I RACCONTI DEL PECCATO

Chapter 8 - La nuova domestica del prete.

Una brava domestica che sa "scopare" bene!

P
pennabianca

1 year ago

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  Mi chiamo Giovanna, ho 45 anni, sono di media statura, occhi e capelli neri, un fisico semplice da donna normalissima, con una terza di seno, culo tondo. Sono un po’ rotondetta, non grassa, diciamo che sono morbida. Mi reputo una che non è una gran bellezza, ma nemmeno da buttare. Da 22 anni son sposata con Pietro, un marito buono e tranquillo, che lavorava in una segheria, ma, da tre mesi, è in cassa integrazione. Io pure non sto vivendo un buon momento dal punto di vista lavorativo. La fabbrica di maioliche in cui lavoravo ha subito un tracollo finanziario, dovuto ad un investimento sbagliato della giovane titolare, che ci ha messo tutti sul lastrico. Per arrotondare, mi son messa a fare le pulizie a casa di una anziana signora, benestante. Non è il massimo, ma, con due figli da mantenere all'università e tanti debiti, non potevo di certo fare la schizzinosa. Una mattina che ero dalla signora Flavia, la ricca benestante cui ho appena fatto cenno, mentre preparavo il caffe, mi chiede cosa mi affliggesse. Le spiego i miei problemi e lei, stranamente, mi consiglia di rivolgermi al parroco del paese. «Don Franco, te lo ricordi, vero? Conosce tante persone e saprà consigliarti come trovare altre persone che hanno bisogno di una domestica, così potrai aumentare le tue entrate. Dopo che hai finito qui, va da lui.» Il suo ragionamento non faceva una piega, anche se me lo ha detto con un tono alquanto strano, cui, al momento, non ho fatto caso. Me lo ricordo don Franco, il prete del nostro paese. Alto, occhi azzurri e capelli mesciati, un tipo giocoso, gentile e sempre disponibile. Da ragazzina ne ero innamorata, sia io che tutte le donne del paese. Io, allora, ero una bella ragazzina di 17 anni e sono andata via dopo il matrimonio, all’età di 25 anni. Quando, tre anni fa, sono tornata, non ho mai avuto l’occasione di incontrarlo, anche perché non sono una assidua parrocchiana. Finito di lavorare, vado direttamente in chiesa e vedo che sta celebrando messa. Quando me lo trovo davanti, il cuore mi salta in gola dall'emozione. Capelli leggermente brizzolati, qualche chilo in più, ma sempre attraente ed aitante. Sempre bello, anzi, adesso è un maschio perfetto. Finita la funzione, vado nella sacrestia e mi avvicino, mentre si sta togliendo l'abito talare, mi faccio riconoscere. Lui mi fissa per un attimo e poi mi riconosce, stupendomi per la gioia nel rivedermi. «Ma sei Giovanna? Ti sei fatta una bellissima donna, ti ho lasciata ragazzina, piccola e minuta, e ti ritrovo donna superlativa. Dimmi, cara figliola, Qual buon vento?»

Non avrei pensato che si mostrasse così felice nel vedermi e ne sono stata sorpresa. Mi abbraccia calorosamente, senza distogliermi gli occhi di dosso. Mi accorgo che, adesso, siamo soli; sia il chierichetto che il sacrestano, dopo aver chiuso la chiesa, se ne erano andati via. Abbasso lo sguardo, umilmente. «Padre, devo parlarle.» Lui mi fissa serio e attento. «Dimmi, cara, cosa ti succede?» «Padre sono in brutte acque economiche ed avrei bisogno di aiuto. La signora Flavia, cui faccio le pulizie in casa, mi ha detto che lei potrebbe aiutarmi a trovar altre famiglie che avrebbero bisogno di una domestica. Se può, mi aiuti, son disposta a tutto, ho davvero bisogno di portar soldi a casa. La prego, mi aiuti.» Lui mi fissa un istante e poi, dopo aver fatto una sua riflessione, risponde: «Capiti a proposito. Ho giusto un lavoro per te. Vieni con me.» Mi precede su per una scala sul retro della chiesa. Arrivati al piano superiore, ha aperto la porta con le chiavi e ci siam trovati nel suo appartamento. Cucina, soggiorno, due camere da letto ed un bagno. «Questo è il mio appartamento. La signora che lo teneva in ordine è ricoverata in ospedale per cose serie e lunghe; quindi, se ti fa piacere, puoi rassettarmi la casa dal lunedì al venerdì. Ti andrebbe di farlo?» Lo guardo felice, contenta ed accetto subito di buon grado. «Certo, padre, che voglio farlo! Grazie infinite. Vedrà non avrà a pentirsi di avermi assunta.» Lui mi guarda e poi aggiunge un’altra cosa. «Bene, visto che ci sei, puoi iniziare già da adesso; rassettami il letto che è ancora disfatto. Poi, se sei davvero brava, ti trovo altre persone che avrebbero bisogno dei tuoi servigi.» Colta di sorpresa, son rimasta imbarazzata, anche perché dovevo tornare a casa ed era già un po' tardi. «Mi spiace, Don, ma devo tornare a casa; mio marito non sa dove sono e si preoccuperebbe non vedendomi tornare.» Lui mi guarda e parla con tono deciso. «Nessun problema, chiamalo e digli dove sei; che hai trovato un nuovo lavoro e poi me lo passi, ci parlo io.»

Lo guardo non poco stupita e cerco di non coinvolgere mio marito; non sapevo come l'avrebbe presa, una volta venuto a conoscenza di questa storia «Ma no, è meglio di no; torno domani, Don. Lasci che sia io a spiegargli la situazione.» Lui mi fissa deciso. «Dammi il numero, che chiamo io!» Lo chiama, gli spiega che mi ha trovato un lavoro e che vuole rendersi conto di quanto sia brava, perché intende propormi ad altre persone. Sento mio marito accondiscendere alla sua richiesta di trattenermi con lui. «Con lei sono tranquillo, Don. Certo che sono d’accordo e poi le sono grato se, come ha detto, sarà lei a riportarmela a casa. Ok, grazie don, e faccia pure con calma.» Lui chiude la chiamata sul cellulare, sorridendo contento. «Tutto sistemato, cara. Adesso non c’è più fretta. Metti pure in ordine.» Ho iniziato a sistemare le lenzuola e, per arrivare alla sommità del letto, mi sono dovuta piegare, dandogli le spalle. Mi sono sentita cingere i fianchi e un qualcosa di duro premeva sul mio culo. «Ma, Padre, cosa fa? La prego, mi lasci. Non mi stringa, la prego. Sono una moglie onesta.» Ero diventata rossa come un peperone ed iniziavo a sudar freddo. Lui ha messo una mano in tasca, prendendo un malloppo di banconote, me le ha messe sul letto. «Prendile, sono tutte tue e, questo, è solo l'inizio. Se sarai brava con me, ti troverò altre persone che vorranno il "tuo aiuto" in casa. Contali: son tuoi!» Sempre in posizione piegata, le prendo ed inizio a contare. Sono miste, da dieci, venti e cinquanta, in totale 400 euro. «Ma sono tanti soldi, padre!» Lui nel frattempo mi aveva già sollevato il vestito. «Te l’ho detto: sono tutti tuoi, se fai la brava e poi, se sarai brava con altre persone, te ne farò guadagnare ancora tanti!» Ho tentato un'ultima, quanto inutile, difesa. «Padre, cosa dice? Ma, così io…» Lui mi ha scoperto il culo, ancora fasciato dagli slip. «Fa la brava. Sta ferma. Lasciami fare che ti faccio divertire tantissimo.»

Ero stupita, ma anche eccitata, e non sapevo che fare. La somma che avevo fra le mani mi serviva e così son rimasta ferma, a pecorina, lasciandolo fare. Mi ha abbassato gli slip ed ho sentito la sua lingua scavarmi nel buco del culo, quasi volesse penetrarmelo, poi è sceso ed ha preso a leccarmi la fica. Un vero formichiere! Mai sentita una lingua cosi vorace, veloce, che mi dava colpi tra fica, buco del culo e viceversa. Ho iniziato a bagnarmi, perché ci sapeva fare e, inoltre, erano una decina di giorni che non avevo rapporti con mio marito. Lui mi ha leccato bene ed in profondità ed io son venuta. Ho appoggiato le mani sul letto per reggermi e gli ho scaricato in bocca il mio nettare. «Oddio, no! No! Non si fermi! Mi fa… Oddio, vengo!» Ho sentito che leccava e raccoglieva tutto ciò che gli scaricavo in bocca, poi ho avvertito qualcosa di grosso che spingeva sulla mia fica. Un po’ preoccupata, ho cercato di dissuaderlo. «Padre, cosa sta facendo? Cosa mi sta mettendo dentro? Lo tolga: è troppo grosso.» Lui mi ha tranquillizzato. «Non ti preoccupare, è solo il mio cazzo, e vedrai che, con po’ di pazienza, ti entrerà tutto dentro e poi, dopo questo, ne potrai prendere di ogni misura!» Mi son girata, non potendo credere ai miei occhi. Ho visto una proboscide enorme che penzolava tra le sue gambe. «Don…La prego, non vorrà mettermelo tutto dentro?» Lui mi ha fatto metter seduta sul letto e mi ha presentato alla bocca il suo cazzo. Era enorme! Io, fino a quel momento, avevo visto e toccato solo quello di mio marito e, trovarmi quella bestia davanti alla bocca, mi ha sconvolto così tanto, da restare immobile per la sorpresa. «Dai, prendilo in bocca! Leccalo e succhialo, che poi te lo infilerò dentro, facendoti godere come non mai.» Ho preso in mano quel mostro. Non riuscivo a cinger le dita per la notevole circonferenza; ho preso a leccarlo, cercando di bagnarlo il più possibile. Ho tentato un’ultima trattativa. «La prego, Padre, le faccio un pompino. Mio marito dice che son brava a succhiare il cazzo. La prego si accontenti solo di questo.» Lui mi ha sorriso ironico. «Quattrocento euro per un pompino è un po’ poco, non trovi? Rilassati cara. Ecco ora l’ho riempito di lubrificante e non ti farò sentir dolore.»

Mi ha messo di nuovo a pecorina sul letto e mi ha appoggiato la punta di quel mostro sullo spacco. L'ha prima fatta scorrere un po' su e giù e poi ha dato una spinta secca, facendo entrare tutta la testa e tre dita di quel cazzone. Mi son sentita aprire, squartare! «Aaahhii! Faccia, piano, Don. Basta cosi. Si fermi, la prego! Mi muovo io verso di lei... Stia fermo, la prego.» Fortunatamente si è fermato, così, per farlo contento, con dei movimenti lentissimi, indietreggiavo verso di lui, fermandomi allorché sentivo dolore. Mentre indietreggiavo con il culo, mi ha afferrato per i fianchi e mi ha dato una spinta così forte che mi son sentita aprire in due. «Aaahhii! Padre, me lo tolga! Mi sfonda! Per favore, si tolga, la prego!» Lui è rimasto immobile, tendendomi ben ferma con quel palo tutto dentro. «Sta zitta, che presto il dolore passerà! Adesso ti sono entrato tutto dentro e fra poco inizierai a godere! Dai, che ti ho sverginato definitivamente e, d'ora in poi, sentirai solo piacere! Le persone che ti farò conoscere sono tutte molto dotate, quindi dopo me, non sentirai più dolore. Adesso rilassati e goditi la chiavata!» Sentivo un dolore terribile di quelli che non avevo mai provato, neanche quando mio marito mi aveva fatto il culo; ma, del resto, il suo cazzo era meno della metà di questo che ora tenevo dentro. Lui ha preso a stantuffarmi prima piano e poi sempre più in fretta, ed in profondità. Io mi son sentita piena, sfondata ed ho iniziato a godere come non mi era mai successo in vita mia. Mi sono sorpresa ad esortarlo. «Padre! Sto venendo! Oddio, sto per godere! Mi fai godere! Accidenti, vengo! Dai, venga insieme a me, Padre! Vengo! Ora!» Mi teneva saldamente per i fianchi e mi ha pompato con colpi devastanti, che mi dilaniavano il ventre. Lo sentivo affondare tutto, fino in fondo, e sbattere sulla cervice, per poi sfilarsi e tornar dentro ancor più forte! Mi ha pompato per una ventina di minuti ed io ho perso il conto di quante volte ho goduto. La mia fica si era abituata alle sue dimensioni e, sebbene fossero colpi terribili quelli che mi dava, non percepivo più alcun dolore, ma solo piacere. Poi, l’ho sentito urlare. «Vengo, puttana! Ti riempio tutta! Sei una troia! Sei la mia troia, puttana!» Ho sentito ondate di piacere riversarsi dentro il mio ventre. Non la finiva più di eiaculare dentro di me, restando immobile, e ben piantato tutto dentro. Sembrava un cavallo! Non la smetteva più! Poi si è sfilato ed ho sentito come se mi avessero strappato un pezzo del mio corpo. Avevo una voragine fra le gambe, lui si è seduto sul letto, mi ha abbracciato e baciato in bocca.

Ero sconvolta e, nello stesso tempo, stremata e contenta. Avevo goduto come non mai. «Sei stata bravissima! Lo hai preso tutto e questo mi fa molto piacere! D'ora in poi, ti troverò dei “lavoretti” come questo che serviranno a farti guadagnare tanti soldi, cosicché, in breve tempo, la tua condizione economica sarà completamente diversa. Però dovrai esser assolutamente discreta, più che riservata, perché si tratta di gente molto importante e ben in vista. Vedrai che troveremo anche un buon lavoro per quel cornuto di tuo marito.» Gli ho sorriso, mi son alzata per andare a lavare e rinfrescare la fica martoriata e, mentre camminavo, era tutto un colarmi lungo le gambe. In macchina, mentre mi accompagnava a casa, mi ha detto di non far parola con nessuno di quanto ero stata messa a conoscenza. Ufficialmente ero la sua domestica. Ero contenta e, nello stesso tempo, incredula per quello che era successo, tutto cosi d'improvviso, e mai avrei pensato che il prete potesse avere un cazzo di quelle dimensioni, né che fossi stata capace di inglobarlo tutto dentro, godendo così tanto. Giunti a casa mio marito, lo ha ringraziato. «Grazie Don per il suo aiuto. Sappia che ha tutta la mia fiducia e mia moglie potrà esser sempre a sua disposizione.» Lui gli ha sorriso e risposto avanzando un doppio senso. «Certo mio caro, farò del mio meglio perché lei abbia molte soddisfazioni nel lavoro, poi vedremo di trovare qualcosa anche per te.» Ho avuto molte soddisfazioni. Mi ha fatto scopare da una decina di suoi conoscenti, che venivano in chiesa e, da lì, passavano nel suo appartamento, dove trovavano me a fare le pulizie ed a scopare con loro. Mi hanno pagato lautamente per il fatto che ero insospettabile: ero la perpetua del prete! Due mesi dopo, mi ha fatto aprire il culo dal vescovo! Grazie a questo, mio marito ha di nuovo un buon lavoro e io continuo a scopare in casa del prete: in fondo sono la sua domestica, no?

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