Chapter 20 - "Ci farebbe piacere se facessi parte della nostra compagnia"
Linda scopre che essere la migliore pompinara della scuola è il modo più semplice per essere la ragazza più popolare dell'istituto...
1 year ago
Linda si era convinta di aver compreso cosa si intendesse con l’espressione “camminare a un palmo da terra”. Mentre attraversava il corridoio del primo piano della N. Sandrini non respirava affatto quell’atmosfera di odio e disprezzo che aveva inquinato per anni la sua esperienza scolastica: anzi, sentiva il suo cuore battere felice mentre camminava a testa alta in mezzo ai suoi compagni, il viso, già meraviglioso come lo descriveva Tommaso quando stava per baciarla, ulteriormente ingentilito da un sorriso che le sgorgava dall’anima.
Se fino alla mattina precedente i ragazzi più educati non la guardavano in faccia o le parlavano alle spalle, in quel momento tutti si voltavano verso di lei, salutandola gentili, distogliendo la propria attenzione dalle attività che stavano compiendo per indirizzarla verso di lei. In quei pochi minuti aveva forse ricevuto più sorrisi che nel resto dell’anno scolastico.
Linda si fermò davanti al suo armadietto e vi trovò un fiore reciso attaccato con del nastro adesivo al metallo dello sportello. Era solo un garofano rosso scuro i cui petali erano bordati di bianco, probabilmente strappato dalla pianta che cresceva accanto all’ingresso del cancello della scuola, ma la ragazza a stento trattenne l’ondata di emozioni che la colse e che quasi le sfuggì dagli occhi. Lo staccò dall’armadietto, lo liberò dallo scotch e, dopo averne apprezzato il profumo discreto, lo mise nell’occhiello della zip del tascone frontale dello zaino.
«Che bel fiore,» constatò una voce maschile alle sue spalle.
La ragazza si volse, trovandosi davanti Manuele, un ragazzo di diciassette anni che studiava elettronica, sebbene nel suo caso il termine “studio” andasse preso decisamente con le pinze. Era carino, e molte ragazze erano state con lui, principalmente perché il padre aveva un’azienda e disponeva di parecchio contante quando usciva il sabato sera. Spesso, con il fratello, di un paio di anni più grande, andavano in macchina fino alla costiera romagnola per raggiungere le discoteche più rinomate della zona, con un paio di ragazze o tre al seguito in macchina; solitamente tornavano il pomeriggio successivo, le ragazze esaltate per essere state in qualche locale alla moda e aver visto qualche vip, i due con la soddisfazione ben visibile sul volto per aver soddisfatto i loro appetiti.
Forse un paio di anni prima Linda avrebbe potuto ancora essere interessata a vedere gli individui che comparivano sullo schermo della tv, ed essere abbastanza disperata da accettare dentro di sé il cazzo di uno il cui unico pregio era avere un fratello ancora più puttaniere di lui e con la passione per le auto, ma in quel momento non ci sarebbe nemmeno uscita al bar per bere un caffè. Nonostante questo, gli sorrise: in fondo, non faceva fatica a comprendere che ci stava provando con lei per quello che aveva dimostrato di saper fare il pomeriggio precedente, ma era comunque il suo primo fan a farsi avanti e parlarle.
«Sì,» rispose, e aggiunse, conscia che non sarebbe di certo stato Manuele a farlo: «mi chiedo chi me lo abbia donato».
Il ragazzo sollevò le spalle, come a indicare che quelle erano sciocchezze da marmocchietti. Preferì usare il suo trucco collaudato anche con Linda, iniziando a vantarsi di aver visto questo e quel vip nelle settimane precedenti durante le sue incursioni nella costa adriatica. Alzò le sopracciglia e annuì come a sottolineare il proprio valore sociale quando aveva chiesto l’autografo ad un tipo che la ragazza non era sicura di aver mai sentito nominare.
«Ah, piantala di disturbare la ragazza con queste idiozie,» sbottò seria una voce che proveniva dal corridoio.
Voltandosi in direzione di quelle parole, i due videro avanzare Alessio. Manuele gli scagliò uno sguardo di disprezzo, mentre Linda non poté trattenere un sorriso: la ragazza ammirava la sua bellezza e la sua strafottenza le faceva battere il cuore. Non poteva nascondere a sé stessa che ne era innamorata e, prima di conoscere Tommaso e trovare in lui l’uomo della sua vita, Alessio era stato spesso il protagonista delle sue fantasie erotiche, quando la sera era chiusa nella sua stanza, nascosta sotto le calde coperte, dopo una giornata da schifo, e si dava piacere da sola. Nella sua mente, Alessio era un amante poco propenso alle effusioni, che la prendeva con la forza, spesso legandola al letto e possedendola senza porre alcuna importanza ai bisogni, soprattutto emozionali, della ragazza. “L’esatto contrario di Tommaso” si rese conto Linda in quel momento. In effetti, pensò, non l’avrebbe cambiato con lui per nessun motivo. Ma, dovette ammettere con un sospiro di apprezzamento, Alessio era veramente bello con quegli occhi di un profondo azzurro. Aveva uno di quei visi poco virili, con tratti che sembrava presi da un volto femminile, adatto a quello di un cantante da boyband, le labbra grandi sempre alzate in un sorriso come se fosse a conoscenza del fatto che ogni ragazza volesse baciarle. I capelli erano castano scuro, lunghi, ma sempre in ordine grazie all’uso del gel. Doveva essere alto più o meno quanto Tommaso, ma molto più esile, sebbene compensasse con ore e ore di palestra che lo avevano dotato di un corpo gradevolmente robusto.
La voce del ragazzo era profonda, tanto da eccitare Linda con le sole parole. «Dai, levati dai piedi che la stai annoiando. È una ragazza intelligente che merita di meglio di qualche pettegolezzo su qualche cantante che tra un paio di anni non lo vorranno nemmeno ai matrimoni e attori che non andrebbero bene nemmeno alle recite di Natale».
Manuele sembrò non essere troppo d’accordo, preparandosi ad affrontare il nuovo arrivato, ma questo, evidentemente abituato a trovarsi in situazioni del genere, quasi senza nemmeno accorgersene si passò prima la mano sinistra sul braccio destro, poi il contrario, ritirando le maniche fin quasi alle spalle e mostrando la pelle priva di peli e modellata da una serie di muscoli che a Linda sembrò esagerata, ma sentì crescere dentro di sé il desiderio di scoprire che sensazione desse sfiorarli con le dita. Si chiese come fosse sotto la maglietta.
L’esperto di vip sembrò comprendere l’antifona, soprattutto quando l’altro incrociò le braccia davanti al petto e parve alzarsi di un paio di pollici. Lanciò una nuova occhiataccia al suo contendente, che finse di non accorgersene nemmeno e che se ne andò con la coda tra le gambe e senza salutare.
Come se nulla fosse accaduto, Alessio si appoggiò con una spalla al muro di armadietti sorridendo a Linda. Sapeva di essere bello, di essere considerato tale da quasi tutte le ragazze della scuola e non sembrava farsi problemi nell’approfittarne. Fissava la ragazza negli occhi, e di tanto in tanto abbassando lo sguardo sulle sue labbra, cosa che, inconsciamente, la eccitava. «Era da tempo che volevo conoscerti, Linda».
La ragazza sapeva benissimo che non era affatto così, e glielo avrebbe ribattuto in faccia… ma era così bello, e come pronunciava il suo nome… sembrava glielo stesse sussurrando in un orecchio, abbracciandola nuda in un letto sfatto e umido, dopo aver fatto l’amore per tutta la notte… Lei abbassò lo sguardo, sorridendo imbarazzata a quel pensiero.
Lui fraintese. «Sto pensando che potremmo frequentarci: che ne pensi? D’accordo, mi vedo già con un paio di ragazze, ma credo che tu sia una persona interessante, Linda, e dotata di grande intelligenza».
«Grazie, Alessio,» rispose lei, più per educazione. «Ma sto già con un ragazzo, e stiamo organizzandoci per il nostro fidanzamento».
Alessio sembrava non essere nuovo a situazioni simili. Anzi, Linda sapeva che non era la prima volta che insisteva con una ragazza al punto tale da spingerla a rompere con il suo fidanzato, ritrovarsi a letto con lui un paio di volte e poi, stanco il ragazzo di vederla o trovando qualcuna che ritenesse migliore, lei finiva in lacrime in mezzo alla strada, senza nessuno che l’amasse, o per lo meno spergiurando che fosse così. Linda ammetteva che era un comportamento stupido gettare tutto all’aria per uno stronzetto carino, ma… La ragazza ebbe problemi a terminare il pensiero quando lui si passò una mano tra i capelli, scostandoseli, e poi mettendo il broncio.
Diavolo, quanto le sarebbe piaciuto andarci a letto, almeno una volta, ammise tra sé e sé…
«Capisco,» ammise lui, «ma sei sicura che lui possa davvero essere il ragazzo adatto per te?» E dette queste parole finse di stirarsi e mostrò i pettorali sotto la maglietta, muovendo il collo come se gli dolesse ma mettendo in evidenza le spalle muscolose.
Linda trattenne un sorriso. «Sì,» disse, senza possibilità di rimostranza.
Alessio sembrò accettare la situazione, ma propose comunque a Linda di scambiarsi il numero di telefono. Lei accettò, ma consigliò al ragazzo di non approfittarne o l’avrebbe bloccato. Lui finse di risentirne, la salutò con educazione e se ne andò, probabilmente escogitando già un nuovo piano per sedurla e portarsela a letto.
Linda scosse la testa, divertita. Per anni avrebbe venduto l’anima al diavolo per passare una notte di passione con Alessio, e adesso lei lo mandava via. Come cambiavano le cose quando si era innamorate…
Comunque, cosa stava facendo prima che Manuele la distraesse? Stava prendendo dei libri dal suo armadietto o li stava depositando, in vista di una…
«Ehm, scusami, Linda…» la chiamò con educazione una voce femminile alle sue spalle.
Voltandosi incuriosita, la ragazza si trovò davanti Nadia, la ragazza dai capelli rossi che aveva gareggiato il pomeriggio precedente contro di lei, e che Linda aveva considerato la sua avversaria più pericolosa, sebbene non avesse poi fatto nulla di così eclatante, almeno rapportato alla sua esibizione. Era stupita dal fatto che le stesse rivolgendo la parola non solo garbatamente, ma pure con una certa… soggezione? Soggezione, si domandò la ragazza, era il termine corretto? Le sembrava strano, visto che le altre due sue avversarie, Adriana e Piera, non avevano preso particolarmente bene le loro meschine figure alla gara e si erano scagliate contro di lei, la prima di persona, quella mattina, e l’altra già il giorno prima, sulla pagina dell’evento su Facebook, sostenendo che Linda non aveva fatto un semplice pompino ma qualcosa che non era riuscita a comprendere, nascondendo ciò usando termini da pornografia come se questo avesse posto Linda ad un’immaginaria categoria superiore nello sport dedicato al sesso orale. Andava comunque detto che Piera era stata prontamente coperta di insulti dagli altri utenti, pronti a definire la prestazione di Linda come qualcosa di eccelso e ineguagliabile.
Nadia, riconobbe Linda, era una ragazza carina, ma doveva buona parte del proprio successo al colore infuocato dei propri capelli. Era davvero magra e alta, dando l’idea di essere fragile e goffa, sebbene non lo fosse affatto. Aveva gli occhi di un bel color marrone e sul viso, sempre illuminato dal sorriso, non c’era traccia di efelidi, rendendo Nadia probabilmente l’unica rossa al mondo a lamentarsi di non esserne dotata. Bisognava dire che non sembrava avere la minima capacità di vestirsi bene, indossando in quel momento un paio di jeans blu pieni di pieghe, una maglietta sformata dello stesso colore ed una maglia grigia sbottonata. Non che ad un uomo sarebbe interessato, si disse Linda: aveva i capelli rossi, e sapeva fare buoni pompini, e anche se fosse stata vestita con un sacco di juta sarebbe stata ugualmente la partner sessuale perfetta.
«Ciao, Nadia,» salutò con calore Linda, sorridendo. «Sei stata davvero brava ieri. Ho davvero avuto paura che mi battessi».
Il viso della rossa assunse lo stesso colore dei capelli. «Grazie, anche se so che stai mentendo… Tu sì che… Comunque, venerdì, io ed un paio di mie amiche avevamo intenzione di… ehm… andare in un locale qui vicino e… beh, ci farebbe piacere se facessi parte della nostra compagnia».
Linda avrebbe voluto battere le mani e saltellare tanto era felice. Allora, pensò, l’essere stata vincitrice della sua giornata di gara stava dando i suoi frutti, dato che una ragazza l’aveva invitata nel suo gruppo. E niente meno che quella che aveva battuto, nonostante i suoi sforzi.
«Sei gentilissima, Nadia,» rispose. «Chiederò al mio ragazzo se ha altri impegni per quella sera e sarà mio dovere avvisarti in tempo».
La rossa mise una mano dietro alla nuca, abbassando lo sguardo. Per essere una che ieri aveva spompinato il bel Daniele davanti ad una trentina di ragazzi, giudicò Linda, sembrava essere diventata parecchio timida. Che fosse lei la causa?
«Ecco, sì… il tuo ragazzo…» balbettò Nadia, continuando a non avere un contatto visivo con la sua interlocutrice, «potrebbe venire anche lui… Noi… ehm, saremmo felici di conoscerlo».
Non seppe come, ma Linda trattenne a stento una risata. Quindi era questo il loro piano: invitare lei, creare un’atmosfera conviviale e d’intesa, e poi farle spiegare i segreti dei suoi pompini. O, meglio ancora, far venire anche Tommaso e convincerlo a permettere a Linda di dimostrare la propria tecnica. Diavolo, quella rossa era un genio del male.
Linda si chiese se sarebbe piaciuta a Tommaso. Magari avrebbero potuto accoglierla qualche volta nella loro alcova e permetterle di imparare davvero a spompinare con maestria. La ragazza sorrise deliziata all’idea di renderla la sua schiava sessuale, la sua troia personale, e costringerla a darle piacere come pagamento per la sua istruzione. Tania, a quanto pareva, si rese conto, non le aveva aperto gli occhi solo su come usare la bocca per dare piacere, ma anche permesso di scoprire un lato perverso della sua sessualità che ignorava di possedere ma che, adesso, avrebbe voluto esplorare con gusto e approfonditamente…
Annuì cortese a Nadia. «Ne parlerò con lui,» le promise, anche se sapeva che Tommaso aveva il turno del pomeriggio e non avrebbe potuto certo lasciare a casa la sua trombamica e andare per locali con lei. Ma sarebbe durato ancora per poco, sapeva, e questo allargò il suo gentile sorriso.
Si salutarono per poter andare ognuna nella propria classe quando sentirono il suono della campanella, Linda elettrizzata dall’idea che i suoi compagni avessero finalmente iniziato a guardarla con occhi nuovi. Manuele e Alessio, sapeva, volevano solo portarla a letto, ma Nadia e le sue conoscenti, condividendo qualche segreto, avrebbero potuto essere sue amiche.
Quello era il giorno in cui era nata la nuova vita di Linda, si disse convinta, e non avrebbe fatto che migliorare. Dopo diciotto anni, trascorsi ad essere insultata ed evitata da tutti, finalmente la gente cominciava a volerla frequentare, e tutto questo grazie ad una ninfomane a cui stava per portare via il ragazzo… Sì, forse non tutti l’avrebbero amata, pensò divertita.
Lanciò un’ultima occhiata a Nadia che si allontanava, notando un paio di ragazze, dall’altra parte del corridoio, che la guardavano sul viso, interrogandola con lo sguardo su quale fosse stata la risposta alla loro proposta. Il movimento delle spalle e le mani che si aprivano della rossa furono la silenziosa, affrettata risposta.
La ragazza chiuse l’armadietto, girò la chiave e se la mise in tasca, sollevò lo zaino mettendoselo in spalla e si avviò verso la sua aula. Molti ragazzi si voltarono per salutarla e qualcuno si complimentò con lei, spesso lamentandosi scherzosamente che la propria fidanzata non aveva nemmeno lontanamente le sue capacità; alcune compagne la guardarono con disprezzo, voltandosi disgustate per non vederla, ma un paio arrivarono a chiederle consigli o se nel pomeriggio avesse già impegni.
Poi successe quello che non si sarebbe mai nemmeno sognata: a pochi metri dalla porta dell’aula dove si sarebbe svolta la prima lezione della giornata, una voce gentile la chiamò. Voltandosi, Linda ebbe un tuffo al cuore nel vedere il bel Daniele sorriderle.
Lui allungò una mano, accarezzando il viso di Linda. Lei avrebbe voluto afferrare quella mano e strofinarci una guancia, in adorazione. Sentì le mutandine inumidirsi a quel pensiero.
«Sei stata davvero brava, ieri pomeriggio,» le disse con una voce che le fece aumentare l’umidità fino a renderla gocce di desiderio. «Non ho mai visto nessun’altra ragazza con uno stile come il tuo, fanciulla. Michele è stato davvero fortunato, e, detto tra noi, penso non se lo meritava».
Linda si sentì avvampare a quell’apprezzamento, con la testa che le diventava improvvisamente leggera. E sì, aveva ragione: Michele non se l’era meritato, o per lo meno, non si era meritato la parte piacevole. Ma finire gambe all’aria e diventare la battuta del giorno, come sentiva bisbigliare tra risolini lungo il corridoio, quello sì. Però era anche vero che avrebbe di gran lunga preferito essere stata al posto di Nadia, ritrovandosi in bocca il cazzo di Daniele.
Lo guardava fisso negli occhi, rapita da tanta bellezza. Si sarebbe voluta gettare in ginocchio davanti a lui senza distogliere lo sguardo dal suo viso, prendere il suo pene dei pantaloni e poi fargli provare un piacere ancora maggiore di quello sperimentato dal pezzo di merda del pomeriggio precedente. Lo avrebbe fatto sotto gli occhi di tutti, urlando che era la sua puttana, che lui era il suo padrone e avrebbe gustato la sua sborra con lo stesso piacere con cui gli dei dell’Olimpo assaporavano l’ambrosia. Sarebbe stato il più grande onore della sua vita.
Inconsciamente stava per allungare una mano verso l’inguine del ragazzo, quando lo stesso la riportò alla realtà. «È meglio che vado, o poi si incazzano perché faccio tardi a lezione». Fece un passo di lato e le sorrise di nuovo. «Potremmo vederci, di tanto in tanto…»
«Sì!» disse con un soffio la ragazza, che si accorse solo in quel momento che non aveva respirato per tutto il tempo che Daniele le era stata accanto. Inspirò profondamente, riempiendosi i polmoni del profumo della pelle del ragazzo, colmandosi l’anima del suo afrore di maschio. Lo seguì con sguardo languido, chiedendosi, e nel farlo le sembrava di bruciare nel petto, che sapore avessero il suo glande e il suo seme…
Distolse l’attenzione da Daniele quasi con uno sforzo fisico, e si trovò a fissare qualcuno a cui avrebbe potuto chiederlo. Un sorriso di scherno emerse sul volto di Linda: all’altro capo del corridoio Francesca la fissava, gli occhi fuori dalle orbite, le labbra arricciate in un’espressione di puro odio. No, pensò divertita la ragazza, lei non le avrebbe proposto di uscire insieme la sera, o scongiurata di confidarle qualche segreto su come migliorare il proprio fellatio. Poi si rese conto dell’ironia dietro a tutto questo: il sorriso le si ingrandì ricordandosi che era stata la stessa Francesca, quel venerdì, all’uscita della scuola, a farla iscrivere alla gara, quindi, pensò, la nuova Linda era in pratica una sua creatura.
“Dovrei ringraziare quella stronza” si disse sogghignando, ma proprio in quel momento Francesca aveva mosso le sue labbra pronunciando silenziosamente qualche maledizione, poi si era girata con i pugni stretti e se n’era andata.
Linda sollevò le spalle, indifferente e divertita, e fece ingresso in aula.
***
Linda si accorse che era forse la prima volta in vita sua che non era tra i primi ad entrare in classe, ma bensì l’ultima. Anzi, la penultima, considerando che non si vedeva ancora l’insegnante, che spesso la prima ora faceva qualche minuto di ritardo, probabilmente intenta a finire la sigaretta, godendosela fino in fondo, o bevendosi un ultimo caffè nell’aula professori per trovare la carica necessaria a sopportare un centinaio di studenti per tutta la mattina.
Tutti i suoi compagni erano già in aula, seduti, e si girarono a guardarla. Linda rimase sconcertata nell’essere di nuovo sotto l’attenzione dell’intero gruppo, sebbene avrebbe dovuto farci l’abitudine. In fondo, era per quello che entrava sempre per prima in classe: mettersi al suo banco e scomparire dalla vista degli altri, ignorata completamente.
Questa volta, invece, trattenuta nel corridoio, la cosa non le era stata possibile, e ora tutti la fissavano, stupiti. Poi qualcuno le gridò che era stata fantastica, un altro le disse che era bellissima, uno scroscio di applausi si diffuse per la classe e Linda avanzò verso il suo posto a testa bassa, sorridendo, cercando di mostrarsi umile, sebbene avesse voluto urlare dalla fottuta soddisfazione. Un paio di mani si allungarono dai banchi e le diedero delle pacche di congratulazione, molti le sorrisero; qualche ragazza, che fino al giorno prima non l’avrebbe degnata di uno sguardo, la guardava con il desiderio di essere sua amica del cuore.
Forse l’unica nota stonata era seduta al banco accanto a quello di Linda, si rese conto la ragazza quando appoggiò a terra lo zaino, spostò all’indietro la sedia e intercettò lo sguardo di Marianna.
Marianna, aveva sempre giudicato Linda, vantava un viso splendido, con due occhi azzurri che lei le aveva sempre invidiato, e capelli color dell’oro per avere i quali, la ragazza dalla chioma quasi platinata, avrebbe ucciso. Peccato che sul suo volto regnasse sempre uno sguardo di astio verso qualsiasi cosa o persona.
Ma a Linda la cosa non interessava, quel giorno tutto sembrava fossero rose e canti di fringuelli. «Ciao, Marianna,» salutò, sorridendo.
Lei le piantò lo sguardo negli occhi. I suoi erano arrossati dalla rabbia. «Non mi importa cos’hai fatto ieri, stupida puttana, ma alla finale vi batterò tutte. Tu per prima,» aggiunse, dimostrando nel frattempo che il suo sguardo arrabbiato poteva diventare ancora più truce.
Linda esibì un sorriso di circostanza, poi si allontanò inconsciamente dalla compagna di qualche centimetro. Forse, in una stupida gara che avrebbe decretato la più brava a succhiarlo ad un gruppo di pervertiti che avevano voglia di farsi spompinare da ragazzotte senza rompersi le balle con l’offerta di bevande al bar e coccole a letto c’era ben più competizione di quanto si sarebbe aspettata.
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