Chapter 29 - "Adesso siamo pari, troia"
Linda è pronta ad essere scopata dai giudici per poter tornare in gara, ma la cosa si rivela ben peggiore di quanto si aspettasse...
1 year ago
Quasi ventiquattro ore dopo Francesca, Linda si trovava davanti alla porta dell’appartamento di Adriano. Aveva dovuto mandare un messaggio al ragazzo per sapere dove abitasse e poi trovare l’indirizzo con il navigatore satellitare del telefonino. C’erano voluti quasi quaranta minuti di pullman per raggiungere l’altro capo di Caregan e altri cinque a piedi dalla fermata del bus: ora si trovava in una zona della cittadina in cui era forse passata un paio di volte in auto con i suoi genitori, e di cui non conosceva nemmeno i nomi delle altre vie a parte quella in cui si trovava.
Notò il diverso colore del muro attorno alla porta rispetto al resto della casa e la cosa le provocò un profondo senso di fastidio, ma diede la colpa all’ombra d’ansia che le si stava depositando nella mente: stava entrando nell’abitazione di un ragazzo con qualche anno più di lei, sola, mentre con lui c’erano anche gli altri tre del suo gruppo. Non le era capitato spesso di trovarsi sola con dei ragazzi, nei suoi diciotto anni di età, e dopo quanto accaduto con quel pezzo di merda di Alessio non si sentiva molto tranquilla.
Ma non metteva in dubbio che avrebbe dovuto fare sesso con i quattro se voleva rientrare nella gara facendo ritirare la “mozione” di Francesca. Il problema, in realtà, era dovuto al fatto che, per quanto Tommaso le avesse fatto scoprire quanto fosse splendido il suo corpo, non poteva certo mettere in dubbio che Francesca fosse molto più bella di lei. Probabilmente il giro seno della stronza era superiore alla distanza dei suoi medi con le braccia aperte…
Linda chiuse gli occhi e respirò a fondo, cercando di calmarsi. In qualche modo ce l’avrebbe fatta. Magari le avrebbero chiesto di fare del sesso orale, e allora non ci sarebbero stati problemi, ma anche se avesse dovuto usare la sua passera, grazie ai consigli di Tania, se la sarebbe cavata. E poi la stessa Tania aveva scritto ad Adriano perché fosse magnanimo.
“Al diavolo”, pensò, riaprendo gli occhi e premette il campanello.
Un attimo dopo la porta si aprì e Linda scorse dietro la stessa Enrico che, quando la vide, abbassò lo sguardo, diventando rosso in viso. Poco oltre, Adriano era seduto ad un tavolo e stava scrivendo con un mezzo sorriso al cellulare. Michele e Daniele la guardarono girando la testa da un divano in mezzo al salotto, davanti al quale un grande televisore mostrava, muto, una partita di rugby.
Il capo del gruppo dei quattro si alzò dalla sedia, continuando a fissare il telefonino e, letto qualcosa, lo spense e lo appoggiò sul tavolo, poi si diresse verso la ragazza, entusiasta di vederla. «Oh, Linda, sono felice tu sia venuta».
La bionda abbozzò un sorriso, più un riflesso come risposta a quello sul volto di Adriano. «Ehm… ciao a tutti».
Il calore che mise Daniele quando la salutò, soprattutto nello sguardo, in altre occasioni avrebbe fatto bagnare la ragazza, ma in quel momento lei quasi nemmeno se ne accorse; Enrico mostrò un imbarazzo incomprensibile, la voce bassa quasi quanto gli occhi, mentre Michele la fissò con evidente astio, senza proferire una singola parola.
«Bene, come immaginerete,» disse Adriano, mettendosi accanto alla ragazza, «Linda è qui per discutere della sua eliminazione dalla nostra gara».
«Pensa di poter competere con Francesca e le sue…» sbottò Michele, con una smorfia, quindi si fermò un attimo, per poi continuare con un sogghigno, «eccellenti argomentazioni».
Daniele ridacchiò alla battuta, e a stento Adriano trattenne un sorriso. Enrico sembrava, invece, voler diventare sempre più piccolo e scomparire.
Quella che non apprezzò, invece, fu Linda. «Non mi importa se ragionate con il cazzo davanti alle bocce di quella troia,» sbottò, e la sua vocina sembrava incapace di pronunciare le parole che risuonavano nell’appartamento, «ma io ho il diritto di rientrare nella gara! Non potete buttarmi fuori».
«Parole, parole, parole…» ribatté Michele, che si era alzato dal divano, mostrando tutti i venti centimetri in più della ragazza. La rabbia e lo scherno che non riusciva a nascondere rendevano ancora più brutta la sua faccia.
Nella mente di Linda riaffiorarono le sensazioni che aveva provato nel succhiare il cazzo di quello stronzo durante la semifinale della gara e che, per qualche incomprensibile motivo, aveva sentito il desiderio di essere posseduta da Michele… un brivido di disgusto le corse lungo la schiena, ed un senso di fastidio si insinuò nel suo stomaco al pensiero che probabilmente lo avrebbe soddisfatto a breve. «Immagino ne abbia usate molte, Francesca, ieri…» ironizzò.
Adriano sembrava apprezzare l’umorismo, indifferentemente da chi provenisse. «Ha usato molto le labbra, ma non quelle della bocca. Dopotutto, non c’è una commissione olimpica che controlli la gara, eh».
«Oh, e i quattro giudici quali delle mie labbra preferiscono attorno ai loro cazzi?» domandò la ragazza, fissandoli con rabbia. «Perché lui sa cosa so fare con quelle che ho sotto il naso,» aggiunse, indicando Michele.
La vittima del suo pompino la guardò con profondo disprezzo. «Non metterò mai più il mio pitone nella tua dannata bocca, troia!» rispose, con una smorfia tale da far credere che avesse appena dato un morso ad un limone con la scorza.
«Come ho detto anche a Francesca ieri, i pompini sono solo per la gara,» ricordò Adriano, scoccando un’occhiataccia a Michele, probabilmente sconvolto dall’idea che qualcuno non volesse ricevere un’altra pompa del livello che la ragazza aveva fatto durante la semifinale.
«Quindi volete scopare pure me,» palesò la ragazza, ironica, anche se avrebbe voluto sputare in faccia a ciascuno di loro. «Così, se io e lei finiamo in pareggio la finale di pompini, andiamo ai punti considerando come avete trovato le nostre fighe?»
«No, ovviamente no,» ribatté Adriano, evidentemente divertito dalla situazione. «Se vuoi avere ragione su Francesca e la sua figa bagnata, tu devi darci il culo».
La strafottenza che si era formata sul viso di Linda, ritenendo quello che aveva vissuto negli ultimi minuti solo uno scambio di inutili battute che avrebbe portato a lei sdraiata sul divano, con quei quattro bastardi che le venivano nell’utero, crollò come un castello di carte colpito da un pugno della realtà. Sgranò gli occhi nel silenzio che era caduto nella stanza, anche se le sembrò che la parola “culo” avesse echeggiato diverse volte tra le pareti ed i pochi mobili.
«Io… dovrei…» cercò di dire, mentre la sua mente provava a capire cosa significassero esattamente le parole pronunciate dal ragazzo, ma sembrava che non ci fosse modo di equivocare.
Michele non era affatto disgustato quando disse: «Cosa c’è, puttanella? Sei venuta qui a fare la stronza perché ritenevi di avere il diritto di modificare una nostra decisione come se ti fosse tutto dovuto, e adesso ci ripensi? Sarai anche la migliore delle quindici che si sono iscritte alla gara a fare pompini, te lo concedo, ma che cosa importa se non arrivi alla finale e non la vinci perché una zoccola disperata ha avuto più coraggio di te e ci ha dato la sua fica?»
Linda lo osservò, e sebbene ne fosse disgustata, doveva ammettere che aveva ragione. A cosa sarebbe servito lottare fino a quel momento, se si fosse fermata adesso?
Adriano annuì alle parole dell’amico. «Già. E devi considerare, Linda, che se abbandoni ora la darai vinta a Francesca, e tutti quanti sappiamo quanto ti odi, anche se non ne capisco il motivo. Vuoi darle la soddisfazione di averti battuta a tavolino? Tutti ti prenderanno in giro, se scoprono che ti sei lasciata buttare fuori per davvero: considera che fino ad ora non lo sa nessuno, e se anche lo sapesse penserà che sia solo una voce, quando domenica ti vedrà come gareggiante alla vecchia segheria. – Lui la guardò negli occhi. – Adesso la gente ti considera una campionessa, non è difficile sentire i nostri compagni parlare bene di te. Ma se non ti presenterai, tutto tornerà come prima… quand’eri solo “Linda la nerd”».
Quelle parole furono una stilettata nel cuore della ragazza, come se dietro a quell’odioso epiteto si nascondesse tutto il dolore che aveva sofferto per anni fino a quando gli spettatori erano esplosi in un applauso e ovazioni per il pompino che aveva fatto a Michele ed era diventata un’eroina. No, non avrebbe mai più voluto vivere quegli orribili giorni.
Ma il suo ano… aveva promesso la sua verginità a Tommaso, durante quel paradisiaco pomeriggio nella sua cameretta, quando lei gli aveva voluto dare il suo “dolce culetto” ma lui aveva risposto che quello non era il momento giusto, non con così poco tempo a loro disposizione. Nelle loro future sessioni di amore, le aveva promesso il suo amante, avrebbe fatto in modo che il suo ano fosse infine pronto ad accoglierlo senza dolore, perché la perdita della verginità non le causasse il minimo dolore ma le donasse solo piacere.
“Oh, Tommaso…”, pensò la ragazza, percependo i suoi occhi iniziare a bruciare e la sua gola stringersi, “Se avessi saputo che mi sarei trovata in una situazione simile, quel pomeriggio ti avrei pregato di sfondarmi senza farti remore. Almeno saresti stato tu a prendere la mia verginità…”
Ma forse, se l’ipotesi di Tania secondo la quale la sua vincita alla gara avrebbe potuto spingere Tommaso a riprenderla con loro, avrebbe comunque potuto dare a lui il suo culo, facendogli credere che fosse ancora vergine. Non avrebbe comunque mai potuto saperlo.
«Mi piace il tuo corpo,» le confessò Daniele, all’improvviso, riportandola alla realtà. Le stava sorridendo. «È meno volgare di quello di Francesca. Sarebbe bello fare l’amore con te».
Linda si sentì sciogliere sotto quello sguardo, e avrebbe voluto dire che l’intervento del bel ragazzo non fosse servito a convincerla del tutto, ma… «Va bene,» disse, con la voce che si era ridotta ad un sussurro.
La soddisfazione di Adriano fu ben visibile sul suo volto. «Ottimo!» esclamò. Si diresse ad un armadio, aprì un cassetto e ne estrasse un oggetto che alla ragazza sembrò uno strano orologio e un flacone azzurro dotato di dosatore. Li posò sul tavolo, poi indicò lo stesso alla ragazza.
«Appoggiati lì e abbassa i pantaloni e le mutande».
Il tavolo assunse un aspetto intimidatorio agli occhi della studentessa, la quale si stava chiedendo al contempo se nessuno avesse mai sentito parlare di coccole o del concetto di predisporre una donna al sesso. Il suo dolce Tommaso l’aveva davvero viziata, comprese. Poi, avvicinandosi, comprese cosa fossero quei due oggetti: su uno c’era scritto “Lubrificante intimo”, mentre l’altro le richiese un attimo per riconoscerlo.
Era una pallina rossa delle dimensioni di una da golf in cui era infissa una barretta di metallo alle cui estremità erano applicate due cinghie di pelle nera grazie ad altrettanti grossi anelli. Una delle due strisce presentava una serie di fori, mentre l’altra aveva applicata ad una estremità una fibbia con un ardiglione semplice, privo delle lavorazioni delle cinture, anche quelle più economiche. Era troppo piccola per essere usata con dei pantaloni, e decisamente troppo grande per essere applicata ad un polso, notò la ragazza, poi comprese cosa diavolo fosse.
Solo una mano di Adriano appoggiata alla sua schiena le impedì di fare un passo indietro. «Cosa volete farmi?» esclamò, capendo finalmente che era una gag ball. L’aveva vista in un video sadomaso, messa in bocca ad una tizia che poi era stata scopata da diversi uomini contemporaneamente, legata ad una struttura fatta di tubi e presa a frustate. No, quello no!
«Non preoccuparti,» le assicurò il capo del gruppo. Prese il telefonino ancora posato sul tavolo e, con pochi movimenti delle dita, avviò un video, che pose davanti a Linda, «ma ai miei vecchi sembra diano fastidio le grida di piacere delle donne».
E grida di piacere femminili uscirono dal piccolo altoparlante dello smartphone. Sullo schermo apparve Francesca nuda, sul divano, con lo splendido, scolpito corpo di Daniele che la possedeva. La ragazza, di una bellezza sfolgorante anche per Linda, stava urlando ad ogni spinta dell’uomo, il viso illuminato dalla gioia, le unghie conficcate nella schiena di lui.
La bionda non riusciva a distogliere lo sguardo dal video, e se qualcuno le avesse chiesto chi dei due partecipanti dell’amplesso la eccitasse maggiormente lei non avrebbe saputo dirlo. Daniele era bellissimo, muscoloso, possente, e Linda avrebbe pagato per avere un rapporto completo al pari di Francesca, ma la stronza che l’aveva fatta finire in quel guaio… diavolo, era dannatamente sexy, riconobbe la ragazza. Quei due seni, quanto avrebbe voluto stringerli e succhiarli. Era sicura che, se avesse avuto la possibilità di leccargliela come le aveva insegnato Tommaso e si era esercitata su Tania, Francesca sarebbe passata da sua persecutrice a schiava sessuale per tutta la vita nel giro di dieci minuti. Insieme lei, Daniele e Francesca sarebbero stato un trio fantastico a letto…
In quel momento Daniele non l’avrebbe posseduta nella fica ma nel culo, ma dopo quella visione sarebbe impazzita se lui non fosse stato dentro di lei. Poi, in futuro, avrebbe fatto in modo che il suo cazzo finisse con il posizionarsi anche negli altri suoi due orifizi…
«D’accordo,» concesse quasi senza nemmeno accorgersene. «Facciamolo».
Adriano gongolò a quelle parole. Prese la gag ball dal tavolo e ordinò alla ragazza di aprire la bocca e mordere la pallina di silicone, poi strinse dietro alla testa le due cinghie. Linda provò una strana sensazione nel sentire sotto i denti quella specie di grossa caramella morbida priva di sapore ed un’ombra del panico che l’aveva colta prima si riaffacciò alla sua coscienza, ma riuscì a ricacciarla. Il ragazzo le disse di abbassare i pantaloni e le mutande, quindi di appoggiarsi sul piano del tavolo.
Linda si meravigliò con quanta tranquillità si denudasse l’inguine e non avesse problemi a mostrare a quei quattro il proprio sesso, poi si sdraiò con il busto sul legno segnato da lungo uso. Appoggiò la guancia sinistra, percependo il freddo del tavolo e l’odore di polvere che le colpì il naso.
Adriano lanciò un fischio di apprezzamento. «Gran belle chiappe. Non me le sarei mai aspettate, lo ammetto».
Un rumore simile a quello di un ansimare si levò una mezza dozzina di volte accanto a Linda, che dopo qualche istante comprese essere l’erogatore di lubrificante che qualcuno comprimeva, seguito da un leggero raschiare liquido. Un profondo afrore di sesso maschile appesantì l’aria della stanza. La ragazza provò a sbirciare oltre la propria spalla, vedendo il bel Daniele cospargersi il cazzo del gel trasparente. Dentro di sé, sperò fosse lui a incularla per prima: se non avesse avuto quella pallina in bocca l’avrebbe richiesto.
Dopo qualche lungo secondo di silenzio, la cui unica colonna sonora era quello di giovani uomini che si zangolavano per avere un’erezione più potente ed il fruscio di abiti che si muovevano quando i pantaloni venivano lasciati calare sul pavimento e le mutande abbassate, percepì una mano appoggiarsi sulla sua chiappa sinistra. S’irrigidì, solo in quel momento tutto smise di essere qualcosa posto nel futuro immediato, ma pur sempre futuro, per materializzarsi nel presente, diventando tangibile: qualcosa stava davvero per penetrare nel suo retto, e non sarebbe stata una semplice supposta o il beccuccio di un clistere, ma qualcosa di vivo, caldo, e soprattutto più grosso del suo sfintere. Era consapevole che nessuno dei quattro rientrasse nella categoria dei superdotati ma…
«No,» esclamò autoritaria una voce colma di disprezzo alle sue spalle, «alla troia lo apro io il culo. Glielo restituisco il favore del pompino».
La mano si sollevò dal gluteo. Adriano provò a reclamare, ma si limitò ad aprire le braccia. «Ma il capo cosa lo faccio a fare se non ho il minimo vantaggio».
Anche Linda cercò di contestare quanto stava per succedere, di obiettare che non le importava chi le strappasse la verginità dal culo, ma che non fosse quello stronzo di Michele, di far sentire la sua voce… ma l’unica cosa che riuscì ad emettere fu un suono modulato che in una situazione diversa avrebbe fatto ridere lei per prima. In quell’istante, però, la riempì solo di apprensione.
Se non avesse potuto parlare, allora avrebbe agito, alzandosi e… Una mano calò sul suo orecchio destro, immobilizzando la sua testa al tavolo. I suoi occhi si sbarrarono e le sue dita si strinsero sul bordo del piano in legno oltre il suo capo quando la mano libera di Michele si abbatté sulla chiappa destra, strappandole un gemito di dolore.
«Adesso senti davvero,» sibilò lo stronzo, spostandole il gluteo.
A Linda si mozzò il fiato quando qualcosa di caldo e bagnato si appoggiò al suo ano, poi uscì in un grido muto nel momento che le sprofondò dentro. Il suo culo si aprì come mai prima di allora al punto che sembrava prossimo a spaccarsi mentre un cazzo la violava entrandole nel retto, sprofondandole nell’intestino. Il dolore era intenso, e se quella pratica avesse mai potuto essere piacevole anche per lei, quella sofferenza che sembrava arrampicarle lungo la schiena fino ad azzannarle la nuca copriva ogni minimo appagamento. Cercò di non gridare solo per non dare soddisfazione al bastardo, ma non poté trattenere le lacrime che le colavano incandescenti dagli occhi lungo il naso e la gota sinistra e gocciolavano sul tavolo. Le dita stringevano il bordo con tale forza che se la mente della ragazza non fosse stata obnubilata da continue ondate di dolore avrebbe creduto di strapparlo via da un istante all’altro, o per lo meno percepire i muscoli delle dita gridare per l’insensata fatica in cui stavano affogando. Una gamba si appoggiava in punta di piede sul pavimento, ma l’altra, come se volesse sfuggire da quel dolore, si muoveva sollevandosi e cercando di scalciare come un cavallo.
Michele ritraeva l’inguine lontano dal culo della bionda, poi, con un colpo solo la penetrava di nuovo con tutta la spanna del suo cazzo, l’inguine e le palle che sbattevano con violenza contro le chiappe che si comprimevano e vibravano nello scaricare la forza dei colpi. Se Linda stava soffrendo come mai prima di allora, lui non stava godendo più di lei a livello sessuale, e tutto il piacere che stava provando derivava solo dal tenere la testa della sua spompinatrice contro il tavolo, privandola della libertà e vendicandosi per la figuraccia che le aveva causato durante la gara e le risate che si alzavano dai gruppi di studenti quando lui passava per i corridoi della scuola.
La ragazza aveva sperato che, al pari di una vescica ad un piede che dolesse e che dopo un po’ che si camminava smettesse di essere percepita dalla coscienza, anche l’ano, dopo qualche secondo di frizione, smettesse di fare male, ma la realtà si dimostrò ben diversa. Quel pezzo di merda sembrava dovesse spingerle nel retto per il resto della storia dell’universo, incapace di venirle nel culo una volta per tutte, come se il pompino di quindici minuti che gli aveva afflitto lo avesse reso incapace di sborrare entro la giornata. E lui si divertiva per questo, bloccandola al tavolo come se fosse davvero la sua troia, prendendo le parole che gli aveva rivolto mentre era in ginocchio davanti al suo cazzo durante la semifinale e rivoltandogliele contro.
Infine, lui le diede un colpo così profondo che la sollevò dal pavimento, la pallina della gag ball che vibrava nel suo grido, il cazzo sprofondato nel suo retto. Nelle fiamme che ardevano nel suo culo ed il fastidio nauseabondo che le risaliva dal retto fino allo stomaco, la ragazza quasi percepì un liquido caldo inumidirle la parte finale dell’intestino. Michele si lasciò sfuggire un grugnito di soddisfazione, poi diede un altro paio di artigliate alle lacerazioni vive dello sfintere di Linda con il suo cazzo per assicurarsi di aver scaricato i suoi coglioni dentro di lei.
«Adesso siamo pari, troia,» disse lui, uscendo lentamente.
La ragazza non se lo sarebbe mai aspettato, ma il dolore mentre estraeva il pitone fu peggiore di quanto aveva sofferto fino a quel momento. Il contatto della cappella bollente e della sborra ebbe l’effetto di una badilata nella sua mente, e quando lo stronzo le lasciò la testa dovette riprendere coscienza delle sue dita intorpidite ma senza smettere di stringere il bordo del tavolo per non cadere a terra.
Non ebbe comunque bisogno di tenersi a lungo, perché un attimo dopo un nuovo inguine si appoggiava alle sue chiappe.
«Brava, Linda».
La voce di Adriano sembrò giungere da un altro pianeta, appena udibile e comprensibile come se fosse stata una scritta letta attraverso la nebbia. Non percepì nemmeno il cazzo, più corto di quello di Michele ma appena più grosso, con una cappella molto più grande di quella dello stronzo, come aveva scorto durante la semifinale, entrarle dentro, ogni percezione tattile sopraffatta dal dolore lancinante dell’ano. La afferrò per i fianchi, e invece di incularla come Michele iniziò a spingerla avanti e indietro lungo l’asta del suo uccello: l’atto non fu meno fastidioso del precedente, ma, cosa che stupì e, in parte, fece inorridire la ragazza, sentì la figa bagnarsi ed il seno, strusciato negli abiti avanti e indietro sul piano del tavolo, irrigidirsi ed i capezzoli ergersi. Non fosse stato per lo stordimento che le abbatteva le facoltà mentali ed un senso di vomito che le impegnava la poca volontà rimasta, si sarebbe stretta le tette cercando di darsi un po’ di piacere.
Nella stanza nessun ragazzo parlava, se non occasionalmente, molto occasionalmente, e a bassa voce. Al massimo, si scambiavano un commento sul sedere di Linda, o quanto dovesse essere stretto e soddisfacente possederlo. Gli unici suoni che la ragazza sentiva erano il suo culo che sbatteva ritmicamente contro l’inguine del suo scopatore ed un continuo gemito di dolore che si riversava nelle sue orecchie, bloccato dalla gag ball e che ai quattro con il cazzo di fuori doveva sembrare il rombo di una cascata appena percepibile intramezzato da singhiozzi umidi.
Come le aveva confidato tempo prima Tania, Adriano non durava, e dopo nemmeno un decimo del tempo passato da Michele nel suo intestino l’ano della ragazza si deformò verso l’esterno quando lui uscì dopo aver bagnato anche lui il suo retto.
«Brava, Linda,» ripeté dandole su una chiappa quella che doveva essere una stretta di ringraziamento.
Linda trasse un paio di volte il fiato attraverso le narici, che suonavano liquide nel muco che le lacrime avevano squagliato. Tommaso come l’avrebbe sverginata, sostenendo che lui avrebbe impiagato diverse sessioni per fare quello che i quattro bastardi avrebbero compiuto in mezz’ora al massimo?
«Oh, dolce Linda, finalmente è il mio turno,» le sussurrò Daniele, il bel Daniele, avvicinandosi al suo volto. Le diede un bacio su una guancia, suggendo le sue lacrime.
Per un istante la ragazza ebbe un tuffo al cuore, l’idea che lo splendido ragazzo di cui era innamorata entrasse in lei la colmò di gioia o, per lo meno, lo fece nel poco spazio lasciato libero dal dolore fisico che la stava straziando.
Seguì con l’occhio destro Daniele sollevarsi dietro di lei e mettersi in posizione, contro i suoi glutei. Poi sentì delle dita scivolarle tra i lunghi capelli biondi, che si arrotolarono attorno alla mano, mentre l’altra scivolava davanti ad una gamba e tornava indietro, appoggiandosi sulle labbra della figa.
«Sei bagnata, ragazza…» commentò soddisfatto il ragazzo, «ottimo».
Un sorriso apparve sulle labbra di Linda. O, più esattamente vi saettò un istante, perché un colpo ai capelli le deformò i connotati in una maschera di dolore, strappandole la testa dal tavolo e sollevandola fino ai capezzoli, mentre la mano sul suo bocciolo di rosa prendeva a penetrarla con tre dita come se stesse cercando di infilarci tutta la mano e, volontariamente o meno, il polso si abbatteva sul clitoride come scudisciate. Il dolore fu tale che nemmeno si accorse che il cazzo di Daniele era entrato nel suo retto, l’inguine che sbatteva contro i glutei, se non dopo quasi mezzo minuto dall’inizio di quel supplizio.
Linda stringeva gli occhi, in punta di piedi, la schiena arcuata all’indietro, un grido che le lacerava l’anima peggio di quanto il cazzo di Michele le avesse sfondato il culo. Il cuoio capelluto sembrava prossimo a strapparsi, con strattoni in sincronismo con i colpi di inguine del ragazzo, la figa che sembrava essere diventata di magma per l’azione scellerata della mano.
Per fortuna della ragazza, forse perché eccitato dalla visione delle due inculate precedenti, Daniele venne dopo solo un minuto. Lasciò i capelli biondi, facendo crollare la testa di Linda sul tavolo, un braccio della stessa che bloccava l’impatto sul piano di legno; abbandonò anche il sesso e, con la mano bagnata di ambrosia, afferrò il fianco destro della ragazza e spinse fino in fondo un paio di volte nel retto di Linda e la sua sborra si mescolò a quella degli altri due ragazzi.
La bionda non sentì il suono viscido del cazzo del ragazzo di cui era stata innamorata fino ad un attimo prima mentre usciva dal suo culo devastato perché le sue orecchie erano piene solo del ritmico battere del suo cuore, impazzito e rumoroso come un tamburo. Sentiva il seno destro vibrare ad ogni palpito come se fosse stato colpito da una sberla tre volte al secondo. Respirava attraverso i denti, l’aria che sibilava quando passava attorno alla pallina di silicone perché in naso era pieno di muco e iniziava a colarle in gola e sulle labbra, e sentiva che stava per vomitare.
Ebbe qualche secondo per riprendersi prima che anche Enrico la possedesse e…
«No,» disse qualcuno alle sue spalle, «non ne ho intenzione».
«Ma…»
«No, cazzo!» Linda riconobbe la voce del ragazzo ultimo arrivato nella banda. «L’avete già conciata come una merda. Non ho capito cosa voleste farle, ma state tranquilli che non voglio farne parte anch’io».
«Non fare la mezzasega,» lo ammonì Michele.
«Fottiti, pezzo di merda!» rispose Enrico. «E tu prenditi il tuo cellulare con le tue foto del cazzo».
Poi dei passi si allontanarono nella stanza. Linda girò il capo e vide Enrico aprire la porta d’ingresso e poi scomparire inghiottito dalla stessa quando il battente tornò a chiudersi sbattendo.
I tre ragazzi rimasti rimasero in silenzio per qualche istante, finchè Michele non chiuse la faccenda con il commento: «Che coglione…»
Adriano mise una mano su una spalla di Linda, aiutandola ad alzarsi. Il dolore all’ano quando si mise in piedi fu lancinante al punto tale da farle sfuggire un ruggito di sofferenza. Dovette appoggiarsi al tavolo con una mano e sollevare una gamba sulla punta del piede, restando comunque incapace di restare in una normale posizione eretta.
Linda mise le mani dietro la testa, ma era troppo stordita e le dita troppo anchilosate per riuscire anche solo a capire cosa stesse toccando. Adriano le si porse alle spalle e, in un attimo, dimostrando di non essere nuovo all’uso della gag ball, liberò la ragazza.
Lei prese una profonda boccata d’aria, riempiendo finalmente i polmoni dopo dieci minuti di quasi totale apnea. Subito sentì il capogiro rallentare e il terremoto che scuoteva la stanza perdere diverse magnitudo nella scala Mercalli. In fondo alla gola, nonostante si ritrovasse temporaneamente priva del senso dell’olfatto, sentì comunque un odore pesante nell’aria, provocato dall’eccitazione di quattro maschi, la sborra di tre e, probabilmente, quello che si trovava nel suo intestino: sebbene lo stordimento stesse calando, il disagio nello stomaco aumentò.
«Beh, Linda, sei ancora nella gara,» proclamò Adriano con la stessa indifferenza che avrebbe usato se la ragazza avesse usato delle argomentazioni logiche e non la sua verginità anale per convincerli.
«Spero che anche le altre due troie decidano di avere rogne una con l’altra,» dichiarò Michele, aggiungendo sottovoce: «Non mi dispiacerebbe scoparmi anche il culo di Marianna».
Sul volto di Daniele si abbozzò un sorriso all’idea di inculare anche l’antipatica compagna di classe di Linda, poi si rivolse a quest’ultima. Si avvicinò, l’accarezzò sul viso e le sussurrò: «È stato magnifico con te. Ti è piaciuto?»
La ragazza lo fissò e, in qualche modo che lei stessa non avrebbe saputo spiegare, non gli sputò in faccia e non lo azzannò alla gola, strappandogli la carotide. Invece sorrise, riuscendo perfino a simulare con gli occhi un moto di gratitudine. Nonostante tutto, non sarebbe stato molto intelligente vomitargli addosso tutto l’odio che aveva scoperto di covare dentro di sé dopo quello che le aveva inflitto quel bastardo. Al confronto, Michele si era comportato come un amante passabile e quasi caloroso, sebbene si stesse vendicando per quanto gli aveva causato dopo il pompino.
«Adesso puoi andare,» disse Adriano, mentre gli altri due di alzavano le mutande e i pantaloni. Passarono in un istante dal ringraziarla per gli orgasmi all’ignorarla completamente, con il capo che accendeva il telefonino e controllava qualcosa soddisfatto mentre gli altri due stronzi tornavano a guardare lo sport in tv.
Fu un’esperienza dolorosissima inchinarsi per afferrare intimo e pantaloni e sollevarli. Le mutandine, pur essendo larghe, quando il tessuto si insinuò tra le chiappe fu un’agonia. Si voltò verso i tre, chiedendosi se salutarli, sebbene non ne avesse la minima intenzione: vederli intenti nei loro passatempi, soprattutto Adriano che chattava sorridendo a quanto scriveva il suo interlocutore, decise di non farlo, e camminando con fatica e dolori che sembravano causati da un tizzone nel retto, se ne andò, mandandoli mentalmente a morire ammazzati loro quattro, anche il bastardo che se l’era battuta, e Francesca, che se l’era cavata decisamente molto meglio di lei.
Mentre apriva la porta ed usciva, sperò che tutto questo le avrebbe permesso davvero di tornare tra le braccia di Tommaso.
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