Una donna diversa dentro di me!

Chapter 6 - il sacrificio.

Tuo marito non è ancora un cornuto consapevole, come tuo suocero

P
pennabianca

1 year ago

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Mi chiamano un taxi, perché nessuno mi vuole accompagnare per quanto odoro di sborra. Esco, salgo sul taxi e mi faccio condurre nel parcheggio, dove è ferma la mia auto. Il tassista, un tizio abbastanza anziano, mi guarda e, mentre viaggia, mi scruta attraverso lo specchietto. Cerco di pulirmi un po' e vedo che lui annusa: è chiaro che ha capito che son tutta piena di sborra. Il tragitto è breve e, quando arriva, gli chiedo l'ammontare della corsa. Lui scende dalla vettura, mi apre lo sportello e, mentre scendo, gli regalo la visione delle mie cosce nude. Lui mi blocca fra il sedile e lo sportello, mi guarda e mi dice che, se voglio, posso pagare anche diversamente. Io per un attimo non capisco, ma quando lui mi presenta davanti alla faccia il suo cazzo duro, resto sorpresa ed a bocca aperta, che subito viene riempita dal suo cazzo. «Dai, troia, succhia anche il mio, succhia, puttana!» Sono stordita e quasi non mi rendo conto che lui mi tiene la testa e mi scopa velocemente in bocca. Fortunatamente sborra poco dopo e mi inonda bocca e viso di crema densa e acidula. Ho un colpo di tosse, perché me ne va un po' di traverso. Lui sorride e mi fornisce dei fazzolettini. «Cazzo, sei davvero piena! Ti devono aver scopato tantissimo per riempirti così. Dai, pulisciti, che fai quasi schifo!» Scendo e, malferma sulle gambe, entro nella mia vettura e torno a casa. Per fortuna, Paolo non è ancora tornato e solo allora vedo un messaggio sul cellulare che mi informa di aver avuto un'emergenza al lavoro, che si è recato alla centrale e che tornerà appena possibile. Mi faccio una doccia e butto via sia le autoreggenti, rotte e inzuppate di sperma, che il perizoma, che è fradicio allo stesso modo del vestito, che ripongo in una busta, nascosto per non farglielo vedere. Lunedi lo porterò a lavare. Sono distrutta con i buchi che tumefatti ed irritati, li sento aperti e dilatati e ho terrore che non si richiudano, permettendo che Paolo possa accorgersene. Mi addormento sfinita. Quando mi sveglio, la mattina dopo, mi rendo conto che non ho sentito tornare Paolo, che dorme accanto a me. Lo guardo e tornano in me sentimenti di colpa nei suoi confronti. Non si merita quello che sto facendo, decido che, in qualche modo, devo aiutarlo. Silenziosamente mi vesto. Indosso i miei collant, jeans, un maglioncino e scarpe da ginnastica e vado a riprendere i miei figli. Ad aspettarmi, trovo solo Anna, perché Angelo ha portato i bambini al parco che si trova vicino casa loro; mi offre un caffè e, mentre lo stiamo sorseggiando, mi assale di nuovo quel disagio, perché ancora, dentro di me, son presenti le forti sensazioni che ho provato la sera precedente. Lei mi osserva e, forse, se ne accorge: la cosa mi intimidisce e, nello stesso tempo, mi fa tremare ancor di più. Tengo lo sguardo abbassato e cerco di sviare i suoi occhi, ma lei mi si avvicina e mi chiede, con voce calma e pacata, com'è stata la mia serata. Io, sempre con lo sguardo basso, le rispondo che è andata abbastanza bene, considerando il fatto che le persone con cui son uscita, in fondo, le conosco quasi da sempre, anche se vi erano altre due persone nuove. In ogni caso, abbiamo parlato molto ed a lungo di lavoro. Lei sorride e, dopo avermi sollevato il viso, agendo con le dita sul mento, mi fissa dritto negli occhi e la sua voce continua ad esser calma e tranquilla, ma le sue parole sono decisamente dirette. «Sharon, figlia mia, capisco che di certo la serata deve essersi conclusa molto tardi, perché hai un'aria stanca e affaticata, e, detto fra noi, son convinta che, nel “tuo letto”, ci sei tornata molto tardi.» Il suo tono è allusivo ed io continuo a tenere lo sguardo basso, cercando di non incrociare i suoi occhi, ma lei continua ad insistere. La guardo, annuisco dicendo che, sì, è stata abbastanza faticosa. Lei mi sorride e dice che devo, in qualche modo, mascherare le profonde occhiaie che ho sul volto, indice di qualcosa di più di una serata stancante. La guardo, mentre sento tremare il mio cuore e, brividi di paura percorrono il mio corpo. Lei intuisce che ho i sensi in tumulto, mi abbraccia e mi rassicura. «Gioia mia, nella vita bisogna far dei sacrifici per mantenere una famiglia e son sicura che, se lo hai fatto, e son certa che lo hai fatto, era giusto così e, quindi, non starò qui né a rimproverarti né a farti la morale, ma vorrei solo sapere come sono andate le cose.» La guardo ed avverto un profondo disagio, perché capisco che sono alle strette e dovrò confessare tutto ciò che è successo e questo mi preoccupa non poco. Lei mi vede titubante e continua ad insistere.

«Paolo ti ha vista in queste condizioni? Spero di no! Perché la tua faccia è tipica di una persona che ha avuto molto da divertirsi fino allo stremo.» La guardo e dai miei occhi due lacrime scendono e mi rigano il volto. Lei intuisce il mio stato d'animo ed il disagio da cui sono attanagliata, allora mi abbraccia e, tenendomi per mano, mi porta sul divano. Sedute una accanto all'altra, lei mi invita a raccontarle tutto quello che è successo. «Sharon, dai, sfogati un po', altrimenti sarà tutto più difficile. Stai tranquilla che non è successo niente di grave e, anche se hai scopato con qualcuno, come ho detto prima, sicuramente la cosa doveva presentarsi necessaria. Ora raccontami tutto, per filo e per segno, senza tralasciare nulla; voglio sapere tutto nei minimi dettagli, perché ho la netta sensazione che tu stai vivendo un momento molto particolare e, considerata la tua totale inesperienza, non vorrei che tu commettessi degli errori irreparabili. Fidati, gioia mia, perché hai bisogno di qualcuno con cui sfogare i tuoi dubbi, le tue incertezze. Tuo marito non è ancora un cornuto consapevole, come tuo suocero e, essendo molto geloso, non vorrei che ti trovassi nei casini.» Appoggio la mia testa sulla sua spalla e, con voce incerta, le descrivo tutta la serata, di come mi hanno scopato, di come ho goduto, di come mi hanno aperto il culo e anche del bocchino fatto al tassista. Lei mi guarda, mi stringe a sé e mi dice che non mi devo rimproverare di nulla, perché quello che avrei fatto è stato per una giusta causa: era la cosa giusta da fare in quel momento. «Anch'io, al tuo posto, mi sarei comportata così, come hai fatto tu. Adesso dobbiamo solo valutare come mettere a profitto il sacrificio fatto.» Lei mi guarda e mi chiede se ho qualche idea su come agire in conseguenza del discorso suggerito da Augusto. «Che idea ti sei fatta, soprattutto sul discorso di aiutare Paolo, come ti ha suggerito Augusto?» La guardo e prendo atto che forse è proprio questo il modo per alleggerire i miei sensi di colpa nei confronti di mio marito, cioè aiutarlo a poter vivere e lavorare in maniera più tranquilla e serena, quindi mi dichiaro disponibile ad incontrare questa persona altolocata, ma non ho la più pallida idea di come organizzare la cosa. Lei mi guarda, mi conferma che era certa della mia disponibilità, così, in un certo qual modo, aveva già predisposto qualcosa finalizzata alla realizzazione di quanto necessario. «La persona che dobbiamo incontrare si chiama Alberto; è un grandissimo amico di Augusto. Naturalmente tutto dev'esser fatto in maniera discreta e molto riservata.

In tal senso, mi son permessa di studiare un po' come metter in pratica questa cosa; ho chiesto ad Alberto quale potrebbe esser il giorno giusto per giungere a questo incontro. Augusto mi ha riferito che, mercoledì sera, sarebbe perfetto.» La guardo e le chiedo che fare per organizzarmi, in considerazione anche dei turni che avrà Paolo quella sera. Lei mi risponde che, in pratica, è già tutto organizzato, perché Alberto è sicuro che Paolo quella sera sarà impegnato nel lavoro fino a tardi e, per quanto riguarda i figli, non ci sono problemi in quanto, quando io uscirò dal lavoro, andrò direttamente a casa loro e Angelo porterà i bimbi a casa, dove lo raggiungerò una volta che la serata si sarà conclusa. «Così avremo casa libera e potremo organizzare l'evento in maniera perfetta.» La guardo e le rispondo che mi sembra una buona idea, ben strutturata. L'unica cosa è che dovrò portare il vestito, il migliore che ho, in lavanderia, perché a seguito dei fatti accaduti si era alquanto sporcato. Lei mi guarda e mi chiede in che modo si è sporcato. Mi imbarazza risponderle ma lei insiste, così le dico che l'ho nascosto in macchina, dentro una busta. Lei insiste che lo vuol vedere e così lo vado a prendere. Quando glielo faccio vedere, mi guarda un po' stupita e mi rivolge una domanda secca e precisa. “Sharon, ma quanti cazzi ti sono venuti addosso, ieri sera?” La guardo sbigottita, lei insiste ed io, abbassato lo sguardo, le rispondo con un fil di voce: tutti e quattro! Ora è lei a guardarmi decisamente sbigottita. Aggiunge che non posso portare il vestito in lavanderia, perché ciò che ha intuito lei, lo capirebbe anche la lavandaia e sarebbe come sputtanarsi. «Non ti preoccupare per questo vestito, ci penserò io a farlo tornare lindo e pulito per mercoledì. Intanto, però, tu vieni con me, fammi dare un'occhiata, perché, se ti sei fatta scopare da quattro cazzi, di certo i tuoi buchi hanno bisogno di un serio ed approfondito controllo.»

 Mi prende per mano e mi porta in camera sua. Poi mi obbliga a spogliarmi. La guardo un po' incerta, ma lei con tono deciso, mi obbliga a mettermi completamente nuda. Mi fa sedere sul letto e, dopo avermi sfilato i pantaloni e le mutandine, mi fa sollevare le gambe e scruta con attenzione i miei buchi. «Gioia, se ti sei presa quattro cazzi, sicuramente la tua topina dev'esser un disastro, quindi voglio darvi una più approfondita occhiata.» Mi osserva e vede che, tutto sommato, sta meglio di come pensava. «Sharon, dimmi la verità: mentre ti scopavano, ti son venuti subito dentro? Perché, da come vedo la tua micetta, direi che non ci sono particolari problemi. Solo un po' di arrossamento, dovuto al fatto che quattro cazzi li senti senz'altro. Ora ti metterò della crema, perché non è escluso che mercoledì e, sul finire della serata, ci sia la possibilità di dover scopare anche con queste persone.» Mi lascia per un momento sul letto, a cosce larghe. Mi sento profondamente a disagio, perché non mi è mai capitato di trovarmi così davanti a lei. Esce dal bagno che ha in camera, e tiene in mano una piccola confezione di crema, poi si inginocchia e, usando il dito pollice, me la spalma sia sulle labbra della fica che sul buco del culo. Quando sento il contatto del suo dito ho un sussulto e lei mi invita a star calma. «Calmati piccola, non è niente; è solo un po' di crema per lenire l'irritazione, perché, fortunatamente, i maschi che ti hanno scopato, sapevano il fatto loro e, dopo averti penetrato, ti hanno sicuramente sborrato subito dentro, facendo in modo che la tua fica fosse ben lubrificata. Con gli orifizi ben oliati, ti avranno fatto godere tantissimo, dal momento che ho potuto constatare quanto sei ancora sensibile. Alla fine, anziché ritrovarti delle piccole piaghe o delle abrasioni, dovrai combattere solo con un certo arrossamento della parte, che, questa sera, sarà già quasi del tutto sparito. Evita, se puoi, di far sesso con Paolo, almeno oggi. Domani, già dovrebbe andar meglio. Adesso puoi rivestiti, perché a vederti così, mi fa un certo effetto.» La guardo senza capire, ma lei non mi dice altro ed esce dalla camera. Mi rivesto. Appena torno in cucina, sento la porta che si apre ed entra Angelo con i bambini, che corrono ad abbracciarmi felici. Li saluto e, con i miei figli, me ne torno a casa, dove trovo Paolo che si sta facendo la doccia. Quando mi raggiunge, gli sto preparando il pranzo e non ho il coraggio di guardarlo in faccia. Per superare il disagio, gli chiedo di parlarmi della sua emergenza. Mi racconta che, improvvisamente, sul suo cellulare, e quello di altri tre colleghi, è comparso il messaggio che li obbligava ad andare direttamente in centrale. Era di guardia Eduardo, un giovane assunto da poco con poca esperienza. Si trattava solo di una turbina che aveva un piccolo problema e che, con un po' di esperienza, avrebbe potuto risolvere anche da solo, senza mettere in allarme la centrale. Qualcuno dei vecchi ha commentato che Eduardo, avendo una moglie bella e già incinta, sicuramente si troverà con una nota di demerito sullo stato di servizio. Ma, essendo lui un novizio, la cosa potrebbe incidere sulla sua definitiva assunzione. Io lo ascolto e, sento, dentro di me, tremare il mio cuore, perché mi rendo conto che quel bastardo del loro capo, li sta mettendo tutti, in qualche modo, a disagio. Mi rendo conto che sarebbe il caso di porre rimedio a questo vile ricatto. Pranziamo in men che non si dica, perché lui, guarda caso di sabato sera, è sempre di turno alla centrale e questo perché non fa parte del cerchio magico di quelli che leccano il culo a quel bastardo del suo capo. Mi riprometto che anche questa cosa deve finire in un modo o nell'altro. La sera, quando torna, è abbastanza tardi. Lo aspetto dopo aver messo a letto i bambini, lo bacio, lo abbraccio e insieme andiamo a letto. È stanco morto e si addormenta immediatamente, mentre io resto un po' a riflettere. Prima del suo ritorno ho controllato la mia topina ed ho visto attraverso uno specchio che l'irritazione è quasi del tutto scomparsa, proprio come aveva previsto Anna; inoltre i miei buchetti, si son richiusi, mentre sento ancora la fica un po' sensibile. Ripenso al contatto delle dita di Anna e questo mi procura un brivido, soprattutto quando ho sentito le sue mani accarezzare i petali della mia rosa e questo mi ha fatto sussultare. La domenica mattina, ci svegliamo presto, e Paolo si stringe a me, mi bacia, mi guarda dritto negli occhi, poi mi bacia quasi con furore. «Sharon, mi hai mai tradito?» Dentro di me ho il terrore di aver commesso qualche sbaglio e lui si sia reso conto che ho fatto sesso con altri. Allargo le cosce, allungo le mani, afferro il suo membro e me lo infilo dentro. È una sensazione completamente diversa, sentire lui, dopo che sono stata a lungo penetrata da tutti gli altri quattro. Mi piace però, sollevo le gambe, le annodo dietro la sua schiena e lo incito a scoparmi forte. «Dai, fammi godere! Spingilo fino in fondo: fa impazzire la tua donna! Dai, dai, altrimenti davvero cercherò qualcun altro che mi faccia godere più di te.» Non gli ho mai parlato in questo modo, ma vedo che la cosa lo sorprende e lo fa ingelosire tantissimo, al punto da scoparmi da vero maschio. Mi guarda con occhi di fuoco, mentre mi scopa con furore. È troppo eccitato e, ad un tratto, esplode dentro di me, con un orgasmo travolgente. Rimane sdraiato sul mio corpo sfinito, mentre il suo cuore batte a martello. Poi si solleva, scende senza dir niente e va in bagno a pulirsi; io resto lì a cosce aperte, con la fica che ancora freme, scossa dal piacere; mi cola la sua sborra e questo mi riporta con la mente alla sera prima. Sono eccitatissima. Ma lui sembra non accorgersene. Per il resto della giornata, lui rimane in silenzio, pensieroso, anche se continua a giocare con i bambini. Ho paura che si sia accorto di qualcosa; mi sento molto in pena e tesa, ma lui non si sbottona e, niente.

Il lunedì mattina ne parlo con Anna, la quale mi dice di non preoccuparmi, perché tutto questo sicuramente è dovuto a questo periodo difficile del suo lavoro. Vado in ufficio e... sorpresa: non devo succhiare nessun cazzo. La cosa mi stupisce non poco, ma non sarò certo io a cercar qualcosa. Giulio ha provveduto a convocare, tramite un'agenzia di collocamento, alcune candidate per prendere il posto da me lasciato libero come segretaria. Insieme ne selezioniamo tre, che sembrano aver i maggiori requisiti. La prima che ricevo nel mio ufficio, arriva vestita da sembrare una battona appena salita dal marciapiede e, inoltre, parla in maniera alquanto volgare e non suscita alcun interesse, almeno in me. La seconda, invece, sembra esser una persona molto altezzosa, boriosa e piena di sé. Parla come se, al mondo, solo lei sapesse fare determinate operazioni e questo la rende alquanto antipatica. Inoltre il suo tono di voce è alquanto supponente e poco consono a ciò che vado cercando. La terza è una giovane ragazza, si chiama Silvia ed è appena diplomata; ha l'aria timida, ma è anche molto carina. È una bella ragazza, con un bel fisico slanciato e le curve al posto giusto, ma dimostra di esser totalmente inesperta e questo mi induce ad accettar lei come candidata, perché mi permetterà di plasmarla a mio piacimento. Con il pieno accordo degli altri due, che lasciano a me libera scelta, decido di accettare Silvia, come possibile segretaria. La convoco nel mio ufficio e le faccio lo stesso discorsetto che aveva fatto a me Rosa, a suo tempo. “Signorina, ho bisogno di una segretaria che sia sveglia, attenta, e molto precisa. Il suo abbigliamento dovrà esser sobrio, elegante e, allo stesso tempo, morigerato. Non mi serve una segretaria sexy che metta in mostra tutte le sue grazie, ma voglio una donna che sia capace e responsabile di quello che fa, perché in questo ufficio ci passa tanta gente e una che metterebbe in mostra le sue grazie, non serve al nostro scopo. Se lei è disposta ad accettare tutto questo, da lunedì potrebbe cominciare a lavorare per noi.” Lei mi guarda sorride e mi dice che è perfettamente in sintonia con i miei desideri, avendo avuto già due brevi esperienze con altri datori di lavoro che, dopo poche ore che lavorava per loro, avevano già allungato le mani e si erano messi a palpare il suo culo. La guardo e mi rendo conto dalla sua grande ingenuità, ma non dico nulla, tanto ci penseranno Sandro e Giulio a farle cambiare idea.

 

 

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