Chapter 4 - Chi ha le corna? 4 Strani percorsi per ritrovasi, forse.
I dissidi inducono i tre amanti a rompere, prima le donne col maschio, poi entrambe tra di loro; lui si risposa, ma la seconda moglie muore giovane e gli lascia una figlia; sarà lei a ricucire gli antichi rapporti con le donne trasferite lontano e a creare i presupposti per ricominciare.
1 year ago
Chi ha le corna? 4
Si erano ormai assestati, i tre, nella situazione del maschio che godeva dell’amore di due donne, sua moglie Anna e la madre di suo figlio Nicoletta; quello che più godeva dell’assetto era naturalmente Giorgio che aveva anche ripreso le sue abitudini con la suocera Agnese e con la cognata Emilia alle quali distribuiva settimanalmente goduriose scopate con il beneplacito del suocero impotente e l’assenza quasi totale del marito della cognata.
In realtà, Nicoletta aveva accettato la sistemazione solo per essere certa di poter badare meglio al figlio che cresceva; uscita dal rapporto non impegnativo con Claudio, avrebbe potuto occupare un appartamentino di suo proprietà nel centro, che aveva dato in affitto al momento di andare a vivere con l’ex compagno; ma aveva preferito la convivenza, perché la sua vicinanza appariva ancora quasi indispensabile ad Anna per il processo di crescita che aveva affrontato con impegno.
Da un lato, si rendeva conto che l’amica aveva poca conoscenza per fare il percorso da sola; dall’altro lato, si era stabilito tra loro un rapporto che andava al di là dell’amicizia e che sfociava spesso e facilmente in una relazione saffica che sovrastava anche l’amore coniugale e riduceva spesso Giorgio al più banale ruolo di cazzo al servizio di due donne decisamente calde e sempre più determinate; ma la cosa non appariva evidente.
Certe volte, Nicoletta usciva di pomeriggio, avvertiva telefonicamente Anna che non avrebbe cenato a casa e si abbandonava a libidinosi incontri di sesso; da sempre era abituata a fare sesso quando, come, dove e se le veniva la voglia; in tutti i precedenti rapporti non aveva incontrato ostacoli dai partner fissi; nel caso di Giorgio, visto il modo in cui era iniziato il loro rapporto, era convinta che tutto sarebbe risultato normale a un donnaiolo con harem radicato.
Anna, legata ad una convinzione arcaica del matrimonio, guardava con tremore agli ‘arbìtri’ dell’amica e temeva eventuali reazioni del marito di cui intuiva la convinzione di individuo alfa che il comportamento di Nicoletta metteva seriamente in discussione; talvolta dovette fare i salti mortali per coprire le assenze di lei a cena, con pericolosi borbottii del marito, che per fortuna non sospettava neppure lontanamente le scelte della madre di suo figlio.
La vicenda ‘esplose’ una sera che Nicoletta avvertì che avrebbe passato la notte fuori; erano passati un bel po’ di mesi, il bambino era ormai abbastanza autonomo e Anna dovette solo rassicurarla che avrebbe provveduto lei ai bisogni di quello che era ormai quasi oggettivamente figlio di tutti e tre, anche se marito e moglie ignoravano che Nicoletta aveva fatto in modo che il nome del padre non comparisse in alcun documento e il figlio risultava tutto e solo suo.
Per caso, Nicoletta aveva incontrato un suo antico amante, un rappresentante di commercio che passava per la città una volta ogni mese circa; in passato lei ne aveva sperimentato le doti come stallone; si doveva fermare per una sola notte; pensò bene di offrirgli ospitalità nel suo appartamento, che lui aveva già frequentato in anni precedenti; dopo avere affidato ad Anna la cura del bambino, vi si recò con lui che non smetteva di accarezzarla e palparla voglioso.
Passò una notte di sesso al fulmicotone; aveva una mazza bella grossa, l’amante occasionale, che Nicoletta peraltro conosceva bene e sapeva manovrare per ottenerne il massimo piacere; non dovette pensarci prima di prenderlo in bocca e succhiarlo a lungo; sapeva quanta capacità di durata aveva l’uomo e si dilettò con quel cazzo in bocca fino a farsi dolere le mascelle; poi fu la volta di lui a succhiarle la figa.
Lei lo spinse a succhiarla con enorme foga, anche per dargli il tempo di riprendersi dal pompino e dedicarsi poi con più voglia alla scopata; l’altro le fece toccare le vette più alte del piacere tormentandole clitoride e vagina con le dita, con le labbra, con la lingua, leccando, succhiando, manipolando fino a quando non la vedeva e sentiva squirtare quasi con violenza; poi la scopò a lungo, da davanti e a pecorina; alla fine, le piantò profondamente il cazzo nel culo e la fece godere a lungo.
Scopò tutta la notte, poi tornò a casa; come Anna prevedeva, Giorgio andò su tutte le furie e si scagliò contro la moglie innocente; lei lo sopportò in silenzio, per l’amica e per il bambino, e sopportò la violenta aggressione sessuale a cui la rabbia del marito la costrinse; alle sette di mattina, Nicoletta rientrò e filò direttamente sotto la doccia; Anna non riuscì a metterla sull’avviso, perché la rabbia di Giorgio esplose immediata e violenta non appena apparve in cucina per il caffè.
Nicoletta non mosse ciglio; lo lasciò urlare e strepitare, prese il telefono ed avvisò la scuola che rimaneva un giorno a casa perché il bambino non stava benissimo; lui uscì per andare al lavoro; Anna si asciugò gli occhi dal pianto e andò a scuola perché aveva lezione; nella mattinata, Nicoletta fece venire un furgone con autista, caricò le sue cose in poche valige e si trasferì, col figlio, nel suo appartamento; lasciò un biglietto con scuse e ringraziamenti.
Anna, rientrando, trovò il post it e telefonò all’amica; Nicoletta le confermò che era andata via perché era nel suo diritto di donna libera sistemarsi dove voleva; le ricordò l’appartamento che possedeva; quando Anna le pose il problema del bambino che Giorgio considerava suo figlio, l’altra le rivelò che il nome del padre non figurava in nessun documento, che il figlio era solo suo e che qualunque tentativo di appropriarsene sarebbe costato caro.
Le chiese di incontrarsi, al bar sotto scuola; Nicoletta avvertì anche la loro collega di diritto, famosa perché, come avvocato, aveva messo sul lastrico molti maschi aggressivi e prepotenti; era famosa e temuta in tribunale; manco a dirlo, appena conobbe i fatti, avvertì Anna che suo marito rischiava di finire in povertà se azzardava un’iniziativa legale; la legge impediva i test del DNA per l’accertamento di paternità, in mancanza dell’assenso della madre.
Se mai avesse dimostrato di essere il padre naturale e avesse chiesto la legalizzazione del suo diritto a legittimarlo, avrebbe presentato una richiesta di assegno di mantenimento che li avrebbe ridotti sul lastrico considerato anche che il concepimento era avvenuto in presenza di un regolare matrimonio; a parte tutto, lo scandalo avrebbe travolto tutti e tre e la peggio sarebbe spettata forse proprio a suo marito.
Il loro cattivo comportamento avrebbe potuto, al massimo, costare un trasferimento d’ufficio ad altra sede; per suo marito si sarebbe aggiunta anche il dover risistemare il suo matrimonio con la moglie inviata lontano; amichevolmente, suggeriva di indurlo a riflettere che il figlio non era suo solo perché aveva scopato con l’amica della moglie per vendicare quello che sua moglie aveva fatto con il compagno di lei.
La cosa più semplice sarebbe risultata dimostrare a un giudice, e suo marito doveva sperare in uno maschilista e non in uno favorevole alla libertà delle donne, che si trattava di un individuo arrogante, con una vita sentimentale confusa ed esasperata, che avanzava diritti di paternità su una creatura voluta dalla madre con un gesto d’amore in cui il sesso maschile era solo uno strumento; avrebbe senz’altro potuto provare, in tribunale, che si trattava di un individuo sordido.
Fece riflettere Anna che suo marito era stato capace di scopare con moglie, suocera, cognata, amiche e forse con chiunque capitava; se arrivavano al tribunale, lei sarebbe stata più feroce del solito e l’avrebbe dilaniato; la poveretta non poté che prendere atto e, quando Giorgio tornò, riferirgli il contenuto del dialogo con l’avvocatessa; gli suggerì, pacatamente, di parlarne prima con il suo avvocato, per non rischiare danni gravissimi.
Lui ebbe il buonsenso di calmarsi e di chiamare il suo amico avvocato che gli confermò punto per punto le previsioni della collega; lo avvisò che non intendeva perdere una causa e che non lo avrebbe rappresentato se cercava di arrivare in tribunale, perché le stragi fatte dalla rivale erano famose in tutta la regione; i dati che forniva erano chiaramente di una causa persa in partenza; per la prima volta Giorgio sentiva parlare di Nicoletta donna libera autonoma e determinata.
Il suo orgoglio maschilista veniva di colpo abbattuto; non aveva nessun diritto su un figlio che aveva considerato suo da sempre; era da censurare, forse da colpire come reato, la sua reazione alla scappatella della sua amante; in buon sostanza, vide il castello delle sue presunzioni cadere con un polverone; la cosa lo colpì profondamente e a lungo cercò le soluzioni possibili per ribaltare la situazione, ma si scontrò con la realtà di una logica inoppugnabile.
Naturalmente, ne risentirono i rapporti tra lui e la moglie, che ormai era la valvola di scarico della sua rabbia troppo repressa; Anna fu costretta a telefonare a sua madre, che poté solo consigliarle di affrontare la cosa con suo padre; la separazione, se necessario, diventava la via più logica; Nicola si rese conto in pochissime battute che quel genero era ormai un pericolo anche per l’incolumità di sua figlia; telefonò ad un amico e le consigliò la separazione de facto.
Anna chiamò Nicoletta e le chiese se fosse disposta a ospitarla casa sua; ‘anche per tutta la vita’ fu la risposta quasi ovvia di lei, che era addolorata per quanto capitava ma che si rendeva conto che era inevitabile quella soluzione; Giorgio, tornato dal lavoro, trovò la sorpresa del messaggio che sua moglie aveva lasciato scritto e il cuore, ancora una volta, gli si fermò per un attimo; il sangue gli salì alla testa e gli sembrò di impazzire.
Chiamò immediatamente i suoceri; gli rispose Nicola che lo liquidò in poche battute; si era comportato da maschio arrogante e presuntuoso; non aveva nessun diritto su donne libere e sulle loro scelte; si rassegnasse ad essere solo e non si azzardasse ancora a turbare la loro quiete; si abbatté sconfortato su una sedia e si prese la testa tra le mani; il suo vantato harem si era dissolto e non poteva neppure riversare sul figlio l’amore che, nonostante tutto, nutriva profondo per sua moglie e per la madre.
Cadde in una profonda depressione, che si fece molto cupa quando ebbe notizie che ambedue le donne amate avevano scelto la libertà, anche col divorzio; quando, agli inizi dell’autunno, seppe da alcuni colleghi che avevano chiesto il trasferimento in due province diverse e lontane, si rassegnò, cercò e trovò conforto in un nuovo amore al quale si affidò con maggiore umiltà per non perdere ancora il treno della vita.
Le due donne invece trovarono immediatamente una intesa perfetta che consentì loro, per alcuni mesi, di vivere un rapporto quasi perfetto; occuparsi del bambino non era difficile, con due donne a farlo, così come non era molto problematico tenere il ritmo del lavoro nella scuola dove insegnavano ambedue; una buona soluzione palliativa lo trovavano a letto, dove vaghe ansie saffiche facevano scatenare la loro libidine in rapporti sessuali.
Non ci mise molto, Anna, a capire che alla sua amica neppure questo bastava; Nicoletta dopo un paio di settimane le disse con chiarezza che aveva bisogno di qualche serata libera per sostituire ortaggi e dildi con un cazzo vero, senza niente togliere alla dolcezza del loro amore, anche fisico, lei non riusciva ad impedirsi di provare quei pruriti di figa che da sempre avevano caratterizzato la sua vita ed i rapporti con l’altro sesso.
Alla sbalordita concubina spiegò che il bisogno di una mazza vera, di carne, che riempisse figa, culo e bocca e insomma tutti i buchi praticabili non era una sua deformazione patologica; Agnese, sua madre, aveva scelto di surrogare il cazzo, inutilizzabile, di suo marito con quello del genero, che aveva una bella dotazione; Emilia, sua sorella, aveva cercato lo steso cazzo per rimediare alla distrazione del marito legittimo che non la soddisfaceva.
Alle rimostranze di Anna che contrapponeva il suo bisogno di amore che non riusciva a cancellare, Nicoletta rispose ricordandole che non aveva scelto un cazzo qualsiasi per farsi ingravidare, ma quello di Giorgio perché per lui provava un sentimento assi vicino all’amore e che l’unico suo tormento era la coscienza che lui era il padre di suo figlio, anche se certi atteggiamenti emersi le avevano imposto di scegliere l’atteggiamento giusto e corretto.
“Quindi anche tu continui ad essere un poco innamorata di lui?”
“Anna, non ho mai detto che ho cancellato l’amore per Giorgio; ho lasciato la casa di un maschilista oppressivo, arrogante e tiranno; non ho smesso di amare il padre di mio figlio; credi mi costi poco non poter fare conoscere a mio figlio il modello maschile a cui volevo assomigliasse, prima di scoprire quanto fosse piccino, in realtà? Purtroppo, i fatti depongono contro di lui e la rilettura dice che forse non meritava e forse non merita quel che gli abbiamo dato.”
“Io non riesco a dimenticare di averlo amato sin da quando ero ragazzina.”
“Amore mio, questa storia è cominciata con una vendetta; tu volevi giocare col sesso lasciando l’amore a tuo marito; lui non ti ha lasciato spiegare e mi ha cercata per concupirmi; questa è vendetta di un maschio prepotente; non è la razionalità che in lui ammiravo; io ne ero invaghita, ma mi tenevo indietro perché era tuo marito; lui non era innamorato di me, forse nemmeno un poco, perché ti amava e forse ti ama al di là e al di sopra di tutto.
La sua vendetta si è arricchita di un elemento quando ha capito che mi ero fatta mettere incinta da lui; poi ha amato l’idea di un figlio con me; non ha amato e forse non ama me; ama la donna che gli ha dato un figlio; questo cambia le prospettive, non ci vuole molto a capire; ha accettato la logica di tuo padre perché ama la logica e la rispetta; ma l’obiettivo era sempre l’harem e soprattutto le schiave; lui ci voleva a decoro della sua mascolinità.
Ora è chiaro che io non ci sto; e forse neppure tu ci stai; per me, lui è diventato il cazzo da cui ho fatto spruzzare lo spermatozoo giusto; per lui, dovrei essere l’ancella del suo cazzo; ma io sono libera e glielo dimostro, oltre a dirglielo; se ho voglia di cazzo, me lo prendo e non rendo conto a nessuno; tu, se vuoi rimanere fedele al tiranno, fai pure; io proclamo, difendo e dimostro la mia libertà.”
Il sabato successivo, Nicoletta avvertì Anna che avrebbe passato la notte fuori e si godette la sua notte di splendide scopate con un ragazzo, molto giovane, di passaggio in città, che aveva abbordato al solito bar; l’amica passò gran parte della notte a badare al bambino ma soprattutto a smanettarsi e a masturbarsi con una zucchina fantasticando su quello che nello stesso momento stava facendo la sua amica.
Le sue fantasie più ardite, però, non raggiunsero la realtà di quel che Nicoletta riuscì fare con un cazzo giovane, quasi vergine e carico di ormoni, disposto a bruciare il mondo per godersi una figa inaspettata, straordinariamente bella e matura, ma soprattutto molto esperta e in grado, alla fine, di strappargli piacere, libidine e sperma dai coglioni fino quasi a stramazzare; quando, al mattino, si risvegliò col cazzo duro che lei stava succhiando con vigore, le esplose in bocca l’ultima volta.
Anna, totalmente presa dalla sua smania di un grande amore sognato, vissuto, accartocciato e messo via, ma che sperava di ricostruire ancora con un altro partner, se necessario, si trovò ad accettare malvolentieri il modo di vita dell’amica che di tanto in tanto sentiva il bisogno di incontri occasionali; eluse con garbo la corte di qualche amico e collega che individuava come semplice desiderio di una scopata senza impegno con una divorzianda; chiese il trasferimento ad una provincia lontana.
Anche Nicoletta prese coscienza che, quanto meno, la ‘piazza era ormai satura’; stanca anche di ricorrere a mille sotterfugi per cercarsi la scopata giusta al primo prurito di figa, decise di dedicarsi tutta e solo a suo figlio; anche lei però arrivò alla conclusione che trasferirsi lontano da tutti, soprattutto da Anna, era l’unica via per una autentica rinascita; presentò anche lei domanda di trasferimento, non a caso in una provincia in posizione diametralmente opposta a quella richiesta da Anna.
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Erano passati venti anni dagli eventi raccontati; Giorgio, dopo il divorzio, aveva sposato una collega dalla quale aveva avuto una figlia, Marina; aveva progredito in carriera e gli era stata affidata la direzione di un’agenzia della Banca per cui lavorava da decenni; era rimasto tonico e sportivo, invidiabile da qualsiasi giovane nonostante i quarantacinque anni portati con molta eleganza; sua figlia, diciotto anni, era cresciuta nei più ampi principi di libertà e di autonomia, proprio quelli cari a Nicoletta.
Sua moglie era venuta a mancare, per un tumore micidiale; lui si era dedicato totalmente a sua figlia e non aveva preso più in considerazione ipotesi di matrimonio; ma, grazie al suo fascino, trovava facilmente chi desiderasse passare con lui una serata di incanto tra cena e dopocena; Marina aveva rapidamente imparato a non impacciare le sue manovre quando se le portava a casa, non importa se per una notte o se per una settimana.
Lei era diventava abilissima a lavorare al computer ed entrava in molte chat dove conosceva sempre nuovi amici; due in particolare l‘avevano colpita, ambedue fuori sede di architettura a Milano; Edoardo, che frequentava il secondo anno era di tre anni più grande di lei, proveniva da Perugia, dove sua madre insegnava; del padre, non faceva nessun cenno; Nicola, proveniente da Salerno, aveva due anni più di lei e frequentava il primo anno sempre di architettura.
Uno degli elementi determinanti per la loro amicizia era stata la notizia che le madri di ambedue i ragazzi erano originarie di Milano ed avevano per qualche anno insegnato nello stesso Liceo, ma non si conoscevano ed era difficile stabilire se si ricordassero l’una dell’altra; a completare l’informazione, Marina fece osservare che anche la prima moglie di suo padre, precedente sua madre, aveva insegnato in quel Liceo.
Marina aveva deciso di iscriversi all’Accademia di Belle Arti, a Brera; Giorgio ne era felice e la assecondava in tutto; quando gli comunicò che, via chat, aveva concordato coi due amici di trovarsi, per due settimane in agosto, a Rimini, in una determinata pensione, non trovò nulla da obiettare; avvertì la compagna del momento che si offrì di passare qualche giorno anche lei nella stessa località per continuare la loro piccola vicenda amorosa.
Splendente nel bikini molto ridotto che aveva scelto per l’occasione, Marina incontrò i suoi amici sin da quando raggiunsero la pensione dove avevano prenotato; si precipitò a girare con loro la spiaggia e si raccontarono tutto quello che tre ragazzi possono raccontarsi in un breve incontro; nei giorni seguenti si videro spesso; Marina si sentiva fortemente attratta da Edoardo, fisico imponente ma non palestrato, volto aperto e leale, occhi splendenti; neanche Nicola le dispiaceva, più minuto e scuro, capelli ricci non pettinabili, spirito vivace ed arguto, pronto alla battuta in ogni momento; suo padre si limitò a raccomandarle molta prudenza perché, in amore, è assai facile commettere gravi errori, come lui stesso aveva sperimentato; Marina lo baciò e lo accarezzò su una guancia; sapeva quasi tutto di lui.
Una mattina andò a bere una bibita al bar del lido che frequentavano; Edoardo, che era già lì, le chiese se avesse piacere di conoscere sua madre e la guidò verso il tavolo occupato da una signora smagliante in un costume ridotto che copriva un corpo da favola; fece le presentazioni; quando Marina precisò il nome di suo padre, vide la signora impallidire e chiedere qualcosa di forte; Edoardo si precipitò a prendere un cognac.
“Marina, è un momento delicato; non so se chiederti di lasciarmi sola con mio figlio o parlare davanti a te. Credi di poter reggere una notizia assai forte?”
“Dopo avere vissuto, con mio padre, giorno per giorno, l’interminabile agonia di mia madre consumata dal cancro, non credo che ci possa essere qualcosa di così forte da spaventarmi.”
“Caro, sto per farti una confessione che potrebbe risultarti dolorosa; spero non me ne vorrai. Non ve ne dispiacete, ma tra voi non può esservi altro che affetto fraterno, perché il padre di Marina è l’uomo che ho amato follemente e dal quale ho avuto te; sono stata molto egoista perché a lui ho negato il diritto di riconoscerti e a te l’ho sempre nascosto; il caso fa giochi strani … “
“Perché non mi racconti finalmente qualcosa della tua vita? Io mi ero convinto di essermi innamorato della più bella ragazza del mondo; ora mi dici che sono il suo fratellone; tuo padre è qui, adesso? Posso conoscerlo? Perché non mi ha mai cercato?”
“Edo, ti posso raccontare io, perché papy non mi ha nascosto niente; Giorgio, si chiama così, a quel tempo era sposato; per una strana storia di corna, fini per innamorarsi della collega di sua moglie, notoriamente libertaria e femminista; litigarono su questo e lei se ne andò con suo figlio; da allora non si sono più cercati, né loro due né la prima moglie che non so dove sia finita.
Al di là di tutto, io tra fidanzato e fratellone, ti assicuro che preferisco di gran lunga fratellone, perché mi garantisci affetto e sicurezza; non ti nego neppure che se avessi l’affetto anche di tua madre riuscirei a riempire qualche vuoto; se vuoi incontrare il mio e tuo papy, è in barca e torna fra poco; lo conosco; so che toccherà il cielo con un dito; visto che a Milano abbiamo una casa grande, che tua madre conosce, non hai bisogno di stare a pensione; il mio fratellone viene a stare con me e il papy se la fa addosso dall’emozione!”
“Quindi, tuo padre quando Anna se ne andò, sposò Elena; e tu sei proprio figlia di tutti e due, dolcezza di tua madre e determinazione di tuo padre … “
“Edoardo cosa ha di mio padre?”
“Non te ne sei accorta? Non hai capito perché ti sentivi innamorata? Determinazione, serietà, eleganza, bellezza anche; lui ricorda Giorgio quando era il mio amore!”
“Mamma, ma perché vi siete allontanati?”
“Dovresti prima capire cosa erano quegli anni, poi basterebbe dirti tigna, voglia di combattere mostri che non esistono smania di libertà che diventa libertinaggio … “
“Mio padre riassume così; lei usava la libertà per diventare libertina, lui si attaccava alle tradizioni per essere tiranno; a suo dire, ha distrutto il matrimonio e l’amore per Nicoletta col suo atteggiamento talebano; ma tua madre ha ucciso il principe azzurro con la sessualità spinta. E’ più o meno così?”
“Si, all’incirca; il ridicolo e che, trasferita a Perugia, sono diventata monaca, non ho cercato maschi perché mio figlio mi bastava; se non proprio casta, sono diventata morigerata … “
“Parlate esattamente lo stesso linguaggio; mio padre dice sempre, con molta convinzione, che ha imparato da te a rispettare la mia individualità, a lasciarmi fare, che sono cresciuta con i tuoi principi senza esagerare. Peccato che non vi siate intesi … Nicoletta, ti andrebbe di incontrarlo o ti fa paura?”
“Lui cosa ne penserebbe?”
“Dopo sua figlia, i suoi amori veri sono il figlio che non ha conosciuto e sua madre che l’ha abbandonato. Può essere solo felice di ritrovarti … “
“Hai detto che torna tra poco? Possiamo pranzare insieme?”
“Nico, io non ti mollo; ho perso l’uomo che volevo amare, mi rifaccio con la donna che amava papy … “
Risero di gusto.
“Adesso siamo al completo, ecco Nicola; quelli devono essere i genitori … “
“Oh, dio mio, non è possibile …. “
“Cosa, mamma?”
“Marina, resisti ancora un poco; quella signora, la mamma di Nicola, è la mia amica Anna, la prima moglie di tuo padre.”
“Per papy sarà un colpo; per me è una curiosità; comunque, almeno Nicola non è mio fratello e posso farmi corteggiare.”
Le donne si abbracciarono con autentico, profondo affetto e Anna le presentò il marito, una figura decisamente scialba, certamente assai più anziano di lei; Nicoletta ebbe un lampo di commiserazione.
“Mamma, questa è Marina la mia meravigliosa amica …”
Era stato Nicola a fare la presentazione; Nicoletta chiosò immediatamente.
“ … nonché stupenda figlia di Giorgio. Hai bisogno anche tu di un cognac, per caso?”
“No, no, non serve; quindi, se non ho capito male, lui è Edoardo ed è … “
“E’ il mio fratellone; guai a chi dice fratellastro! Ciao, grande amore di mio padre!”
“Vivace, la ragazza; sai tutto, quindi?”
“E’ la più bella rimpatriata del mondo; il mio papy toccherà il cielo con un dito.”
“Mamma, che significa?”
“Significa semplicemente che suo padre è stato il mio primo marito; non c’è niente di particolare … “
“Si … ma … Edoardo?”
“A te pare strano, ma è semplice; era sposato con me ed ha avuto un figlio con Nicoletta che non gli ha lasciato il diritto di riconoscerlo … “
“Perché?”
“Studiati il femminismo e le sue degenerazioni e conoscerai in parte la mamma del tuo amico; poi ti studi l’estremismo cattolico imbecille e ci trovi dentro tua madre; in mezzo mettici un uomo incerto tra passato e futuro; la conseguenza, come vedi, è il paradosso fatto quotidianità.”
Il marito di Anna si era allontanato; Nicoletta ne approfittò.
“Anna, perdonami, quello sarebbe il tuo principe azzurro?”
“Sta zitta, maledetta! Non lo hai visto quando l’ho conosciuto! Tuo padre com’è conciato, adesso?”
“Se pranziamo tutti insieme, potrai rimpatriare anche tu; per ora è impegnato con l’ultima fidanzata … “
“Ne ha parecchie?”
“Almeno un paio al mese, da quando morì mamma; ma adesso si ferma.”
“Perché?”
“Perché ho deciso che del mio fratellone voglio anche la mamma, a qualunque condizione … “
“Marina, ma che dici?”
“Che sono stata educata come avresti fatto con tua figlia; tu torni a Milano, al vecchio Liceo, e vieni a vivere con noi; non devi né sposarlo né andarci a letto, ma vieni a vivere con tuo figlio e con sua sorella. Non accampare scuse; al tuo amato ci penso io; lo conosco bene e so quali tasti toccare.”
Giorgio comparve all’improvviso, bello come Apollo; si bloccò, liquidò la sua bella accompagnatrice; Marina lo abbracciò.
“Papy, conosci già la tua ex moglie; ti presento tuo figlio Edoardo; Nicoletta, come sai, è sua madre, che ami tanto, ed è la donna che da oggi vivrà con noi, con te, con me e con mio fratello. Siediti che ti spiego … “
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