il cuginetto mi porta a letto

Chapter 4 - Umiliato e abbandonato

"Non pensavo che prenderlo in culo, anche una sola volta, avrebbe tirato fuori la "femmina" nascosta in me. Piacere e dolore..."

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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Era notte fonda.

Gennaro se n’era andato nel suo letto, forse pentito della frociaggine che avevamo commesso. Io mi sentivo strano, sconquassato... il mio mondo si era rovesciato. Ero troppo piccolo per capire bene il sesso in sé, figuriamoci la depravazione dell’omosessualità. Non avevo voglia di venire, sebbene capissi che quella cosa che era accaduta doveva essere, in qualche modo, eccitante... eppure la mia reazione non era “normale”, come al solito, ecco.

Mi masturbavo già da un paio d’anni, certo, ma era la conseguenza di naturale arrizzamento: o durante il giorno avevo visto una scena eccitante, oppure, semplicemente, mi ero svegliato col pisello duro duro, che voleva “cacciare”.

L’ano non mi faceva realmente male ma lo sentivo indolenzito. Era una sensazione di “scompostezza”, non saprei spiegare. Come se qualcosa non fosse al suo posto, lo sentivo che era stato malmenato, posseduto, un “disordine” forse più psicologico che fisico; una specie di ribellione del corpo dovuta all’uso innaturale del mio culo.

Stanco e sopraffatto dagli eventi, cercai almeno di riposare, facendo attenzione a non cambiare posizione col terrore di perdere dal buchetto ciò che avevo ricevuto. Se avessi lasciato una sola traccia del misfatto, se qualcuno si fosse accorto dell’accaduto mi sarei sicuramente buttato giù da un precipizio.

Mi avevano fatto fare una cosa da femmina, era assolutamente così!

Mi svegliai un po’ tardi. Mio cugino non c’era e sentivo il tintinnio tipico delle tazze e dei piattini; era ora di colazione.

Provai a girarmi, per alzarmi come al solito, ma una sensazione di rilassamento mai provata mi assalì al basso ventre. Ricordai tutto ciò che mi era successo e immediatamente fui lucido.

Per prima cosa, non avevo le mutandine, già questo mi fece arrossire come una collegiale; era evidente che Gennarino, dopo fatto il suo comodo, se ne strafotteva di me e della vergogna di cui mi aveva macchiato.

Gli slip, infatti, erano caduti per terra, forse a causa dei “movimenti” della notte. Sperando di non incontrare problemi, raccolsi le mutande e, tenendomi una mano a coppa sotto il culo, saltellai rapido verso il gabinetto.

Solo quando chiusi la porta a chiave, ripresi a sentirmi più a mio agio.

Sedetti sul cesso a meditare; lì non avevo più preoccupazioni di essere scoperto, analizzato...

Completamente sveglio, identificai finalmente la problematica per cui mi sentivo ancora così strano: mi resi conto che non ero più del tutto padrone del mio basso ventre, soprattutto del culetto. Era come se avessi perso controllo e sensibilità sul mio buchetto. Non sapevo più se era tornato integro, se era chiuso come prima... e se non lo era (come mi pareva) sarei mai tornato normale?

A quel punto emisi involontariamente, una scarica liquida che si riversò rumorosamente nel water. Mi feci coraggio e guardai: non era cacca, era della roba liquida, trasparente con delle piccole venature rosse. Era il mio sangue, ne ero sicuro. Sedetti di nuovo, mi toccai il buco con le dita e poi ci guardai, erano bianche. Le odorai e mi sentii deflorato fino nell’anima. Quella roba aveva lo stesso odore del mio sperma, ma non era mia! Mio cugino, più grande me, l’aveva depositata dentro, profanandomi il corpo, marchiandomi a sangue e trasformandomi in una cosa sua. Pensieri assurdi che non riuscivo a scacciare dalla mia testa.

Comincia a fare la cacca, senza ulteriori fastidi, intanto pensavo a come andare via da quella casa dove era stato commesso il misfatto!

Cosa avrei detto a mamma? La verità? Mai, meglio morire che confessare cosa mi avevano fatto! Rotta, come una figlia femminuccia.

Più tardi mi calmai, feci colazione. Scesi a mare con calma. Quando arrivai in spiaggia il mondo non era cambiato, non c’era alcuna apocalisse e tutto filò liscio, piacevole e normale come al solito, come se niente fosse stato.

Solo nel primo pomeriggio, me ne stavo in piedi sulla battigia, guardando i ragazzini che giocavano tra le onde, quando ebbi la sensazione di aver voglia di scoreggiare. Provai a trattenerla ma, come se fosse troppo tardi, mi uscì senza controllo.

Qualcosa di strano si palesò dietro di me; quando la “roba” uscita si raffreddò per la brezza, sentii il suo peso nel costume e divenni rosso, forse addirittura viole: mi ero cagato addosso. Il mio costumino rosso doveva essere adesso del tutto pieno di merda. Volevo sparire!

Mi guardai cautamente intorno, nessuno faceva caso a me e, da me, non sembrava provenire alcun odore sgradevole. Improvvisando una pantomima poco credibile, feci in modo di riuscire a bagnarmi il dito con la “roba”, per capire. Ma quando lo osservai rimasi di stucco, non era sporco di cacca, ma umidiccio di crema trasparente come vaselina, inodore. Di sicuro non era nemmeno sburro; mi affrettai a entrare in acqua e feci in modo di pulirmi in fretta, per non essere scoperto.

Me ne stetti un po’ in disparte tutto il giorno. Gennarino sembrava imbarazzato, quasi quanto me, non ci rivolgemmo la parola. A cena mia zia mi chiese se mi sentivo bene.

Quando mi misi a letto, posi un cuscino alle mie spalle, come per dire: zona “off limits!”; mio cugino si mise nel suo letto e non parlammo di niente. La notte passò senza incidenti e il giorno dopo l’incubo era passato, non più l’indolenzimento al culetto e, dopo un attento controllo, il buco era tornato come prima.

Forse ero addirittura nuovamente vergine... almeno lo sperai.

Anche al mare andò tutto bene. Però, nel pomeriggio, riposando sull’asciugamani, sentii montarmi dentro un’erezione potente: il mio biscottino reclamava attenzione, erano 2 giorni che non me lo facevo in mano.

Con la circospezione imposta dalla mia timidezza, raggiunsi la cabina con una scusa; mi chiusi, sedetti sulla piccola panchina e iniziai a masturbarmi.

Quanta sorpresa provai... chiudendo gli occhi non mi apparivano più le immagini delle tette di mamma o delle mutandine della zia, la mia mente tornava ai tragici momenti passati con mio cugino, e me li riproponeva in una chiave del tutto diversa: ero tutto femmineo, sculettavo sulla spiaggia, il mio culo era sotto lo sguardo di tutti.

Quando mi fermavo vedevo qualcuno, mani forti e robuste che mi carezzavano, poi prendevano il palo dell’ombrellone e lo ficcavano dietro di me, sempre più in profondità. Io ero felice, desideravo essere aperto e, tutto sudato, venni copiosamente, nel cleenex che mi ero preparato.

Lunghi momenti di terrore e di vergogna, mentre camminavo per tornare a casa con i miei parenti. Ma quando la sera i brutti pensieri si erano dissipati, la voglia di essere scopato fece di nuovo capolino, in me. Capii che, probabilmente, non avevo scampo.

Da quella notte non pensai più alla mia condizione. Ero cambiato, ero voglioso e mi abbandonai al destino.

Gennarino lasciò il suo lettino e venne da me. Non avevo messo nessun cuscino a proteggermi, e lui aveva già preso il tappo con l’olio dalla cucina.

Mi venne sopra, mi penetrò abbastanza agevolmente e mi chiavò. Venne la prima volta, lo sentii bene, ma non uscì. Bloccato sotto di lui, spettammo insieme che la voglia gli tornasse, intanto il cazzo non si era particolarmente ammosciato e rimase immobile, ben piantato nel mio ano.

Quando si riprese, ricominciò a scopare fino a lasciarmi dentro una seconda sborrata. Lui si addormentò, io, servizievole, mi bloccai il culo con la manina e corsi in bagno, cercando di non gocciolare.

Una volta sul WC, mi liberai di tutto e tornai a letto.

All’alba, mentre dormivo, Gennarino ebbe di nuovo voglia e mi fece ancora.

Mi svegliai che trafficava per entrarmi, per l’ennesima volta dietro, ma non mi ribellai, lasciai fare, come se quello fosse il mio naturale destino.

Venne ancora, poi torno nel suo letto e dormimmo fino a tardi, eravamo sfiniti.

Il terzo giorno, non c’era in me nessuno spirito di ribellione, ormai. Il culo era indolenzito e sfiancato, ma questo mi dava gioia, non fastidio.

Mi masturbai di nuovo in solitaria, accettando la mia nuova condizione, sperando che Gennarino mi facesse ancora e ancora e...

Mistero della perversione, pensai che la mia gioia sarebbe stata se lui, nell’intimità, mi facesse e mi parlasse, al femminile. Insomma, non pensavo a me come un ragazzo che lo prendeva in culo, ma a una femminuccia, con tutti i vezzi, le passioni e i desideri di una vera fanciulla in calore.

Sarei stato la sua “fidanzata!

Ecco cosa m’intrigava.

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