Chapter 2 - Sensibili al fascino del grande cazzo
Nella vita della coppia sorniona arriva Abdel, bravo ragazzo ma un po' troppo dotato...
1 year ago
La storia più intrigante nella sua vita è stata anche la più strana (sessualmente parlando)! Per assurdo, Mario nemmeno vi ha partecipato mai, personalmente, nonostante si sia trattato di un avvenimento notevole e fuori dal comune. Per questo motivo, il suo atteggiamento nei confronti della sua signora cambiò per sempre, trovando eccitante e forse, sopravvalutando, ogni successiva intimità tra di loro.
Per motivi di lavoro al sig. Mario tornò utile ospitare, per circa una settimana, un giovane algerino, Abdel con la sua fidanzata. Poi la ragazza tornò al paese, mentre il giovane funzionario rimase in Italia; però si stabilì regolarmente negli appartamenti riservati, dell’ambasciata.
In famiglia i rapporti non erano più tesi, la tolleranza reciproca li aveva stabilizzati, e, ogni tanto, senza troppe pretese, riuscivano persino a scopare.
Una sera prima di andare a dormire Tiziana gli riferì un fatto curioso, capitato qualche giorno prima. La donna era uscita, come al solito, ma era rientrata pochi minuti dopo, per recuperare dei documenti che aveva scordato. Aprì silenziosamente la porta, era presto e non voleva disturbare gli ospiti, che, per l’etichetta, dormivano divisi. Passando davanti alla porta del salone, occupato in quei giorni da Abdel, non potè fare a meno di trovarsi di fronte a una scena inattesa: insomma, la promessa sposa, probabilmente vergine, stava accontentando il fidanzato come poteva, nella fattispecie, gli stava tirando una sega, con mano decisa e a gran velocità.
Tiziana, guardava sul soffitto i ghirigori ambrati creati della lampada e narrava divertita la sua “disavventura”. I due amanti erano proprio “al clou” e si accorsero di lei troppo tardi. Erano in piedi, lui aveva solo la maglietta bianca e niente sotto, indagava estasiato dalla spalla i seni, scuri e sodi, della fanciulla. Lei gli teneva il membro con due mani e lo masturbava… erano troppo oltre, infatti, anche sussultando per la sorpresa, Abdel se ne venne copiosamente, saltando all’indietro e rovesciando tutto il suo succo opalino sul pavimento. Sorpresa almeno quanto loro, Tiziana incapace di altro, arretrò verso l’ingresso e, senza una parola, uscì di casa col cuore che batteva per l’emozione e l’imbarazzo. Successivamente l’argomento non venne mai toccato; due giorni dopo, Abdel e la sua ragazza, perdendosi in mille ringraziamenti, lasciarono la casa di Mario e tutto tornò alla normalità.
Il racconto di Tiziana fece provare a Mario un brivido d’eccitazione. Sapere che la sua morigerata moglie aveva assistito a uno spettacolo tanto estremo, e nel suo salotto, lo divertì invece di farlo infuriare. Fece una battuta che non venne ben rilevata da Tiziana:
– Immagino la tua ira quando ti sei accorta che ti avevano sporcato il salotto buono…
Tiziana aggiunse, invece:
– Abdel ha un pene molto grosso: enorme. Non avevo mai visto niente del genere. – Poi sorrise, come volesse minimizzare la sua affermazione – Insomma, non è che io ne abbia visti tanti, dopotutto! – Quelle parole dette da una donna che sembrava un’educanda, eccitarono Mario. E quella notte Tiziana si lasciò fare volentieri, dal suo uomo.
– Attento con quel “coso”: sai che hai sconvolto mia moglie? – la battuta del sig. Mario colpì il povero Abdel come una stilettata. Si erano già visti in Ambasciata, quel giorno. Erano circa due mesi che non veniva.
Abdel aveva temuto quel momento, invece, Mario era stato cordialissimo, quasi affettuoso; gli aveva persino chiesto di Fatma, la fidanzata: tutto regolare insomma.
Prima di scendere a colazione, si era completamente rilassato; era quasi certo che “l’incidente” con la signora Tiziana fosse superato, anzi, probabilmente Mario non ne era mai venuto a conoscenza. Una sosta veloce nel bagno, per la pipì e, proprio mentre la stava facendo, Mario entrò, lo vide, e gli lanciò la frecciatina, quando meno se l’aspettava. Nonostante l’accentuato colorito olivastro, Abdel arrossì come un tizzone. Mentre arrancava per recuperare il suo pisello, si sentì completamente indifeso e restò muto, non sapendo cosa rispondere.
Quando si voltò, si trovò di fronte un sig. Mario che sorrideva bonario, più divertito che arrabbiato. Un po’ rincuorato, Abdel farfugliò qualcosa, cercando le parole per presentare le sue scuse ma non ce ne fu bisogno. L’uomo, assai confidenzialmente, gli mise la mano sulla spalla e, fattosi serio, gli sussurrò:
– Va bene così, figliolo, non c’è niente di male… anzi, in un certo qual modo ti devo ringraziare… –
Abdel era giovane, timorato e inesperto, non subodorò alcun messaggio particolare nelle parole dell’italiano, si limitò a non capire, ma Mario lo incalzò e lo invitò a pranzo:
– Dai, amico mio, lavati le mani; ti porto in un posticino che conosco solo io… – poi entrò in uno dei cessi, a sua volta.
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