Chapter 6 - Episodio 5
"Nella sua mente usava parecchi epiteti per descriverla, ma non aveva difficoltà a supporre che sua madre non avrebbe avuto piacere nel sentire il proprio figlio chiamare una donna “la tettona”, “la zoccola rossa” o “la milf della ragazza di cui sono innamorato”."
1 year ago
Luca trattenne uno sbuffo di fastidio quando sollevò lo sguardo dallo schermo dello smartphone, distogliendo l’attenzione dal video sull’uso delle impostazioni dell’ISO in rapporto all’apertura del diaframma negli scatti a bassa luminosità. Sua madre era sulla porta della sua camera, entrata di nuovo senza bussare.
Non che Luca fosse tanto sciocco da farsi scoprire mentre si dava piacere da solo guardando un porno quando i suoi genitori erano in casa, ma era comunque sicuro che sua madre non dubitasse affatto che, di tanto in tanto, si masturbasse, e il pensiero lo faceva sentire sporco. Si era chiesto se sua madre si fosse mai domandata chi fossero i soggetti scelti dal figlio per sfogare la sua sessualità inesistente e, in tal caso, avesse mai indovinato.
Il ragazzo scacciò quei pensieri squallidi, cercando di concentrarsi su cosa le stesse dicendo la madre. La donna parlava talmente tanto che Luca si era accorto che, a furia di sentirla continuamente blaterare di qualsiasi argomento meno che interessante, lui avesse cominciato inconsciamente a porre la voce della donna allo stesso livello dei suoni ambientali, il traffico in strada o la musica trasmessa tra le corsie dei supermercati, richiedendo spesso la sua concentrazione per ascoltarla davvero. In effetti, era quasi giunto all’idea che se avesse taciuto improvvisamente, lui avrebbe temuto di essere diventato di colpo sordo.
«Questa mattina,» raccontava nel frattempo Viola, asciugandosi le mani in un canovaccio dall’acqua e detersivo usati per lavare i piatti del pranzo concluso da poco «indovina chi è venuta a casa nostra?»
Luca non rispose: aveva sempre detestato quelle domande, un po’ come il “sai cosa?” che, da piccolo, con gli altri bambini, usava quando voleva avviare una discussione. Si limitò a fissare la madre, sperando che si sbrigasse perché voleva tornare a vedere il video tutorial di fotografia e, magari, vederne un altro prima di mettersi a fare i compiti e poi uscire a sperimentare quanto aveva imparato con la sua D3500.
La madre riprese a narrare poco soddisfatta della mancanza di partecipazione del figlio, il quale, però, dopo pochi secondi cambiò opinione riguardo alla storia. «Alle nove, sento suonare il campanello e, sai, quando vado ad aprire, chi mi trovo davanti? Samantha».
Le orecchie di Luca si drizzarono nel sentire quel nome. «Sam?» domandò, mentre rivolgeva alle parole di Viola un’attenzione di cui il tutorial sul triangolo di esposizione non aveva goduto nemmeno per un istante. «Sam, la…» aggiunse, fermandosi all’improvviso. Nella sua mente usava parecchi epiteti per descriverla, ma non aveva difficoltà a supporre che sua madre non avrebbe avuto piacere nel sentire il proprio figlio chiamare una donna “la tettona”, “la zoccola rossa” o “la milf della ragazza di cui sono innamorato”.
Fu, involontariamente, la madre a trarlo dall’imbarazzo. «Perché, quante Samantha conosci?»
Evidentemente, ce n’erano più di quante Viola potesse immaginare, decise Luca, sebbene nessun’altra occupasse la mente del figlio con tale frequenza.
«Comunque, questa mattina si è presentata con uno zainetto in cui portava un fascio di documenti per il suo 740 e mi ha detto che, quest’anno…»
L’interesse verso il racconto scemò velocemente nel ragazzo, mentre la madre spiegava che la donna dai capelli rossi e il seno divino aveva portato con largo anticipo quanto sarebbe servito a Viola per compilare la dichiarazione dei redditi di Sam. L’idea di aver avuto in casa quella splendida donna caricava comunque il desiderio del ragazzo che, decise, si sarebbe fatto un giro in bagno e usato un paio di strappi di carta igienica per raccogliere l’eiaculazione che aveva intenzione di procurarsi pensando a quel corpo meraviglioso. Curioso che non fosse andata nell’ufficio di sua madre, invece di venire a casa loro.
Si stava già pregustando il piacere che gli avrebbe procurato svuotarsi le palle sussurrando quel nome da tre lettere, quando la madre trasse da una capiente tasca del grembiule da cucina un telefonino all’interno di una custodia rosa glitterata, con quello che sembrava un piccolo coniglietto rosa che pendeva dondolando da un anello nella costa della stessa. Luca impiegò un attimo a riconoscerlo, non avendo mai apprezzato troppo i Pokemon e i loro videogiochi: era un Wigglytuff, l’evoluzione di Jigglypuff. Il ragazzo si chiese per quale motivo Sam ne avesse uno appeso all’IPhone.
«Non oso immaginare quanto sia distratta quella lì,» continuava a raccontare la madre, con la voce ormai scesa dal tono colloquiale che usava spesso quando cercava di coinvolgere il figlio nelle sue soporifere avventure quotidiane ad uno ben più adatto ad un rimprovero o a condannare qualcuno. «Immagino che se non avesse il capo attaccata al collo, lascerebbe in giro anche quella».
Luca aveva sempre detestato quell’odiosa frase fatta di sua madre, ma finse comunque che un sorriso gli affiorasse alle labbra.
La madre, invece, non trattenne affatto una smorfia di repulsione quando aggiunse: «Non voglio che si presenti di nuovo qui, a farsi vedere da tutti i nostri condomini, i quali poi si metterebbero a parlare. So riconoscere le aziende che pagano quella donna,» e caricò la parola “donna” con tanto di quel disprezzo che risuonò come una bestemmia nella camera di Luca «leggendo le carte che mi porta; quindi, sarà meglio che glielo porti tu da lei, prima che si renda conto di dove l’ha lasciato e torni qui».
Luca dimenticò la sua intenzione di visionare qualche altro video di fotografia, i compiti per casa, le prove con la sua Nikon e il fastidio che gli procurava il cambio di programma, ma il pensiero di andare da Sam divenne tutto ciò che avrebbe voluto fare quel pomeriggio. Non era mai stato nel suo appartamento (suo e di Flavia, si corresse), ma era curioso di scoprire come fosse. Sua madre sosteneva fosse una di quelle che campano attraverso attività che avevano a che fare con il sesso, sebbene non fosse sicuro in quali “branche”. Non aveva mai avuto il coraggio di dimostrarsi interessato di fronte a Viola, ma aveva comunque compreso che Sam di sicuro faceva trasmissioni via internet in cui si mostrava nuda, con qualcuno che pagava perché si ditalinasse e forse anche usando dildo e vibratori. Riguardo a siti internet in cui vendeva foto erotiche o simile, non lo escludeva; per la prostituzione vera a propria, permettere ad un uomo di possederla fisicamente, dargli piacere realmente con il proprio corpo, non ne era sicuro, e doveva ammettere che la cosa lo dispiaceva parecchio, perché, confessò a sé stesso, avrebbe usato volentieri i suoi risparmi, le paghette e i regali in denaro che aveva messo da parte per farsi un giro dentro di lei.
L’immagine nella sua mente della donna nuda, a novanta, con lui che la scopava tirandole i capelli, sudata e ansante, fu accompagnata dalla soddisfacente sensazione dell’erezione che aveva cominciato ad occupargli le mutande. Fu solo il timore che, alzandosi dalla posizione di seduto sul letto, sua madre notasse l’eccitazione che il pensiero di Sam provocava in lui a bloccarlo dal balzare in piedi, strapparle di mano il telefonino rosa e attraversare di corsa il paese per raggiungere il soggetto della discussione.
Calmandosi, fingendosi leggermente contrariato per il favore che doveva fare a sua madre, simulò un “va bene” annoiato che gli sembrò troppo artefatto.
Viola gli allungò lo smartphone. «Io tra venti minuti vado al lavoro, e ne avrò fino a tardi tutta la settimana,» spiegò, e il tono annoiato della donna fu molto più convincente di quello del figlio: si stava avvicinando il periodo in cui sarebbero state preparate le dichiarazioni dei redditi, e l’ufficio dove lavorava Viola sarebbe stato sommerso di pratiche per i mesi successivi.
«Preparo io qualcosa da mangiare, questa sera,» promise il ragazzo. Non che fosse un buon cuoco, ma era certo che la madre, dopo una giornata passata a consultare documenti finanziari, avrebbe preferito mangiare qualcosa di vagamente commestibile imbastito dal figlio al passare un’ora in cucina per preparare lei uno dei suoi manicaretti.
Viola ringraziò di cuore, ma subito dopo cambiò atteggiamento, diventando la sua voce più perentoria: «E non fermarti da quella donna. Dalle quel telefono, saluta, e torna qui: non voglio che ci passi del tempo insieme».
Luca la scrutò in volto, non comprendendo l’incoerenza della madre. «Se ti sta così antipatica,» disse, usando quel termine perché non gliene veniva in mente nessuna più adatta ad indicare l’odio che sua madre provava verso Sam, «perché le offri il caffè quando viene a casa nostra, le telefoni per motivi che non riguardano il lavoro, le mipiaci le foto sui social network?» Foto che rappresentavano paesaggi o il loro gatto, ma, si rammaricò il ragazzo, in nessun caso lei o la figlia.
La madre sbattè gli occhi, confusa. «Beh, ma perché è…»
“…un’amica”, furono le parole che Luca aggiunse mentalmente alla frase lasciata in sospeso dalla donna. Disse invece: «…una cliente?»
«Sì,» rispose Viola, accettando di cuore la proposta del figlio. Era palese che la domanda di Luca l’aveva imbarazzata, dimostrando che il concetto di amicizia inteso da lui era ben differente da quello di sua madre: lui non avrebbe di certo usato certi comportamenti verso un ragazzo che non gli andasse a genio come accadeva, invece, tra Viola e Sam. Non si sarebbe comportato villanamente, no di certo, ma di sicuro non avrebbe avuto nessun riguardo particolare che non fosse il minimo per la pacifica convivenza, soprattutto se questo gli avrebbe provocato dei dolori emotivi.
Non volle dire nulla di quanto frullava nella sua mente, ma si limitò a prendere il telefono dalla custodia in quella che sembrava finta pelle e, approfittando della perdita dell’erezione in seguito al pensiero sull’amicizia, si alzò. «Faccio un salto in bagno e poi vado».
In realtà, oltre al gabinetto, si fece anche un bidet usando un sapone intimo profumato, e si mise qualche goccia di dopobarba, ma non troppo o sua madre si sarebbe resa conto di quali erano le intenzioni del figlio, sebbene a lui stesso sedurre Sam e portarsela a letto appariva come una pia speranza, qualcosa di simile a vincere la Lotteria Italia senza nemmeno comprare un biglietto.
«Ho le chiavi,» annunciò, prima di uscire di casa, come se l’intenzione di restarsene chiuso fuori fino all’arrivo di suo padre, almeno secondo sua madre, potesse essere una possibile scelta di Luca.
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