Chapter 5 - Una nuova schiava
nuove scoperte e altre consapevolezze
1 year ago
Una nuova schiava
La sera dopo, alla cena, Eva siede vicino a me: tiratissima, da urlo. Indossa un tubino nero elasticizzato, così sottile tipo una seconda pelle, che non le permette di indossare alcun intimo; si vedono persino le areole dei capezzoli. Scarpe, modello Casadei Open Shoe, con un tacco da quindici e plateau da cinque, le slanciano ancor di più le gambe, leggermente abbronzate, fino a raggiungere il meraviglioso culo a mandolino. Mani con unghie laccate rosso fuoco, lucidalabbra ed un filo di trucco, completano l’opera. Tutti le sbavano addosso. Ne resto affascinato, mentre le donne, ovviamente, ci vanno giù pesanti con i commenti, ma essendo la nipote dell’Amministratore Delegato, si guardano bene dall’esprimere apertamente il loro disappunto. Augusto riesce a mala pena a nascondere la violenta erezione che la vista di Eva gli provoca. Per tutta la cena è un susseguirsi di risate, battute e aneddoti. Eva spesso struscia la mano sulla mia coscia, io lascio fare. Durante la cena mi sussurra, avvicinandosi al mio orecchio, con un voluto doppio senso.
«Flavia mi ha detto che ieri pomeriggio ti è venuta a trovare: a saperlo, sarei venuta con lei. Mi ha detto che sei stato bravissimo a metterla suo agio.»
Gli ribatto usando lo stesso doppio senso. Lei mi guarda senza capire se scherzo o meno.
«Ma forse voleva esser sicura di riuscirci da sola a venire.»
Terminati i discorsi, lentamente tutti iniziano ad andarsene. Flavia si stringe a me per appoggiarsi, mentre Eva la sorregge dall’altro lato. Mi sembra eccessivo che in due debbano sostenerla, ma immagino abbia in mente qualcosa e, quindi, l’assecondo. Chiede a me ed Eva di accompagnarla a casa, cosa che facciamo. Lì giunti, lei mi chiede di riaccompagnare la nipote, allora intuisco lo scopo. L’ha fatto perché noi due restassimo soli, ma accompagnando lei, nessuno poteva sospettare alcunché. Rimasti soli, lei mi chiede se ho voglia di bere qualcosa. La guardo e, senza rispondere, la porto a casa mia. Lei, per un attimo, resta stupita. Sale in silenzio con me in ascensore. Appena dentro casa, mi guarda senza sapere cosa aspettarsi da me. Le chiedo cosa vuole da bere, mi risponde che le andrebbe un whisky con ghiaccio. Mentre lo preparo, si guarda intorno, nota la foto dei miei figli.
«Questo ragazzo si chiama Matteo e, se non sbaglio, è fidanzato con una ragazza di nome Cinzia. L’ho conosciuta durante i primi anni di università. Ricordo che, all’epoca, era MOLTO fidanzata con una ragazza, che doveva esser tedesca oppure olandese. Erano inseparabili, ostentavano il loro amore davanti a tutti.
Poi tutto è finito per la tremenda gelosia di Cinzia. Se Matteo vuol vivere in pace, deve dimenticarsi di tutte le altre donne.»
«Oppure bisogna insegnare a Cinzia la condivisione.»
Lei prende il bicchiere, ne assapora un sorso.
«Tu, invece, non sei gelosa? E perché hai fatto di tutto per entrare a far parte del mio team? Mi risulta che ti sei inginocchiata anche davanti ad Augusto.»
«No, non sono gelosa. Succhiare il cazzo a mio padre, non è poi stato così brutto, anzi, è esploso quasi subito. Porco com’è, gli sarà sembrato un regalo immenso ricevere un bocchino da sua figlia, considerando che da anni ne scopa la madre.»
L’affermazione mi lascia stupito, ero convinto che lei non fosse al corrente.
«La verità la conosco da anni. Inoltre da tempo loro si divertono anche con la complicità di Stefano. Prima litigavano frequentemente, poi lei gli ha permesso di installare una telecamera in camera da letto. Lui osserva Augusto e mamma quando scopano, si masturba tantissimo, poi, quando l’altro se ne va, se lei è contenta, gli fa leccare tutti i buchi e, qualche volta, si fa pure scopare da lui, che ovviamente schizza subito. Gli ho detto che l’eiaculazione precoce si può curare, ma a lui piace così. Se son voluta entrare nel tuo team, la colpa è solo tua.»
L’affermazione mi coglie di sorpresa.
«Tu non ti puoi ricordare: quindici anni fa una ragazzina con un braccio rotto che la nonna, molto amica dell’allora primario, portò una sera a farsi curare da te. Quella domenica eravamo andati a sciare. Loro avevano litigato tutto il giorno, io ero caduta la sera prima di tornare. Solo mia nonna si rese conto della gravità della cosa. Flavia rimase nello studio con il primario, mentre tu, in due ore mi hai cambiato la vita. Dolce, calmo, premuroso, mi hai affascinato tanto. Ho ricevuto più attenzioni in quelle due ore, che in tutti gli anni precedenti. Mamma e Stefano litigavano sempre, spesso mi parcheggiavano dalla nonna per litigare meglio. Quando mi hai riconsegnato a lei, nell’andare via, lei ti ha definito un bel torello, bravo e con molto fascino. Decisi, quella sera, che tu saresti stato il mio maestro. Per raggiungere questo obbiettivo, dovevo far due cose: esser la migliore nello studio e curare il mio corpo per affascinarti e farti innamorare di me. Mi son laureata con centodieci e questo obbiettivo l’ho raggiunto. Ho fatto di tutto per esser assegnata al tuo team e per ottenere questo è bastato inginocchiarsi davanti ad Augusto. Quello che invece ho fallito, è stato esserti indispensabile. Ho sbagliato tutto. Credevo che con il mio fascino sarei riuscita a farti diventare mio e di avere tutto quello che volevo, semplicemente scambiandolo con del sesso. Altro errore gigantesco! Quel rifiuto, nel corridoio, mi ha fatto rimettere i piedi per terra. Ho capito che tu eri di un’altra pasta e che io avevo sbagliato tutto con te. Mi son data allora due nuovi obbiettivi. Diventare un ottimo medico, imparando tutto da te che sei il migliore, per poi diventare la tua amante. Dopo l’errore, ho messo tutta la mia concentrazione nel lavoro. Dopo il primo momento, ho notato che tu ti sei accorto del mio cambiamento. Mi chiedevi il mio parere con molti pazienti, anche dopo aver ascoltato quello degli altri medici. Questo mi fa pensare che sono sulla buona strada per raggiungere il mio obbiettivo. Quello che invece credo di star realizzando un fallimento, è diventare la tua amante.»
La guardo in silenzio, sfoggia la sua bellezza e ne è consapevole, anche se ora mi sembra delusa.
«Cosa intendi per voler diventare la mia amante? Cosa vuoi? Scopare? O che altro?»
«Voglio esser la tua troia. La tua vacca, puttana o quello che vorrai. La tua devota schiava che, fuori dal lavoro, ti permette di realizzare ogni tua più perversa fantasia, gioco o qualunque altra cosa tu abbia in mente. Sono disposta a tutto, per realizzare questo. Mi puoi chiedere qualunque cosa, prova o altro: sono disponibile sempre per accontentarti.»
La guardo compiaciuto. Sono riuscito a portarla dove volevo io.
«Ti sei resa conto di quello che hai detto? Potrei prenderti in parola e metterti alla prova.»
Mi ribatte convinta.
«Puoi farlo anche subito: sono pronta.»
Mi avvicino, la guardo dritto negli occhi.
«Spogliati, ma lasciati le scarpe: ti rendono ancor più troia.»
«Le ho pagate 400 euro: se fanno questo effetto, direi che ho fatto un buon affare.»
Lei esegue: nuda è ancor più bella. Assomiglia a Carol Alt, da giovane.
«Girati lentamente, avvicinati e piegati a novanta.»
Lei si muove lentamente, con movimenti volutamente sensuali, si gira, mi mostra il meraviglioso culo e poi si piega. Mi avvicino e le accarezzo il seno, tondo, sodo, con i capezzoli già duri, lei freme. Risalgo e percorro lentamente la schiena. Scivolo lungo il solco delle natiche.
«Sei vergine nel culo?»
Le chiedo con voce calma.
«Sì, sono vergine.»
Risponde con voce eccitata. Continuo a scendere ed arrivo allo spacco della fica, fradicia, sta colando, le infilo un dito dentro, lei trema dal piacere. Le intimo di restare così, ferma, vado in camera mia e dall’armadio ritorno con una grossa scatola. Mi è venuta una perversa idea per metterla alla prova. Apro la scatola e ne estraggo un oggetto antico, ma dalla fattura moderna. Una cintura di castità realizzata in lega leggera, ma molto resistente: lei la guarda incredula.
«Siediti sulla poltrona, apri le cosce e masturbati. Voglio vedere che godi.»
Le chiedo con voce calma. Si distende sulla poltrona. Le cosce oscenamente aperte, la sua fica quasi tutta depilata ad eccezione di una striscia, che termina con un triangolino. Bellissima e troia. Infila due dita dentro e comincia a godere. Mi spoglio lentamente, lei mi osserva, quando le mostro il cazzo duro, si masturba con rinnovato vigore.
«Scopami, ti prego! Ti voglio! Guarda come godo: sono un lago, dai, mettimelo dentro! Sfondami tutta! Fica…culo, spaccami…e…inondami del tuo seme. Dai…non resisto! Godo!»
In preda al piacere mi invita a possederla, ma io le faccio cenno negativo con il capo. Mi avvicino di lato, le appoggio il cazzo in bocca, le metto una mano sulla fronte, limitandone l’introduzione.
«Succhiami solo la cappella, devi sentire il suo sapore.»
Si scatena. Le sue labbra imprigionano la mia cappella, mentre la sua lingua ruota velocemente dentro la bocca, procurandomi un autentico attimo di piacere. Ora ha messo quattro dita dentro, si sta masturbando furiosamente. Gode e urla di prenderla. Io le tolgo il cazzo dalla bocca e mi inginocchio fra le sue cosce, a pochi centimetri dalla sua fica, dove le dita sguazzano fradicie di umori. Mi guarda con occhi pieni di desiderio, trema e gode, contorcendosi dal piacere.
«Se vuoi, puoi segarmi.»
Stacca la destra dalla fica e la porta sul cazzo. La mano è piena dei suoi umori che lei spalma sul glande, poi lo impugna e mi sega velocemente.
«Scopami, ti prego! Sfondami! Hai un cazzo stupendo! Sfondami anche il culo!»
Mi sega, mentre io ignoro le sue suppliche. Sento che fra poco sborro e glielo dico. Il suo viso si illumina compiaciuto. Afferra il cazzo con entrambe le mani e lo sega con vigore. Abbassa le mani in modo che il primo getto la colpisce sul taglio della fica, poi lo stringe, mi attira verso di sé e mi lascia schizzare in faccia e sul seno.
Mi metto di lato, le permetto di succhiarlo, ma solo la cappella. Lo succhia con infinita dolcezza, poi, con la destra, accarezza la fica e si spalma dentro la sborra che cola. Si masturba e gode, mentre con l’altra mano raccoglie il seme sparso sul corpo e se lo spalma su viso, sulle labbra, leccandolo. Rimane immobile, ha goduto tanto. Mi avvicino al tavolo, anche lei si avvicina, le porgo la cintura.
«Se indossata, si ottiene un duplice scopo. Il primo è un atto di fedeltà e totale fiducia nei confronti di colui che ti chiede di indossarla. Il secondo è un puro atto di devozione e sottomissione, sempre nei confronti della persona che detiene la chiave. Portarla richiede un grande sacrificio: è leggera, ma necessita di cure adeguate, specie in estate. Ogni volta che dovrai darti ad un bisogno fisiologico, dovrai far una doccia per poterti lavar bene, altrimenti rischi delle infezioni; quindi anche questo è un ulteriore sacrificio. Io sarò assente per diciotto giorni: tu sei disposta a portarla per tanto tempo? Tieni presente che sarà un grande sacrificio, ma, se lo superi, la ricompensa andrà ben oltre il tuo secondo obbiettivo.»
«Padrone, permetti a questa schiava ignorante di esser degna delle tue attenzioni. Mettimi la cintura e i sacrifici saranno devozioni per te. La porterò tutto il tempo che tu lo riterrai necessario. Istruisci la tua schiava ignorante sul corretto uso che ne devo fare ed io eseguirò i tuoi ordini.»
L’indossa, io la chiudo dietro, dove al posto del lucchetto vi è una semplice chiusura con quattro numeri, per una combinazione che io digito due volte 69. Facile da ricordare e appropriata al caso.
«Questa notte puoi dormire con me nel mio letto.»
Le dico rendendola raggiante di felicità. Distesa su di me, lei mi chiede se può avere un piccolo chiarimento che le sarà utile per esser più devota a me.
«Padrone, istruisci la tua schiava ignorante. Tu mi hai detto che indossando la cintura non ho nessuna possibilità di aver rapporti intimo, di nessun tipo, ma non hai tenuto conto della bocca e delle mani. Allora vorrei chiederti, se almeno per questa sera, tu mi permetti di adorare con mani e bocca il tuo meraviglioso palo; da domani, nessun maschio susciterà il mio interesse. Ti supplico, lasciami adorarlo per desiderarlo ancor di più nei giorni che tu non ci sei. Il supplizio del ricordo sarà un atto di devozione che ti dedico per l’opportunità che ora ti chiedo.»
Resto piacevolmente stupito di come lei stia entrando nel ruolo di schiava, le concedo il privilegio e lei si inginocchia fra le mie gambe e incomincia l’adorazione. Mi lecca le palle, insaliva il cazzo, lo bacia, lo sega a due mani, lo succhia e poi ricomincia da capo. Lentamente il palo cresce ed io pure ne resto stupito, convinto di aver schizzato tutto il seme che avevo. Lei mi regala un bellissimo pompino, fatto di vero amore. Dopo circa venti minuti, mi sento pronto per un orgasmo o quello che ne verrà fuori. Le dico che sto per sborrare, lei si emoziona, mi succhia forte, poi, quando vengo, lo tiene dritto davanti al suo viso. Lascia che un lieve rivolo di liquido e crema bianca sgorghi lentamente dal prepuzio. Lo fa colare lungo l’asta, poi con la lingua, dal basso lecca tutto. Mi pulisce e lava così bene che alla fine è lucido, e pulito. All’alba mi sveglio che siamo già a metà mattina. Sono solo nel letto, la chiamo. Mi risponde di attendere un momento. Arriva con un vassoio con tutto l’occorrente per una colazione.
«Padrone, la tua umile schiava ha preparato una colazione abbondante per riprendere forze ed energie che hai dovuto sprecare per istruire la tua schiava ignorante.»
Le chiedo se ha provato ad espletare le sue funzioni fisiologiche, se la trova fastidiosa o pesante, se le provoca dolore o abrasioni. Mi assicura che non è affatto un fastidio, si è subito abituata a questa costrizione, poi mi racconta che ha fatto tutto. Certo, qualche difficoltà c’è nel sedersi sul water, ma nulla che non sia rimediabile. Ha poi constatato che è assolutamente necessario far una doccia, per garantir l’igiene, tutte cose che lei farà per farmi felice. Le ordino di rivestirsi e di andarsene. Mi fa un certo effetto vedere che, da sotto l’abito che indossava la sera prima, la cintura è, in qualche modo, visibile. Non ne fa un problema, anzi, mi dice che quasi la mostra con orgoglio, se io lo desidero. Arrivo con un volo rapido e tranquillo in Sardegna. Sono pronto per le meritate ferie, anche se ho l’impressione che saranno tutt’altro che rilassanti. Rita mi attende all’aeroporto. Bella come sempre. Indossa un vestito leggero corto e ampio, che mette in risalto le sue splendide curve. Noto con piacere gli sguardi di ammirazione che suscita al suo passaggio, mi butta le braccia al collo e mi bacia con passione.
«Amore, alla fine sei arrivato.»
Ci dirigiamo verso il nord e lei mi racconta che tutto scorre tranquillo ad eccezione di Cinzia, che è sempre più gelosa di Matteo. Le altre coppie hanno legato subito. Marina si sente a suo agio con gli altri, mentre Luisa è come una ragazzina alla sua prima serata di libertà. Gli racconto di Eva. Lei ascolta, poi mi guarda.
«Sei il suo idolo, il suo dio, ti ama come io stessa non potrei farlo. Sarà ad aspettarti al tuo ritorno. Hai fatto una nuova cagna per i tuoi desideri più perversi. Ti amo anche per questo. Promettimi che me la presti un poco, voglio sentir se lecca bene.»
Conclude la frase ridendo. Mentre viaggiamo scende la sera, le chiedo se ha fatto progressi con Cinzia.
«Con lei no, ma ho spremuto Marina, fino a minacciare di rivelare alla figlia che si fa sbattere da Matteo, alla fine ha ceduto. Il padre di Marina era un pervertito di prima categoria. Ha insegnato alla figlia ogni possibile perversione e tutto è filato liscio, fin quando il vecchio non ha messo gli occhi sulla nipote. La madre, che non era d’accordo, ha cercato di ostacolare la figlia in tutti i modi con il risultato di trovarsi davanti una ragazza che si sentiva tagliata fuori dall’amore del nonno, per volere della madre, mentre lui invece le dava da succhiare il cazzo ad ogni occasione. Ad un certo punto, Marina decide di risolvere la questione, facendosi trovare a letto con il padre. Per Cinzia è stato troppo. Ha odiato la madre, rea di averle tolto l’amore del nonno. Per questo, per alcuni anni, ha dedicato le sue attenzioni ad una studentessa che era dichiaratamente lesbica, mentre lei lo faceva per metter in ridicolo la sua famiglia. Da allora sono ai ferri corti. Credo che ora la cosa sia impossibile da sanare.»
Arriviamo e tutti mi salutano. Passano tre giorni di puro riposo. Matteo mi chiede se sono mi forma, vuole fare delle immersioni, accetto volentieri, anche Rita e Cinzia vogliono partecipare. Salutati gli altri, che già si pregustano una sana orgia, ora che noi abbiamo portato via l’unica a cui non interessava, ci dirigiamo verso una vicina isola, dove vogliamo esplorare delle caverne sottomarine. Preparati a dovere, ci immergiamo. Mentre per noi tre è una cosa che abbiamo fatto tante volte, per Cinzia è la prima volta, dopo aver conseguito il brevetto. Scendiamo lungo la parete e, a venti metri, c’è l’ingresso della grotta, entriamo ed accese le torce tutto diventa meraviglioso. Matteo ha noleggiato una macchina fotografica subacquea e comincia a scattar foto a tutti. Rita ed io ci prendiamo gusto e ci mettiamo in tante pose, alcune anche osé. Cinzia, stranamente, ci imita. Prendo la macchina in mano io e lascio a Matteo il compito di divertirsi con lei. Rita ci osserva divertita, pronta a scherzare con loro. Ad un tratto, dentro la caverna vi è una stalattite, dietro la quale Cinzia si nasconde con Matteo. Lui le apre la muta, gli abbassa anche la parte di sopra del costume, lei è con i seni nudi. Io mi sposto e scatto. Per un momento, credo che lo voglia picchiare, invece gli restituisce lo scherzo, slacciando la parte bassa della muta: non indossiamo pantaloni, ma solo il sopra e, afferrato il costume, lo tira giù. Io scatto. In primo piano vi è il magnifico cazzo di mio figlio. Ridiamo tutti per quanto si possa fare con un boccaglio in bocca. Poi è la mia volta ad essere denudato da Rita, che mi prende alle spalle. Matteo mi strappa la fotocamera e scatta. A questo punto tutti e tre ci avventiamo su Rita, che cerca di fuggire verso l’interno della grotta, la raggiungiamo, viene spogliata anche lei e fotografata da Cinzia. Diamo una rapida occhiata ai manometri e risaliamo. In superficie scoppiamo a ridere come matti. Risaliti e rimessa a posto l’attrezzatura, Matteo mi chiede se mi ricordo dove siamo andato a mangiare il pesce tre anni prima. Conduco il gommone davanti al piccolo ristorante e ci regaliamo una bella mangiata di pesce. Nel pomeriggio, ci dirigiamo verso un’isola distante. Attraversiamo un tratto di mare aperto e raggiunta l’isola, poco più di uno scoglio, con dei resti di un bunker. Ci immergiamo per vedere un vecchio relitto molto ben conservato. Quando risaliamo, abbiamo un’amara sorpresa. Nessuno di noi si era accorto che il gommone era ancorato ad uno scoglio che aveva un pezzo di ferro sommerso, risultato? Si è bucato. Il cellulare non ha campo e sta calando la notte. Tiriamo il gommone in secca, per salvare il motore e, raccolte le nostre cose, ci sistemiamo nel bunker. La serata è calda, la notte è piena di stelle, siamo calmi, i nostri amici erano informati dei luoghi delle nostre immersioni, quindi non vedendoci tornare daranno l’allarme. Invece loro, dopo aver scopato tutto il giorno, decidono di andare a cena insieme, quando tornano son convinti che anche noi siamo usciti e vanno a letto. Ben presto ci rendiamo conto che passeremo lì la notte. Il mare è piatto e calmo, i ragazzi ci invitano a fare il bagno di notte. Obbietto che se si bagnano i costumi dovremo averli così per tutta la notte.
«Allora dovremo farlo nudi, il bagno?»
Propone Cinzia. Un attimo dopo si spoglia e va con Matteo vicino ad una piccola insenatura, dov’è il relitto del gommone. Li seguiamo nudi, loro entrano in acqua seguiti da noi. Giocano, si spruzzano l’acqua addosso, poi lo fanno anche a noi, che rispondiamo allo scherzo. Dopo aver giocato, torniamo a riva e ci sediamo nudi sui resti del gommone. Matteo bacia la ragazza, poi lentamente la distende e s’infila fra le gambe di lei, che lo lascia fare. Lui la tocca e poi si abbassa: le lecca la fica. Lei incomincia a godere. Noi stiamo lì a guardare: non vogliamo interrompere quello che i due ragazzi stanno facendo, incuranti di noi. Rita si distende, mi offre la fica da leccare. Cinzia ci guarda, sorride e gode. Rita si gira e le tappa la bocca con un bacio. Restiamo tutti immobili per un attimo. Cinzia, dopo un attimo di stupore, ricambia il bacio con molta passione. Guardo mio figlio e gli faccio cenno di lasciar fare a sua madre, che ora accarezza il seno di Cinzia. Le due donne si toccano e baciano in preda all’eccitazione. Rita raggiunge la fica di Cinzia e ci infila la lingua dentro, strappandole gemiti di piacere; la ragazza si rigira e ricambia la leccata. L’atmosfera si riempie dei gemiti delle due donne. Con una mano, accarezzo le cosce di Cinzia, lei non si oppone, in preda al delirio in cui la sta mandando Rita, accetta la mia carezza. Matteo le pianta il cazzo in bocca, mentre lei gode ancora. Lo succhia, poi anche Rita avvicina la bocca alla sua, prima per baciarla, poi resta lì in attesa che Cinzia le offra il cazzo da succhiare insieme a lei. Dopo un lungo e interminabile momento, quando nemmeno lei ci sperava più, avviene il miracolo. Cinzia si gira, la bacia in bocca e poi mette il cazzo fra le loro labbra. Entrambe lo leccano e lo succhiano. Mi abbasso ed infilo la bocca fra le cosce di Cinzia, che, per un momento, le stringe, allora mi fermo immobile. Sento, però, che lei, dopo l’iniziale remora, allenta la presa e mi lascia fare. Le lecco la fica, le succhio il clito e le strappo un orgasmo che lei urla con tutto il fiato che ha in gola. Scossa dal tremendo piacere, rimane immobile con Rita che le succhia i seni. Mi sposto, lascio il posto a Matteo, che ora la penetra, mentre io mi metto al lato della sua bocca, in attesa che lei mi succhi. Per un momento non connette, in preda al piacere, si agita tutta. Sente lui entrare e geme di nuovo, gira la testa e si trova il mio cazzo a fil di labbra. Lo guarda per un istante e poi lo infila in gola. Rita osserva compiaciuta la scena, mi abbraccia e poi, con una mano la masturba, facendola godere tantissimo. Matteo l’abbraccia, la solleva su di sé. La fa distendere e le apre le chiappe. La cosa risulta subito evidente a Rita, che si mette dietro e le lecca il culo. Mi sposto, guardo mio figlio che, poco dopo mi fa cenno di entrarle nel culo. Lei, per un momento, si volta, mi guarda e non dice nulla, si distende su di lui ed io l’inculo con un colpo secco, che le strappa un grido di dolore/piacere. Gode, urla e si scuote tutta, in preda al piacere. La pompiamo come due ossessi. Lei è in delirio dal piacere che prova. Le limiamo i buchi, facendola impazzire, poi anche noi raggiungiamo il culmine e le scarichiamo tutta la nostra sborra dentro. Sono io il primo a schizzare. Le scarico in culo tutto quanto e, mentre sborro, anche Matteo le schizza in fica. Lei è travolta dalla duplice sborrata. Per un lungo momento, restiamo immobili dentro di lei, che ha ancora fremiti di piacere. Rita la bacia e lei ricambia, poi scoppia in un pianto dirotto. Matteo l’abbraccia, ma lei non smette di piangere. Poi lentamente si calma.
«Scusatemi, sono una stupida. Matteo mi ha sempre detto che se mi fossi lasciata andare avrei provato il massimo del piacere. Voi due siete le persone più fantastiche che conosca. Con mamma non gira e tu, Rita, sei l’unica che reputo una vera amica. Questa sera ho deciso che dovevo provare, sei sta dolcissima.»
Si abbracciano e si baciano.
«Amore dolce, calmati. Lo so che vivi un momento difficile, ma io son sempre pronta a darti tutto il mio appoggio. Ora hai fatto un passo da gigante verso il piacere. Per me, condividere Mario con te, è stato bellissimo. I tuoi baci mi hanno elettrizzato, ben venuta fra noi. Lentamente capirai che noi siamo una famiglia aperta ed accogliamo tutti a braccia aperte. Matteo deve esser tuo, ma anche mio o di altre: l’importante è che tu ne sia sempre consapevole, parla con lui di tutto, anche di un maschio che vorrebbe scoparti e pretendi da lui la stessa cosa: vivrai meglio e sarai felice.»
Abbracciati ci dirigiamo verso il nostro rifugio di fortuna. Rita mi bacia, mi sussurra che, anche se non mi ha avuto dentro questa sera, ha avuto il piacere più grande. Le labbra di Cinzia erano dolcissime.
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