É tornata mia sorella

Chapter 11 - Il regalo dell'addio al nubilato

Alessia scopre e accetta la sua vera natura.

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Mi muovo nel letto, faccio una smorfia cercando di mettermi più comoda. Il materasso è duro, come mai lo è stato, e… perché non ho addosso le coperte?

L’aria della stanza ha un pesante odore… odore di…

Sudore, sborra, umori femminili. Sei stata scopata, qui, ricordi?

Le mie palpebre si aprono di scatto, la mia mente riprende a funzionare quasi all’improvviso, le ultime ore si affastellano una dopo l’altra nella mia memoria. Mi metto seduta. Con le mani tocco una superficie piatta, dura e fredda.

Sono sulla scrivania dell’ufficio della sicurezza del centro commerciale. Le finestre sono aperte ma gli scuri sono accostati, lasciando il locale in un’ombra fresca e piacevole.

Patrizia ha rubato delle cose… profumi e gioielli, e ci hanno beccate.

Ci siamo fatte scopare per non essere denunciate alle forze dell’ordine.

Inspiro l’aria viziata dal respiro di dieci persone coinvolte in una scopata di gruppo e dai liquidi sessuali che abbiamo emesso. Apro la bocca per non sentire quell’odore e la pelle attorno alle labbra si tira, sperma secco si rompe e si riduce a scaglie. Sperma secco e trasudo vaginale.

Ho leccato la figa a mia sorella…

[E ti è piaciuto.]

Passo la mano sulle labbra, sono ruvide di sborra come quando si fanno le croste perché viene la febbre.

Non mi è piaciuto… è stato uno dei momenti più meravigliosi della mia esistenza!

Muovo il sedere, e mi accorgo che è attaccato al piano del tavolo da bega che mi dev’essere colata fuori dalla figa e dal buco del culo quando sono svenuta durante l’ennesimo orgasmo. Devo essere coperta di sperma su tutto il corpo, e puzzare da fare—

Delle voci attutite provengono dalla porta dell’ufficio. Il rettangolo di vetro temprato è illuminato e posso scorgere due ombre appena oltre. Una dev’essere mia sorella, l’altra è… è Borio, ma il suo tono non è così imperioso come prima, quando ci stava interrogando o, peggio, scopando.

Cosa ci fa Patrizia con quel figlio di troia? Di cosa stanno discutendo?

Magari lei ha continuato in una sessione privata dopo che tu sei svenuta. Lo sai com’è…

Scaccio quel pensiero e cerco di concentrarmi sulla conversazione dall’altra parte della porta. Parlano volutamente a bassa voce, come se non volessero farmi sentire. Ma non lo fanno a sufficienza.

«Davvero non ci saranno problemi?»

«No, non preoccuparti, Patty. Quando mi hai mandato il messaggio, questa mattina, ne ho parlato con Salvatore, e lui ha accettato di usare la sua profumeria». Una breve pausa. «Ha chiesto di partecipare: è quello che vi ha inculate entrambe».

«È quello che mi ha consegnato la refurtiva in negozio: mi sembrava lui. E ha infilato il profumo nella tasca di mia sorella… Ha la mano delicata… tranne quando sculaccia». Patrizia ridacchia.

Sgrano gli occhi. Cosa?

«È stato bello scoparti di nuovo, Patty…»

Un’ombra, quella più bassa, Patrizia, si muove verso l’altra, le loro teste si fondono per un attimo. Poi si staccano di nuovo.

«Mi mancava il tuo cazzo, Giulio».

«…ma non capisco perché l’hai fatto».

L’ombra della testa di mia sorella cambia forma per un attimo: sta guardando da un’altra parte, forse per prendere tempo, forse per trovare una risposta.

Torna nella forma originale.

«Alessia è sempre stata una ragazza riservata, è sempre stata sotto il controllo di nostra madre…»

«Me ne avevi parlato».

«…e tra poco si sposa. Con un coso amorfo, senza palle, che non le darà nessuna soddisfazione a letto. Scommetto che per il loro primo anniversario le regalerà un cazzo di strap on da usare su di lui. Volevo che Ale provasse, almeno una volta nella vita, un’esperienza sessuale come si deve, prima di finire in un matrimonio privo di piacere».

L’altro non risponde, la sua ombra sembra immobile.

«E poi,» continua la voce di Patrizia, velata di rammarico questa volta, «convinta di aiutarla, mi sono scopata il ragazzo che lei amava, e invece di far nascere una storia di amore, ho mandato tutto a puttane…»

Le due ombre si uniscono, lui abbraccia lei con dolcezza.

Oddio… Patrizia ha organizzato tutto questo per me? Ha chiamato un suo amico, o un amante, e l’ha convinto a fare tutto ciò?

Dovrei essere furiosa, arrabbiata per essere stata scopata da degli individui che non conosco per uno scherzo idiota di Patrizia

[Ma non lo sei: ti è piaciuto essere la troia di quella gente, non avere il controllo e perdere ogni responsabilità. Hai finalmente scopato tua sorella, hai scoperto che è fantastico essere la farcitura in un tramezzino, con un cazzo in figa e uno in culo che ti fottono.]

ma non posso che apprezzare il suo impegno nel farmi vivere un’esperienza nuova, che non avrei mai nemmeno sperato. Un’altra sorella mi avrebbe regalato un gioiello, Patrizia un’orgia.

[E non dimenticare gli orgasmi.]

L’ombra di Borio si allunga fino alla maniglia e la porta si muove.

Mi rimetto giù, chiudendo gli occhi, e fingo di non essermi ancora svegliata.

I cardini cigolano e quattro piedi camminano sul pavimento. Una mano mi tocca la spalla.

«Ale… svegliati».

Emetto un lieve gemito, apro appena gli occhi. «Cosa…»

Lancio un grido davanti a Borio, che mi guarda con uno sguardo duro palesemente falso, mi metto una mano sul seno e una sulla passera, fingendo di essere spaventata da lui. Mi sento una cretina, sia perché mi ha vista nuda per tutto il pomeriggio e mentre venivo scopata,

[Ti sei accorta che lui non ti ha nemmeno toccata una volta? Che sia fedele a tua sorella?]

sia perché so cos’è successo davvero, ma non voglio che Patrizia si accorga che ho scoperto il suo piano.

Mia sorella mi prende per le spalle. Indossa di nuovo la sua tuta sfatta ed è pulita rispetto all’ultima volta che l’ho vista. Ecco perché si era vestita male: così non rischiava di rovinarsi qualche abito decente. Io ci ho rimesso una camicetta. Devo andarmene via in reggiseno?

«Non preoccuparti, Ale. Adesso è tutto a posto. Non ci denunceranno».

Borio continua con la sua pantomima. «Ma non permettetevi mai più di tornare in questo centro commerciale o chiamerò la polizia».

Patrizia abbassa lo sguardo e annuisce. «Ci spiace, agente. Non succederà più».

«Sarà meglio».

Scendo dalla scrivania. I miei vestiti sono stati impilati su una sedia pulita, o per lo meno quelli che non sono stati strappati durante la gang bang. Sopra è appoggiata una camicetta nella busta di plastica simile alla mia.

Borio la indica con un cenno. «Mentre era addormentata, ho mandato uno dei miei uomini a prenderne un’altra, in sostituzione di quella strappata. La prenda per il mio regalo di matrimonio».

Ehi, devi sposarti con quel verme! Te lo ricordavi ancora?

Trattengo appena un’espressione di sconforto sulle labbra. No, e stavo bene così…

Patrizia passa con il suo sguardo sul mio corpo sporco di sborra secca. «Sarà meglio se prima ti fai una doccia, Ale… Io ci ho già pensato prima».

Borio attraversa l’ufficio e apre una porta. Oltre questa c’è quello che sembra uno spogliatoio. «Può accomodarsi qui».

****

«Ehm… Ale…»

«Cosa?»

«Devo fare pipì…»

Scocco un’occhiata veloce a mia sorella. A quest’ora la Statale 51 è piena di automobilisti che vogliono solo tornarsene a casa ed è meglio non distogliere l’attenzione dalla strada. Torno a concentrarmi sul traffico mentre quello che sembra un cementificio sfila alla nostra sinistra.

«Non puoi tenerla?»

Patrizia si agita sul sedile del passeggero. «No. Non volevo restare un secondo di troppo lì dentro. E adesso mi scappa. Mi succede sempre quando partecipo ad un’orgia».

[Troia, ladra, bugiarda, ma almeno lei ha la decenza di non pisciare nella doccia quando si lava dopo una gang bang…]

Deglutisco. «D’accordo. Dovrebbe esserci poco più avanti un bar».

Metto la freccia e, subito dopo il cartello azzurro con scritto “Ponte nelle Alpi”, esco in un parcheggio su cui si affacciano un paio di negozi specializzati in camini e mezzi agricoli e un ristorante. Mi infilo accanto ad una Subaru Blu con lo spoiler sopra il bagagliaio e spengo il motore.

Patrizia mette la mano sulla maniglia della portiera, si ferma e mi guarda. «Vieni anche tu?»

Mi sento a pezzi. Non vedo l’ora di tornarmene a casa e gettarmi nel letto. Dopo un lungo bagno. Anche due. Ho apprezzato il tuo regalo, Patty: essere coperta di sborra da uomini che si eccitano per la mia bellezza e cazzi che si sono infilati in ogni mio buco è stato bellissimo, ma adesso farei lo scrubbing con la carta vetrata. Le poggio una mano sulla spalla sinistra. «No, ti aspetto qui».

Lei annuisce. «Va bene». Si volta e apre appena la portiera.

«Un attimo, Patty!»

Mia sorella si gira verso di me, le sopracciglia sollevate.

Non so dove trovo il coraggio. In realtà, mi trovo con una mano dietro la nuca di Patrizia, la mia faccia che si avvicina alla sua, le nostre labbra che si toccano.

Patrizia è stupita, trattiene il fiato, ma solo per un istante. Anche lei, a sua volta, allunga una mano e la appoggia sul mio collo, mi accarezza, la sua lingua scivola sulle mie labbra.

Le nostre bocche si aprono, le nostre lingue si toccano, si muovono una sull’altra.

La mia fica torna a bagnarsi, i miei seni a indurirsi. Voglio mia sorella, e non limitarmi a leccare la sua fica. Voglio che mi insegni a farla godere, e mi faccia scoprire cos’ha imparato in questi anni di lavoro da escort.

Ci stacchiamo, lei sorride e io con lei.

«Ti amo, Patty…» Mi si stringe il cuore all’idea che abbiamo passato anni una lontana dall’altra, senza toccarci, senza essere l’una l’amante dell’altra.

«Anch’io ti amo, puttanella…» Fa un occhiolino e mi dà un bacio veloce. «Abbiamo molto da recuperare, noi due».

Scende, chiude la portiera e si avvia in direzione del bar. Nonostante sia vestita da crimine contro l’umanità, un paio di ragazzi nel parcheggio, intenti a chiacchierare e a fumare, interrompono la loro discussione e la seguono con lo sguardo, mangiandola con gli occhi.

Sospiro. «Anch’io lo faccio tirare tanto agli uomini quando mi vedono?»

Che te ne frega. Saverio ti ama… voglio dire, apprezza ugualmente. “Anche se fossi un camion della spazzatura”, come dice la tipa nel video su Internet.

Sospiro di nuovo, e questa volta più profondamente. Già, Saverio…

Stacco il telefono dal supporto sulla ventola ed esco dalla Lancia.

Il sole è basso sopra le montagne, colorando di un leggero rosso il parcheggio e infiammando le nuvole.

Mi appoggio al lato della macchina. Il traffico sulla statale alle mie spalle è intenso, mentre questo parcheggio sembra un’oasi di calma. Un’oasi che puzza di gas di scarico e risuona di auto e camion che sfrecciano, ma dopo le emozioni di oggi pomeriggio

[Ti hanno scopata in una decina, “emozioni” è un termine un po’ blando, eh…]

mi sembra di essere in un angolo di Eden.

Uno dei due ragazzi mi vede, dà di gomito all’amico e mi indica. L’altro annuisce, sorridendo. Sento un tocco di soddisfazione crescere nel mio cuore. Evidentemente, non sono poi tanto male rispetto a Patrizia…

Chissà, se andassi da loro e proponessi un tramezzino con me, accetterebbero…

Accendo lo schermo del telefono appoggiando la punta dell’indice sul lettore posto dietro l’apparecchio. Una fila di icone, che devo sfoltire ormai da anni, appare sul monitor. Premo con il pollice la rubrica, la scorro fino alla “S”.

Saverio sarà in pensiero visto che non gli ho più telefonato o scritto…

Come dire che avrebbe le palle di rinfacciarti qualcosa se scoprisse che ti sei fatta scopare da un altro. Sosterrebbe che anche tu hai le tue necessità. Probabilmente, chiederebbe di poter assistere la prossima volta per sostenerti psicologicamente in un momento simile.

La sua faccia compare nella foto di profilo rotonda al centro dello schermo, sopra i contatti. Sento la soddisfazione degli sguardi di desiderio dei due ragazzi sciogliersi in qualcosa di simile all’apatia.

Mi ci vogliono almeno cinque respiri prima di trovare il coraggio di premere il tasto in fondo allo schermo.

Al posto della rubrica ricompare la lista delle icone, e un battito di cuore dopo si apre il mio cloud, poi la cartella dei preferiti.

Meno male che non l’ho mai cancellato… L’ho rinominato in modo che, alfabeticamente, fosse l’ultimo file nella lista, ma ormai l’ho richiamato tante di quelle volte che il mio pollice fa scorrere la lista senza uno sfioramento di troppo.

Sullo schermo appare la foto del cazzo di Manuele che lui aveva mandato sul mio vecchio telefono anni prima, su richiesta di Patrizia quando si era fatta sbattere facendogli credere che ero io…

Scuoto la testa, ripensando a quanto mi fossi offesa e avessi odiato mia sorella. Che cretina che ero, avrei potuto avere l’uomo che amavo, e invece… Accarezzo di nuovo l’asta sullo schermo e la mia figa inizia a prudere, come quando sto per ditalinarmi pensando a lui.

Sollevo lo sguardo verso il bar. Patrizia non è ancora di ritorno.

Con un movimento del pollice, torno alla rubrica: Saverio mi guarda ancora. Sospiro.

«Fanculo…»

Un attimo dopo porto il telefono all’orecchio.

«Pronto?» risponde. Non ricordavo più la sua voce, è profonda…

«Ciao, Manuele. Come stai?»

«Ehm… ciao… chi—»

Sento quel senso di soddisfazione ricomparire e il prurito in mezzo alle gambe aumentare. Non è mai stato tanto forte… Il cuore martella nel mio petto, nemmeno durante la gang bang aveva accelerato tanto. Devo deglutire, ma non scende nulla lungo la gola. «Sono… sono Alessia. Alessia Costantini». Silenzio dall’altra parte della linea. «Sono quella che…»

[…ti sei scopata…]

…hai amato…

«…ti sei scopata anni fa. È stato bellissimo».

Dalla porta del bar esce Patrizia, si guarda attorno prima di attraversare la strada e poi si avvia nella mia direzione. Non ho più tempo. Ora o mai più…

Lui balbetta per un istante. «Oh… oh, mio dio, Alessia! Non mi hai più risposto! Io…»

Inspiro a fondo. Come cazzo fanno gli uomini a chiedere alle donne un appuntamento? Mette più in tensione che fare un’arringa in tribunale… «Hai da fare, domani, Manuele?»

«No… cioè, voglio dire: credevo non volessi più vedermi, dopo che non mi hai mai richiamata. Ero convinto che tu pensassi…».

Sorrido. «Non dare importanza a cosa pensa la gente: ti perdi le cose migliori della vita, se lo fai».

Patrizia attraversa il parcheggio, fa un cenno ai due ragazzi. I due rispondono fischiandole dietro e mangiandola con gli occhi.

Mi mordo il labbro inferiore. «Ah, Manuele: sai che ho una gemella? Mi piacerebbe fartela conoscere, sono sicura che ci divertiremo, tutti e tre insieme».

FINE

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