La stanza chiusa

Chapter 11 - Il silenzio che resta

Dopo la perdita e il silenzio, Natasha attraversa il dolore come un tunnel scuro. Ma l’amore discreto di Salidù e l’amicizia fedele di Alyssa la guidano lentamente verso la luce. Non è rinascita, ma il primo respiro dopo il naufragio.

IV
Inchiostro Verde

6 months ago

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Aveva immaginato mille volte quel momento. Le parole giuste, o almeno quelle meno sbagliate. Lo sguardo sfuggente di Enrico, forse una reazione apatica, forse una delle solite fughe nel vuoto.

Ma Natasha non ebbe occasione di dirglielo.

Fu una telefonata, di quelle che cambiano l’aria intorno. Un messaggio secco, spezzato: "Incidente. Enrico non ce l’ha fatta."

Una curva, la pioggia. Troppo tardi per frenare. Troppo presto per dirsi addio.

Il dolore non arrivò tutto insieme. Si distillò lentamente nei giorni, come una pioggia sottile che inzuppa i pensieri. La fine del loro matrimonio non cancellava vent’anni di vita, le abitudini, le risate dimenticate, gli spazi condivisi senza parole. Non lo amava più, ma una parte di lei continuava a far parte di quel noi che ora non c’era più.

La casa divenne una tana scura. La luce filtrava ma non scaldava. Natasha smise di mangiare, di lavorare, di parlare. Passava ore a fissare il vuoto, in silenzio. Salidù veniva ogni giorno. Non chiedeva nulla. Le cucinava, le sistemava la posta, le accarezzava la mano quando credeva che dormisse.

Alyssa la chiamava, le raccontava storie sciocche, le mandava foto dal passato. Faceva di tutto per riportarla a galla. E piano piano, tra una tazza di tè lasciata sul comodino e una carezza sulla guancia, Natasha cominciò a risalire.

Andrea era scomparso.

Aveva mantenuto la promessa che lei gli aveva imposto, senza drammi, senza recriminazioni. Se n’era andato in silenzio, come era entrato nella sua vita. Aveva venduto il suo appartamento e comprato una villa indipendente qualche isolato più in là. Non lo vedeva più, non ne sentiva parlare. E anche se a volte un pensiero fugace le attraversava la mente, non c’era rimpianto. Solo un’eco.

Un mattino, quasi sei mesi dopo, Natasha si guardò allo specchio. Gli occhi ancora segnati, ma vivi. I capelli raccolti, la pelle nuda sotto una camicia larga.

Salidù stava dormendo nel letto dietro di lei. Aveva dormito lì spesso, ma quella notte era stata diversa. Non per il corpo, ma per la presenza.

Per la prima volta da mesi, non aveva sognato il passato. Aveva dormito con pace.

Non era ancora felicità. Ma era un inizio.

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