Chapter 2 - Il principio di lealtà 2 La sentenza di divorzio e il ritorno di fiamma
Passati gli anni previsti, si incontrano per la sentenza di divorzio; lei implora di avere un'ultima note d'amore; lui non riesce a negarla e si intendono percè la cosa non abbia conseguenze: scopano alla grande ria di andare in tribunale.
1 year ago
Il principio di lealtà 2
Ma non ci fu modo di ottenere un colloquio, nemmeno per telefono; e mi dovetti rassegnare; erano passati i due anni richiesti dalla legge come tempo minimo per presentare domanda di divorzio dopo una separazione; non ero riuscita a trovare l’equilibrio che speravo di ottenere ricostruendo la mia esistenza; Cristiano era stato decisamente generoso; continuava a pagare il mutuo della casa che era stata la nostra.
Mi aveva fatto sapere da Mariano che, finché non avessi trovato una diversa soluzione di vita, non si pentiva di lasciarmi vivere nella casa che avevamo pensato per noi due insieme, segno che anche lui era sentimentalmente legato alla nostra cittadina e che solo per necessità di lavoro si era trasferito a Genova, dove comunque si era costruito una solidissima posizione economica e sociale; non sapevo però se aveva trovato un equilibrio anche nella vita amorosa; io non ci ero riuscita.
Quasi per un assurdo contrappasso, avevo cercato, subito dopo la separazione, di vivere una libertà smodata cercando occasioni di rapporti i più diversi possibili; ma avevo dovuto cancellare dalla mia vita, primo fra tutti, Francesco perché al termine dell’anno scolastico scomparve per andare all’Università in un’altra città, non lo rividi e nemmeno lo cercai più, cosciente che era stato solo il bambolotto che avevo usato per far male a mio marito e facendone solo a me stessa.
I tentativi di approcciare colleghi ‘impegnati’ si risolsero in una serie di fallimenti; dopo anche solo una cena e senza neppure tentare di avviare un ‘dopocena’ che valesse la pena, il massimo che avevo ottenuto era stata qualche fellatio in automobile, con scarsa emozione, con poca partecipazione; solo in un caso, mi convinsi a fare sesso con un professore di ginnastica, tutto muscoli e niente cervello; quando lo cacciai dal letto, mi trovai a vomitare in bagno.
Rimpiangevo l’amore che Cristiano mi aveva saputo dare in ogni incontro e che mi aveva sostenuto, idealmente, anche quando copulavo, in spregio a lui, col mio alunno; in sostanza, dopo un’estate che avevo sperato ‘violenta’ e che fu noiosa e inutile, mi trovai già a rimpiangere l’amore che avevo incontrato su quei lidi e che avevo disperso tra le rovine della mia vita; arrivai al punto di implorare Mariano perché mi consentisse di incontrare Cristiano per parlargli almeno una volta.
Fuori dai denti, ma anche con molto senso di amicizia nei miei confronti, mi disse apertamente.
“Francesca, so che gli vuoi ribadire il tuo amore; so anche che lui lo sa e che non è insensibile al tuo fascino, perché forse ti ama più di quanto tu ami lui; ma devo dirti che ha un’altra vita; c’è un’altra donna che l’ha amato dal primo momento che l’ha conosciuto, che ha voluto da lui un figlio senza che neanche lui lo sapesse; che gli è stata vicina quando lui si è separato da te e che, da quando gli ha rivelato che ha un figlio suo, è diventata il faro nella vita di Cristiano.
Non posso permetterti di mettere a repentaglio la vita di altre due persone, oltre a te e a lui che mi siete parimenti cari; un consiglio da vero amico; cerca di dimenticare; non fare altri danni irrimediabili.”
Piansi tutte le lacrime che non avevo mai pianto in vita mia; mi resi conto che anche su quel versante avevo sprecato tutto; nemmeno a un figlio avevo mai pensato; e invece l’altra, che neppure conoscevo, si era fatta ingravidare senza dirlo e, quando lui era rimasto solo e depresso, aveva saputo sostenerlo e farsi considerare il faro della sua vita; il demonio in me suggeriva che l’avesse fatto apposta, a farsi ingravidare per diventare la sua compagna.
Ma la femmina che ancora c’era in me, per fortuna, suggeriva che farsi dare un figlio da un uomo amato può essere ed è un modo per darsi un obiettivo, nella vita; se io avessi avuto un figlio di Cristiano, da allevare anche da sola e per me, senza il padre, non mi sarei curata dei pruriti di nessun genere; sarei vissuta per mio figlio; e sentivo con certezza che quella donna aveva colpito veramente la sensibilità del mio ex marito che, in quanto a delicatezze, era un vero esperto.
Se l’aveva accolta nella sua vita, sapeva di essere amato; anche di me, apprezzava l’amore che sentiva sincero ma, pur amandomi, stava con l’altra che riempiva i due caratteri; come lui aveva sempre detto, il sesso da solo e l’amore da solo non reggono; insieme, sono l’ideale; valeva anche per l’amore e la convivenza; io lo amavo, ma lei, oltre ad amarlo, ci viveva insieme e non dettava leggi assurde ma armonizzava le loro esigenze per rasserenarlo ed essergli vicino.
Sapevo che adesso anch’io avrei potuto veramente essere la ‘sua’ donna, ma non avevo nessuna possibilità di dimostrarlo; e, soprattutto, non sarebbe servito a niente perché c’era già ‘l’altra’; ma non volevo arrendermi; da Cristiano, adesso, avevo bisogno di sapere se fosse disposto a darmi anche una sola ora di quell’amore che mi aveva donato in abbondanza anni prima, senza patteggiamenti, senza contropartite, senza ricatti.
Ma bisognava superare lo scoglio fondamentale di incontrarlo e parlagli; solo così potevo sperare che qualcosa nascesse; avevo bisogno di sapere se ero in grado di amare ancora e di farmi amare dal mio uomo; Mariano rimase assai perplesso quando gli parlai e gli esposi il mio desiderio; con evidente contraddittoria complicità, mi disse che la mattina di mercoledì Cristiano e la sua compagna Isabella sarebbero stati in tribunale per la sentenza di divorzio.
Ma lui avrebbe anticipato la sua presenza in città e sarebbe stato ospite a casa dell’amico avvocato per evitare l’albergo che non gli piaceva; si dichiarò anche disposto a favorire un mio incontro, ma solo se lui avesse accettato subito senza riserve; mi fece osservare che quell’incontro, se utilizzato da me con perfidia, poteva interrompere l’iter della sentenza di divorzio e che, per questa pericolosa evenienza, forse non doveva neppure starmi a sentire.
Ma mi voleva bene, si sentiva mio amico e voleva cogliere il senso profondo di quello che dicevo; telefonò in mia presenza a Cristiano e gli chiese se voleva parlarmi; con mia meraviglia, accettò.
“Ciao, Cris, scusami se ti aggredisco così, all’improvviso; sono passati anni ed ho commesso molti errori; ma adesso, con calma, ho veramente bisogno di parlare con te, cuore a cuore, fraternamente, se vuoi, o anche con amore, se ne provi ancora per me; io sono ancora innamorata di te, non lo posso negare; ma voglio parlarti come a un grande, sincero amico, quello che sei stato al di là di tutto, sempre.
Accetteresti di cenare con me, per parlare? … no, non in un locale pubblico; pensavo di preparare a casa, per noi due soli; non voglio montare la scena di un grande amore; voglio una cena da amici, solo io e te ... No, ti giuro che non ci proverò, non sarò perfida; tutto quello che succederà quella sera resterà tra me e te; puoi fare tutti i controlli che vuoi … Ho bisogno di sapere se sono ancora in grado di amare un uomo che io ritengo il ‘mio’ uomo, anche se ti ho massacrato, imbecille come sono …
Non ho avuto nessuna storia, ho fatto sesso assai raramente, non ho mai incontrato un amante che valesse te … Quello non lo devi nemmeno prendere in considerazione; ero così convinta che stavo prendendo sesso da un’altra parte, mentre amavo solo te, che le due cose si sommavano, nella mia fantasia malata. Ti prego, dimmi che verrai a cena con me … mi faresti immensamente felice.
Non vorrei offendere la tua compagna, ma io continuo ad amarti come se non fosse successo niente, come se fossimo ancora al mare, dietro ai pattini.”
Mi fece osservare che per il lui principio della lealtà era valido anche con Isabella e che non poteva accettare di incontrarmi a cena, col rischio di un ‘ritorno di fiamma’, senza per lo meno avvertire lei; gli risposi che capivo e che lo trovavo estremamente corretto e giusto, che avrei atteso la sua risposta; mi commentò che non c’era bisogno, che era in vivavoce e che la sua compagna era lì, aveva seguito il dialogo, lo lasciava libero anche di azzardare un incontro, avvertendolo che, in caso di ‘degenerazione’, era pronta a prendere il figlio e andare a cercarsi un nuovo posto di lavoro per mantenerlo.
“Isabella, scusa, non ci conosciamo, ma io sono tanto invidiosa di te; non gelosa, solo invidiosa, perché hai saputo fare quello che io ho sbagliato continuamente; t’invidio la capacità di armonizzarti con un uomo meraviglioso che solo la mia imbecillità poteva offendere come ho fatto; t’invidio quel figlio che, da donna, capisco quanto pesi nella tua vita e nel vostro rapporto; e mi odio per non averci mai nemmeno pensato, a una famiglia vera.
T’invidio la forza che hai, di accettare un rischio grosso perché sai che a lui serve a guardarsi dentro per capirsi; ti assicuro che non farò niente per forzare la situazione; ho bisogno non più del mio ex marito per farci l’amore ancora una volta, ma del tuo compagno, dell’uomo che continuo ad amare anche se so che ti appartiene completamente; ho bisogno di verificare che sono ancora capace di amare e di farmi amare, dopo che per due anni ho sbattuto le ali come una farfalla impazzita.
Credimi, non corri nessun rischio; al massimo, amerei molto diventare tua amica.”
“Francesca, conosco bene la vostra vicenda, forse più di quanto tu immagini; e capisco anche la tua situazione. Ho una paura fottuta che, se vi sedete davanti ad una bistecca mediamente cotta e a un buon bicchiere di rosso, anche il mio compagno può perdere la testa per una donna bella come te; ma se mi assicurate che dopo, lavate le scorie, resterebbe solo il ricordo di un bell’incontro, ti assicuro che sono persino felice di qualcosa che può fare bene forse a tutti e tre.
Prepara la cena, affascinalo e, se ti riesce, fatti amare tanto; ma, all’alba, quando il gallo canterà, arriverò io e Cristiano sarà il mio compagno, anzi quasi mio marito, a quel punto.”
“Isabella, mercoledì mattina Cristiano sarà libero di sposarti; ma prima di quell’ora, se posso, voglio vivere un attimo della felicità che non ho saputo afferrare.”
Mariano fibrillava come una pettegola; mi guardava con sguardo interrogativo e pendeva dalle mie labbra.
“Cenerà con me. Ti giuro, Mariano, e parlo all’avvocato, non farò niente che possa influire sul corso della sentenza; qualunque cosa dovesse succedere quella sera a casa, non inciderà sulla vertenza e sarò fedelissima all’impegno; d’altronde, il rischio che Cristiano possa sbandierare la mia colpa non è certamente andato in prescrizione; non vedo con quale stupidità potrei fare una cosa del genere …
Va bene, ho capito; ti piace girare il coltello nella piaga; ma se sono stata buona e zitta finora, secondo te perché l’avrei fatto? Fidati; voglio solo incontrarlo, sentirmi innamorata di lui e vedere se c’è chimica, con un uomo meraviglioso, che ho mandato al diavolo e che ancora oggi, alla vigilia del divorzio, amo alla follia.”
“Permettimi di dirti che sei veramente odiosa. Ancora una volta, con la pretesa di combattere l’altrui prepotenza, affermi invece prepotentemente il tuo strapotere; ancora una volta costringi il tuo ex marito, la sua compagna attuale e un avvocato a fare qualcosa d’impossibile, d’illegale, per imporre il tuo punto di vista. Tu ami Cristiano e vuoi che lui ti ami almeno per una sera; e noi lì proni a prendercela nel didietro perché tu sei il potere, sei arrogante e ci accusi di maschilismo e di arroganza.
Ti rendi conto che per tutta la vita ti sei comportata così e che, se hai perso qualcosa, è stato solo perché hai esagerato e non sei riuscita a controllarti? Attenta, adesso, perché un errore potrebbe fare molto male e, se fai soffrire Cristiano o Isabella o peggio ancora, il loro figlio Vittorio, ti giuro che metto in campo tutte le mie energie per distruggerti.”
“Mariano, ti prego, credimi; ho sbagliato per imbecillità, non per malafede; io amo veramente Cristiano, Isabella, Vittorio; io ti considero davvero un ottimo amico, il migliore che si possa avere; io non voglio fare male a nessuno; ho solo bisogno di sentirmi per un poco innamorata veramente; è troppo tempo che vivo nell’angoscia di non provare più niente.
Mercoledì la sentenza sarà pronunciata e tutto tornerà normale; chiedo solo una notte d’amore, anche di menzogna se necessario, ma di amore; solo quello!”
Tutto procedette addirittura meglio di come avevamo previsto; Cristiano anticipò a lunedì il suo viaggio e, al telefono, mi chiese di ospitarlo a casa ‘nostra’ e di andarlo a prendere alla stazione; Mariano protestò vivacemente perché, diceva, se si fosse scoperto che dormivamo sotto lo stesso tetto, saltava l’ipotesi del divorzio; io ero troppo eccitata per prendere una qualsiasi posizione; il mio ormai ex marito era troppo determinato a guardare direttamente in faccia le cose.
Non accettava di rinunciare a un incontro che gli potesse chiarire cosa provava per questa ex compagna adorata; in barba ad ogni buonsenso, ero alla stazione ad accoglierlo; avevo preso apposta un permesso dalla scuola per la giornata di martedì, per essere lì ad aspettarlo e, quando mi salutò quasi con distacco, frenai a stento il desiderio che mi era scoppiato dentro di buttargli le braccia al collo; gli allungai la mano con distacco.
“Nemmeno un bacetto sulla guancia a un amico che torna dopo anni?”
Ironizzò lui; mi lanciai tra le sue braccia e lo baciai con una passione per lo meno smodata, inondandogli la bocca con la lingua, con un fiume di libidinosa saliva, con una perlustrazione meticolosa di tutti gli anfratti della cavità orale; sentivo le sue mani che mi afferravano i glutei e mi schiacciano contro il suo inguine gonfio di desiderio; scherzai sulla sua erezione.
“Vedo che il fratellino è ben sveglio!!!!”
“L’ha rianimato la respirazione bocca a bocca.”
“Ho voglia di te. E’ sbagliato?”
“Sì, è sbagliato; ma, visto che anch’io ti desidero da morire, uno sbaglio di due innamorati può considerarsi un gesto corretto e giusto. Andiamo a fare l’amore?”
“Ma non dovevamo solo parlare e cenare?”
“Per cenare, è presto; per parlare, chiacchiero molto anche mentre faccio l’amore … non lo ricordi?”
“Sì, ricordo benissimo … andiamo a casa ‘nostra’, allora.”
A mano a mano che ci avvicinavamo a casa, ero sempre più agitata; ma stavolta non era il friccichio del sesso, il desiderio fisico del contatto; era qualcosa di diverso, di più profondo; non avevo il coraggio di fare un solo gesto di avvicinamento, anche se stavo fremendo dalla voglia di sentirlo ancora, con forza, contro di me, su di me; nel percorso in automobile, più volte, mentre cambiavo le marce, fui tentata di scivolare con una mano sul suo ginocchio per accarezzarlo.
Desideravo scuoterlo, provocarlo come spesso facevo quando stavamo insieme, per significargli che avevo voglia del suo sesso; stavolta, la paura di sbagliare mi frenava e m’inibiva qualunque scelta; finché non fu Cristiano a prendermi un seno e strizzarlo leggermente per dirmi che mi amava, che mi voleva; allora la mia mano scattò non più sul ginocchio ma direttamente sulla patta a sentire se la sua verga fosse dura; lo era, al di là di ogni speranza, di qualunque pensiero peccaminoso.
“Ti amo, ti amo fino a star male.”
Lo stavo dicendo dentro di me, con gli occhi che mi si velavano di lacrime; invece fui costretta a fermarlo.
“Per favore, Cris; mi mandi a sbattere se continui. Non resisto; ti voglio, adesso, qui.”
“Hai ragione, scusami; per questo abbiamo già dato.”
Il riferimento era a un lieve incidente che ci capitò quella volta che finimmo in un fosso perché lo stavo masturbando mentre era alla guida; si ritrasse prudentemente e sentii che mi guardava con ammirazione; ero arcifelice di sentire che gli piacevo ancora, che ero ancora degna della sua ammirazione; dio quanto lo amavo! perché ero stata così stupida?; non avevo risposte da darmi e potevo solo cercare di frenare i miei istinti ed aspettare che fossimo a casa per amarlo come volevo.
Entrai direttamente nel garage e, prima che me ne potessi rendere conto, mi aveva preso alla sprovvista e mi stava baciando con passione; sentivo l’eccitazione che cresceva, mi gonfiava il seno, mi agitava il ventre, mi faceva scorrere umori di desiderio dalla vagina fin quasi a sbucare dalla vulva nello slip; lo provocai ironizzando.
“Amore, siamo in un ambiente pubblico; se ci beccano, salta la sentenza; andiamo in casa, al riparo da occhi indiscreti.”
Anche in ascensore sentivo le sue mani come tentacoli che percorrevano il mio corpo, soprattutto il seno, le natiche e il ventre, quasi a sentirsi riconfermato nel rapporto, nell’amore, forse nel diritto di possesso; non sapevo lui cosa provasse, io afferrai la sua verga e la strinsi con un desiderio sfrenato che gli comunicai con un bacio languido, umido, lungo, determinato; mi prese in giro, come al solito.
“Se insisti, mi fai eiaculare nelle mutande e il ricambio è rimasto nella valigia, in macchina!”
“Non ti preoccupare; se arrivi al limite, ti faccio godere nella mia bocca; lo sai che mi piace il sapore del tuo sperma.”
Non rispose; accentuò la stretta sulle labbra e mi sentii amata, desiderata, posseduta, penetrata, inondata dappertutto.
“Cris, stiamo sbagliando tutto. Io ti amo più di quanto possa sopportare io stessa; comincio ad avere bisogno di te dentro di me, io voglio il tuo corpo, ora che ho il tuo amore. Come faremo, se rompiamo gli argini?”
“Franci, non dobbiamo rompere niente; è così da sempre; il nostro amore è stato lo stesso anche quando credevi di avere scelto il meglio, l’amore a me il sesso ad altri; ora, tutt’al più, ci rendiamo meglio conto che l’amore è anche sesso, voluttà, piacere; ma non è cambiato niente e, soprattutto, non siamo diversi noi. Se hai veramente bisogno di verificare questo nostro amore, facciamolo senza problemi; ma dopodomani, in tribunale, sceglieremo di liberarci dal vincolo del matrimonio ed io potrò sposare Isabella; se questo ti fa male, accompagnami da Mariano; se ce la fai a superarlo, portami nel tuo letto; attenta, non il ‘nostro’ letto, ma il ‘tuo’ e non c’è bisogno che ti spieghi la differenza.”
Davanti al letto, mi fermai immobile e lasciai che lui si appoggiasse alla mia schiena; mi spinsi indietro fino a sentire il vigore della sua mazza nella scanalatura tra le natiche, passai la mano dietro, afferrai la verga e la posizionai sull’ano, spingendo il sedere indietro, quasi stessi copulando; mi afferrò il mento, mi torse la testa in una posizione innaturale, mi baciò, spinse l’inguine contro il mio sedere e con una mano mi artigliò un seno stritolandomi il capezzolo tra pollice e indice.
Le scosse di libidine che mi salivano dalla vulva verso il cervello erano terribili; non avevo mai provato un piacere così intenso, così immediato, così voluttuoso e pieno; esplosi in un orgasmo che Cristiano soffocò nel suo bacio; contorcendomi come un’artista da circo, riuscii a ruotarmi dentro il suo abbraccio e gli piantai il monte di venere contro la mazza dura, strusciandomi come un gatto sul suo corpo, a prendermi il calore e la libidine che mi trasmetteva il contatto con lui.
Ma volevo la sua pelle, la sua carne, il suo sangue vivo; cominciai a spogliarlo con frenesia e accompagnai con le labbra la scoperta del suo corpo, a cominciare dal petto con pochissimi peli, attraverso la gola e le braccia che feci emergere lentamente dalla camicia che sbottonai e gli sfilai; la appoggiò delicatamente sulla spalliera della poltroncina ai piedi del letto, dalla parte che un tempo era la sua.
Si liberò delle scarpe manovrando coi soli piedi, mentre le mani erano occupate a spogliare me e accarezzarmi mentre mi scopriva; mi aprì la camicetta e la fece scorrere lungo le braccia finché se ne liberò lanciandola esattamente sull’altra poltroncina, in un gioco che aveva sempre amato fare; mi slacciò il reggiseno e le mie tette guizzarono libere all’aria; si piegò leggermente a succhiare un capezzolo e sentii le farfalle volarmi nello stomaco.
“Cris, mi fai morire; ti amo, non sai quanto; godo, mi piace fare l’amore con te; signore, fammi morire adesso, in questo momento di felicità, di gioia, di amore infinito; Cris, ti amo e sto godendo come non mi è mai riuscito; sei tu il mio uomo, solo con te posso godere così tanto!”
“Franci, sta’ zitta, per pietà; ti proibisco di articolare parola; anch’io ti amo, anch’io mi sento perdere dentro di te e ancora non ti ho assaggiata; ma non dimentico e tu non devi dimenticare che siamo ‘in prestito’, che da domani quest’amore sarà impossibile; ti prego, non rendere tutto difficile; amami e sta zitta, lasciati amare in silenzio; solo così possiamo ‘sentirci’ senza fare male a nessuno; se parliamo, ogni parola è una coltellata!”
Allora stetti zitta e mi presi tutto l’amore che potevo; tutto il piacere che dalla sua carne mi derivava, sia da quella che leccavo, assaporavo, divoravo, mordicchiavo, accarezzavo, sia da quella che tra poco mi sarebbe penetrata nel ventre, nel cuore, nel cervello; era così che stavo amando il mio uomo, l’unico che sentivo mio e al quale sentivo di appartenere completamente, al di là delle stupide fisime; amavo quell’uomo, amavo la sua capacità di amarmi, amavo il suo corpo, amavo il suo sesso.
Amavo sentirlo e lo volevo dappertutto, volevo goderlo e viverlo, volevo sballare; e stavo sballando sul serio, mentre Cristiano mi spingeva sul letto e mi si stendeva addosso facendomi sentire il suo corpo su tutto il mio; non ricordavo quasi più la sensazione di benessere che riusciva a trasmettere solo facendo coincidere i nostri arti, le gambe sulle gambe, le braccia sulle braccia, il ventre contro il ventre, il petto contro il petto; non potevo parlare, ma l’emozione era violenta.
Cominciai a piangere in silenzio, sopraffatta dall’emozione di quelle sensazioni di possesso totale che solo con lui avevo mai provato; mi guardò interrogativo, quasi spaventato; cercai di rassicurarlo.
“Non ci badare, è solo gioia, immensa gioia … tanta da piangere … “
Mi accarezzò delicatamente le natiche, la vita e le spalle, poi il viso; e mi baciò con amore, con voglia, con libidine.
“Ti voglio dentro, fammi sentire il tuo amore nel ventre!”
Manovrò un poco, senza interrompere la perfetta incollatura tra i corpi, e fece scivolare il sesso fra le mie cosce finché la punta premette sull’imbocco della vagina, mi prese per i lombi, mi sollevò un poco e, quando ripiombai giù, la sua asta era dentro di me con una terribile fitta di dolore che mi fece urlare tanto da spaventarlo; si bloccò e mi guardò preoccupato.
“Cris, non so; forse non facevo sesso da troppo tempo ed ero asciutta, forse non sono più abituata a te. Non mi hai fatto male, è stata più la sorpresa che il dolore; non ricordavo che avessi un manganello così grosso e duro!”
“E’ possibile che la tua vulva me lo abbia gonfiato al di là dei suoi limiti?”
“Vaffan, stupido; sono io che non ho capito te; tu sapevi tutto di me, anche come farmi godere come stai facendo adesso; tu sai dare amore e tanto sesso, entusiasmo e libidine, sentimento e mazza dura; è il mix che fa il piacere con te; adesso, ti prego, fammi sentire che mi possiedi, fammi urlare d’amore, di piacere, di libidine, di tutto!!!!”
Lo fece, con determinazione, quasi con metodo, con la certezza di chi sa che cosa cercare e come ottenerlo; nell’arco di un pomeriggio, riuscì a farmi vibrare fino alle stelle non so quante decine di volte e mi fece concludere sempre con un orgasmo che mi strappava urla da bestia ferita, o innamorata; cercava il mio punto G e lo trovava ogni volta che voleva, lo titillava e mi faceva sbrodolare come una fontana rotta; mi penetrava dappertutto, in vagina, nel retto, in bocca.
Passava il sesso su tutta la superficie del corpo; lo seguivo paziente e quasi curiosa di vedere che cosa mi avrebbe fatto ogni volta che prendeva l’avvio per una nuova seduta del rapporto che non finiva mai; e raggiunse un orgasmo completo, con abbondante eiaculazione, solo due volte, la prima in bocca, per farmi sentire il sapore del suo sperma che gli avevo detto piacermi molto, e la seconda nell’utero.
Prima però mi fece solennemente ribadire che ero protetta e non rischiavo una maternità anomala; quando mi alzai per andare in bagno, mi si appiccicò come una sanguisuga e non mi mollò nemmeno mentre stavo seduta sulla tazza; anzi, a quel punto, orinò sulla mia vulva e lasciò che il suo piscio scorresse dal mio ventre nella tazza, mescolandosi col mio e cadesse giù nel water; lo guardai stralunata.
“Che ti succede, Franci, ti spaventa un poco di pissing?”
“No, amore, mi distrugge l’idea che non abbiamo mai parlato di queste cose e avremmo dovuto farlo.”
“Tesoro, smetti di guardare indietro; pensa che dopodomani saremo sciolti da vincoli.”
“Io, dal mio vincolo d’amore, non mi sciolgo perché l’ha deciso un giudice; ti ho amato, ti amo e ti amerò, in barba a tutti i certificati del mondo. Vieni sotto il getto e laviamoci, sporcaccione, mi hai orinato addosso, ricordalo!”
“Tutte quelle alle quali ho orinato addosso mi hanno detto che ha portato fortuna … “
“Ah, lo hai fatto spesso, allora! …”
“Sei tu che hai creduto di prendertela con un santo; meglio che non indaghi su questo perché scopriresti immediatamente che Vittorio è stato concepito la sera stessa che ti sei portata a letto il tuo alunno; la videochiamata scattò, io vidi tutta la tua performance, due ore dopo facevo l’amore con Isabella e lei rimase immediatamente incinta; ho cominciato a tradirti quando l’hai fatto tu; e non c’è stata solo Isabella; anzi, qualche volta è stata lei a portarmele nel letto … “
“Che stai dicendo?!?!?!”
“Franci, sono un altro uomo e tu non conosci Isabella; se siamo qui, è perché anche lei lo vuole, come me e come te. Peccato che sia tardi e tu non possa incontrarla neppure per una notte; credo che ti meraviglieresti molto; nel confronto, sei tu che sei rimasta provinciale … “
Queste ultime considerazioni mi sconvolgevano; ci lavammo e ci rivestimmo; dovetti addirittura scendere in garage con indosso la vestaglia, perché Cristiano aveva lasciato la valigia in macchina e ne aveva bisogno; non poteva farsi vedere in mutande dai condomini e invece io riuscii, con l’ascensore, ad andare su e giù in poco tempo, senza incontrare anima viva.
Quando risalii, trovai Cristiano al suo portatile in skype con la compagna, una donna bellissima, giovane e piena al punto giusto, con una bocca meravigliosa, i seni che sembrano esplodere dalla camicetta; non riuscii a vederla intera, ma doveva essere una favola; Cristiano ci presentò.
“Isa, questa è Francesca, Franci per gli amici, la mia ex moglie; Franci, questa è Isabella, la mia compagna e madre di mio figlio.”
“Ciao, sei molto più bella di come ti descrivono, hai un corpo meraviglioso, dalla testa ai piedi … “
“Guarda chi parla, al tuo confronto devo sembrare una nonna; hai un’aria giovanissima, di bellezza infinita; il mio ex marito ha sempre avuto buon gusto, per questo.”
“Franci, Isabella mi diceva che domattina parte e arriva qua con lo stesso treno che ho preso io … “
“Se non le da fastidio, andiamo a prenderla con la mia auto.”
“Bella, tu mi puoi ispirare qualunque sentimento, ma non il fastidio; anzi, se proprio vuoi, mi sto già innamorando di te; mi piace incontrarti, specialmente se fuori dal tribunale; se mi venite a prendere mi fate solo piacere, avrò con me anche il carrozzino col bambino … “
“Isa, ascolta, io stasera dormo qui da Franci, con lei; domani devo prendere una camera d’albergo o devo avvertire Mariano?”
“Franci, tu non mi ospiteresti a casa tua, con mio figlio? Ti garantisco che non disturberei la vostra pace coniugale …”
“Amica cara, anche se lui è sbadato, sappi che questa casa è legittimamente del tuo compagno, che lui, tu e vostro figlio potete disporne a vostro assoluto piacimento; io posso solo aspettarvi e accompagnarvi a casa vostra; l’unico problema, chi dorme con Cristiano, lo risolviamo al momento … “
“Ah, no; quello è già risolto; lui dorme con tutte e due e ci fa fare l’amore alla grande; se tu ci stai, faremo l’amore anch’io e te. Mi piaci da morire e sono certa che mi piacerà molto assaporarti.”
“Lasciamelo dire; sei straordinaria! Ed io che ero preoccupata di incontrarti! …”
“Perché non sai quanto lo fossi io … Adesso invece non aspetto altro che starti faccia a faccia e decidere quanto mi fai sangue … ”
“Sappi che sono molto provinciale e totalmente inesperta, da questo punto di vista …”
“Adesso sono ancora più determinata ad averti. Ciao piccioncini, non vi consumate molto, stanotte; domani ce ne deve essere tanto, anche per me.”
Dovevamo preoccuparci di cenare e finalmente potevo mettere in tavola la bistecca su cui avevamo tanto discusso, che tante preoccupazioni ci aveva provocato; la consumammo in fretta, come due giovani innamorati che hanno voglia di tuffarsi fra le lenzuola e copulare alla grande; sembrava proprio che Cristiano avesse deciso di consumarmi, quella notte, tanto a lungo e tanto volentieri mi possedette in ogni dove e mi strappò godimento e piacere da ogni fibra del corpo.
Né io mi feci solo usare e dominare; manovrai la sua mazza per solleticarmi ogni parte sensibile, accarezzandola, passandola sul corpo, succhiandola e leccandola fin quasi a provocarmi conati di vomito, tanto profondamente me la ficcai in gola; insomma per tutta la sera e per gran parte della notte non persi il contatto fisico con il suo fallo e continuai a copulare anche quando non mi restavano energie per farlo, anche quando il sudore ebbe completamente impregnato le lenzuola.
Tutti e due eravamo al limite delle forze; solo verso l’alba, riuscimmo a crollare addormentati ed io lo feci come mi era sempre piaciuto, accoccolata contro di lui, di schiena, col membro appoggiato tra le natiche, la punta contro la vulva, quasi a rendere eterno l’amplesso che avevamo appena concluso, con un orgasmo contemporaneo per lo meno stratosferico.
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