Punita di notte

Chapter 5 - Andrà tutto bene?

Mentre il mio compagno di viaggio sembra quasi divertito dalla situazione la paura serpeggia in me, sola in un paese straniero...

GE
Giovanna Esse

1 year ago

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- Sfidata? – a quel punto ero veramente nel pallone – Ma che cazzo vuol dire... quale sfida? Ma io chiamo la Polizia, qui siete tutti matti... – diventai veramente furiosa. Ora ce l’avevo anche con quel coglione di Nunzio: ad un tratto lo sentii estraneo, lontano. Dopotutto, la nostra non era una storia d’amore... quindi tra noi, a parte l’amicizia e una buona intesa sessuale, non c’era altro.

Lui mi fece segno di calmarmi, ma non ne volevo sapere, la mia mentalità “estremamente civile” poteva pure ammettere una litigata improvvisa, ma una sfida no... ma che roba. Roba da terzo mondo, da ghetto: trovavo la sola idea del tutto repellente.

Mi girai per uscire, dandomi un contegno di superiorità, ma alle mie spalle c’erano i due buttafuori di prima... deglutii per la paura.

Quelli non erano “ragazze”. Avevano le braccia conserte e l’espressione decisa, ogni loro mano era grande quanto il mio avambraccio.

L’attesa della gente era palpabile e, forse era solo un mia impressione, ma mi sembravano, tutti, sull’incazzato. Per di più, quel maledetto locale si riempiva nella notte, invece di svuotarsi.

Una sensazione di irrealtà mi prese e mi fece provare le vertigini; chiusi un attimo gli occhi e provai a respirare profondamente, per riprendermi.

Nunzio si frappose tra me e i due buttafuori, fece segno di prendere tempo, e quelli sembrarono ammansirsi.

- Gioia, purtroppo è andata così... mi spiace – disse piano – ma conosco questa gente, non ci mollano. Devi batterti con quella, credimi è la cosa migliore... solo in questo modo ce la caveremo senza danni.

“Che cavaliere!” pensai. Strinsi gli occhi in una espressione di odio e di rabbia cieca. D’improvviso la mia situazione mi cadde addosso, in tutta la sua drammaticità. Fu come quando, in un sogno, l’ambiente familiare che ti circonda, all’improvviso, diventa terrorizzante e ostile. Provai paura.

In pochi minuti ero piombata dalla certezza pacata della civiltà al fondo della barbarie... ecco perché ci avevo messo tanto a razionalizzare l’accaduto.

Mi ritrovavo a miglia e miglia da casa, in un locale malfamato, nel bel mezzo di un quartiere malavitoso, di una città straniera e sconosciuta.

Il top, insomma!

Con me c’era un eccellente illustratore pubblicitario milanese, abbastanza fighetto da sembrare una checca giuliva, tra quella gente rude: già le femmine erano più virili e violente di lui.


L’adrenalina si scaricò nel mio corpo e mi donò una certa lucidità... quantomeno mi aiutò a ritornare con i piedi per terra.

Non ce l’avevo con Nunzio, se non per avere sbagliato locale; ormai avevo capito che su di lui non potevo contare... era di certo inadeguato alla situazione. L’ombra di un dubbio, però, mi sfiorò la mente, ricordando che, comunque, il mio uomo, non era un imbecille. Ma ora il pericolo era così incombente, che non mi potevo permettere di abbandonarmi alle riflessioni.

- Che fare? – gli chiesi, visto che, comunque, lui qualche parola la conosceva, di quella loro lingua tagliente – Dobbiamo prendere tempo... per cercare di scappare. – sussurrai.

- Tesoro, sono le tre di notte – disse – dove credi che arriveremmo? Ascoltami, io ci sono già stato in questi posti: stai al gioco! Queste risse sono più una scaramuccia di pose, una specie di balletto... ma non credo che raggiungano mai fasi violente.

- Mi aiuti molto, sai? – dissi piena di sarcasmo – Ma insomma, che cazzo vogliono?

- La grassona ti ha sfidato, adesso io provo a chiarire la cosa... ma ti prego non essere troppo preoccupata, per loro è uno spettacolo, una forma di bullismo...

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