Chapter 5 - Scopami papà!
Un fatto avvenuto tanti anni prima rivela una verità che porta la protagonista a scoprire che tutto non è come sembra.
1 year ago
Bruno è mio padre e costituisce l'intera mia famiglia. Mia madre ha divorziato che avevo quattro anni e, da allora, lui si è sempre preso cura di me. Mi ha fatto da madre, padre, amico, fratello ed ora, che lo guardo con occhi diversi, anche da amante. Lui ha trentanove anni. È un bell’uomo, non troppo alto, ma dal fisico tonico, capelli cortissimi, occhi scuri e mani forti. Ha un’officina meccanica con cinque operai che, nel tempo, sono diventati come fratelli, poiché ho passato tutti i pomeriggi della mia infanzia a studiare dentro l’ufficio di mio padre; poi, crescendo, ho cominciato a fargli da segretaria, prima rispondendo al telefono, in seguito anche ad aiutarlo con la contabilità e, per questo, in seguito ho scelto gli studi di ragioneria. Ora sono all’ultimo anno, devo dare gli esami di maturità. Mi sento molto preparata. Nella vita non ho molti amici, né amiche. Tutta la mia vita è stata con mio padre, a parte la conoscenza delle compagne di scuola, che però hanno sempre tanti impegni con ragazzi e feste, alle quali io, per una certa timidezza, non ho mai voluto partecipare. In sostanza, a diciassette anni, mi ritrovo vergine inesperta ed afflitta da un certo timore ad aprirmi con i ragazzi della mia età. Invece, con Bruno, mi sento sempre a mio agio. Lui è sempre comprensivo e disponibile, calmo. Mi spiega sempre le cose che devo sapere e mi sottrae dalle situazioni difficili, come quella volta che a scuola, tre anni fa, mi vennero per la prima volta le mestruazioni. Lo chiamai terrorizzata con il cellulare dal bagno e gli spiegai che mi usciva sangue “da sotto.” Lui arrivò, diede gli assorbenti ad una bidella, che venne a portameli nel bagno. La sera io ero distrutta, ma lui, dolcemente, mi spiegò tutto quello che c’era da sapere sulle mestruazioni e, visto che stavo malissimo, mi diede il permesso di dormir con lui, nel suo letto matrimoniale, da allora non ne sono più uscita. Fra tutte le persone che lui conosce, ce n’è uno che mi sta molto simpatico: si chiama Augusto. È un ricco industriale, che ha molti veicoli, che regolarmente vengono controllati dalla nostra officina. Ha quarantacinque anni, è un bellissimo uomo, molto curato sia nel fisico che nel vestire. Fra lui e Bruno vi è una fortissima amicizia, si conoscono e rispettano da sempre. Augusto viene molto spesso a trovarci. Lui è sempre molto dolce, gentilissimo, mi fa una discreta corte, che è di mio gradimento e, attraverso lui cerco di far ingelosire Bruno, ma non sembra sortire alcun effetto. Certo non sono una ragazza che passa inosservata per strada. Alta m. 1,85, capelli nerissimi, ocche azzurri, gambe lunghe e ben tornite, seno di una seconda misura, bocca ampia e labbra carnose.
Augusto dice che abbiamo in comune lo stesso colore degli occhi e che, appena sarò diplomata, mi vuole a lavorare nella sua azienda o, se vorrò, mi vorrebbe sposare. Io ci rido di gusto, mi piace, ma è Bruno il mio desiderio: per ora, voglio solo lui. Vivendo a contatto con motori di auto, camion e barche, sì, perché abitiamo in un posto di mare e la nostra officina è munita di un molo dove attraccano anche barche soggette a riparazioni, è stato ovvio per me amare i motori, in specie le moto. Lui ne ha avute tantissime, di belle e potenti, ma, da alcuni anni, ha una preferenza per quelle da "enduro": un tipo di moto che consente sia la circolazione su strada che sullo sterrato, in pratica nel massimo della libertà. Già dallo scorso anno, ho preso il patentino per il motorino e, questo, ha rappresentato per me un buon inizio; mi sento libera in sella e non vedo l’ora di poter avere la patente per la moto. Per quanto riguarda la mia conoscenza sul sesso, l’ho ricavata guardando, di nascosto, alcuni video su internet. Da un po’ di tempo, vedo mio padre come un maschio, un vero e proprio uomo da sedurre. Sentendomi a mio agio con lui, ho deciso che sarà lui il primo ad avere la mia verginità. Da tempo ho preso ad imbastire condizioni per raggiungere questo scopo. Mi vesto sempre più discinta quando siamo in casa, lascio la porta del bagno semiaperta e, la notte, spesso mi sveglio e lo osservo mentre dorme. Lui si è accorto di tutte queste manovre e, spesso, cerca di rimproverarmi. «Giusy, non sei più una bambina: copriti!» E allora io, con tono di sfida, gli rispondo: «Se non sono più una bambina, perché non mi tratti da donna?» Questo gioco va avanti da un bel po’. L’ultima volta ho volutamente lasciato la porta del bagno socchiusa e quando lui è entrato, io sono uscita nuda dalla doccia. «Ma che fai, scusa, non mi ero accorto che…» Le parole gli sono morte in gola, ma il suo sguardo continuava a indugiare sul mio corpo nudo. Mi son avvicinata, gli ho preso una mano e l’ho portata al mio seno; lui l’ha stretto un poco, donandomi un brividio di piacere. «Basta, rivestiti che prendi freddo!» Se n'è andato molto turbato; ho notato la patta dei pantaloni gonfiarsi. Sabato prossimo sarà il mio compleanno, lui mi ha detto che devo munirmi di un vestito molto elegante. «Ti voglio bellissima. Ti porto a cena al Vecchio Maniero.»
Questo locale è il più elegante che c’è nell’entroterra e ci andiamo sempre in occasioni speciali. Decido di andare in un centro commerciale, dove conto di trovare un vestito adatto allo scopo e mentre sto curiosando fra le vetrine, mi sento chiamare, mi giro e riconosco la nostra vicepreside. «Dolcissima Giusy, che ci fai qui?» La guardo e rispondo un poco sorpresa. «Signora vice preside.» Lei mi corregge. «Flavia, è così che mi chiamo e tu puoi chiamarmi sempre così.» La guardo: è proprio una bella donna. Sui quarantacinque ben portati, non sposata. Alta come me, ma ha il seno decisamente più grande, forse di una quarta abbondante. Capelli biondo naturale, ha gli occhi insolitamente scuri, che le danno un particolare fascino. Gli spiego cosa cerco, lei mi dice che c’è un solo posto dove andare. «Vieni con me, ci andiamo insieme!» Mi piace. È una donna energica, decisa e, a scuola, tutti la rispettano, anche il preside ha difficoltà a mettersi contro di lei. Entriamo insieme in un negozio che ancora non avevo mai visitato. Prendiamo più di tre capi e ci infiliamo insieme dentro un camerino. «Dai, spogliati che vediamo come ti stanno.» Io inizio a spogliarmi, provo uno, poi l’altro e solo alla fine ne troviamo uno che mi piace. Un vestito nero, elasticizzato che mi fascia il corpo come una seconda pelle. Flavia è dietro di me nel camerino, mi ha aiutato a indossare tutti i capi che ho provato. Le sue mani mi hanno toccato, sfiorato, lisciato ogni parte del corpo, tanto che, alla fine, mi sento stranamente eccitata; lei finge indifferenza e, quando provo l’ultimo capo, mi dice: «Questo non serve!» Con una mossa fulminea mi slaccia il reggiseno e, da dietro, infila le braccia sotto le mie ascelle, le sue mani afferrano e tirano via l’indumento, i suoi pollici sfiorano i miei capezzoli, regalandomi un brivido di puro piacere. La guardo, i nostri occhi si incontrano per un attimo. Mi sento eccitata, i miei capezzoli sono esposti, duri, sento lei appoggiarsi a me. Il contatto con il suo seno mi fa tremare di un piacere sconosciuto. «Aspetta, manca ancora un dettaglio.»
Esce dal camerino e, poco dopo, torna con due paia di sandali: uno ha il tacco altissimo, quasi proibitivo, mentre l’altro è di circa dieci centimetri e sembrano perfetti per il vestito che ho scelto. Lei mi osserva, poi mi dice di girarmi, si abbassa. «Neanche queste servono.» Con una mossa a sorpresa mi alza il vestito fino ai fianchi e, velocemente, mi abbassa le mutandine. La mia fica si ritrova proprio davanti a lei, che la osserva con occhi lucidi. Ora mi osservo nello specchio. L’immagine mi soddisfa. Mi trovo decisamente bella. Lei mi tira in alto i capelli e il mio collo slanciato sente le sue labbra che, quasi a baciarlo, sussurrano: «Sei stupenda, vorrei esser un maschio: ti farei una corte pazzesca.» Sorrido divertita. Due sere dopo, Bruno mi vede uscire dal bagno così vestita, il suo stupore mi dà grande soddisfazione. «Accidenti, quanto sei bella! Lo sei come, e forse più, di tua madre.» Io lo guardo divertita. Durante il tragitto tengo le gambe accavallate, lui ha una bella visione delle mie cosce, vedo gonfiarsi i suoi pantaloni all’altezza del pube, si sta eccitando e questo mi piace tantissimo. Il ristorante è un vecchio casale molto bello. Sorge su di uno sperone di roccia a strapiombo sul letto del fiume, che scorre sotto verso il mare. Ha un bellissimo giardino estivo con tavoli separati dalle piante di edera, un posto veramente molto chic. Noi lo attraversiamo diretti al nostro tavolo, quando sento chiamare Bruno, ci giriamo e vedo Augusto che viene direttamente verso di noi. «Ma questa bellissima fanciulla è…?!» Le parole gli muoiono in gola. «Accidenti, ma sei bellissima! Da togliere il fiato!» Io gli sorrido, lui elegantissimo mi fa quasi il baciamano e ci chiede per quale speciale ricorrenza siamo lì. Quando scopre che è il mio diciottesimo compleanno, insiste affinché ci sediamo a tavola con lui, che è solo. Fa una telefonata e poi ci viene servita una cena eccezionale. Sembra quasi che sia tutto combinato. Cibo buonissimo, vini speciali, poi, verso la fine, arriva un ragazzo che mi porta un bellissimo mazzo di rose rosse. «Sai, ho improvvisato, e questo è il minimo che ho potuto fare per omaggiare la tua bellezza.»
La serata è calda, la compagnia si rivela molto simpatica, sia Bruno che Augusto sono due persone di una simpatia unica ed io mi diverto tantissimo. Al ritorno, mi appoggio con il viso sulla spalla di Bruno, che guida cercando di ignorare il fatto che, sedendomi ho volutamente fatto salire il vestito. Anche Augusto, quando ha richiuso lo sportello della vettura, ha fatto due occhi grandi così: dev'essersi reso conto che sotto e sopra, non indosso nessun tipo di biancheria intima. Volutamente accarezzo il petto di Bruno. Lui sta in silenzio. Mi faccio un po' più audace e scendo con la mano fin sul cazzo, lo trovo già duro e lo sego dolcemente. «Dai, sta ferma: cosa vuoi fare?» Io continuo, anzi, lentamente gli apro la cerniera lampo ed infilo una mano dentro, glielo afferro. «Dai, fermati; che ti prende, dai, ti prego.» Le sue deboli rimostranze mi incitano a proseguire in quella mia manipolazione, poi, con un movimento rapido, mi abbasso, lo estraggo e me lo infilo in bocca, mentre lui è impegnato nella guida. «Ma che fai? Sei impazzita? Mi fai sbandare, fermanti.» Si sente benissimo che non ha nessuna voglia che smetta, anzi gli sento spingere il bacino verso l’alto con l’effetto di farmi ritrovare l'intero suo palo in gola; lo succhio con forza e, poiché non ho nessuna esperienza, tranne quelle viste su internet, lo pompo con ingordigia e lui geme di piacere. Lo succhio fino al punto che, di colpo, mi sento esplodere in bocca un potente schizzo di sborra. «ooooohhho! … amore …vengo!» Il suo grido mi fa impazzire. Mi sento infiammare fra le gambe, lo voglio! Continuo a succhiare fino all’ultima goccia. Poi arriviamo a casa, già mi immagino lui dentro di me, ma invece mi dice: «Per favore, apri la porta del garage, che il telecomando non funziona.» Lui si rimette il cazzo dentro, mentre io infilata la chiave nell’apposito comando, inizio a far salire la porta e resto a bocca aperta. Dentro il box, sul cavalletto centrale, c’è una Honda XL 700V Transalp, con un cartello: “BUON COMPLEANNO, Giusy.” Mi giro lo abbraccio con ardore. Incollo le mie labbra alle sue e lo bacio appassionatamente. Lui risponde con passione al mio bacio.
Le nostre lingue si cercano e intrecciano in una danza frenetica, le mie mani cercano di afferrare il suo cazzo che sento premere sul mio monte di Venere, mi sto squagliando come un gelato al sole, lo voglio con tutta me stessa. «Fermati, ti prego, già siamo andati anche troppo oltre, ti prego.» Mi supplica con un tono di voce assolutamente poco convincente. Lo appoggio al muro, gli porto una mano al mio seno, faccio scendere il vestito e gli offro il capezzolo da succhiare, cosa che lui fa immediatamente. Sento colarmi umori dalla fica. Ci rechiamo in casa, appena dentro gli strappo i vestiti di dosso, mentre con un semplice gesto resto completamente nuda davanti a lui. Mi distendo sul letto, glielo prendo in bocca, lo succhio, lo voglio, non posso più attendere, salgo su di lui, infilo il suo cazzo per metà dentro di me. Un dolore atroce mi blocca: resto immobile; mi aspettavo di provar piacere, lo volevo. Invece la mia mente è squarciata da una fitta che mi fa irrigidire su di lui. I pugni serrati sul suo petto, la bocca aperta, non riesco nemmeno ad urlare. Lui intuisce subito la situazione, mi accarezza i seni. «Amore, rilassati, vedrai che fra un momento tutto passerà.» In effetti sento le sue mani scorrere sul mio corpo. La sua bocca si porta sul mio capezzolo e lo succhia provocandomi una stana sensazione di piacere diverso, ma che mi fa rilassare e, lentamente, il dolore va ad affievolirsi. Lo sento muoversi dentro di me con piccoli colpi verso l’alto, poi mi rigira e sale su di me. Apro ed alzo le gambe, le intreccio dietro la sua schiena. I talloni appoggiati ai suoi glutei, mi permettono di seguire ed assecondare ogni suo movimento. Lentamente, inizia a uscire ed entrare sempre delicatamente, ma sempre più in profondità, dentro di me. Il piacere comincia a scorrere dentro il mio corpo. Nella mia mente il dolore scompare e, quando lui, con l’ennesimo affondo, va a sbattere con la punta contro il fondo della mia fica, una poderosa scarica elettrica attraversa la mia mente. «Vengo! Oddio, mi fai venire! Ma è… bellissimo! Ancora!» Lui si ferma un momento, permettendomi di assaporare il piacere. «Godi, amore. Lasciati andare al piacere, rilassati e godi.» Mi pompa, lo sento possente, mentre mi scopa. Godo senza limiti, ad oltranza. Alla fine, sono sfinita, ma lo sento gonfiarsi dentro di me, mi guarda: «… sì… godi che vengo! VENGO!» Sento tutta me stessa scuotersi e, in perfetta sintonia con lui, mi lascio andare in un piacevolissimo orgasmo. «Ora! Vengo! Vengo! Adesso!»
Caldi schizzi di sperma, inondano la mia vagina, procurandomi altro piacere. Restiamo abbracciati ed il sonno ci avvolge così. Il mattino seguente veniamo svegliati dal suono del telefonino. Dopo alcuni squilli, lui risponde; è Augusto che ci invita a trascorrere la giornata a bordo della sua barca, un magnifico Ferretti Altura 840. Accettiamo e, dopo circa trenta minuti, salpiamo diretti all’isola che dista a circa due ore di navigazione. Appena partiti lui inserisce il pilota automatico e si unisce a noi. «La giornata è splendida: va' a prender il sole a prua.» Mi distendo sul materassino e loro si siedono ai miei lati; li voglio provocare. «C’è qualche regola che mi vieta di prendere il sole nuda?» Augusto fa cenno di no. Bruno mi guarda stupito, ma non molto, io mi sfilo il costume e, in un attimo, sono distesa fra loro che mi osservano e si stanno eccitando, come volevo che accadesse. «Mi spalmate della crema sulla schiena.» Detto questo mi giro e loro cominciano uno sul lato destro e l’altro sul sinistro a stendere la crema. Più che spalmare mi stanno letteralmente accarezzando sempre più in prossimità del mio culetto, che riceve presto le loro mani. Si insinuano fra le cosce, li sento scivolare sempre più dentro, a quel punto, mi rigiro: «Ora davanti grazie.» Girandomi vedo i loro costumi che hanno due bozze mostruose. Mentre loro sono indaffarati a spalmare la crema sui miei seni, palpandoli, io infilo una mano per parte ed afferro i loro cazzi, li estraggo e li costringo a mettersi nudi anch'essi. Sono eccitatissimi. Ora mi toccano sia i seni che fra le cosce. Augusto infila due dita nella mia fica, io mi giro e gli prendo il cazzo in bocca. È decisamente più grosso di quello di Bruno, ma lo ingoio più che posso. L’altro si sposta più in basso e si infila fra le mie cosce divaricate; la sua lingua comincia a spennellare fra le pieghe della fighetta, che sta già colando un fiume di caldissimi umori: con un lungo gemito gli comunico che sto già godendo. Bruno si distende sotto di me, io gli salgo sopra e m'infilo il cazzo tutto dentro: questa volta sento solo piacere. Contemporaneamente continuo a succhiare l’altro. Il primo orgasmo mi lascia senza fiato: godo, tremo tutta. «Accidenti, come gode. Dai, scopala per bene che poi la voglio anch'io.» Le parole di Augusto mi eccitano ancor di più. Desidero sentire anche lui e, poco dopo, ho un nuovo orgasmo. «Sì, ora vengo! Ora! Ora! Vengo!»
Bruno si sfila e lascia il posto all’altro. Sento il suo cazzo penetrarmi dentro. Mi dilata e, nonostante sia ben lubrificata, gli sento forzare le pareti della vagina. Mi scivola tutto dento. Sbatte con forza sul fondo e mi provoca subito l’ennesimo orgasmo. «Mi fai… adesso, vengo! Vengo! VENGO!» Urlo. Lui mi rigira, mi mette su di lui. Ora sono io che mi impalo sul suo cazzo. Lo scopo con furore, sento che mi riempie tutta, lui si gira verso papà. «Dai, falle il culo!» Bruno si posizione dietro di me. Mi lecca e lubrifica il buchetto posteriore. Gli sento infilare dentro prima un dito, poi due: è sconvolgente il piacere che provo e lo imploro di mettermelo dentro. «Dai, dai, inculami, dai, lo voglio!» Lo incito; lui si posiziona, sento la cappella cominciare a farsi strada, mi aspetto di nuovo un fortissimo dolore, invece resto piacevolmente sorpresa; a parte un lieve bruciore, lui mi incula in maniera decisa. La libidine mi fa impazzire dal piacere; adesso lì ho entrambi dentro di me e, da come si muovono, sembra che lo abbiano sempre fatto. Uno entra e l’altro esce, con un sincronismo perfetto. Perdo il conto delle volte che raggiungo l'orgasmo. Il primo a sborrare è Bruno. Inonda il mio culo di caldissima sborra ed emette un vero e proprio grido. Gli sento spingere il cazzo tutto dentro, in profondità. Augusto si ferma, mi permette di assaporare il piacere che l’altro mi sta riversando dentro, poi, lentamente, Bruno se ne esce. Non contenta, lo invito a darmi il suo cazzo in bocca. Mi rigirano, ora Augusto si posiziona dietro di me, lo sento prendere il posto dentro il mio dilatato buchetto, che lo riceve senza difficoltà. «Sì … dai, spingilo dentro! Ti voglio! Lo voglio!» Lo incito, e lui mi affonda il suo cazzo fino alla radice. «Tieni … ti sfondo! Senti come ti inculo? Sei stupenda! Che troietta sfondata! Sei una meravigliosa puttanella! Mi fa impazzire, incularti! Godi!» Mi pompa. Godo e succhio l’altro con impeto sempre crescente. Mi incula con forza. Godo e assecondo i suoi movimenti andandogli incontro con il mio corpo. Gli sento aumentare il ritmo e, intanto, Bruno è tornato durissimo, lo sento crescere in bocca, mentre Augusto mi inonda il culo. «Eccomi! Sì…ti…inondo…sborro! SBORRO! Lo senti come ti sfondo ed inondo il culo?» Con un grido mi riversa dentro l’ano un fiume di sborra. Io mi rigiro, Bruno mi infila davanti e mi scopa velocissimamente, poi mi guarda e sborra anche lui.
Mi schizza dentro tutto il seme che gli era rimasto nei coglioni. Non mi riconosco più. Da inesperta ragazzetta, sono rapidamente diventata una vera troia e ne sono felice, me ne compiaccio. Restiamo distesi a riprender fiato. Il primo a parlare è Augusto. «Sei diventata una donna da favola: scopi benissimo, forse meglio di tua madre.» Lo guardo e poi mi giro verso Bruno; lui ha il capo chino, mille interrogativi affollano il mio cervello, voglio chiarimenti, ma è ancora Augusto che parla. «Ma ancora non le hai detto la verità? Credo che sia giunto il momento che sappia tutto.» Io mi sollevo, li guardo. «Che devo sapere? Volete parlare, per favore?» Bruno mi prende le mani, mi sorride, è teso. «La verità è che lui è il tuo vero padre.» Io resto basita, lo guardo e non capisco. «La verità è che lui è il tuo vero padre. Io lo sono per la legge, ma lui è quello biologico. Tua madre era innamorata di entrambi e non sapeva chi scegliere. Insieme la corteggiavamo: io avevo cominciato a lavorare, lui, invece, con i soldi di suo padre, si godeva la vita da vero donnaiolo. Lei era felice, ma non sapeva chi scegliere. Un giorno lo vide far la corte ad un’altra e tua madre si infuriò al punto da decidere di star con me.» Poi è la voce di Augusto che continua il racconto. «La sera prima, venne da me, facemmo l’amore in maniera fantastica: lei fu meravigliosa. Poi mi disse: ecco cosa ti sei perso. L’indomani andò da Bruno, fu sua con tutta sé stessa. Un mese dopo si sposarono, lei era incinta di te.» Continua Bruno l’altra parte del racconto. «Mi disse che, se si fosse unita a lui, sarebbe stata sempre a pensare di essere tradita, mentre io ero più affidabile. Io credevo che tu fossi mia, lei non mi disse di esser stata sverginata da lui. Quando tu avevi circa quattro anni, ebbi un’infezione alla vescica e, fra le varie analisi effettuate, venne fuori che ero sterile, lo ero sempre stato. Tua madre mi disse di aver fatto una sola volta l’amore con lui e non credeva di esser rimasta incinta.» Io guardo Augusto, lui mi sorride e riprende il racconto. «Quando l’ho saputo, son rimasto malissimo. Ero innamorato di tua madre, forse per la prima volta nella mia vita avevo trovato una vera donna, ma lei non mi aveva voluto, né prima, né poi. Decise di andarsene. Aveva un senso di rimorso per aver ingannato lui e me. Allora noi due decidemmo che le cose potevano essere lasciate così come il destino aveva voluto.
Col tempo sei diventata bellissima e io non son riuscito a non desiderarti. Lui mi ha sempre tenuto al corrente di tutto e poi, ecco, il resto lo sai. Ora sei abbastanza grande per decidere quel che vuoi fare.” Io li guardo, mi sento alquanto confusa. «Ci devo pensar su.» Lui riprende il timone e ci avviciniamo all’isola. Attracchiamo e decidiamo di andare a mangiare il pesce in un ristorantino del posto. Appena dentro, mi sento chiamare. «Giusy, che ci fai qui?» Mi giro, Flavia mi viene incontro, mi abbraccia e sento il suo corpo aderire al mio. «Chi sono questi due splendidi signori? Lui forse lo conosco, è tuo padre, ma l’altro?» Faccio le presentazioni, Augusto insiste che lei pranzi con noi. Ci divertiamo un mondo, si ride, scherza, e poi lui invita Flavia, che è giunta sull’isola con il traghetto, a tornare in barca con noi. Lei accetta, e si riparte. Il sole è caldissimo, io mi rimetto nuda, lei ha un momento d’incertezza, mi guarda: «Vedo che non ti fai scrupoli.» Detto questo si libera di ogni indumento, subito imitata dai due maschi. Mi viene vicino, mi chiede di spalmarle la crema solare. Decido di verificare una diceria che è sempre serpeggiata fra le compagne di scuola: lei sarebbe lesbica? A questo scopo, mi diverto a provocarla delicatamente, tanto che, ad un certo punto, lei si gira, mi osserva e dice: «Vedo che hai deciso di verificare se mi piacciono le donne o i maschi? Ebbene, sappi che mi piacciono entrambi, ma ora mi divertirò un po' con te.» A questo punto, mi fa distendere, apre le mie cosce e insinua la lingua fra le labbra della vulva, provocandomi subito un gemito. «mmhuhmmm … sì…è bellissimo…» I maschi intanto ci hanno osservato e ci lasciano libere di proseguire, mentre i loro membri si stanno gonfiando. Flavia è dannatamente brava. Mi lecca ed infila due dita dentro, provocandomi un orgasmo dolcissimo. Nulla a che vedere con il piacere provato prima, una cosa sconvolgente. Sento il piacere stordirmi, mi rigiro e trovo le sue cosce aperte, la sua fica a portata della mia bocca. Mi ci tuffo sopra e comincio a leccarla. Geme, gode, poi si scioglie, mi sorride. «Dai, facciamo divertire anche loro.» A quelle parole, i due maschi, che sono rimasti inattivi, si tuffano su di noi.
Augusto mi prende davanti, con un solo colpo mi infila tutto il suo cazzo dentro, mentre Bruno, prima se lo fa succhiare da lei, poi la gira e glielo pianta dentro da dietro. Girata di lato, Flavia trova il modo di succhiarmi i seni, io impazzisco, godo senza ritegno, grido dal piacere. «Sì, così! Sei meravigliosa! Vengo!» Lui mi sbatte con colpi tremendi, mi fa emettere anche l’anima, poi guarda Bruno: «Dai, sbattila, che poi le facciamo provare la doppia.» Flavia mi guarda, non deve aver capito, ma Bruno la solleva, si posiziona sotto e la fa posizionare su di sé. Io mi sfilo Augusto dalla fica, mi porto vicino al culo di lei e prendo a leccarglielo. Augusto le si porta dietro, io prendo il suo cazzo e lo guido, lo bagno ancora con la mia bocca e poi lo metto in posizione per farla penetrare. Lei ha un gemito, mi guarda, con occhi decisamente sorpresi. «Piano! Sono quasi vergine, piano. Sì, dai, spingilo tutto dentro! Sì, così …mi piace …lo sento… mi sfonda!» Appena lui è tutto dentro, la pompano con perfetto sincronismo, lei gode tantissimo. «Vengo! Godo! GODO! Sì! Spaccatemi! Oddio, che bello! VENGGO! ORA!» Trema, scossa da un orgasmo devastante che la fa quasi svenire. Il suo grido eccita ancor più i due maschi, che la chiavano quasi non ci fosse un domani. «Resisti, Bruno, non sborrare che facciamo lo stesso trattamento anche a Giusy.» Nel sentire le parole di Augusto, mi sento di nuovo morire. Vedo i due maschi sfilarsi da lei, che riprende fiato. Augusto si distende sotto, io mi impalo su di lui, poi Bruno mi penetra nel culo; ho subito un lunghissimo orgasmo. «Pazzesco! Mi fate già venire! VENGO! Sì, mi sventrate!» Mi pompano, ma sono al limite. «Non dentro, non voglio che le sborriate dentro! Fatelo nella mia bocca.» Chiede Flavia. Bruno si gira e le scarica in bocca tutta la sua sbroda. «Allora bevi!» Mentre Augusto mi scopa ancora un poco, lei si prepara, poi, a sua volta, le si scarica in bocca. Solo allora mi accorgo che non l’ha ingoiata. La raccoglie tutta, mi fa cenno di distendermi, mi si avvicina. Lentamente la fa colare dalla sua bocca alla mia, apro la bocca, la ricevo, la raccolgo poi ci uniamo in un bacio sconvolgente, dove le nostre lingue sguazzano in quel mare di sborra. Restiamo distesi, a riprender fiato. La voce di Flavia rompe il silenzio.
«Sei una femmina stupenda. Ti avevo messo gli occhi addosso, fin dal primo anno che sei venuta a scuola. Speravo che facessi qualche cazzata per averti in pugno, poi, invece, mi son resa conto che eri una brava ragazza; proprio non credevo di scoprire questo nuovo lato di te.» A quel punto, lei mi abbraccia e ci scambiamo dolci effusioni. Il mese successivo la mia classe è impegnata negli esami di maturità. Alla mia interrogazione, sono presenti sia Augusto, che Bruno e Flavia. Io sono la prima ad esser interrogata, ed ottengo il 110 e lode. Quindici giorni dopo, partiamo tutti e quattro per una bellissima crociera. Flavia e Bruno stanno insieme, io e lei ci scambiamo momenti intimi favolosi. Augusto ha voluto sposarmi. «Se io son il tuo padre biologico, ma non lo sono per legge, posso sposarti.» La prima sera delle nozze, distesa sul letto matrimoniale nuda, a cosce aperte, l’ho guardato e gli ho detto: «Scopami papà.»
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