Chapter 7 - La resa dei conti.
Ed io? Come potrò convivere con questi sensi di colpa per essermi prostituita per lui? Mi consola solo il fatto che lo amo ed è per lui che l’ho fatto.
1 year ago
Il mercoledì sono abbastanza tesa in ufficio: le cose girano nel modo giusto. Quando esco dal lavoro, mi reco immediatamente a casa di mia suocera e trovo che tutto è pronto ed organizzato. Dopo che Angelo se n'è andato con i miei figli e noi due ci siamo finalmente vestite e siamo pronte, io mi sento particolarmente tesa e nervosa, ma lei mi dice che devo rilassarmi, perché è certa che andrà tutto bene. Arriviamo puntuali e due maschi di bell'aspetto sono lì ad attenderci. Conosco Alberto e ne valuto l'aspetto curato. La cena si svolge in maniera molto simpatica ed allegra: parliamo di tante cose, ma, soprattutto, lui si interessa molto a me e mi chiede notizie sul mio lavoro, della mia posizione sociale, dei miei impegni ed anche di mio marito. Passiamo circa due ore in loro compagnia senza che accada nulla di sconveniente, anzi, veniamo trattate come due regine e, anche se c'è qualche piccola allusione, nessuno dei due mette in atto cose sconvenienti nei nostri confronti. Quando se ne vanno, io ed Anna ci diamo uno sguardo; entrambe siamo rimaste alquanto sorprese dal fatto che nessuno dei due abbia, in qualche modo, fatto delle avance nei nostri confronti. Nel lasciarmi, Alberto ha detto che avrebbe comunque indagato a fondo sulla questione e che, presto, avrei avuto notizie direttamente da lui. La mattina del giorno dopo, mentre sono in ufficio, mi chiama al telefono e mi chiede se ho tempo per un caffè. In quel momento non sono molto impegnata, Sandro non c'è, perché ha impegni con la moglie, Giulio è alle prese con un cliente, quindi scendo al bar sotto di noi. Lui però non mi invita a prendere il caffè, perché ha poco tempo come me, allora lo raggiungo nella sua auto che è parcheggiata nell' immenso piazzale che il nostro edificio condivide con un centro commerciale e, appena salita in auto, lui si sposta nel parcheggio sotterraneo, in un angolo assolutamente defilato e discreto. Mi parla dicendomi che ha già indagato sulla faccenda e che, forse, è un po' più complicata di quello che pensava. Naturalmente possiamo anche lasciar perdere. «Naturalmente possiamo anche procedere, ma, per raggiungere lo scopo, ci vorrà un po' di pazienza e, soprattutto, la mia collaborazione.» Lo guardo e gli dico che sono disposta a fare qualunque cosa, purché la situazione lavorativa di mio marito migliori. Lui sorride, mi guarda, poi le sue parole mi appaiono alquanto strane.
«Sei veramente disposta a far qualunque cosa?» Annuisco e gli garantisco la mia piena disponibilità a qualunque sacrificio. Mi guarda e mi dice che mi mette alla prova. Apre la patta dei pantaloni e mi sfodera uno splendido uccello, abbastanza lungo. Non grosso come quelli che ho preso dai quattro che mi hanno scopato di recente, ma comunque è un bel cazzo e di tutto rispetto. Lo guardo stranita; non mi aspettavo certo una simile situazione. Cerco di far la preziosa e di sottrarmi a quello che penso che lui voglia da me. “No, la prego… Non voglio, sa che ho un marito…” Mi guarda, mi sorride e, con fare bonario, mi dice che, per raggiungere certi obiettivi, sono necessari certi sacrifici. Io gli avevo assicurato che ero disponibile a qualsiasi sacrificio ed ora era il caso di iniziare a vedere se veramente voglio la serenità di mio marito. Cerco di opporre una seppur inutile resistenza. “No la prego! Io non… Non vorrei...io la prego, no!” Mi costringe ad abbassare la testa fino al suo grembo, nel frattempo lo ha tirato fuori e mi dice di prenderglielo in bocca. Il suo tono di voce è cambiato adesso. “Succhiamelo e sbrigati, che non abbiamo molto tempo!” Inizio a leccarlo piano, sento che si indurisce sempre più. Lo lecco dalla base alla punta e, quando è divenuto bello turgido, lo imbocco tutto, cominciando un lento su e giù. Lui è soddisfatto. “Brava lo succhi proprio bene. Sbrigati, dai, che voglio sborrare. Ti ho detto che non abbiamo molto tempo!” Mi appoggia di nuovo la mano sulla testa, costringendomi ad aumentare il ritmo e, in un attimo, sento che sta venendo. Non lo voglio ingoiare e, quindi mi ritraggo, facendogli imbrattare la pancia dal suo stesso seme. Si arrabbia, e mi costringe a leccare e pulire, cosa che faccio rapidamente, per poi tornare in ufficio. Dentro l’ufficio, mi sento alquanto sconvolta; non mi aspettavo una cosa del genere. Anche se, comunque, tenevo in conto che questo sarebbe successo, se tutto fosse rivolto a questo solo, sarebbe già un gran risultato. Mi rimetto al lavoro e, quando è quasi ora della pausa pranzo, lui mi chiama di nuovo al telefono e mi dice che ha già trovato il modo per risolvere il problema di mio marito e che, se desidero risolvere la cosa in fretta, ci possiamo vedere durante la pausa pranzo. Mi dà appuntamento nel parcheggio sotterraneo, dove gli ho fatto il pompino. Accetto e lo raggiungo. Quando arrivo sul posto, lo trovo in compagnia di un'altra persona e resto alquanto sorpresa. Lui, senza dir niente, mi prende per mano e mi fa salire, insieme all'altro, sul sedile posteriore della sua auto e, così, mi trovo in mezzo a due maschi. Mi presenta l'altro: «Lui è Bruno, il capo ufficio di tuo marito.»
Sono terrorizzata, perché non avrei voluto trovarmi in questa situazione. L'altro sorride e, con un ghigno sadico, mi guarda e commenta. «Dunque, sei tu la puttanella di Paolo. Ora verificheremo se veramente vuoi bene a tuo marito!» Senza aggiungere altro, apre i pantaloni e mi trovo davanti un cazzo di misure mai viste: molto lungo, ma, soprattutto, molto grosso e questo mi terrorizza un po'. È veramente enorme! Alberto, che siede dietro di me, appoggia la sua mano sulla mia testa e me la spinge contro quella colonna di carne, esortandomi a replicare ciò che avevo fatto, qualche ora prima, a lui. «Adesso, puttanella, succhialo! Fagli provare tutta la tua bravura a far pompini.» Cerco di sottrarmi a quella imposizione, ma a vedere quell'enorme palo mi aveva provocato una fitta alla micetta ed ho provato ad immaginare quali sensazioni mi avrebbe trasmesso al sentirlo tutto dentro al ventre. Lui mi spinge ed io, seppur riluttante, mi abbasso, apro la bocca e faccio sì che la punta di quel cazzo mi raggiunga la gola. Mi trovo a succhiare quella grossa verga che lui mi spinge fin in fondo. In effetti è talmente grande che, solo con una certa fatica, riesco a tener in bocca la punta, e di tanto lui se ne compiace alla grande. «Che bella bocca che hai, puttanella! Adesso succhialo bene, perché non vedo l'ora di scoparti!» All'ipotesi appena esternata, vengo assalita da tremiti che non so distinguere se di paura o piacere. Glielo lecco e pompo un po', mentre, intanto, Alberto, da dietro, ha sollevato la gonna e, quando ha messo una mano fra le mie cosce ed ha scoperto che non indosso intimo, ha un'esclamazione di gioia.
«Accidenti! La puttanella non indossa l’intimo! Allora la voglio provare subito.»
Senza aggiungere altro, apre i pantaloni, tira fuori il cazzo e, con un colpo solo, lo affonda dentro di me. Ho un sussulto nel sentir quella verga che mi penetra da dietro e mi scopa a ritmo veloce, mentre sto succhiando il cazzo di Bruno, che, con entrambe le mani, ora mi tiene ferma la testa e mi scopa la bocca. Sono presa da quei due tori che mi sfondano, sia la bocca che la fica, in un parcheggio sotterraneo, dove chiunque potrebbe trovarsi a passare e vederci. Il tutto si trasforma in adrenalina pura, che mi provoca un orgasmo che non posso nascondere. È Bruno che se ne compiace, mentre continua a spingermi sempre più il cazzo in gola. «Brava, puttanella! Godi e così, quando sborrerò, sarà come averti fatto pranzare, e cerca di non perderne una sola goccia, altrimenti ti inculo all'istante!» Sono tutta un tremito e quelle parole me lo stimolano ancor più al pensiero di quanto potrebbe soffrire il mio culetto. Lo succhio ancora un po' e, ad un tratto, si blocca nella mia bocca e inizia ad irrorare la cavità con getti di crema bianca, un po' acidula, leggermente salata, che ingoio rapidamente, ma, più ingoio e più lui provvede a riempirmela. È una cosa sconvolgente quello che sto facendo: non mi è mai piaciuto molto quel tipo di amplesso, però, chissà perché, succhio e ingoio tutto quanto. Mentre sto ancora a ripulire il cazzo di Bruno, Alberto, da dietro, mi scarica nella fica un'ondata di piacere. «Anch'io sborro, troia! Adesso ti do anch’io una buona razione di crema.» Lo sento esplodere nella mia vagina con getti caldi che mi riempiono. Restano per un po' immobili, poi si sfilano e Alberto mi fa girare per pulire anche il suo cazzo, cosa che eseguo in fretta. Poi, prima di lasciarmi andare, mentre avverto che sotto mi cola tutto, ricevo le loro istruzioni. «Allora, puttanella, ascoltaci attentamente: sabato sera, alle 20:00, vengo a prenderti e verrai con noi.» Rivolgo loro uno sguardo interrogativo, cercando di capire cosa stanno dicendo e, nonostante sia ancora stordita dal piacere appena provato per quello che è successo, cerco, in qualche modo, di oppormi. «No, ma io…Perché volete questo? Vi prego, basta così!» Bruno mi afferra per i capelli, mi fa girare verso di lui e mi guarda in faccia. «Sta' zitta, puttanella! Non basta affatto così! Se vuoi che quel cornuto di tuo marito abbia una vita ed un lavoro più tranquillo, sabato sera, alle 20:00, ti farai trovare qui, pronta, altrimenti saranno veramente guai.» Cerco ancora di oppormi, ma è Alberto a far cessare ogni mia resistenza allorché prende il cellulare e mostra un video in cui ci sono io che gli sto succhiando il cazzo.
«Questa mattina, ti ho ripreso mentre ti comportavi da troia e, se non vuoi che giunga sul cellulare di tuo marito, sabato sera, alle 20:00, ti farai trovare qui, senza meno.» Scendo dalla macchina e loro se ne vanno, mentre io resto lì, appoggiata al muro, mentre lungo le cosce mi cola di tutto. Sento la micetta che mi provoca delle fitte strane al solo pensiero di trovarmi ancora tra le mani di quei due maiali. Rientro in ufficio e continuo a lavorare, cercando di non pensare a nulla. La sera, quando vado a recuperare i bambini, Anna nota il mio viso incupito, mi prende un attimo in disparte e mi chiede per quale motivo fossi così preoccupata. Gli racconto quello che è avvenuto nel parcheggio e lei, dopo un attimo di riflessione, scuote il capo e dice che la situazione, al posto di risolversi, si va sempre più ingarbugliando. È quindi necessario trovare una soluzione diversa, ma, intanto, quale possibilità ho di sottrarmi a quella ulteriore umiliazione? La mattina dopo, quando vado in ufficio, Giulio mi dice che la sera Sandro è impegnato e anche Mario è fuori città, quindi non si farà la solita cena con giocata al biliardo. In un certo qual modo la notizia mi rasserena alquanto, perché l'idea di scopare con loro e, poi, la sera dopo, rifarlo con gli altri due, mi sembrava davvero molto estenuante. Lavoro tutto il giorno e, quando la sera vado a prendere i bimbi, Anna mi dice che, sabato sera, ha anche lei un impegno per cui ha necessità di acquistar qualcosa di nuovo. Il sabato mattina raggiungo Anna a casa sua e, insieme, andiamo prima al supermercato per far la spesa e poi andiamo un po' in giro per negozi. La vedo alquanto felice di condividere con me questo momento. Io sono ancora molto preoccupata e lei bada bene a rassicurarmi, dicendo che, in fondo, si tratta di un sacrificio che devo pur fare, per il bene della famiglia e, soprattutto, per la tranquillità di mio marito. Trovo le sue parole molto confortanti, ma, nello stesso tempo, avverto dentro di me che, di sicuro, anche questa sarà un'esperienza che, in qualche modo, mi lascerà il segno. Quando entriamo in un negozio di abbigliamento, lei mi dice che vuole comprare qualcosa di carino, perché quella sera ha un appuntamento galante. La guardo e lei, sorridendo, mi dice che devo star tranquilla, perché, se Angelo è consapevole del fatto di esser cornuto, Paolo, al contrario, non sa di esserlo e, considerata la sua estrema gelosia, è meglio che continui a non sapere. Cerchiamo alcuni indumenti e, alla fine, la scelta cade su due capi che, in un certo modo, piacciono a entrambe, perché siamo, più o meno, anche della stessa taglia. Uno è un tubino elasticizzato, di color rosa tenue che, quando lo indosso, sembra come una seconda pelle. È talmente sottile ed elasticizzato, che fa intravedere l'intimo. Lei allora mi suggerisce che, ad indossarlo, dovrò esser completamente nuda sotto, altrimenti non sarebbe bello a vedersi. L'altro capo è molto interessante. È una gonna di pelle nera, che le arriva al ginocchio, munita di una cerniera lampo davanti e, sopra, è abbinata una camicetta di raso nero, che mette in risalto i suoi capelli biondi. Lei mi dice di prendere entrambi i capi, cui poi abbiniamo, prendendoli in un altro negozio, delle splendide calze autoreggenti, oltre a delle scarpe con tacco 12. Torniamo a casa e lascio tutto ciò che ho comprato a casa sua, perché non voglio che Paolo, vedendomi tornare con quegli indumenti, abbia ancor più sospetti. L’altra sera, durante il nostro rapporto sessuale, mi ha scopato quasi con violenza e, ad un certo punto, mentre veniva, mi ha scrutato a fondo negli occhi, e mi ha detto: «Ti riempio! Sei mia! Sei mia!» Quasi a voler sottolineare il fatto che nessun altro, oltre lui, doveva riempirmi del proprio seme. Torno a casa e, dopo pranzo, mi rilasso assieme ai figli ed al marito, che sembra più calmo e sereno. Poi, dopo una cena abbastanza rapida, lui esce e se ne va al lavoro, mentre io porto i figli da mia suocera, dove Angelo se ne prenderà cura, fino al mio ritorno. Quando arrivo a casa loro, è ancora presto per prepararci e trovo Anna che ha organizzato tutto per la serata. Ha preparato un bagno caldo e, nuda, mi immergo nella vasca e mi rilasso per una ventina di minuti. Poi lei entra in bagno con un grosso telo bianco di spugna e mi invita ad alzarmi nuda, davanti a lei. Ho un brivido nel vedere come osserva il mio corpo e, quando mi abbraccia con il telo, mi sussurra che sono una magnifica femmina. Poi entriamo in camera sua e, sul letto, trovo le cose che dovrò indossare per la sera. Mi invita a sdraiarmi nuda sul letto, mentre io la guardo un po' indecisa. Dopodiché mi invita a rimanere sdraiata prona, con il culo in aria e, dopo qualche attimo, torna e, mentre sono ancora piegata, vedo che in mano ha una grossa peretta, di quelle per clisteri. «È meglio esser preparate a tutto. Con certa gente, è quasi scontato che te lo vorranno infilare anche qui, quindi sarà bene una idonea preparazione.» Mi fa due perette e mi dice che anche lei le ha già fatte. Poi mi vesto e mi avvio al mio appuntamento con la mente confusa, il cuore in subbuglio e tanta tensione. Mi sento un agnello sacrificale e questo mi sembra troppo duro. Arrivo al parcheggio e, quando scendo dall'auto, trovo ad aspettarmi Alberto. Mi guarda e sorride compiaciuto per ciò che vede. «Brava la puttanella! Vedo che ti sei adeguata alla serata.”
Saliamo in auto e, mentre ci dirigiamo nel luogo dove, penso, si unirà anche Bruno per scoparmi, lui, con una mano, mi accarezza le cosce e sorride compiaciuto. «Hai delle belle cosce ed una fica bella pelosa, come piace a noi.» Me la accarezza e vi insinua due dita, provocandomi un gemito. Cerco di serrare le cosce e lo guardo con aria adirata, ma lui, per tutta risposta, apre la cerniera dei pantaloni, estrae il cazzo e poi prende la mia testa e mi obbliga a prenderglielo in bocca. «Leccami e tienilo al caldo, perché voglio arrivare già bello pronto per sfondarti. Leccalo soltanto, perché non intendo sborrare!» Sono molto tesa e, in ogni caso, cerco di far resistenza, ma la sua mano preme con forza sul mio capo, imponendomi di pomparlo. Lo lecco con calma, perché so che non vuole sborrare, ma solo godersi lingua e bocca calda sulla sua cappella. Così piegata, non riesco nemmeno a vedere dove stiamo andando e, dopo una serie di curve, d'un tratto entriamo dentro un cancello, percorriamo un lungo viale alberato, fino ad arrivare ad una splendida villa. Scesi dall'auto, quando entro trovo ad aspettarmi una strana sorpresa: sulla soglia della porta, c'è Anna, mia suocera, che, sorridendo, mi dice: "benvenuta!" La guardo sbigottita, cercando di capire perché anche lei sia in quel posto. Non dice altro, oltre il benvenuto, poi mi prende per mano ed entriamo in un ampio salone, dove ci sono circa una dozzina di persone. Riconosco immediatamente, fra quelle persone, alcune facce che mi sono già note. C’è Giulio, Sandro, Mario, Carlo, Augusto, che mi guardano e sorridono compiaciuti, mentre non conosco le altre persone, che sono di età variabile e mi osservano con un sorriso stampato sulle labbra. Anna mi porta al centro della sala e mi esibisce a tutti loro, con parole che mi lasciano senza fiato: «Ecco a voi, signori; questa è la nostra "new entry" nel cerchio magico. Lei è mia nuora, una giovane puttanella che deve esser addestrata alla totale obbedienza.» La guardo sbigottita e, mentre sta parlando, arrivano altre tre donne, già nude che calzano scarpe dai tacchi alti ed autoreggenti. Esse mi guardano e sorridono, poi si siedono sui divani e cominciano ad accarezzare i vari maschi che sono lì seduti. Io, invece, vengo presa per mano da alcune persone, tra cui anche Giulio e, oltrepassata una porta, scendiamo lungo una scala a chiocciola, che ci conduce in uno strano sotterraneo. È uno stanzone molto grande e, al suo interno, figurano tante di quelle cose che mi lasciano stupita. Ci sono dei letti rotondi con degli specchi intorno, alcune catene appese alle pareti, una strana croce a X, un’altalena con delle cinghie per legare chi ci sta seduto sopra. Vi sono anche delle rastrelliere per fruste e dei ripiani su cui fanno mostra di sé falli di tutte le dimensioni e colori. Sono terrorizzata, li guardo e cerco di sottrarmi a quello che immagino esser un crudele destino, ma è la voce di Bruno che mi scuote da quel torpore che mi aveva invasa. È dietro di me e tiene per mano un'altra donna, che è entrata appena dopo di me. «Ascoltami bene, puttanella: se vuoi che la vita di tuo marito sia tranquilla e serena, questa sera devi far in modo di lasciarci fare tutto ciò che vogliamo, altrimenti, non solo la sua vita sarà un inferno, ma lo sarà anche la tua.» Guardo Giulio e annuisco, cercando, in qualche modo, di limitare i danni. «Va bene! Però, vi prego: non fatemi del male e, soprattutto, lasciate in pace mio marito!» Essi ridono e mi guardano, mentre vengo presa e spogliata nuda, poi sollevata e fatta sedere su quella strana altalena. Subito le mie mani vengono sollevate in alto e legate a delle cinghie attaccate all'altalena, poi la donna che era insieme a Bruno, si inginocchia fra le mie cosce e comincia a leccarmi la fica, mentre io vengo fatta sdraiare all'indietro, perché le corde sono allentate in maniera da permettere il dondolo avanti e indietro. Mi ritrovo, davanti alla faccia, una lunga distesa di cazzi, tutti da leccare, da succhiare. A turno si spostano e passano tutti per la mia bocca, mentre la ragazza continua a torturare il mio clitoride e, ben presto, un mio urlo riempie la sala.
«Godo, godo!»
Il mio cervello si spegne, la mia fica si contrae e comincio ad entrare in una dimensione dove i pensieri scompaiono, la mente si annulla e solo il corpo reagisce, in cerca del piacere. Ho giusto il tempo di tremare ancora dal piacere, quando, improvvisamente, sento aprirmi le cosce. Sollevo, per un attimo, lo sguardo dal cazzo che sto succhiando, per vedere Bruno che si insinua dentro di me, spingendo con forza quel grosso ariete che si ritrova fra le gambe. Mi sento aprire la fica, la sento tutta dilatata fino in fondo, me la sta letteralmente aprendo in due. Lui, consapevole del fatto che ha delle dimensioni equine, scivola lentamente dentro di me che, nonostante abbia provato un orgasmo, ancora non son molto lubrificata. Me lo spinge un po' dentro e poi lo ritrae, per poi affondarlo ancora. Lo fa lentamente, senza fretta, dopo aver fatto spostare un po' il mio corpo fuori dal sedile dell'altalena, in modo tale che, ora, la ragazza che prima mi leccava, si è inginocchiata ancor più sotto di me, consentendole di leccarmi anche il culo. Lui, con estrema e meticolosa lentezza, mi penetra fino in fondo. Solo la metà del suo cazzo riesce ad entrare e, quando sento la punta sbattere con forza contro l'utero, urlo in un misto di piacere dolore che mi procura un altro orgasmo quasi istantaneo. È una scarica che stravolge il mio corpo, lo fa tremare e mi fa urlare, mentre lui adesso incomincia un movimento continuo, un va e vieni che mi fa godere in continuazione. Inizia una girandola di orgasmi, mentre lui, dopo avermi scopato ancora un po' e fatto godere di nuovo, si sfila e lascia il posto ad un altro che mi penetra immediatamente. Lo sento entrare senza nessuna difficoltà per quanto sono ormai dilatata e sfondata. Quest'altro mi scopa velocemente e, poco dopo, lo sento irrigidirsi e mi scarica dentro lunghi fiotti di sborra, che colano dal mio buco spanato, scivolando giù lungo la fica e vanno a colare fino al buco del culo, dove la ragazza che sta sotto, a bocca spalancata, lecca e raccoglie. Sono stravolta, mentre un altro cazzo mi viene in bocca e un altro mi penetra. È più grosso, lo sento di più perché le pareti si sono un po' richiuse. Mi sbatte e mi stantuffa velocemente, anche lui poi inizia a sborrare. Quando esce lascia il posto a Giulio che, con un ghignetto sadico, mi guarda e mi dice: «La tua fica è troppo aperta! Adesso passiamo al secondo canale!» Infila il cazzo nella fica e lo bagna tra gli umori e sborra che contiene, poi, dopo averlo ben inzuppato, solleva le mie gambe e con decisione lo affonda nel mio culo. Mi sento aprire anche questo buco. Cerco di protestare, ma non serve a niente, perché ho la bocca piena di un altro cazzo, che mi viene spinto giù per la gola e mi costringe a succhiare con forza altrimenti rischio quasi di soffocare. È abbastanza lungo e ciò mi provoca dei conati di vomito, che cerco, in qualche modo, di sopportare, mentre Giulio è entrato tutto, fino in fondo dentro di me. Bruno lo guarda e gli dice: «Sbrigati, perché voglio anch'io assaggiare questo buco.»
Giulio si gira e, scherzando con lui, gli dice che lui sarà l'ultimo a sfondare il mio culo, perché altrimenti gli altri nemmeno lo sentiranno dopo che me lo avrà spanato e sfondato con il suo cazzone. Chiudo gli occhi e mi lascio andare. Godo un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità, mentre sento il cazzo di Giulio che mi sfonda. Ad un tratto, dopo l'ennesimo orgasmo, lui si sfila e vengo fatta scendere dall'altalena e messa su uno dei letti. Bruno si sdraia supino, mi fanno salire su di lui e mi ritrovo di nuovo il suo grosso membro ben piantato dentro la fica. È una sensazione sconvolgente sentire con quanto vigore mi apre e mi dilata di nuovo. Questa volta scorre più agevolmente, perché son già piena della sborra degli altri che mi son venuti dentro. Mi spingono in avanti a distendermi su di lui e poi, d'un tratto, sento qualcuno che mi apre il culo; mi giro e vedo Sandro che, ridendo, mi dice:
«Adesso ti portiamo in paradiso!» Mi spinge il suo grosso cazzo tutto nel culo, mentre io mi sento letteralmente sfondare. Urlo, ma subito la mia bocca viene riempita da un altro cazzo, che vuole esser succhiato. Mi trovo presa così stretta fra tre maschi, che mi fanno impazzire e mi scopano in ogni buco. Godo in continuazione, mentre perdo il conto di quanti riempiono i miei buchi con la loro sborra. È una girandola di piacere incredibile, dove io sono usata a piacimento da chiunque voglia svuotarsi fra le mie cosce, nella mia bocca o nel mio culo. Stravolta dal piacere, rimango distesa sul letto, dopo non so quanto tempo e quanti orgasmi provati. Sono stordita, al limite dell’incoscienza. Mentre sto ancora tremando di piacere, improvvisamente vedo comparire Anna, che mi guarda soddisfatta. Sono sfinita, lei mi prende e mi porta in un’altra stanza. Una volta da sole, la guardo e cerco di capire. Mi sorride e mi fornisce la spiegazione che cercavo di darmi. «Da tempo sapevo che ti facevi scopare dai tuoi capi e, conoscendo la gelosia di tuo marito, ho deciso di intervenire in tuo favore. Conoscevo da tempo Giulio, perché era il secondo maschio con cui lavoravo, quando facevano parte di quella squadra speciale. È per questo che tu sei stata assunta nel suo studio e, naturalmente, lui mi ha detto quando ti ha trasformato in una moglie troia. Ero nascosta in casa sua, quando ho assistito con gioia, attraverso una telecamera, allo sfondamento del tuo culetto e mi sono eccitata tantissimo. La stessa cosa ho provato ieri sera, mentre tutti quei maschi ti scopavano e ti aprivano il culo. Da oggi, sta' tranquilla che per Paolo, al lavoro, non ci sarà più nessun problema e questo grazie al fatto che ti sei sacrificata per lui, che non dovrà mai sapere nulla di tutto questo.»
La guardo stupita, sento dentro di me che qualcosa è cambiato profondamente e, nonostante sia alquanto adirata con lei per avermi manipolato, le sono anche grata per avermi spinto a cedere, per la tranquillità di mio marito. Penso a lui e mi sento in colpa. Non dovrà mai sapere il motivo per cui il suo capo, ora come ora, non lo terrà sotto tiro e la sua vita sarà più serena. Ed io? Come potrò convivere con questi sensi di colpa per essermi prostituita per lui? Mi consola solo il fatto che lo amo ed è per lui che l’ho fatto.
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