Memorie dal convento: Ofelia

Chapter 2 - Ofelia sotto la sferza

Travolgenti esperienze giovanili fanno di Ofelia prima una vittima poi una protagonista del suo inarrestabile masochismo.

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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Ci sono persone ingenue che si conoscono e fanno un abile uso della loro ingenuità.

(François de La Rochefoucauld)

1 - Ofelia

Quando Ofelia era solo una ragazzina dovette vedersela con Sam. Sam era il ragazzo di sua sorella, quella grande, che aveva già diciannove anni.

Sam giocava spesso con lei perchè stava quasi sempre a casa loro. Giocando, giocando, iniziarono a fare anche la lotta. Naturalmente il ragazzo era molto più forte di lei e vinceva. Riusciva a immobilizzarla e, dopo di questo, la sculacciava scherzosamente... più o meno, ora era sulle natiche, ora sulle gambe, a volte anche sui seni turgidi, spuntati da poco e con i capezzoli appena abbozzati.

Col passare del tempo, Sam picchiava sempre più forte e Ofelia, sentiva sempre più male; ormai la lotta era diventata solo una scusa, serviva ad arrivare sempre alla stessa conclusione: lei perdeva, Sam la bloccava ma non la puniva più, perlomeno non davanti a tutti. Intanto, chi girava per casa in quei momenti di baldoria, non aveva il tempo né la voglia di interessarsi ai giochi scalmanati, di quei due matti: una ragazzina insignificante e un giovanotto rimasto un po’ infantile.

Ofelia rimaneva in “debito” di una, a volte anche di due, punizioni, che le venivano inflitte in separata sede. Al momento opportuno, quando capitava che restassero un po’ in disparte, o che potessero incontrarsi da soli nel garage di casa, Sam aspettava la ragazza e la puniva, e lei sapeva di doverlo subire. Era un patto segreto, sancito senza parole e nato, quasi spontaneamente, tra i due.

A un certo punto, in Ofelia, intervenne un elemento misterioso, che cambiò il dolore, la rabbia e l'umiliazione in qualcosa di diverso... di strano e indescrivibile.

Quasi sempre il ragazzo si sedeva e la teneva poggiata sulle sue ginocchia; quando la colpiva, Ofelia sentiva sempre, sotto il pancino, una protuberanza viva, gonfia e dura, che le faceva torcere le budella e le riempiva la mente di un segreto e sconosciuto senso di piacere. Piacere che le restava in corpo anche dopo, quando Sam andava via. Piacere che si placava solo quando la fanciulla, nel suo lettino, si cercava la patata, che aveva continuato a trasudare per tutta la serata, indipendentemente dalla sua volontà. Allora, approfittando dell'umido vischioso che trovava, v’infilava facilmente le dita. Se ne stava supina e si masturbava a lungo, fino a venire. Mentre si donava questi primi momenti di voluttà le capitava sempre di cercare, con la mano libera, quei punti dove Sam aveva picchiato duro, li trovava e si dava da sola dei feroci pizzicotti, compiacendosi di rinnovare il dolore che, invece di abbatterla, la mandava in estasi, moltiplicando all’infinito la sensazione di piacere.

Nel reciproco e tacito silenzio, la cosa andava oltre, e sempre di più, tant'è che la giovane Ofelia, ormai doveva stare attenta quando si spogliava, perché le sue natiche e il retro delle sue ginocchia erano spesso costellati di segni rossi o di lividi bluastri.

Il tempo passò, Sam sparì e Ofelia divenne una donna. Sposò Mimmo, un ragazzo meraviglioso, buono come il pane. La loro vita era felice, e Ofelia aveva scordato del tutto i suoi giochi infantili, e faceva regolarmente l’amore con il giovane marito. Solo a volte, quando le capitava di masturbarsi in solitudine, per raggiungere il massimo del godimento, si cercava automaticamente il sedere, pizzicandosi forte, fino a sentire dolore vero. Raramente, quando il desiderio di sentire male si presentava più incessante e violento, toglieva l’ago da due o tre siringhe sterili e, con estrema voluttà, se lo infilava completamente nelle morbide natiche. Accadeva nel bagno, quando poteva ammirarsi grazie al grande specchio, quando le goccioline di sangue erano evidenti e traboccavano di libidine.

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