Chapter 2 - Episodio 1
"E pensare che, secondo le voci che giravano, Flavia si “intratteneva” con diversi ragazzi contemporaneamente, sebbene i termini che gli altri usavano non fossero così educati…"
1 year ago
Il piazzale della scuola superiore N. Sandrini si animava per qualche minuto dopo il suono della campanella che declamava la fine della reclusione degli studenti nell’istituto, prima che questi si recassero verso le stazioni di treni e pullman o le proprie abitazioni nel caso vivessero nelle vicinanze. Era l’occasione che gli amici usavano per vedersi per l’ultima volta quel giorno, nel caso non trovassero il tempo per incontrarsi in videoconferenze o, fisicamente, in qualche locale. Da tempo, ormai, i capannelli erano diventati fissi sia per quanto riguardava i componenti che il luogo in cui stazionava sia, spesso, anche per gli argomenti.
Luca si tolse lo zaino dalle spalle, appoggiandolo a terra e sedendosi sul muretto che conteneva il triste giardinetto, o quello che sarebbe stato qualche mese dopo, una volta archiviato l’inverno, e che avrebbe dovuto rallegrare un po’ l’ingresso dell’istituto scolastico. «Oh, come va, Alessio?» chiese.
L’amico sollevò lo sguardo dal telefonino, sorridendo. Era il migliore amico di Luca, quello che poteva considerare il fratello che non aveva mai avuto, e sapeva che anche lui lo considerava allo stesso modo. Si conoscevano da quando avevano iniziato le medie, e da allora erano stati indivisibili. «Mi è arrivata prima una e-mail,» spiegò, incapace di trattenere l’eccitazione. Dal tono della voce sembrava si stesse per mettere a ballare. «Ho passato gli esami teorici di parapendio, e tra due domeniche ho il primo lancio!»
«Fantastico!» esclamò Luca, sentendosi orgoglioso per Alessio. Gli diede una pacca sulla schiena. «Sapevo che ce l’avresti fatta». E ci sarebbe solo mancato che fallisse: era da quando aveva quindici anni che sognava di lanciarsi in volo dalle montagne sopra Caregan, trasportato dalle correnti ascendenti librandosi tra le aquile, guardando il mondo dalle nuvole. Alessio vantava verso il parapendio la stessa passione che molti altri della loro età avevano verso il motociclismo o la Formula 1, arrivando persino a parlare di Pierre Remy o Andy Aebi come i loro compagni discutevano di Ronaldo, Fernández o Lewis Hamilton.
«Luca, sono convinto che dovresti provarci anche tu,» propose Alessio per l’ennesima volta.
E, per l’ennesima volta, Luca rispose con una smorfia che lasciava intendere che non era il caso. Supponeva di avere qualche punto di forza, qualche capacità in grado di renderlo orgoglioso nascosta nella sua anima, ma il coraggio, ne era sicuro, non figurava nella lista. «Mi limiterò a venire a vederti fare quella follia e scattare qualche foto dell’evento».
«Sì, Il mio fotografo ufficiale! Come va con la fotocamera nuova?»
Un sorriso, che sarebbe impallidito comunque se confrontato con quello che illuminava sul volto di Alessio quando parlava di parapendio, affiorò sulle labbra di Luca. «Il miglior regalo di Natale della mia vita. D’accordo, non è esattamente una professionale, ma credo che usando una Entry Level come questa sarò costretto ad impegnarmi per imparare per bene a scattare le foto che mi verranno in mente. Ho trovato un canale YouTube davvero interessante per capire qualcosa su ISO, diaframmi e cose simili».
Alessio lo fissò per un istante, poi annuì, dubbioso. «Ok… l’unica parola che ho capito è “diaframma”, ma dubito sia quello di cui parlano mia madre e mia sorella adesso che lei ha le sue cose».
Luca sorrise. «Ho anche aperto un nuovo profilo su Instagram per pubblicare solo le foto più belle».
Su richiesta di Alessio, Luca prese dalla tasca il telefonino, un Samsung Galaxy dalla cover blu, sul cui schermo fece apparire il codice QR che permise all’amico di raggiungere la sua nuova pagina semplicemente inquadrandolo. Al momento, conteneva solo una foto della fotocamera immortalata con il cellulare.
«Sono certo che diventerai un artista,» lo assicurò Alessio, rimettendo via il cellulare.
Ma Luca non lo aveva nemmeno sentito parlare. Riempiendo i polmoni e spalancando gli occhi, il ragazzo contemplava la ragazza dei suoi sogni camminare tra la folla di studenti ancora nel piazzale, muoversi con una sinuosità che sembrava studiata per catturare l’attenzione di Luca e impedirgli di distogliere lo sguardo, ammirando Flavia con lo stesso piacere che avrebbe provato mangiando un gelato alla vaniglia e nocciola. Esile e alta poco meno di un metro e settanta, indossava abiti non firmati, a differenza delle altre ragazze della scuola, ma i lunghi capelli rossi attiravano l’attenzione quando era di spalle, lasciando in secondo piano il discorso della ricchezza dell’abbigliamento. Quando, invece, si aveva la fortuna di vederla di fronte, lo splendido viso leggermente allungato appariva impreziosito dagli occhi verdi, per Luca sensuali quanto nient’altro al mondo. Camminava senza guardare nessuno, palesemente a disagio, procedendo in mezzo alla folla come se fosse marchiata d’infamia e chiunque la stesse additando. Ma a Luca questo non importava affatto.
Un colpo alle costole lo fece sussultare, strappandolo al suo sogno ad occhi aperti e ributtandolo nella sua vita incolore. «Invece di spogliarla con gli occhi, vai a parlarle. Mica ti può mangiare».
Luca non rispose, ma il piacere che aveva provato fino a quell’istante fu offuscato dal ricordo, vivido e mostruosamente doloroso, di una più giovane Flavia che lo etichettava, con un distacco straziante, nell’ultima occasione in cui aveva osato parlare con lei, come uno “sfigato” e gli consigliava poco gentilmente di andare a farsi un giro.
Non aveva mai confessato ad Alessio quell’unico tentativo di provarci con lei, ed era felice che non li avesse visti nessuno in quel momento, o Luca sarebbe morto dalla vergogna…
E pensare che, secondo le voci che giravano, Flavia si “intratteneva” con diversi ragazzi contemporaneamente, sebbene i termini che gli altri usavano non fossero così educati…
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