La traditrice onesta

Chapter 4 - Così grosso e tutto in bocca

Quando il giovane Abdel ha perso la testa per la moglie si ritrova involontariamente col cazzo in gola al marito bisex.

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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In quel giardino, tra tanta gente, non poteva accadere niente di più! Tiziana rimase scossa da quella strana serata ma, nei giorni seguenti, a mente fredda, era certa di aver intuito il desideri pazzi del marito: avrebbe voluto tentare un “ménage a trois”. Una fissa erotica di Mario; una depravazioni che aveva provato in gioventù. Ebbene, nonostante Abdel e il suo cazzone le avessero turbato i sensi sopiti, lei non ci stava!

Mario non capiva: Tiziana non riusciva a collimare due figure in una donna sola. La donna metodica, la madre etica e premurosa, non poteva “sdoppiarsi” la notte e divenire una “porca gaudente” nell’intimità. La sua quotidianità, la sua osservanza quasi clericale, tolleravano i rapporti occasionali con Mario; fargli sesso orale era un lusso raro; accettare di essere profanata contro natura, insomma, quella sodomia che mandava il marito in estasi, era del tutto irripetibile. Si godeva i racconti del suo sposo nel momento dell’amplesso, li subiva eccitandosi senza controllo ma tra il dire e il fare… insomma: quei pensierini notturni dovevano rimanere tali, ne era convinta, per non turbare l’equilibrio prezioso di una famiglia all’antica.

Forse aveva sbagliato a raccontargli di quella stupida avventura, ora lui si era “caricato”, sapeva che avrebbe gradito di vederla fare sesso con quel giovane dotato.

Maledetto il giorno in cui aveva visto Abdel nudo! Era stata ingenua: adesso lui la incalzava, con la speranza di portare a termine il suo progetto perverso. Magari sognava veramente di vederle assumere tutte quelle posizioni sconce, che le raccontava di notte, facendola rabbrividire mentre godeva. Mario, spinto dal suo inconscio eccitato e peccaminoso, voleva puntare sul desiderio di sua moglie di provare il membro di Abdel, magari in tutti i buchetti che il suo corpo, prosperoso e femminile, nascondeva. Non capiva che, piuttosto che “prenderlo” davanti a suo marito, Tiziana avrebbe preferito sprofondare nell’abisso, per la vergogna.

Abdel era musulmano e circonciso. Però era in Italia da cinque anni, amicizie e convivenza con gli “infedeli”, lo avevano molto ammorbidito riguardo le regole morali; nonostante promesso sposo, non si rammaricava dei pruriti e delle erezioni che gli provocava pensare alla moglie di Mario. Dopo la “disavventura” a casa sua già pensava spesso a lei, ma dopo il ricevimento si era addirittura masturbato, ricordando le sue gambe, scoperte dal marito ben oltre la fine della calza nera. Abdel, aveva visto le sottilissime mutandine color carne: forse era la sua immaginazione, però era convinto che, tra le cosce socchiuse, una macchiolina umida tracciasse il centro della sua natura di donna. Ora si sforzava di cancellare tutto: ricordo e desiderio!

Attribuì lo strano comportamento dei suoi amici all’euforia di una serata pazza e si rassegnò, concentrandosi, sereno e casto, sul suo prossimo matrimonio con la bella, virginale, Fatma.

Invece Mario una mattina lo seguì nei bagni di proposito e parlò senza mezzi termini, lasciando Abdel sconvolto, senza parole.

Per definire meglio la sua proposta, Mario invitò il ragazzo a raggiungerlo, poco dopo, nei sotterranei del palazzo. Laggiù, durante i lavori, usufruiva di un ripostiglio, e lo aveva trasformato, provvisoriamente, in una specie di ufficio.

Mentre delineava il suo piano all’algerino, Mario lasciò scorrere sul PC immagini incredibili della bella Tiziana, alcune di quando era più giovane, altre abbastanza attuali. Forte della sua attrezzatura nel campo della sicurezza, l’uomo aveva anche filmato la moglie in momenti intimi irripetibili, persino durante le sue masturbazioni segrete.

Abdel suo malgrado si eccitò come un mandrillo, l’altro, senza vergogna e con molta dimestichezza, gli sbottonò la patta e gli prese in mano il batacchio:

– Aveva ragione lei, è enorme! – disse sorpreso, soppesandogli il cazzo. Abdel non ebbe il tempo di ribellarsi, perché l’eccitazione vinse la sua timidezza e si arrese a quella situazione clandestina e arrapante. Mario ci mise poco a inginocchiarsi davanti al suo amico e a prendergli in bocca, con grande sapienza, l’asta, gonfia e tesa. Mario lo lavorò per pochi minuti fino a fargli spargere il seme, caldo e copioso, che, come vuole il Corano, non venne sprecato ma bevuto meticolosamente, con estremo gusto.

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