Una strana partita

Chapter 2 - La vicenda Seconda parte

Le due donne si scontrano e si amano, si lottano e si sostengono; la moglie, ormai ex, non recede dalla sua presunzione; la escort lo soddisfa totalmente; lui le propone di sposarlo, dopo il divorzio; lei non rifiuta ma impone che aiuti prima sua moglie a ricominciare.

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geniodirazza

1 year ago

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Quando entriamo in casa, l’odore del caffè fresco è il segnale della presenza di Consuelo.

“Ciao, Enzo; ciao pure a te, anche se non mi conosci.”

“Sei il nuovo amore di mio marito?”

“No, sono quella che gli da sesso; o, come lui preferisce, gli fa fare l’amore; ma lo fa come lui vuole e come tu non hai mai voluto imparare.”

“Ah …”

Prendiamo il caffè, ma nessuno osa cominciare; Consuelo mi prende per mano e mi guida in camera; si sdraia sul letto e mi attira su di se; mentre mi bacia con passione, sento che infila una mano e prende l’asta.

“Ogni volta che faccio l’amore con te, mi ricordo le esperienze da ragazzina, quando ero totalmente vergine, avevo mutandoni antiviolenza e il massimo che ci consentivamo era di appoggiare il fallo tra le cosce, a stretto contato, il più stretto possibile con la vulva; riuscire ad avere un orgasmo, per una donna, era un’avventura; i ragazzi, invece, dopo avere strusciato un poco il sesso tra le cosce, ci allagavano il retro con le loro eiaculazioni infinite.”

“Perché ti ricordo quelle esperienze?”

“Perché tu sembri uno dei miei ragazzini di allora; mi stai appoggiando il pene sulla vulva, strusciandomi le grandi labbra e il clitoride; tra poco avrò l’orgasmo più bello che tu immagini; tu a che punto sei?”

“Io sto già eiaculando fra le tue cosce; ti amo Consuelo; so che non lo accetti, ma non riesco a fare a meno dite; ti amo.”

L’urlo è di Nicoletta.

“Nooooooo! Non puoi innamorarti di lei; io ti ho dato quelle emozioni; a me lo hai messo fra le cosce prima di sverginarmi. Perché lo vai a chiedere a lei adesso? Io ti amo, lo sai che ti amo; non puoi amare lei; sei mio!!!!!”

“Nicoletta, che eresie vai dicendo? ‘Amore; mio; tua’; che diavolo fai? All’improvviso dimentichi tutto il femminismo che ti ha caricato per tre anni? Di colpo, abbandoni la lotta contro millenni di maschilismo? No, amore, adesso invece è assolutamente giusto che tu ti comporti come tutti i kamikaze e ti fai saltare in aria per la causa. Io ho amato la tua dolcezza; mi fa ribrezzo il tuo falso femminismo e il tuo antimaschilismo viscerale. Io ti avevo chiesto solidarietà, complicità, amore; tu mi hai dato schifo e repulsione. Adesso puoi anche ammazzarti; non mi fa specie!”

“Senti, sciocco; siete così vicini da apparire agli antipodi; siete il riflesso capovolto di voi stessi; dite di odiarvi e vi amate da matti. La vuoi smettere di pesare sulla stessa bilancia sempre le stesse corna? Lo vuoi capire che questa poveretta sta finalmente comprendendo quello che doveva capire tre anni fa? Non hai visto come si beveva il nostro amplesso che non era neppure un amplesso? Questa stupida entrava da protagonista nella dimensione che tu chiedevi per te; tu volevi guardarla mentre faceva l’amore con te e sesso con un altro, lei ti guardava fare sesso con me e reclamava per se l’amore che le hai negato; lo capisci che una sola eiaculazione fra le mie cosce, in quella condizione, le fa male assai più di tutte le corna che ha cercato di metterti e contro le quali si è rotta tutte le ossa, perché non riesce a non amarti? Ce la fai a metterti nella sua testa, nel suo cuore, nel suo sesso, ora che ha capito cosa desideravi tu e cosa ti ha negato di unico, meraviglioso? Ti convinci che vi amate? Le hai fatto male, l’hai distrutta, l’hai piegata, l’hai fatta sentire una cacca. Adesso vuoi prenderla in braccio e farla sentire la tua donna?”

“Cosa dovrei fare, adesso, secondo te?”

“Nell’immediato, devi fare l’amore con lei e con me, insieme; così la tua Giulietta capirà cosa significa vedere il suo amore dare sesso ad un’altra ed adorare lei come una divinità; e lo capirà dalla parte di chi lo desidera, non di chi giudica aprioristicamente, come ha fatto per tre anni. Poi le dai un posto di lavoro in una delle tue imprese e la obblighi a guadagnarsi il pane; così, quando litigherete sul serio e tu la caccerai via, lei non dovrà abbassare la cresta, come sta facendo adesso, solo perché non ha una casa, non ha un reddito e non è socialmente autonoma; tu sei ricco, sei potente, le devi trovare un’occupazione degna della tua compagna, ma anche ex compagna, se proprio decidete di divorziare; il nocciolo non cambia. Quando avrai fatto queste cose, provate di nuovo a parlare, diciamo fra qualche mese; vedrai che la prospettiva cambia.”

“Scusa, Consuelo; ma tu, che lavoro fai?”

“Faccio la escort, ragazza mia; io non la do gratis a nessuno, nemmeno ad Enzo anche se lo amo come non ho più amato da almeno dieci anni in qua, da quando morì mio marito e mi trovai a fare i conti con la vita e a pagarli con la vagina.”

“Quindi, anche in questo sono stata ingenua e stupida; potevo guadagnarci anziché farmi sbattere da tutti gratis. Ma forse, come dice il saggio cinese, è difficile dire se è stato un male o un bene; non potendo andarmene perché non ho niente, devo ad ogni costo trovare il punto di incontro per fare pace con il mio amore, devo abbassarmi e pagare fino in fondo gli errori; ma non ti lascio, amore mio; ho sbagliato e qualcosa devo pagare; ma voglio essere per lo meno la tua mantenuta, se non mi vuoi più come moglie. Non mi basta essere l’amante, voglio che tu ti faccia carico di me, che mi garantisca la serenità, che sia il mio pilastro. Non mi fa paura lavorare, ma sono stata troppo viziata a dipendere da te; quando sarà passato il peggio, mi amerai e mi vizierai come si fa con le mantenute, da sempre.”

“Chi aveva parlato di fare l’amore?”

“Io ho detto che devi fare l’amore con tutte e due.”

Mi fiondo su di lei col sesso già nella massima erezione; mi si stringe contro, di schiena, e mi sembra quasi che invochi una penetrazione anale; ma non è così; infila una mano fra le cosce, prende l’asta e dirige la cappella alla vagina; entro in un colpo solo; mentre mi muovo a montarla da dietro, sdraiati su un fianco, Nicoletta si accosta a Consuelo e la bacia delicatamente sulle labbra.

“Se vuoi il fallo del tuo uomo, infila la lingua nella vagina e vallo a leccare nel mio sesso. Riesci a parlare di quello che hai combinato coi tuoi amanti in questi anni?”

“Enzo, perché non mi chiedi niente?”

“Cosa vorresti che ti chiedessi?”

“A lei dici come ti deve amare; perché a me no?”

“Sei maniacale e talebana; io non chiedo niente; lei sa esattamente cosa mi piace e cosa mi aspetto; lo fa naturalmente; di te, mi preoccupa tutto; una sola frase mi è costata anni di corna. Come vuoi che possa ancora parlare con te? Consuelo ti ha suggerito una cosa; perché non la fai? Non vuoi il mio membro? Ti fa schifo leccare la sua vagina? Che diamine vuoi, visto che blateri tanto di parlare tra noi e non dici niente?”

“Io non amo le novità e le improvvisazioni.”

“Quindi, non hai mai leccato una vulva né un pene in una vagina?”

“Io ho fatto sempre e solo cose lecite!”

“Come farti rompere il retto nel bungalow? Quello era lecito?”

“No; ma ero arrabbiata!”

“Consuelo, andiamo da te, per favore.”

“Comincio a credere che sia l’unica soluzione. Ragazza, stai sbagliando tutto; hai lanciato una sfida che non puoi vincere; e perderai.”

Usciamo dal mio e, fatta la rampa di scale, ci chiudiamo nel suo appartamento; Nicoletta ci segue, suona il campanello centinaia di volte, ma non ce ne diamo per inteso; percuote a lungo i pugni contro lo stipite, ma neppure la sentiamo, lontani come siamo e impegnati in una fervida sessione di amore; poi si siede per terra in attesa; passano due ore, per lo meno.

In quel tempo, Consuelo mi racconta, per eccitarmi, tutto un repertorio di aneddoti legati alla sua esperienza di escort, soffermandosi con più goduria sui particolari piccanti; mi descrive forme, dimensioni e sensazioni dei sessi che ha manipolato, le esperienze fatte facendosi penetrare in ogni buco, la gioia di manipolare il sesso e di vederlo, al culmine, spruzzare bianchi getti di sperma là dove lei decide di farli piombare.

Non so più se sono maggiormente eccitato dal tenere il batacchio immerso nel suo corpo, mano, bocca, vagina, ano, indifferentemente; se mi eccita di più carezzarla su tutto il corpo a mano a mano che mi racconta di essere stata accarezzata da un altro, in quel modo o in quel punto; o sentire il racconto delle sue sensazioni, delle sue emozioni; anche controllandomi attentamente, non riesco ad impedirmi di eiaculare abbondantemente almeno due volte nelle due ore.

Verso l’imbrunire, decidiamo di fermarci, mi rivesto ed esco dall’appartamento; trovo Nicoletta seduta contro lo stipite, semiaddormentata e decisamente discinta; la sveglio con qualche buffetto e mi avvio a casa mia; mi segue in silenzio; giunti in cucina, mi chiede se deve preparare qualcosa per noi; da quando mi si negò decisamente, tre anni fa, è la prima volta che accenna ad una simile possibilità; le rispondo che non ho voglia di mangiare in cucina e che vado in pizzeria; mi chiede se può venire; le dico di no; prendo le sue chiavi e mi avvio ad uscire.

“Perché porti via anche le mie chiavi?”

“Perché non devi azzardarti ad uscire; se ti trovo fuori, non ti consento più di entrare e, dopo tre giorni, ti denuncio per abbandono del tetto coniugale.”

Esco, vado in pizzeria, mangio e bevo di gusto, mi fermo anche a guardare la partita alla TV; rientro in casa alle 23 circa, Nicoletta non è uscita; solo, si è sistemata nel letto in camera e dorme; la sveglio con rabbia e le dico che deve stare in camera degli ospiti, perché quella camera è dei miei amori.

“Perché non vuoi che sia come desidero essere?”

“Perché quando te l’ho concesso ti ho scoperto troia e forse prostituta!!!! E adesso, va’ fuori CAPITOOOOOOOO!!!!”

Forse spaventata dall’aria minacciosa, se ne va ma proprio sull’uscio mi fa.

“Io da questo momento sono fedelissima a te e non faccio più sesso; quando te ne convincerai, mi riprenderai con te.”

“Io voglio che te ne vai e che divorziamo; per il resto, ho già una che amo e che sa soddisfarmi come io chiedo.”

La sento piangere a singhiozzi forti e strazianti per tutta la serata; mi addormento con nelle orecchie il suono del suo pianto.

Quando mi sveglio, in cucina c’è l’aroma del caffè e la colazione è apparecchiata in bell’ordine sulla tavola; Nicoletta mi invita a sedermi; mi defilo senza problemi lasciandola molto delusa.

“Negli ultimi tre anni mi sono abituato a fare colazione al bar.”

Mentre sono impegnato nelle verifiche in un cantiere il telefono squilla e vedo che è Consuelo; mi chiede che diamine stia facendo visto che Nicoletta è dovuta ricorrere a lei perché non ha le chiavi di casa; la prego di non starla a sentire e di cacciarla via; mi dice che è una donna cambiata, che hanno parlato e che, se so pazientare, posso trovare una moglie che veramente mi ama; mi chiede di anticipare il rientro e di salire da lei per parlare; salgo direttamente da loro.

“Quali sono le novità che devo tenere presente?”

“Innanzitutto, che io ti amo ed ho sbagliato per stupido fraintendimento d’amore.”

“Che significa?”

“Che io quella sera avevo capito che tu volevi farmi fare la schiava del tuo sesso.”

“Solo perché ti avevo detto che avevo ammirato come tu ti eri strusciata sull’animatore mentre ballavi? Sei stata tu a concupirlo, a portarlo a cena la sera dopo e a copulare in piedi, nel bagno, mentre io nemmeno vi vedevo; non è per caso che invece ti fosse proprio piaciuto?”

“Si, mi era piaciuto e mi sono inventato poi la tua frase per nasconderlo.”

“Questo vale per tutti quelli coi quali hai copulato quell’estate, e per quelli che sono venuti dopo?”

“Sono precipitata in basso senza accorgermene; e, più cadevo in basso, più cercavo alibi, più incolpavo te del mio fallimento. Mi dispiace; ho distrutto tutto in una settimana e poi ho demolito il resto, col tempo.”

“Bene. Un piccolo sprazzo del passato è più chiaro. Già sarebbero da registrare molti impedimenti a qualunque riappacificazione. Ma, ignorando il passato; da cosa parte la ‘rinascita’, se ci deve essere? Cosa pensi di fare per modificare il percorso di vita?”

“Te l’ho detto; ricostruisco la mia identità di moglie fedele e affidabile, riconquisto il tuo amore, tu cancelli questi anni e ricominciamo dall’estate in Calabria.”

“Vedi; quella volta era un’ipotesi teoretica alla quale potevi anche rinunciare; oggi non è più così. Oggi c’è Consuelo; io l’amo, lei prova qualcosa per me; lei fa sesso con me con l’esperienza che ha maturato, io ci faccio l’amore con le caratteristiche che volevo proporre a te e che tu hai rigettato. Credi di essere in grado di prendere il ruolo di Consuelo e di darmi quell’amore che io voglio?”

“No, se insisti ancora sulla trasgressione, io non sono disponibile; te l’ho detto; torno alla Calabria.”

“Calabria!?!? Prima o dopo le corna con tutti gli animatori del villaggio?”

“Prima.”

“Allora, non c’è niente in Calabria, prima, perché la testa la perdesti immediatamente e furono subito corna, non trasgressione mia; cambia anche la prospettiva di quegli eventi. Se non te la senti di trasgredire, è meglio lasciare stare i tentativi di pacificazione; e comunque mi spiegherai un giorno, spero, perché, nella tua definizione, copulare a tre è trasgressione e farsi rompere il sedere non lo è; e adesso non hai più neppure la falsa giustificazione della rabbia, perché abbiamo definito che era l’amore a muoverti, non la rabbia; e l’ano te l’ha rotto il tuo amato animatore la sera del bagno.”

“Quindi, non vedi vie d’uscita?”

“Voi due avete parlato di nuove realtà; fatemi vedere quale novità c’è; mi pare che l’unico dato nuovo è che sono più convintamente cornuto e che non ne c’è stata nessuna responsabilità mia ma solo una immensa, inguaribile, ingiustificabile perversione tua e della tua insaziabile ninfomania.”

“Enzo, ti assicuro che non sapevo niente di innamoramenti e di verginità anali sacrificate; Nicoletta mi aveva detto solo che era disposta a comportarsi come me e raccontarti le sue copule con gli amanti in questi anni.”

“Consuelo, ti rendi conto che non lo ha fatto e che non intende farlo? Lo capisci che ha la pretesa di presentarsi vergine e fedele dopo che mi ha massacrato di corna e di umiliazioni? Che ci sta prendendo per i fondelli tutti e due facendo dichiarazioni e promesse che subito dopo calpesta? Proviamo a cambiare registro; vuoi dormire con me stanotte? Ti pago qualunque cifra, se accetti di fare l’escort con me.”

“Dovrei dirti quella parolaccia che comincia con str; ma sono una signora e te la risparmio. Voglio fare l’amore con te; poi, dopo, voglio anche dormire nel tuo letto; stavolta non torno a casa mia. Se mi assicuri che il tuo amore resterà inalterato sempre, anche quando non avrò più il fisico per essere una escort; se mi dici che posso fare affidamento sul tuo amore almeno quanto potrebbe farlo adesso tua moglie, se non fosse cieca e stolta, io vengo a vivere con te non appena ti concedono il divorzio; e non ti farò mai pagare il prezzo di un femminismo imbecille che nasconde una volgarità impudente, vergognosa, esasperata.”

“Io dove vado, adesso?”

“Conosci uno solo dei tuoi amanti che sia disposto a prenderti con se e assicurarti un tetto, una serenità, una vita decente?”

“Nessuno è libero come te, nessuno è ricco come te, nessuno è generoso come te, lo sai bene. Nessuno sa dare amore come lo dai tu; ed io l’ho cercato tanto, questo tuo amore; ma non ce n’è, in giro. Tienimi a casa tua, come un cane randagio adottato per pietà, almeno fino alla sentenza del giudice.”

“Andiamo a cena, per ora; poi andremo a casa nostra e ci organizzeremo per la notte.”

La solita trattoria mi aspetta per offrirmi una cena che pare quasi regale con due donne al mio fianco di rara bellezza; gli sguardi assassini che vengono lanciati da tutte le parti raccontano facilmente l’invidia che scateno intorno a me e mi viene quasi da piangere pensando quanto poco queste stupende veneri siano veramente legate a me, una perché vincolata da un matrimonio che si sta sciogliendo fin troppo lentamente; l’altra perché svolge una professione che la blocca molto; mi consolo pensando che, in fondo, il piacere che mi dà una di loro compensa largamente la difficoltà di gestire l’altra.

Torniamo a casa poco prima delle dieci e nessuno ha voglia di andare a dormire; ci sediamo alla TV con la speranza di trovare qualcosa di piacevole; scivolo automaticamente su un canale hard e, quasi senza volerlo, mi trovo a seguire una copula con due maschi e una femmina, capace di tenere testa con enorme abilità a tutti e due; Consuelo guarda con distacco le scene e si dedica piuttosto all’indagine sui liquori del bar per scegliere un cognac che le piaccia; Nicoletta sembra più stranita e forse si sorprende per certe immagini ‘forti’; la provoco chiedendole se devo cambiare canale; mi risponde immediatamente che no, non devo, e vuole vedere le azioni che si susseguono, in particolare le doppie penetrazioni da tutte le parti.

A sorpresa, chiede a Consuelo.

“Tu hai fatto anche questo?”

“E tu, con le decine di amanti che hai avuto, non ti sei mai trovata in una situazione simile?”

“No, io ho solo copulato in maniera normale.”

“Senti, idiota arrogante e presuntuosa, che significa per te ‘normale’? Che cos’è ‘anormale’? Stai lì a tranciare giudizi e non sai niente della vita, dell’amore, del sesso. Queste attività sono normalissime, certamente più normali di un ano sverginato al primo incontro, di una fellatio fatta in una cabina che non ha porte sicure. Tu hai, delle parole, un’interpretazione solo tua che speri di imporre a tutto il mondo. Questi stanno normalmente copulando in tre; solo una bigotta indecisa e banderuola può confonderli con l’anormalità. In altri termini, se non lo capisci, io sono una persona assolutamente normale, con desideri normali; sei tu che sei una talebana baciapile, ma anche troia e quindi assolutamente contraddittoria, schizofrenica e forse anormale. Adesso basta, stai zitta e vattene a letto; i grandi hanno da fare sesso assai normale!!!!”

Consuelo è davvero sorpresa, quasi spaventata.

“Nicoletta, ma davvero tu, con tutti gli amanti che hai avuto, con tutte le copule che hai fatto in tre anni, ancora non riesci ad accettare una situazione così semplice come il sesso a tre; guarda che quelle cose, io ed Enzo le stavamo facendo nel vostro letto la sera che sei arrivata a sorpresa; eravamo in tre, io, Enzo ed un mio cliente; non sono scene da film, ma della vita quotidiana. Tu sei molto strana e molto esposta, se ignori queste cose elementari.”

“Forse nessuno me le ha insegnate.”

“Senti, adesso mi costringi alle parolacce; avete or ora stabilito che, appena lui ha accennato a proporti qualcosa che per molti è addirittura casto, tu gli hai piantato tre anni di corna, comportandoti pienamente da troia irrefrenabile; sei tu che devi interpellare un medico per capire come mai per un raptus improvviso di presunto amore, tradisci per tre anni tuo marito, lo offendi, lo umili, lo cacci dal tuo letto. Ragazza mia, tu sei da curare, credimi; e, quello che è peggio, quando ti si offrono occasioni per capire, ti appigli a non so quali principi moralistici per rompere le scatole al mondo come fai adesso che, anziché cercare di conoscere, ti arrocchi dietro una castità inesistente.”

“Mi permettete di assistere al vostro amore?”

“Questa l’ho già sentita e conosco anche il seguito, quando ti rifiuti di partecipare perché non siamo ‘normali’.”

“Non credi che siano successe altre cose importanti, intanto?”

“Torniamo ancora alla normalità e all’anormalità? Per me sono successe cose ordinarie; niente di importante; se tu sei Alice nel paese delle meraviglie, te l’ho detto, fatti curare. Enzo, ti va di farla assistere al nostro amore?”

“A patto che non fiati e non interrompa.”

Andiamo nella camera da letto e, prima ancora di arrivare a sederci sul letto, Consuelo ha cominciato a spogliarsi, togliendosi tutto rapidamente; la capacità di indossare capi a rapida sparizione sembra connaturata al suo lavoro, per il quale deve essere sempre in grado di agire immediatamente; la spingo supina sul letto e mi abbasso a succhiare i capezzoli, uno per volta, registrando con estrema goduria il loro gonfiarsi ed emergere prepotenti dal seno matronale; con la lingua che spazza, passo poi a leccare accuratamente le aureole e il seno tutto, che prendo a succhiare con particolare insistenza; noto la mano di lei che corre alla vulva e sollecita il clitoride che si rizza superbo dalle piccole labbra, in qualche modo invitante.

Non resisto all’invito e mi fiondo sulla vulva a leccare le grandi labbra, che percorro a lungo per intero; afferro tra i denti il clitoride e lo sistemo tra le labbra per succhiarlo con amore di poppante; infilo la lingua in vagina a sentire il sapore acidulo e stimolante degli umori; finalmente sento l’orgasmo montare dai recessi del ventre e avvicinarsi con scosse elettriche, tensioni e gemiti, fino ad esplodere dalla vulva sul mio viso.

Nicoletta, intanto, si è precipitata sul mio fallo e se ne è impossessata, cercando di infilarselo in bocca; la spingo via con malagrazia.

“Ti abbiamo concesso di guardare; non ti azzardare a toccare quello che non ti appartiene più, da quando lo hai rifiutato e umiliato; stattene ferma e zitta, altrimenti te ne vai nella camera degli ospiti e ci resti!”

“Non mi consenti nemmeno un poco di amore?”

“Se fosse amore, lo sentirei e te lo chiederei; questa è puntiglio, questa è ripicca, questa è la prostituzione di chi non vuole perdere i suoi privilegi; devi smetterla; vatti a sedere sulla poltrona e guarda come si ama davvero!”

Consuelo sembra aver colto al volo quello che non ho detto, si siede sul mio ventre, appoggia la mazza al pube, avvicina la cappella alla vagina e spinge; intanto mi chiede se mi ha mai raccontato come è stata sverginata, una sera di molti anni prima, in vacanza, sulla spiaggia, quando aveva solo sedici anni; riesco a bofonchiare un ‘no’ indistinto mentre ho la bocca piena di un suo meraviglioso capezzolo; Nicoletta invece interviene ancora, a sproposito, ricordando che anche lei è stata sverginata allo stesso modo; un mio urlo e uno sguardo feroce le ricordano che deve stare zitta; Consuelo riprende a raccontare e mi descrive momento per momento la penetrazione che subì in un momento di estremo candore, di innamoramento infinito e di voglia irresistibile di donarsi tutta a lui.

A mano a mano che il suo racconto procede, diffondendosi nei particolari della grossezza del pene che la violava, delle sensazioni della vagina che assorbiva il sesso dentro di se e dell’imene che cedeva alla spinta della cappella, io mi eccito fuori misura e sento il mio membro ingrossarsi sempre più fino a che, con un urlo che non ha niente di umano, le scarico nel ventre la più calda, ricca e soddisfacente eiaculazione che potessi sperare.

Nicoletta non perde occasione per dimostrarsi imbecille e inopportuna.

“Io non credo che sia tutto vero; secondo me, molte cose le hai inventate qui, di sana pianta!”

“Senti, str…, io so perfettamente che non sei capace di provare queste emozioni e che quindi non puoi neanche accennare a parlarne; io so che Consuelo riesce a darmi, anche quando dichiara il contrario, tutto l’amore che sente e che è esattamente quello che io chiedo e che tu non ti sei mai preoccupata di cercare; se non l’hai sentito, l’amore di questa donna mi ha procurato un orgasmo meraviglioso. Che la storia fosse tutta vera, mezza falsa o tutta falsa può interessare solo a un’impotente come te che non sei in grado di organizzare un atto d’amore, ma nemmeno una copula con il tuo partner, neppure se dici di amarlo. Consuelo mi ha dato esattamente quello che volevo e che ha saputo interpretare; per questo mi ama anche se lo nega ed io sono sempre più innamorato di lei e non aspetto altro che la sentenza di divorzio per chiederle di vivere con me per sempre. Ma tu sei così cretina che non riesci a vedere niente. Vattene nella camera degli ospiti e restaci, altrimenti ti chiudo nel bagno di servizio e non ti faccio uscire fino alla convocazione del giudice.”

Sta piangendo, umiliata ancora una volta; e sono quasi portato ad intenerirmi; ma stavolta è Consuelo a fermarmi.

“Enzo, lasciala stare e non le consentire più niente. Non è fisiologicamente in grado di rendersi conto di quello che fa o dice. Parla per esporsi ai riflettori, per essere al centro della scena; ma dice imbecillità a ripetizione. Ignorala, per favore, e fammi fare l’amore.”

“Ti sbagli, Consuelo. Io sto perdendo la guerra soprattutto con me; mi sono illusa di aver vinto alcune battaglie quando l’ho proclamato pubblicamente cornuto; voi mi dimostrate che sono un’incapace; lo fate con argomentazioni inoppugnabili e me ne devo rendere conto persino io; sanguinano di più le mie ferite; e non trovo il percorso per dire qualcosa che mi faccia uscire dall’angolo. Sono mesi che prendo pugni in faccia da voi due; che mi trovo a dover subire il vostro immenso amore a cui posso rispondere solo con qualche assalto subito da tori da monta senza cuore e senza cervello; che devo adorare la vostra sensibilità allegra ed innamorata mettendo in campo la mia grezza bestialità sessuale. Non sono capace di dare né amore e nemmeno sesso, lo hai sentito? E sono costretta ad ammettere che è vero; io un amplesso tanto ricco, tanto completo, tanto pieno d’amore non riesco a combinarlo; e non mi mancherebbero gli elementi per costruirlo, se solo sapessi comportarmi. Me ne vado a piangere nell’altra camera; solo, ti prego, non umiliarmi ancora e non giudicarmi più; sono a pezzi.”

Se ne va continuando a piangere e non sono sicuro di comportarmi col minimo di umanità che a chiunque si deve; ma so anche che, se per errore le concedo un’altra occasione, ritorna a comportarsi da imbecille; ormai il suo assillo è riconquistarsi il posto di moglie su cui ha sputato, orinato, fatto cacca e, dopo averlo disprezzato in tutti i modi per tre anni, ora ambirebbe conquistarlo come un autentico ruolo da regina, visto che i suoi amanti o presunti tali nemmeno esistono, perché in fondo quelli che ha frequentato sono solo manzi che ci hanno copulato, che l’hanno montata, cavalcata, posseduta in ogni dove, strapazzata, umiliata più di quanto lei abbia umiliato me mortificandomi con le corna; tutti quelli sono esattamente agli antipodi all’amore di cui ‘amanti’ è una forma verbale.

Vorrei dirle qualcosa per consolarla; mi fa una pena infinita, specialmente adesso che, prendendo coscienza della fine del matrimonio, si rende anche conto che sta per cessare anche la sua sicurezza sociale e che presto dovrà accettare condizioni durissime per sopravvivere, dopo aver sperperato una vita di soddisfazioni e di amore; lascio che si ritiri nella camera degli ospiti e mi preparo a sopportarne la presenza, per me non gradevole, fino alla sentenza di separazione.

Sono passati sei mesi, lunghi, interminabili, fastidiosi; e niente è cambiato; sono riuscito a non ascoltare più Nicoletta quando blatera di propositi, di impegni e di buona volontà, di amore e di progetti futuri; sono sempre più nervoso e in fibrillazione per Consuelo, che si è trasferita quasi definitivamente nella mia casa ma ancora non si sente sicura della sua sistemazione ed avrebbe bisogno di una qualche certezza, anche perché, nelle sue condizioni, ogni piccolo evento, elemento o accidente qualsiasi è causa di amare riflessioni sul tempo che passa, specialmente per certe professioni particolarmente esposte a precarietà in relazione alla forma fisica.

Capisco che vorrebbe qualche certezza anche da me, sull’eventuale lavoro in vecchiaia, che arriva fin troppo presto, per una escort; quando le propongo di prendersi cura dell’archivio di una impresa edile particolarmente vivace, mi fa intendere che il lavoro in se la interesserebbe ma che, prima di dichiarare la resa, preferisce aspettare che il tempo faccia più danni; mi devo necessariamente limitare ad assicurarle che, quando avrà deciso di smettere col sesso a pagamento, le mie fabbriche troveranno senz’altro un posto per lei, esattamente come lei stessa mi aveva proposto per Nicoletta.

La convocazione del giudice ci coglie di sorpresa; nell’aula del tribunale ci troviamo tutti; c’è persino Consuelo che, pur lontana dalla vicenda, è comunque, per me, la figura di più sicuro riferimento, forse perché adesso ne sono seriamente innamorato e so che dopo questa sentenza qualcosa cambierà tra noi … e in positivo.

Il giudice legge la lunga relazione che ha preparato sulla vicenda con l’elencazione di tutti i motivi addotti da Nicoletta per opporsi al divorzio, puntualmente contestati dalle mie considerazioni; infine comunica che il matrimonio è sciolto senza nessuna pretesa delle parti che non hanno niente in proprietà comune; Nicoletta sembra cadere dalle nuvole, come sempre.

“E adesso che succede?”

“Se vuoi scherzare, il posto e il momento sono i peggiori; se la domanda è fatta sul serio, sei ancora più fragile di quel che ho temuto in questi anni. Ora succede che, uscita da quella porta, sarai libera come l’aria e potrai andare dovunque, tranne che a casa mia, anzi, adesso, a casa mia e di Consuelo. Buona fortuna e auguri; spero che qualcuno ti accolga nella sua casa.”

“Io voglio stare con te, anche se non sono più tua moglie. Consuelo, gli chiedi per favore se potete tenermi con voi, come badante, come dama di compagnia, come amica, come cagnolino randagio trovato davanti alla porta di casa?”

Anche il suo avvocato, l‘ultimo a sparire dei suoi amici, amanti o quello che sia, si è allontanato alla chetichella, quasi per non lasciare tracce; lei è veramente sola.

“Enzo, io non me la sento di abbandonarla.”

“Amore, io non ci penso neppure a lasciarla da sola. Adesso però voglio pensare un momento a noi; mi vuoi sposare? Potrebbe essere una splendida testimone di nozze, per te.”

“Dici davvero?”

Stanno piangendo ambedue, per motivi opposti, una di gioia e l’altra di dolore.

“Non scherzo sul matrimonio; chiedi a Nicoletta.”

“No, lui non scherza … mai.”

“Amore mio, vista la sede e il momento, quanto credi che possa contare un matrimonio nella vita di una persona?”

“Dipende dalle persone …”

“Appunto; se vuoi, sposiamoci pure; ma non ti posso garantire un figlio, non posso per motivi fisiologici; quindi, da questo lato, il matrimonio è solo una carta scritta e timbrata; non ti voglio né lasciare né tradire; la fiducia e la fedeltà sono l’altro motivo che rende superfluo il matrimonio formale. Io voglio vivere con te e voglio smettere con la mia attività; devi darmi un lavoro in una delle tue imprese e lasciare che io mi dedichi solo a te con il mio amore. Ma voglio anche che un lavoro lo assicuri anche alla tua ex moglie; è un anno che viviamo in tre come una famiglia; è la donna più tenera e fedele che puoi immaginare; dentro di se, è sempre tua moglie. La teniamo in casa perché sarà la madre di tuo figlio. Tu hai bisogno e voglia di paternità; lei è pronta a darti il figlio che volete, se non le chiedi cose che non le stanno bene. Capisci che le propongo il ruolo di fattrice, a lei che voleva fare la libertaria? Se ti va bene quello che propongo, ti sposo anche domani ed entro un anno tu fai un figlio con Nicoletta; ci fai lavorare per emanciparci dal tuo potere economico e ti prendi da me tutto l’amore di cui hai bisogno. Adesso sei tu a dover scegliere … a patto che Nicoletta sia d’accordo, naturalmente.”

“Venire a stare con voi come madre del figlio di Enzo? Siiiiiiiii! Tutta la vita! Essere testimone delle tue nozze? Immediatamente! Posso dire che vi amo?”

“Lo so; e, quello che è peggio, anche noi ti amiamo … purtroppo!!!!!!”

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