Dominazione

Chapter 5 - Una troia difficile

Titubante nel pericolo di innamorarsi di una troia irrefrenabile...

AP
Amanti Porno

1 year ago

114 views2,174 words

Nella mente di Emanuele, sempre di più si materializzava l’idea, di vedere la sua donna soddisfatta da altri uomini: al pari delle altre sue pulsioni, che non riusciva a tenere sotto controllo, anche Valentina era diventata oggetto, di suoi desideri incontrollabili. 


Ciò che non riusciva ad ottenere nel loro rapporto, se lo immaginava quotidianamente, masturbandosi pensando a lei, appagata, tra le braccia ed il cazzo, di certe dimensioni e con una certa tenuta, che avrebbe sempre voluto avere, di altri soggetti immaginari.


Voleva assolutamente godere nell’immaginazione di ciò che non riusciva ad avere materialmente.


La mente umana è perversa, ed è incredibile come cerchi sempre di creare problemi, invece di trarre massima soddisfazione da ciò che ha o attraverso la semplice comunicazione, trovare soluzione a piccole divergenze, risolvibili parlando, mettendosi disponibili all’ascolto e provando piacere nel far stare bene chi ti fa una espressa richiesta: il sesso per Valentina non era un problema, mai ha intuito, o forse come nel suo carattere, voglia di intuire, quello che invece per lui era fonte d’inquietudine.


Fino alla nascita della prima figlia, i loro rapporti sessuali sono stati costanti anche se privi sempre di qualsiasi colpo di scena: solo per serate particolari, indossava biancheria intima sexi, dei brevi accenni di pompino, prestazioni di una certa durata, frutto dell’affinità che si crea grazie alla costante frequentazione di due corpi.


Dopo la nascita della seconda figlia, Emanuele ha capito che la realtà, non è proprio come quella che si immaginava durante i suoi film mentali con cui si masturbava: il controllo che è sempre stato una peculiarità di lei, attraverso interrogatori e spionaggio, improvvisamente ha preso possesso di una sua esigenza, e casualmente vedendo il PIN di accesso al suo cellulare di lavoro, ha iniziato a controllare quello che il dispositivo di Valentina conteneva.


Centinaia di messaggi, mai cancellati da lei, in cui esplicitamente si evidenziava il rapporto intimo con un collega durato per alcuni mesi: una relazione probabilmente non consumata, anzi sicuramente non consumata, ma poco importava. 


Conoscendola, sapeva benissimo, che la concessione del suo corpo era frenata da fattori difficilmente scalfibili, indipendentemente dalle sue pulzioni: ma questo non aveva nessun valore. Ciò che aveva scoperto, era il desiderio di lei di appagarsi con un altro uomo. 


Si è trovato davanti al fatto che non era l’unico per lei: tutto un muro di certezze, si è sgretolato come un castello di sabbia.


Dopo avere passato tre notti a leggere tutto ciò che il suo cellulare conteneva, in preda alla gelosia, contrastata dalla paura di perderla, ha iniziato a svuotare tutti i cassetti dello studio, dove erano contenuti i documenti relativi al suo corso di addestramento a Roma, dove ha trovato altre prove, che hanno aumentato i sentimenti che già provava: in particolare, messaggi a penna, risalenti al periodo in cui lei lo aveva lasciato, dediche “affettuose” di uomini, di cui lui sempre ha ignorato l’esistenza.


Per dieci giorni ha taciuto relativamente alla scoperta che aveva fatto e si è dedicato a scriverle pagine e pagine di confessione, relative alla sua vita ed ai problemi che sempre l’hanno caratterizzata: per la prima volta, dopo quindici anni, nessuna menzogna è uscita dalla sua bocca ed ha cercato di fare una disamina razionale del suo vissuto.


Un pomeriggio, mentre lei era presa a smacchiare gli indumenti, che poi avrebbe messo in lavatrice, l’ha messa a conoscenza del fatto che l’aveva spiata, chiedendole una risposta.


“Mi ha lusingata. Tu in questo periodo non esistevi per me. Ti eri assolutamente allontanato.”


“Ti piaceva? So, che non hai avuto rapporti intimi, ma semplicemente per il fatto, che concedere il tuo corpo o prendere intimità con quello di un altro, per te è difficile. Basta pensare che sei schifata a mangiare nel piatto di tua figlia”


“Bravo mi conosci. Mi piaceva fisicamente, ma non altro”


“Ho trovato anche questi biglietti nello studio. Che sono?”


“È stato il periodo in cui ero tornata a casa di mia madre, si parla di oltre dieci anni fa. Lui è quello che ha avuto una storia con la mia amica Grazia. Mai successo niente!!”


Come sempre, dalla sua bocca non esce assolutamente niente di più che il minimo indispensabile.


“Scusami Vale, ma se avessi fatto io questa cosa?”


“Ti avrei mandato affanculo”


Per un paio di mesi, seguendo il motto di lei “Questo è un nuovo inizio!!” e l’eccitazione suprema di lui, per questa piacevole e dilemmatica novità, il sesso è diventato quotidiano ed appagante per entrambi.


Purtroppo, rientrare nella consuetudine precedente, è stato un attimo, semplicemente per il fatto che lei, a fronte di chiedere un nuovo inizio, ha cancellato ciò che aveva fatto, ma non si è dimenticata dei problemi di lui e delle angosce che le hanno provocato: è ripartito il solito film, fatto di accuse e rimorsi per non avere troncato quella storia fin dall’inizio.


Non doveva essere un nuovo inizio, bastava semplicemente che fosse coltivata quella sana gelosia di cui lui aveva bisogno.


Vederla in una nuova veste, più umana, trasgressiva, non solo assatanata di libri, ma anche di emozioni materiali lo eccitavano e scalfivano la sua totale fiducia nei suoi confronti. 


Niente di tutto ciò si è materializzato, se non dubitare seriamente sulla maturità, che pensava lei avesse, ma che non aveva assolutamente dimostrato nella gestione di questa situazione.


Tante elucubrazioni mentali, pensieri, domande ed auto risposte: bastava semplicemente cogliere il momento, approfittare dell’estrema eccitazione dovuta alla scoperta di avere smascherato la porca che si annidava dentro di lei, l’erezione suprema del suo cazzo che giornalmente la martellava e che aveva raggiunto in quel breve periodo prestazioni di una certa durata e approfittare del suo passo falso, per iniziare ad utilizzare il coltello dalla parte del manico. 


Mentre la chiavava sopra di lei, stringendole il collo, o a pecora, schiaffeggiandole forte il culo, le risposte alle sue domande sarebbero arrivate naturali e non rimaste dei punti interrogativi inchiodati nella sua mente: sarebbero stati piazzati i primi mattoni, che avrebbero costruito un nuovo rapporto, dove i pesi del controllo, sarebbero cambiati e lo avrebbero reso autoritario e dominante.


“Quanto sei bella. Quanto sei puttana. Ti piace farti chiavare così? Stasera ti sfondo. Volevi farti scopare dal tuo collega? Ti piaceva? Devi farti perdonare, stasera t’inculo!! Si ti inculo. Non sono ammesse repliche. Anche perché sei una grande porca ed essere inculata è ciò che più desideri.”


Tutto molto semplice, ma non per lui. L’essere umano è sempre alla costante ricerca di soluzioni a problemi inesistenti. 


Mentre l’acqua calda della doccia scorreva sui nostri corpi, alcuni teneri baci hanno smorzato il clima bollente che avevamo condiviso precedentemente: è stato in quel momento, che nella mia mente ancora euforica ed estasiata per quello che era appena successo, è piombato come un flash di una macchina fotografica, un fotogramma nitido, chiaro e potente che mi ha fatto svegliare di soprassalto.


Ho sentito per la prima volta nei suoi confronti un sentimento di pancia, che mi ha scaldato il cuore ed immediatamente ho pensato:


“Non ci siamo, si sta andando oltre, qui sta subentrando un sentimento che mi piace poco: non mi posso innamorare, non me lo posso permettere, non è nei miei piani. Oltre al fatto che è nel mezzo ad una storia, il cui finale ancora non è definito, ha prole e probabilmente nessuna voglia di legami”


Come a volere scacciare questo pensiero e uccidere sul nascere qualsiasi cosa, che non fosse stata appagamento sessuale, dominio, nuove frontiere da farle esplorare, sono rientrato subito nel mio ruolo e dandole una strizzata al culo, le ho detto:


“Ti è piaciuto farti inculare dal tuo Generale? È solo mio il tuo culo, non ammetto concorrenza, almeno che non te lo chieda? Recepito l’ordine?”


“Perché mi dici così? Ti sto donando tutta me stessa. Ho fatto cose con te, che mai mi sarei immaginata di fare”


“Vale non ti ho chiesto un commento o una spiegazione, ma ti ho fatto delle domande precise: ti è piaciuto? Il tuo culo sarà solo mio? Se te lo chiederò ti farai inculare da chi dico io?”


Abbozzando un sorriso e guardandomi con i suoi occhi da cerbiatta:


“La terza domanda mi mette un po’ d’ansia. Sto vivendo queste esperienze così velocemente, lontane anni luce da tutto ciò che ho fatto per tutta una vita, che sono abbastanza confusa. Sinceramente evito di pensare, se sta succedendo vuol dire che un motivo ci sarà: l’unica certezza è che sto provando emozioni e sensazioni talmente forti, che toccano ogni terminazione nervosa del mio corpo. Non pensavo si potesse arrivare a questi stati, direi di estasi e perdita di controllo. Quindi visto tutto ciò di nuovo che ho fatto con te in questo poco tempo e senza esitazione, ho seri dubbi che la parte razionale di me possa mettere dei paletti o freni alle tue nuove richieste.”


L’acqua continua a scorrere su di noi, mi inizia a massaggiare le palle ed avvicinandosi per darmi un bacio, seguito da un leggero morso sul labbro, mi dice:


“Per quanto riguarda la prima domanda, ti dico che non avevo mai goduto così tanto in vita mia. Ho sentito pochissimo dolore e spero di non dovere attendere altri 46 anni per rifarlo.”


Si stacca da me, si mette sugli attenti, fa il saluto che viene rivolto ai superiori di grado e dice, con tono alto e assertivo:


“Mio Generale, ai suoi ordini: il mio culo sarà sempre e soltanto suo”


Tutto ciò che mi aveva appena detto, insieme al massaggio ai testicoli, hanno resuscitato il mio cazzo, pronto a riprendere l’attività con molta vigoria.


“Vale brava, ti adoro, sei un’ottima allieva: asciughiamoci, poi visto che il mio cazzo richiede attenzioni, torniamo nel divano in salotto, ti metterò uno dei nostri giocattoli dentro al culo, dove lo terrai per tutto il tempo in cui mi farai un bel pompino e visto che ci piacciono sempre cose nuove, voglio assolutamente che accolga tutto il mio sperma nella tua bocca, che poi ingoierai”


“Vedi, te l’ho detto prima, la parte razionale non ha voce in capitolo. Come dire di no, anzi, Mio Generale ogni sua richiesta sarà esaudita”


Lubrificante nell’ano, le inserisco il Plug di diametro più grande dentro, mi accomodo nudo seduto sul divano, la faccio mettere a pecora accanto a me, in modo che possa gustarmi il suo lavoro, mentre le tocco la fica o gioco con il Plug, inserendolo e togliendolo.


Voglio però che soffra e mi implori di toccarla. Quindi la sfioro, ma poi smetto, le infilo i diti nella fica, ma dopo poche stantuffate forti le tolgo, mi diverto a stapparle l’ano con il Plug: non voglio che abbia orgasmi, se non m’implora.


Il suo pompino non è sicuramente il migliore che abbia ricevuto nella mia vita, ma quello che mi eccita è che posso insegnarle e lei è disponibile ad apprendere: tenendole i capelli con entrambe le mani la guido, prima sulla cappella, poi chiedendole di tirare fuori la lingua e leccare l’asta, poi ancora di sputare saliva e risucchiarla. 


La cosa che invece fa molto bene, ricavandone piacere, è raccogliere le palle nella mano, stringendole delicatamente, per far sì, che i testicoli emergano premendo sul sacchetto che li contiene: a quel punto li succhia alternativamente e gode nel tenerseli in bocca.


L’ultimo passaggio, prima di avere la mia meritata sborrata nella sua gola, ma senza esagerare perché l’allieva è ancora novella, è quello di chiavarle la bocca e farle sentire il cazzo in gola.


Voglio che dei piccoli conati di saliva mi impiastriccino tutto il membro, ed a quel punto sempre guidandola per i capelli, farle strusciare tutto il viso, bagnandolo con un mix di liquidi.


“Se vuoi godere mi devi implorare, sennò non ti tocco”


“Mio Generale ti prego, fammi godere”


Inizio a strofinarle il suo immenso clitoride, come sempre gonfio, prendendolo tra le dita e massaggiandolo come fosse un pene. Poi schiaffetti, per finire con la penetrazione manuale: se la stantuffi velocemente, massimo quaranta secondi, la sua fica inizia a trasformarsi in una cascata. 


Con l’altra mano guido il suo pompino.


In pochissimo tempo inizia ad ansimare e poi urlare di piacere: attendo l’esaurirsi della sua trans, dopodiché la riprendo per i capelli, e con fermezza inizio a chiavarle la bocca. 


Nei miei piani, avrei voluto vederla a bocca aperta, con la lingua su cui si adagiava il mio sperma e successivamente vedere la reazione al suo primo ingoio.


La foga, l’eccitazione, l’animale che avevo dentro, hanno avuto il sopravvento: ho continuato, quasi soffocandola, a stantuffarla e con forza l’ho tenuta premuta sul mio cazzo sborrandole direttamente in gola. 


Dopo alcuni profondi respiri con la bocca, per ossigenare i polmoni reduci dall’apnea, a cui l’avevo appena costretta, dal suo cavo orale è fuoriuscito un piacevole e caldo conato di sperma, che si è adagiato sul mio inguine.


È un apprendista acerba, che grazie al piacere ed agli innumerevoli orgasmi che prova, al fatto di essere intimamente una gran troia ed amante del cazzo, fornisce sempre delle prestazioni superlative e livelli di applicazione molto alti. 

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!