una coppia moderna

Chapter 3 - metamorfosi

nulla si distrugge ma tutto si trasforma...

M
metzenbaum

5 months ago

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capitolo tre

metamorfosi

non furono giorni facili per Gioia, faticò a recuperare e vederla stare male mitigò in gran parte l’eccitazione giusta o sbagliata che fosse legata alla sua “proposta indecente”: i giorni passarono e per fortuna la sua salute migliorò, la funzionalità dei polmoni riprese e dopo ancora giorni di ricovero, ancora esami e ancora test i medici le permisero di uscire esattamente dieci giorni dopo essere entrata in ospedale praticamente morta.

non dimenticherò mai l’arrivo in pronto soccorso, credo che nessuno debba provare una cosa del genere.

viste le sue condizioni non avevamo più parlato di niente a parte del suo stato di salute, delle cure e della riabilitazione, avevamo parlato anche con Sara raccontandole di una generica “polmonite virale tipo Covid” dicendole che non si doveva preoccupare, che era tutto sotto controllo e che poteva restare tranquillamente dov’era senza tornare, e sembrava averci creduto.

poi ci fu la dimissione e tornammo a casa, ed i primi giorni furono… diciamo così interlocutori.

la svegliavo per le terapie con aerosol e cortisone, preparavo la colazione e poi andavo al lavoro, rientravo a mezzogiorno per preparare il pranzo e mangiare con lei per “stimolarla”, rientravo non più alle sette o alle otto della sera ma molto prima per stare con lei e aiutarla il più possibile, durante il weekend avevo chiuso le mie agende e stavo con lei, uscivamo a passeggiare e passavamo il tempo insieme, e quello servì al nostro riavvicinamento tornando non dico quelli di prima ma poco ci mancava, nonostante dentro di me quella piccola “ombra” restava, anche le la ricacciavo giù senza pietà.

non era il tempo delle ripicche e delle vendette, l’unica cosa che volevo era vederla tornare in salute.

di fare l’amore non se ne parlava, per motivi medici ma anche per altre ragioni, ovvie ragioni, in fin dei conti erano successe cose gravissime che non potevo dimenticare, o perdonare.

nel letto stavamo vicini e spesso Gioia si addormentava sopra di me o abbracciata a me, ed ero felice perché vederla respirare liberamente, cosa banale e scontata, era qualcosa che faceva bene al cuore dopo averla vista… annegata.

e sembrava che anche quell’altra cosa fosse diciamo così passata, non me ne aveva più parlato, nemmeno per sbaglio, niente.

ma una sera, a un mese esatto dalla fine dell’incubo, mentre guardavamo la tv e Gioia aveva appena finito l’ultimo degli aerosol prescritti alla dimissione dall’ospedale, mi si sedette accanto.

“vuoi… che ne parliamo?” mi chiese, un po’ timorosa ma anche molto dolce.

ecco, se n’era ricordata, col cavolo che aveva cambiato idea…

annuii, non ero pronto ma… dovevamo farlo, le avevo fatto delle promesse ma non solo, con tutto questo tempo a disposizione avevo maturato l’idea che… sì, ci avremmo potuto provare.

la repulsione iniziale aveva lasciato il posto alla curiosità morbosa.

mi aveva assicurato, e mi aveva anche fatto leggere la chat con Stella, che il primo appuntamento sarebbe stato solo “conoscitivo”, senza approcci e senza contatti fisici, una semplice introduzione “sociale” senza impegno con altre coppie e con gli organizzatori del club, e tutto sommato mi ero anche abituato all’idea di frequentare un club di scambisti, gente comunque normale, a patto di non essere forzato a fare qualsiasi cosa, o a concedere qualsiasi cosa.

a farmi cambiare idea erano servite le letture in rete che mi ero sciroppato nelle notti insonni, e avevo cominciato a cercare vari “club” nella zona ma senza trovare indicazioni precise se non “si dice che…”, “sembra che…”, “mi hanno raccontato che…”

tutto era coperto dalla privacy più assoluta per tutelare gli affiliati.

era ora di parlarne per davvero.

“io… lascio che sia tu a decidere” mi disse prendendomi entrambe le mani e stringendole con le sue, “se sei d’accordo… allora sono d’accordo anch’io, se non ti va più o se preferisci prendere del tempo… va bene, per me va bene comunque!”

era dolcissima.

“basta che ci sia tu, insieme a me” disse, “ma… ho paura, amore, ho paura che… ci allontaniamo di nuovo…”

“perché dovremmo allontanarci?” le chiesi, anche perché pensavo che Gioia usasse quello spauracchio per portarmi a forzare la mia decisione.

“non lo so” confessò, “non voglio che il nostro rapporto cada nella noia e che diventi… piatto, incolore”

ma cosa stava dicendo?

“ho visto tante amiche che sono arrivate alla nostra età e non… parlavano con il marito o il compagno, e piano piano si sono allontanati”

“è per quello che voglio… provare, per avvicinarci, non per allontanarci, per tenerci vivi! “ma solo se lo vuoi tu!” aggiunse, stringendomi le mani.

mi stava manipolando, di certo, ma non serviva che lo facesse, avevo deciso di dare una possibilità a quella nuova avventura.

ci pensai su bene, poi le dissi “ok”.

non capì subito, ma quando le ripetei “va bene, proviamo” allora i suoi occhi diventarono più grandi.

mi abbracciò forte e mi baciò, non profondamente ma in modo molto casto, labbra su labbra.

non ci fu molto da dire, più tardi andammo a letto e Gioia (imbottita di farmaci, poveretta) si addormentò di botto, io invece ebbi molto tempo per pensare a quello che stava cominciando, una fase nuova e rivoluzionaria della nostra vita.

scambio di partner, lasciavo libertà a lei di “folleggiare” ed io potevo fare la stessa cosa, in totale libertà, senza gelosie (forse) e senza paure: rinunciavo all’esclusivo possesso della mia donna e in cambio avevo libero accesso ad altre donne, mogli, madri di famiglia: negli ultimi giorni avevo navigato molto nei siti di informazione per scambisti o swingers come si chiamano in tutto il mondo e avevo scoperto un universo che non conoscevo.

e chiunque ne faceva parte, tranne poche eccezioni che comunque fanno più rumore di milioni di consensi positivi, diceva che scambiare partner era libertà, fiducia, amore e passione.

perché l’amore più grande, dicevano, è quello di concedere la propria donna e poi vederla tornare, sempre innamorata e sempre tua.

ero ancora convinto che sotto sotto ci fosse solo perversione, ma quello era solo il mio modestissimo pensiero…

quello che mi spingeva a provare era proprio la possibilità di avere altre donne, qualcosa che non avevo più potuto fare da quando c’era Gioia.

e in testa avevo ancora Stella, quelle foto che aveva mandato a Gioia quando era in ospedale e che mi ero inoltrato sul telefono cancellando poi ogni traccia del trasferimento…

nelle sere passate a casa solo, con Gioia ancora ricoverata, quelle due foto le avevo analizzate pixel dopo pixel: Stella aveva forse qualche anno in meno di noi ed era una donna bellissima, mora di capelli e di carnagione, occhi scuri o addirittura neri, zigomi alti come le russe ma forme giunoniche mediterranee, una bocca carnosa e un sorriso ammaliante.

e immaginai quelle labbra… al lavoro su di me…

e se quello era lo specchietto delle allodole mi sentivo l’allodola più fortunata del mondo!

non vedevo l’ora di conoscerla, di toccarla, di… usarla.

il mattino successivo tornai al lavoro e dovetti fare qualcosa di davvero impegnativo che mi tenne occupato ben oltre mezzogiorno e quando finii, controllando il telefono, vidi due messaggi di Gioia e uno da un numero sconosciuto.

il primo di Gioia era una dichiarazione d’amore, nel secondo mi scriveva che aveva contattato Stella, che si erano parlate a lungo e che per quella sera lei e Enrico, suo marito, ci avrebbero incontrato volentieri in terreno neutro, un locale appena fuori città che anni prima frequentavamo anche noi, e che si offrivano come coppia che ci avrebbe introdotto nel club se fossimo stati d’accordo anche noi, e che se lo volevamo sarebbe stata la prima coppia con la quale avremmo… scambiato.

regole del club, tassative.

mi sentivo il cuore in gola.

“ho lasciato il tuo numero a Stella, ti vuole scrivere e anche sentire, baci baci baci” concludeva.

assurdo! mia moglie che mi… dava il permesso di scrivere, e parlare e poi fare sesso con un’altra donna!

a pensarci mi girava la testa…

ovviamente c’era anche l’altro lato della medaglia, perché io avrei dovuto fare lo stesso, ma c’era qualcosa dentro di me che mi… spingeva a credere che in quel gioco ero io quello che ci guadagnava di più: non sapevo il perché, ma in sintesi avrei sacrificato volentieri la “fedeltà” di Gioia (per me già compromessa, comunque…) in cambio del mio piacere.

un piacere che sarebbe stato vendetta, che sarebbe stato lussuria e desiderio represso, perché non esiste uomo che non voglia espandere le sue esperienze con altre donne, nessuno escluso.

e mi sentivo… forte, dominante, la scelta era mia e in cambio di una piccola… concessione avrei avuto tutto!

e… che fine avrebbe fatto Gioia? e se scambiando avrei scoperchiato il vaso di Pandora? e se… dopo, invece di cementarlo, come diceva lei, il nostro rapporto si fosse distrutto? e se avessi cominciato a fare i confronti? e se avesse cominciato lei?

ma che cazzo le era venuto in mente di… trascinarmi in una situazione del genere???

e arrivai al terzo messaggio.

“ciao sono Stella ma tu sai già chi sono, vero?” scriveva con le faccine che ridevano, “ho scritto a Gioia e come immagino già saprai. è un vero tesoro, Gioia! stasera mio marito Enrico ed io vorremmo invitarvi a bere qualcosa allo Tsunami, Gioia mi dice che lo conoscete già ed è meglio così perché questo primo incontro deve essere assolutamente informale e senza condizionamenti, solo in amicizia per parlare e conoscerci e nient’altro”.

molto cortese, molto simpatica, molto schematica: mi piaceva… ma ero condizionato dalle sue foto.

“vorrei che mi chiamassi appena puoi, la voce di Gioia la conosco già ma vorrei sentire anche la tua, aspetto la tua chiamata! un abbraccio”

niente baci, niente cuoricini, tutto molto simpatico e scanzonato, ma asettico. programmato.

finii di trattare la paziente che avevo sulla poltrona, le diedi tutte le informazioni sulla prossima seduta e dopo averla salutata andai nel mio ufficio e chiamai.

“Stella?”

“buongiorno” mi rispose una voce calda e sensuale, “che piacere sentirti…”

“buongiorno anche a te” le risposi, “hai… una voce bellissima”

parlammo per una buona mezz’ora ma non dell’appuntamento, Stella volle conoscere i miei hobby, i miei interessi, la mia squadra del cuore, il mio colore preferito, sembrava volesse scavarmi dentro per carpire ogni piccolo particolare, evidentemente faceva parte dell’inizializzazione…

“Gioia mi dice che sei un dentista” mi chiese poi, “laureato?”

“sì, certo…”

“hai un tuo ambulatorio? in città?”

“sì, certo, siamo tre assoc…” provai a dire, ma non ero io che teneva in mano la conversazione.

“come si chiama lo studio?”

provai un po’ di disagio, ma… perché, poi?

“Dental Care Center”

“sì, sì, lo conosco…” disse, e a grandi linee individuò anche la zona, facendomi sentire davvero a disagio.

ma dove mi stavo cacciando? in una setta?

“è molto interessante, sai?”

“davvero?”

“m-m, noi del club cerchiamo sempre professionisti e validi da inserire nel nostro gruppo di amici, e… sono sicura che se giocherai bene le tue carte vedrai anche aumentare il volume degli affari… sai, conosciamo gente, che conosce gente… e come ben saprai il passaparola e la fiducia fanno miracoli in un ambiente come il tuo…”

aveva ragione, e allora mi sentii per davvero a disagio.

“s-sì, certo…” riuscii solo a rispondere, ma era finito il tempo.

“bene, è stato bello parlare con te” disse, ed era la conclusione, “adesso richiamo Gioia e le dico che per stasera è fatto, ok?”

“ok…”

“non vedo l’ora di conoscere Gioia e Mauro, mi sembrate una gran bella coppia…” disse, con voce… sincera, per quello che potevo capire, “sarà davvero bello diventare amici… e anche più che amici”

bastonata in mezzo alla fronte.

“buona giornata” concluse, “ci vediamo stasera, un abbraccio” aggiunse, e poi mise giù.

guardai ancora la sua foto, era così bella che sembrava uno scherzo, e in effetti che fosse tutto uno scherzo l’avevo anche pensato, ma un istante dopo sentii bussare alla porta ed entrò Gabriella, l’assistente di quella settimana, dicendomi che era arrivata un’urgenza.

tornai a casa verso le cinque e mezza e non appena chiusa la porta Gioia mi volò addosso.

“mi sei mancato…” mugolò stringendomi forte, “mi sei mancato tanto…”

avevo ancora dentro quel dubbio che stesse solo mentendo, che poi più che un dubbio era una mezza certezza, ma restai al suo gioco “giocando” a fare il bravo marito premuroso, ma una volta entrato in bagno e chiusa la porta alle mie spalle mi guardai nello specchio.

no, non ne ero assolutamente convinto.

era inutile che cercassi di mentire a me stesso, era assolutamente e perfettamente inutile: non lo volevo fare, non ci sarei mai stato, non avrei mai… tollerato che “mia moglie” fosse… usata da qualcun altro, che qualcun altro la toccasse, la penetrasse, la… sporcasse.

ma era anche inutile fare finta di niente verso un’altro aspetto della questione: Gioia lo ‘voleva fare’, Gioia era entusiasta e aveva già sondato il terreno (e mi venne da ridere pensando che probabilmente era già stata sondata…) e voleva che ci fossi coinvolto anch’io in quel gioco.

mi guardai negli occhi e fui molto sincero con me stesso.

“e se non giochi con lei, ci giocherà qualcun altro”

strinsi i pugni sentendo scroccare le falangi.

“...e poi non lamentarti, dopo”

chiusi gli occhi e abbassai la testa, e in quell’istante la porta si aprì ed entrò Gioia.

“amore… stai bene?” mi chiese scivolando dietro e abbracciandomi.

“sì, sì… sto bene” risposi, ma vent’anni di convivenza avevano insegnato molto anche a lei.

“sei… preoccupato?” mi chiese.

“non sono preoccupato” le risposi, “sto solo… pensando…”

la sentii sospirare.

ero pronto a sentirla dire “se non vuoi non ci andiamo” oppure “se vuoi rimandiamo” ma dopo qualche istante disse solo “vedrai che sarà tutto bello… sarà bello perché saremo insieme, vedrai… fidati di me…”

ormai aveva deciso, che a me piacesse o meno, che fossi pronto o ancora indeciso o che ci avessi in qualche modo ripensato… era ininfluente.

ebbi quasi il sospetto che si fosse fatta plagiare ma… non era da lei, non era mai stata il tipo da subire gli altri.

ma ormai c’ero dentro con tutte le scarpe… e non potevo uscire onorevolmente semplicemente tirandomi indietro, e poi… e poi quel primo incontro era solo conoscitivo, giusto?

era come uscire con la propria moglie e incontrare una coppia di amici, si beve qualcosa, ci si racconta un po’ di balle poi si torna a casa, e se hai voglia li rivedi ancora altrimenti tanti saluti.

era così, giusto?

no, non era così e non ci credevo neanche io, ma… c’era quell’attrazione morbosa che mi spingeva in quella direzione, quella di provare l’ebbrezza “dolorosa” di vedere ciò che consideri tuo che viene… preso da un’altro in cambio di quello che è suo…

uno scambio alla pari, sì, ma dopo? come considererai ciò che ti viene reso? sarà ancora quello di prima o lo considererai “danneggiato” e non più interessante?

oppure… come sosteneva Gioia, lo amerai ancora di più?

“amore… stai bene?” mi chiese ancora una volta, visto che non rispondevo.

“dai, non farmi preoccupare…” mi incalzò dolcemente, “stai ben…”

“sì, sì, sto bene, sto bene” le risposi moderatamente infastidito, “ho bisogno di farmi una doccia perché sono un po’ stanco…”

“ok…” rispose un po’ delusa, e poi aggiunse “vuoi… che entro insieme a te?”

in altri tempi e in altri mood le avrei detto “spogliati”, ma in quel preciso frangente mi sentivo di starmene da solo.

“no, è meglio di no” le risposi, forse un po’ brusco e allora sorrisi e le accarezzai una guancia, e subito Gioia mi prese la mano e se la tenne premuta contro il viso, chiudendo gli occhi.

tolsi la mano ma ancora una volta Gioia mi bloccò prendendomi un braccio e mi si parò davanti.

“promettimi che me lo dirai” sussurrò, “promettimi che mi dirai se non sei felice”

sorrisi.

aveva la capacità di leggermi dentro.

“promettimi che… non lo farai solo per me” mi chiese ancora, “e che se… non… non vorrai continuare andremo via, saluteremo e diremo ‘grazie’ e poi torneremo qui a casa nostra, solo noi due!”

“sì, te lo prometto”

sorrise, poi sospirò.

“questa… cosa che voglio fare insieme te è solo per noi” mi disse, quasi dolorosamente, “è per noi, per il nostro futuro, per non…” cercò di continuare, ma non trovò le parole.

“ok” le risposi, qualsiasi cosa mi avesse chiesto.

annuì, mi accarezzò la guancia e poi uscì guardandomi negli occhi fino all’ultimo fino a che la porta si fu richiusa.

no, non era davvero quello che volevo, ma… ero comunque pronto. andasse come andasse.

aprii l’acqua e la lasciai scorrere, e mentre stavo per entrare la sentii parlare al telefono: non sentii nulla ma incuriosito e anche giustamente sospettoso aprii la porta e restai ad origliare.

“...penso di sì” la sentii dire, “ma vedo che non è convinto, come faccio?”

“sì, sì, lo so, ma… e se poi non vuole? e se poi cambia idea e…”

“scema, non dire così…” disse ancora, ridacchiando, ma poi tornò lamentosa.

“ti prego, aiutami stasera, parlaci tu, digli che è giusto, che è la cosa giusta da fare e che sarà bellissimo, aiutami Stella…”

ecco, ecco chi aveva chiamato per cercare forza.

“lo so, lo so che non puoi farlo ma per favore, aiutami…”

rise ancora, poi disse “va bene, adesso vado a prepararmi anche io…” e allora richiusi la porta e andai sotto l’acqua, per non farmi beccare a origliare.

sotto la doccia ebbi ancora modo di pensare e ripensare, ma per evitare di avere il mal di stomaco ci diedi un taglio e addirittura mi misi a canticchiare “La notte vola” per esorcizzare il momento, e servì.

finita la doccia mi rasai con cura e usai la crema emolliente che mi aveva consigliato il dermatologo, e tutto pronto, lucidato e profumato uscii con addosso l’accappatoio trovandomela davanti, anche lei in accappatoio.

“posso andare io adesso?” mi chiese.

e quello era il segnale che non eravamo ancora “guariti”, perché in condizioni normali Gioia sarebbe saltata dentro insieme a me, impegno serale o non impegno serale.

lei ci aveva provato, era venuta in bagno poco prima che cominciassi la doccia magari per propormelo ma io… mi ero fatto trovare pensieroso e incazzoso, e se n’era andata lasciandomi spazio, senza volersi imporre o forzare qualsiasi cosa.

“sì, certo, certo…” le risposi vedendola un po’ intristita, e per cercare di recuperare un po’ le chiesi se avesse bisogno di aiuto o di qualsiasi cosa.

tornò a sorridere e mi disse qualcosa come “guarda che non sono inferma o invalida”, e mentre la guardavo aprì l’accappatoio e se lo tolse, restando nuda.

“che c’è?” mi chiese quasi ingenuamente mentre la guardavo… tutta, soprattutto quel piccolo particolare.

“no, niente…” le risposi, “sei un po’ dimagrita… o mi sbaglio?”

sbuffò toccandosi la pancia e i fianchi.

“no, la bilancia dice di no” rispose mugugnando, poi appese l’accappatoio ed entrò in doccia, lasciandomi rimuginare su quel piccolo particolare fisico che avevo notato, che mi strappò un sorrisetto.

non si era depilata, dopo giorni di ospedale e altri passati a casa in convalescenza senza fare “manutenzione” le era cresciuto un graziosissimo ciuffetto nero sul triangolino ma era spuntata anche peluria scusa sulla parte interna delle cosce.

e perché mi aveva strappato un sorrisetto? semplice, per una questione solo di… gelosia, mai e poi mai Gioia si sarebbe presentata non perfettamente depilata ad un altro uomo, nemmeno a me.

cose stupide da uomo idiota, comunque…

per ammazzare il tempo mi misi sul divano a guardare la tv e poco più tardi si fece viva Gioia, in mutandine e reggiseno, e di nuovo mi strappò un sorrisetto, per lo stesso motivo dei peli: era un completino molto casto, mutandine e vita alta e reggiseno assolutamente “da supermercato”, niente cose provocanti o eleganti, quasi mi volesse far capire che quella era una serata assolutamente normale.

però quando si truccò e si vestì… eh, diventai di nuovo geloso.

si era messa un vestitino stretto e corto che le lasciava scoperte buona parte delle cosce, ma che soprattutto esaltava le sue forme generose.

era ora di uscire, andai a chiamarla in camera da letto e la trovai tutta intenta a mettersi il rossetto, color rosa scuro: un gesto sensuale che non mi sfuggì, e non sfuggì nemmeno a lei il mio sguardo visto che i miei occhi incrociarono i suoi riflessi nello specchio.

“è ora” le dissi, “sei pronta?”

annuì, feci per andarmene ma mi fermò.

“amore?”

mi fermai e la guardai.

“fai una cosa per me?” mi chiese, dolcemente.

annuì.

“mi dici… mi dici che mi ami?”

dovetti distogliere gli occhi dai suoi, guardando la parete.

“io lo so che… ti ho fatto del male” disse ancora, con quel tono che… odiavo quando lo faceva perché non ero in grado di resisterle.

“ti ho fatto male e…” continuò, scuotendo la testa, “e lo so, ma io… io ti amo ancora tanto, lo sai questo, vero?”

“sì, lo so” le risposi, pronto per andarmene un’altra volta, ma non era finita.

“e tu?” esclamò, alzandosi in piedi.

ci guardammo negli occhi, i suoi erano dolci mentre i miei erano freddi e duri.

“è tardi, dobbiamo andare…” le risposi, abbozzai un sorriso e poi uscii, immaginandola in piedi a guardare la mia schiena mentre mi allontanavo.

il viaggio verso il locale fu… silenzioso, ci parlavamo ma rispondevamo a monosillabi, forse eravamo solo nervosi o forse ancora un po’ bloccati, ma a rompere il ghiaccio arrivò un messaggio di Stella.

“è Stella” mi disse Gioia dopo averlo letto, “lo Tsunami è pieno e non ci sono più posti, ci chiedono se restare e aspettare che si liberi un tavolo o se preferiamo cambiare…”

l’avevo detto che alle otto era troppo tardi…

“suggeriscono il Carnaby Club” mi disse leggendo l’altro messaggio, “lo conosci?”

sì, lo conoscevo eccome, un po’ fuori e un po’... alternativo, ma bello.

“va bene quello” risposi, le due si scambiarono messaggi e alla fine ci dirigemmo là, e mezz’ora di strada dopo arrivammo al locale.

era cambiato dall’ultima volta che l’avevo visto, molto più moderno e elegante.

Gioia cominciò a guardarsi attorno e poi si sbracciò, mi prese per mano e mi portò ad un tavolino sopraelevato, molto intimo, e in piedi ad attenderci c’era Stella che riconobbi dalle foto e un uomo più o meno della mia età, elegante come me e sorridente.

le due donne si abbracciarono come se non si vedessero da una vita, poi ci furono le presentazioni.

“Stella, lui è l’amore della mia vita Mauro” disse Gioia quasi emozionata (quella dell’amore della sua vita poteva anche risparmiarsela…), ebbi solo il tempo di porgere la mano per stringerla che Stella mi aveva già tirato a sé dandomi i canonici tre baci, poi toccò a lei presentare Enrico, che ovviamente scambiò i tre baci con Gioia e una virile stretta di mano con me.

ci accomodammo al loro tavolo e cominciammo a conoscerci parlando di lavoro e di qualsiasi cosa ci veniva in mente, ci concedemmo un “sano” brindisi e poi Stella mi puntò.

“allora Mauro, ho capito che sei un dentista, giusto?”

annuii.

“è interessante” disse, guardando Gioia, “fa sempre comodo conoscerne uno bravo…”

“lui è molto bravo!” assicurò subito Gioia, “è il mio dentista preferito…” aggiunse tutta allegra facendo ridere anche gli altri, e notai che Stella aveva gli occhi fissi su di me.

era più bella dal vivo che in foto, quella sera si era messa lo stesso miniabito nero lucido con gli stivali dai tacchi altissimi, e anche se non l’avevo potuta vedere bene le sue forme erano assolutamente notevoli.

e dopo qualche convenevole… passammo a parlare di affari, e toccò (stranamente ad Enrico).

“allora ragazzi” ci disse, “sembra che vogliate far parte del nostro club, è ancora così?”

Gioia guardò me prima di rispondere, come se aspettasse un consenso, poi rispose.

“diciamo che vogliamo… provare” rispose, in un tono sorprendentemente serio viste le premesse, “vedere l’ambiente, la gente… come vanno le cose, insomma”

“e poi decidiamo” conclusi io.

"bè, mi sembra giusto…” fece lui, ma la frase la concluse Stella che disse “...ma siamo sicuri che vi piaceranno talmente tanto l’ambiente e gli amici che troverete che non vorrete più lasciarlo!”

“noi saremmo molto felici di essere la coppia che vi introduce e che vi guida per la prima volta nello scambio” ci disse ancora lui, e al solo sentire la parola ‘scambio’ mi innervosii, “ma… voi, che ne dite? che ne dite di noi? sarete a vostro agio con noi?”

Gioia era un tantino imbarazzata ma prima guardò me e poi annuì, e infine toccò a me rispondere.

“non lo so ancora” dissi spiazzando un po’ tutti, “come vi ripeto non voglio arrivare a conclusioni affrettate”

“mamma mia quanto è serio…” sussurrò Stella a Gioia, con volume abbastanza alto per farsi volutamente sentire, poi tornando a parlare con tono normale si rivolse a me.

“quando capirai che quello che facciamo è gioco, spensieratezza e divertimento, e non ha niente a che fare con i sentimenti che tu provi per tua moglie, e che tua moglie prova per te, sono sicura che cambierai questo tuo tono da dentista professionista e serio” aggiunse facendo ridere gli altri due.

“nessuno vuole portarti via Gioia, la tua mogliettina dolcissima e supergnocca” continuò, mandando un bacio a Gioia, “come tu non dovrai portare via la moglie o la compagna di qualcun altro!”

la faccenda diventava seria.

“quando ci incontriamo giochiamo, flirtiamo, ci divertiamo come si divertono gli adulti, a volte andiamo un po’ oltre come a volte… non ci va, e ci fermiamo, nessuno ti obbliga e nessuno si aspetta niente da te, come tu non devi pretendere niente da nessuna”

“e quando tornerete nella vostra casa e nel vostro letto sarete così innamorati e vi amerete così tanto che…”

“succede a tutti?” le chiesi.

“sì, a tutti” rispose decisa e all’apparenza sincera, “a tutti quelli che conosciamo, nessuno escluso”

“anche a voi?”

toccò a Enrico rispondere.

“ci puoi giurare” disse abbracciando la sua donna, “non sono mai stato così innamorato di mia moglie da quando scambiamo”

ancora quella dannata parola…

“e tu?” mi chiese ancora Stella, “sei pronto per amare ancora di più tua moglie?”

“ci proverò” le risposi.

“vuol dire che sono riuscita a convincerti?” volle sapere.

“credo di sì…”

“allora non sei proprio così duro” sentenziò, “sotto quella scorza dura da illustre clinico c’è un uomo che non vede l’ora di mettersi in gioco, giusto?”

alzai le spalle.

“ma che vuole tenere la barra dritta, il timone sempre ben saldo, giusto?”

annuii e le diedi atto di aver toccato il punto giusto, sollevai il bicchiere per “omaggiarla”, lei sollevò il suo e lo fece tintinnare sul mio, guardandomi dritto negli occhi.

c’era una tensione sessuale in quello sguardo che si poteva tagliare con il coltello, ma come l’aveva creata la dissolse in un istante.

“che ne dite di ballare un po’?” ci chiese improvvisamente, quasi facendomi trasalire perché ancora la stavo fissando.

Gioia accettò immediatamente, scattò in piedi e mi prese per il braccio trascinandomi via nel mezzo della pista improvvisata, gli altri due seguirono più lentamente parlottando tra di loro, e una volta piazzati proprio sotto la consolle Gioia mi buttò le braccia al collo e mi stampò un gran bacio sulla bocca.

“sono… orgogliosa di te!” esclamò nel frastuono delle casse che ci sfondavano i timpani, “lo so quanto è difficile per te ma… amore, credimi, sarà fantastico per noi e per la nostra vita, te lo prometto!”

mi baciò ancora ma un istante dopo sentii la mano di qualcuno che mi “strappava” da Gioia, era Stella.

“tu adesso vieni con me… e balli con me, ok?” mi disse, Gioia rideva e ovviamente era stata presa in consegna da Enrico che la stava portando lontana da me.

“e non starle così… addosso” mi disse Stella, “lascia che si sciolga un po’...”

“siamo qui solo per lei, non per me” le risposi.

“questo lo so, ma lei ha quasi paura di dire qualcosa che ti faccia stare male…” mi disse, “devi essere meno rigido e impostato, lasciati andare, cerca di goderti i piccoli momenti della vita!”

“non è facile” le risposi, “non è facile dopo che…”

“sì, lo so” rispose, comprensiva, “capisco quello che provi, è successo anche a me”

Gioia stava ballando e ridendo, e con più la vedevo divertirsi con più provavo gelosia.

e invidia.

“non guardare” mi disse allora Stella, “non guardarla, lascia che viva le sue emozioni, e tu vivi le tue”

“quando ci scambieremo…” cominciò, ma la interruppi.

“se ci scambieremo…”

“ok, se ci scambieremo i partner tu non dovrai assolutamente vederla, mai, mai, mai, mai, mai! vedrai una donna felice prima di uscire e rivedrai una donna ancora più felice quando tornerà da te, credimi”

la cercai ancora con lo sguardo ma Stella mi voltò la testa perché guardassi lei.

era davvero bellissima, Stella, una gran gnocca alta, formosa, occhi neri profondissimi e pelle bruna accentuata sì dall’abbronzatura ma sicuramente di carnagione scura, mediterranea..

completamente agli antipodi rispetto a Gioia che invece era bionda e di pelle chiara, con occhi azzurri.

la guardai ancora ma stavolta Stella non mi fece girare la testa, mi afferrò le palle, strizzandomele senza lasciarle andare.

non ebbi nemmeno la possibilità di protestare, o incazzarmi, perché mi fulminò con lo sguardo.

“se lo fai ancora una volta” mi minacciò, “prima ti caccio la lingua in bocca, e poi ti faccio un pompino qui in mezzo alla gente”

la guardavo… stranito.

“e non pensare che stia bluffando, perché guarda che lo faccio davvero…” disse, sempre con la voce altissima perché eravamo veramente immersi nella musica, “non mettermi alla prova…”

annuii, mi chiese “prometti?”, annuii ancora e allora mi lasciò le palle.

ballammo muovendoci sensualmente, Stella si piazzò davanti a me e alzando le braccia se le fece accarezzare e toccare, con le mani le scesi sui fianchi e la guidai nei suoi movimenti di bacino “copiandoli” con i miei, trovandomi a premere il pacco sul suo bel culone.

“hai imparato in fretta…" mi disse, soddisfatta, “non era poi così difficile, vero?”

non risposi, continuai a ballare con lei e mi imposi di non guardare quello che faceva Gioia, concentrandomi solo sulla donna fantastica che avevo addosso e del cui profumo ero invaso.

“e io?” mi chiese improvvisamente, “io ti vado bene?”

“s-sì, sei una bellissima donna…” le risposi.

“grazie, anche tu non sei male” mi disse, e avvicinandosi vidi che si stava morsicando il labbro.

“sarà divertente giocare con te…” continuò, “non vedo l’ora di succhiartelo e di farti sborrare…”

stava diventando… interessante.

“guarda che puoi anche lasciarti andare…” mi disse nell’orecchio, “puoi dirmi quello che vuoi, eccitami, fammi bagnare…”

non mi venne in mente niente da dire, ma da fare sì: la feci fare una piroetta e me la tirai contro, le feci alzare le braccia e seguendo il movimento della musica tornai a premerle il pacco contro il bel culo tondo facendoglielo sentire, e con le mani partii dalle braccia e le feci scendere sui due grossi seni per poi proseguire sulla pancia e infine sul pube, allargandole per tornare sui fianchi e poi risalire su fino al collo.

Stella si stava davvero lasciando andare, si voltò per schiacciarmi le tettone sul petto e di nuovo sentii la sua mano sul pacco, ci guardammo negli occhi e incredibilmente mi venne l’istinto di incollare le labbra alle sue, baciarla profondamente e slinguazzare furiosamente con lei, baciarla sul collo e aprile la scollatura per baciarla tra le zucche, ma Stella si staccò senza che potessi fare nulla, la guardai senza capire e un istante dopo sentii la mano di Gioia sulla spalla.

c’era mancato un solo istante…

era stanca perché fisicamente non era al cento per cento, tornammo al nostro tavolino e ordinammo ancora da bere, ridemmo e parlammo raccontandoci delle nostre vite e delle cose divertenti sui figli (anche loro ne avevano uno solo, Serena, una ragazza di quindici anni), e di nuovo saltò fuori quella cosa del club.

“forse… dovremmo vederci ancora, prima di fare il passo” disse Stella rivolta a tutti ma guardando solo me negli occhi, “perché non facciamo sabato sera a cena casa nostra?”

accettammo tutti, parlammo ancora di questo e di quello e arrivò mezzanotte.

Gioia mi guardò e poi mi prese la mano.

“noi però adesso dobbiamo andare” disse, Stella provò a farci restare ancora un po’ ma Gioia scosse la testa.

“Mauro non ve lo dirà mai, ma lui domani mattina deve operare” disse, e guardandomi con gli occhi… innamorati aggiunse “sa che sono felice stasera e non vorrebbe mai portarmi via, ma… lo faccio io!”

ci alzammo tutti in piedi e uscimmo dal locale, e fuori nel parcheggio Stella tirò fuori la sua sigaretta elettronica sbuffando vapore verso l’alto, parlammo ancora della cena di sabato, di lì a due giorni, e venne l’ora dei saluti.

le due donne si abbracciarono forte, poi “scambiammo” e quando Stella si strinse a me nell’orecchio mi disse “stanco o non stanco stasera scopatela”

la guardai… poco convinto.

“fallo!” insistette, “aspetta solo te! aspetta solo te!”

salutai Enrico e poi arrivammo alla nostra auto, e mentre eravamo ancora fermi Gioia mi guardò.

“grazie!” mi disse, “so che l’hai fatto solo per me, quindi… grazie!” disse ancora, si allungò e mi posò un bacio leggero sulle labbra restando immobile per vedere se ci potesse essere un seguito e allora…

la baciai profondamente, con passione, le nostre lingue si intrecciavano ed era tutto uno scambio di saliva e di botte sui denti, ma un colpetto di clacson dietro di noi ci fece staccare, l’auto che aveva suonato ci passò a fianco e dal finestrino del guidatore si affacciò Stella che ci gridò “prendetevi una stanza voi due!!!” e poi l’auto schizzò via perdendosi nella notte.

li seguimmo fino a perderli in lontananza, poi imboccai la tangenziale e puntai verso casa nostra guidando nel buio, con Gioia che guardava fuori dal suo finestrino, pensando a chissà che cosa.

era così bella… così… dolce, così… mia!

non so che cosa mi prese, era una cosa che da anni non facevamo più e non sapevo se le sarebbe piaciuto, ma… al diavolo, come diceva Stella dovevo lasciarmi andare.

vidi il cartello che indicava una piazzola di sosta e poche centinaia di metri dopo misi la freccia a sinistra e accostai, entrando nella piazzola che per fortuna era deserta e ben protetta: Gioia mi guardò senza capire e allora le dissi “devo fermarmi un attimo…”

ridacchiò pensando che dovessi pisciare e mi disse “non potevi andare prima nel locale?” ma quando dopo essere scesi aprii la sua portiera allora non capì.

la presi per mano e dopo che si fu sganciata dalla cintura di sicurezza la feci uscire, e la baciai ancora profondamente, con passione, palpandole il culo.

“amore…” mi disse dopo che ci staccammo per prendere fiato, “ma… che ti succede?”

era… incuriosita, ma anche eccitata. e felice.

le misi le mani sui fianchi e scesi fino alle cosce, poi le sollevai il vestito e sotto il suo sguardo… allucinato le misi due dita negli elastici degli slip e glieli abbassai, fino a sfilarli prima da un piede e poi dall’altro, li gettai in macchina e mettendomi in ginocchio davanti a lei prima le aprii le cosce sollevandone una, e poi cominciai a leccarle la figa.

sapeva di donna eccitata, e non mi interessava un cazzo se era per “merito” mio o di un altro uomo: leccai la figa di mia moglie usando anche le dita per penetrarla e stimolarla fino a che cominciò a gemere e a godere, raggiungendo un orgasmo vulcanico, tanto che mi spinse contro di sé premendomi la nuca mentre raggiungeva l’acme del piacere, rilassandosi improvvisamente quando le gambe le cedettero, e allora toccò a me.

la girai e la feci mettere a novanta gradi sul cofano, le sollevai il vestito fino a metà schiena e con quel suo bel culone a disposizione non persi tempo, lo tirai fuori, glielo puntai alla cieca dove sentivo che era più morbido e più caldo e affondai il colpo, penetrandola fino alle palle.

cacciò un grido roco e inarcò la schiena, ma dominandola la presi per il collo e cominciai a scoparla selvaggiamente, sbattendola con tutta la forza che avevo in corpo.

le lasciai il collo e la presi per le anche e continuando a tenere un ritmo frenetico arrivai a conclusione quasi senza rendermene conto, non le chiesi nulla e le sborrai dentro senza freno, inondandole la figa di tutto quello che avevo nelle palle, sperma ma anche paura di perderla rabbia, dolore, gelosia, eccitazione, frenesia, speranza che tutto andasse bene.

glielo tolsi “sperando” di non avere esagerato ma la sua reazione mi lasciò stupefatto: Gioia si tirò su e immediatamente si mise in ginocchio prendendo il cazzo in bocca e mettendosi a pomparlo come una forsennata, mi leccò le palle salendo con la lingua fin sulla punta e poi ricominciò a pompare e pompare e pompare, staccandosi quando fu senza fiato.

sì, le era piaciuto.

la tirai su e ancora una volta ci baciammo profondamente, sempre con passione ma con più… dolcezza rispetto a poco prima, usando meno istinto animale e più… amore.

poi ci abbracciammo e Gioia piagnucolando mi disse quanto mi amava e tutte le cose che diceva sempre, e quando ci trovammo fronte contro fronte, occhi negli occhi, glielo dissi anch’io.

“ti amo Gioia”.

il viaggio lo passammo in silenzio, Gioia non mi lasciò mai andare il braccio tenendo la testa contro la mia spalla, fino a che arrivammo nel box di casa, allora scese e… ecco, ci mancava quello…

sul sedile di destra, proprio all’altezza della sua vagina, c’era un macchia di liquido mezzo rinsecchito.

“ma chi cazzo se ne fotte…” sussurrai, solo, uscii anch’io e raggiunsi mia moglie che mi aspettava, la presi sottobraccio e la portai in camera da letto senza passare né per il bagno né per lo spogliatoio, le tolsi tutto quanto le era rimasto addosso e dopo averle ciucciato a lungo le tettone e dopo averla baciata ancora profondamente le aprii le cosce e le andai sopra infilzandola, scopandomela con più calma ma dandole gli stessi affondi che le strappavano un gemito ad ogni botta ricevuta, almeno fino a che non le tappai la bocca con la mia.

la presi anche dal fianco, aprendole le cosce ormai fradice e infilandolo da dietro, ma la conclusione la riservai alla sua posizione preferita, quando mi stava sopra.

la vidi cavalcare lentamente cercando il piacere, lo trovò, forse, ma ormai stanca e sudata si concentrò per farmi raggiungere il mio, e ci riuscì.

le sborrai dentro ancora una volta mentre lei mi guardava con una dolcezza infinita facendo su e giù, con quelle due meraviglie di natura che si muovevano al ritmo cadenzato dei suoi fianchi, fino a che entrambi esausti ci accasciammo l’uno sull’altro per poi metterci più comodi, sul nostro letto.

e me la trovai ancora addosso, con la testa sul mio petto e con il braccio sinistro sulla pancia, le nostre mani unite con le dita intrecciate.

la sentivo respirare lentamente, profondamente, si era addormentata quasi subito ancora in debito di forze, e mentre la baciavo pensavo a quello che era successo e a quello che stava per succedere, e nel silenzio più totale mi arrivò una notifica silenziosa sul telefono, lo presi e…

Stella.

“hai fatto il tuo dovere?” mi scriveva.

risposi con il pollice all’insù e lei replicò con un cuore che pulsava.

stavo per rimettere il telefono sul comodino ma ne arrivò un altro, sempre suo.

“fammi vedere che è vero” scrisse ancora, “dammi la prova”

scossi la testa, controllai che Gioia dormisse e poi feci un selfie, prendendo dentro me e lei ma tagliando fuori le nudità di sotto, guardai l’anteprima della foto e poi gliela invia.

“siete bellissimi” scrisse, mi inondò di cuoricini e poi si scollegò, ma ancora una volta mentre lo stavo riponendo arrivò un altro messaggio.

lo lessi, e a quello che c’era scritto ci pensai a lungo, per tutta la notte.

“non vedo l’ora di essere al suo posto”

fine capitolo tre

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