Chapter 11 - La ciclabile - 3
Anche il secondo spacciatore approfitta della situazione, e soprattutto delle mie grosse tette...
5 months ago
LPTDF 9
Il moretto è ancora appoggiato al muro scrostato, i jeans abbassati alle caviglie e il cazzo che sta perdendo il suo vigore, ora moscio quanto la goccia di sborra che pende dalla cappella rientrata quasi del tutto nella pelle. Solleva la testa e fissa me e il biondo. «Fotti quella troia, Val…»
Valerio gli scocca un’occhiataccia che gli fa chiudere la bocca. Come dire che non ho letto il suo nome quando mi ha fatto scansionare il codice Qr di PayPal…
Il biondo torna a guardarmi. «Come stavo dicendo...»
«Una spagnoletta, ho capito.» Annuisco, ma le nostre altezze sono sbagliate: il suo cazzo è all’altezza della mia bocca, non delle mie tette. Che devo fare? Accosciarmi? Già mi dolgono le gambe solo all’idea.
Metto le mani sotto le mie grosse bocce, le sollevo e le discosto. Il prurito alla figa che mi ha assillato fino ad ora aumenta; stringo le cosce e le muovo appena una contro l’altra. Il clitoride è doloroso contro il tessuto delle mutandine. «Dovrai abbassati un po’ se…»
Valerio scaccia la mia proposta con il movimento di una mano. «Non pensarci nemmeno.»
Ma che cazzo… «E allora come vuoi fare?»
Lui si avvicina a uno dei materassini gonfiabili e, con una pedata, getta via una rivista erotica sgualcita. Tizie nude con macchie bianche svolazzano come le ali di un uccello impazzito in un angolo della casetta. Con un movimento più controllato fa cadere sul pavimento un fazzoletto di carta accartocciato. Dev’essere stato il surrogato della figa di qualcuna delle tizie appena volate via…
«Puoi sdraiarti qui.» Valerio indica il lettino, ora con solo briciole e lo sporco che c’era sotto la suola delle sue scarpe. Diverse macchie costellano la gomma: non so se sperare siano sborra o qualcos’altro…
Una mano si appoggia sulla mia spalla e mi spinge. «Muoviti, Belletette, non abbiamo tutto il giorno.»
Mi siedo sul materassino. Il tessuto delle mutandine sfrega contro il clitoride, mi viene da stringere le cosce per trattenere il bisogno di godere. Mi sdraio. Briciole di qualcosa mi pungono la pelle della schiena.
Deglutisco. Mi tengo le tette, dure come sassi. Annuisco al ragazzo. «Sono pronta.»
L’unica risposta è una sghignazzata da parte del biondo. Si mette con i piedi attorno alle mie gambe e si siede sul mio ventre. Si mette più comodo e infila il cazzo tra le mie bocce.
Le spingo tra di loro, celando l’uccello del tutto se non per la cappella che avanza fuori appena. «Cosa… cosa vuoi fare? Tengo stretto e tu mi…»
«Togli le mani, che ci penso io.» Mette le sue al posto delle mie, i suoi palmi sono caldi, umidicci. Mi stringe le tette attorno al suo cazzo. «Ecco come si fa.»
Invece di muovere il bacino e fottermi il seno, spinge avanti e indietro le mie bocce, segandosi. Un intenso attore di eccitazione maschile si solleva dalla cappella, soffocante e, al tempo stesso, meraviglioso.
Inalo a fondo, è come riempirsi il naso del profumo del pane appena sfornato. Cazzo, sì … La figa mi prude, l’umidità cresce fino ad essere liquida, a inzuppare il tessuto delle mutandine. Stringo le cosce, mi tremano dal desiderio.
Lui chiude gli occhi e apre le labbra. Ansima. «Quanto cazzo sei figa!»
Le dita del bastardo sono aperte a raggiera, tamburellano i miei seni. Li muove avanti e indietro, e ad ogni movimento è come se caricassero una molla collegata alla mia eccitazione.
Merda, devo ditalinarmi, sfogare il fuoco liquido che sta sconvolgendo il mio inguine. Piantala di fotterti le mie tette ma sfondami la figa, Valerio!
Il moretto si avvicina. In una mano si tiene i pantaloni sbottonati, nell’altra stringe il cazzo sporco di sborra e saliva. Non vorrà un secondo giro nella mia…
Si ferma accanto a Valerio, gli mette una mano sulla nuca e gliela volta verso di sè. «Succhiamelo.»
Il biondo non apre gli occhi ma solo la bocca. L’altro gliela riempie con il cazzo…
No, sono davvero qualcosa più che semplici amici.
Valerio si sega con le mie tette, l’altro si fa una gola profonda, piantandogli l’uccello fino alla radice in bocca e fottendogliela con un suono viscido e liquido. La saliva esce dalle labbra del biondo e finisce sulla sua maglietta.
Stringo i denti, la figa mi prude come se vi avessi dentro le formiche. Accavallo le cosce, stringo le grandi labbra, il clitoride è così gonfio e sensibile che sembra una ferita ogni volta che il tessuto delle mutandine vi scorre sopra.
Il moretto inizia ad ansimare, aumenta la velocità del suo inguine, si fotte con violenza la bocca dell’amicone. Stringe i denti, emette un gemito e gli viene in go— No! Estrae il cazzo in tiro e luccicante di saliva dalle labbra di Valerio, si inginocchia accanto a me e punta il glande contro il mio viso. Il ragazzo emette un grido.
Chiudo gli occhi appena in tempo: uno schizzo caldo e colloso mi colpisce il volto, poi un altro, e un altro ancora. Faccio una smorfia: questo non era nei patti, merda…
Il moretto emette un gemito e un sospiro. Cade a sedere sul pavimento lercio. «Eccoti servita, troia...»
Valerio continua a menarselo con le mie tette e aumenta di velocità. «Cazzo… adesso vengo anc—» Lancia un grido strozzato, mi strizza le bocce e liquido caldo mi finisce a spruzzi sotto il mento, sul collo e tra i seni.
«Ah, porca troia…» Il ragazzo si appoggia sulle mani inchinandosi indietro. Il cazzo si solleva dalle mie tette smerdate di sperma. «Che goduria… Mai goduto tanto in vita mia…»
«Mi fanno fino male le palle da come ho sborrato per questa troia!» Il socio solleva una mano e l’altro gli assesta un cinque.
L’odore di sborra mi sta soffocando, disgustandomi ed eccitandomi allo stesso tempo. Metto una mano sotto un ginocchio di Valerio come se potessi sollevarlo da me. «Va bene, ma adesso abbiamo finito.»
Il ragazzo deve aver capito e si alza da solo. Il cazzo inizia ad afflosciarsi e una goccia bianca pende per mezza spanna dal meato, dondolando ad ogni movimento. «Sì, adesso puoi anche levarti dai coglioni.»
L’altro allunga una mano, ma invece di aiutarmi ad alzarmi mi stringe una tetta. La punta della sua lingua saetta tra le labbra. «Ma se vuoi divertirti, torna pure da noi.»
Valerio sghignazza. «Sì, torna da noi.»
Come no, sognatevelo pure. Mi alzo seduta. Le gocce di sborra in faccia e sulle tette cambiano direzione. «Ok. Adesso datemi qualcosa per pulirmi.» Considerando il lercio che c’è qui dentro, se mi va bene mi sporco solo di più, ma è più probabile che mi ritrovi con qualche malattia tropicale.
Il moretto lancia un’occhiata all’amico e sogghignano entrambi. «Cosa? Stai scherzando? Con il problema che ci hai dato, manca solo che ci preoccupiamo di farti pulire.»
Valerio ride. «Puoi tornartene a casa così, per ricordarti che non si ficca il naso negli affari degli altri.»
Pezzi di merda…
Appoggio la maglietta e il reggiseno su un sasso e attraverso la riva sassosa. Il calore riflesso dai ciottoli sembra fare da contrasto al freddo della casetta abbandonata; l’acqua del fiume gorgoglia in questo tratto di rive coperta dai boschi. Sono lontana dalla pista ciclabile, celata alla vista dallo stesso boschetto che nasconde anche il rifugio dei due tossici.
Muovo la bocca e la pelle del viso si tende sotto la sborra secca che si sfalda in minuscoli frammenti. Quei due bastardi mi hanno buttata fuori dalla casetta ancora sporca dei loro fluidi gocciolanti, imponendomi di non farmi più vedere qui attorno. Ma, di certo, non avevo voglia di restare un minuto di troppo con quei due.
Mi siedo sui ciottoli, stringo le braccia attorno alle gambe, le ginocchia mi schiacciano le tette. Sospiro. Mi fa male ogni muscolo, la tensione dell’ultima mezz’ora si sta trasformando in stanchezza.
Mi sdraio, nuda dalla vita in su. La riva sassosa mi scalda la schiena. Chiudo gli occhi: potrei addormentarmi.
Quei due stronzi… Se la sono inventata bella la scusa per sborrarmi addosso. Sospiro. Certo che se invece di star lì a succhiarselo a vicenda, me l’avessero messo uno davanti e l’altro dietro… Un vago prurito sorge nella figa, una mano si posa sopra, la coccola attraverso il tessuto dei leggings.
La sborra secca sul mio viso si sfalda all’allargarsi del mio sorriso.
Al moretto non è dispiaciuto affatto il mio pompino. Mi ha sborrato in bocca e poi mi è venuto in faccia, come se venissi marchiata come sua proprietà. Mio fratello William dovrebbe farlo anche lui: scoparmi la bocca e sborrarmi in faccia, urlando: «Adesso sei solo la mia, di troia, Giulia!»
Ansimo. La mano preme con forza sulla figa bagnata. Stringo le cosce.
L’altra mano prende una tetta, le dita affondano nella pelle. Il seno è duro, gonfio.
No, voglio bere la sborra di William, voglio che mi fotta la bocca e poi si svuoti le palle nella mia gola… Deve strizzare le mie tette contro il suo splendido cazzo, muoverle avanti e indietro…
La mano scivola sotto i pantaloncini e le mutandine. La vagina è piena di eccitazione, straborda all’ingresso delle mie dita. Il palmo scivola sul clitoride: un’esplosione di piacere irrompe lungo il mio corpo.
Un gemito di piacere sfugge dalle mie labbra. Le cosce mi tremano.
Scopami, William, usa le mie tette per godere! Vienimi in faccia, marchiami con la tua sborra!
«Adesso sei solo la mia puttana, Giulia!» deve urlare.
Un altro fulmine di piacere mi scuote, la schiena di inarca, i muscoli sono tesi…
«William… William!»
Tutto diventa scuro, il mio corpo trema, la mia figa esplode in piacere puro. Mi sento mancare.
Ansimo sui ciotoli della riva. La coscienza esce da una nebbia che cala un poco alla volta. Il fiume continua a gorgogliare come se nulla fosse.
Estraggo la mano dalle mutandine, le dita grondano di desiderio. Spero di non aver macchiato i leggings. Sarebbe ironico cercare di tenere pulita la maglietta dalla sborra e insozzare i pant—
Un rumore alle mie spalle! Mi volto. Un paio di rami ondeggiano ma non c’è nessuno. Dal buio del bosco provengono dei passi che spezzano rametti. Passi che si allontanano.
Mi alzo in piedi e copro le tette con le mani. Merda, c’era qualcuno… qualcuno che mi ha vista ditalinarmi? Saranno stati i due stronzi o…
Faccio qualche passo per avvicinarmi i rami che stanno perdendo il loro movimento. Non c’è più nessuno? No, sono sola.
Su un paio di foglie di una pianta brilla del liquido biancastro che cola sul terreno. Ho visto abbastanza sborra per riconoscerla, anche su un’erba: sì, qualcuno si è goduto lo spettacolo.
Mi stringo le tette con le braccia ancora più forte. Cazzo…
Il telefono emette uno squillo.
Non stacco lo sguardo dal bosco e faccio qualche passo all’indietro fino a raggiungere lo smartphone appoggiato sulla maglietta. Non voglio mostrare le bocce a qualcuno che mi stia fissando ma… al diavolo, mi ha vista masturbarmi, sussurrare – o forse addirittura urlare – il nome di mio fratello, sporca di sborra secca. Soprattutto sulle bocce…
Abbasso le braccia liberando i seni, e prendo il telefonino. Sullo schermo appare una notifica di PayPal.
Stringo le sopracciglia: ho ricevuto 23 euro? Sono quelli che ho inviato prima quando i due stronzi mi hanno beccata a pisciare.
Apro la notifica e sullo schermo appare la app. All’invio di denaro è allegato un breve messaggio. Ci clicco sopra.
“Bello spettacolo belletette! Eccoti il pagamento per lo spettacolino 😁spero vorrai farti beccare a spiare un'altra volta, che la prossima volta ho intenzione di scoparti per davvero!”
Abbasso il telefono. Che stronzo, mi ha pagata come una puttana!
Però, almeno, non ho più il problema dei soldi per prendere il pullman.
Lancio un’occhiata al fiume. Peccato che dovrò lavarmi in quell’acqua gelida per togliermi i segni della gang bang di oggi…
Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.
Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.
Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.
Metti cinque stelle ⭐ E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.
Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.
Giulia la rossa XXX
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