella vita. Solo un’altra curiosità, poi dormiamo. Con Francesco hai mai fatto sesso?”
“Ti ho già detto che spesso ho dovuto fingermi te, perché desiderava te e poteva possedere solo me. Abbiamo fatto sesso da quando aveva sedici anni e un pene appena manipolabile; ce la siamo spassata un mondo, per qualche tempo, poi abbiamo trovato altre strade e altri interessi. Ma, se in un’orgia me lo trovo davanti, ci faccio l’amore; bada non faccio sesso, ma l’amore, con tanta voglia e con tanta gioia reciproca.”
“Quindi, manco proprio solo io, all’appello!”
“Per poco, mamma, ancora per poco … “
Non fa passare molto tempo, Nicla, prima di mettere in atto il suo proposito; dopo poco più di una settimana, mi chiede per il week end successivo di tenermi totalmente libera per passarlo con lei, a casa sua, non essendo consigliabile, per quel che ha in mente, casa mia con suo padre tra i piedi; ormai ho imparato a conoscerla e, per qualche verso, sento di essere succuba delle sue voglie.
Esattamente come mi ha chiesto, il venerdì pomeriggio, chiudo i lavori in azienda e avverto che sarei stata irreperibile per chiunque per tutto il week end; comunico a Pasquale che passo il fine settimana coi figli e vado a casa di Nicla che ha commissionato una squisita cena, da consegnare su richiesta; citofono con una certa ansia, stranissima perché si tratta di mia figlia; ma sapendo chi è lei e con chi si sta preparando a ‘giocare’ mi sento rabbrividire.
Mi accoglie con un bacio appassionato e mi accarezza lungamente il didietro e il seno; le metto una mano nella vestaglia e la trovo totalmente nuda; accarezzo la vulva e avverto un certo umido che parla di una eccitazione straordinaria; appena in casa, mi invita a mettermi a mio agio usando liberamente le sue vestaglie e, se ne ho bisogno, l’accappatoio nel caso volessi fare una doccia; mentre mi libero degli abiti e mi rinfresco rapidamente, mi comunica che vorrebbe farmi ascoltare, non vista, qualche confessione di Francesco e che, per questo, quando lui arriverà, vorrebbe che mi nascondessi in ascolto nell’altra camera.
Io neppure sapevo che anche Francesco era della partita e le chiedo se per caso ha pensato ad una serata al calor bianco.
“Non una serata, mamma; una tre giorni tutta per noi tre. Domenica sera dobbiamo essere una sola anima in tre corpi.”
Sorrido, ma solo perché quello è un antico sogno che mai avrei sperato di rendere concreto e che lei, con un colpo da strega, cerca di realizzare; la rassicuro; mi metto in accappatoio e pantofole; mi strucco, perché ho notato che Nicla non ha traccia di trucco, e decido di pomiciare un poco con mia figlia, in attesa del via alla serata; ma il gracchiare del citofono mi blocca; vado nell’altra camera e mi sistemo dietro la porta per avere una buona visuale del salone; dopo poco, entra Francesco e non posso impedirmi una certa emozione a vedere che bel ragazzo sia diventato, alto, ben piantato, elegante e deciso nei modi.
“Ciao, sorellina, come mai questo strano invito?”
“Ti sembra strano che voglia stare qualche ora con te?”
“Di solito hai compagnie più intriganti; tra noi bastano i minuti di un abbraccio amoroso.”
“Stasera avevo tanta voglia di parlarti.”
“C’entra per caso quella storia che raccontano della tua amica sconosciuta, Tina mi pare, della quale dicono che ti ha surclassato in bellezza, in fascino e in capacità amatorie? Chi è? La conosco?”
“Chi racconta queste leggende metropolitane?”
“Luigi ha detto in giro che è venuto qui con Carlo, con te e con una tua strana amica misteriosa; pare che ci sia stato un bellissimo incontro a quattro e che la sconosciuta ti abbia surclassata a letto.”
“Carlo che ne dice?”
“Quello?!?!?! E quando parla, quello? Qualcuno suggerisce che addirittura si è preso una sbandata di quelle buone, per la sconosciuta, e che siano andati a vivere in non so quale sola dei Caraibi; di fatto, lo si vede poco in giro.”
“Quante Tina conosci tra le mie amiche?”
“So che chiami Tina mamma; di altre non mi risulta.”
“E quindi?”
“Quindi che? Mica vorresti farmi capire che la sconosciuta era mamma?”
“Ti farebbe senso se fosse così?”
“Nicla; che mamma sia la donna più bella, più affascinante, più bona, più tutto di quanto chiunque possa immaginare, non lo venire a raccontare a me che muoio d’amore per lei … “
“… ma non hai mai trovato il coraggio di farglielo neppure capire.”
“Sta’ zitta; questo è un discorso troppo doloroso; non lo facciamo neppure. Insomma, era mamma la sconosciuta, ci hai copulato, l’hai fatta possedere dai tuoi amici e lei è stata una sorpresa continua per tutti voi? E a me non hai affatto pensato?”
“Senti, stupidone, guarda le chiamate perse; scoprirai che, mentre te ne stavi in Riviera a gigioneggiare, ti ho chiamato disperatamente ma non eri contattabile. Hai perso la tua occasione, semplice!”
“Lo sai che mi stai uccidendo? L’unico mio sogno impossibile è fare l’amore con mamma; tu ci sei andata vicino ed io non ero raggiungibile. Mi odio.”
“Odiati quanto vuoi, ma è andata così e nessuno può farci niente; hanno avuto fortuna quei due, anche se Luigi si pentirà per tutta la vita di essere gola profonda.”
“Ma … mamma … ti rendi conto di come è strano tutto questo? Avremmo spergiurato che era la moglie più fedele e paziente del mondo … “
“Finché non è arrivato il diavoletto Nicla che la sua mamma voleva possederla, l’ha posseduta e le ha fatto scoprire momenti di grande amore e di grande sesso.”
“Davvero è stato così?”
“Ti dico solo che la nostra tenera mammina mi ha fatto vedere il più grande e il più bel film d’amore, fatti conto a Parigi, con una tre notti con un poeta che sarebbe da raccontare in un romanzo.”
“Mamma ha perso la testa per un poeta?”
“Te la vedi mamma che perde la testa? Piuttosto vedresti le vacche a pois volare in cielo. Sono riuscita ad indurla ad essere innamorata di un giovane poeta lo spazio di un week end, a farci l’amore alla grande in quei tre giorni; e lei è riuscita a rimanere imperterrita al comando della sua azienda, a conservarlo tra i ricordi e ad amarsi per come si è scoperta disponibile; è cambiata molto, quel fine settimana.”
“Sai che papà si è lamentato che è passata dai mutandoni al perizoma? Lui non capisce perché; adesso so che spogliarsi davanti ad un altro l’ha convinta a rinnovare anche il suo look. Com’è arrivata a finire a letto con quei due e con te?”
“Semplice; il poeta è venuto a Milano, con moglie megera; mamma ha sofferto per il crollo di un sogno ed io ho cercato di consolarla suggerendole di fare sesso; mi ha seguito, forse si è innamorata di me ed ha preso in blocco anche quei due, dei quali almeno uno, come mi dicevi, forse è anche rimasto scottato.”
“Perché l’hai fatto?”
“Perché amo mamma, perché volevo fare qualcosa per lei e con lei, perché volevo vederla felice anche solo per attimi; e ti assicuro che mi è parsa in paradiso quando a Parigi ha fatto l’amore col poeta, il quale è imbecille senza dubbio, ma ha saputo anche farle vivere momenti di pura estasi.”
“Cavolo, ti invidio da morire. Adesso ti prendo come anni fa, così tu fingi di essere mamma ed io mi illudo di fare l’amore con lei. Mi hai invitato per questo, spero. Adesso mi racconti per filo e per segno tutto, anche e soprattutto i particolari scabrosi; ed io ti possiedo fino a farti male per la gelosia, per la rabbia, per l’invidia … a due imbecilli e non a me …”
“Che ne diresti se fosse lei a possederti e fingesse di essere me?”
“Che cavolo dici?”
“Dice solo che se mi avessi confessato il tuo amore, io l’avrei ricambiato anche con tutto il corpo!”
Esordisco apparendo all’improvviso; Francesco rimane interdetto, a bocca aperta; balbetta.
“Nicla mi ha detto ed ho deciso di continuare a fare l’amore con te dopo tanti anni.”
Sono stupiti tutti e due; gli devo una spiegazione.
“La prima volta che ho fatto l’amore con te è stato quando eri un poppante. Ero molto giovane, calda, eccitabile e desiderosa di fare l’amore; vostro padre spesso mi trascurava; quando prendevi in bocca un capezzolo, non lo mollavi finché la tetta non era vuota, spesso dopo mezz’ora; sentirmi succhiare il capezzolo mi eccitava da morire; spesso avevo degli orgasmi travolgenti, più belli di quelli che mi procurava Pasquale; dopo un poco, imparai a procurarmeli; quindi, quando ti prendevo in braccio per farti succhiare, per me era come prepararmi a godere con te, il mio piccolo amante.”
“Mamma, ma una donna, quando allatta, si eccita?”
“Non è detto; non succede a tutte, solo qualche volta; per questo, Francesco era il mio amante segreto.”
“Quindi, ho fatto l’amore con te da poppante.”
“Anche dopo, molto più tardi e hai quasi messo in crisi il matrimonio. Non ti ricordi davvero di quel pomeriggio al mare?”
“Oh dio, avevo rimosso; è vero. Quella volta ho fatto proprio l’amore.”
“Che cavolo è successo?”
“Niente di particolare; aveva quindici o sedici anni, forse già voi due copulavate; un pomeriggio, di ritorno dal mare, ci stendemmo nudi sul letto io Francesco e vostro padre; tu dormivi sul lettino e Pasquale si era quasi addormentato; Francesco si appoggiò al mio didietro e il pene gli venne duro, così duro che alla fine si appoggiò alla mia vulva e la cappella entrò per qualche centimetro in vagina; quasi non me ne curai; e solo adesso mi rendo conto che avrei dovuto capire quanto amore ci mettesse il mio ragazzino nella casualità del contatto.
A farla breve, in un attimo mi penetrò e senza neanche muoversi mi scaricò una grossa eiaculazione; vostro padre si svegliò e piantò una grana; per fortuna il dottore gli spiegò che nel sonno ad un ragazzo poteva succedere. Adesso dovrei andare a dirgli che il ragazzo aveva solo fatto finta di dormire.”
“Mamma, credimi, fu una reazione semivolontaria; poi negli anni l’ho rivissuta con grandi masturbazioni; ma quella volta volevo solo stare appiccicato alla tua pelle, della schiena o del sedere non importava; l’erezione fu una naturale conseguenza ed eiaculare dentro, anche. Mi perdoni?”
“No, perché dovevi possedermi sul serio; Nicla ti aveva già insegnato come si faceva; perché non mi hai preso quella volta?”
“Non lo so; paura, vergogna, dubbi, esitazione … “
“E adesso da dove aspetti l’invito?”
Resta imbarazzato; non si aspettava da me tanta determinazione; mi viene vicino e mi abbraccia timidamente; devo essere io a prendere l’iniziativa, se voglio che faccia sesso con me.
“Mamma, ceniamo prima o facciamo prima l’amore?”
Nicla è come sempre decisa e diretta; Francesco balbetta; devo essere io a rompere gli indugi.
“Preferisci portarmi subito a letto o vuoi amoreggiare da poeta?”
“Voglio adorarti come meriti, voglio corteggiarti come una ragazzina che incontro per la prima volta e che mi pare troppo esplicita e diretta, per i miei gusti, quasi come mia sorella alla quale assomigli tanto, in questi momenti. Fai portare la cena, fammi conquistare l’amore della mia mamma; poi prometto che non mi fermerò, ma devo vivere il mio sogno integralmente; per favore, non parlatemi di sesso in maniera così brutale.”
Lo stringo con dolcezza al petto; nel movimento, la vestaglia si apre e le sue mani finiscono sui miei fianchi; me le porto sui seni e glieli faccio accarezzare.
“Ti piacciono ancora così tanto le mie tette?”
“Le amo, le sogno, mi masturbo da una vita sognando di succhiarle come allora; hai due tette bellissime; sei tutta bellissima e ti amo, ti amo, ti amo.”
Nicla ha chiamato il negozio e dopo cinque minuti arriva la cena, mentre io e Francesco ci stiamo coprendo di piccoli baci.
“Non riesci a chiamarmi Tina almeno in questi momenti? Mamma suona quasi blasfemo mentre si fa sesso; l’idea dell’incesto mi pesa quanto mi attira l’idea di possederti e di farmi possedere con amore.”
“Io amo la mia mamma; sono innamorato da sempre della mia mamma; se vuoi, diventi Tina anche per me, come lo puoi essere con qualunque estraneo; ma preferisco pensare all’amore di figlio che tracima e diventa passione, sesso, voglia di fondermi con te, desiderio di tornare all’utero da cui sono nato; per questo preferisco sentirti e chiamarti mamma anche quando il pene mi diventa duro tra le tue cosce come adesso.”
“Hai ragione; anche io mi sento mamma anche quando la vulva mi cola dal piacere di sentire il tuo sesso. Ti amo.”
“La smettete di fare i fidanzatini di Peynet? Qui si fredda tutto e diventa immangiabile.”
“E se questa sera volessi mangiare solo il sesso di mio figlio e la vulva di mia figlia?”
“Fra noi tre, mi sa di essere l’unica a ragionare ancora un poco; fino a domenica, avrai voglia di mangiare membro, vulva e altro, dalla bocca sul viso, da quella sul ventre, davanti, e da quella fra le natiche, dietro. E ancora non sai cosa ho in mente! Mangiate le ostriche, intanto; pare che siano fortemente afrodisiache.”
Francesco apre un’ostrica e me la infila in vulva, all’imbocco della vagina, si inginocchia davanti a me e comincia a leccarmi l’interno delle cosce avanzando fino all’ostrica che ingoia di colpo, insieme al flusso di umori che la lunga leccata scatena.
“Ma ti sei depilata interamente!”
Nicla è meravigliata; Francesco la guarda interrogativo.
“Fino a una settimana fa, mamma aveva un pelo lungo e incolto, era unica e stupenda la sua vulva col bosco nero che la copriva; io l’ho conosciuta ed assaggiata così.”
“La Spa sa fare miracoli, sai; e mi pare di sentirmi più fresca e più pulita, senza peli.”
Nicla mi obbliga ad alzarmi, mi fa stendere sul tavolo e mi appoggia, in disordine, gamberetti ed ostriche su tutto il ventre; appoggia al centro dell’ombelico l’ostrica più bella; intanto, Francesco si è liberato degli abiti e tira fuori un corpo bellissimo, muscoloso, armonioso su cui svetta un membro importante, lungo e grosso, bitorzoluto e pieno di venature che non riesco ancora a toccare, anche se lo vorrei con tutta me stessa.
“Adesso mangiamo la mamma a partire dalla vulva, tu a destra e io a sinistra; chi arriva primo all’ostrica sull’ombelico pulendo tutta l’area avrà diritto a possederla per primo; senza trucchi e senza inganni.”
“Ma siete pazzi?”
Cerco di obiettare; ma la gara è partita e sento le lingue dei miei figli accarezzarmi il ventre, la culla della loro vita, diretti all’ombelico; sono eccitata al di là di ogni possibilità e quasi piango a pensare ai miei ragazzi che sembrano riprendere possesso di un corpo che sentono appartenergli.
Francesco ha troppa voglia di possedermi come ha sognato per anni e la sua lingua è più calda, nervosa, ansiosa di arrivare alla fine; raggiunge per primo l’ostrica, la ingoia golosamente e viene a baciarmi; è la prima volta che sento la sua lingua penetrarmi in bocca con decisione aperta e matura; mi stimola e mi eccita come mai avrei pensato e sento l’utero contrarsi e fremere, in attesa del suo sesso.
Quando il ventre è completamente pulito, mi solleva tra le braccia, neppure pensavo che potesse farcela, e mi porta sul letto dove mi deposita con delicatezza; poi mi scivola addosso lievemente e struscia su tutto il mio corpo la sua muscolatura notevole, mi schiaccia i seni coi pettorali e mi bacia; tra le mie cosce, le mani di Nicla scavano nella vulva a caccia del clitoride che prende fra le dita e stimola come un piccolo pene; poi afferra il sesso del fratello e guida la cappella fra le grandi labbra; da lì, sono le spinte di Francesco a penetrarmi lentamente; mi limito a godere in continuazione, con dolcezza e passione; comincia a montarmi con colpi lenti e lunghi, per prendere e dare tanto piacere.
Nicla è scomparsa per qualche minuto, mentre Francesco mi possiede con amore, mi bacia dappertutto e mi sussurra dolcezze che accentuano la mia lussuria; quando rientra, Nicla impone a suo fratello.
“Cerchiamo di essere paritari; prendila a smorza candela!”
Non capisco, ma loro forse si intendono più di quanto io pensi; lui si rotola sul letto e mi fa montare sopra, indicandomi di poggiare le ginocchia sul letto, di infilarmi il membro in vagina e di abbassare il busto perché possa succhiarmi le tette o farmi baciare sulla bocca; dietro di me avverto la freschezza del lubrificante come già avevo imparato, ma non so capire a cosa possa servire; Nicla si appoggia alla mia schiena e le sue cosce premono contro le mie natiche; qualcosa di duro spinge contro il mio ano; giro la testa pensando ad un altro personaggio, ma trovo Nicla che mi afferra per i lombi e mi sta penetrando l’ano.
“Mamma, dopo ti spiego che cosa sto usando. Sappi solo che ti sto possedendoti con una protesi, perché voglio prenderti insieme e contemporaneamente a Francesco. Te l’avevo detto; domenica sera saremo una sola anima in tre corpi.”
“Non sono così ignorante da non conoscere uno strap on. Fai solo attenzione a non lacerarmi, con quella bestia non hai la sensibilità per capire se la dilatazione è eccessiva.”
“Ignori la mia esperienza e l’amore che ho per te; sono in grado di contare le pieghette del tuo ano e di goderle una per una.”
Mi lascio andare e mi godo la penetrazione doppia in tutto il suo splendore. Mi coglie un dubbio.
“Ma il tuo strap on ha una protuberanza per la tua vagina?”
“Non preoccuparti; tra poco sentirai la più intensa, la più lunga, la più grande triplice esplosione che si possa immaginare. Tu pensa a godere la tua, perché la mia è già in arrivo!”
“Anche la mia!”
Affanna Francesco; ed io so bene che sul suo orgasmo il mio scatterà più violento di quel che si aspettano.
Quando avverto nell’utero lo spruzzo di Francesco che sta urlando di piacere, esplodo con una violenza incredibile e il mio corpo sussulta e si agita come tarantolato, mentre scarico fiotti di piacere sul membro e tra le cosce; Nicla raggiunge il suo orgasmo contemporaneamente a noi e le sue spinte nel sedere si fanno possenti, persino feroci; li sento sussurrare, mormorare, implorare ‘mamma ti amo’ come non li avevo sentiti tutta la vita e li abbraccio tutti e due, con tutto il corpo, urlando a mia volta il mio infinito amore per tutti e due, fisico e spirituale.
Con molta lentezza, Nicla esce dal retto violentato ed io mi sgancio da Francesco, che continua a trattenermi sul suo ventre, anche se l’asta tende a scivolare fuori; ci sdraiamo sul letto, pacificati; poi decidiamo di tornare a tavola per mangiare ancora qualcosa, possibilmente senza molte digressioni, ma solo scambiandoci baci e carezze.
“Mamma, quando avrai voglia di copulare, chiama me prima di ricorrere a chiunque altro; ti ho amato da sempre e voglio essere sempre il primo per te.
Mi dice Francesco e lo fulmino con uno sguardo.
Chiedo poi a Nicla.
“Ti accorgi di come mi stai depravando?”
“Se non te la senti, la porta è aperta. Se invece stai comprendendo che c’è anche un altro modo di amare i figli e di vivere l’amore e il sesso, allora non stare a lamentarti; non ho udito grida di dolore poco fa, ma solo di gioia e d’amore; io so che non ti ho mai amato come questa sera; e ti ho amato come madre, come fattrice e come donna, col cuore, con la testa e con tutto il corpo. Non credo si possa amare di più e, ti ripeto, in questa ‘vacanza d’amore’ mi piacerebbe che arrivassimo a scoprirci e a riconoscerci fino in fondo, come familiari ma soprattutto come persone. La mia proposta rimane la stessa; fare l’amore fino a domenica sera, poi verificare.”
“Adesso, cara Nicla, mi stai a sentire e stai zitta, assolutamente zitta! Per quanto sforzi la memoria, non trovo un episodio, un caso, un momento in cui io o tuo padre abbiamo autorizzato o vietato un vostro comportamento o interferito con le vostre vite; tu sei diventata una piccola troia sfrenata e tuo fratello un dongiovanni; il vostro sistema di vita amorosa è entrare in un pub, in un locale, in una discoteca, agganciare il primo membro o la prima vulva e copulare per una notte intera.
Noi non ci siamo mai permessi di giudicarvi; voi invece salite sul pulpito e ci condannate, me come bigotta e tuo padre come puttaniere, pur essendo peggio di lui; di fatto siete, e tu particolarmente, arroganti, supponenti e tirannici; chi non la pensa come voi, prenda la porta, come mi hai detto or ora. E intanto vivete da parassiti. E’ vero che io non sapevo molte cose; ma se credi che sia una povera imbecille, sei fuori strada; se arrivo a dare lavoro ai tuoi amici, è perché ho testa ed ho saputo lavorare, qualità che a te manca. Ignoro tante cose ed ho l’umiltà di riconoscerlo e di chiedere aiuto.
Ma per arrivare a pensare di dominarmi, ce ne vuole. Ti ho voluto credere quando mi hai detto che innamorarmi per una notte era ragionevole, ma sapevo che stavi solo esibendo la tua forza di persuasione; sono stata felice di trasgredire e in parte mi hai spinto, ma se non ci fosse stata la mia volontà, col piffero, che mi obbligavi. Ho ceduto per amore tuo, anche quando hai portato le notti da una a tre, con mia somma gioia, lo ammetto.
Quando il francese mi ha buttato giù, mi sono attaccata a te perché sentivo l’impulso ad amare fisicamente mia figlia; tu sei venuta a letto con me facendoti accompagnare dai tuoi bulli e mi avete sbattuta per bene; ho anche goduto molto, ma ho capito che tu copulavi, non facevi l’amore con me. Quando ti ho detto che volevo farmi raccontare, solo raccontare, da Francesco il suo amore, ci hai pensato tu ad alzare il tiro e mi avete sbattuto come una pietanza o come un tappetino, tutti e due senza amore.
E’ inutile blaterare di amore; io di quello sono molto più esperta di voi, perché lo vivo da ragazzina e lo sento quando un pene mi entra in vagina o una lingua nella vulva. Mi avete posseduto tanto, in maniera tecnicamente perfetta, ma non ho sentito l’amore che proclamate. Ora mi chiedi di passare tre giorni in appartamento, a farmi trattare ancora come uno zerbino per il vostro sesso. Non ci sto.
Io domani esco e vado a fare shopping; l’amore si verifica anche in questi gesti quotidiani, quando confronti i gusti e le volontà. Se volete stare in casa, buon pro vi faccia; se me lo anticipate adesso, io mi risparmio anche una notte senza amore. Caro Francesco, mi hai offeso gravemente; io non ho una voglia astratta di copulare e non chiamo chiunque a sbattermi. Ho fatto sesso col francese perché me ne sono innamorata, su consiglio di Nicla, per quelle sole notti, ma ne ero innamorata.
Ho cercato di fare l’amore con Nicla che amo alla follia; e lei mi ha indotto a fare sesso anche coi suoi amici, senza darmi l’amore che chiedevo; mi sono fatta sbattere come un tappeto da voi, perché volevo il tuo amore e mi avete dato solo sesso. Io faccio l’amore con chi almeno un poco mi dimostra amore, non corro come te a caccia della prima vulva, o del primo membro, tanto per farmi grattare; se mi sale la voglia, è di quella persona, di quel sesso, non di qualunque altro.
Se mi saltasse la voglia, e spero che succeda, di fare ancora l’amore con te, fare l’amore imprimitelo bene in testa; non copulare o far sesso, ma fare l’amore; se dovesse succedere, ti chiamerò perché amo e voglio te, non perché uno vale l’altro. Ti è chiaro che, per la mia cultura, mi hai offeso gravemente?”
“Mamma, sai che c’è di nuovo? Vattelo a cercare questo amore; io so dare la vagina e prendermi il membro; delle altre stupidaggini più o meno romantiche faccio a meno volentieri.”
La frase di Nicla mi uccide; sento che è consonante con suo fratello; quindi divento una belva.
“Bene, siete come vostro padre e come lui vi tratterò. Tu, ragazza, dal mese prossimo ti metti a lavorare, perché la pacchia dell’assegno finisce e, se devi, puoi anche fare sesso a pagamento; a me non fa specie; a te credo costi poco. Se vuoi, conosco una buona agenzia di escort della quale mi servo e che mi farebbe il favore di metterti alla prova. Tu, giovanotto, vedrai un notevole taglio; ti passerò l’essenziale per arrivare alla laurea, poi il lavoro te lo cercherai anche tu. Visto che ti piace esibire il tuo potere nel sesso, lascia che io esprima il mio nell’economia. Buona notte e buon fine settimana.”
Li lascio interdetti e vado in bagno, mi infilo sotto la doccia; quando esco, mi rivesto interamente e mi avvio ad andarmene; non dicono una parola e mi rendo conto che la comunicazione non c’è più, se mai è esistita; vedo male, perché ho gli occhi pieni di lacrime. Mentre entro in ascensore, squilla il telefonino; accendo speranzosa che siano già pentiti e trovo un’indicazione strana, Carlo; chiedo che cosa voglia.
“Scusami, ho trovato il numero ma non il nome. Ti dispiace dire chi sei?”
“Tina ti dice qualcosa?”
“Oh, signora, mi perdoni; è vero che lei mi aveva dato il numero …”
“Scusa, ma non si era detto che in privato ero Tina e mi davi del tu?
“Vale anche adesso che lei è la padrona della fabbrica dove lavoro?”
“Una cosa o vale o non vale; per me, in privato, sei il Carlo che proclama di amarmi; in fabbrica, sei l’impiegato e guai se sgarri. Dove sei?”
“Sono al Duomo; e tu?”
“A casa di Nicla; sei vicino; se vieni, ho bisogno di un amico o di una spalla asciutta o, meglio ancora, di un uomo innamorato; se non ricordo male, avevi detto che nel caso … ”
“Vengo immediatamente; stanotte sono il tuo cavalier servente innamorato della castellana.
“Mi piace l’immagine. Ti aspetto”
“Ma io sono già qui.”
Mi piomba alle spalle; deve aver fatto di volata il tratto.
“Dove andiamo?”
Prima di rispondere chiamo Pasquale al telefonino; mi risponde in un frastuono infinito; è fuori, con amiche e non tornerà a casa stanotte; gli dispiace che non mi fermo da Nicla ma non può farci niente; decido di portarmi Carlo a casa e di copulare nella camera degli ospiti, dove mio marito non entra mai.
Dopo dieci minuti, siamo sul letto della camera; sono stata spietatamente sincera; ho rotto coi miei figli ed ho bisogno di qualcuno che mi ami, anche solo per una notte; ho sentito che si è detto innamorato di me ed è la persona più vicina all’amore che oggi esiste intorno a me; oltretutto, abbiamo già copulato, fatto l’amore, mi corregge, perché quella sera lui mi ha amato davvero ed ha sentito che non era solo ginnastica, la mia, e questo rende anche più facile farlo, nonostante il peso per me, nella casa mia e di Pasquale che, a questo punto, merita di essere messo in un fascio coi figli e trattato a pesci in faccia.
Carlo avverte sua madre che non tornerà; poi cerca di convincermi che non è necessario copulare, se il problema è tutto mentale e di cuore; possiamo parlare finché ne ho bisogno ed anche piangere sulla sua spalla, se mi fa bene, senza necessariamente fare ginnastica sessuale.
“Per questo, voglio che facciamo l’amore, e che me ne faccia fare tanto e alla grande; so che non è né bello né razionale, ma ho bisogno di essere amata; poi deciderò se accantonarti e dimenticare o farti diventare il mio giovane amante segreto. Per ora, amami fino a che puoi o fino a che io reggo.”
C’è amore, nel bacio con cui mi prende e mi soffoca tra le sue braccia; è giovane e forte e mi piace abbandonarmi a lui con la certezza che non mi farà cadere in depressione; mi sommerge di piccoli baci su tutto il volto, con la delicatezza di un bambino e la forza di un uomo, soprattutto per la potenza del membro che sento crescermi tra le cosce, da sotto ai vestiti suoi e da sopra quelli miei; ho bisogno di lasciarmi andare e me ne sto ferma mentre mi spoglia delicatamente e mi bacia su tutto il corpo.
Niente a che vedere con la ferocia dei miei figli mentre mi possedevano con sapiente tecnica amorosa; questo, se non è amore vero, ci va molto vicino; e l’ansimare, lo sbavare continuo mentre mi lecca, la tenerezza dei piccoli morsi, la dolcezza dello sguardo mentre ammira il mio corpo che già conosce ma che adora come la prima volta, perché è la prima volta che mi ha tutta per lui; tutto, insomma, mi suggerisce che è molto vicino all’amore e, inevitabilmente, comincio a sentire di amarlo anche io.
Mi piego a sfilargli pantaloni e slip; afferro il sesso, di cui avevo vaga memoria e che ora mi si propone in tutta la sua possanza, e lo ingoio da affamata, fino a farmi dolere il palato, fino a sentirmi quasi soffocare, fino a resistere a conati di vomito; lo voglio tutto, dentro l’esofago, fino ai testicoli; e lo succhio come un caramello meraviglioso.
Si ricorda della volta precedente e mi sussurra.
“Devo frenarmi?”
“Guai a te se non mi fai godere prima di te!”
Mi solleva per le ascelle, mi fa sedere sul bordo del letto, mi spoglia e si abbassa fra le mie cosce.
E’ un viaggio in paradiso, per me, quello che lui fa tra le mie cosce fino alla vagina; quando la scopre depilata, sento che sorride anche se non può muovere la bocca impegnata a leccare; poi mi dirà che la preferiva pelosa, più unica e distintiva; intanto mi succhia il clitoride e mi provoca degli spasmi continui che culminano in un grande orgasmo; cominciamo a fare l’amore davvero.
Io stessa gli chiedo di penetrarmi in vagina con tutta la dolce violenza che il suo amore gli suggerisce e gli chiedo di eiaculare una prima volta, di farmi sentire il suo seme esplodere nell’utero insieme al mio orgasmo; rilassandoci, ci mettiamo a 69 ed io riprendo a succhiare il membro che in breve riprende il suo vigore e la sua stazza.
“Penetrami nell’ano, ti prego.”
Non aspettava altro; riprende a montarmi in vagina, ma da dietro con una penetrazione più dura e più lenta, per farmi sentire il sesso dalla vulva alla cervice dell’utero; intanto lubrifica con la saliva e con i miei umori l’ano che cede dolcemente e si apre alla penetrazione; ho in borsa una crema che mi ero portata per ogni evenienza, gliela passo e mi lubrifica anche il canale rettale inserendo due dita e ruotandole; poi mi chiede scusa e accosta la cappella, spinge un poco e la sentiamo penetrare.
Tutti e due sembriamo seguire con i tessuti dei sessi il progresso dell’asta nelle viscere e i dolci incoraggiamenti che mi sussurra aiutano a godere al massimo della penetrazione; quando l’asta arriva in fondo, si ferma e si appoggia sulla mia schiena; sento il ventre che assorbe dolcemente l’ingombro.
“Riesci a farmi ruotare per averti di faccia?”
“O devo uscire per rientrare, con qualche fastidio, o dobbiamo muoverci come contorsionisti per arrivare a farlo.”
Gli dico di sfilarlo e di rimettermelo dentro; voglio guardarlo in viso mentre mi concedo al suo amore, che adesso mi splende veramente davanti agli occhi; esce il più delicatamente possibile, mi ruota, si mette i piedi intorno al collo e penetra nell’ano spalancato davanti al suo sesso; passa più agevolmente di quanto mi aspettassi; riporta i piedi sul lenzuolo, mi fa leggermente divaricare e, col sesso piantato nel didietro, scende a baciarmi prima i capezzoli e poi le labbra; lo abbraccio con foga da ragazzina innamorata; lo sente e mi ricambia con decine di piccoli baci d’amore.
“Non uscire finché non hai eiaculato. Sai che in questo momento ti amo davvero?”
“Io continuo ad amarti; di più, credo che non si possa.”
“Lunedì affronteremo i problemi che questo amore ci propone; per ora, portami in paradiso.”
E il paradiso per lo meno lo sfioro mentre mi monta con forza nel retto finché esplode con furia ed io con lui con gemiti ed urli innaturali; passiamo così tutta la notte, concedendoci solo qualche intervallo di sonno ogni tanto, puntualmente interrotto da quello dei due che, più eccitato, chiede un nuovo amplesso.
Quando è l’ora in cui potrebbe rientrare Pasquale, ci laviamo sotto la doccia, tra baci, palpate e carezze infinite, e gli chiedo se la sente di passare ancora con me il sabato e parte della domenica.
“Io spero anche tutta la vita. Fammi solo andare a cambiare almeno l’intimo.”
L’accompagno a casa e attendo fuori l’inizio della mia nuova avventura d’amore.
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