Chapter 8 - Un toro per due vacche!
Erano anni che cercavamo uno stallone per entrambe: avevamo deciso di trovarne uno che montasse sia l'una che l'altra. Non è vero, amore mio?
1 year ago
Mi chiamo Andrea, ho 30 anni, sono di media statura, moro con gli occhi chiari, fisico snello non palestrato. Da oltre 12 anni sono orfano di entrambi i genitori, nella vita ho fatto molti lavori per mantenermi, ma quello che amo più di tutti, è quello che sto svolgendo in questi ultimi sei anni: sono capo istruttore sub in un villaggio di un'importante catena turistica. La mia vita è molto semplice, passo sei mesi nel villaggio turistico situato lungo le coste di una delle più belle isole del Tirreno ed i restanti sei mesi li trascorro nello stesso villaggio, ma alle Maldive. Questo fa sì, che io, in sei anni, in pratica non ho mai tolto il costume, non ho mai visto un inverno ed ho un'abbronzatura da far invidia ad un bagnino! Durante questi sei anni, grazie anche al mio lavoro, il mio carattere allegro e solare, sempre spiritoso con la battuta pronta, il fisico prestante e, soprattutto, una buona dotazione che ho tra le gambe, non tanto in lunghezza, perché non arrivo alla ventina di cm, ma alla circonferenza, che è davvero notevole, ho sempre avuto molte avventure sessuali, di ogni tipo, soprattutto con turiste annoiate, che volevano vivere un'avventura senza tante complicazioni. Ne ho scopate di tutte le età, razze e lingue diverse, fin quando non ho incontrato, lo scorso anno, durante la mia permanenza alle Maldive, Katia, una splendida ragazza di 19 anni. Alta m. 1.75, bionda, snella longilinea, con una terza misura di seno alto e sodo, bocca ampia e labbra carnose che esortano subito a metterci il cazzo in mezzo ed un culetto da favola, da cui si dipartono due gambe lunghissime. Le avevano regalato una settimana di vacanza per il suo diciottesimo compleanno e, fin dal primo giorno che ci siamo visti, i nostri occhi si sono incrociati ed i nostri cuori hanno preso a battere all'impazzata. Ero quasi alla fine della stagione di permanenza alle Maldive, quindi, appena rientrato nel nostro paese, ci siamo rivisti anche perché la sua città non è molto distante da dove lavoro io e così è cominciata la nostra storia. Le ho subito raccontato la mia vita, le avventure le avute e le ho anche promesso che, da quando mi son messo con lei, ho deciso di metter la testa a posto, cambiare lavoro e fare una vita più stanziale e costruirmi un futuro insieme a lei.
Anche lei mi ha raccontato del suo passato: aveva avuto due fidanzati, con i quali aveva scoperto il piacere del sesso e le storie erano finite perché, con questi ragazzi, erano sorte delle incomprensioni dovute al fatto che lei è figlia di una ragazza madre single, che l'ha avuta in tenera età, e questo ha, in qualche modo, influenzato negativamente il giudizio di quei ragazzi nei suoi confronti. Non riuscivo a capire cosa ci fosse di così tanto strano sul fatto che una donna può aver avuto una figlia in tenera età, averla cresciuta e, comunque sia, avergli fatto fare una vita decorosa, senza farle mancare nulla; comunque ho capito tutto il giorno in cui ho incontrato lei e sua madre Giulia. Mi ero recato presso un centro commerciale, dove, insieme ad una persona che conosco, abbiamo intenzione di aprire un negozio di articoli sportivi, in particolare quelli afferenti alle immersioni e, mentre me ne stavo andando, mi son sentito chiamare. Quando mi son girato, ho visto Katia insieme a questa splendida signora, che sembrava essere la sorella maggiore piuttosto che la madre! «Andrea! Andrea!» Era Katia in compagnia di una bella signora. «Ciao amore, che bella sorpresa!» L’abbraccio e ci baciamo appassionatamente, anche se brevemente. «Cosa ci fai qui, in questo centro?» Le spiego brevemente qual era il mio obiettivo e vedo lei che mi ascolta con occhi carichi di orgoglio; poi si volta a guardare la signora che è con lei. «Andrea, ti presento mia…» Non le faccio finire la frase e gioco un po’ di anticipo, immaginando che fosse sua madre dal fatto che tra le due la somiglianza era notevole. «Non mi avevi mai detto di avere una sorella!» Lei mi guarda fingendosi stupita. «Ma no… sciocchino! Che dici… è Giulia, mia madre!» La guardo e noto che la madre ha lo stesso sorriso, stesso taglio degli occhi, fisico quasi simile, unica differenza il seno: quello di Giulia è più grosso, sicuramente una quarta abbondante. Mi fingo stupito e mi scuso per la gaffe.
«Mi scusi signora…i miei complimenti: ho creduto davvero fosse la sorella di Katia!» Giulia è veramente una splendida donna, ha 35 anni, ma sicuramente non li dimostra; alta più o meno quanto Katia, con un seno prosperoso, ma il resto del corpo sembra davvero identico! Come ho scoperto dopo, a 16 anni Giulia era rimasta incinta di un signore sessantenne che, alla sua morte, avvenuta quando Katia aveva già due anni, le aveva lasciato, in eredità, un discreto patrimonio, essendo Katia unica e legittima erede, non avendo lui altri parenti; la cosa aveva comportato di permettere ad entrambe di menare una vita tranquilla ed agiata. Giulia si complimenta con me. «Ma quanto sei galante! Katia mi ha parlato molto di te e ci tenevo a conoscerti.» Sorrido, mentre continuo a stringerle la mano, che comunque lei non ritira. «Spero bene, signora! Sa, da quando l’ho conosciuta, ho deciso di dare una svolta totale alla mia vita! Posso offrirvi qualcosa da bere? Oggi fa un caldo bestiale, magari sarete stanche, dai, sediamoci al tavolino e ordiniamo qualcosa di fresco.» Subito accettano volentieri. «Volentieri! Cominciano a farmi male i piedi!» Le guardo e non potrebbe esser diversamente. Entrambe calzano dei sandali con tacco a spillo vertiginoso, che inarca loro il culo ancora di più e, nonostante siano già ben alte, con quei tacchi altissimi, sembra che lo abbiano ancor più provocante, del resto indossano due vestitini corti, che mettono in evidenza una generosa parte delle loro splendide cosce. Katia si avvia al bar, tenendomi sottobraccio e io prendo, a mia volta, la madre, sottobraccio. «Venga signora!» Lei mi guarda, fingendosi un po’ irritata. «Sì, ma basta con questa "signora"! Ho solo 35 anni e, se continui a chiamarmi signora, mi fai sentir vecchia! Sono Giulia … solo Giulia!» Sorrido e mi dico d’accorto ad avermi accordato una certa confidenza. Ci mettiamo seduti al tavolo del bar. Katia è di fianco a me e mi abbraccia, Giulia di fronte. Accavalla le gambe ed il vestito risale notevolmente, soprattutto da un lato, offrendomi la visione di quasi tutta la coscia.
Sebbene cercassi di tener presente che è la madre della mia fidanzata, il mio cazzo comincia a crescere e, ben presto, è duro come il ferro. Tento di nascondere l’imbarazzante erezione, ma, alla fine, mi rendo conto che Giulia si è accorta di tutto e mi guarda con un sorriso piuttosto interessato, ma non fa nulla per coprirsi. Ad un tratto, Katia si rivolge alla madre ridendo e continuando a baciarmi. «Hai visto come è bello il mio Andrea? Che ti avevo detto? Non trovi che sarebbe perfetto?» Le guardo senza capire il significato della domanda, ma, in ogni caso, mi sento orgoglioso di sapere che riscuoto il loro gradimento. Giulia annuisce e guarda Katia sciorinando un bel sorriso. «Oh sì…. lo vedo! È proprio un bel ragazzone! Speriamo bene!» Vorrei approfondire il discorso, ma esse mi dicono che devono andar a prendere il bus per tornare a casa e, così, mi offro di accompagnarle. «Posso offrirvi un passaggio? Non prendete il bus, ho la macchina qua vicino!» Accettano volentieri e, dopo una ventina di minuti, siamo sotto casa. Katia chiede il permesso di restare ancora un po' con me. «Mamma, ti spiace se sto ancora un po’ col mio amore? Solo un poco.» Lei annuisce e le conferma che può stare tutto il tempo che vuole; poi si volta verso di me e mi saluta. «Ma certo che puoi! Non ci son problemi! Ciao Andrea, piacere di averti conosciuto! Mi raccomando, amore, se hai intenzione di far tardi, avvertimi e…divertiti!» Quel “divertiti” è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Subito ho raggiunto il mio appartamento situato non troppo lontano e, appena dentro, l’ho baciata con passione infilandole la lingua in bocca, mentre lei mi toccava già il pacco durissimo! «Katia…ho una voglia matta di scoparti!» Lei ha iniziato a gemere subito eccitatissima. «Oh sì, anch’io, amore! Dai, prendimi! Sì, fammi tua!» Katia, fin da subito, nel sesso non mi ha risparmiato nulla. Si è concessa dal primo istante con ardore e passione. Quando l’ho conosciuta, l’ho subito trovata ben aperta e anche abbastanza esperta, soprattutto nel succhiarlo e ingoiarlo tutto, fino alla base.
Anche il culetto era stato già aperto e bene, e questo non mi ha creato nessun problema, anzi, ha fatto sì che, fin da subito, entrambi abbiamo goduto il piacere di chiavare senza riserve, traendone entrambi tutto il piacere possibile. L'ho spogliata in un batter d'occhio e, dopo averla distesa sul letto ho preso a leccarle la fica con molto impegno e, fin da subito, l’ho trovata molto calda e vogliosa. Le ho infilato la lingua tra le pieghe della sua ostrica, suggendo i suoi copiosi succhi e facendola mugolare come una cagnetta. «Uummhummu…Sì, continua! Continua, che mi fai morire! Amore, così mi fai venire? Amore, vengo!» Ha preso a tremare scossa da un orgasmo molto intenso e, poiché avevo il cazzo così rigido da farmi male, appena lei ha iniziato a godere, l’ho penetrata fino alle palle con un solo affondo. Ha goduto di nuovo, all’istante! «Sì, amore, godo! Dai …dai, amore … chiavami … più forte! Sì, bravo… così!» Mentre la sentivo godere, mi è venuto di immaginare che, sotto di me, ci fosse Giulia, sua madre. Mi rendevo conto di esser un porco, ma non riuscivo a non pensare a quella grande figa di Giulia. Non che avessi a lamentarmi di Katia, ma il pensiero di aver la madre faceva sì che il mio uccello diventasse sempre più duro! Ho continuato a scoparla a lungo, facendola godere diverse volte, finché sono esploso dentro di lei e le ho riempito la fica di una quantità industriale di sborra calda, mentre lei era lì a godersi l’ennesimo orgasmo. «Accidenti, amore, che toro che sei! Oggi mi hai distrutta! Quanta foga! Per fortuna prendo la pillola, altrimenti mi avresti già messa incinta, come minimo, di quattro gemelli!» Katia mi ha abbracciato e baciato con trasporto, mentre, dalla sua fica dilatata, faceva capolino un rivolo di sperma corposo. Ho cercato di non farle capire che, dentro di me, avevo anche sognato di scoparmi sua madre. «Amore, ti amo! Avevo davvero tanta voglia di te!»
Poi, tutto d'un tratto, Katia mi ha guardato con un sorrisetto sornione e, con un'aria civettuola, mi ha parlato assumendo un tono malizioso. «Non è che, aver fatto la conoscenza di mamma, ti ha provocato questo effetto? Non saresti il primo!» Ho subito sviato il discorso cercando di convincerla dell'esatto contrario. «Amore, ma che dici! Dai, non scherzare! Lo sai che sei tu che mi fai questo effetto!» Lei mi ha dato un bacio e poi se n'è andata in bagno a pulirsi e dopo l'ho riaccompagnata a casa. Son trascorsi alcuni giorni e, preso dai miei impegni, mi son dimenticato di Giulia. Un pomeriggio, mi ero appena fatto la doccia e, mentre stavo iniziando a vestirmi, mi arriva una telefonata di Giulia che mi chiede se posso passar da lei, perché avrebbe bisogno di una cortesia. Non mi spiega nulla, ma io subito mi rendo disponibile e le dico che arrivo il più in fretta possibile. Pochi minuti dopo ero già davanti alla casa di Giulia. Mi è venuta ad aprire la porta e, per poco, non viene un infarto. Mi si è presentata davanti, con un sottile vestito di lino bianco, così attillato, che sembrava fosse nuda. Non indossava il reggiseno e i suoi capezzoli sembravano bucare la stoffa. Le cosce erano in bella mostra ed ai piedi aveva un paio di sandali col tacco a zeppa, molto alti. «Ciao Andrea, accomodati.» Mi ha detto questo, mentre mi ha dato un bacio sulla guancia ed appoggiato il florido seno sul mio braccio. Ho avuto una erezione istantanea che, ovviamente, non son riuscito a mascherare. Mi ha fatto sedere sul divano e poi si è seduta su una poltrona, proprio di fronte, accavallando le gambe e regalandomi la visione paradisiaca delle sue mutandine, talmente sottili da sembrare di non averle. Ero indeciso sul da farsi; la volevo, ma non potevo rischiare di far un passo falso; avrei perso anche Katia. Guardavo i suoi capezzoli, sembravano voler schizzare fuori dal vestito e la mia erezione cresceva sempre più. Dopo un lungo momento di silenzio, lei mi ha offerto da bere. «Posso offriti qualcosa di fresco? Una coca, una birra o del thè.» Ho accettato una birra, lei si è alzata e, nel farlo ha scavallato le cosce, mostrandomi ancor meglio il bianco del suo perizoma.
È sparita un attimo in cucina e, quando è tornata, aveva un bicchiere di tè per lei ed una birra in mano; quando me l’ha data, assieme all'apri bottiglie, nell'attimo in cui l'ho stappata, la birra è schizzata fuori, bagnandomi camicia e pantaloni. Ho subito sospettato che l’avesse agitata di proposito per ottenere questo effetto. «Accidenti, che disastro! Scusami! Guarda, che disastro…aspetta, ti pulisco subito!» Immediatamente ha iniziato a strofinarmi i pantaloni con un panno, ma, di fatto, ciò che stava strofinando era il mio cazzo. A quel punto ho rotto ogni indugio, l’ho afferrata per le braccia e l’ho attirata a me, baciandola con foga. Immediatamente ha risposto al bacio e le nostre lingue si sono inseguite e cercate, avvolgendosi in un groviglio di passione. «Adesso basta! Ti voglio! Mi stai facendo impazzire!» Lei non si è tirata indietro, anzi si è donata con tutto l’ardore possibile. «Ti voglio anch’io! Mi sei piaciuto subito, appena ti ho visto! Mi son bagnata quando mi hai stretto la mano!» In un attimo l’ho spogliata, anche perché non indossava altro che il vestito; le ho strappato il micro perizoma e l’ho messa seduta sul divano a cosce aperte. Mi son inginocchiato tra le sue cosce ed ho affondato la lingua nella sua ostrica umida. Ha subito gradito la porcella! «Sì, così, da bravo…leccami… leccami tutta! Impazzisco quando sento una lingua che mi scava nella fica!» Non avevo certo bisogno di esser spronato ed ho continuato a leccarle la fica ed il clitoride, fino a condurla all’orgasmo. «Sì, così, ancora! Ancora, dai che vengo! Andrea, mi fai venire! Vengo!» Mi son dissetato del suo miele, poi lei mi ha fatto alzare e mi ha chiesto di farle vedere il mio cazzo. «Fammelo vedere, ora… Accidenti? Che bel cazzo!» Mi ha fatto metter seduto e poi è stata la sua volta ad inginocchiarsi tra le mie gambe e, subito, ha preso il cazzo con una mano e con l’altra ha iniziato a massaggiarmi le palle ben gonfie.
Immediatamente ha preso a leccarlo da sotto e salendo su; ha iniziato dalle palle, guardandomi negli occhi. Mi ha sorriso ed io non ho resistito. «Dimmi, zoccola, quanto ti piace il cazzo?» Lei mi ha risposto senza smettere di leccarlo. «Tantissimo! Lo adoro! Sì… adoro il cazzo e mi piace com'è il tuo: bello, grosso e duro come la roccia!» Poi se lo è infilato tra le labbra, succhiandomi la cappella e facendomi gemere di piacere. «Accidenti, che bocca calda! Sei davvero una gran bocchinara!» Ha iniziato a succhiarmi il cazzo con estrema maestria, regalandomi uno dei più bei bocchini della mia vita! Ovviamente era più brava di Katia che, in fatto di pompe, si era rivelata una vera esperta. Sentivo la lingua che non smetteva un attimo di frullare, mentre le labbra andavano su e giù lungo l’asta, insalivandola completamente. Ho cercato di resistere il più a lungo possibile, ma lei, d'un tratto, se lo è tolto un attimo dalla bocca e mi hai esortato a sborrarle in bocca. «Lasciati andare: ho sete! Voglio poter assaporare tutta la tua crema, tutta, fino all'ultima goccia! Dai, schizzami in bocca!» Allora mi son lasciato andare e sono venuto nella sua bocca. «Cazzo, così mi fai venire! Sto sborrando! Vengo, dai bevi!» Raccomandazione inutile perché, senza mollare la presa, ha ricevuto in gola tutta la mia copiosa sborrata, inghiottendo tutto con gusto. «Uhmmm… che buona! Densa, cremosa e tanta…proprio come piace a me!» Mi ha ripulito completamente la cappella ed ha continuato a succhiarlo per mantenere l’erezione. Poi ha reclamato la sua parte. «Ora mi scopi…. lo voglio tutto dentro…sì, tutto, fin in fondo!» Subito si è alzata, mi è salita sopra e si è infilata la cappella nella sua fica fradicia. Era talmente bagnata, che son entrato senza alcuno sforzo; mi son trovato immerso in una fica che sbrodolava umori senza fine. Ha subito serrato i muscoli vaginali intorno all’asta ed ha iniziato a mungerlo cingendolo in una dolcissima morsa. Da sotto spingevo la cappella quanto più in profondità possibile, finché l’ho sentita arrivare alla bocca dell’utero e questo l'ha fatta godere come una cagna.
«Oddio, quanto ce l'hai grosso! Mi sfondi tutta! Dai, così fin in fondo! Dai… sì, dai…scopami…sfondami! Ora vengo!» Naturalmente non mi son risparmiato e l’ho sfondata il più possibile. Prendilo tutto, troia! Sì…tieni, troia…dimmelo che sei una troia…dimmelo!» In preda ad un vero e proprio delirio erotico, ha ammesso la verità. «Sì, sono una troia e voglio esser la tua troia, perché hai dimostrato di esser un gran porco: ammettilo che ti piace di poter chiavare la mamma della tua ragazza! Non è vero porco?» Nel sentire le sue parole ho aumentato l’intensità delle spinte, fino a farle quasi male. Sì, mi piace scoparla … anzi sfondarla! Voglio anche farti il culo! Sì, il culo, voglio rompertelo, perché sei una gran maialona!» Ormai domata, non mi ha negato nulla. «Sì, sì, dai, scopamelo…aprimelo in due! Spaccamelo tutto, che mi fa impazzire prenderlo nel culo!» Mi sono sfilato e lei si è subito messa a pecorina, aprendosi le chiappe con entrambe le mani. Col cazzo duro da farmi male, lucido dei suoi umori, l’ho afferrata per i fianchi, le ho appoggiato la cappella sul buco pronto ed ho spinto con forza. «Aaaaahhhhhiii! Cazzo, come sei grosso! Era da tempo che non ne prendevo uno cosi grosso! Piano, che mi rompi! Però non ti fermare… sì, dai, continua! Bravo, sì, dai… mettimelo tutto dentro!» Giulia era a pecora con le chiappe aperte ed io, con due spinte decise, le ho affondato il cazzo tutto nel culo, fino alle palle. Me la stavo chiavando di gusto, quando, d'un tratto, è apparsa Katia! Grande è stata la mia sorpresa nel sentir la sua voce provenire da dietro. «Bravi! Davvero bravi e tanto porci! Siete proprio dei maiali! Scopare alle mie spalle! Mamma sei proprio una zoccola!» Mi si è gelato il sangue. Poi mi son girato e son rimasto ancor più sorpreso quando ho visto che la mia Katia non era affatto arrabbiata, ma si è spogliata completamente in un attimo e si è avvicinata sorridendo, con le sole autoreggenti a rete e le scarpe col tacco a spillo, da troia. «Mamma sei una grandissima troia! Volevi goderti il mio cazzone tutta da sola? Dimmi: ti piace? È come piace a te?»
Senza attendere la risposta è andata a baciare in bocca sua madre, che le ha restituito prontamente il bacio. Io son rimasto basito, ma sempre con il cazzo durissimo infilato nel culo di sua madre, senza riuscire a dir una sola parola, fin quando Katia mi ha scosso, baciandomi. «E tu: cosa fai lì imbambolato? Dai, non esitare! Incula questa troia! Le devi rompere il buco del culo!» Mi son ripreso dallo stupore ed ho ricominciato a pompare il culo di Giulia, mentre la mia bella fidanzata si metteva a cosce spalancate davanti al viso di sua madre, che ha subito preso a leccarle la fica, mentre lei, sostenendo la parte di una persona adirata, ci spronava a far godere anche a lei. «Siete due maiali! Dei porci! Volevate divertirvi senza di me, eh? Ebbene ora vedrete come vi punisco! E tu… vacca, leccami bene!» Vederle leccarsi a vicenda, mi ha dato il colpo di grazia; non ho resistito e son venuto nel culo di Giulia con un fiume di sborra. «Godo…sborro! Eccomi …troie…sborro!» Quasi contemporaneamente, sia Katia che Giulia hanno raggiunto l'orgasmo anche loro. Il tempo di sfilarlo dal culo di Giulia ed il mio cazzo è stato subito preso in bocca da Katia, che ha reclamato subito la sua parte! «E no bello! Non crederai di aver finito qui! Adesso voglio esser montata sia in fica che in culo! Te lo avevo detto che ti avrei punito!» Subito dopo avermelo preso in bocca e succhiato come un’idrovora, Giulia si godeva i miei coglioni nella bocca. Quella pompa fantastica a due bocche ha sortito l’effetto di renderlo subito durissimo. A questo punto ho preso in mano la situazione. «Dai, girati, puttanella! Ma chi credi di fregare? Son sicuro che voi due eravate d’accordo! Adesso ti faccio sentire io come te li aggiusto questi buchi, zoccola quanto lei!» Un attimo dopo ero già ben piantato nella sua fica bollente. Mentre la pompavo, Giulia mi ha voluto chiarire.
«Erano anni che cercavamo uno stallone per entrambe: avevamo deciso di trovarne uno che montasse sia l'una che l'altra. Non è vero, amore mio?» Katia le ha sorriso compiaciuta. «Certo, mamma e che dici: ho scelto bene? Non pensi che tutto questo sia qualcosa di meraviglioso? Hai sentito come scopa! Per me sarebbe quello ideale, ma chissà se lui vorrà prestarsi al gioco.» In quel momento non le ho prestato troppa attenzione, perché ero intento a chiavare la fica di Katia, che godeva come una vacca, chiedendomi di sfondarla sempre di più e più forte. «Sì, cazzo, dai: sbattimelo tutto dentro! Voglio sentire che mi sfonda tutta! Sei un toro magnifico! Continua! Dai, che vengo! Amore, vengo!» Le ho dato il tempo di godersi l’orgasmo, poi l’ho sfilato e gliel’ho puntato decisamente sul culetto; gliel'ho spinto dentro con forza, affondando fino alla radice. Giulia che mi aveva aperto le chiappe della figlia, mi ha esortato a fare un buon lavoro. «Così, bravo, inculala! Falle sentire che sei un robusto toro che la monta meglio di una vacca! Dai, così, falle capire chi comanda: rompila tutta!» Accidenti! Son rimasto colpito dal fatto che sentivo una madre che incitava il genero a sfondare il culo della figlia, mentre si è sdraiata davanti a lei per farsela leccare, mentre lei si masturbava con tre dita ben piantate dentro! Con l'eccitazione alle stelle, mi ha spronato ad una lussuria tale da non farmi più resistere e, dopo averla sentita godere ancora una volta, mi son svuotato nel culo di Katia. «Amore, sborro! Accidenti, non resisto! Siete due zoccole incredibili.» Le ho schizzato dentro quel po’ di sperma che mia era avanzato nelle palle, dopo la chiavata fatta con la madre, poi son crollato sfinito. Sono scivolato fuori e mi son sdraiato senza fiato con loro due che, dopo essersi guardate appena un attimo in faccia, si son abbracciate felici. Siamo rimasti per diversi istanti in silenzio, era udibile solo il nostro respiro affannoso, poi, le due puttanone mi son venute vicino ed hanno cominciato a far le zoccole con me. Katia mi ha baciato con molto trasporto. «Allora, amore, ti è piaciuta la sorpresa? Spero che avrai capito che era tutta una messinscena; io ero nell’altra stanza.»
Anche Giulia mi ha dato un bacio ed ha chiesto conferma. «Spero che non sarai adirato con noi per questo piccolo tranello.» Ho finto di esser adirato mentre in realtà gongolavo, ero strafelice! «Dovrei sculacciarvi tutte e due! Ammetto però che la sorpresa mi è piaciuta molto e mi ha anche eccitato al massimo. A questo punto, vorrei capire come si evolve il nostro gioco. Prima avete parlato di qualcosa che vorreste condurre insieme, qualcosa che sembra riguardare entrambe voi due!» Si sono guardate in faccia e poi è stata Katia a rompere il silenzio. «Hai ragione caro, hai diritto ad un spiegazione; dai mamma, fallo tu!» Giulia ha iniziato il discorso. «Quando avevo 16 anni, mi ero perdutamente innamorata del mio professore di matematica e, sfidando tutto e tutti, ci sono andata a letto; mi è piaciuto così tanto, che mi son lasciata ingravidare senza esitazione. Lui voleva un figlio ed io l'ho accontentato. Non mi è importato nulla sfidare il mondo pur di farlo felice e, quando è nata Katia, lui è impazzito di gioia. Sapeva di non poter rivelare al mondo che lui era il padre della mia bambina, perché ero minorenne, però mi ha fatto giurare che l'avrei cresciuta a modo mio, libera e indipendente, ma sempre legata a me per tutta la vita. L’ha resa sua erede universale ed il suo ingente capitale ci ha permesso di vivere agiatamente, senza problemi, dopo la sua morte. Noi due abbiamo fatto un patto, che è quello che ti ho accennato prima: chi prende lei, prende anche me o, chi prende me, prende anche lei! Abbiamo avuto altre tre esperienze, ma sono state tutte molto negative. Il primo era innamorato di me, ma non voleva Katia tra i piedi. Il secondo voleva Katia, ma non me. Il terzo, quando è venuto a conoscenza di questo nostro accordo, ci ha definite delle perverse e se l'è filata. Avevamo quasi perso le speranze, quando Katia ha conosciuto te e mi ha riferito che nutriva buone speranze con te, così ti abbiamo teso questo piccolo tranello; ora siamo in attesa del tuo pensiero.» Sono rimasto sbalordito ma, nello stesso tempo, oltremodo eccitato. Al solo sentire che avrei potuto avere queste due troie a mia completa disposizione, il mio cazzo è tornato di nuovo rigido.
«Non mi riesce di credere reale questa vostra determinazione; è talmente incredibile, quanto infinitamente coinvolgente, che mi sembra di vivere un sogno. Praticamente potremo vivere insieme, in tutta libertà e goderci la vita facendo sesso senza alcun sentimento di gelosia? È certo che non vi stiate di nuovo prendendo gioco di me? Voglio dire: state parlando in tutta serietà? Perché, se parlate seriamente, la mia risposta non può che esser affermativa! Giuratemi solo che non mi state prendendo ancora in giro!» Katia mi bacia e mi abbraccia forte, con gli occhi pieni di lacrime di gioia. «Se lo vorrai, da oggi noi due siamo le tue troie. Potrai far di noi quello che vorrai, in cambio, però, non dovrai mai farci mancare questo bel cazzone!» Per me è iniziato il momento più bello della mia vita; adesso mi godo queste due splendide donne. Giulia si è rivelata una gran troia a letto e, senza prevaricare sua figlia, il nostro gioco procede nel migliore dei modi. Da un po’, Katia ha espresso il desiderio di sposarmi e poi di esser ingravidata, perché vuole dei figli; penso che la accontenterò il più presto possibile.
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