Chapter 2 - Iniziazione
dalla teoria alla pratica
mi sentivo pronta per la mia prima volta ma non sapevo con chi farla, Marco era troppo inesperto, così i miei compagni di classe, non doveva essere uno del quartiere che avrei potuto incontrare o che, magari, conosceva i miei, inoltre non volevo rischiare di rimanere incinta come una mia compagna che aveva dovuto abbandonare la scuola.
Alla biblioteca Sormani lessi tutto quello che potevo sull’argomento ma, era solo teoria, sulle riviste di Marco c’erano le foto ma servivano solo ad eccitarmi di più.
Intanto, ormai, non ero più una ragazzina, mi guardavo nuda nello specchio in camera dei miei che era a figura intera e vedevo una donna, ero alta un metro e settanta, i miei capelli biondi e gli occhi grigi ereditati da mamma incorniciavano un visetto carino se non, addirittura bello, il seno della misura giusta, le gambe lunghe ed il culetto alto facevano parte di un corpicino sinuoso, la mia pelle leggermente ambrata a causa delle mie origini meridionali faceva il resto.
La soluzione si presentò da sola un pomeriggio in biblioteca, mi si avvicinò, mentre stavo leggendo, un ragazzo che cercava proprio il libro di anatomia che avevo io davanti
- Fai medicina anche tu?
- No no, la mia è solo curiosità,
- Ah ecco, io invece devo preparare un esame
- Prendilo pure
Gli allungai il libro e me ne andai, mentre bighellonavo vicino all’uscita lui mi passa di fianco
- Ah sei tu, scusa per prima ma mi serviva proprio per fare delle copie, comunque grazie, piacere Fabio
- Piacere Marzia
- Allora Marzia, che classe fai?
- Ultimo anno – mentii
- E tu?
- Io sono al terzo, medicina, come avrai capito
- Si, lo avevo immaginato, va bene, magari ci rincontriamo, ciaoooo
- Ciao Marzia
Me ne andai accentuando leggermente l’ancheggiamento.
Il giorno dopo, prima di andare in biblioteca faccio una doccia, mi trucco leggermente e invece delle mie solite mutandine ne metto un paio di pizzo che ho comprato all’insaputa di mamma.
Dopo mezz’ora che gironzolo davanti all’ingresso comincio a perdere le speranze ma lui esce proprio in quel momento
- Ah ciao, è come avessimo un appuntamento, ancora qui?
- Ciao fabio, si, quest’anno ho gli esami
- Vero, la maturità
- Sto andando a bere qualcosa, vuoi venire?
- Grazie, perché no?
Lui prende uno spritz, io un gelato, è un’abitudine da ragazzina che non ho perso, lui mi racconta un po’ dell’università, io resto vaga circa la scuola ma gli dico in che zona abito anche per sapere lui da che parte della città arriva
- Oh io ho un monolocale in città studi, non lontano dall’università, veramente è più che altro un seminterrato
- E ti fai tutto da solo? Intendo pulire, cucinare, lavare
- Si, mi arrangio, sono un bravo ometto di casa, da sposare
- Sono troppo giovane, no grazie
Scoppiamo a ridere entrambi alla mia risposta
- Se ti va te lo faccio vedere, sono qui in vespa e ho un casco in più
Faccio finta di pensarci e poi gli dico, chiaramente, di si.
In effetti è un seminterrato ma molto grande, pulito e arredato in modo un po’ bizzarro, ma mi piace, mi offre una coca e poi, dopo aver chiacchierato un po’ e andati su argomenti un po’ più privati rispetto alla scuola mi bacia e gli rispondo aprendo le labbra e lasciando che le nostre lingue si incontrino, cominciamo ad accarezzarci ma lui non va oltre l’orlo delle mie mutandine ed io oltre il rigonfio che appare sui suoi jeans limitandomi a toccarlo dall’esterno.
- Mi piaci Marzia, da subito
- Anche tu ma……
- Certo, lo so, tranquilla, dai ti accompagno.
Mi faccio lasciare vicino l’oratorio; dopo esserci rivisti un paio di volte arriviamo lui a masturbarmi ed io a toccare, solo toccare il suo uccello, siamo a Maggio quando, dopo esserci baciati davanti alla gelateria dove ci incontriamo e aver mangiato il mio solito gelato andiamo da lui, dopo aver parcheggiato la vespa davanti al suo palazzo gli indico la farmacia di fronte
- Per caso devi prendere qualcosa in farmacia?
Mi guarda, leggermente stranito, poi ci arriva
- Ahhh si si certo, arrivo subito
Mai visto nessuno più veloce, entrati in casa
- Posso andare in bagno?
- Certo, vai pure, io vado in quello di servizio a fare una doccia, sono stato a lezione tutta la mattina
- Ok
Quando esco dal bagno lui è seduto sul divano in accappatoio con i capelli che ancora grondano acqua, io mi ero spogliata ed avvolta in un telo da bagno che lascio cadere quando mi avvicino a lui, non mi ha mai visto completamente nuda e, dalla sua espressione, vedo che apprezza, gli tendo la mano che afferra e lo costringo ad alzarsi, ci spostiamo sul letto che è a pochi metri e, anche lui lascia cadere l’accappatoio, vedo che il suo uccello già vibra, cominciamo a baciarci e lui ad accarezzarmi, stavolta impugno delicatamente il suo cazzo e comincio a segarlo ed accarezzarlo con tutte e due le mani, si inalbera quasi subito, non c’è bisogno di molte altre attenzioni, però voglio almeno sentirne il sapore e mi chino a baciarlo, nulla di più ed pronto, dalla tasca dell’accappatoio che aveva lasciato cadere tira fuori un preservativo , mentre io mi adagio mollemente sul letto e lo indossa venendomi sopra
- Ti prego, fai piano, è la prima volta
Si blocca un attimo e poi
- Ma tu vuoi?
- Si, ti voglio
Sono bagnatissima, se anche non avessi voluto era il mio corpo a pretenderlo, lo sento farsi strada dentro di me, una spinta un po’ più forte, un leggero ma acuto dolore, lui che mi guarda per vedere la mia reazione e poi mi bacia e comincia a muoversi, il mio corpo lo asseconda naturalmente, i capezzoli mi fanno male tanto sono gonfi e duri, quando li bacia è come se mi desse una leggera scossa, avevo ragione, avere un cazzo dentro di me era stupendo, lo dimostro con un primo orgasmo che anticipa quello successivo che mi porta a soffocare il mio grido mordendogli una spalla. Poi esce da me liberandosi del preservativo e mi osserva stupito mentre mi chino a leccarglielo
- Voglio sentire il tuo sapore
E ci ritroviamo con la testa di ognuno tra le gambe dell’altro.
È una bellissima cosa che dopo una mezz’ora lui sia ancora pronto perché ne voglio subito un’altra razione, questa volta ci mettiamo di più ed è ancora meglio, se non fosse che devo tornare a casa per cena vorrei continuare; quando arrivo a casa vado subito in bagno a lavarmi con una lavanda vaginale come mi ha insegnato mamma dopo la mia prima mestruazione e vado a preparare la tavola.
A tavola babbo nota il mio umore
- Principessa, tutto bene? Sprizzi gioia da tutti i pori
- Si babbo, ho preso otto nel compito di matematica, sono stata la più brava
- Allora brindo alla matematica, tu Marco, mi raccomando, sei pronto per gli esami?
- Si si , non sarò intelligente come lei ma non vi deluderò
- Beh l’importante è che tu non deluda te stesso
Il mio babbo era un grande, lo amerò per tutta la vita, forse sarà l’unico mio vero amore.
Con Fabio andava tutto bene, passavamo i pomeriggi nel sul letto, un giorno, mentre mi accarezzava gli dissi che avrei voluto provare anche la porta posteriore, subito, alle mie parole ,il suo cazzo si riscosse
- Però ho letto che è doloroso e che bisogna lubrificare bene l’ano perché non lo fa naturalmente
- Della lubrificazione lo sapevo del fatto che sia doloroso lo immagino, però a molti piace
- E a te piacerebbe?.
- Beh certo, se tu lo volessi davvero
- Si, con te lo voglio fare, magari domani, ma adesso amami
Non se lo fece ripetere, il discorso lo aveva eccitato.
Il giorno dopo, prima di uscire mi feci un clistere e poi un lavaggio con la camomilla, avevo letto che la pulizia era importantissima e anche lo svuotarsi era considerato auspicabile, mentre, in tram, andavo ad incontrare Fabio e pensavo a quello che sarebbe successo cominciai a sentire un lieve umidore tra le cosce.
Quando, dopo esserci amati e rilassati, siamo un po’ nervosi entrambi, ci concentriamo usando le nostre lingue e bocche ognuna sul sesso dell’altro, la sua lingua indugia più spesso sulla corolla del mio buchino ed una delle sue dita, raccogliendo gli umori del nostro amplesso, vi penetra lentamente, è una bella sensazione, , poi arriva il momento che aspettavo con trepidazione, appoggio la pancia ai nostri due cuscini, in posizione come una cagnolina, sento il fresco del lubrificante tra le mie natiche, ed il suo dito che continua ad entrare ed uscire dal mio culetto, sento che scarta il preservativo, penso abbia lubrificato anche quello maggiormente, poi le sue mani massaggiano un po’ il mio sederino e sento la punta del suo uccello spingere per entrare, agito un po’ le anche cercando di aiutarlo e con le mie mani cerco di allargarmi le natiche più che posso, lui è molto delicato, praticamente si sdraia sulla mia schiena per sussurrarmi all’orecchio se va bene, gli rispondo di si con il movimento della mia testa, ancora qualche millimetro, comincio a tremare e mugolare, lui si ferma preoccupato ma io lo incito a proseguire, un centimetro dopo l’altro dando il tempo alla mia carne di abituarsi all’ospite, una mia mano corre alla mia figa che ricomincia a grondare, ora lo sento bene, non so per quanto sia entrato, è immobile dentro di me, sento che usa altro lubrificante, ne sento il fresco, io mi sento bene e glielo dico, poi, lentamente, comincia a muoversi, piccoli colpi che, però, lo fanno affondare sempre di più, il dolore c’è ma il mio piacere forse ne è amplificato, sento il mio primo orgasmo sulla mia mano, ora i suoi affondi sono più regolari e cadenzati, devo usare tutte e due le mani per reggermi appoggiandole al materasso, le sue passano dalla mia schiena alle mie natiche, sto sudando, mi contorco come una biscia sotto i suoi colpi stavolta non ho la sua spalla per soffocare il mio orgasmo e lancio un urlo liberatorio mentre lui crolla sulla mia schiena.
Ci guardiamo, sorridenti, sudati ed un po’ affannati, ma è stato bellissimo.
Nell’ultimo mese ci vediamo un po’ meno per i suoi esami, poi quando si sarebbero dovuti tenere i miei arrivò il momento di confessare la verità, quando gli dissi che avrei compiuti 17 anni a settembre rimase come folgorato, quasi incapace di parlare, accampai la scusa che mi ero innamorata di lui , per questo avevo mentito circa la mia età ma, come avevo previsto, ci fu la rottura, ero minorenne, lui un futuro dottore, non sarebbe dovuto succedere, non mi guardava neppure mentre mi rivestivo e uscivo da casa sua.
Adesso ero libera e avevo ottenuto quello che volevo, mi spiaceva perdere un amante come lui ma ne avrei, sicuramente, trovati altri. Nei mesi seguenti seppi che aveva cambiato città e università trasferendosi a Torino per continuare lì i suoi studi di medicina.
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