Chapter 30 - Episodio 29
"voglio godermi il sapore della tua figa e dei tuoi gemiti di piacere senza essere distratto da te che giocherelli annoiata con il mio cazzo"
11 months ago
Fu per Luca un sollievo scoprire che la camera da letto di Flavia non era dotata di un sistema di ripresa audiovideo come quello presente nella stanza della madre. Anzi, quanto quello di Sam appariva ammobiliato e acconciato con coperte e suppellettili ricercati per creare un’atmosfera di sensualità e raffinatezza, oltre a dare l’impressione che la donna fosse davvero irlandese, come faceva credere il nickname preso in prestito dalla dea di una qualche religione diffusasi in passato sull’isola, tanto la stanza della figlia era palesemente quella di una diciottenne, con le sue passioni da ragazza appena maggiorenne, come dimostravano i peluche dei Pokemon su un ripiano, i poster di un paio di cantanti e un tablet grande quanto un televisore di piccole dimensioni dallo chassis rosa. Quando la ragazza chiuse la porta della camera e spinse, con un sorriso che lasciava presagire molto piacere sulle labbra, Luca su un copriletto morbido e spesso, rosso con delle greche bianche, lui fu grato che questo non fosse appoggiato su un materasso ad acqua.
Mentre la mente del ragazzo era persa in queste futili riflessioni, a differenza sua, Flavia non aveva perso tempo, prendendo d’assalto la zip dei jeans di Luca, il bottone di metallo già fuori dall’asola. Il cursore si scorse un attimo dopo, e la rossa, lottando con i pantaloni, li abbassò fino a metà delle cosce. Luca contemplò Flavia studiare le sue mutande deformate dal desiderio di possederla.
Il ragazzo fu sul punto di dire qualcosa, la prima che gli uscisse dalla bocca, ma la ragazza non gli diede la possibilità di fare una battuta prima che lei vedesse il suo cazzo, perché un attimo dopo era un obelisco eretto in onore della bellezza di Flavia e dell’amore che lui provava per lei.
La ragazza lo afferrò con un gesto lento e studiato, chiudendovi attorno un dito dopo l’altro. «Davvero non male,» commentò, soddisfatta. Mosse la mano, facendo sorgere la cappella dalla pelle. Flavia annuì mentre una goccia di precoito sgorgava dal meato e brillava nella luce del pomeriggio.
Luca alzò le mani verso di lei, chiedendole di fermarsi. «Aspetta».
Lei sollevò lo sguardo dal cazzo al viso del ragazzo. «Cosa c’è? Voglio farti una sega e un pompino per cominciare».
«No, voglio iniziare io,» ribatté lui con vigore, per poi aggiungere, con più calma: «Voglio che sia tu la prima a godere. Siediti sulla mia faccia».
Il volto di Flavia mostrò alla perfezione quanto apprezzò l’offerta. «Mai sentito parlare di “69”? Ci diamo piacere contemporaneamente».
«Non dire cazzate,» ribatté lui, cercando di apparire, senza riuscirci completamente, autoritario a causa del movimento di mano che la ragazza stava pigramente applicando al suo sesso, «voglio godermi il sapore della tua figa e dei tuoi gemiti di piacere senza essere distratto da te che giocherelli annoiata con il mio cazzo».
Flavia non riuscì a trattenere una genuina risata, scuotendo il capo. «Sei fuori di testa…» disse, ma accettò tacitamente. Abbandonò il suo lavoro di polso e, dopo aver appoggiato una mano sulla fronte di Luca come a sorreggersi, salì mettendo le gambe ai lati del suo addome, quindi gattonò fino alla sua faccia e si sedette sulla sua bocca, le labbra di lui e del sesso di lei che si univano per la prima volta. Prese a muovere il bacino avanti e indietro, la sua passera che sfregava contro il volto del ragazzo. «Fammi scoprire se vale la pena succhiartelo, dopo…» lo provocò con una voce sommessa, afferrandolo per i capelli sopra la fronte.
Luca inalò profondamente con il naso il profumo del sesso della ragazza che da anni faceva battere il suo cuore, inondandosi la mente e l’anima. Era delicato, appena percepibile, ma al contempo sembrava volesse occupare completamente il suo olfatto, un profumo rotondo e fluido… gli ricordava quello della pianta dai fiori bianchi che la vicina di casa di sua nonna usava come siepe. Ligustro, gli parve si chiamasse.
«Ti farò godere così tanto che non vorrai più toglierti di bocca il mio cazzo,» le promise. L’afferrò per i fianchi stretti, come se avesse avuto paura che volasse via come l’angelo che era nella sua percezione, e cominciò a baciare le labbra del suo sesso.
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