Chapter 7 - Lo prendo da entrambi.
sono entusiasti a trovarmi sempre disponibile: mi chiavano alla grande ed io ne godo oltremodo
11 months ago
Mi chiamo Claudia, sono alta 1,70, occhi chiari, capelli biondi e lunghi, una 3a di seno, ma bello sodo dai capezzoli grandi. Ho la bocca ampia e labbra carnose, che eccitano molto mio marito: le definisce perfette per i bocchini! Il mio culetto, alto e sodo, sormonta due cosce snelle e ben tornite. Ho 24 anni e son sposata da tre con Carlo. Non abbiamo figli e quindi la mia fighetta è stretta e, stranamente, sono ancora vergine di culo. Mai e poi mai avrei pensato che, a sverginarmi il culo, a sfondarmelo nel vero senso della parola, fosse mio suocero. Tutto è successo perché io ho perso il lavoro a causa della pandemia. Ero cameriera in un prestigioso ristorante e il proprietario, un noto chef stellato, è morto di Covid; gli eredi hanno ceduto tutto ad un cinese, che lo ha trasformato nell’ennesimo ristorante “Grande Muraglia”. Così io son rimasta senza lavoro. Anche mio marito ha cambiato lavoro e, quindi, per ragioni economiche e di opportunità siam venuti a stare assieme a mio suocero. Il lavoro di Carlo è quello di metronotte e, spesso, è fuori la notte, poi, quando torna, dorme fini all’ora di pranzo. Mario, mio suocero, ha 60anni, ed è un bel maschio. Ex pompiere, ha un fisico asciutto e sodo. Ha i capelli bianchi e corti e, da sette anni, è vedovo. La casa è grande e, quindi, per risparmiare provvedo io ai lavori domestici. Lui, generalmente, esce la mattina e torna, all’ora di pranzo, con la spesa. Ama andare al bocciodromo che si trova vicino a noi. È molto bravo nel gioco delle bocce. Poi, un giorno, mio suocero ha avuto un piccolo incidente. Nulla di grave, la frattura del dito pollice del piede destro e allora, per un po', è rimasto a casa anche la mattina. Quando son in casa a fare le pulizie, indosso o una gonna molto corta, oppure pantacollant aderenti, che mettono molto in risalto la forma del culetto. Sotto amo portare perizomi, le mutandine non le sopporto. Con lui in casa, mi son resa conto che, durante i lavori domestici, avevo i suoi occhi costantemente addosso e, in particolare, sul mio culetto, specialmente quando mi abbassavo, permettendo la visione di qualcosa in più del normale. Stranamente questa cosa non mi infastidiva, ma, anzi, mi provocava una certa eccitazione: mi piaceva sentirmi osservata da lui che, da amici comuni, ho appreso esser un bel porco. Ho cercato di capire se quel suo ammirarmi fosse solo un fatto casuale o davvero ci metteva del suo a spiare la moglie di suo figlio. Da quando abitiamo con lui, sono io che la mattina mi alzo presto, preparo il caffè e lo porto sia in camera a mio marito, quando c’è, poi nell'altra stanza, a mio suocero. È stato sempre così e la cosa non mi dispiace. Un giorno, ritornato a casa, mio marito mi dice che sarebbe stato fuori per una settimana, poiché impegnato nella scorta e sicurezza di un pezzo grosso aziendale. Mi seccava molto quella cosa e, per rabbonirmi, mi aveva promesso che non ne avrebbe fatto più di questi servizi speciali, che lo portavano fuori casa per giorni interi e che, alla fine, il ricavato, in termini economici, non era mai al pari sia del rischio che delle ore lavorate. Lui però, come ho scoperto poi, era intrigato da un'avvenente collega, che faceva sempre questi servizi e perciò si sentì spronato, ravvisando la possibilità di poter passare del tempo con lei.
«Accidenti, a te! Che ci vai a fare? Lo sai che è molto rischioso e la paga non è per niente corrispondente al pericolo cui andate incontro!»
Ma lui mi ha sorriso e ribadito che gli piaceva, ogni tanto, cambiare.
«Ma come? Non ci pagano abbastanza? Abbiamo diritto alla trasferta e tante altre cose. E poi la Giusy dice che alloggeremo in un hotel a quattro stelle
all-inclusive.»
Lo guardo furiosa. Ci sarà quindi quella troia che, quando son venuti a cena una sera da noi, gli si strofinava sempre addosso. Se lui crede di prendersi gioco di me, si sbaglia di grosso!
Il giorno dopo, quando porto la colazione in camera a mio suocero, lui riapre la discussione che ho avuto con mio marito. Ci aveva sentito discutere proprio su questo argomento.
«Mi è sembrato che non eri d’accordo sulla sua partecipazione a questa operazione di scorta.»
Lo guardo e mi rendo conto che ha capito tutto o quasi.
«Non è solo per il tipo di servizio piuttosto rischioso pagato con pochi spiccioli quanto perché nel lavoro è affiancato da una persona che non mi piace.»
Lui mi sorride.
«Parli di quella Giusy, che la sera della cena gli stava sempre appiccicata? Mi è sembrata un po’ eccessiva la loro amicizia. Temi che Carlo possa esserne un po’ infatuato? Certo è che lei non è una che passa inosservata. Ma non credo che ti farà le corna con un simile soggetto: è troppo mascolina per lui! Ti sei guardata bene allo specchio? Tu sì che sei stupenda! Lei sembra un maschio mancato: una virago troppo dura ed autoritaria per i gusti di mio figlio. Dai, non ci pensare: non c’è confronto!»
Lo guardo poco convinta e mi sembra che anche il suo tono di voce non sia molto convinto, nemmeno con sé stesso. Rimasta a casa da sola con mio suocero, mi impegno a disbrigare le mie faccende, ma, da quel momento in poi, ho avvertito l'insistenza del suo sguardo sul mio corpo. Stranamente provavo gusto a provocarlo. Spesso mi piegavo più del necessario e, con la mia gonna corta, gli mostravo il mio culetto e il perizoma ben infilato fra le mie chiappe. Il primo giorno di assenza di mio marito è passato via tranquillo, nonostante lui era immobilizzato sulla poltrona con il piede ingessato, ma insisteva ad ammirare le mie grazie. Il mattino dopo, ho preparato il caffè e gliel’ho portato in camera. Lui dormiva o, almeno, così sembrava. Era a torso nudo e mutande del tipo slip, molto aderenti ed aveva il cazzo in erezione. A giudicare dalla forma, che si intuiva sotto la stoffa delle mutande, era piuttosto grosso. Il glande fuoriusciva dall'elastico e metteva in mostra una cappella fuori dalla norma: mai visto una cosa del genere. Son rimasta sbalordita ed ho emesso un mezzo grido di stupore, che lo ha fatto svegliare. Lui mi guardava in silenzio, mentre io, un po' imbarazzata, gli ho dato il caffè, ma i miei occhi erano fissi sul suo pacco e su quella enorme cappella. Lui ha notato il mio sguardo fisso sul suo membro ed ha sorriso. Sono uscita da quella stanza davvero stravolta quanto eccitata. Ho preso a svolgere le mansioni domestiche, ma, con la mente, ritornavo sulla visione di quel membro così degno di nota. Carlo ha un bel membro, abbastanza grosso e lungo, ma paragonato a quello che ho intravisto sotto la stoffa delle mutande di mio suocero, era piuttosto piccolo. Ero così eccitata che sbrodolavo: il piacere colava dalla mia fighetta e scorreva lungo le mie cosce. Dopo aver pranzato, quasi in silenzio, avvertivo ancora un forte imbarazzo, perché mi sono resa conto che lui doveva essersi accorto che ero molto eccitata; lui mi ha detto che sarebbe andato a riposare e mi ha chiesto di svegliarlo nel primo pomeriggio, magari con un caffè. Ho aspettato con impazienza l’ora di svegliarlo. Mi son lavata sotto due volte, perché ero ridotta ad un lago fra le cosce. Ho preparato il caffè e sono andata nella sua stanza. Era in mutande e, anche questa volta, il suo cazzo era in piena erezione. Questa volta, non solo la cappella usciva dalle mutande, ma anche buona parte dell'asta. Era veramente enorme, sia per lunghezza che per circonferenza. Sono rimasta immobile a fissarlo, affascinata, ma anche impaurita: avrei voluto provarlo, ma la mia fighetta non aveva mai preso una bestia di quelle dimensioni. Non che io sia una verginella, anzi... posso dire di averne presi davvero tanti di cazzi, anche grossi, ma sempre e solo prima di sposarmi. Da quando sto con Carlo, gli sono sempre stata fedele, ma ora sento di non riuscire a resistere a quella provocazione e, sono convinta, che mio suocero mi desideri. Dopo averlo svegliato, lui ha sorseggiato il caffe, mi ha sorriso e mi ha invitato a sedermi sul letto. Piena di imbarazzo, mi son seduta accanto a lui che ha cominciato ad accarezzarmi le gambe in silenzio, osservando quali reazioni potessi avere. Tremavo: di paura, di vergogna o, piuttosto, di piacere? La mia fighetta era tutta bagnata e per questo mi ero sfilata il perizoma; quando lui, con la mano, è salito fino all’inguine e si è accorto che ero nuda e bagnata, mi ha sorriso, mi ho preso la mano e l’ha appoggiata sul suo splendido arnese, già durissimo. Contemporaneamente mi ha invitato a distendermi supina accanto a lui. Si è girato su sé stesso e mi ha allargato le gambe, facendo salire la minigonna leggerissima, che avevo indosso: ha cominciato a toccarmi la fighetta fradicia e ad infilarci dentro prima le dita; poi si è abbassato di più e con la lingua mi ha leccato per un tempo lunghissimo, portandomi subito al piacere. Ho goduto come non mai. Non avevo mai provato quelle sensazioni e il pensare che colui che mi stava facendo godere con la lingua non era altri che mio suocero, mi eccitava ancor di più. Si è abbassato lo slip e, per la prima volta, ho visto quel cazzo in tutto il suo splendore. Era grande, enorme quasi il doppio rispetto a quello del figlio. Si è sdraiato supino e mi ha invitato a leccarlo.
«Dai, puttanella! Leccalo, che te lo voglio far sentire tutto!»
L’ho impugnato e l'ho sentito duro come il marmo, enorme, da paura. Mi ha spinto il capo fino a portare la mia faccia davanti a quella meraviglia. L’ho preso in bocca e mi son accorta che quasi non entrava. Ne ho fatti di bocchini, ma questo era davvero unico! Enorme anche per la mia bocca da succhiacazzi! L’ho leccato, l'ho ricoperto di saliva, succhiato in punta, ma non è venuto. Poi mi ha fatto salire su di lui. Ho sentito la sua cappella che, si faceva largo tra le labbra della mia fica. Ho sentito la mia ostrica aprirsi, dilatarsi al passaggio di quell'enorme palo di carne durissima e bollente. Me lo ha spinto dentro con delicatezza: mi son sentita sfondare.
«Mi spacchi! Sei enorme! Sei troppo grosso!»
Ho urlato sia per il dolore che per il piacere.
«Rilassati e vedrai che ti faccio impazzire! Sta tranquilla che, dopo questa volta, sarai per davvero sverginata. Adesso ti faccio godere tantissimo!»
Ha preso a scoparmi prima con movimenti lenti, poi a sbattermi sempre più forte. Ho preso a godere in continuazione. Lui mi definiva la sua puttanella.
«Godi, puttanella! L’ho sempre saputo che eri una zoccoletta, ma adesso ti faccio diventare la mia puttanella personale! La tua fighetta stretta mi dà tanto piacere. Godi, che ci divertiamo!»
L’ho cavalcato per un tempo infinito. Ho goduto tantissimo, mentre lui mi sfondava e mi stingeva i seni, impastandoli nelle sue mani forti, mentre mi strizzava i capezzoli, facendomi godere ancor di più. Poi, dopo che mi ha fatto togliere, si è in qualche modo inginocchiato, mi ha preso per i fianchi e mi ha girato a pancia in giù: era evidente che voleva il mio culetto.
«Adesso te lo apro a dovere!»
«No! Te lo scordi! Son vergine di culo e tu hai un cazzo esagerato!»
Lui mi ha sorriso e parlato con una calma quasi serafica.
«Sta tranquilla! Sono certo che ti piacerà. Mi stupisce che mio figlio non ti abbia mai fatto il culo: è così bello? Rilassati, lasciami fare e sentirai quanto avrai modo di godere!»
Mi ha allargato le chiappe e ha cominciato ad accarezzarmi il buchetto con le dita. Ero tesa, ma lui mi ha detto con voce calma di rilassarmi a esser morbida; mentre parlava, giocava con le dita sul mio buchetto. Usando la saliva, me lo ha lubrificato tanto, poi si è anche bagnato il cazzo e infine lo ha appoggiato al buchetto vergine.
«Tieniti le chiappe aperte e sta morbida, che farò piano.»
L’ho assecondato ed ho sentito la cappella appoggiarsi sul buchetto, ha preso a spinger piano. Lentamente lo sfintere si è dilatato, si stava aprendo ad ogni sua spinta. Sentivo dolore, ma insistevo di restar morbida. Infine, con una spinta più forte, l’ho sentito entrare nel culo per quasi metà dell'arnese.
«Piano! Lo sento che mi apri! Fa piano!»
Si è fermato ed ha aspettato che il mio buchetto si abituasse alla sua verga. Mi son rilassata ancora e lui, con un affondo deciso, è entrato tutto nel mio culo. Me lo sentivo aperto, sfondato, dilatato. Ha iniziato a chiavarmi dapprima con colpi delicati, ma poi a crescere sia nell'intensità che nel vigore.
All’inizio ho urlato dal dolore, ma, a seguire, il mio urlo si è trasformato in uno di piacere.
«Piano! Me lo sfondi! Però mi piace, quindi, dai, chiavami il culo: mi piace!»
Lui mi sfondava con colpi sempre più forti e possenti.
«Ti piace, puttanella? Te lo sfondo tutto in modo che poi possa entrarci anche un treno con il capostazione! In questa settimana ti farò una cura di cazzo e sborra che non te la dimentichi più! Adesso godi, troia! Da oggi, sei la mia troia!»
Mi sbatteva con colpi micidiali ed ogni tanto ruotava il ventre e di conseguenza il cazzo ruotava nel mio culo, aprendomelo sempre più. Ho goduto una infinità di volte: molto di più che davanti, dove comunque avevo goduto tanto. Mi ha scopato il culo per quasi mezz'ora, poi ha preso a sbattermi sempre più forte, finché non ho sentito il suo liquido bollente, riempirmi il culo: aveva sborrato.
«Sborro, puttanella! Lo senti come te lo riempio? Godi, vacca!»
Non ho idea di quanta sborra mi abbia riversato nel culo. Non finiva mai di iniettarmi il suo seme nel culo. Poi si è sfilato e, stanco anche per la scomoda posizione, aveva ancora la caviglia ingessata, si è sdraiato supino.
Ho sentito un forte impulso di leccarlo. Ho visto la sua mazza ancora turgida e non ho resistito. L’ho presa in bocca, ma, nonostante avesse appena goduto, era ancora troppo grosso per le mie labbra. L’ho lucidato e pulito con lui che si complimentava con me.
«Bravissima! Sei davvero una succhiacazzi stupenda!»
Mi sentivo orgogliosa e, nello stesso tempo, sentivo il culo che mi bruciava, anche la fica era indolenzita ed ho realizzato che veramente ero stata sfondata nei due buchi, che mai più sarebbero stati quelli di prima.
Per i giorni a seguire, anche più volte al giorno, lui mi ha preso in tutte le posizioni ed in tutti i buchi, ed io ormai godevo senza fine.
Ero felicemente la sua troietta, la sua puttanella e questo mi faceva godere ancor di più. Al ritorno di Carlo, lui ha voluto subito scopare con me. È entrato nella mia fica e, mentre mi scopava, ha avuto qualche perplessità.
«Ti sento più dilatata, diversa, più calda, più aperta e questo mi fa godere ancor di più.»
Avrei voluto dirgli che era merito del padre, ma poi ho ritenuto fosse il caso di starmene zitta. Ora scopo con mio marito e con mio suocero, quando il mio lui non è in casa; capita di dover soddisfare tutti e due nello stesso giorno e, questo, sempre all'insaputa del mio lui. Da questo mese, ho sospeso l'assunzione della pillola anticoncezionale e adesso aspetto di restar incinta. Dell’uno o l’altro, non m'importa, tanto tutti e due sono entusiasti a trovarmi sempre disponibile: mi chiavano alla grande ed io ne godo oltremodo.
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