Padre nostro

Chapter 2 - PADRE NOSTRO 2° CAPITOLO

Un prete 50 enne, molto porco e parroco di una chiesa in un piccolo paese sul mare, darà vita, con le sue voglie perverse, ad una catena di accadimenti che sconvolgeranno la vita di alcune famiglie, facendole cadere in un abisso di depravazione totale.

S7
scrittore 71

5 months ago

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E’ sera e nella cucina della parrocchia sono riuniti intorno al tavolo per cenare Padre Francesco, Suor Angelica e Suor Anna. Il prete è soddisfatto della giornata: dopo aver fatto sua Lucia nel pomeriggio, già pregusta la giornata seguente quando vedrà di nuovo la moglie del maestro. Ma il suo pensiero va anche alla figlia di Lucia, Bianca, un bel bocconcino giovane dalle forme prosperose e piena di energia.

Suor Angelica:” Padre Francesco ?...Padre…la vedo pensieroso è successo qualcosa ?”

Padre Francesco: “No, …no suor Angelica…ero sovrappensiero.”

Suor Angelica:” E’ andata bene la giornata ?” (sorridendo)

Padre Francesco: “Si…si…molto bene”

Suor Angelica:”…perché passando nella navata ho visto diverse donne in attesa della confessione” (ancora sorridendo maliziosamente)

A queste parole il prete guardando la suora notò il suo sorrisetto e allora rispose per le rime.

Padre Francesco: “…le donne hanno sempre tanti peccati da confessare…”

Suor Angelica:”…perché vuoi uomini no ? secondo me avete più peccati da confessare voi che noi…non credi anche tu suor Anna ?”

Suor Anna alzando la testa dal piatto: “…bhe…io…mmhm…non saprei…sono piccola…non ho molto esperienza, non saprei proprio.”

Padre Francesco: “…comunque donne o uomini che siano siamo qui per espiare i loro peccati.”

Suor Angelica:”…eh si…espiare i peccati…tanti peccati!”

Padre Francesco continuò a guardare la suora non capendo le sue battute, ma poi una battuta gli fece sospettare qualcosa.

Suor Angelica:”…a proposito di peccati e donne…ho visto che la signora Lucia, la moglie del maestro aveva tanti peccati da confessare…dal tempo che ci ha messo per espiarli…eheheheh.”

Padre Francesco: “adesso basta Suor Angelica…lasci stare le mie parrocchiane…ed io mi posso prendere tutto il tempo che voglio per confessarle.”

Suor Angelica sottovoce, quasi bisbigliando: “l’ho visto come impiega il suo tempo”

Padre Francesco: “cos’ha detto ? non capito…”

Suor Angelica:” nulla…nulla…parlavo tra me e me.”

Il parroco capì che la suora sapeva qualcosa, ma fu anche attratto dal quel suo giocare con lui, con frasi piene di allusioni. E mentre mangiava, ogni tanto, alzava la testa a guardarla. Ed anche la suora incrociava il suo sguardo.

Finita la cena il parroco recitò un paio di preghiere e si accomiatò avviandosi verso la sua camera.

Era passata circa un ora dalla cena quando il prete, che era seduto alla scrivania preparando l’omelia della domenica, sentì bussare alla porta della propria stanza.

Padre Francesco: “ Aventi…”

Dalla porta si affacciò suor Angelica.

Suor Angelica:” padre mi scusi se la disturbo ma volevo scusarmi per prima, a cena, forse sto stata impudente…”

Il parroco la guardò negli occhi e dopo un attimo gli fece cenno con la mano di entrare. La suora rimase in piedi a pochi metri da lui. I due si guardavano senza dire una parola. La visita inattesa però mise strane idee nella testa di padre Francesco.

Padre Francesco: “cara sorella lei ha sempre la lingua lunga. Sempre a sparlare, a giudicare, dovrebbe tacere di più.

Suor Angelica:” padre ha ragione. Le prometto che da oggi in poi starò più attenta con la mia lingua.”

Padre Francesco: “ora per penitenza rimanga qui, in piedi, in silenzio, senza dire una parola, mentre lavoro.”

E così dicendo il prete rimise gli occhi sugli appunti e riprese a lavorare.

Passarono alcuni minuti e nel silenzio più totale la suora continuava imperterrita a stare in piedi guardando il prete, mentre l’uomo di chiesa ogni tanto alzava gli occhi a guardarla. Più i minuti passavano più nell’aria c’era una tensione strana nella stanza.

Il prete ripose le carte in un contenitore e si giro a guardarla. La suora notò che aveva un sorrisetto malefico ed uno sguardo che le accaldava le membra.

L’uomo pose la sua mano destra sotto la tonaca e guardando la donna iniziò a toccarsi il membro. La suora notò l’azione del prete. Ci mise un pò a capire quello che stava facendo e allora un calore fortissimo l’avvolse tutta. Si sentì ardere. Sentì la propria pelle fremere. Quella spudoratezza la turbava. Non credeva che quell’uomo potesse arrivare a tanto. Ma non era scandalizzata anzi, era attratta in un modo magnetico e non riusciva a staccare gli occhi da lui. Il prete continuava a fare su e giù con la mano sul proprio cazzo adesso in modo molto ma molto più evidente. Poi si alzò la tonaca e mostro il suo membro in tutta la sua potenza ed erezione. Levò la mano e lo lasciò così sotto gli occhi della suora.

Suor Angelica sgranò gli occhi. Iniziò a sudare, il caldo la opprimeva. Non riusciva a proferire parola. Non riusciva a dire nulla. Era ferma, immobile, con i suoi occhi fissi su quel cazzo. La sua ragione le suggeriva di scappare, ma il suo istinto la bloccava li a pochi centimetri da quel membro che rappresentava al tempo stesso satana ed il paradiso. Il suo sconvolgimento fu scosso dalla voce del prete.

Padre Francesco: “Spogliati !”

Quella parola arrivò come un colpo di pistola diritto al cuore. Un lampo, una saetta, una scarica mortale. Quella parola arrivò a colpirla nell’anima, nel profondo. Suor Angelica iniziò sempre di più a tremare. Scossa da spasmi che gli arrivavano dal bassoventre.

Padre Francesco: “Ho detto spogliati ! Ora !”

Suor Angelica non poté nulla per opporsi alla parte dell’istinto che ebbe il sopravvento. Le sue mani iniziarono a muoversi da sole. Le sue mani la tradivano, iniziando a sbottonare pezzi di stoffa. Le sue mani donavano al prete la sua nudità. E dopo solo pochi attimi le sue vesta erano ai suoi piedi e lei era nuda al cospetto dell’uomo che adesso era in piedi a pochissimi centimetri dal suo corpo. La vicinanza del prete gli fece Abbassare lo sguardo e non poté non notare il suo bel seno con dei capezzoli durissimi, che quasi gli provocavano dolore.

Padre Francesco: “Toccati !”

Un’altra scossa. Un altro lampo. Un’altra saetta dritta al suo cuore, alla sua mente, alle sue viscere.

Padre Francesco: “Ti ho detto: toccati !”

Le mani della suora ormai agivano senza padrone. Rispondevano solo all’istinto più basso. All’istinto sessuale. All’istinto animalesco. Le mani iniziarono a toccare il collo, i seni, i capezzoli. Poi scesero alla pancia e lentamente come serpenti avvolgenti arrivarono al bassoventre. Si insinuarono fra le gambe. L’umidità dell’antro permisero facilmente di insinuarsi fra le labbra della fica. Varcarono quella porta bagnata dando brividi e scosse di piacere alla donna. Quelle mani ora insinuate nell’antro più oscuro del proprio corpo la facevano tremare, ansimare, godere. Si la facevano godere e godere ancora in un orgasmo senza fine. Barcollava, quasi cadeva, ma poi lampi di orgasmo la irrigidivano facendola barcollare ancora.

Il prete scappellando il proprio cazzo sorrideva soddisfatto. Vederla godere in questo modo spudorato e osceno lo rendeva soddisfatto, orgoglioso, eccitato, dominante.

Padre Francesco: “Sdraiati sul letto con le gambe aperte !”

Altro lampo, altra scossa. La suora non fu più sola abbandonata dalle proprie mani ma anche dalle gambe che iniziarono a muoversi autonomamente facendola avvicinare al letto. Facendola distendere, facendola aprire oscenamente allo sguardo del prete. E rimase così, aperta, disponibile, conscia che quella posa depravatamente sconcia l’avrebbe offerta al proprio carnefice.

Padre Francesco si avvicinò lentamente impugnando il cazzo. Si avvicinò tendendosi verso la suora ed iniziò a far scorrere la propria cappella sulle labbra della figa. Dal basso verso l’alto, fino a toccarle il buco del culo e poi risalire fin sulla pancia. Agiva lento con un movimento sincopato. Su e giù. Giù e su.

La suora ormai era in preda a spasmi sempre più forti, sempre più intensi. Sentiva che in mezzo alle gambe la sua fica anelava quel cazzo durissimo. Ormai non era solo il suo istinto era anche la ragione a volerlo. Ormai il piacere si era impossessata totalmente di lei. Il cervello, il cuore, le membra desideravano quel cazzo, quel cazzo che l’avrebbe sprofondata negli abissi più profondi, dove non ci sarebbe stata più redenzione, non ci sarebbe stata più salvezza ma solo il peccato, il peccato più profondo, un peccato senza ritorno.

Il prete senza esitare affondò dentro di lei con un colpo squassante, con una forza sovrumana. E mentre entrava dentro di lei la guardava negli occhi profondamente. La possedeva carnalmente ma anche cerebralmente. La possedeva dove mai nessuno era riuscito ad arrivare. La possedeva senza darsi un limite. La possedeva senza amore ma solo per il piacere della carne.

La suora all’ultimo affondo svenne. Svenne per la forza immensa dell’orgasmo. Svenne per l’immensità dell’orgasmo. Svenne sotto i colpi potenti di quel cazzo che ormai aveva sostituito il proprio Dio al quale aveva donato i migliori anni della sua vita. Svenne nell’oblio totale della sua mente.

 

Si accettano commenti, grazie.

 

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