Dominazione

Chapter 4 - Rapporti complicati

Desiderarsi troppo a volte può frenare il rapporto, finché la libido non esplode, devastante!

AP
Amanti Porno

1 year ago

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Emanuele, padre delle sue figlie, che avrebbe condiviso con lei venti anni di vita, era entrato prepotentemente nella sua mente, in una serata in cui entrambi avevano, come era di consuetudine in quel periodo, bevuto molto: travisati per festeggiare il Carnevale, in una bellissima villa, ospiti di una festa organizzata da un’amica di Valentina, si erano ritrovati faccia a faccia, in coda per utilizzare i bagni.
L’attrazione sprigionata dai loro corpi, l’intesa dei loro sguardi, è stata una calamita e le parole biascicate, non sono state sicuramente l’elemento determinante, per chiudere la serata per ultimi, seduti in terra, sotto un tavolo, prima di unire le loro lingue, in macchina di lei, nel parcheggio ricavato tra gli olivi. 
Le rispettive compagnie di amici li avevano abbandonati e lasciati soli a vivere il loro primo momento di intimità: per la prima volta si sono assaporati, concessi ed esplorati.
Ogni tentativo di lui, di andare oltre i sensuali baci, era stato vano, per la resistenza di lei, che a fronte di una estrema voglia di lasciarsi andare, contrapponeva la fermezza delle regole, che pilotavano le sue emozioni.
Già concedersi dopo poche ore, anche semplicemente assaporando un corpo estraneo, testimoniava con assoluta certezza, l’impatto devastante che Emanuele le aveva provocato. In quel periodo, appena compiuti i trenta anni, lei era un fiore di una bellezza unica e rara: fisico tonico, modellato da anni di karate, accompagnato da una eleganza naturale nel rendere celestiale i suoi movimenti su tacchi anche molto alti, che sembravano assolutamente prosecuzione dei suoi arti. Qualsiasi capo indossava, proveniente esclusivamente da bancarelle a basso prezzo, poteva sicuramente esibirli nelle sfilate di Milano, Parigi, New York o Londra. 

Le caviglie sottili, da cui partivano le fibre che delineavano i suoi polpacci, erano il delizioso preambolo alle sue cosce tornite, che reggevano i suoi glutei, irresistibili per essere impastati e modellati con le mani. Ventre piatto, su cui sopra si ergevano due bellissime tette, di una terza misura, con grandi aureole e capezzoli sempre turgidi. Capelli mori lunghi, occhi scuri, naso ossuto e ben delineato, labbra definite e sottili: tutto sempre arricchito da un ricercato trucco e scelta di accessori non banali. Eleganza, sensualità, cura di ogni minimo dettaglio, ode alla femminilità del suo corpo, contrapposta al suo carattere ispido e spigoloso.
Entrambi, appena usciti da storie a cui avevano dedicato non attimi, ma alcuni anni della loro vita, si erano ritrovati attratti da istinti diversi: Emanuele visceralmente estasiato alla sua vista, aveva dinnanzi la donna, che sprigionava ogni suo più estremo desiderio erotico; Valentina completamente assuefatta sia mentalmente che fisicamente.

Dopo essersi conosciuti alla festa di Carnevale, avevano passato intere nottate insieme sul letto matrimoniale di lui: non appena la sua fica veniva sollecitata, il suo corpo scivolava via, come una biscia disturbata dal lancio di un sasso di un essere umano nello specchio d’acqua dove stava riposando.

Davanti a lui, fin dall’inizio, si delineava la complessità e la particolarità della femmina che aveva incontrato e che avrebbe per molto tempo rappresentato un mix di emozioni e ricerca di soluzioni, per plasmare i desideri e bisogni di entrambi: figlio unico, sempre abituato ad ottenere ciò che chiedeva senza nessuno sforzo, il destino gli aveva regalato uno splendido giocattolo, che però necessitava di comprensione del libretto delle istruzioni per funzionare.

Erano gli anni di Università. Dopo averlo conosciuto e iniziato a frequentarlo, Valentina era al settimo cielo: ogni sera, il rientro era a casa di Emanuele, diventata ormai la sua dimora.

Lui l’attendeva, spesso dormendo, non partecipando a tutte le sue serate di divertimento, che coincidevano con ogni giorno della settimana: rientrava, quasi sempre sbronza, ed in abiti succinti, che facevano pensare a tutti i maschi che la incrociavano, ad una facile da portarsi a letto. 

Una gran fica che qualsiasi uomo avrebbe chiavato, ma che lui non riusciva a possedere, mettendo in atto ciò che fino ad allora aveva utilizzato nelle sue esperienze pregresse: era diversa e costantemente scombussolava, i piani che la sua mente pianificava.

Durante un fine settimana in Francia, in Camargue, fine maggio, in occasione del ritrovo annuale dei gitani di tutta Europa, per la prima volta a distanza di due mesi dal loro primo incontro, i loro corpi si sono uniti: in una camera fredda, ma non per loro, il suo cazzo finalmente era entrato nel suo corridoio accogliente ed intriso di umori.

Baciandosi, lui sopra e lei sotto, è andato in scena il cortometraggio, che potrebbe racchiudere l’essenza di tutta la loro vita insieme.

“Godo,sto godendo!!!”. E Valentina, con voce alta, sgranando gli occhi: “Stai scherzando vero?”. 
Rinvenire la chiave per poter aprire la sua cassaforte e godere di tutto ciò che vi era custodito e che si presentava alla sua vista, è stata una costante per molti anni.

L’abitudine e la rigidità a vivere il sesso, finora esplorato con altre donne, lo hanno reso insensibile ad ascoltare ciò che lei gli trasmetteva: questo, lo ha portato spesso ad essere insoddisfatto e non appagato, nonostante quella donna liberasse dal suo corpo, estremo godimento, semplicemente accarezzando ed annusando la sua pelle, indipendentemente dalla stimolazione fisica dei suoi punti erogeni.

In preda ad un potentissimo orgasmo, era arrivata anche la richiesta di lei, che lui aveva sempre sognato: 

“Mettimelo nel culo”. 

A queste parole, lui ha goduto immediatamente, non resistendo alla forte eccitazione. Erano i primi anni della loro convivenza, e mai più si è ripresentata una situazione simile ed una richiesta così esplicita di lei.

Hanno sempre vissuto le loro emozioni su due piani diversi, senza mai riuscire ad allinearli e sovrapporli, in modo da godere completamente entrambi l’uno dell’altra: tutto ciò che ruotava attorno al sesso non è mai stato oggetto di confronto e sempre confinato come un argomento tabù.

Nonostante la passera di Valentina, fosse costantemente un lago, che certificava l’assoluta attrazione verso il corpo di lui, Emanuele difficilmente si sentiva il maschio Alfa dominante e fautore dei suoi orgasmi: viveva il godimento di lei, come frutto di appagamento mentale e la costante richiesta di continuare a scoparla, in coincidenza con la sua eiaculazione, non faceva altro che avvalorare questa tesi. 

Non è mai riuscito a farle piacere le sue mani che stimolavano la sua fica, la sua lingua che perlustrava il suo clitoride, il suo membro che si donava alle sue labbra, le sue dita che le sfioravano i capezzoli. 

Quasi sempre il risultato era completamente il contrario di quello che lui avrebbe desiderato: fastidio di lei e pubblicità ad interrompere il momento clou del film proiettato sullo schermo.

Aveva una donna completamente devota a lui, ma che non è mai riuscito a tenere salda per le redini, guidandola nella strada che aveva ben impresso nella sua mente: rimanere contrariato, deluso, dovevano essere lo stimolo per capire che ciò di cui lei aveva bisogno, era di essere indirizzata; i suoi atteggiamenti erano richieste di essere educata, con dolce fermezza e rigidità.

Dopo la serata in discoteca, abbiamo iniziato a frequentarci, o comunque vedersi, neanche, scopare appassionatamente a casa mia, quasi tutti i venerdì sera e le altre poche volte che rimaneva durante la settimana nell’appartamento della caserma. 

Il venerdì spesso mi aspettava fino a tardi, perché io ero a lavoro, e il sabato mattina andava in servizio praticamente senza mai aver dormito e consumata nello spirito e nel corpo. 

Durante una delle nostre performance idilliache, le ho chiesto, diciamo ordine di servizio, che il famoso venerdì in cui il sabato non lavorava, avrei voluto assolutamente esplorare il sesso anale, e per l’occasione vederla con l’abito graduato di ordinanza: unica variante, invece delle scarpe in dotazione, i suoi décolleté neri tacco dieci, autoreggenti, assolutamente senza mutandine e reggiseno e le manette sarebbero state assolutamente gradite.

Eravamo ormai ad un punto, in cui i suoi orgasmi avevano preso possesso del suo corpo e la sua voglia di essere troia, non si limitava ad evaporare dalla sua pelle, ma comandava il suo cervello, assecondando qualsiasi mio desiderio.

Per l’occasione ho comprato degli Anal Plug di tre dimensioni diverse e delle palline anali, con cui avrei giocato, ad un gioco che adoro, prima di possederla e vivere insieme, la sua prima esperienza anale. 

Quel venerdì me lo sono preso libero dal lavoro e durante la giornata tra i vari messaggi che ci siamo scambiati, mi ha inviato con delle faccine sorridenti:

“Appena stacco, mi faccio una doccia, ultima ritoccatina per non avere traccia di nessun pelo e udite udite…………………clistere!!!! Ho letto su internet che si fa così”. 

Tante faccine sorridenti di entrambi, che hanno smorzato la tensione che c’è sempre in una prima volta.

Intorno alle 21,30 è arrivata da me: che gran privilegio poter banchettare nel corpo di un ufficiale pieno di mostrine. 

Appena l’ho vista, i battiti del mio cuore hanno avuto una forte accelerata, e il mio cazzo un sussulto: anche per me era una prima volta, non avevo mai avuto esperienze con donne nella sua carriera lavorativa ed effettivamente ho capito perché è stato coniato il modo di dire “il fascino dell’uniforme”.

“Deliziosa. Sei pronta alla battaglia?”

“Si, mio Generale!!!”

I nostri visi rilassati, grazie ai sorrisi che questo primo scambio di battute ha generato, si sono avvicinati e ci siamo dati un bacio in bocca, tenero, complice, che solo due persone in completa empatia e simbiosi possono generare.

Abbiamo bevuto il nostro Gin Tonic, conversando della giornata trascorsa e per la prima volta di cose personali. Finito il secondo Gin Tonic, siamo finiti nel divano, e le nostre lingue hanno iniziato ad unirsi.

“Guarda Vale, nuovi di pacca, della migliore qualità e di diverse misure. Aspettano solo di essere provati”. Le ho detto mostrandole i sex toys che avevo comprato. 

Li ha presi in mano, ed iniziato ad indagarli, come un a cui viene mostrato per la prima volta un nuovo giocattolo.

“Non si smette mai di imparare, li avessi visti qualche mese fa, avrei avuto difficoltà a capire a cosa servissero”. 

Sorrisi e compiacenza, nessun segnale di ansia che mi sarei aspettato per quella serata. Filava via tutto molto liscio ed entrambi eravamo a nostro agio e rilassati.

“Non toglierti il cappello, mi piaci molto così. L’unica cosa, ti sciolgo i capelli. Il tuo Generale ti concede questa piccola divagazione rispetto al protocollo ufficiale”

“Alzati davanti a me, consegnami le manette, togliti i pantaloni e la giacca, sbottonati la camicia e tieni i décolleté ’ ai piedi”

Bellissima in tutta la sua femminilità: gambe decorate dalle autoreggenti, fica rasata in bella vista, camicia bianca sbottonata che faceva intravedere il suo seno, capezzoli ritti e turgidi, capelli sciolti su cui era adagiato il cappello che testimoniava il potere che aveva rispetto alle comuni persone.

“Pensi che sarà una serata memorabile? Hai paura? Ti fidi del tuo Generale?”

Abbozzando l’ennesimo sorriso “Incredibile, non vedo l’ora!!!”

“Vieni, mettiti comoda nel divano”

Volevo gustarmi ogni secondo di quella serata, ho iniziato a leccarle la fica, già abbondantemente bagnata, succhiando fino all’ultima goccia i suoi umori ed iniziando a penetrarle il culo con le dita. Ho preso il lubrificante, e piano piano ho iniziato ad inserire anche il secondo dito. 

“Ti piace? Sai che stasera prenderò il tuo culo, che mai a nessuno avevi permesso di violare? Ma solo se lo vuoi e mi implori”

“Te sei pazzo, mi vuoi far morire. Continua, leccami la fica e ti prego inculami”

Ho iniziato con il plug più piccolo, e nonostante fosse abituata alle dita, appena è entrato ha avuto un sussulto ed iniziato ad ansimare. Inserivo, toglievo, mentre continuavo a leccarle la fica. 

Piano piano assaporando ogni momento ed ogni suo orgasmo, le ho fatto assaggiare tutti e tre i plug. Il suo culo stava prendendo confidenza e non sembrava affatto disturbato, anzi dalla dilatazione non avevo dubbi che avrei potuto anche iniziare ad incularla. 

Prima però le palline anali, che le avrebbero dato un nuovo tipo di piacere. 

La seconda volta che le inserivo e le toglievo ha avuto un nuovo orgasmo: con la mano ho raccolto i suoi umori e li ho offerti alla sua bocca, che ha iniziato a succhiarli, anche se non era la cosa che desiderava più al mondo. Tutt’altro. 

Tolta l’ultima pallina le ho fatto assaporare il suo culo, inserendo il giocattolo tutto in gola. Vedendola con i conati di vomito, ma con la lingua morbosa a leccare lo strumento, stavo quasi per venirmi nelle mutande.

“Ci siamo, adesso t’inculo!!! Vuoi che il mio cazzo ti spacchi il culo?”

“Si, lo voglio. Fammi godere, fammi tutto ciò che vuoi”

“Sei veramente una gran bella donna, e questo tutti lo hanno visto. Quello invece che solo io ho avuto il piacere di scoprire è che sei veramente una gran porca. Il cazzo ti piace sicuramente molto di più rispetto ai libri”

Presa per la mano, ci siamo diretti in camera. L’ho fatta mettere a pecora sul letto e ammanettata alla testata di ottone. Mi sono liberato dei miei vestiti: non avevo mai avuto un cazzo così tirato, che dopo esserle andato davanti, le ho infilato in bocca.  

Mentre lavorava con la lingua sulla mia cappella, ho cosparso il suo culo con altro lubrificante ed appena finita questa operazione, mi sono dedicato a schiaffeggiarle i glutei, fino a farli diventare rossi.

Volevo farle male, non avrei avuto nessuna pietà, ero certo che sarebbe stato il modo migliore per soddisfarla.

Mi sono messo dietro, puntato la cappella, leggeri movimenti e pressioni per adagiarla nella giusta strada, un piccolo colpo secco e il suo culo era stato sverginato: ha fatto un piccolo strillo, ma niente di che. Lei era stata creata per essere chiavata, inculata, sottomessa e mai nessuno aveva capito ciò di cui aveva bisogno. 

Nelle prime penetrazioni ho cercato di avere riguardo e di essere docile, ma è durato poco: i colpi sono diventati sempre più forti, come le sue urla di dolore piacevole. 

Con una mano ho iniziato a maltrattarle la fica, e dopo pochissimo, ha avuto un orgasmo che mai aveva provato nella sua vita: sembrava facesse pipì. 

Quando stavo per godere, mi sono agganciato ai suoi fianchi, ho iniziato a schiaffeggiarla a ritmo elevato, per poi farle un clistere di sperma nel culo: ho atteso la morte del mio cazzo nel mezzo alle sue chiappe, l’ho tolto e mi sono gustato la fuoriuscita del nettare bianco dal suo ano dilatato.

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