Mamma ti amo!

Chapter 6 - Un amore segreto.

un desiderio a lungo covato alla fine emerge in tutto il suo fragore!

P
pennabianca

1 year ago

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Il paesaggio scorre veloce al di là dal finestrino del treno; mi torna famigliare, sono a solo trenta minuti da casa, ma sono ben cinque anni che ne sono stato lontano. Lavoro sulle piattaforme petrolifere del mare del Nord. Ho avuto un brutto incidente: sono stato colpito da un grosso tubo che, a causa del mare grosso, era sfuggito al controllo di un giovane, quanto inesperto, collega Son precipitato dalla piattaforma, un volo, fortunatamente, interrotto da una rete di protezione, appena sei metri più sotto, riportando la rottura del gomito sinistro. Ero rimasto quasi un mese in un ospedale. Per la convalescenza di circa due mesi, avevo deciso di tornare a casa e, con l’aggiunta delle ferie, sarebbero diventati tre. A casa mia, ad attendermi, avrei trovato solo mia madre. Quando me ne ero andato, lei era in rotta di collisione con mio padre: il porco era un puttaniere incallito. Di dodici anni più grande, aveva sedotto mia madre quando aveva appena diciotto anni, ma il guaio consisteva nel fatto che lei era rimasta incinta e mio nonno, quando aveva saputo che non voleva sposarla, gli aveva messo il fucile davanti alla faccia. «O te la sposi o sparo.» L’aveva sposata, ma poi aveva continuato a scopare tutte le troie che gli capitavano a tiro. All’inizio, mamma se ne sentiva ferita, poi aveva lasciato perdere. Al mio diciottesimo compleanno, lui ebbe la faccia tosta di portare alla festa anche la sua ultima fiamma, una puttana sudamericana. Ancora una volta mamma lasciò correre, ma quando si rese conto che la troia aveva messo gli occhi su di me, li cacciò fuori di casa. Lui sparì, svuotando il conto corrente e mamma si ritrovò ad iniziare una vita da divorziata, lavorando nel suo splendido negozio di merceria. Quante seghe mi ero fatto dentro quel negozio, fra merletti, mutandine, calze ecc. La mia natura da feticista, mi faceva eccitare così tanto che dovevo correre in bagno a segarmi: che bello quel periodo della mia infanzia. Alla stazione ho preso un taxi e mi sono fatto lasciare davanti al negozio. Lei era all'interno e non sapeva del mio arrivo. Quando entrai, lei era girata di spalle, per cui mi vide solo dopo. «Marco, amore mio, che ci fai qui?» Mi abbraccia ed io avevo ancora il braccio appeso al collo. Mi tempesta di domande. “Accidenti, che ti è successo?” «Nulla, mamma, non è niente.» Mi giro e vedo che c’è una commessa; lei mi viene incontro.

«Marco, che bella sorpresa!» «Ciao, Giada.» Ci abbracciamo: eravamo amici dalle scuole elementari. «Lavori qui?» «Sì, aiuto Anna da circa tre anni.» Mamma continua a tenermi stretto a lei. Cerco di minimizzare la natura dell’incidente, poi, essendo quasi ora di chiusura, lascia il compito a Giada e ce ne andiamo a casa. Ora abita non molto lontano: da qualche tempo, aveva lasciato la casa dove abitava con papà. In primis, perché le ricordava cose brutte, in secundis perché, senza di me, era eccessivamente grande. Entriamo e lei me la mostra con orgoglio, non conoscendola. Questo è il salone, la cucina, il bagno è direttamente in camera sua; quando entro, resto senza parole. Alle pareti della camera ci sono tre ingrandimenti che mi ritraggono. Uno mi ritrae seduto su di un muretto a casa dei nonni, l’altro siamo insieme il giorno del mio diploma e, nell’ultimo, era l'epoca in cui, avendo conseguito la patente, volli arrivare fino al mare: trascorremmo una delle più belle e divertenti domeniche della mia vita. «Dai, cambiamoci: voglio portarti a cena fuori.» Lei, prima si fa la doccia e, quando ne esce, indossa un piccolo accappatoio che le arriva appena sopra il ginocchio. Mi sto spogliando, cerco di togliere la maglietta e lei insiste per aiutarmi: le sue mani hanno uno strano effetto sul mio corpo. «Caspita, hai proprio un bel fisico.» Mentre dice questo, fa scorrere le mani sui miei pettorali. «Sai, quando non si lavora, abbiamo una piccola palestra sulla piattaforma e, così, per ammazzare il tempo, passo diverse ore ad allenarmi.» Sono turbato dalle sue gambe, lisce, ben tornite e bianche, che spuntano da sotto l’indumento. Quando si abbassa per togliermi i pantaloni, l’accappatoio si apre un po’ e, dall’alto del mio uno e ottantacinque, intravedo i seni ed un po’ del folto boschetto, che si ritrova in mezzo alle gambe. Fingo di non guardare e m’infilo in bagno. Mi metto sotto la doccia ed ho un’erezione paurosa. È vero che non scopo da circa due mesi, ma, cazzo, quella è mia madre! Regolo l’acqua a freddo e mi calmo. Quando esco, lei è parzialmente vestita: indossa dei pantaloni aderenti bianchi di lino, semitrasparenti, e sotto si nota un piccolissimo perizoma. Sopra ha un reggiseno che, a mala pena, riesce a contenere il seno di una splendida quarta misura. Un maglioncino a V, anche questo velatissimo, completa l’abbigliamento, che mi fa tornare il cazzo duro. Andiamo a cena in un ristornate del centro. Lei è la più avvenente tra le donne. Parla, ride e mi chiede se al nord abbia trovato una ragazza.

«Una? Cento! Dopo esser rimasti per tre settimane in mezzo al mare, nella quarta sbarchiamo a terra e lì troviamo delle ragazze che ci fanno divertire.» «Mi vuoi far credere che vai a donnine? Sono gelosa.» E giù a ridere. Quando usciamo, facciamo una passeggiata per il corso; la serata è molto calda, fra otto giorni sarà giugno, lei è bellissima. Mi tiene il braccio intorno alla vita e, mentre camminiamo, sembriamo due innamorati. Le offro un gelato. Si mette a succhiare e leccare il cono con un movimento della bocca e della lingua, che mi ricorda tanto il pompino. Risultato? Ho di nuovo il cazzo in tiro. Quando torniamo, lei mi propone una cosa che mi lascia un poco trasecolato. «Dovrai dormire con me, il letto è matrimoniale, mentre se dormissi sul divano, domani sarai distrutto.» Ci mettiamo a letto. Fa caldo, lei dorme solo con la leggerissima camicia da notte, io a torso nudo, con solo dei pantaloncini a mo' di pigiama. Stanco del viaggio, mi addormento quasi subito. Mi sveglio verso le due di notte, ho caldo, sete e mi alzo: vado a bere in cucina. Quando torno, dalla finestra aperta, entra luce soffusa dalla strada. Lei è quasi nuda, la camicia è alzata, le mutandine son finite nello spacco della fica e, sotto la stoffa, è visibile un voluttuoso cespuglio. Le cosce completamente scoperte sono bellissime. Ho una violenta erezione: è troppo e mi lascio andare ad una sega furiosa. Sborro in una mano, ritorno in bagno per pulirmi e, quando torno, lei ha cambiato posizione: ora anche un seno è quasi scoperto; mi eccito di nuovo, ma cerco di resistere. Mi distendo sul letto. Lei si gira ed il suo braccio finisce sul mio torace. Lei rimane immobile, io non controllo più la mia eccitazione, sposto lentamente la sua mano fino al cazzo, che ho provveduto a tirar fuori dai pantaloncini; le sue dita ora sono appoggiate sul mio membro. Resto immobile, lei mi accarezza piano. Mi eccito come un toro, sono in attesa di un qualche sviluppo, invece lei, dopo un breve istante, si rigira e mi lascia così. A fatica, mi riaddormento; il mattino dopo, trovo un biglietto. «Se vieni in negozio, facciamo colazione insieme.» Mi alzo sudato, vado sotto la doccia e, quando metto i miei slip nel cesto dei panni sporchi, vedo le sue mutandine. Le prendo, ho il cazzo in tiro, le annuso, le succhio proprio lì, dove la stoffa ricopre la fica. Sono fradice di umori, mi eccito al profumo che emanano, mi sego. Sborro direttamente sull’indumento. Quando entro in negozio, lei è raggiante di felicità. Mi copre di baci, poi chiedo a Giada, dove posso trovare una palestra per far la ginnastica rieducativa per il braccio.

«Vai da Luigi.» «Chi?» «Luigi, quello che chiamavamo Big Jim: ha messo su una bella palestra, vicino alla stazione.» Accidenti se me lo ricordo. Io, lui e Giada, eravamo inseparabili. Il pomeriggio, verso le sei, vado a trovare l’amico. «Accidenti... ma sei proprio tu, vecchio pirata. Hai finito di scoparti le norvegesi e tutte le puttane del nord?» «No, ne ho lasciate alcune anche per te, se mai volessi venirmi a trovare.» Parliamo un po’ di tutto. Lui insiste perché io resti a cena da lui; chiamo mamma ed l'avverto. Mi studia un programma di lavoro per il braccio, poi andiamo a casa sua. Quando entro ci trovo Giada. «Ma tu? Voi?» «Stiamo insieme da due anni.» Mi ritrovo benissimo con loro; eravamo amici da sempre. La serata scorre via veloce, mi rendo conto che è tardi, sono le due, e mi avvio alla porta. «Ci ha fatto molto piacere, spero che ci troveremo ancora, insieme.» Giada mi bacia sulle labbra, non un bacio comune, qualche cosa che portava a far sorgere molte perplessità, ma non certamente a Luigi che, essendo presente, mi sorride. Quando torno, Anna già dorme. Per non svegliarla, mi spoglio al buio, ma noto che, forse sarà per il caldo, ma lei indossa solo un piccolissimo slip e niente altro. Le guardo i seni, mi eccito come un cavallo, mi avvicino, le mie mani si posano dolcemente sul seno, lo accarezzo, lei geme e mugola. Sembra che dorma, forse sogna, allora poso le mie labbra sul capezzolo e lo succhio. Geme e mugola di nuovo. Resto per un momento fermo, la sua mano mi prende la testa e mi spinge a lambire l’inguine. Continua a gemere, io le abbasso lo slip, la sua fica è profumata, invitante. La mia bocca non esita e si tuffa dentro quel nido pieno di umori, che si propone a farsi godere. Quando la mia lingua, comincia a leccare, si solleva, toglie l’inutile indumento ed io mi giro, offrendole il cazzo da succhiare. «Amore, sono tua. Fammi morire, dai, ti voglio.» Perdo ogni remora e mi sistemo tra le sue cosce. La mia lingua parte dal suo bottoncino e finisce al fiorellino anale, che lambisco sperando di riuscire a lappare anche quello. Lei si gira, prende il membro, lo lecca; la sua bocca lo lucida dalla cappella alle palle, mentre geme. Mi regala un primo orgasmo, allorché si infila il cazzo in bocca. «Ti voglio, dammelo, ti prego.»

 

Mi rigiro, le apro le gambe e mi ci posiziono in mezzo. Spennello la punta fra le labbra della fica, mentre lei sbrodola come un fiume in piena. «Mettilo dentro; sono anni che aspetto questo momento!» M’infilo in lei. È strettissima, sembra vergine; io non sono un super dotato, ho un cazzo di circa diciotto centimetri, con una normalissima circonferenza. Mi supplica di esser delicato. Mi giro e... quasi cado dal letto. Mi sveglio, ho sognato. Mi alzo, vado in cucina, mi rendo conto di esser tutto sudato. No, così non può continuare. Sono arrivato a sognare di scoparmi mia mamma. Devo trovare una soluzione. Anna Sono sconvolta, ho il sonno leggerissimo e, veder mio figlio dormire con me, mi eccita da morire. Adoro questo corpo, l’ho amato da sempre; quando presi atto che suo padre non mi voleva, ho riversato su di lui tutto il mio amore. Da quando è tornato, dentro di me si è riacceso il tremendo conflitto esistente nella mia mente, che mi induce a trattenere le mia libido, dicendo: no, è tuo figlio; intanto, però, la mia fica mi dice: è un maschio e tu lo desideri. L’ho visto segarsi, mi son eccitata da morire. L’altra notte, mi sarei buttata su quel meraviglioso membro, fino a tramortirmi, poi gli ho quasi fatto una sega, ma la ragione ha ripreso il sopravvento. Questa sera, quando ho aperto il cesto della biancheria sporca, ho notato le mie mutandine piene di alcune macchie che non avrebbero dovuto esserci: ho capito che si era segato per me. Le ho portate alle labbra ed ho aspirato l’intenso profumo di maschio che emanavano; mi son masturbata fino a sfinirmi ed ora, l’ho sentito gemere nel sonno. Vorrei sapere cosa stava sognando, ma non trovo il coraggio di dire o far nulla: così però non può continuare. Marco Il giorno seguente stesso messaggio: facciamo colazione insieme? Poi passo in palestra e cerco di sfogare la mia voglia repressa, cercando di esaurire le mie forze. Luigi mi chiede quali progetti ho per il ponte del due giugno? «Nessuno.» «Allora, andiamo al mare. Ti ricordi mio zio Pietro? Quello alto, che faceva il ferroviere, mi ha lasciato la sua casa al mare a Talamone: potremmo partire il sabato e restare lì fino al mercoledì. Ho detto a Giada di dirlo anche ad Anna, che ci è già stata, l’anno scorso.»

Tornato a casa, lei mi dice se sapevo del progetto per il fine settimana con gli amici. Ho risposto che per me andava bene se anche lei era d’accordo. Dopo pranzo, lei è tornata al negozio; io mi son sdraiato sul letto; avevo il braccio che mi faceva male, ma, più di tutto, avevo voglia di lei. Ho cercato qualche occasione per trovarmi solo con lei. La sera del venerdì, ci troviamo a cena a casa nostra, con Giada e Luigi, per concordare i dettagli della gita. Serata allegra e divertente, durante la quale ci tornano in mente tanti ricordi del passato. Quando i due amici se ne vanno, lei mi descrive il posto dove andremo a far la breve vacanza. «Vedrai, ti piacerà, è un posto molto tranquillo, ma sempre all'interno del paese, per cui ci si può divertire molto.» L’ha detto con un’aria allusiva, ma non ho voluto indagare. Siamo andati a letto e lei ha indossato sempre la solita camicia da notte, corta. Non mi riusciva di prender sonno, mentre lei invece si è addormentata quasi subito. Anna Sono tre giorni che volutamente ci evitiamo. Ne sono consapevole. Son sicura che pure lui ha i suoi pensieri, ma non resisto. Lo vedo come un maschio non come figlio e mi masturbo fino sfinirmi. Son sicura che questa vacanza metterà la parola fine a questo dilemma che mi porto dentro. Sono una troia: desidero mio figlio. Non posso farne a meno. Lo voglio. Lo voglio con tutta me stessa, ho aspettato per tutto questo tempo, anche correndo il rischio che lui si fosse sposato. Ma non m'importa. Lui si dovrà trovare una brava ragazza e mettere al mondo una covata di marmocchi adorabili. Questi i pensieri che mi assillano, ma comunque concludo: «Sono una troia e che fa? Mi sta bene. Farò la nonna, ma prima lo voglio!» I miei sensi di colpa sono enormi, ma non riescono a frenarmi nel mio proposito Lo voglio dentro. Non prendo un cazzo da anni; ho atteso solo il suo. Lo voglio, lo desidero con tutta me stessa. Marco Sabato sera, alle venti, partiamo. Il viaggio si rivela allegro e divertente: sembriamo quattro ragazzini, alla prima vacanza insieme. Le donne, sedute dietro, ci coinvolgono in una discussione che ha per tema se indossare il costume intero o un due pezzi. Luigi risolve il dilemma. «Se mi ricordo bene, c’è una spiaggetta che si raggiunge camminando a piedi, dove si può anche esser nudi. Non è facile da raggiungere, per questo è quasi sempre deserta, ma è molto discreta e tranquilla.»

Mi giro, guardo Anna; i suoi occhi luccicano per l'emozione: non vedo l’ora di arrivare. Verso le dieci, raggiungiamo la meta e, scaricati i bagagli, ci dividiamo le due camere per la notte, poiché siamo stanchi, ognuno entra in camera con l'intenzione di riposarsi. Poco dopo, sento chiaramente il suo respiro calmo. Si è addormentata, invece Giada e Luigi no. Stanno scopando. Si sente chiaramente il letto cigolare; cerco di non pensarci, ma è più forte di me; mi eccito, guardo lei che dorme o, forse no? Ad un tratto ho come la sensazione che si stia toccando. Ma no, che cazzo vado a pensare. Mi alzo, vado in terrazza: da lì si gode una bella vista sul mare. Immerso nel silenzio della notte, sul terrazzo, le effusioni amorose dei miei amici sono più nitide e chiare. Li sento godere e mugolare per i loro orgasmi. La voce di Giada si manifesta in un fremito continuo di piacere. Mi sposto un po', appena due passi e, dall’anta della finestra aperta, la vedo impalata sopra Luigi. Sta godendo con movimenti lenti e calibrati, mi eccito, ho il cazzo durissimo, mi sego seguendo il ritmo di lei e, al suo ennesimo orgasmo, vengo. Resto ancora un momento, poi rientro in camera. Anna è scoperta, le sue gambe mi sembrano ancor più belle, la fica appena ricoperta da un micro perizoma: è quanto di più desiderabile si possa vedere. Mi distendo accanto a lei, il seno è ben visibile dalla scollatura sbottonata della camicia, mi diventa di marmo. Cerco di scacciare il pensiero di lei. «Ma no! È mia madre, cazzo!» Cerco di pensare a qualche troia del nord, ma è impossibile. Il suo corpo sembra aperto, esposto al mio sguardo, la voglio! Anna Abbiamo viaggiato spediti e veloci. Mi son divertita a provocare Giada sul discorso del costume da indossare; mi serviva per capire come avrebbe reagito al fatto che c'era la possibilità di mettersi nudi; mi son bagnata al solo pensiero. Mio figlio si è sicuramente accorto che questa possibilità, renderà ancora più inarrestabile l’epilogo di questa avventura. Ora, a letto, ho quasi fatto un casino, quando mi son messa una mano in mezzo alle cosce; lui deve essersi accorto che mi stavo masturbando, mentre fingevo di dormire. Lui è uscito ed io mi sono alzata; l’ho visto segarsi mentre guardava i suoi amici scopare. A mia volta mi son tirata un furioso ditalino. Quando lui ha sborrato, avrei voluto inginocchiarmi davanti a lui e bere quel nettare. Francamente, credevo che Giada fosse innamorata di lui, ma, dopo che lui è partito, è stata un bel po’, prima di decidersi a mettersi con Luigi, ora convivono, ma avrebbero potuto sposarsi: c’è qualche cosa che mi sfugge?

Marco Ci svegliamo quando è appena sorto il sole. Fatta colazione, ci organizziamo per andare in quella famosa spiaggetta. Camminiamo per circa un’ora, poi, dopo una ripida discesa, ecco apparire due lastroni di roccia piani ed alcuni ciottoli, che formano la rada di circa dieci metri. Appena giunti ci mettiamo nudi, io resto ammirato dalla bellezza delle donne. Giada è molto bella, non me la ricordavo così. Una terza piena di seno, culo non molto grande, ma ben sodo ed alto, ventre piatto, due cosce ben levigate e snelle. Anna, invece, ci lascia a bocca aperta per la sua quarta di seno, che sembra voler sfidare la legge di gravità. Il culo, forse un po' troppo grande, ma le cosce sono da urlo; senza un filo di pancia, sembra che non abbia mai avuto una gravidanza e, in più, ha una bocca ampia e labbra più carnose di quelle di Giada. Luigi ed io entriamo in acqua, una nuotata tanto per scaricare la tensione; a riva, le donne si stanno spalmando le varie creme, mentre parlano fra loro. Anna Le parole di Giada mi sconvolgono. «Ma tu sei innamorata di Marco o del suo corpo? Ti ho visto come lo guardi, non certo da madre, ma da femmina che lo desidera.» Per un momento resto spiazzata dalla domanda, guardo verso il mare, loro nuotano, sono due magnifici ragazzi, decido di esser sincera. «Non sono in grado di affermare con precisione cosa provo. Come madre lo amo più di me stessa, ma è come femmina che desidero ardentemente il suo corpo.» Passiamo tutta la giornata fra risate, bagni, doppi sensi, allusioni e toccatine, più o meno volute. La sera, dopo cena ci siamo messi sul bellissimo terrazzo che guarda verso il mare. La brezza mitigava la calura e lo stereo diffonde musica di sottofondo. Ad un tratto Giada mi prende per mano e cominciamo a ballare; io l’assecondo, divertita, i ragazzi ci guardano. Poco dopo, sento una mano sul mio fianco destro. Mi giro, è Luigi, che ci separa e si mette a ballare con me, mentre Marco fa ballare Giada. Li guardo, i loro corpi si uniscono armoniosamente, sembrano fatti l’uno per l’altra. Non sono gelosa, in passato fra loro c’era qualche cosa, ma poi, la partenza di Marco ha fatto finir tutto. Intanto sento il corpo del mio cavaliere che, più che ballare, mi si struscia addosso. Marco posa le sue labbra sulla spalla destra di Giada, Luigi mi spinge il cazzo duro fra le cosce. Lo sento aderire perfettamente al mio Monte di Venere. La cosa comincia ad eccitarmi, rispondo avvicinando ancor di più il mio inguine al suo, un gemito sommesso esce dalle mie labbra. Gemo e mi sento illanguidire tutta.

Luigi si avvicina ancor di più ed ora la sua bocca è vicinissima alla mia. Mi giro, guardo l’altra coppia. Giada ha il capo leggermente all’indietro, lui le spinge contro il suo cazzo eccitato e anche lei geme e mugola. Per un momento, io e lei ci guardiamo negli occhi, è solo un istante, ma sufficiente per dirci: «Ma sì! Dai.» Ora la mia bocca cerca quella di Luigi, la mia lingua entra prepotentemente dentro la sua con impeto. Le nostre lingue s’intrecciano in una danza frenetica, mentre anche gli altri due si baciano. Quando la canzone termina, senza che nessuno dica nulla, ci prendiamo tutti e quattro per mano ed entriamo nella prima camera che capita. Le mani ora cercano di denudarci il più velocemente possibile, quasi i vestiti ci stessero bruciando addosso, mi stendo sul letto, Giada mi si avvicina, mi guarda e la sua bocca si avvicina alla mia, mi bacia, mi sorride. «Grazie.» Le sue labbra si incollano alla cappella del cazzo di Marco, mentre Luigi si è rigirato e sta cominciando a leccarmi il culo, da dietro. La sua testa sta entrando fra le mie cosce, lo sento insinuarsi dentro le grandi labbra, la punta della lingua mi titilla il clitoride. Sto impazzendo. Mi giro, trovo il suo cazzo a portata di bocca e lo accolgo al suo interno più che posso. Giada sta torturando la cappella di Marco. Lo vedo piegarsi e cercare di rendere lo stesso piacere che sta provando, ma lei lo inchioda in una posizione che non gli permette di toccarla. Allora lui si gira e le sue mani prendono possesso del mio seno. Riesco a mala pena a gemere. Il cazzo in bocca mi fa morire, ma le mani di mio figlio mi stanno accarezzando divinamente i seni; li sento stringere ed i capezzoli vengono sfregati fra indice e pollice. Gemo e godo del piacere che ricevo. Giada smette di colpo di succhiarlo. Mi costringe a spostarmi dalla mia posizione e così mi ritrovo il cazzo di Marco all’altezza della mia bocca. Esito un momento. Me lo offre con due occhi che sembra mi spingano ad osare. «Dai, che aspetti? E' tuo.» Apro le labbra e mi infilo dentro il frutto proibito del mio desiderio. Lei si rigira e si sposta, facendoci scambiare letteralmente i maschi. Ora lei è alle prese con il cazzo di Luigi ed io mi dedico anima e corpo a quello di Marco. Lui si distende di fianco a me, la sua lingua va a prendere posto fra le mie cosce, mi lecca con impeto, lo sento aspirare il mio succo. Impazzisco di piacere.

Mi infilo li cazzo in gola, ma non mi entra tutto; è troppo grosso. Lo guardo e lo supplico. «Ti voglio. Ti voglio: prendimi.» Si gira, mi apre le gambe e si infila dentro di me, con un solo affondo. Resto per un momento senza fiato. Lo sento scivolare lungo le pareti della vulva, mi apre. Mi sembra enorme, poi arriva direttamente in fondo e mi provoca un fulmineo orgasmo, che mi devasta mente e corpo. Rimane per un momento fermo. Mi lascia riprender fiato. Ero rimasta a bocca aperta, poi inizia il suo va e vieni, con colpi che mi arrivano fino al collo dell’utero e mi provocano scariche elettriche, che mi fanno morire di piacere. Godo spudoratamente. Non mi rendo nemmeno conto che con noi ci sono anche Giada e Luigi, li ho completamente dimenticati. Loro si son messi a fare la stessa nostra cosa. Giada si è già infilato il cazzo da dietro e lui le sta pompando la fica con impeto: mi accorgo che pure lei sta godendo. Andiamo avanti tutta la notte a scopare, scambiandoci i partner, facendoli sborrare tre volte, e, infine, sfiniti, ci siamo addormentati. Al risveglio, mi rendo conto che abbiamo passato una notte indimenticabile, da perfetti porcelli. Prepariamo la colazione e, nudi, distesi sul terrazzo, ci guardiamo come chi ha finalmente raggiunto una tanto agognata meta. Luigi, dopo aver sorseggiato del caffè ci fa un discorso che sembra tutti aspettassero da sempre. «Questa notte, finalmente, ognuno di noi ha avuto ciò che desiderava da tempo. Io volevo Anna, Giada Marco, Anna Marco. Per questo, ora vorrei fare una proposta a tutti voi. Che ne dite di andar a vivere insieme?» Lo guardo, tutti restiamo muti, ma io voglio che sia molto più chiaro. «Ma come, tu vivi con lei e dici di voler me? Proprio non capisco.» Lui mi spiega quello che sospettavo da tempo. «Quando Marco se n’è andato, io sapevo che Giada era innamorata di Marco, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo. Io, da tempo, mi tiravo delle monumentali seghe, pensando a te. Sei sempre stata dentro tutti i miei desideri, così ho proposto a Giada di andar a vivere insieme; in particolare, da quando lei ha cominciato a lavorare nel tuo negozio. Lei, attraverso te, si teneva informata su Marco ed io, con la scusa di lei, non perdevo l’occasione di vederti.» Lo guardo e mi schermisco. «Sono troppo vecchia, per te!» «Anna tu non sei affatto vecchia, anzi sei nel pieno del tuo splendore ed io ne sono sempre rimasto affascinato, ma, se credi che io sia troppo giovane, allora scusami: ti lascio in pace ed amici lo stesso.»

Mi sono resa conto che stavo buttando via l’amore che un uomo nutriva per me. Io, Anna, divorziata che voleva il corpo del proprio figlio, non mi ero accorta di questo ragazzo che desiderava amarmi al meglio. Son passati dieci anni da allora, Marco e Giada hanno una bimba, Luigi ed io viviamo insieme a loro e, spesso, facciamo delle bellissime scopate tutt'insieme. Proprio non credevo di trovare tanto amore in un giovane.

 

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