Chapter 3 - In chat con ragazzaManga
I destini s'incrociano, i simili si attraggono e Ofelia ineluttabilmente finisce sotto le grinfie del nuovo aguzzino.
1 year ago
Operare nel settore immobiliare al servizio di un'Agenzia seria e competente; avere una florida e soddisfacente zona operativa, ottenere risultati e riconoscimenti, era una gran soddisfazione! Soprattutto a trent’anni. Senza falsa modestia, voleva dire aver lavorato sodo, con dedizione e correttezza. E questi erano i Pro. Di contro, le giornate senza appuntamenti erano noiose, per chi non aveva altri obiettivi che migliorare lo status sociale e, di conseguenza, la felicità della sua famiglia, specialmente in quel particolare periodo.
«Madre mia, che topa!» urlò Ennio, un giovane agente che si stava trastullando col PC. Chiamò a gran voce Mimmo, che si lasciò convincere dalla sua euforia e lanciò un’occhiata alla foto, arrivata sulla mail di Facebook. Osservò con espressione sarcastica quella ragazza che si presentava in vesti succinte.
«E chi ti dice che è veramente lei?»
«Infatti» ammise Ennio «ma, alla fine, è solo un gioco, no? Un passatempo... Se son rose, fioriranno!»
«Non fa per me!» disse Mimmo.
«Ma dai, perché?» insistette Ennio «sempre meglio che farsi le palle col Solitario. Sai chi ho tirato “dentro”... e adesso mi ringrazia? Nientedimeno che Gino, the Boss!»
Non è che Mimmo ne fosse troppo convinto, Gino era il suo capo ma, prima di tutto, un caro amico. Avevano cominciato praticamente insieme, in quella che era stata la nuova sede: Mimmo, alle prime armi, ma pieno di buona volontà, e Gino, al suo primo incarico manageriale. Con fiducia e rispetto reciproco, avevano lavorato sodo: ora, l'Agenzia di via Roma era diventata un ufficio importante e con molti collaboratori.
«Perché dici di no? Gino è separato, lo sai! Gli ho fatto aprire un profilo da "Cucador" su Badoo e si diverte pure nei gruppi spinti di Facebook. Sai come si è soprannominato?» il giovane agente sogghignò, «Padrone per Schiave! Ha detto: “Se mi devo buttare nella mischia, devo farlo alla grande!” Che tipo, il Boss!»
«E’ solamente il culo del principiante!» sentenziò Gino alla volta di Mimmo che intanto se la ridacchiava, pur lievemente imbarazzato. Ennio, alle loro spalle, spiava lo schermo del PC, e sbavava. Da qualche settimana la pausa pranzo era diventata un momento di caccia febbrile. Si spezzavano gli schemi di routine e iniziavano a spassarsela. Anche Mimmo si era lasciato convincere, ora si chiamava "Predator" e partecipava nei gruppi, scherzando e lanciando esche virtuali, niente di particolarmente peccaminoso, ovviamente. Per lui era solo un gioco, più o meno. Un lunedì aveva stretto l’amicizia con una che si presentava come donna. Il suo nick-name era Ragazza Manga. Conquistata da Predator (Mimmo), forse grazie alla sua correttezza nell'esprimersi, Ragazza Manga, in una settimana di chat pomeridiane, gli aveva raccontato un po’ della sua vita e anche qualche sogno nascosto, qualche segreto della sua libido.
La misteriosa interlocutrice postava immagini prese dai fumetti “anime”, del tipo erotico, ritraevano fanciulline dagli occhioni innocenti e dal corpo da teen-ager, scopate con soddisfazione e accanimento da giovani amanti o da mostri improbabili. Tutti, indistintamente, erano superdotati e infilzavano le ragazze, facendo lanciare loro gridolini di dolore. Intanto, dalle fighette straziate, colavano goccioloni di piacere intenso. Da un paio di giorni Ragazza Manga, in privato sembrava voler concedere, al suo Predator, qualcosa in più... Gli aveva inviato alcune immagini, che lei diceva sue, e scattate appositamente per lui. Se era vero, si era servita di uno specchio, indossava sempre biancheria semplice, quasi infantile, bianca o rosa.
Ai colleghi invidiosi si rizzavano i capelli, invece Mimmo non era il tipo da spingere troppo; quel gioco rischiava di diventare eccessivamente intrigante e lui non voleva che accadesse niente del genere; fin troppo innamorato della sua sposa, la rispettava con tutta l'anima.
Chissà: se quella storia non fosse stata tanto palese, condivisa come un gioco davanti agli amici che, ormai, sapevano tutto; se la sedicente ragazza, nell'offrirsi ogni giorno di più, tra gioco e realtà, non avesse toccato certi argomenti e certe esagerazioni, forse Mimmo non si sarebbe sentito così a disagio. Dopotutto, lui era un bell’uomo e non aveva, in pratica, nessuna esperienza né di trasgressioni, né di tradimenti... E "Ragazza" cominciava a fargli salire il sangue alla testa.
Diceva di avere una vita sin troppo normale ma intanto gli confessava apertamente che da troppo nascondeva a se stessa le sue pulsioni segrete. Ammetteva di avere un uomo ma che, a lui, non se la sentiva di confessare quei desideri che la stavano consumando. Da qualche mese, poi, attraversava uno strano momento psicologico, forse erano gli ormoni... fatto sta che i suoi sogni erotici erano diventati insostenibili. Ragazza Manga, infatti, per rincarare la dose della sua appetibilità, aveva sostenuto di essere incinta, il desiderio di essere brutalizzata, nonostante il pancione che iniziava a farsi notare, si era impadronito di lei e la voglia di essere sculacciata, se non frustata, da un vero uomo, un padrone deciso e severo, era diventata una vera ossessione: le toglieva il sonno.
«Che libidine!» disse Ennio, mordendosi le labbra «Cosa aspetti? Fatti sotto, no?»
Un martedì, Mimmo e Gino furono gli ultimi a uscire, erano da soli e, prima di rientrare a casa, decisero di andare a farsi uno Spritz, per concedersi un piccolo diversivo. Parlarono un po’, alla fine Mimmo disse all'amico che non se la sentiva di continuare quei giochetti sul web e che avrebbe staccato.
«Ci tengo a mia moglie, non posso rischiare, e poi questo non è il mio genere, sono cose che non fanno per me. Mi conosci. Se ti va, se ti diverte, continua tu al posto mio: mi farai un piacere. Goditela e, come dice Ennio, Se son rose...»
A Gino scappò da ridere. «Che bacchettone, sei. Però, fai bene. Tieniti ben stretta la tua famiglia, lo vedi altrimenti cosa succede? A cinquant’anni, e solo come un cane; fatico per niente e senza scopo. I ragazzi stanno con la madre. Ora sono grandi, di me non s’interessano più. Meglio non pensarci, va...!» Allontanò dalla mente quel velo di tristezza «Dammi sta’ password dai, e sai che ti dico? Se Ragazza Manga è pronta a cadere nella rete, le faccio "pelo e contropelo". Ho sempre desiderato provare una storia di masochismo e, se veramente è incinta poi, libidine pura! Me la scopo davanti allo specchio.» si salutarono allegramente, da buoni amici. Quella stessa sera, dopo aver mangiato qualcosa alla svelta, Mimmo, in pace col mondo, si addormentò da solo nel lettone, scacciando dai pensieri quell’impossibile avventura.
La giovane Ofelia era rimasta a casa della madre. Dopo aver salutato Mimmo al telefono e scambiato teneri bacetti, s’infilò nel suo vecchio letto di ragazza, che era rimasto intatto a casa dei suoi. Il sonno tardava a venire, svogliatamente, senza alzarsi, accese il suo Tablet, per perdere un po’ di tempo. Predator era onLine... strano, era difficile trovarlo sul web, di sera. Una delle cose che aveva convinto la ragazza che, Predator, fosse un uomo vero e proprio, erano proprio le sue assenze, la sera e durante i fine settimana, tipico! Sono i classici periodi in cui, gli uomini sposati, diventano docili agnellini al cospetto di quelle mogli che, essi stessi, dipingono in chat come odiose e insignificanti, durante il resto della settimana!
Ofelia si mise comoda e poi lo salutò, dopotutto era l’unico rapporto che la intrigava nella piatta banalità dei Social Net. Col favore delle tenebre, il Predator sembrava particolarmente allupato... era diverso dal solito, più spiccio e più deciso, manifestava senza mezzi termini il desiderio di lei, di conoscerla, di possederla. La cosa riscaldò la ragazza, quella manifestazione di virilità la affascinava!
In genere, nonostante scherzasse volentieri, anche coi doppi sensi, lui sembrava sempre un po' indeciso, non cercava mai la “conclusione”. Stavolta, forse, era tutto solo, e la libertà e la notte lo rendevano più audace, fatto sta che, Predator, dopo dieci minuti se la voleva scopare ad ogni costo, ma quello sarebbe stato il minimo, il suo amico si prodigava in una serie di varianti oscene, riguardo al loro possibile rapporto, riempiendo la fantasia di Ofelia con promesse sadiche e perverse.
Mentre sosteneva la conversazione, schernendosi con un falso sarcasmo, la donna ringraziava il cielo per averle fatto scoprire l’alter ego del suo contatto segreto. Le risultava veramente difficile mantenere una certa compostezza. In pancia sentiva che non avrebbe resistito a quell’uomo; il predatore era venuto allo scoperta e lei, la vittima, era troppo eccitata per ricordarsi di badare a ciò che faceva. Era sposata, futura madre, e l’altro, in realtà, un perfetto sconosciuto ma in quel momento, complice l’eccitazione, se lui glielo avesse chiesto, sarebbe uscita volentieri di casa, anche a piedi nudi, per farsi oltraggiare per le scale. Dopotutto, quelle scale le conosceva bene... c’era un’ultima tesa, di sopra, che portava al terrazzino, non ci saliva mai nessuno. Quando Sam era troppo allupato per aspettare e aveva bisogno della sua piccola “schiava”, si rifugiavano spesso in quella alcova segreta, pericolosamente esposta. Eppure, proprio là, Ofelia aveva subito le peggiori punizioni e le più indicibili umiliazioni: oltre a sottostare alle oltraggiose fantasie di Sam, era pure costretta a prenderle nel più assoluto silenzio. Che goduria indescrivibile...
Lui le chiese se poteva chiamarla, ma era troppo tardi, però, nel lasciarsi, lei promise che avrebbe accettato un appuntamento. Era stato difficile fingere di sostenere gli attacchi del suo nuovo amico virtuale, però per lei davvero era la prima volta, non avrebbe mai voluto tradire il marito. Nel suo animo, qualcosa le diceva che questo era diverso; era come una droga, una dipendenza fisica, che lui non avrebbe potuto mai capire... non era un tradimento, l’amore, la devozione, il rispetto non c’entravano: lei aveva bisogno di quel rapporto. Anzi, forse sarebbe stato proprio la migliore medicina per la sua mente, malata di desideri inconfessabili.
Mentre il suo corpo si scioglieva in mille fantasie, Ofelia si lasciò andare e confessò a se stessa tutto il desiderio che aveva represso; aveva bisogno di essere maltrattata da Predator, ne andava della sua felicità e di quella del suo matrimonio con Mimmo, anche se lui non avrebbe mai dovuto sapere nulla. Era eccitata… così i possibili rischi di quella pazzia le sembravano estremamente remoti, come accade sempre in questi casi.
Passarono un paio di settimane... misteriosamente Ofelia si trovò davanti un Mimmo scontroso e taciturno, e la cosa la addolorò. Lei, al contrario, si sentiva al settimo cielo, anche se non poteva darlo a vedere. Di nascosto invece, quando chattava con Predator, gli confessava tutta la sua euforia. Ormai, aveva abbandonato ogni pudore nel raccontarsi a quell’uomo; scrivere dei suoi trascorsi e di ciò di cui, una parte di lei, aveva bisogno era diventato un gioco erotico. Già un paio di volte si erano masturbati all’unisono. Lei si sentiva più libera a scrivere, ma quando erano sul punto di venire, si telefonavano... giusto il tempo di scambiarsi gli ultimi sospiri della goduria.
Le ubbie del marito non durarono a lungo, per fortuna, la mettevano a disagio. Una sera Mimmo esordì con una frase abbastanza strana:
«Scusami, amore, se in questo periodo ti sono sembrato un po’ musone,» disse durante la cena; portò al minimo il volume della TV «vedi, abbiamo avuto un po’ di problemi sul lavoro, ma adesso è acqua passata. Io desidero che tu sia felice... ricordalo sempre. Voglio che vivi bene... per questo farei qualsiasi cosa per te. Se tu non sei felice, la mia stessa vita finirebbe male.» Dopo aver pronunciato quelle parole indecifrabili, si alzò e l’abbracciò, e la tenne stretta stretta, per un sacco di tempo. Da quel momento tornò il ragazzo serio e affettuoso di sempre... anzi, divenne fin troppo premuroso, accomodante, disponibile. Ofelia attribuì quell’eccesso di zelo all’euforia per la futura paternità. “Sarà l’emozione!” pensò la moglie, impressionata da quel comportamento.
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