Chapter 9 - Un regalo davvero speciale
Alla sua età, il suo corpo ancora non aveva iniziato a perdere la tonicità e lo splendore della gioventù, anzi, appariva come una donna splendida e desiderabile.
1 year ago
Mi chiamo Gianni, ho 24 anni, sono alto 1,80, capelli corti neri, occhi scuri, fisico snello e asciutto. Lavoro come tornitore in una fabbrica metalmeccanica e da poco mi son reso indipendente dalla mia famiglia. Ho affittato un piccolo bilocale con bagno a poca distanza da casa dei miei genitori. Ho deciso di vivere per conto mio, perché non riesco più a tollerare il modo di comportarsi di mio padre, che spesso e volentieri non perde l’occasione di litigare con mia madre. Mio padre si chiama Luigi, è un uomo abbastanza alto, con i capelli completamente grigi, appena cinquantenne, che lavora in una officina meccanica non molto lontano da casa, è sposato con mia madre che si chiama Giulia. Lei, invece, è una splendida donna di 44 anni, alta 1,70, capelli neri, occhi scuri ed un fisico alquanto snello ed esile, seno non troppo grande, credo sia una terza, e un bel culetto a mandolino posto al culmine di cosce un po’ magre, ma proporzionate a tutto il resto del corpo. Quando ha conosciuto mio padre, è rimasta subito incinta di lui ed è per questo che si erano sposati. In tutti questi anni, lui le ha fatto sempre pesare il fatto che, a suo dire, lei lo avrebbe incastrato e, forse, è per questo che la loro unione non è mai decollata, ma è sempre stata costellata da liti più o meno violente. Le cose andavano così male tra mamma e papà che per giorni non si parlavano quasi e non uscivano mai insieme. Parlavano solo delle esigenze di casa, quali bollette, spese per il mangiare o vestire, e non passava giorno senza che iniziassero sgradevole battibecco su quelle che per me erano questioni banali, su cui qualche altro non avrebbe dato rilievo ed avrebbe lasciato che l'altro facesse a modo suo. Ho sempre cercato di convincerla a lasciarlo, per sottrarsi al brutto carattere di mio padre, ma non mi ha mai dato ascolto. Sono entrambi così testardi e si ferivano a vicenda solo per il gusto di farsi del male. Così lo scorso anno, dopo aver ottenuto un contratto a tempo indeterminato, ho deciso che era ora di cambiare aria. Circa un mese fa, mia madre è stata contattata da una sua carissima parente, che l’ha invitata al matrimonio della figlia. Mi sarei aspettato che io, mia madre e mio padre fossimo andati al ricevimento di nozze, ma il giorno prima del matrimonio mamma e papà hanno avuto uno dei loro soliti litigi verbali e così, un'ora prima di partire, papà annunciò che non ci sarebbe venuto e se ne andò sbattendo la porta. Me lo aspettavo, perché sapevo che papà non sopportava la famiglia di mamma, che, a loro volta, mal sopportano lui. Pensavo che avremmo rinunciato a partecipare all’evento, invece mia madre mi ha pregato di accompagnarla. Così, il sabato mattina, siamo partiti per andare al matrimonio che si sarebbe celebrato in una città vicino alla nostra, distante appena un’ora d'auto. La mamma era bellissima e conturbante, con un vestito al ginocchio di color verde brillante e oro, morbido e sottile, munito di uno scollo a V e schiena nuda, l'abito fasciava bene le sue forme: sedere e fianchi in particolare, le labbra erano ricoperte di un rossetto rosso brillante ed i suoi capelli, neri lucenti, le ricadevano con onde sulle spalle. Ai piedi aveva scarpe con tacco 12, perfettamente coordinate con il colore del vestito. Non riesco a ricordare un'altra occasione in cui sia apparsa così bella prima di ora. Durante l'intera cerimonia, ha calamitato su di sé lo sguardo carico di cupidigia di tutti i maschi presenti. Alla sua età, il suo corpo ancora non aveva iniziato a perdere la tonicità e lo splendore della gioventù, anzi, appariva come una donna splendida e desiderabile. Dopo tutto il rituale, gli invitati si son riuniti presso un hotel dove c'era un ampio salone per il pranzo e, adiacente, una piccola sala da ballo. Io e mia madre stavamo seduti ad un tavolo insieme ad una sua parente e alcuni uomini si sono avvicinati al nostro tavolo per invitare mia madre a ballare, ricevendo cortesi rifiuti. Alla fine, quando si è diffusa la musica di una canzone alquanto melodiosa, che sapevo esser una delle sue preferite, mi sono alzato in piedi e l’ho invitata ballare. Stringere fra le mie braccia mia madre, mi ha procurato una insolita sensazione. Durante il ballo, lei ha preso a stringersi a me e, poiché la pista da ballo era alquanto affollata, più di una volta siamo stati urtati da altri ballerini e, in quelle occasioni, mia madre non ha potuto far a meno di far aderire il suo corpo al mio. Sentire il tuo seno premere contro la stoffa della mia camicia, mi ha provocato un brivido strano, perché quel morbido tocco muliebre contro il mio petto sodo, senza che me ne rendessi conto, mi ha provocato una vigorosa erezione, che cercavo, in tutti i modi, di non far percepire a mia madre, ma lei, ad ogni urto che riceveva, si stringeva ancor più contro di me. Finito quel primo brano, ho fatto per tornare di nuovo al tavolo, ma lei mi ha bloccato, affermando che voleva continuare a divertirsi e, quando una nuova melodia è iniziata, lei si è di nuovo stretta a me. I nostri corpi, si toccavano ogni volta che ci muovevamo dolcemente, al ritmo della musica e potevo avvertire il corpo di mamma strofinarsi soavemente contro il mio sesso duro. Il mio corpo suggeriva di avvicinarmi di più, ma la mia mente rifiutava il contatto, in considerazione che la donna morbida e conturbante tra le mie braccia fosse in realtà mia madre. Purtroppo la pista ora si era riempita e, invece che ballare, ora restavamo fermi a dondolarci al ritmo della musica e, ad un tratto, mi son reso conto che il mio oscillare coincideva perfettamente a quello tenuto da lei contro la mia erezione, che ormai era di tutta evidenza. Eravamo lì, madre e figlio, stretti l'uno contro l'altro, più stretti di quanto sarebbe stato lecito e, ad ogni colpo che riceveva, sembrava che il suo corpo venisse a schiacciarsi contro il mio cazzo duro. Sentivo chiaramente il calore del suo monte di Venere, ogni qualvolta si strusciava contro di me. Era evidente che oramai si era accorta della mia erezione ed avevo la netta sensazione che non facesse nulla per evitarla, se non approfittare di qualsiasi contatto per strusciarsi contro di me. Quando è iniziato un ennesimo languido motivo, lei ha appoggiato la sua morbida guancia contro la mia e le sue dita mi hanno accarezzato alla base della nuca, mentre lei ondeggiava, strofinando la sua fica contro il mio cazzo al ritmo di musica. La mia erezione, a quel punto, era oltre ogni decenza e pulsava ad ogni contatto del suo corpo e, involontariamente, quando lei si spingeva contro di me, accentuavo la pressione. Abbiamo ballato per circa mezz'ora, forse sette o otto brani, prima che la mamma esprimesse la volontà di tornare al nostro tavolo. Quando siamo giunti, lo abbiamo trovato vuoto e così ho potuto sedermi e nascondere il mio poderoso rigonfiamento dei miei pantaloni. Dopo aver sorseggiato del vino, lei, usando un tovagliolo, si è fatta un po’ di vento perché sentiva caldo: le sue guance erano arrossate e, ad entrambi, è venuto da ridere, senza un valido motivo; forse tutto era dettato da un certo nervosismo venutosi a creare per la balorda situazione appena vissuta. Siamo rimasti per lo più in silenzio, guardando i volteggi di altri ballerini, e, di tanto in tanto, avvicinarci ad essi, per esprimere un commento divertente o un pettegolezzo su qualcuno degli invitati. Abbiamo ballato insieme anche una lambada e, durante quel ballo dalle movenze molto sensuali, lei non ha perso occasione per strofinare il suo inguine contro il mio cazzo, per, infine, tornare a sederci al nostro tavolo. La mamma aveva l'aria di una briosa studentessa, che si godeva la sua prima festa senza nessun controllo e, appoggiata al mio braccio, mi ha detto che si era divertita tanto, come non succedeva da tempo. Alla fine del ricevimento, siamo partiti per tornare a casa nostra. Durante il viaggio di ritorno, mamma era stranamente silenziosa; nonostante i miei sforzi per avviare una conversazione, lei sembrava inseguire i suoi pensieri. Lei, ad un tratto, mi ha chiesto di fermare la macchina, perché voleva parlare a tu per tu con me, senza alcuna interruzione o interferenza da parte di chicchessia. Fatta una piccola deviazione e, seguendo alcune indicazioni, mi son trovato in un parcheggio in riva al lago.
«Ora basta! Ho deciso di divorziare da tuo padre. Non riesco più a tollerare il tipo di vita che stiamo conducendo, con continui litigi, senza mai confrontarci civilmente e, soprattutto, senza mai divertirci insieme.»
Lei mi fissava con attenzione, cercando di percepire quale effetto potessero produrre in me quelle sue parole. Mi teneva le mani fra le sue e gli occhi erano colmi di lacrime pronte a sgorgare da un momento all’altro. L’ho stretta ed abbracciata a me, dicendole che aveva tutto il mio sostegno e, mentre la stringevo, ho sentito il mio cazzo irrigidirsi e questo mi ha un po’ sconvolto. Lei ha sollevato gli occhi e, improvvisamente, è scoppiata in lacrime. L’ho stretta ancora più forte a me e lei ha appoggiato la testa sulla mia spalla e mi ha messo un braccio al collo, mentre una mano era poggiata sul fianco. Stava piangendo forte. Mentre si sfogava contro la mia spalla ed il mio petto, le carezzavo dolcemente la testa e le massaggiavo delicatamente il corpo. Ho cercato di consolarla, ma sembrava tutto inutile, così ho cominciato a baciarle dolcemente la testa, poi la fronte e le guance. Ho iniziato a leccare alcune lacrime dalla sua guancia e lei ha alzato una mano per asciugarsi l'altra guancia. Quando ha abbassato la mano, si è fermata, con il palmo aperto, sul mio cazzo palpitante. Per un lungo istante è rimasta immobile, mentre io continuavo a baciarle il viso e, d'un tratto, ha alzato la testa, i nostri occhi si sono incrociati e la sua bocca, così vicina, è stata una tentazione cui non ho saputo resistere. Le ho dato un piccolo bacio sulle labbra. Lei è rimasta un attimo immobile, poi, improvvisamente, ha ricambiato il mio bacio. La mia mano è scivolata in basso e l'ho appoggiata appena sotto il suo vestito, prendendo poi a salire fra le sue cosce. Lei è rimasta immobile, mentre la sua mano era ancora appoggiata sul mio cazzo: lo ha stretto da sopra la stoffa. Ho avvertito una consistente pressione sul mio cazzo e, dal movimento della mano, mi sono reso conto che me lo stringeva come per testarne la rigidità. Ci siamo baciati di nuovo e le nostre lingue si sono intrecciate in una danza erotica, mentre la mia mano è risalita ancora più in alto fra le sue cosce, che lei ha finalmente divaricato, per agevolare la mia carezza, che, quando è giunta all'inguine ed ha appena sfiorato la stoffa delle mutandine, le è sfuggito un gemito sommesso. L’ho accarezzata per un po’ da sopra la stoffa, poi, con l’altra mano, son scivolato lungo la profonda scollatura del vestito ed ho raggiunto il suo seno dai capezzoli già turgidi come spini. Li ho massaggiati per un po', poi li ho fatti roteare tra le dita. Lei ha sussultato di nuovo e, ad un tratto, l’ho sentita armeggiare nella parte anteriore dei miei pantaloni. Ho sentito che tirava giù la cerniera, per poi infilare la sua mano sotto l’elastico dei miei slip, ha afferrato il mio cazzo duro e pulsante ed ha emesso un profondo gemito di piacere.
«Che meraviglia! Son passati i tempi di quando ti facevo il bagnetto e, adesso, guarda che bel giocattolo ha mio figlio fra le gambe!»
Una volta impugnata la mia verga, lei si è staccata dalla mia bocca e si è spostata più indietro sul sedile, poi si è abbassata con la testa sul mio cazzo. Ho sentito il suo respiro caldo avvolgere la cappella, seguito dalla lingua che ne leccava la punta. Ha fatto scorrere la lingua dalla punta fino alla base, per poi risalire in alto e prenderlo tutto in bocca. Ha preso a leccarlo e succhiarlo, cercando di farne entrare il più possibile in bocca e, mentre teneva le labbra serrate sul mio cazzo, con una mano ho agito sulla leva della spalliera del sedile, facendola ribaltare all’indietro e, una volta ottenuto quel risultato, si è staccata dal mio cazzo e, rivolgendomi uno sguardo con i suoi occhi languidi, mi ha invitato a penetrarla.
«Mettimelo dentro, ora! Entra nel posto da cui sei uscito e fammi godere!»
L’ho guardata, ma ho deciso che prima di penetrarla, volevo assaporare il gusto e l'aroma della sua fica. «Tra un po' mamma, voglio prima leccarti.»
Ho abbassato la testa e, allargate le sue cosce, mi sono trovato davanti alla bocca, le labbra di quell’ostrica profumata, da cui sgorgava nettare dolcissimo. Ho stretto fra le labbra il suo clitoride e l’ho succhiato, mentre lo stuzzicavo con la lingua. Lei ha afferrato i miei capelli e mi schiacciava il viso contro la sua intimità, urlando di piacere.
«Vengo! Mi fai impazzire! Ti prego, mettimelo dentro! Amore, ti prego, scopami!»
Mi son infilato tra le sue cosce aperte ed ho sentito la sua mano anelante che portava il mio cazzo verso la sua fica pronta e bagnata. Ho iniziato a scivolare dentro il suo corpo, mentre dentro di me ero sconvolto dal piacere che provavo nello scopare mia madre. Stranamente, prima di questa sera, non avevo mai desiderato ciò che stava accadendo. Tutto aveva avuto inizio durante quel contatto prolungato nel ballo: allora, per la prima volta, mi ero eccitato al punto di desiderare di possedere quel suo corpo stupendo. Lei nel sentirmi penetrare dentro di sé e scivolare fino in fondo, ha iniziato ad urlare ed incitarmi a scoparla più forte.
«Spingimelo tutto dentro! Sfondami tutta! Fammi provar dolore! Puniscimi per questa cosa peccaminosa, che ti sto facendo fare!»
Godeva come impazzita e, nello stesso tempo, ero sconvolto dal fatto che la stavo chiavando.
«No, mamma, non dir questo: non sei solo tu a volerlo, perché io lo voglio quanto te. Non mi sognerei di punirti, perché non lo meriti. Al contrario, quello che stiamo facendo, è bellissimo perché siamo entrambi a volerlo.»
Lei ha accolto il cazzo tutto dentro, fino in fondo, ed ho sentito la sua fica, bagnata e stretta, aprirsi al passaggio della mia grossa verga. Poi l’ho tirata fuori quasi completamente, per subito riaffondarla ancora dentro di lei con maggior vigore e ritmo accelerato, facendola godere ed urlare di piacere.
«Così è bellissimo! Continua a sfondare questa puttana di madre, che si sta facendo fottere da suo figlio!»
Sono impazzito ed ho preso a sbatterla con colpi durissimi.
«Sì, puttana, ti fotto forte, ti do tutto il mio cazzo e ti farò sentir davvero puttana!»
Gemeva in continuazione sotto di me, mentre la sbattevo senza mai fermarmi. Le lacrime le rigavano il viso e singhiozzava, mentre proseguivo a sbatterla con furia. L'ho scopata per circa quindici minuti, facendola godere intensamente, poi ho sentito arrivare il mio orgasmo e, con un forte grido, sono esploso nella figa di mia madre. Mi ha afferrato le natiche e mi ha tenuto bloccato dentro di sé finché non mi son completamente svuotato dentro di lei. Sono rimasto immobile e, ancora eccitato per quell'anomala esperienza, ho sentito il mio cazzo ancora duro. Lei, pur rimanendo immobile, ha iniziato a contrarre i muscoli vaginali ed ha preso a massaggiarmi il cazzo, stimolandolo sempre più.
«Non muoverti, rimani dentro di me. Lasciami assaporare ancora il piacere della tua verga, che mi riempie completamente.»
Ha continuato a stimolare il mio piacere, contraendo i muscoli vaginali per alcuni minuti, poi, sollevato lo sguardo, mi ha implorato di chiavarla ancora.
«Ancora! Pompami ancora! Continua a sfondare questa troia di tua madre, che sta impazzendo a farsi fottere da suo figlio! Dai, amore, fammi godere ancora!»
Ho iniziato di nuovo a stantuffarla e lei spingeva il suo corpo in alto, andando incontro al mio cazzo per godere sempre più. Ho sentito le sue dita affondare nella mia schiena, le unghie che mi graffiavano la pelle; le sue gambe si sono annodate strettamente intorno a miei fianchi, poi, con un lungo lamento è esplosa sotto di me.
«Amore, vengo! Sbattimi più forte! Dai, che vengo! Mi fai, venire! Vengo! VENGO! Vengo ancora!»
Ho preso a scoparla come un pazzo scatenato e, mentre la sentivo tremare e godere sotto di me, ha in qualche modo provocato anche il mio ennesimo orgasmo, che ho scaricato tutto nel tuo ventre, urlando come un pazzo.
«SBORRO! Vengo, ora! Ti sto sborrando ancora dentro! Mamma, ti sborro dentro!»
Sfiniti, siamo rimasti per alcuni minuti abbracciati stretti l'uno all’altra, poi mi sono tolto da lei e ci siamo puliti con dei fazzolettini, in assoluto silenzio. Una volta che ci siamo ricomposti, abbiamo ripreso il ritorno verso casa e, appena giunti, abbiamo notato che la macchina di papà non era nel cortile. Siamo entrati in casa e entrambi ci siamo spogliati e siamo entrati sotto la doccia, proseguendo ad accarezzarci e baciarci come due innamorati. Il mio sesso è tornato di nuovo duro a quelle sollecitazioni, allora lei si è inginocchiata davanti a me, l’ha preso in bocca e l'ha succhiato con avidità. Quando si è resa conto che era perfettamente duro, si è girata e, appoggiatasi al muro della doccia, mi ha guardato e chiesto una cosa del tutto inaspettata.
«Adesso, fammi il culo! Non l’ho mai dato a nessuno, nemmeno a tuo padre, ma voglio che sia tu il primo a prendersi questa mia seconda verginità. Dai, non temere, anche se so che mi farai male, soffrirò in silenzio e, in ogni caso, sarà un piacere farlo con te.»
Ho preso il doccia schiuma e con esso le ho lubrificato al meglio quel buchetto che mi sembrava così piccolo e stretto rispetto alle dimensioni del mio membro, ma lei ha insistito affinché la possedessi e, spingendo il culo in fuori, mi ha esortato ad entrare in lei senza nessuna esitazione
. «Mettimelo dentro! Spaccami il culo e fammi male!»
Ho appoggiato la punta a quel piccolo foro ed ho preso a spingere, cercando di esser il più delicato possibile, ma lei, con una mossa a sorpresa, ha spinto il suo corpo indietro contro il mio e, ad un tratto, le sue chiappe hanno aderito al mio corpo, mentre emetteva un gemito di dolore.
«Oddio, mi squarti, ma ti sento tutto dentro. Non ti muovere, non provare ad uscirtene per nessun motivo!»
Son rimasto immobile, piantato dentro di lei, che, ad un tratto, ha preso a sfilarlo dal culo per poi riaffondarlo. Non ero io che scopavo il culo a lei, ma era lei che si impalava sul mio cazzo ed ha cominciato a muoversi sempre più velocemente, fino a che mi ha esortato a pomparle il culo con tutta la potenza possibile.
«Dai, sbattimi il culo! Scopami forte nel culo! Spaccamelo tutto!»
Ero impressionato da quella ferrea volontà di voler provare questa esperienza con me, ma, nello stesso tempo, ero eccitato dal fatto che stavo rompendo il culo di mia madre. L’ho afferrata per i fianchi ed ho cominciato a limare quel buco, prima lentamente, poi sempre più velocemente, fin quando ho sentito il piacere esplodermi nei lombi e di colpo le ho inondato il culo di sborra.
«Bellissimo! Che bello sentire che mi stai riversando nel culo tutto il tuo piacere! Grazie, amor mio, grazie per avermi rotto il culo! Son felice di averlo dato a te!»
Ho continuato a stantuffarla ancora un po’, poi mi sono sfilato e mi son abbassato per vedere il suo buchetto dilatato e ridotto ad una reale voragine. Ho osservato attentamente che non vi fossero lacerazioni, ma solo un lieve arrossamento della parte e, quando mi son di nuovo alzato in piedi, è stata lei che si è inginocchiata davanti al mio cazzo, ed ha preso a baciarlo e adorarlo come un idolo.
«Meraviglioso! Il tuo cazzo è meraviglioso! Sono fiera ed orgogliosa di averti donato un così meraviglioso gioiello, che mi ha fatto letteralmente impazzire. Ho deciso che, da questo momento e fin quando lo vorrai, sarò la tua puttana! Forse divorzio da tuo padre, ma la cosa non mi interessa più, perché l’unica cosa che voglio è stare tra le tue braccia, fin quando lo vorrai e godere di questa meraviglia, fin quando mi sarà possibile.»
E così è stato. Ha preso a frequentare casa mia, sempre più spesso, prima con la scusa di venire a far pulizie, poi trattenendosi a dormire sempre più spesso, finché si è separata da lui ed è venuta a vivere con me. La scopo regolarmente e lei, ora, è una donna allegra e felice. Dentro di me mi sento veramente fortunato, perché la vita mi ha fatto un regalo davvero speciale: mi ha servito la figa perfetta e, se quella figa appartiene alla tua bellissima madre; allora sei davvero uno molto fortunato!
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