Chapter 31 - "Ho bisogno di parlarti il prima possibile, Mauro"
Francesca, disperata dopo aver compreso che il suo tentativo di far squalificare Linda dalla gara di pompini è fallito, decide di chiedere aiuto a chi si era ripromessa non avrebbe più chiesto nulla, per nessun motivo...
1 year ago
L’alba del sabato fece la sua comparsa nella camera di Francesca sotto forma di lame di luce gialla che illuminavano le particelle di polvere che galleggiavano pigre nell’aria, scovando la ragazza nel suo letto, gli occhi aperti puntati verso il soffitto, sebbene non lo vedesse, e non solo per il buio che ancora regnava negli angoli delle pareti. Probabilmente, in tutta la notte, non aveva dormito un solo momento, continuando ad arrovellarsi la mente per trovare una soluzione al dilemma che il giorno prima le era crollato addosso.
Troppo agitata, aveva continuato a voltarsi nel letto, cercando una posizione che le permettesse di trovare un po’ di pace nell’incoscienza del sonno, ma non era servito a nulla; aveva accarezzato l’idea di prepararsi una camomilla, ma le era sembrata una cosa da lattanti o da vecchi; aveva anche raggiunto il suo cloud con il telefonino e scaricato un paio di foto di nudo che Daniele le aveva dato come scambio di alcune che Francesca gli aveva spedito a sua volta: grosse tette fotografate davanti allo specchio del bagno contro pettorali ed un cazzo in erezione scattati da qualcuno che la ragazza non aveva intuito e che, francamente, non aveva voluto scoprire.
Si era abbassata le mutandine, aprendo le gambe sotto le coperte, e aveva trasmesso la fotografia del bel ragazzo alla smart tv della sua camera da letto. Mentre contemplava l’uccello in tiro e i muscoli, ripensando a quando era stato dentro di lei, aveva stretto una sua grossa tetta e iniziato a muovere la punta di un dito attorno alla tana della sua lumachina ma, invece di eccitarsi, continuava a formarsi nella sua mente l’orribile immagine di Daniele che trovava piacere tra le chiappe di Linda, intento a incularla su un tavolo, che le stringeva le piccole bocce e sborrava nel suo intestino, gridando nell’orgasmo.
E magari, dopo un altro paio di colpi profondi per essere certo di aver svuotato nel retto della bionda il contenuto caldo e colloso delle sue palle, le sussurrava in un orecchio: “È stato bellissimo, Linda. Ti amo.”
Si ritrovava a stringersi dolorosamente il seno, l’altra mano che aveva abbandonato l’inguine per serrarsi in un rabbioso pugno. “Pezzo di merda”, sibilava a denti stretti e, sebbene avesse cercato di ditalinarsi per riuscire ad addormentarsi, si era ritrovava più nervosa e sveglia di prima.
Quello stronzo di Daniele… prima si comportava come se lei fosse la donna dei suoi sogni, le accarezzava il viso mentre lo spompinava durante la gara, le diceva di essere la ragazza più bella al mondo quando la scopava perché facesse squalificare Linda, e poi la prima volta che quella pantegana biondina gli mostrava il culo, quello non si faceva problemi a sfondarglielo con gusto e poi le raccontava il tutto con soddisfazione.
E non solo lo stronzo la tradiva, ma, in più, riaccettava la nerda nella gara. E adesso Francesca se l’era ritrovata come avversaria e, dovette ammettere di nuovo con sé stessa con profondo rammarico, la dannata biondina era un’avversaria temibile, ben preparata e, lo aveva dimostrato con il proprio culo, motivata.
“Scommetto che la stronzetta vuole dimostrare a tutti di essere brava a fare pompini proprio perché io l’ho sempre fatta passare come un’incapace e vuole vendicarsi”, pensò mesta.
Quindi tutta la notte la sua mente era stata occupata a trovare una soluzione al problema di Linda tornata alla carica, e Francesca doveva ammettere che la sua fantasia aveva dimostrato di avere capacità che non avrebbe creduto di possedere. Alcune proposte si erano dimostrate impossibili, o illegali o semplicemente stupide.
Il vero problema si era dimostrato quando infine, dopo aver vagliato più volte ogni possibilità che la sua mente aveva partorito, inspiegabilmente era rimasta solo una ed era quella che più la disgustava, qualcosa che, sapeva già, avrebbe condotto ad un’esperienza che si era ripromessa non avrebbe mai più ripetuto.
Per quel motivo era rimasta sveglia quella mattina, cercando nel buio della sua stanza il coraggio per farlo, e solo quando sul muro occidentale della sua camera si erano disegnate delle linee luminose l’aveva trovato. Aveva allungato una mano, uscendo da sotto le leggere coperte per raggiungere il comodino e prendere il cellulare dal caricabatteria wireless. Quando accese lo schermo, l’orario, le cinque e mezza passate da poco, sembravano sogghignarle in viso ricordandole che quelle ore antelucane le vedeva solo quando si divertiva fino a tardi o doveva alzarsi presto per una gita o un viaggio fino al mare in Sud Italia.
Sì, non era il momento di mandare messaggi, che probabilmente non sarebbero stati letti o ascoltati prima di qualche ora, ma se avesse atteso ancora quel poco di coraggio che aveva trovato sarebbe svanito allo stesso modo delle ombre che stavano ingrigendo negli anfratti della sua stanza.
Avviò WhatsApp, richiamò dalla lista dei contatti quello che gli serviva e premette l’icona del microfono.
«Ho bisogno di parlarti il prima possibile, Mauro,» disse, pentendosi all’istante, mentre il programma l’avvisava che il vocale era stato recapitato. Francesca sentì il suo cuore sobbalzare, un profondo disagio sbocciare nella sua anima ed evolvere velocemente in fastidio vero e proprio.
Doveva cancellare quel messaggio, impedire a quel bastardo superdotato di sentire la sua richiesta? Lui avrebbe approfittato, ne era certa: quando voleva “venderle” il nome dell’amante di Linda aveva preteso un rapporto sessuale con il suo mostruoso cazzo che l’aveva distrutta… se fosse stata lei a chiedere il suo aiuto, gli sarebbe bastato rimetterglielo in figa o… no, nel culo no! Non glielo avrebbe mai permesso, non con quell’avambraccio! Linda poteva anche trovare il coraggio per farselo sfondare, ma lei no. Per nessun motivo al mondo.
Forse, comprese con dolore, anche lei scappava di tanto in tanto…
Non era stato il coraggio a fargli registrare il messaggio e poi quello era scomparso, si disse Francesca: era la disperazione ad averla costretta a compiere quella follia e il ritorno della lucidità le aveva fatto comprendere quanto fosse stata folle. Doveva cancellarlo. Mosse il pollice per premere l’icona del messaggio ed eliminarlo, appoggiandolo sullo schermo e…
Ma le due spunte grigie divennero blu e Francesca sussultò, comprendendo che era troppo tardi…
Un attimo dopo apparve una scritta sullo schermo appena sotto il suo dito.
“Ok Bar Griso alle 8 domani”
«Cazzo…» sussurrò la ragazza, sentendosi mancare.
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