Chapter 6 - Adesso si che si gode!
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1 year ago
Adesso si che si gode!
Il giorno successivo, veniamo tratti in salvo dalla Guardia Costiera, che provvede anche a mettere in sicurezza il posto. Quando torniamo, tutti ci abbracciano e baciano. Significativo è il momento in cui Cinzia abbraccia sua madre. La bacia stringendola forte. La sera, mentre io e Rita stiamo scopando, sentiamo Matteo e Cinzia che, dopo aver scopato, ridono e parlano molto. Il giorno dopo è mio figlio a darmi delle spiegazioni. Scopando, ha sentito la ragazza particolarmente eccitata. Quando ha chiesto per quale motivo lo fosse, lei ha risposto che aveva ben in mente quanto accaduto la sera prima, quando cioè era stata infilzata da noi due. Le aveva anche chiesto cosa le avesse fatto cambiare idea sulla gelosia.
«Appena ho visto il natante inservibile, sono stata presa dal panico. Mi son sentita sola e abbandonata, ho avuto paura di non rivedere le persone che amo. Ero consapevole che il mio era un comportamento da stupida e, intanto, vedevo voi calmi, tranquilli e uniti. La vostra armonia deriva dal fatto che vi amate ed avete fiducia l'uno dell’altro. Ho capito che di gente simile potevo fidarmi, ho voluto rischiare e non me ne sono pentita. Sarà dura con mia madre, ma anche con lei devo trovare un punto d’intesa.»
Guardo mio figlio estremamente soddisfatto. Rita e Cinzia stanno passeggiando sulla spiaggia insieme a Marina, parlano, lei fa da mediatrice, ci vorrà del tempo, ma mi fa ben sperare. Sere dopo, andiamo a cena fuori. L'aria è carica di elettricità, probabilmente ci sarà un temporale. Mentre passeggiamo per il paese, le altre coppie decidono di tornare. Convinti che Cinzia sia ancora gelosa di tutti, noi restiamo in paese con Rita e la ragazza che guardano le vetrine. Improvvisamente comincia a piovere. Torniamo velocemente in villa. Appena dentro ci troviamo davanti al più ovvio spettacolo. Marina si sta facendo chiavare da Carlo, mentre Luisa, distesa sotto di lei, la sta leccando e vi è Paolo che le ha piantato il cazzo in bocca. Dopo un comprensibile attimo d'imbarazzo, è proprio Cinzia che rompe il ghiaccio, mi prende per mano, mi fa sedere ed un attimo dopo estrae il mio cazzo e prende a succhiarlo. Rita fa la stessa cosa con Matteo. Un coro di voci esultanti, saluta l'evento. Si scatena una vera orgia. Cinzia è oggetto del desiderio di tutti i maschi e la cosa che riempie me e Rita di gioia è vedere mamma e figlia avvinghiarsi in un focoso sessantanove, succhiandosi reciprocamente la sborra che cola dai loro buchi, abbondantemente riempiti da noi. Nei giorni a seguire le cose sembrano prendere una buona piega. Sembra che l'armonia regni sovrana. Un pomeriggio, mentre noi maschi siamo a riposare o, come me, a leggere il giornale, a bordo piscina, le donne stanno giocando a ramino. Per rendere la cosa più divertente decidono che quella che vince sceglie con quale maschio passar la sera, dopo la cena fuori. Una simpatica ovazione mi distoglie dalla lettura. Vince Cinzia che, senza esitare, ha scelto me.
«Ho vinto io e ti ho scelto: mi porterai a cena fuori, domani sera, io e te da soli?»
Mi chiede venendomi vicino e buttandomi affettuosamente le braccia al collo. Rita ha scelto Matteo, Marina, Carlo e Luisa, Paolo. Sarà una serata in assoluta libertà, dove ogni coppia può fare quel che vuole. L'indomani le donne raggiungono un centro di bellezza per prepararsi alla serata, mentre io e Matteo decidiamo di far un'immersione poco lontano dalla costa. Quando riemergiamo il tempo è cambiato: spira un vento molto forte e, mentre stiamo rientrando, vediamo una piccola barca della scuola di vela, in difficoltà. Ci avviciniamo: a bordo ci sono due ragazze che ci informano di aver rotto il timone. Le prendiamo con noi e rimorchiamo la barca. Subito ci rendiamo conto che sono gemelle. More. Capelli lunghi, alte, abbronzatissime, occhi chiari, curve perfette. Si presentano, Mila e Miriam. Procediamo piano e, mentre sto al timone del mio gommone, vedo che una delle due si mette a parlare con Matteo. Improvvisamente l'altra viene vicino a me.
«Ho visto che fate immersioni, mi piacerebbe tanto partecipare. Ho il brevetto, ma non ho amici fidati con cui immergermi.»
Mi dice guardandomi dritto in viso. La barca sobbalza, i suoi seni anche, è uno spettacolo che mi sta eccitando. Guardo verso mio figlio e vedo che loro stanno ridendo di gusto, ma, a causa del rumore, non ne comprendo il motivo.
«Noi restiamo ancora sei giorni, se vuole, alla prossima, le mando un invito.»
Le rispondo sempre affascinato dal sobbalzare dei suoi seni, che ora mi hanno decisamente eccitato. Lei si piega a mette in risalto il suo magnifico culo. Prende da una sacca un biglietto da visita e me lo porge. Vi trovo scritto, oltre al nome anche il cellulare, la professione, anestesista. Rido, lei mi guarda, senza capire.
«Mario, primario specialista ortopedico.»
Le specifico ridendo con lei.
Il resto del viaggio è tutto un gioco di sguardi, lei che mi osserva il pacco ormai duro ed io che noto il fatto che, quasi involontariamente, il top del costume, per effetto dei continui sobbalzi, si è spostato e mi fa godere della vista del capezzolo, mentre, dietro, Matteo si sta divertendo con l'altra, che si è distesa di spalle a lui e, portate le mani dietro, lo masturba dolcemente.
Lasciamo le ragazze alla scuola di vela e torniamo per il pranzo, dove raccontiamo il fatto a tutti, che ci reputano fortunati.
«Siete sicuri che quelle due zoccole avevano veramente bisogno d'aiuto?»
Chiede Cinzia con una falsa vena di gelosia.
«O più semplicemente vi hanno visto immergervi e allora hanno simulato tutto, magari per un approccio.»
Rincara la dose Rita. Scoppiamo a ridere. Il pomeriggio ci riposiamo, poi alle diciannove mi preparo, pantaloni bianchi di lino e camicia, mentre Cinzia si presenta con una gonna bianca molto mini, camicia assolutamente trasparente e sandali proibitivi. Quando la vediamo, restiamo tutti senza parole, Matteo le si avvicina, la guarda, poi la porta verso di me.
«Con uno schianto di femmina così, questa sera farai morir d'invidia mezzo mondo.»
«Ne sono molto consapevole, ma ricordati che, se lo vorrete, lei diventerà tua moglie e che tu, stasera, esci con la mia, che poi è tua madre.»
Ci allontaniamo e, mentre guido, le chiedo perché io.
«Per il semplice motivo che tu mi dai tranquillità. Inoltre devi sapere che il tuo cazzo è, secondo me, perfetto. Lungo quanto basta e largo che ti riempie, senza esagerare. Matteo mi fa impazzire, ma io ho goduto molto di più scopando con te, che con lui. Non mi fraintendere, lo amo da morire e, se mi vorrà, desidero diventare sua moglie. Ma come godo con te, nessuno.»
Ascolto in silenzio, poi le chiedo il motivo dei dissapori con la madre.
«Quando avevo diciassette anni, mia madre si era accorta che mio nonno mi teneva gli occhi addosso. Da anni lei era la sua troia consapevole. Lui le faceva fare ogni cosa, anche la più perversa, ma lei non accettava l'idea che una ragazza giovane come me, potesse accendere il desiderio di quel vecchio porco. Il nonno, invece, cominciò ad aver sempre più attenzioni per me. Quando mancava poco al mio diciottesimo compleanno, ero già la sua troia. Mi aveva insegnato a succhiarlo e, un pomeriggio, mentre stavamo facendo il nostro gioco preferito, lui supino e io con le labbra della fica incollate sul cazzo, ho sollevato l'asta e me lo sono infilato dentro.»
“Fermati, che fai? Ti svergini!”
«Mi ha detto con poca convinzione. Ero talmente fradicia che ho sentito appena un lieve dolore, poi il suo cazzo che mi arrivava sul fondo. Ho goduto tantissimo. Abbiamo cambiato molte posizioni, poi lui mi è esploso dentro. Una settimana dopo, mi aveva rotto anche il culo. Era impazzito. Mi scopava sempre trascurando mia madre, che quando se n'è resa conto, ha sollevato un vero casino. Il mese dopo, mi son rivolta a Silvia: avevo bisogno di sapere come fare per prendere la pillola, non volevo restare incinta, ma mi piaceva sentirlo schizzare dentro la mia pancia. Per tre anni ho seguitato a scopare con lui, mi piaceva sapere che era mio, facendo imbestialire la mamma, poi lui è morto. Non avevo più nessun motivo di restare in casa con mamma, quindi ho accettato di andare a vivere con una ragazza olandese. Mi ha fatto toccare le più alte vette del piacere che mai una donna possa raggiungere, ma, al contempo, ho conosciuto anche cos'era il possesso. Dopo un anno, l'ho beccata che leccava un'altra e l'ho lasciata, andandomene. Casualmente ho incontrato Matteo, ho notato che interessava a mia madre, quindi mi ha fatto piacere riprendere la sfida con lei, però me ne sono innamorata e questo è servito a far sorgere tutti i casini che sai. Sono certa che lui ha scopato con mia madre prima che stessimo insieme, ma aspetto che sia lui a raccontarmelo; non gliene faccio una colpa. Dopo avervi conosciuto, ho capito che voi siete per lui un perfetto modello da seguire, così ho deciso di lasciarmi andare; se funziona per voi, potrebbe funzionare anche per noi.»
La guardo e le sorrido.
«Adesso, come ti senti? Sei pronta a lasciarti andare?»
Lei annuisce. Andiamo in un ristorantino e, per tutta la sera, il cameriere, un bel ragazzo moro, sicuramente del posto, non le toglie gli occhi di dosso, affascinato dai suoi seni, che sono visibili sotto la camicia.
A fine cena, le avanzo una richiesta.
«Se ti chiedessi di andar in bagno con lui e fargli un bel bocchino, ti sentiresti pronta?»
Mi guarda un momento dubbiosa, poi lo chiama e gli dice all'orecchio qualcosa. Il ragazzo mi guarda, io annuisco, lei si alza e va verso il bagno, mentre lui si reca un attimo in cucina. Ne esce e passa dietro il paravento che nasconde l'ingresso del bagno. Dopo circa dieci minuti, lei torna. Ha la faccia allegra e si pulisce la bocca con il tovagliolo.
«Accidenti, quanta ne aveva! Non finiva più di schizzare.»
Usciamo e ce ne andiamo. Dopo pochi chilometri, vedo un falò nella spiaggia. Ci fermiamo. Sono dei ragazzi che suonano con grossi tamburi e due chitarre. Tutti ballano e bevono birra. Sono quasi nudi: le ragazze hanno solo la parte di sotto del costume o copri costume, ma son tutte in topless. Ci sediamo, appoggiati alle rocce. Un ragazzo si avvicina, dicendo se ci va di contribuire con qualche spicciolo per la birra. Gli offro un pezzo da cinquanta, lui fa un grido di ovazione, mostrandoli agli altri e, con una vettura, corrono a prendere altre casse di birra. La musica è coinvolgente e Cinzia viene invitata ballare. Io osservo e la vedo stretta, sempre più, fra dei maschi che, con la scusa del ballo, ora la stanno toccando e, man mano, vedo cadere prima la camicia, poi la gonna; ora è completamente nuda ed è eccitata. Ad un certo punto, quello che le sta dietro le afferra i seni e la stringe a sé, mentre l'altro le si appoggia davanti, facendole sentire il pacco duro. Con un guizzo lei si divincola, corre e scappa in mare. Loro l'inseguono fin dentro l'acqua. Mi sposto un poco più distante, verso il punto dove ora i ragazzi, dopo averla ripresa nel mare la distendono al riparo di un grosso masso. Le mani sono dappertutto, la succhiano e le offrono in bocca delle belle verghe. Uno si inginocchia sulla sabbia, l'attira a sé e la penetra. Lei mi guarda, mi vede a poca distanza, poi comincia a gemere. Gode, mentre la scopano, poi anche l'altro le sfonda il culo. Geme, mentre loro la pompano velocemente. Poi, improvvisamente, si fermano: quello che la scopa davanti si sfila, la fa distendere sull'amico e le schizza sul ventre, sul petto, in faccia. È la volta dell'altro, la mette carponi, le pompa il culo con colpi devastanti e le sborra sulla schiena. Restano immobili, poi, lentamente, si rialzano e se ne vanno senza dir nulla. Io mi avvicino, mi spoglio, insieme ci immergiamo in mare. Lei si lava, poi mi viene vicino, mi abbraccia, mi trascina a riva in piedi, appoggiata allo tesso scoglio, solleva una gamba e mi fa entrare dentro di sé.
«Scopami! Mi hanno sfondato, ma non ho goduto. Troppo focosi. Tu ora sai ciò che voglio da te. Bellissimo! Come lo sento... tutto dentro!»
La scopo lentamente, gode stringendosi a me, poi, quando sento che sono al limite, glielo dico, lei serra di più la gamba dietro ti me e mi stringe forte.
Vengo con lei. Restiamo abbracciati, poi, lentamente, mi rivesto; lei passa a recuperare gonna e camicia e ce ne andiamo. Mentre torniamo, lei si distende su di me.
«Portami a letto.»
«Come hai fatto a non godere con quei due maschi?»
Le chiedo curioso.
«Sono una ginecologa, conosco perfettamente l'apparato sessuale femminile: se non voglio godere, non godo. Loro non se lo meritavano il mio piacere. Mi piaceva sentirli dentro di me, perché sapevo che mi guardavi ed era una meravigliosa sensazione quella che mi hai trasmesso, di gran lunga superiore al loro selvaggio pompare.»
Arrivati a casa, scopriamo di esser i primi; sono le due del mattino, una rapida doccia e andiamo a dormire insieme, nel mio letto. All'alba, sento una piacevole bocca che mi succhia il cazzo. Guardo la sveglia che segna le undici. Cinzia, nuda, distesa su di me, mi sta facendo un meraviglioso pompino.
«Ma non ti sembra di averne avuto abbastanza, ieri sera?»
Sorride, seguitando a leccare.
«Certo, ma ti volevo svegliare in maniera diversa.»
«Ed ora, di questo palo, che ne faccio? Me lo hai messo così bene in tiro, che mi sembra uno spreco.»
Lei non risponde, sale su di me e se lo infila dentro la sua fica, già fradicia. Improvvisamente entra Rita, che la trova su di me. Sorride e commenta, mentre, anch'essa nuda, si distende di lato a noi.
«Allora, questa giovane amazzone non si è stancata di montare il mio magnifico stallone.»
Cinzia mi prega di scoparla di lato, perché deve un piccolo ringraziamento a Rita. Appena di lato, le due donne si legano in un abbraccio e cominciano a leccarsi, mentre io pompo la ragazza da dietro. Matteo è così che ci trova, entrando.
«Fareste un po' di posto anche per me?»
Senza attendere risposta, infila di colpo il culo della madre.
«…aahhi! Piano! Sei sempre brutale!»
Per un'ora scopiamo con gusto, le donne godono molto. Al momento del nostro orgasmo, Cinzia si fa sborrare in bocca da entrambi e poi la condivide con Rita. Nei giorni a seguire abbiamo scopato e ci siamo divertiti in tutti i modi, poi siam tornati al solito tran tran.
Io ho portato mia figlia a cena fuori, per l’addio al celibato, insieme a una bellissima donna, che poi si è rivelata esser una trans, che ci ha fatto godere entrambi.
Da allora son passati sei anni, mia figlia ha partorito due volte: ha un maschietto ed una femmina, mentre mio figlio ha una femmina ed è in attesa del maschio, che nascerà fra tre mesi.
Non ho portato molto avanti il rapporto con Eva: solo quel tanto che basta per sottometterla alle voglie di sua nonna, che ne ha fatto la sua schiavetta e che, alla sua morte, avvenuta due anni, le ha fatto ereditare una vera fortuna, con cui ha iniziato a viaggiare per il mondo.
Io e mia moglie abbiamo proseguito nel nostro stile di vita e questo, in fondo, è quello che ci piace e ci porta a godere sempre più.
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