Chi ha le corna?

Chapter 2 - Chi ha le corna? 2 Corna a precipizio

In un tourbillon di eventi, giorgio scopa con suocera, cognata e amica; sua moglie continu a scopare con l'amico ma ha erso terreno e accetta che lui si porti in casa anche l'amica incinta di lui.

G
geniodirazza

1 year ago

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Chi ha le corna? 2

Tornò a casa e trovò la moglie che spignattava; si mise in vestaglia e ciabatte, fece il numero della suocera.

“Ciao, Agnese, ho avuto una brutta giornata e devo parlarti; riesci a liberarti?”

“Vuoi anche fare l’amore?”

“Non necessariamente; ho bisogno solo di facce amiche intorno; se poi ci viene voglia, sai che non dico mai no.”

“Con lei come fai?”

“Mi sta ascoltando; ma si occupa di me come della suola delle scarpe; posso essere da te verso le quattro.

“Ti aspetto, più calda di quanto pensi.”

Anna era rimasta colpita dal tono della telefonata.

“Ti confidi con mia madre, adesso?”

“Con le bugie che racconti, non ho più nessuna fiducia in te; se non l’hai capito, non ti amo più da un bel pezzo.”

“Che c’è di tanto intimo tra te e mia madre?”

“Con i tuoi, ho da sempre creato una sorta di famiglia alternativa, visto che la mia non c’è più; tuo padre è una persona assai cara che necessita di amore e di comprensione; con tua sorella, sai già quali siano i miei rapporti e ti annuncio che diventano sempre più intensi; con tua madre, l’affetto filiale tracima sempre più verso l’attrazione fisica e non escluderei che … “

Il piatto le cadde e si frammentò sul pavimento.

“Mia madre!?!?!? Dopo mia sorella, anche mia madre? Che animale sei?”

“Ho detto che le amo e le amo davvero; anche per questo, non ti proclamo cornuta come tu fai per me coi tuoi amanti!”

“Io non ho amanti!”

“Che cos’hai allora? Solo un bull che riempie la figa e la bocca? Neanche a lui hai concesso il culo; mi compiaccio!”

“Come ti permetti di inventare tali offese’”

“Le prove le vedrai in tribunale al processo per il divorzio … “

“Quali prove?”

“Raccogli i cocci, perché quello solo ti resta; io oggi vado a farmi confortare da Agnese che davvero mi ama, mi capisce e mi aiuta; domani forse potrei chiedere ad Emilia di leccarmi le ferite e il cazzo; i conti li faremo quando dimostrerò che mi tradisci, mi umili, mi offendi e mi oltraggi; arrivi perfino a telefonarmi mentre stai facendo pompini o ti stanno scopando a pecorina!”

“Chi lo dice questo?”

“Lo hai detto tu, al tuo amante, anche stamattina; e non cercare di negare perché ti caccio fuori di casa e neppure i tuoi ti accolgono, dopo che avrò dimostrato chi sei … “

Passò un pomeriggio di totale felicità con Agnese che si dava molto da fare per offrirgli la più bella scopata della sua vita, specialmente quando le rivelò, senza scendere nei particolari, che sua figlia era ormai una troia che lo tradiva e lo offendeva; mentre erano nel pieno di una bellissima scopata a pecorina, Anna telefonò a sua madre, che le rispose mentre lui stava pompando con grande foga contro il culo matronale che gli dava sempre piacere infinito.

Sua moglie avrebbe voluto sapere cosa avesse suo marito a suo carico; lei le rispose per enigmi, con frasi che le avrebbero chiarito che Giorgio stava montandola da dietro, che aveva spostato il cazzo dalla figa al culo e che stava sprofondando fino alle palle; ma Anna era troppo piena di sé, per rendersi conto di qualcosa e continuava a girare intorno ad ipotetici segreti che legavano sua madre e suo marito; Agnese tagliò corto perché aveva bisogno di urlare l’orgasmo che arrivava.

Quando tornò a casa, Giorgio andò diretto allo studiolo e si attrezzò per la notte; alle rimostranze della moglie, fece presente che non intendeva dormire nel letto dove lei lo tradiva; Anna avrebbe voluto obiettare, ma si fermò per timore che uscissero le prove che lui aveva minacciato; rinunciò e, da quel momento, le vite si separano inconciliabilmente; lei continuò la sua vicenda con l’amico sterile che garantiva scopate senza pericoli per la sua linea; lui avviò una storia particolare con Nicoletta.

Si accordò col direttore che il lunedì si dedicava ai controlli delle agenzie e non andava in ufficio; appena uscito, si diresse alla casa dei due, bussò al citofono, salì al piano e, quando si aprì la porta, si trovò di fronte alla visione di incanto che forse aveva sognato, con Nicoletta in vestaglia nera trasparente; sotto era nuda e lui poteva ammirare la figura in tutta la sua bellezza; la prese delicatamente tra le braccia, quasi temesse di rovinare una bella statua di maiolica.

Lei lo avvolse in un abbraccio tentacolare e lo baciò con grande trasporto sulla bocca; immediatamente le lingue si intrecciarono in una gara a succhiarsi vicendevolmente come se fossero dei piccoli cazzi morbidi in un sapiente pompino; le mani correvano su tutto il corpo e lei cominciò a spogliarlo con frenesia, a partire dalla cravatta di prammatica per un bancario; quando lo vide in boxer ed intuì, dalla forma, la consistenza del cazzo, si passò golosa la lingua sulle labbra.

“Per caso tua moglie rifiuta il tuo cazzo perché supera la dimensione legale? Questo è un vero mostro; al confronto, quello di Claudio è un pisello!”

“Lascia stare i confronti e dimmi solo se ti fa veramente così paura.”

“Spero che scherzi; questo è il bengodi di qualunque femmina degna di questo nome; noi siamo indietro di un bel po’ di scopate, rispetto a loro; tu stamattina mi fai tutto quello che è umanamente possibile ad un maschio; solo quando mi avrai distrutta, ti lascerò andare via; sono eccitata come non puoi immaginare.”

Accompagnò le parole coi fatti, sfilò il boxer e si accovacciò per portare la bocca all’altezza del cazzo; lo manipolò, lo accarezzò, lo soppesò, lo stimolò, dai coglioni alla punta, a due mani; gli praticò una sega enorme che lo portò quasi sull’orlo dell’orgasmo; lui la fermò, la prese per la mano e la guidò verso il letto disfatto, la spinse con la schiena sulle lenzuola e si abbassò a baciarle il ventre; Nicoletta gemeva sensualmente e gli accarezzava la testa, guidandola.

Giorgio si dedicò al più lungo, appassionato e godurioso cunnilinguo di cui era capace; faceva scivolare la lingua dal monte di venere al coccige passando per figa e culo che solleticava abilmente scatenando piccoli orgasmi; con le mani, afferrava il clitoride e lo stimolava strofinando fino all’orgasmo; infilò due dita in figa alla ricerca di un punto sensibile; passò le stesse dita sull’ano e spinse, entrando senza problemi, favorito anche dagli umori che la donna aveva scaricato in quei primi orgasmi.

La fece arretrare col corpo finché fu tutta sul letto e la invitò a girarsi carponi, fino ad avere davanti agli occhi il culo perfettamente disegnato; separò le natiche piene e delicate e affondò il viso nello spacco, alla ricerca dell’ano e della figa; la lingua insistette con forza sui due fori e lei si sentì portata in paradiso; si coprì la bocca con una mano per soffocare gli urli che la leccata le strappava dal profondo del cuore.

“Ti prego, dammelo, adesso; voglio sentirlo fino in fondo … “

Le montò addosso, si inginocchiò fra le cosce e le infilò il cazzo in figa; lei lo ricevette con amore e devozione, godendo ad ogni piccolo avanzamento della mazza nel canale vaginale fino a che la punta sbatté contro l’utero; lui avviò una cavalcata intensa; per qualche secondo picchiava duro col cazzo che riempiva violentemente la figa; poi si fermava e lo lasciava scivolare dolcemente avanti e indietro; il gioco durò un tempo lunghissimo, perché piaceva ad entrambi.

Quando lei lo implorò di sostare perché aveva sborrato troppo, lui si stese a fianco e cominciò a leccarla dolcemente, su tutto il viso prima, poi sul seno e andò a prendere in bocca i capezzoli, uno per volta; lei si sentiva sciogliere dal piacere che le scorreva in tutto il corpo e si scaricava in liquide dolcezze attraverso la figa fin sul lenzuolo che ormai presentava una larga chiazza fra le cosce di lei; quando si abbassò sull’ombelico e si avviò verso la figa, lo fermò perché doveva sostare.

La fece girare, la sollevò prona sulle ginocchia e le andò dietro; lei gli chiese se voleva il gel; lui rispose di no, per il momento; la penetrò in figa, in un colpo solo che lei avvertì con un grido soffocato all’ultimo momento; poi cominciò la cavalcata e Nicoletta sentiva il cazzo spostare tutto il pacco intestinale, perfino lo stomaco, quando lui le spingeva il cazzo contro l’utero; il piacere era infinito, gli orgasmi si susseguivano senza tregua e si sentì quasi spossata, ad un certo punto.

Ma non demordeva; approfittando di una piccola sosta, andò in bagno e tornò con la boccetta del lubrificante; sapeva che Anna aveva sempre negato il culo a suo marito e lei invece adorava essere inculata; gli fece capire che lo desiderava; sistemò tutti i cuscini sotto le reni, si stese supina e alzò al cielo le gambe, segno chiarissimo che lo voleva nel culo ma che lo facesse guardandosi negli occhi; Giorgio non si fece pregare.

Prese la boccettina, premette un poco di gel sulle dita e le passò nel retto, poi allargò l’unzione all’ano e al perineo; un altro piccolo quantitativo servì a lubrificare interamente il cazzo; appoggiò la cappella all’ano, le suggerì di respirare profondamente e di spingere come per andare di corpo; Nicoletta aveva spesso scopato col culo e conosceva il meccanismo; ma la stazza della mazza che entrava la costrinse ad imporgli una piccola sosta per adattare lo sfintere al cazzo.

Poi cominciò una cavalcata stupenda nella quale ambedue misero tutta la passione, forse l’amore, che provavano in quel momento; in quella inculata riconobbero che c’era tra loro la chimica per stare insieme e scopare con tanto amore; lei si sentiva penetrare fino in fondo ma al tempo stesso avvertiva di imprigionare lui, il suo sesso e la sua passione; Giorgio si rendeva conto che veramente quella donna gli stava dando più amore di quanto lui ne chiedesse; e la ricambiò.

La cavalcò molto a lungo, sfilando più volte il cazzo fuori dal buco e facendolo ripiombare con forza fino a far sbattere i coglioni contro il coccige; cercò tutti i momenti di lussuria e di godimento per entrambi, quando si fermava riempiendole il ventre con la mazza e titillando col movimento del bacino; oppure quando faceva andare avanti e indietro il cazzo a stimolare tessuti nuovi; avvertirono con chiarezza, entrambi, che era la più bella inculata mai fatta.

Passarono le ore della mattinata, fin oltre mezzogiorno, a scopare in tutte le posizioni, in ogni modo, in tutti i buchi praticabili; Nicoletta non si sentiva mai abbastanza stanca da rifiutare il cazzo nella figa per l’ennesima volta oppure per un nuovo pompino, soffocandosi fino al vomito col cazzo che affondava in gola; gli chiese più volte di metterlo nel culo e di cavalcarla finché il cazzo non si muoveva liberamente nel canale dilatato al punto giusto; si accarezzarono, si leccarono, si baciarono, si amarono.

Nicoletta dovette mettere fine alla sessione amorosa, perché doveva riassettare la camera diventata un campo di battaglia e prepararsi al ritorno del compagno rompiballe; Giorgio dovette rientrare, poco dopo le dodici, per le attività di chiusura che erano di sua competenza; ma sapevano che era stato solo l’avvio di qualcosa che volevano far durare, all’infinito se possibile; si sentivano davvero appagati e rimpiansero di non averci pensato prima, ad incontrarsi.

Rientrando alla sua scrivania, Giorgio fece il percorso davanti a quella del collega; davanti alla sua postazione, si accarezzò soddisfatto, con entrambe le mani, il pacco dell’inguine, quasi a comunicargli la grande soddisfazione per la bellissima scopata; notò il sorriso ironico di lui che era al telefono, presumibilmente con Anna; fece ciao ciao con la mania, per accentuare il senso dell’ironia; ma l’altro non capì.

Cominciò per loro il doppio regime; il lunedì era Giorgio a saltare il lavoro, perché andava a fare l’amore per tutta la mattinata con Nicoletta; ogni volta ritornava con l’aria stanca e soddisfatta di chi ha compiuto il suo dovere, ma lui aveva solo scopato con grande gioia; Nicoletta aveva deciso che voleva il figlio; non si proteggeva perché con il suo partner non correva rischi e dall’uomo che adesso sapeva di amare era determinata a farsi ingravidare.

Claudio saltava il mercoledì mattina, in coincidenza col turno di libertà di Anna; anche lui tornava solo a mezzogiorno; aveva l’aria stanca e sbandierava la soddisfazione quasi offensiva di chi ha colpito alle spalle l’amico; di solito, tornato a casa, cercava la moglie con l’intento di scopare e veniva elegantemente dissuaso; Giorgio invece si rifugiava nello studiolo e non apriva neppure la porta della camera prevedendo lo scenario che avrebbe trovato.

Anna era terribilmente incazzata, perché avrebbe voluto sbattere in faccia a suo marito che lo tradiva, perché lui non aveva né voluto né saputo comprendere le sue esigenze di non sciupare la sua bellezza in una maternità vista come il diavolo; ma era ancora più furiosa perché puntualmente, la domenica, lui andava, con qualunque tempo, a pranzo dai suoceri; ma soprattutto perché lui avrebbe trascorso il pomeriggio con sua sorella che, ancora una volta, la surclassava prendendosi quello che voleva.

Non poteva né sapere né immaginare che, in sua assenza, suo marito si godeva scopate straordinarie con Agnese seduta sulla sua faccia a farsi leccare la figa fino in fondo ed Emilia seduta sul suo cazzo impalata fino a farsi davvero male; le scopate più belle se le faceva proprio in quelle domeniche pomeriggio in cui la moglie si inventava di tutto per non guardare in faccia i suoi familiari e gli lasciava campo per affrontare con passione due femmine calde con la benedizione del suocero impotente.

Il mercoledì pomeriggio come avevano concordato, Agnese e Giorgio si dedicavano alla loro ginnastica preferita, quella esercitata a letto con scopate epiche, nelle quali lei portava oltre alla passione ed all’amore di sempre per il genero anche una certa esperienza maturata negli anni; perfidamente, lui parlò, con molta lealtà, della sua situazione anche a Nicoletta, che non se ne imbarazzò, anzi chiese ed ottenne di conoscere le altre due donne dell’harem di Giorgio.

Paradossalmente, anche per le vacanze, per desiderio di Anna, si organizzarono per andare insieme, nella stessa località e nello stesso albergo, nella settimana che la banca rimase chiusa; alla fine, lo scambio di mogli fu perfino semplice e capitava molto spesso che scopassero con la moglie dell’amico mentre l’altro scopava con la propria; poteva essere il bengodi, ma Anna pretendeva di tenere nascosta la relazione; Agnese ed Emilia furono compensate con lunghe scopate, alla fine della vacanza.

La vicenda andò avanti per qualche mese; tutti alla fine sembravano soddisfatti; il ‘masso’ piombò di colpo sul tavolo di un aperitivo del sabato; lo lanciò Nicoletta.

“Sono incinta al quinto mese!”

Per un attimo, il gelo calò su tutti e quattro, ciascuno alle prese coi personali interrogativi.

“Sei stata all’ospedale’”

Chiese Claudio.

“E perché?”

“Per l’inseminazione assistita … “

“Sei pazzo? Ho avuto il figlio da un maschio meraviglioso che amo; avevo detto che l’avrei avuto per inseminazione naturale; se vuoi quella assistita, vacci tu … e non ti dico altro!”

“Mi dici chi è il padre naturale’”

“Lo saprai se e quando riconoscerà suo figlio … “

Giorgio capì che doveva dire la frase giusta.

“Chi sarebbe così pazzo da nascondere la paternità al figlio di una madre così bella?”

La più sconvolta era, come sempre, Anna.

“Non si vede niente; la pancia non ti è cresciuta?”

“Sì; è cresciuta; il bambino è bello grosso, maschio, vivace e in ottima forma; le ecografie lo dimostrano.”

“Ma poi il tuo fisico si rilasserà e avrai un decadimento … “

“Già; peccato che tua madre che ha partorito te ed Emilia sia assai più tonica di te, passionale, innamorata e capace di dare e prendere tanto amore quanto tu non ne avrai mai, con le tue fisime sulla linea!”

Sapeva di essere stato cattivo, suo marito; ma a quel punto era al capolinea e lo sapeva.

“Sai sempre essere sgarbato al massimo; perché non ti sei proposto tu, come padre di suo figlio?”

Claudio aveva un’altra visione del problema.

“A questo punto, dobbiamo rivedere la nostra unione; se non mi dici chi è il padre, io ti lascio.”

“Lurido verme, se ti porto in tribunale vai anche in galera forse, per pedofilia; ho ancora le testimonianze di quel che hai combinato con quella minorenne … Non tremare, verme; sono io che me ne vado, da questo momento non sto più con te; me ne vado per la mia strada.”

“Te ne vai col tuo amore, mia cara. Anna, stasera non torni a casa con me; mi separo di fatto, in attesa della sentenza legale; torno a casa con la madre di mio figlio; mi assumo la paternità del bambino e la promessa di sposarla appena avrò divorziato da te … oh, scusami, Nicoletta, ho espresso anche il tuo pensiero o sono andato troppo oltre?”

“Giorgio, ho già la valigia pronta; se sei d’accordo, da questa sera prendo il posto di tua moglie; lei, se vuole, può prendere il mio, visto che al cazzo di Claudio ci ha fatto l’abitudine!”

“Tu sapevi?”

“Lui sapeva ed ha informato me; non sei stata capace di vedere al di là del tuo naso; ho conosciuto tua madre e tua sorella, donne meravigliose, calde, appassionate; ho incontrato tuo padre, un uomo di grande senno e qualità umana; perdonami, se lo dico ad una collega ed amica, ma non hai nessuna delle loro qualità.”

“E tu quale qualità avresti? Quella di farti fecondare dal marito di un’altra?”

“Nicoletta, ti prego di non scendere al suo livello; tu non hai mai tradito alle spalle il tuo partner, non l’hai mai chiamato e fatto chiamare cornuto dal tuo amante, cose che la signora ha regolarmente fatto. Esimia professoressa Anna, ha capito che lei da stasera a casa mia non ci potrà mai più mettere piede? Le consiglierei serenamente di trovarsi un alloggio, dal suo amante se la accetta, dai suoi genitori se la prendono o dove diavolo crede di poterlo fare.”

“Io abito una casa e vado là … “

“Quella casa è di mia unica proprietà; tu hai imposto il regime dei beni separati; su quella casa non hai nessun diritto; adesso ti cerchi un alloggio. Chiaro o devo far intervenire la forza pubblica per dire che non ti voglio più né come moglie né come amica né come conoscente?”

“Mi disprezzi fino a questo punto? Claudio ha già detto che se si rompe l’equilibrio lui non mi vuole più; i miei genitori lo sai bene che mi vedono come il fumo negli occhi dopo che mi sono comportata malissimo; dove vuoi che vada? Sotto i ponti? Alla Caritas? Non puoi aspettare che trovi una qualche soluzione?”

“Per quanti anni la cercherai senza trovarla?”

“Non ci dovrebbe voler molto a trovare un miniappartamento … “

“Anna, da amica e da collega; hai presenti i supplenti che arrivano? Come ti risulta che fanno?”

“E’ vero; ci sono problemi; ma voi potete tenermi ospite nella casa che è stata mia per tanti anni … “

“Per la casa è vero, ma dalla mia vita, dal nostro matrimonio, quando sei fuggita? Dopo le nozze o una settimana più tardi?”

“Sono scappata, ma solo dal tuo sesso … “

“Poi hai trovato quello che ti piaceva e ti sei scatenata!!!!!”

“Non vuoi proprio cercare di capire il mio punto di vista? Volevo scopare con te, ma non volevo assumere la pillola che fa ingrassare e non mi andava di farlo col preservativo; con Claudio questi problemi non li avevo … “

“Ma prenderlo in bocca, per esempio con lui l’hai fatto e con me nisba!”

“Cosa vuoi che faccia? Devo mettermi a piangere e ad implorare perché ho sbagliato? Devo coprirmi la testa di cenere perché ti ho trattato da cornuto? Mi pare che su un certo terreno siamo pari … “

“Tutto quello che pare a te deve essere giusto. È così? Quello che pensano gli altri, quello che gli altri soffrono per colpa tua non ti interessa, non esiste; l’unica cosa che conta è la tua linea. Ma vaffanculo, per favore; e neanche quello puoi perché il tuo culo, come tutto quello che ti riguarda, per te è sacro e inviolabile, salvo darlo a chi ti pare, poi.”

“Okay; è finita; è chiaro; mi concedi un po’ di tempo?”

“No, rivolgiti a tuo padre, è l’unico che può salvarti dal crollo totale.”

“Non posso; proprio oggi, per telefono gli ho dato del cornuto … “

“Complimenti, gioco partita e incontro, si dice a tennis.

Aveva preso il telefonino e stava chiamando Agnese.

“Ciao, stronzo, hai detto alla troia di noi?”

“No, non ne dovrebbe sapere niente.”

“Ha dato del cornuto a suo padre che sta male.”

“Sentimi, signora cretinetti, perché hai offeso tuo padre al punto da farlo star male?”

“Papà sta male? Per colpa mia? … Dio mio, non volevo, ho detto così, per dire un’offesa qualsiasi … “

“Agnese, hai sentito? E’ assai più cretina di quanto sospettiamo; non so come abbia fatto a laurearsi e come faccia ad insegnare una cretina così conclamata! Senti, io la sbatto fuori da casa mia e ci porto Nicoletta che amo e che aspetta da me un figlio; puoi indurla a ricucire col padre e tenerla lì finché trova un alloggio ed una dimensione suoi?”

“Nicola sta male, assai male; se viene a chiedere sinceramente perdono, forse lo aiuta anche; ma deve essere sincera; sai quale sensibilità abbia il mio uomo per queste cose … “

“Se devo dirti la mia, non credo che si renda neppure conto che ha distrutto un amore, un matrimonio, anni di vita comune ma anche una famiglia, grandi affetti, una madre e una sorella meravigliose, un padre che stravede per lei. Ho la sensazione che in lei non funzioni qualcosa, visto che a qualche filo di grasso presunto sacrifica la vita di tutti. Non ti giuro che è sincera; se non l’accettate voi, la spedisco alla polizia e la sistemano in una casa di ricovero per indigenti.”

“Accompagnala qui, per favore; la farò visitare da uno specialista; forse è un po’ matta.”

Anna era sul punto di un crollo pericoloso; si rivolse a Nicoletta con occhi colmi di lacrime e invocava aiuto.

“Nico, per favore, sii ancora per qualche minuto mia amica; non ho nessuno a cui rivolgermi se non alla mia vittima; non sono pazza; ho sbagliato tutto ma non credevo di offenderti; tu mi avevi parlato di libertà di costumi, la sterilità di Claudio mi sembrava opportuna per il desiderio di sesso; ho seguito una logica di presunto buonsenso; non mi rendevo conto di umiliare mio marito; aiutami; tenetemi con voi per un po’ di tempo; non appena farò chiarezza, sparirò dalla vostra vita.

“Anna, non è della mia casa che parli ma di quella di tuo marito, tu continui ad essere arrogante contro di lui che si è mosso sempre senza aggressioni, senza tradimenti; tu sei stata sleale, parziale, prevenuta; ora sembra che ti rivolga a me ignorando che è lui la tua vittima; dove vuoi arrivare? Ad escluderci da ogni capacità di pensiero e di azione? Mi sono fatta ingravidare da lui perché lo amo; al contrario di te, gli ho dato tutto e gli consentirò tutto, perché siamo leali e ci amiamo.”

“Ma io mi vergogno! Perché non lo vuoi capire? Non è orgoglio, è vergogna, è stata sempre quella la molla; la timidezza fraintesa come arroganza mi ha fatto diventare anche troppo arrogante; non ho il coraggio di parlare a Giorgio e spero che tu possa intercedere per me; lo dicevo a lui, non a te; ma non riesco più a guardarlo in faccia; per pietà, aiutami.”

“No, Anna; questo stesso problema lo hai con tuo padre e con i tuoi; hai detto cose terribili; per vergogna le copri con altre ancora più terribili; hai torto marcio e cerchi di dimostrare che la colpa è degli altri. Solo un consiglio; vai dai tuoi, cerca di ricucire con loro; tua madre ha indicato la medicina; sincerità; se vai per essere sincera, risolverai; se continui a recitare, finirai male.”

“Giorgio, per favore, mi puoi accompagnare a casa?”

“Si, mi fa piacere per vedere come sta tuo padre.”

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