SPA – Desideri nudi

Chapter 2 - Sporchi. Come ci piace.

Dopo una notte di sesso sfrenato, tra le lenzuola ancora umide e l’odore dell’altro sulla pelle, ci svegliamo più affamati di prima. Il corpo di Lucrezia è una chiamata al piacere, la sua bocca una promessa mantenuta. Eppure, dietro la finestra, qualcuno guarda. E l’idea di essere visti ci eccita ancora di più. Non c’è vergogna. Solo complicità sporca. E voglia. Sempre voglia.

PG
Peccati e Guai

8 months ago

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Mi sveglio nella quiete dorata della suite, nudo, tra le lenzuola stropicciate.

La luce del mattino filtra morbida dalle tende.

C’è odore di legno, pelle e sesso non ancora svanito.

Accanto a me, dorme Lucrezia.

Nuda, sfacciatamente esposta.

Il corpo fuori dalle coperte in una posa che è già una richiesta.

Il suo respiro è lento.

Il petto sale e scende.

Le piccole tette nude si muovono appena.

I capezzoli sono ancora tesi, forse per il freddo, forse perché il suo sogno è più sporco del mio.

Io la guardo.

E il mio cazzo si sveglia con me.

Gonfio.

Duro.

Pronto.

Mi accarezzo mentre la osservo.

Lo faccio piano.

Non per masturbarmi.

Ma per sentire il desiderio crescere.

Lei si muove.

Si stiracchia.

Apre gli occhi.

E mi guarda.

Sorride.

Poi si gira verso di me.

Mi bacia sul petto.

Scende.

Senza una parola, mi prende in bocca.

Come se fosse la cosa più naturale del mondo.

E lo è.

Me lo succhia lento.

Avido.

Affamato.

La bocca calda.

La lingua che gira sulla cappella.

Mi guarda mentre lo fa.

Come una troia che vuole l’applauso.

E lo merita.

Le afferro i fianchi.

La tiro su.

Me la faccio salire sopra.

Lei apre le gambe, si abbassa, mi prende dentro.

Tutta.

In un colpo solo.

«Voglio sentirti… dentro… caldo», sussurra.

Inizia a muoversi.

Lenta.

Sensuale.

Mi scopa.

E si lascia scopare.

Le mani sulle mie spalle.

I capelli spettinati.

Gli occhi pieni di voglia.

«Riempimi», dice.

E io lo faccio.

Sborro dentro.

Forte.

Spingo fino in fondo.

Lei gode.

Mi stringe.

Si abbandona.

Restiamo così.

Fermi.

Sudati.

Misti.

La faccio sdraiare.

Le apro le gambe.

La guardo.

La figa lucida.

Il mio sperma che esce lento.

Lo lecco.

La divoro.

Senza pietà.

Il sapore del mio sperma e della sua voglia mi manda fuori di testa.

«Ti sto bevendo tutta», le dico.

«Sporca. Come ci piace.»

Succhio il clitoride.

Le infilo due dita.

La faccio godere forte.

Lei geme.

Grida.

Mi tira i capelli.

«Sì… voglio venire sulla tua faccia…»

E lo fa.

Mi bagna la bocca.

Mi stringe con le cosce.

Io non mi fermo.

Bevo tutto.

Poi si gira.

Mi guarda.

«Doccia?», chiede.

Entriamo insieme.

L’acqua calda scorre sulle nostre pelli.

Il vapore sale.

La doccia è in vetro.

Al centro della stanza.

Io la insapono.

Le spalle.

Le cosce.

La figa.

Lei mi insapona il cazzo.

Lento.

Mi guarda.

Ride.

Poi si blocca.

Guarda verso la finestra laterale.

Mi indica con il mento.

Un balcone.

Un uomo.

Ci sta guardando.

Nudo.

Tranquillo.

Come se stesse bevendo il caffè.

Ma i suoi occhi sono incollati a noi.

Al mio cazzo.

Alla sua figa.

Non diciamo niente.

Io mi eccito di più.

Lucrezia si volta, si piega leggermente in avanti.

Il culo perfetto, in vetrina.

Lo guarda.

Gli sorride.

Usciamo dalla doccia.

Non ci asciughiamo subito.

Ci baciamo davanti al vetro.

Io le metto una mano tra le gambe.

È bagnata.

Non solo d’acqua.

«Ti piace essere guardata?», le sussurro.

«Sì… mi eccita.

Sapere che non può toccarmi…

ma sa cosa sto provando.»

Le bacio il collo.

Ci stendiamo sul letto.

E la giornata può iniziare.

Con addosso la voglia.

Il sapore dell’altro.

E un ricordo che non è ancora passato.

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