Chapter 2 - Una sega per mia mamma
Il cuginetto si dimostra intraprendente e sessualmente molto attivo... prime sborrate in "famiglia".
1 year ago
- E le tette... le zinne, le hai mai viste? chiese Gennaro, il mio cugino “grande”.
Gennaro, per me, era grande in tutto: sia perché aveva già 17 anni, quindi ben 2 più di me, sia perché, nonostante ormai potesse essere definito quasi “uomo”, accettava la mia amicizia, oltre al naturale rapporto di parentela.
Nonostante le sue domande incalzanti su certi argomenti mi mettessero a disagio, non potevo mentirgli; questo in onore del rispetto che provavo per lui! Un bel ragazzo bruno, forte, alto; la sua barba era già dura al tatto e il suo pube, pieno di peli neri. Questo lo avrei scoperto poi, quando il mio contatto con i suoi genitali sarebbe divenuto, diciamo così, più confidenziale.
- Beh, sì, - risposi, - ho visto le tette di fuori a Rosalba, la figlia di zio Gerardo...
- Ah, ah... – rise di gusto, - E che cazzo hai visto, quella ci ha 12 anni.
- Beh, un po’ di petto ce l’ha, credimi, ha due cose un po’ gonfie e i cosini, i “capetielli”...
- I capezzoli?
- Sì, esatto, i capezzoli: sono come due birilli piccoli e rosa, puntati in avanti.
La lucetta sul comodino era ancora accesa, sott’occhi vidi che Gennaro si agitava un po’ sul lettino, mentre nascondeva la mano sotto la molla degli slippini bianchi. Era estate, faceva caldo, e c’eravamo solo adagiati sui letti, in mutande e canottiere.
Per mettermi in mostra di più, aggiunsi.
- Però ho visto le zinne di mamma, varie volte...
- Come? Le zinne di zia Gilda? – si fece più attento.
- Sì. Dato che il bagno della sua camera è piccolo, quando fa caldo lei lascia spesso la porta aperta, per paura che il vapore la “affoga”, dice. Dalle scale si vede lo specchio della camera, e si vede lei nuda.
- Cazzo, se non fossi mio cugino, me la chiaverei a tua madre, sai.
Non mi ribellai, avevo una vaga idea di cosa significava “chiavare”, ma di sicuro Gennaro era un esperto. Chi ero io per contrastare le affermazioni del mio eroe? Infine, l’idea che mio padre diventasse cornuto nemmeno la concepivo e poi, non ero così imbecille da non capire che ciò che desiderava Gennaro era impossibile.
Gli raccontai un po’ di mamma, dei suoi grandi seni, del pube scuro e delle natiche accoglienti. Le dissi persino di quella volta che, seduta sul vaso, aveva aperto le gambe quand’era notte, e papà non c’era. Vidi un largo spacco rosso comparire sotto il pelo della figa. E poi la vidi rovistare con le dita nella sua carne, mentre muoveva il capo, a volte ripiegato verso giù, come se se la controllasse con lo sguardo, poi verso l’alto, che apriva la bocca come per gridare.
Ormai era tardi, avevo sonno.
Mentre Gennaro si toccava evidentemente il pene, io mi infilai sotto il lenzuolo leggero. Mentre mi addormentavo, anch’io presi in mano la mia bacchettina, era piccola e dura, come un pastello... proprio come quella volta che vidi mia mamma... che mi toccai e che mi uscì quella fantastica crema bianca.
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!
