I RACCONTI DEL PECCATO

Chapter 3 - La donna del prete.

Una giovane studentessa scopre il gusto del proibito

P
pennabianca

1 year ago

122 views1,787 words

Mi chiamo Carolina, ho 28 anni, sono alta 1,70, bionda, occhi chiari, un bel seno di una quarta piena, ventre piatto ed un culo tondo e sodo, poto al culmine di cosce lunghe e ben tornite. Sono una studentessa che si sta preparando alla tesi di laurea, che ha come argomento una ricerca sulle trasformazioni teologiche durante il decorrere del tempo. Il tema è ancor più complesso di quanto possa apparire "prima facile", ma in breve è quanto sto cercando di realizzare per la mia tesi. Per raggiungere questo obbiettivo mi son avvalsa della collaborazione di un prete di nome Dario, responsabile della biblioteca annessa ad una bella cattedrale della città dove studio. È un bell’uomo sulla cinquantina, ben portati. Alto, imponente ed autoritario, ma, nello stesso tempo, molto dolce e convincente. Da tempo ne subivo il fascino, però non ero mai andata oltre lunghi sguardi che si erano incrociati con i suoi, facendomi inesorabilmente bagnare le mutandine. Il nostro era diventato un gioco silenzioso, che mi portava a raggiungere un certo livello di eccitazione al punto da farmi sfociare in furiose masturbazioni, immaginando di esser posseduta da lui. Anche quella fredda mattina di primavera, mi accingevo di nuovo a concedermi al prete con il pensiero. Così, con un libro sotto il braccio, mi son diretta in biblioteca, dove, di sicuro, avrei incontrato il prete. La situazione era fuori controllo da parte mia e, ormai, per lui ero diventata una sua figliuola fedele e questo stato di cose, a lui piaceva molto e, allo stesso tempo, eccitava entrambi. Giunta in biblioteca, decisamente poco affollata, mi son sistemata in una stanza ed ho cominciato la mia ricerca, consultando dei tomi molto interessanti. Ogni tanto alzavo gli occhi dalle pagine per dar un'occhiata in giro. Non c'era quasi nessuno, giusto un paio di persone. Passarono i minuti, la ricerca mi avvinceva al punto da farmi perdere la cognizione del tempo. Ero affascinata dalle informazioni che stavo raccogliendo, quando, ad un tratto, una voce mi ha riportato alla realtà. Era don Dario. «Buon giorno, Carlina, posso sedermi qui, accanto a te?» Mi sono girata e l’ho guardato. A differenza delle altre volte, oggi indossava un cappotto che quasi celava il collarino bianco e, quindi, a prima vista, non sembrava un prete. Mi son guardata intorno e quel controllo ha rivelato che, nella biblioteca, eravamo rimasti solo noi due. «Certo che può sedersi. Mi fa molto piacere averla al mio fianco.» L’ho guardato, gli ho sorriso e così mi son subito sentita bagnare. Oggi era diverso dal solito.

I capelli bianchi tagliati cortissimi, la barba fatta da poco (si sentiva il profumo del dopobarba) ed il suo viso sorridente, hanno fatto il resto. Mi ha chiesto della mia ricerca. «Cosa leggi, cara? È utile ai fini della tua ricerca?» Gli ho mostrato ciò che avevo già raccolto, regalandogli un gran bel sorriso.

 «Perché oggi mi sembra così diverso? Perché fa in modo da incontrarmi sempre qui?» Lui, sorridendo, mi ha risposto con una voce calma, quasi serafica. «Perché qui c’è la cultura e, attraverso la lettura e la ricerca di cui hai bisogno, puoi aprire la mente a più ampie esperienze.» L’ho guardato ed ho pensato che avrei preferito mi aprisse ad altro. Mentre mi arrovellavo in questa considerazione, lui ha tirato fuori un bigliettino dalla tasca, me lo ha consegnato e si è allontanato. Nel bigliettino c'era scritto di recarmi nella toilette della biblioteca. Emozionata ed incuriosita, mi son recata nella toilette, dove c'erano due varchi distinti fra uomini e donne. Ebbi vergogna ad entrare in quello degli uomini ed ho scelto la direzione di quello per le donne. All'improvviso ho sentito bussare alla porta e, una voce dolce e serena, mi ha chiesto di farlo entrare. «Fammi entrare, cara.» Era lui. Imbarazzata, ma anche eccitatissima dalla situazione, l'ho fatto entrare anche per evitare che qualcuno potesse vederci ed ho chiuso la porta. L’ho guardato cercando di trovare una giustificazione che a lui non serviva, ma alla mia coscienza, sì: io, una donna, con un prete, in una toilette? «Padre Dario, cosa facciamo qui? Capisce che ci siamo messi in una situazione complicata per entrambi!» Lui mi ha risposto con aria disinvolta e davvero disamante. «Certo, cara, ma non ti preoccupare, va tutto bene. Rilassati e goditi il momento.» Un attimo dopo, mi son sentita la sua mano tra i seni, mi ha girato e mi ha fatto appoggiare con le mani alla porta della toilette; mi ha alzato un po' il maglioncino ed ha preso a toccarmi i fianchi, la pancia, fino a salire sui seni, mungendomeli. Dopo di che mi ha alzato la gonna aderente, ed ha cominciato a toccarmi ed accarezzarmi tra le cosce. Ero già fradicia e lui ha sorriso contento. Solo per un attimo ho cercato di resistergli, ma ormai ero travolta dal piacere creato da questa insolita situazione.

«Padre, la prego, si fermi! Non vorrei far sorgere problemi! Non mi sento molto tranquilla qui!» Lui ha sorriso, mi ha passato una mano fra i capelli e mi ha sussurrato di star tranquilla. Poi mi ha fatto girare, mi ha baciato e mi ha messo la lingua in bocca. Abbiamo limonato un po' ed io ero sempre più fradicia fra le gambe. Ha aperto i pantaloni, ne ha estratto una bella verga, di dimensioni per niente trascurabili e mi ha invitata a tenerglielo fermo, mentre avrebbe rilasciato una abbondante minzione. Era incredibile! Con una mano mi masturbava fra le gambe e con l'altra mi accarezzava il seno, mentre io reggevo il suo uccello teso a far la pipì. Al solo sentir lo scroscio nel water, me ne son venuta come una pivellina. «uuhummmm… vengo! Non ti fermare! Vengo!» Ho tremato fra le sue braccia, poi lui mi ha spinto in basso, facendomi inginocchiare davanti a lui: gliel’ho preso in bocca. Sapeva di urina e la cosa mi ha eccitato ancor di più. Mi sentivo troia! L’ho succhiato con passione, infilandomelo tutto in gola, cosa che gli ha provocati gemiti di piacere. «Sì, brava, così! Che bocca! Che bocca stupenda! Dai, che ti sborro in gola!» Sentire che era prossimo al piacere, mi ha fatto scatenare ancor di più e l’ho succhiato come se non ci fosse un domani. Ad un tatto, mi ha bloccato la testa e mi ha eruttato in bocca tre schizzi di crema dolcissima, che ho ingoiato senza farmelo chiedere. «Bevi puttanella! Ingoia il mio nettare!» Ho ingoiato e pulito tutto, fino all’ultima goccia. Poi mi ha fatto sollevare e mi ha baciato; ha limonato con me, assaporando il suo stesso piacere. Mi ha fatto ricomporre subito e mi ha detto di uscire dopo di lui, aspettando qualche minuto, e di recarmi fuori, nel parcheggio, dove mi avrebbe atteso. Tornata in biblioteca, ho raccolto le mie cose e poi, dopo un po', sono uscita e mi son recata verso il parcheggio. Mi aspettava e io ero di nuovo fradicia al pensiero di poter stare ancora con lui. Una eccitazione animale e perversa si è impadronita di me. Il tocco della sua mano mi eccitava da pazzi e, di colpo, non provavo altro desiderio che quello di sentirlo ancora. È accaduto tutto in un lasso di tempo brevissimo. Son salita in macchina con lui e ci siamo recati in un piccolo appartamento; appena dentro, mi son di nuovo ritrovata con la sua lingua in bocca. Come limonava il prete! Era scatenato! Anch'io mi son data da fare, mulinando la lingua nella sua bocca. Avevo ancora il suo sapore in bocca e questo mi eccitava ancor di più. La mia fighetta era ormai ridotta ad un lago. A pensarci, tutto mi sembrava da non credere: ero considerata una bella fighetta, il mio culetto sodo era assai ambito da tutti i compagni con cui frequentavo l'università; avrei potuto avere qualsiasi ragazzo desiderassi, invece, in questo momento, stavo pomiciando con un prete di una certa età in un appartamento, al pari di una puttana. Ho sentito le sue mani sui miei seni. Mi palpava con frenesia, sembrava una belva affamata. Allora mi son staccata e, guardandolo negli occhi, gli ho detto: «Lascia fare a me! Rilassati, padre. Ora ci penserà la tua figliola a farti contento! Dammi sono un attimo e spogliati.» Ci siamo spogliati e, nudi, ci siamo distesi sul letto. Subito mi son dedicata al suo cazzo, prendendoglielo in mano. Mi piaceva tenerlo in mano, sentirlo caldo e pulsante, ancora pieno di ardore e di voglia. Ho cominciato a masturbarlo dolcemente. Lui, nel frattempo, si è rivoltato e me lo son sentito fra le cosce; la sua lingua si è inoltrata, fino a sparire, fra le pieghe della mia lumachina, che schiumava a profusione. Ho avuto un immediato orgasmo e l’ho mugolato avendo la bocca piena del suo cazzo. Mi ha lasciato godere, poi mi ha trascinato su di sé, facendomi impalare su quel cuneo di carne dura e pulsante. Ho subito sentito la punta sbattere sul fondo ed una scarica elettrica ha sconvolto la mia mente, provocandomi una nuova venuta. «Pazzo! Mi fai venir di nuovo! Vengo! Mi fai impazzire!» Ho goduto e poi lui mi ha preso il viso fra le mani e mi ha baciato labbra, naso e viso. Poi mi ha messo sotto di sé e mi ha pompato con vigore. Mi sfondava con colpi durissimi ed io ho goduto ancora. Ero impazzita dal piacere e, quando mi ha rigirato, sentendo appoggiare la punta del pene al culetto, ho spinto il corpo all’indietro per permettergli di entrare più in fretta.

Mi son sentita dilatare ed aprire il culo con decisione. Mi è scivolato tutto dentro, fino in fondo, ed anche lì ha preso a pomparmi, facendomi venire di nuovo, ma, ormai, era anche lui al limite. «Sto per venire! Ti sborro nel culo!» È rimasto immobile, poi ho sentito una vera ondata di calore invadere il mio culetto. Me lo son sfilata quasi di colpo e mi sono avventata su quel cazzo che tanto piacere mi aveva dato; glie l’ho preso in bocca e mi son presa in bocca le ultime due schizzate del suo sperma. Lui se n’è compiaciuto. «Sì, bella, bevilo tutto! Sapevo che ne avevi voglia. Fin da quando ti ho vista, ho capito che eri una gran puttanella! Sei davvero una brava figliola! Farò di te la mia troia personale!» Dopo aver ingoiato fino all'ultima goccia, mi son leccate le labbra e gli ho dato un fragoroso bacio sulle labbra. Ero eccitata come una vacca e lui, da vero porco, ha risposto al bacio con immensa libidine. Da allora, sono diventata la sua amante. Mi ha trovato un lavoro in biblioteca e mi scopa regolarmente tre volte a settimana. Adesso ho deciso: mi farò ingravidare.

 

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!